Svelate le meraviglie artistiche della Domus dei Mille Mosaici

Ecco le prime sintetiche annotazioni e immagini di una ricerca inedita intrapresa nel sottosuolo di Ravenna che testimonia il valore di uno straordinario ritrovamento

Quale occasione più appropriata la prossima inaugurazione della Biennale del Mosaico a Ravenna per svelare una ricerca archeologica di lunga data, poco nota e ancora in corso di valutazione da parte delle autorità competenti, ricercatori e studiosi. Si tratterebbe di una grandiosa Domus Romana sepolta da ben oltre un millennio entro le mura della città, ricchissima di mirabili apparati di mosaici decorativi.
Grazie a una fonte autorevole che, prima di rivelazioni ufficiali, preferisce non essere citata, abbiamo ottenuto una nota sintetica delle vicende di questa scoperta archeologica – che pubblichiamo di seguito quasi integralmente – e che getta nuova luce sulla storia e in specifico sulla tradizione dell’arte del mosaico della Ravenna antica in epoca imperiale. Si tratta di rilievi, reperti e ricostruzioni che una volta confermati e resi pubblici dagli studi portati avanti in anni di pazienti lavori di analisi e restauri, potrebbero fare il pari (se non superare per meraviglia) con la nota “Domus dei Tappeti di Pietra”.
Ulteriori particolari del caso saranno pubblicati nei prossimi giorni nell’ambito delle serie di eventi dedicati alla Ravenna città del mosaico.

«Un magnifico complesso di edifici che circondano una Domus Romana coperta di mosaici, una delle scoperte di maggiore importanza archeologica degli ultimi decenni sepolto nel centro di Ravenna, sotto il cemento di un parcheggio ed un ex-cinema. Una serie di documenti ancora inediti e tenuti riservati per lungo tempo dagli addetti ai lavori, ripercorrono la straordinaria vicenda del complesso della “Domus dai Mille Mosaici” [così è stata denominata dai ricercatori], dai primi scavi agli studi recentissimi, con una ricostruzione del palazzo e della città antica che sorgeva intorno ad esso.

L’inizio di questa vicenda, durata più di quarant’anni, risale al 16 ottobre 1977: durante la demolizione di una vecchia casa, alcuni operai notarono una piccola apertura che conduceva a quello che in un primo momento fu scambiato per un bunker antiaereo della seconda guerra mondiale. Dopo una superficiale ricognizione in cui furono recuperati alcuni oggetti del V secolo, l’intera zona venne ricoperta da una colata di cemento che, in più occasioni tra il 1978 e il 1982, seppellì l’intero complesso. Solo dopo quasi dieci anni, all’inizio degli anni Novanta, il sito venne riscoperto nell’area di un ex cinema a poche decine di metri dal luogo dei primi ritrovamenti. Fu allora che la Soprintendenza Archeologica ordinò un primo sopralluogo.
La prima a sospettare la presenza di una Domus nel sottosuolo fu la professoressa Anna Maria Carpitella, ravennate ed insegnante di Storia dell’arte e archeologia presso l’Università di Padova dal 1986 al 2003.

I PRIMI SCAVI La professoressa Anna Maria Carpitella è stata un punto fermo per tutti gli studiosi che si sono occupati del sito e ha guidato il primissimo scavo archeologico nel 1993-1995 con l’intento di salvaguardare il complesso dalla cementificazione definitiva e di impedire che venisse completamente eroso e distrutto. Il progetto di recupero e valorizzazione fu approvato nel 1992, ma per diversi anni si continuano a incontrare impedimenti tecnici e burocratici.
Già dai primi scavi il porticato esterno, lungo circa 45 metri, fu portato allo scoperto. Le aree interne, ricche di mosaici ed oggetti preziosi, vennero però lasciate intatte poiché allagate e ricoperte da alghe verdastre. Furono necessari più di venti volontari ed un mese di lavoro per aspirare tutta l’acqua stagnante presente all’interno del sito. Nell’estate del 1994, dopo una serie di studi sulle forme architettoniche del palazzetto servile, si arriva alla conclusione dello studio preliminare [sull’edificio]: la struttura presentava tutte le caratteristiche tipiche degli edifici romani già rinvenuti nella stessa zona ed aveva le dimensioni necessarie per essere considerato a tutti gli effetti una Domus [di epoca tardo antica]. Gli studi successivi rivelarono che si trattava di uno degli edifici romani privati più grandiosi conosciuti finora.

LA RICOGNIZIONE DEL SITO Dal 1997 si è iniziato a scavare sotto il cemento che ricopre le terrazze della Domus e nell’aprile 2004 sono stati ultimati gli interventi archeologicamente più significativi: lo spoglio del pavimentazione superficiale su tutta la superficie esposta (circa 400 mq); l’individuazione ed il calcolo dell’estensione delle zone precedentemente indagate della struttura; la ricognizione della zona interna all’area pavimentata con la scoperta di altri due ambienti: il Salone degli Animali e la Sala delle Cinque Muraglie, dove è anche avvenuto il ritrovamento di due pregiate statue in terracotta. Nell’estate 2005 sotto le fondamenta dello spazio destinato al Salone degli Animali, vennero rinvenuti quasi duemila frammenti di sculture in terracotta e quintali di tessere di mosaici di ogni colore. Certo è che nessuno sa cosa accadde alle statue ed eventualmente agli originali mosaici: nell’arco di tempo compreso tra il 705 ed il 1676, Ravenna fu più volte saccheggiata da diversi eserciti. Viene ritenuto sicuro solo che gran parte dei reperti originali vennero distrutti prima del X secolo e secondariamente murati dietro una parete all’interno di una nicchia intorno al XIII secolo […].

LA STRUTTURA DELLA DOMUS L’edificio centrale, con un’area di circa 400 mq, era situato nel luogo più alto della città e molto probabilmente veniva utilizzato come residenza imperiale. Struttura di enorme prestigio, la Domus dei Mille Mosaici è caratterizzata da due colonne ioniche che si ergono all’ingresso. La struttura del palazzo si sviluppa su tre livelli: al piano terra l’atrio d’ingresso e le sale di rappresentanza per i dignitari esterni; al piano inferiore si trovano le stanze adibite a magazzini sul lato nord-est ed i servizi igienici sul lato sud-ovest; infine nell’ultimo livello le stanze private e le due sale: il Salone degli Animali e la Sala delle Cinque Muraglie. Queste sale hanno dimensioni simili ad altri ambienti di rappresentanza della Domus, per cui si può ipotizzare che anch’esse fossero destinate a ricevere dignitari esterni o riservate ad attività ricreative dell’imperatore.

IL PROBLEMA DELLA DATAZIONE La datazione della Domus è un problema ancora aperto poiché, nonostante il ritrovamento di alcuni reperti databili con certezza al VI secolo, la maggior parte degli ambienti presenta elementi incompatibili con questa cronologia. In particolare, la data del Salone degli Animali è ancora incerta: gli studiosi ritengono che questo ambiente potrebbe essere stato realizzato in un secondo momento, forse nel VII secolo, e questo spiegherebbe la presenza di elementi anacronistici ed inusuali. Secondo la professoressa Claudia Carelli, “l’ipotesi più accreditata è che la Domus sia stata costruita nel tardo V secolo, mentre i mosaici del Salone degli Animali potrebbero risalire addirittura all’VIII-IX secolo o essere dei falsi di epoche più tarde. Ci sono però numerose incongruenze anche in questa teoria ed il dibattito è ancora aperto”.

IL MISTERO DEI MOSAICI Uno degli aspetti più affascinanti della Domus è costituito dalla decorazione musiva. Per numerosi studiosi i frammenti rinvenuti nella Domus rappresenterebbero il momento più alto del mosaico classico, ovverosia la fusione di intenzioni artistiche diverse che risultano in una struttura complessa, ricca e compositivamente armoniosa. Altri ritengono che le caratteristiche stravaganti dei reperti siano attribuibili ad interventi successivi all’epoca in cui la Domus fu costruita ed utilizzata come residenza.

Qualunque sia l’origine delle sue decorazioni, la Domus dei Mille Mosaici è considerata un laboratorio creativo dove per decenni furono sperimentate nuove tecniche artistiche con formule anche molto innovative. Si pensi ad esempio all’utilizzo di tessere di diverse dimensioni, delle decorazioni sulla parete a sinistra dell’ingresso con particolari modificazione geometrico-plastiche. Questi mosaici presentano forme molto diverse da quelle utilizzate negli altri mosaici della Domus e in generale nelle costruzioni di Ravenna dello stesso periodo.
I mosaici, realizzati con tessere di pietra, terracotta e vetro colorato, sono stati rinvenuti in tutte le stanze del complesso, anche nelle aree adibite a servizi igienici. La decorazione dei mosaici rispecchia le diverse funzioni degli ambienti: nell’atrio d’ingresso sono stati rinvenuti motivi floreali e nel Salone degli Animali sono stati ritro- vati mosaici con animali selvatici. Creature fantastiche di origine mitologica si mischiano ad animali realmente esistenti e rappresentazioni allegoriche.
Alcuni studiosi ipotizzano che questo genere di immaginario potrebbe essere dovuto all’influenza di diverse culture lontane dal mondo romano, mentre altri argomentano che si tratti di una manifestazione della cultura pagana precedente all’affermazione del cristianesimo. Un terzo filone ritiene che essi siano il risultato della ricerca di nuovi stimoli espressivi intrapresa in epoca tardo imperiale. I mosaici della Domus sono un’opera complessa, che ha influenzato in modi molto profondi tutta la produzione artistica romana. I loro significati possono essere ricercati anche attraverso le varie interpretazioni allegoriche proposte dalla tradizione vernacolare bizantina: il camaleonte utilizzato come simbolo delle trasformazioni sociali impreviste; la volpe come simbolo di astuzia; la lucertola-drago nell’ambito mitologico arabo è sempre stata associata all’illusionismo (alcuni sostengono che potrebbe esserci infatti stato un rapporto diretto tra questo animale fantastico e lo stile più evo- cativo del soffitto).
Ma a rendere ancora più difficile l’interpretazione, vi è la presenza nei mosaici di molti animali africani. Si tratta di rettili, felini ed altri mammiferi che non rimandano a nessun simbolo della tradizione bizantina. Questi animali sono stati probabilmente aggiunti a posteriori, fatto che li renderebbe una testimonianza storia di esotica bellezza. “Essendo il loro significato più difficile da decifrare – spiega Claudia Carelli – si potrebbero ipotizzare diverse interpretazioni: la mostruosità della diversità biologica; i selvaggi come protagonisti ideali del viaggio verso l’orizzontale (cosmogonico) e verticale (eternitario)”».

Le immagini della ricostruzione dei mosaici sono stata generate tramite IA, Dall-e 2 (OpenAl)

Fonte web: Domus of a Thousand Mosaics

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