Ricostruzione irreale di un mondo inesistente, apice della Biennale Mosaico

Alla scoperta dell’affascinante progetto di Roberto Beragnoli che sfrutta l’intelligenza artificiale, a cui ha collaborato anche R&D con un articolo sulla scoperta di un’antica “domus” del tutto inventata. In mostra al Mag fino al 27 novembre

Beragnoli Domus IA Video 2

Una suggestiva veduta della presunta antica “Domus dei Mille Mosaici”, nelle viscere di Ravenna, immaginata dalla IA di Roberto Beragnoli

Una fake perfettamente confezionata, un progetto artistico affascinante e riuscito negli intenti, uno scherzo mediatico che ha messo in dubbio tanti a Ravenna, un’opera complessa realizzata da un artista che ha dimestichezza con le intelligenze artificiali: il lavoro presentato alla Magazzeno Art Gallery di Ravenna da Roberto Beragnoli (Firenze, 1990), artista già presente da queste parti come resident nel 2021 a “Equidistanze”, comprende tutti questi aspetti e costituisce la punta di questa edizione della Biennale del Mosaico Contemporanea, convincendo sulle possibilità di un affascinante dialogo fra passato e presente.

Imitando Orson Welles – quando nel ’38 attraverso un canale radio nazionale convinceva una parte degli ascoltatori che i marziani erano sbarcati sulla terra per conquistarla – Beragnoli con la complicità di vari ravennati ha dato comunicazione di un insospettato ed enorme ritrovamento archeologico in città, ovvero la cosiddetta “Domus dei Mille mosaici”.
In realtà l’articolo pubblicato sul numero di Ravenna&Dintorni uscito il 29 settembre è stato costruito dalla stessa intelligenza artificiale programmata dall’artista, la stessa che ha poi costruito l’intero progetto oggi in mostra, composto da fotografie degli scavi e dei ritrovamenti architettonici e musivi, da ricostruzioni in pianta e disegni di possibili prospetti, da video con inserimenti di interviste e voce narrante.

Domus 1000 Mosaici

Il “falso” articolo in esclusiva pubblicato su R&D, complice anteprima dell’opera virtuale generata dalla IA di Roberto Beragnoli per Mag/Biennale Mosaico

Da ultimo, il progetto – visibile al Mag di Ravenna (in via Mazzini) – è stato completato da una performance collettiva che ha richiesto parecchi attori conniventi fra cui la gallerista Alessandra Carini, il signor Serafini, proprietario dell’area del presunto scavo, l’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia e infine il direttore del presente giornale in versione cartacea e poi web – Fausto Piazza – che ha pubblicato un approfondimento sull’incredibile scoperta archeologica.
A una lettura attenta l’articolo poteva già dimostrare la sua fragilità scientifica ma nel mondo dei media e delle immagini, delle fake news e della velocità, tutto è possibile e molti ravennati hanno creduto alla eventualità di un ritrovamento come testimonia lo stesso assessore, assalito da tantissime telefonate che richiedevano conferme e notizie aggiuntive. D’altra parte, la scoperta poteva essere del tutto plausibile visto i precedenti “reali” della Domus dei Tappeti di pietra di via Barbiani – ritrovata a seguito di scavi per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo – e la consapevolezza da parte di tutti i ravennati di vivere sopra a stratificazioni e tesori inesplorati, spesso impossibili da sondare.

Al di là dello scherzo, il progetto artistico rivela una complessità che procede dall’utilizzo di vari linguaggi – performance, arte pubblica, video, fotografia – per un’opera che è un ibrido fra realtà e fiction, fra vero e falso. A cominciare dallo storytelling – che è in sostanza l’articolo comparso sulle pagine di questo giornale – si tratta di una produzione sperimentale interamente prodotta da un’intelligenza artificiale che può produrre testi, racconti, immagini, video verosimili ma solo sulla base di Big Data, enormi sistemi di informazioni archiviate che vengono fatti esaminare alla A.I. (Artificial Intelligence) sulla base di scelte orientate dall’artista.

Beragnoli per formazione unisce arte, filosofia e conoscenza dei sistemi informatici sperimentali ed è in grado di indirizzare una A.I. in modo da produrre arte – in questo caso utilizzando la tecnologia Text-to-Image, in grado di inventare immagini sulla base di un testo – secondo un lavoro che l’artista può governare nella fase iniziale e gestire in quella finale, scegliendo ad esempio cosa scartare o no, ma con la consapevolezza che nulla di quanto prodotto dalla A.I. è del tutto prevedibile o scontato.

Come già aveva fatto in passato Damien Hirst nel suo allestimento di Treasures in occasione della Biennale di Venezia nel 2016, citato espressamente nel titolo dellamostra al Mag, Beragnoli dirige la riscoperta di un mondo sepolto ma con le dovute differenze: mentre l’artista britannico ha realizzato una serie di relitti quasi barocchi nelle loro finte incrostazioni coralline, scegliendo quelli che sono i probabili simboli di un’era fondamentalmente basata sul mercato e su una cultura pop globalizzata, l’A.I. diretta da Beragnoli reinventa un passato verosimile, costruito su date e persone, fatto di luoghi reali e legato all’identità storica della città, determinato addirittura da blocchi legislativi o speculazioni edilizie.
Gli errori visibili – dalla perdita di definizione in alcuni particolari delle immagini fisse o video alla strana mancanza di identità espressiva in alcuni volti, dalla astoricità di alcuni particolari a mosaico allo slittamento del significato simbolico delle immagini fra un’epoca e un’altra, fra una cultura e un’altra – fanno parte del progetto e guidano gli osservatori come le briciole di Hansel e Gretel.
Nonostante l’alone mediatico, tutto l’interesse del lavoro va nella direzione di una produzione fantastica, di una ricostruzione irreale – eppur bella – di un mondo mai esistito. In effetti l’opera d’arte non chiede di essere per forza credibile, né intende dispiegare una verità e se costituisce un documento storico di un’epoca ciò è determinato solo dal valore aggiunto che i posteri le hanno attribuito; e se incarna per qualcuno una verità, questo avviene grazie al gioco vivace e necessario delle interpretazioni.

Il lavoro di Roberto Beragnoli presentato al Mag, una bella fabula dei nostri tempi, rilancia numerosi interrogativi sul contemporaneo a cominciare dall’interferenza e dal veloce avanzare della A.I. negli ambiti creativi, alla realtà di un metaverso già frequentato da una parte della popolazione sotto ai 20 anni: la risposta non può che essere di apertura mentale verso questa alba tecnologica e creativa che sicuramente avrà sviluppi enormi e insospettabili nel giro di breve tempo.

“Treasure from the Subsidence of the Domus of a Thousand Mosaics”. Personale di Roberto Beragnoli, Magazzeno Art Gallery, Ravenna (via Mazzini 35). Fino al 27 novembre – Orari: venerdì 15.30-19; sabato 10 -13 e 15.30-19.30, domenica 10-13 e 15.30-18.30 (apertura su appuntamento chiamando il 328 2860074)

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