I paesaggi diventano luoghi mentali nei disegni di Enrico Lombardi

Una bella mostra espone a Ravenna le opere dell’affermato artista forlivese. Fino al 18 marzo alla galleria Pallavicini 22

Enrico Lombardi Disegno)

Non si può che essere d’accordo con le parole di Enrico Lombardi, affermato artista forlivese, quando afferma che le opere autentiche possiedono un’anima: «un nocciolo segreto originario» – dice – a cui è consegnata l’attività di riflessione primaria da cui sorge tutto. La pittura quindi non sarebbe altro che l’atto finale e la muta testimonianza di una ricerca di senso che per l’artista parte innanzi tutto dall’esercizio del disegno. Il nocciolo, la sorgente da cui poi sorgeranno i dipinti, ha un inizio che è affidato al disegnare, a questa sorta di palestra in cui viene decisa composizione, rapporto chiaroscurale e dettagli del lavoro finale. Nel disegno è assente il colore che per Lombardi però aleggia in qualche modo già nei disegni: le tonalità che vengono poi scelte nelle tele sono suggerite da queste prime “composizioni d’anima” rigorosamente in bianco e nero.

Nella bella mostra alla galleria Pallavicini 22 di Ravenna, curata da Roberto Pagnani, sono esposti una selezione di questi progetti iniziali in bianco e nero, di piccole dimensioni. Accanto è esposta invece una serie di dipinti a colori – eseguiti su carta incollata a supporti di legno – che Lombardi specifica essere una sorta di rilettura a posteriori delle opere su tela. Si tratta di meditazioni a posteriori, varianti mosse o “allegri” per collegarsi a quel linguaggio musicale citato nell’introduzione critica di Pagnani.

Enrico Lombardi PitturaIn mostra quindi abbiamo l’inizio e la fine del tragitto. Ma l’assenza del lavoro intermedio, quello delle tele – generalmente di grandi dimensioni e con soggetti del tutto affini – non ostacola l’effetto generale e permette lo stesso di comprendere bene la direzione e il senso del lavoro. I disegni da cui scaturisce l’idea del lavoro pittorico sono come una madre consapevole in cui tutto appare già circoscritto: il disegno a piccoli tratti incrociati – che diradano nelle zone di luce e infittiscono nelle ombre – annunciano paesaggi come stanze concluse. Nelle vedute campeggiano raggruppamenti di case alte, strette, con finestre piccole, che come solidi di Carrà occupano quasi tutto lo spazio visivo. Fanno da contorno cipressi di boeckliniana memoria, dechirichiane ciminiere sottili che si affacciano su piccole rade d’acqua. In primo piano compaiono pini, gli stessi che ombreggiano sintetici nei dipinti di Carrà e ancora volumi corposi e stretti di edifici arroccati in cui le ombre portate sono importanti quanto gli oggetti che le gettano.

L’incidenza degli angoli delle costruzioni non cade mai a caso: a un precipizio di linea corrisponde l’angolo di un tetto; alla metà di un cipresso corrisponde il contorno esatto di una casa; alla linea diagonale di un’ombra corrisponde l’inizio di un’altra linea a piombo. E in questo sistema geometrico di linee e confini, di esatte ombre e luci, gli occhi rintracciano una serie continua di corrispondenze visive. Lo sguardo è costretto a rallentare, così il battito del cuore e la respirazione, come in meditazione.
I paesaggi di Lombardi sono quanto più di lontano possiamo immaginare dal reale. Sono luoghi mentali in cui è assente ogni presenza o allusione umana: fin dal primo procedere dei disegni è una dimensione metafisica che accoglie l’osservatore, invitato a seguire i termini paradossali di queste vedute interiori in cui spazio e tempo sono del tutto altri da quelli a cui è abituato. Non importa che in alcuni disegni le case e gli alberi galleggino in aria: anche nelle vedute più prossime al reale – una dimensione costantemente tradita – il centro della visione si concentra su un enigma, principalmente esistenziale.

Il colore presente nelle carte in mostra – eseguite successivamente allo step delle tele – non rassicura. Anzi, le gamme cromatiche – accordate su colori innaturali ma sempre, dolcemente in sintonia armonica – non gettano alcun salvagente. Lo spettatore ripercorre la stessa fitta ragnatela di geometrie, esplora il silenzio, si accorge del fatto che quello che vede non è un palcoscenico. Non ci sono comparse, né voci vibrate, nessun copione da seguire. Siamo lontani da quelle immagini metafisiche dove De Chirico costruiva i propri potenti teatri esistenziali. Nei lavori di Lombardi tutte le vedute testimoniano un’assenza e una perenne ricerca di un centro: percepito ma introvabile. La visione interiore, come un esercizio spirituale, si concentra sul limine, sul bordo di un vuoto incolmabile che i maestri malinconici hanno da sempre indicato.

“Enrico Lombardi, Anima (carte e disegni)” – Spazio espositivo Pallavicini 22 Art Gallery (viale Giorgio Pallavicini 22) – Ravenna. Fino al 18 marzo, da martedì a domenica dalle 16 alle 19.

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