I fatti, almeno parte dei fatti, quelli per cui ancora oggi ricordiamo Rita Barbieri, si sono svolti a pochi chilometri dal luogo dove va in scena lo spettacolo. La dimenticanza infatti ha debuttato martedì 6 ottobre al teatro Socjale di Piangipane e porta sul palcoscenico (tutti i giorni, eccetto lunedì 12,fino al 18 ottobre alle 21, la domenica alle 16) una figura storicamente esistita e salita alle cronache locali di fine Ottocento per aver ucciso, nel 1896, a vent’anni, l’uomo che le aveva promesso di sposarla – dopo averla anche messa incinta – all’uscita della Messa, davanti a tutto il paese. Barbieri fu poi assolta dal delitto anche e soprattutto grazie alle testimonianze di vari abitanti che la descrissero come una donna onesta e quindi ingannata dalla vittima, e non quella “puttana” descritta dall’uomo che lei aveva amato.
Dopo i fatti, Rita Barbieri si trasferisce negli Stati Uniti con il cugino Michele, in una cittadina tra Texas, Arkansas e Louisiana, dove inizia la sua seconda vita. Ed è qui, tra le quattro mura della casa americana, con tanto di frigorifero, che la incontriamo nello spettacolo scritto da Luigi Dadina, Laura Gambi e Livia Tura e diretto da Luigi Dadina (coadiuvato da Roberto Magnani). Per lo storico fondatore delle Albe si tratta del primo spettacolo che non lo vede in scena, e del resto sul palco ci sono solo due donne. Le due Rita, quella di Villanova e quella di Texarkana. A dare corpo e voce a questo gioco di doppi sono le bravissime Livia Tura e Laura Redaelli. In una sincronia e un continuo scambio senza sbavature che a tratti diventa canto e altri quasi una danza, le due attrici raccontano la storia di una donna che visse due vite, entrambe complesse e difficili da ridurre a una semplice sequenza di fatti. Vediamo dunque la Rita (Tura) che ricorda l’omicidio, ma anche l’amore folle che l’aveva legata a quell’uomo, la nascita e la perdita di una figlia, la campagna, il freddo invernale, la vita dura di una giovane ragazza nella casa paterna intenta a mille faccende, ma sempre disponibile e sorridente, fino a quell’incontro che diventa ben presto abbandono e poi ossessione. Sentiamo – come riportano le carte di quel processo che allora fece tanto notizia – l’elenco dei testimoni, uomini, che si espressero in suo favore, quelli che furono in grado di firmare la dichiarazione e quelli, tanti, che apposero solo una X.
E poi vediamo in un gioco di scambi continui la “nuova” Rita, quella emigrata in America, quasi prigioniera di un uomo, Michele, che l’ha portata a Ellis Island e poi nel sud degli Usa a fare fortuna. Dal chiosco di hamburger alla Funeral Home, il loro è un sogno americano di ricchezza e agio che copre la sofferenza di un rapporto di sudditanza verso quell’uomo, detto “il diavolo”, compagno e cugino e aguzzino. E qui Rita, quasi a fare da contraltare a quella di Villanova, subisce vessazioni e tradimenti nel seno della propria famiglia, che sceglie di sopportare. Per il benessere materiale che la circonda? Questo sembrano dirci gli autori, ma chissà. Forse anche perché due vite sono già più di quanto chiunque potrebbe affrontare, e la forza per una terza viene a mancare.
Michele è un personaggio che appare solo sullo schermo di un vecchio televisore, interpretato da un sempre convincente Roberto Magnani che nell’assenza di fisicità diventa una figura che incombe, che occupa uno spazio mentale e si potrebbe dire esistenziale in quello sfidare il coraggio di Rita, in quel rivendicare il proprio ruolo, in quel dare l’ordine di pulire gli stivali, quelli sì, in scena. Attorno al tavolo le due Rita si confondono, litigano, si consolano e ci regalano due magnifici monologhi. Dopo un’ora, quando finiscono i lunghi applausi, si ha la sensazione di aver assistito a uno spettacolo che fa di una storia vera e documentata (tra le fonti le carte del processo da poco acquisite dall’Archivio di Stato e il volume La forza del destino di Guido Pasi e Nino Carnoli) una porta di ingresso verso qualcosa che mescola forza e debolezza, attaccamento alle proprie radici e spaesamento, povertà e ricchezza in un gioco di specchi e riflessi continuo con l’afflato, a tratti, della grande tragedia.
Domenica 11 ottobre alle 17.15, dopo la replica pomeridiana dello spettacolo, al Socjale di Piangipane, si terrà l’incontro dal titolo “L’aura tragica di Rita Barbieri”, con Luana Vacchi, poeta e attivista, Ilaria Cerioli – autrice del libro “Rita dagli occhi neri” che racconta in particolare la vicenda legata a Enrica Barbieri, detta Rita – e la storica Laura Orlandini, in dialogo con Cesare Albertano, dramaturgo, e Laura Gambi, co-autrice dello spettacolo “La dimenticanza”.


