La ricetta per Marinara: «Abbiamo servizi di qualità e siamo vicini alla Croazia»

La strategia per il rilancio del porto turistico: «Dobbiamo farci conoscere nel nord Europa. Londra non è così lontana…»

Luca Scarabelli

Luca Scarabelli di Vendere 2.0

Punta il dito sulla carta nautica appesa alla parete dell’ufficio e dice: «La bellezza delle isole della Croazia è solo a 70 miglia da noi ma là i porti non forniscono la qualità dei servizi che si possono trovare a terra a Marina. È questo che dobbiamo raccontare per vendere il prodotto Marinara». Luca Scarabelli ha 48 anni, è appassionato di nautica da quando portava i calzoncini corti e ha cominciato a occuparsi di marketing poco dopo. Dall’inizio del 2016 la sua società Vendere 2.0 cura la promozione del porto turistico dove è arrivato da prima come utente con la barca. Sta tentando l’impresa: «La concessionaria del porto ha fatto un accordo con le banche per la ristrutturazione del debito. Da un paio di anni la gestione della società è in ordine ma si porta dietro un pesante fardello di debiti e in questa situazione non ci può essere un budget per la comunicazione e la promozione».

Ma è pur vero che è in scenari così che il bolognese trapiantato a Ravenna ha fatto la sua fortuna professionale: manager di crisi aziendali specializzato in marketing. Doveva inventarsi qualcosa e l’ha fatto: «Marinara non può fare investimenti ma ha una risorsa molto preziosa: gli spazi». La missione di Scarabelli quindi è quella di portare quante più iniziative possibili nella piazzetta del porticciolo – «Quella dei fienili che la gente chiama erroneamente tettoie, quella che noi chiamiamo piazza del polipo per il disegno che c’è sul selciato ma per una discutibile scelta toponomastica si chiama piazza Dora Markus in quanto prolungamento di quella in paese» – per animare l’ambiente e far conoscere il prodotto. E annusando l’aria tra residenti e negozianti si sente che qualcosa è cambiato. C’è un fermento nuovo che sta mandando in archivio le polemiche del passato e gli screzi.

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RAVENNA 13/07/2011. MARINARA

Marinara

Gli eventi più ambiti sono quelli che hanno un appeal fuori dal territorio: «Noi dobbiamo farci conoscere ai bolognesi e ai milanesi con la passione della barca, ma non solo, io sono convinto che il nostro mercato siano anche i diportisti del nord Europa». La brochure promozionale la spara un po’ grossa, “Londra-Marinara in 3 ore e Milano Marinara in 2 ore”: «Ok, siamo stati un po’ ottimisti…». Ma il senso resta lo stesso già ripetuto: «Chi tiene la barca a Marinara può contare su uno scenario ottimale: la vicinanza della Croazia per le due settimane di ferie estive e per il resto dell’anno tutta una serie di possibilità che fanno la differenza per il diportista, dai cantieri nautici per il refitting al negozio di accessori e tutto in una struttura fra le più sicure dell’Adriatico per entrare e uscire con qualunque condizione meteo. Questo vuol dire che da febbraio a ottobre il proprietario della barca viene ogni weekend in cui può e porta indotto sul territorio perché fa manutenzione alla barca, va a pranzo con la famiglia e fa la spesa in negozio prima di salire a bordo».

A sentire questi discorsi camminando sui pontili del marina, vengono in mente i sogni di grandeur raccontati dieci anni fa agli albori dell’avventura: «Credo si possa certificare senza timori di smentita che sia stato un errore posizionare questo prodotto come il porto dei ricchi. Perché il ricco dovrebbe fermarsi qua? Cosa c’è a terra che possa attrarlo? I prezzi proposti all’inizio non potevano reggere il mercato. Oggi sono molto più bassi e siamo consapevoli che questo non è il porto dei ricchi perché la stragrande maggioranza di chi ha la barca non è gente con lo yacht ma semplici appassionati che comprano una barca usata spendendo anche solamente 25-30mila euro».

 

 

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