Il direttore della Fondazione Flaminia: «Ingegneria Offshore diventi un corso fisso»

Da undici anni Penso guida l’istituzione che unisce pubblici e privati per dare impulso allo sviluppo universitario a Ravenna

Antonio Penso da undici anni è direttore della Fondazione Flaminia, l’istituzione che unisce enti pubblici e privati nata nel 1989 per dare impulso allo sviluppo universitario a Ravenna. Da quando è alla guida della Flaminia, Penso si è dato una regola che di questi tempi non è molto di moda: «La politica degli annunci non mi piace, preferisco agire e poi fare un bilancio». Per questo, ad esempio, aspetterà i dati definitivi in autunno per comunicare i numeri delle iscrizioni e il totale degli studenti al campus ravennate, ormai da tempo stabile attorno alle 3.300 unità.

Il prossimo anno accademico confermerà l’attuale offerta formativa (16 corsi di laurea, sette triennali, altrettanti magistrali e due a ciclo unico) ma, spiega il direttore, si continuerà ad andare in una direzione che integri il più possibile mondo universitario e impresa. Ne è un esempio un indirizzo di studi in Offshore a cui partecipano tre lauree magistrali. Si è appena concluso il primo anno, sperimentale, che «è andato molto bene, con 37 iscritti». La particolarità del corso è nelle docenze: le aziende del settore, una decina, mandano i loro tecnici e ingegneri a tenere i corsi, in lingua inglese. «Per le imprese non è un impegno da poco ed è stato molto apprezzato dagli studenti. Lo riproporremo nel nuovo anno accademico e abbiamo già cominciato a lavorare per renderlo fisso». Il rinnovamento didattico comprende anche la scelta di svolgere in lingua inglese la nuova laurea magistrale in Cooperazione internazionale.

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Ci si muove inoltre per far fronte ai dati non esaltanti, almeno dal punto di vista dell’occupazione, della laurea in Beni Culturali: «Si tratta di una laurea che riscuote sempre un gran numero di matricole e stiamo esplorando nuove tematiche, in particolare siamo interessati a sviluppare un aspetto scientifico che affianchi quello letterario». Ne sono un esempio i tanti laboratori che si trovano in via degli Ariani e che affiancano lo studio del dna a quello della storia.

Non mancano però le questioni sul tavolo, a partire dal completamento del polo di Scienze Ambientali. «Sono dieci anni che aspettiamo – ricorda Penso – e credo sia ora, dopo aver completato le aule, di finire l’opera con i servizi per gli studenti». L’appello è all’ateneo bolognese che di fatto tiene i cordoni della borsa: «La Flaminia è espressione del territorio e spesso si è fatta carico di interventi. A Bologna non chiediamo molto, però ci sono alcune questioni importanti a cui vanno destinate risorse. Oltre a Scienze Ambientali, il punto ristoro degli studenti che si trova al Palazzo dei Congressi e l’apertura serale della biblioteca di Palazzo Corradini. Si tratta di interventi che stiamo sostenendo ma che ci piacerebbe diventassero strutturali, come a Bologna». Il gradimento degli studenti per il campus dice Penso, è comunque positivo mentre «per quanto riguarda la città registro solo un disagio, ma dei docenti: il tempo di percorrenza della linea ferroviaria Ravenna-Bologna».

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