Porto, sistema sperimentale dell’università per evitare l’insabbiamento dei fondali

Contatti tra l’Autorità portuale e l’ateneo di Bologna per testare un brevetto di pompe sommerse che conservano la profondità fissa: i primi test nell’area del terminal crociere

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Il terminal traghetti dentro al porto

Pompe sommerse capaci di mantenere livellato il fondale e garantire la conservazione del pescaggio necessario per la navigazione. È il sistema nato nell’ambito della ricerca in ingegneria idraulica dell’Università di Bologna e che l’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico centro-settentrionale intende introdurre in via sperimentale a Ravenna nel Candiano per valutarne l’efficacia come strumento di prevenzione contro l’insabbiamento dei fondali. La speranza è quella di aver trovato per il futuro la prevenzione all’insabbiamento cronico di un porto canale come quello ravennate in modo da evitare il ripetersi di casi come la chiusura del terminal crociere di Porto Corsini per la riduzione della profondità a disposizione.

I rapporti già avviati tra Ap e l’ateneo bolognese sono stati annunciati dal presidente della governance del porto, Daniele Rossi, nel pomeriggio di oggi 1 ottobre durante una commissione consiliare in municipio a Ravenna dedicata al porto: «Abbiamo contatti con un professore universitario che ha seguito il brevetto di questo sistema. Nei test ha funzionato e questo è il motivo per cui ci siamo interessati ma gli entusiasmi dell’ingegneria idraulica devono fare i conti con la messa alla prova in un contesto diverso, di spazi più ampi e correnti più forti rispetto a quanto sperimentato in porti turistici di ridotte dimensioni. Se dovesse dare esito positivo si potrebbe ipotizzare di introdurlo nei punti più delicati del canale, quelle due-tre aree ad alto rischio insabbiamento».

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Il presidente dell’Autorità portuale di Ravenna, Daniele Rossi

La sperimentazione ravennate comincerà – tempi al momento non sono ancora fissati – dall’area del terminal crociere perché essendo vicina alle dighe foranee consente più facilmente lo spostamento dei materiali all’esterno della diga: «Cosa diversa invece sarà farlo in mezzo al canale perché se la sabbia si dovesse spostare e accumulare al centro della canaletta poi vorrebbe dire bloccare il porto e sarebbero guai seri. Sarà una sperimentazione. Per il momento sappiamo che il sistema consuma due kilowatt all’ora quindi un risparmio di centinaia di migliaia di euro su altri sistemi».

Rossi ha accennato al nuovo sistema rispondendo alle domande di una interrogazione della lista civica La Pigna. L’occasione è stata utile anche per fare il punto proprio sui recenti lavori al terminal crociere dove un’ordinanza della capitaneria di porto all’inizio dell’estate ha limitato il pescaggio con il conseguente mancato attracco di nove navi: «I lavori sono stati ultimati, sono stati spostati circa 250mila mc, che creavano uno zoccolo di una ventina di centimetri, e sono stati sparsi su un’area più ampia poco distante in modo che lo spessore fosse inferiore. Non avevamo altra soluzione perché per dragare e portare via il materiale servono casse di colmata che oggi non abbiamo a disposizione e lo smaltimento in discarica in Germania costa circa 120-130 euro al mc, una spesa che non intendo affrontare con le casse pubbliche». La soluzione definitiva si potrà avere con il progetto di hub portuale che dovrà liberare spazio nelle casse oggi piene: «Arriveremo fino a dieci metri di profondità e questo ci darà margini di sicurezza». Resta però l’incognita 2019 perché a oggi la previsione più ottimistica del presidente prevende il via ai dragaggi nel terzo trimestre del prossimo anno mentre lo stesso Rossi rende noto che «le condizioni climatiche del mare potrebbero causare un accumulo di sabbia nello stesso punto anche in un mese».

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