Estrazioni, si rinnova l’accordo Eni-Comune ma solo per un anno invece di quattro

Anche la cifra erogata dall’azienda si riduce da 12 a tre milioni di euro. Dal 1997 un documento tra le parti per il riconoscimento di contributi dal Cane a sei zampe alla collettività, anche a titolo compensativo per il prelievo di gas dal sottosuolo marino. Ma la linea del Governo Conte alimenta incertezze

PiattaformeUn anno solo anziché quattro, tre milioni anziché dodici. Saranno questi i termini temporali e finanziari dall’ottavo accordo tra Eni e Comune di Ravenna a cui la giunta ha dato il via libera lo scorso 5 marzo. Il primo di questi patti risale al 1997: la filosofia che vi è alla base è una sorta di riconoscimento, da parte dell’ente comunale, dell’importanza del distretto offshore mentre l’azienda energetica riconosce alla collettività, anche a titolo compensantivo per le attività di estrazione, contributi che il Comune dedica soprattutto ad opere ambientali. Ci sono poi monitoraggi ambientali svolti congiuntamente.

Una delle novità principali dell’accordo 2019 è l’inserimento al suo interno della delicata questione Angela Angelina. Si tratta della piattaforma di fronte a Lido di Dante, a pochi chilometri della costa, che il Comune ha chiesto di chiudere ad Eni nel giugno del 2017. La disponibilità di Eni – si legge nell’accordo – è arrivata già a luglio di quell’anno e ad aprile del 2018 si è aperto un tavolo di lavoro con il ministero per “valutare la compatibilità di un’eventualità chiusura anticipata della concessione con la normativa vigente”. Un iter di valutazione che “è ancora in corso” e per il quale Comune ed Eni si rivedranno entro sei mesi dalla sottoscrizione dell’accordo per valutare in che modo procedere.

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Quattro gli ambiti che potranno essere finanziati con i fondi Eni dell’accordo: monitoraggio ambientale, salvaguardia costiera, energia e sostenibilità, sviluppo economico. Per ognuno di questi verrà disposto un piano annuale. Prevista anche l’istituzione di un comitato scientifico dedicato al monitoraggio ambientale: ci saranno sette membri, due nominati dall’azienda e cinque dal Comune, coordinati da un dirigente indicato dall’amministrazione. Come negli anni precedenti, salvo accordi tra le parti per la loro divulgazione, i dati del monitoraggio ambientale sono protetti da clausole di riservatezza, anche nell’ambito del segreto industriale, e “costituiranno linee guida per interventi futuri”.

Gli altri tre ambiti di intervento saranno gestiti interamente da Palazzo Merlato senza il coinvolgimento del comitato. La maggior parte dei fondi Eni (2,2 milioni di euro) finirà nell’attività di salvaguardia costiera. Per il monitoraggio ambientale serviranno 250mila euro. Di questi, duecentomila saranno utilizzati direttamente da Eni per il monitoraggio geodinamico, “in continuità con quanto fatto nei precedenti accordi”. Restano 550mila euro: trecentomila saranno utilizzati per l’area energia e sostenibilità, duecentomila per lo sviluppo economico. Eni in questo caso si avvarrà della collaborazione della sua Fondazione Enrico Mattei. All’interno di questo capitolo è possibile anche sviluppare iniziative di carattere socio-culturale utilizzando un massimo complessivo di ventimila euro.

Interessante è la parte che riguarda le modifiche all’accordo: “Qualora per effetti di qualsiasi legge, provvedimento di carattere normativo comunque denominato, indipendente dalla volontà delle parti” dovesse mutare “lo scenario delle attività Eni in corso e in fase di sviluppo nel territorio del Ravennate, le parti concorderanno le modifiche a l’accordo, incluso l’ammontare dell’impegno complessivo”. Il passaggio può essere inteso naturalmente in entrambi i sensi: nel caso in cui Eni dovesse intensificare la sua attività i tre milioni di euro potrebbero aumentare. Dato l’orientamento del governo, però, è più probabile che in futuro si vada in senso opposto. È con ogni probabilità anche per questa incertezza sull’offshore che si è scelto di procedere con un accordo annuale che, al momento, sembra dare più certezze.

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