«Produrre più gas in Italia per ridurre import e investire risparmio in rinnovabili»

La ricetta di Oscar Guerra, amministratore delegato di Rosetti Marino, è ispirata al modello del Nord Europa: «Il metano è la risorsa fossile più pulita, si potrebbe raddoppiare l’estrazione nazionale in un paio di anni». La produzione italiana oggi copre il 7 percento del fabbisogno, nel 1990 era il 30

Rosetti Marino San 150401120826Tra gli ambasciatori dell’offshore ravennate nel mondo c’è la ditta Rosetti Marino, una società che come moltre altre del settore estrattivo ha vissuto momenti di crisi in tempi recenti coincisi con il crollo del prezzo del petrolio, ma ora è in ripresa. Con l’ingegnere Oscar Guerra, amministratore delegato, facciamo il punto sul momento tra “Blocco trivelle” e consigli per una politica energetica ispirata al Nord Europa, considerato un faro per l’approccio green.

Ingegnere, se non ci saranno nuovi interventi legislativi il mondo offshore italiano è atteso da un periodo di 18 mesi di stop e non è passato molto dal referendum del 2016, poi fallito, che voleva bloccare le estrazioni entro le 12 miglia. Come se l’è passata il settore da allora?
«Negli ultimi tre anni ha smesso di perdere ma non solo per quel mancato quorum. C’è stata soprattutto una ripresa dei prezzi».

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La produzione italiana odierna di gas quanto copre del fabbisogno nazionale?
«Nel 1990 era il 30 percento, nel 2018 si è arrivati al 7 percento. Della produzione italiana circa il 60 percento arriva dalle estrazioni al largo di Ravenna».

Una società come la vostra che, come tante altre italiane di questo settore, opera soprattutto all’estero quali danni potrà avere da un blocco di 18 mesi in Italia?
«Abbiamo una dimensione tale per cui sul breve periodo non dovremmo risentire in maniera particolare, anche se una nostra società di Forlì ha già ricevuto la cancellazione di un ordine da mezzo milione di euro per il fermo in Adriatico. Il vero problema però è sul lungo periodo perché per noi, come per quasi tutti gli altri operatori, l’attività estrattiva a Ravenna e in Italia è una palestra per sviluppare tecniche e formare i professionisti che poi vanno a lavorare in giro per il mondo. Io stesso ho iniziato 27 anni fa nei cantieri a Marina di Ravenna. Una volta che non ci sarà più attività in Italia vorrà dire che anche la formazione del personale verrà fatta all’estero direttamente».

Ma, volendo, la produzione italiana potrebbe crescere?
«Il gas c’è, è quasi tutto sotto il mare. Con gli investimenti giusti la nostra produzione potrebbe raddoppiare in un paio di anni, con piattaforme esistenti utilizzabili per produrre da nuovi pozzi oppure piattaforme completamente nuove. Raddoppiare la nostra produzione vorrebbe dire un risparmio di tre miliardi di euro all’anno per minori importazioni. E sarebbe una scelta comunque vantaggiosa per l’ambiente perché del metano importato attraverso gasdotti il 25 percento viene consumato per il trasporto stesso. Senza dimenticare che mentre l’Italia si ferma, la Croazia invece spinge e i giacimenti sotto l’Adriatico sono gli stessi».

Il futuro è nelle rinnovabili? Se fosse lei il ministro incaricato come imposterebbe la partita?
«Seguirei l’esempio che nel Nord Europa stanno già applicando. Grandi investimenti per aumentare l’estrazione di gas in modo da ridurre le importazioni per poi investire il risparmio nel sostegno alle rinnovabili. Che dovrebbero essere soprattutto l’eolico marino. Ci sono aree dove è realizzabile ma in Italia al momento siamo ancora fermi a studi di fattibilità. Vento e sole sono risorse rinnovabili, ma non ci sono sempre e quando non ci sono deve esserci un’energia di backup, questa può essere il metano che è la più pulita tra quelle fossili».

In tema di diversificazione la Rosetti rappresenta un caso particolare con l’ingresso nella nautica di diporto di extra lusso. Come è nata la cosa e come sta andando?
«Costruiamo navi industriali da tanti anni. Quelle che realizzavamo maggiormente negli ultimi 15 anni lavoravano in appoggio alle piattaforme. Poi il crollo del prezzo del petrolio ha fermato il mercato perché nessuno comprava più nuove navi. Invece di chiudere l’attività ci siamo resi conto che avevamo le conoscenze per costruire navi grandi e l’Italia è maestra nei prodotti di lusso ed eleganza. Così abbiamo investito per realizzare un cantiere di produzione di mega yacht di lusso. A breve comincerà la lavorazione del primo: un 38 metri da dieci milioni di euro che sarà pronto fra due anni».

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