Il centro di educazione ambientale Kirecò verso l’asta. Intanto l’attività prosegue

In via Don Carlo Sala a Ravenna su 15mila mq concessi dal Comune, con un diritto di superficie per 50 anni, dal 2015 il parco realizzato dalla coop Impronte che ora è in liquidazione coatta. Il gestore si difende dalle accuse della politica: «L’interesse pubblico delle iniziative è evidente»

KirecoIl centro di educazione ambientale Kirecò di Ravenna andrà all’asta. La struttura in via don Carlo Sala è pienamente funzionante e ospita, tra le altre cose, anche uno spazio di coworking con una decina di postazioni: è operativa dal 2015 e da allora è gestita dall’omonima cooperativa che conta una quarantina di soci ma la proprietà è di un’altra coop, Impronte, che la costruì e dal 2018 è in liquidazione coatta amministrativa.

La futura vendita, di cui al momento non si conoscono ancora le tempistiche e le modalità nel dettaglio, è di fatto la conseguenza di una delibera adottata dalla giunta comunale a fine giugno. Palazzo Merlato ha deciso di non interrompere la convenzione firmata nel 2013 con Impronte per la concessione cinquantennale del diritto di superfice su un terreno comunale di 15mila mq e così – come si legge nel testo della delibera – “il commissario liquidatore procederà a indire asta pubblica al prezzo risultate dalla redigenda perizia, inclusa la convenzione in scadenza nel 2063”. L’amministrazione pubblica ha deciso di non interrompere l’accordo principalmente per due ragioni: evitare oneri rilevanti dovuti alla risoluzione anticipata e dare continuità all’iniziativa.

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L’idea progettuale risale al 2008 ma solo una decina di anni dopo ha visto la luce. Oggi Kirecò –di cui molti in transito nella zona avranno notato le cupole – propone laboratori, corsi e formazione per sensibilizzare la cittadinanza, a partire dai più piccoli, sui temi a sfondo green. Impronte ha realizzato l’intervento con le modalità del project financing, come ricorda Antonio Lazzari che è stato l’ultimo presidente della coop prima del decreto ministeriale di liquidazione per insolvenza: «Impronte si occupava di progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici e riqualificazione energetica di immobili. Il parco Kirecò è nato come una sorta di vetrina delle nostre capacità: voleva essere uno spazio in cui proporre attività e iniziativa per famiglie e cittadini che poteva vedere con i propri occhi cosa significa un impianto di raffrescamento a pavimento». Le cose parevano andare bene poi la sorpresa che non ti aspetti: «Sulle sorti dell’azienda hanno pesato soprattutto due problemi esterni: l’improvvisa cancellazione degli incentivi statali per il fotovoltaico e i problemi con un fornitore che è sotto indagine per una presunta truffa a una trentina di aziende in Italia. Siamo passati da cinque milioni di fatturato all’anno a un milione, nel momento di massima esposizione per il cantiere di via don Sala. Ma bisogna anche dire che una decina di anni di pratiche burocratiche a livello loclae ci hanno fatto arrivare sul mercato con molto ritardo rispetto al boom del settore. La compagine societaria si è sfilacciata e non abbiamo retto…».

La presidente della coop Kirecò è Sara Lunghi. «La nostra attività continua da un lato sui temi ambientali rivolgendoci alle famiglie e agli studenti con rapporti con le scuole e con le associazione, dall’altro lato invece c’è il coworking per coinvolgere imprese e professionisti del territorio». A marzo il consigliere comunale di opposizione Alberto Ancarani (Forza Italia) ha presentato un’interrogazione per lamentare la mancanza di interesse pubblico nelle iniziative del centro convenzionato con il Comune: «Dispiace quando arrivano critiche perché ci mettiamo impegno e volontà. Non credo che manchi l’interesse pubblico in quello che facciamo: gli incontri con le scuole e con le associazioni per promuovere la conoscenza dei temi ambientali rientrano in questo campo». Anche l’assessore Massimo Cameliani, rispondendo in consiglio comunale ad Ancarani, era sulla stessa linea. Sul futuro pesa l’incertezza legata alla vendita dell’immobile: «Proseguiamo con la nostra attività ma non sappiamo cosa succederà e quando. Per il momento ci importa continuare a dare un’offerta interessante».

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