Quei 200mila kg al giorno di pane e piadina: Orva punta ai 100 milioni di fatturato

L’impresa di Bagnacavallo rilancia dopo l’alluvione. Tramite un’associazione no profit raccolti 190mila euro per i dipendenti danneggiati dal maltempo

Archiviata la drammatica alluvione dello scorso maggio – con i piazzali allagati e danni stimati per 1 milione di euro – l’Orva guarda avanti e punta i 100 milioni di euro di fatturato, 20 in più di quello attuale, grazie in particolare all’introduzione sul mercato internazionale della pinsa romana.

L’azienda di Bagnacavallo è tra le più importanti della provincia, leader nel settore dei panificati, con 300 dipendenti e 3 siti produttivi (anche uno a Misano, esclusivamente per la piadina fresca, oltre ai due di Bagnacavallo, dove sono in corso lavori per la realizzazione di nuovi uffici).

Bravi Micaela«La pinsa è il prodotto più performante degli ultimi trent’anni in questo settore – conferma la titolare Micaela Bravi – e la sua introduzione ci ha spinto a spingere finalmente sul mercato estero, soprattutto in quei paesi che cercano la qualità e per cui il made in Italy ha ancora un valore alto, come la Polonia e i paesi del Nord Europa, per esempio. Abbiamo investito 15 milioni di euro per potenziare le linee produttive in questo senso».

Per rendere l’idea, in un anno Orva produce 40mila tonnellate di prodotti (32mila di panificati, tra cui la stessa pinsa, e 8mila di piadine), che significa qualcosa come 100 milioni di confezioni (di cui 75 di panificati e il resto piadine che, se considerate singolarmente, sono circa 80 milioni). Solo in un giorno vengono prodotti 40mila kg di piadina e 160mila di pane e derivati.

L’idea di spingere sul versante industriale della produzione è del padre di Micaela, Luigi Bravi, attuale presidente, che entra in azienda negli anni ottanta dando nuovo impulso imprenditoriale (insieme a Samuele Dall’Alpi), dopo che Orva (che sta per Organizzazione Vendita Alimentare) aveva mosso i primi passi come piccolo laboratorio di produzione di piadina a Forlì, dove è nata nel 1979. Oggi è invece un’azienda industriale che muove 80 camion al giorno (tra entrata e uscita), in attesa del nuovo svincolo autostradale che alleggerirebbe il traffico in zona. «Ma siamo un’azienda “pulita” – continua Bravi – che produce solo vapore e che utilizza parte del calore prodotto per riscaldare o raffreddare lo stabilimento, mentre stiamo investendo sul fotovoltaico».

L’alluvione è stata l’occasione per mettere in mostra i valori sociali dell’azienda. «Fortunatamente non abbiamo subìto danni strutturali – continua Bravi -, ma l’acqua è arrivata fino al nostro stabilimento, costringendoci a fermare tutta l’attività di produzione (che è a ciclo continuo, senza mai interruzioni, ndr) e a buttare tanti prodotti, per una stima dei danni che è attorno al milione di euro, considerati anche i giorni di stop forzato. Al momento non abbiamo ricevuto un euro di rimborso dallo Stato. In quei giorni abbiamo pensato però ai nostri dipendenti, perché crediamo che l’azienda sia di chi ci lavora, nel nostro caso tante persone del territorio, soprattutto donne». Micaela Bravi in particolare ha fondato un’associazione no profit, Cuore Romagnolo, che ha raccolto fondi da devolvere alle persone che lavorano all’Orva colpite prima dall’alluvione e poi dalla tromba d’aria di questa estate. «Abbiamo raccolto 190mila euro, a fronte di danni (periziati) di 400mila euro dei nostri dipendenti». Nei giorni dell’alluvione lo stabilimento di Bagnacavallo è poi diventato un vero e proprio hub di solidarietà, dove stoccare e poi smistare i prodotti donati da Orva e da grandi aziende italiane. «Abbiamo consegnato le donazioni in 100 luoghi diversi. In totale sono stati raccolti circa 750mila kg di prodotti tra pasta secca, biscotti, acqua, sughi, snack e anche arredamento per il ripristino di camere da letto. Complessivamente in quel periodo abbiamo gestito più di mille pallet di merce».

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