L’economia ravennate si prepara a chiudere il 2026 con una crescita leggermente più sostenuta rispetto alle precedenti previsioni. Secondo l’ultimo Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara e Ravenna, presentato il 1° ottobre, Prometeia ha rivisto al rialzo la stima del valore aggiunto provinciale, portandola a +0,4% nel 2026, due decimi in più rispetto alla precedente previsione.
I dati del secondo trimestre mostrano soprattutto la ripresa dell’industria e delle costruzioni, mentre il commercio continua a risentire della prudenza dei consumatori. L’industria manifatturiera registra una crescita della produzione del 2,3% rispetto allo stesso trimestre del 2025, superiore anche al dato regionale (+1,9%). Positivo anche il dato degli ordini (+0,6%), sostenuti soprattutto da quelli provenienti dall’estero, cresciuti dell’1,3%.
Segnali positivi arrivano anche dalle costruzioni, con un aumento del volume d’affari del 1,9% su base annua, contro il +0,5% regionale. Il quadro è invece più difficile per l’artigianato: quello edile registra un calo del 5,1%, legato anche alla conclusione degli incentivi che avevano sostenuto le ristrutturazioni.
Il commercio al dettaglio segna complessivamente una flessione dello 0,9%. All’interno del settore, però, le dinamiche sono molto diverse: le vendite dei prodotti alimentari crescono del 3,7%, mentre il commercio non alimentare scende del 2,7%. In lieve calo anche la grande distribuzione organizzata, che registra -0,2%. Secondo l’analisi della Camera di commercio, il dato riflette anche l’effetto dell’inflazione e una maggiore prudenza nei consumi, soprattutto per i beni non alimentari.
Uno dei dati più significativi arriva dall’interscambio con l’estero. Nel primo semestre 2026 le esportazioni ravennati raggiungono 3,087 miliardi di euro, con una crescita del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’incremento è superiore sia alla media italiana (+4,5%) sia a quella dell’Emilia-Romagna (+3%).
La crescita, tuttavia, presenta andamenti molto differenti a seconda dei mercati. Tra i principali partner, il grafico dell’Osservatorio evidenzia, ad esempio, l’aumento dell’export verso Regno Unito (+23,6%), Spagna (+14,7%) e Germania (+9,8%), mentre risultano in diminuzione le esportazioni verso Stati Uniti (-10,5%), Cina (-27,6%), Giappone (-29,2%) e Brasile (-39,4%).
A trainare l’export ravennate è soprattutto la metallurgia, che rappresenta il 22,7% del totale, seguita da alimentare (17%), chimica (16,1%) e macchinari (15,6%).
Sul fronte del lavoro, l’Osservatorio segnala 10.730 assunzioni previste nel periodo settembre-novembre 2026. Il dato Excelsior evidenzia però una difficoltà di reperimento pari al 49,7%: quasi una posizione su due, dunque, presenta difficoltà per le imprese nel trovare il candidato richiesto.
La maggior parte delle opportunità riguarda i servizi, con il 58,2%, seguiti dall’industria con il 30,1% e dal settore primario con l’11,7%. Tra le professioni più ricercate figurano gli addetti all’alloggio e alla ristorazione (670 entrate previste), operai e installatori (350), commercio (340), operai edili (210), operatori sanitari (200) e personale amministrativo (120).
A giugno 2026 risultano 35.754 imprese con sede in provincia di Ravenna, per un totale di 10.348 unità locali. Le imprese manifatturiere sono 2.637, mentre quelle delle costruzioni sono 5.223, a cui si aggiungono 2.324 imprese immobiliari.
Tra gli altri elementi messi in evidenza dalla Camera di commercio c’è il divario di genere nelle posizioni di vertice e nelle retribuzioni: le donne rappresentano il 22% delle posizioni apicali, mentre il divario nella retribuzione settimanale lorda, considerando le qualifiche, arriva complessivamente al 25%.
Per il presidente della Camera di commercio Giorgio Guberti, la sfida passa anche dal rapporto tra giovani, formazione e imprese: non basterebbe ridurre il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di competenze, ma «occorre costruire un sistema nel quale i giovani possano sentirsi protagonisti del sistema produttivo».
Le previsioni Prometeia indicano infine per il 2027 una crescita del valore aggiunto provinciale dello 0,3%, dopo il +0,4% stimato per il 2026.


