La Corte costituzionale (sentenza 19/2025) ha bocciato due norme chiave della legge varata a fine 2025 dalla Regione Emilia-Romagna nel tentativo di regolamentare il proliferare degli affitti brevi di natura turistica che causano distorsioni del mercato immobiliare.
I giudici contestano che i limiti imposti da Bologna sono eccessivi e sproporzionati rispetto all’obiettivo di limitare le locazioni turistiche: insomma sì ai freni all’iperturismo (noto anche con l’espressione inglese overtourism), ma con misure proporzionate.
La sentenza non contesta la competenza della Regione ma le misure adottate, cioè l’istituzione di una specifica destinazione d’uso urbanistica denominata locazione breve e la possibilità di individuare, nei propri strumenti di pianificazione urbanistica, ambiti determinati del territorio comunale nei quali l’insediamento della destinazione d’uso locazione breve è subordinato all’osservanza di specifiche condizioni.
«Prendiamo atto dei rilievi formulati dalla Corte su due specifiche disposizioni e ne approfondiremo le motivazioni per procedere ai necessari adeguamenti – così l’assessore regionale alla Casa, il ravennate Giovanni Paglia –. Resta fermo il nostro impegno a lavorare, insieme ai Comuni, per un equilibrio tra sviluppo turistico e tutela della residenzialità».
Nella sentenza, la Corte riconosce che il contrasto all’overtourism rappresenta un obiettivo meritevole di tutela, ma ritiene che l’articolo 4 sia sproporzionato rispetto alle finalità perseguite, poiché applicabile all’intero territorio regionale, senza distinzioni tra le diverse realtà locali. La Consulta rileva inoltre una disparità di trattamento tra chi gestisce locazioni turistiche e chi opera nel settore delle strutture ricettive extralberghiere. Quanto all’articolo 5, che disciplina l’insediamento della nuova destinazione d’uso urbanistica “locazione breve”, la Corte osserva che le criticità individuate nell’articolo 4 si riflettono anche su questa disposizione.
«La scelta dell’Emilia-Romagna nasce dalla necessità di affrontare un fenomeno che in alcune città e territori sta incidendo sempre di più sulla disponibilità di abitazioni per chi vi risiede stabilmente – afferma Paglia –. Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale per la nostra economia, ma la sua crescita deve potersi accompagnare alla tutela del diritto all’abitare e alla possibilità, per le comunità locali, di continuare a vivere nei propri centri urbani. È su questo equilibrio che abbiamo costruito il nostro intervento legislativo, nella convinzione che le Regioni debbano poter esercitare pienamente le proprie competenze per affrontare problemi concreti che interessano le comunità. La sentenza riconosce questa possibilità e respinge le contestazioni del Governo relative alla competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza».


