P. P. P.: le iconiche iniziali di Pier Paolo Pasolini hanno ispirato Profezia è Predire il Presente di Massimo Zamboni, il cantautore e chitarrista cofondatore dei CCCP e CSI e uno dei padri del punk rock e del rock alternativo italiani. Martedì 23 giugno, alle 21.30, questo concerto – ma anche reading, omaggio e orazione – arriva all’Arena dello Stadio dei Pini di Cervia-Milano Marittima per Il Trebbo in musica di Ravenna Festival. Le poesie di Pasolini si intrecciano a canti popolari come Grandola vila morena di Josè Afonso, l’inno del 25 aprile portoghese, un omaggio a Giovanna Marini con il Lamento per la morte di Pasolini, brani tratti dal lungo percorso musicale di Zamboni e tre inediti, La rabbia e l’hashish, Cantico cristiano e Tu muori – per accompagnare il pensiero e la fine del pensare del grande poeta e intellettuale ucciso nel 1975. Sul palco, Massimo Zamboni sarà affiancato da Erik Montanari e Cristiano Roversi, con il Coro Interculturale di Reggio Emilia guidato da Gaetano Nenna, mentre l’attrice Anna Della Rosa reciterà i testi pasoliniani. La regia è di Emanuele Aldrovandi. La rassegna Il Trebbo in musicaè organizzata in collaborazione con il Comune di Cervia e con il contributo della Cooperativa Bagnini.
“Era come un destino contenuto nel nome – spiega Massimo Zamboni – Le stesse iniziali mi avevano suggerito anche un altro acronimo, P.P.P, Per Partito Preso: tante volte Pasolini è stato accusato di essere sempre ‘contro’, come se fosse un bastian contrario a prescindere, quando invece oggi è ben chiaro a tutti quanto fossero acuti il suo sguardo e il suo pensiero. (…) Ci pensavo da anni perché è sempre stato uno dei miei autori del cuore, per il cinema, la poesia, gli articoli di giornale e anche una presenza fisica: già la figura di Pasolini ‘parlava’ come un libro stampato”. L’occasione è arrivata con la richiesta del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux di Firenze, che custodisce buona parte dell’archivio pasoliniano, di progettare uno spettacolo dedicato a P.P.P: “Ho riscoperto così la sua produzione poetica che mi ha immediatamente fulminato. Ho costruito un percorso fra suoi testi e mie canzoni che, nel confronto, si sono come rivitalizzate, trovando un altro senso”.
Ma è stata soprattutto la capacità di Pasolini di immergersi nel presente e saperlo leggere ad aver colpito Massimo Zamboni. La “lettura secolare” che Pasolini riusciva a dare della contemporaneità, unita alla sua percezione di come il potere logori la capacità di essere umani, fanno di lui un testimone chiave della scomparsa dell’Italia popolare e degli anni del boom economico, quando tutto pareva proiettato verso un futuro migliore. “E invece Pasolini già ne vedeva le conseguenze – continua Zamboni – e parlava di un fascismo ancora peggiore del precedente, un’omologazione totale fra la classe dominante e coloro che non pensano più di essere dominati e inseguono il sogno inarrivabile di quanti hanno tutte le leve del potere. (…) Vedo tutt’attorno uno smarrimento generale: la mancanza di attenzione, il lasciar perdere, il pensare che le cose del mondo non ci riguardano sono tutti fattori che ci espongono al pericolo”.
Il Trebbo in musica continua il 24 e 25 giugno con un dittico di appuntamenti firmati da Paolo Nori, autore e traduttore che mercoledì 24, con La libertà, incrocia i destini di due straordinari scrittori russi come Daniil Charms e Iosif Brodskij con l’epica della sua città, Parma, mentre giovedì 25 con il monologo La disperazione scandaglia le ragioni intime del proprio scrivere, ricapitola la vita e ironizza sulla morte. In entrambi i casi, le riflessioni sono sostenute dalle musiche composte da Alessandro Nidi.










