Da martedì 23 a venerdì 26 giugno (ore 22) i Musei Byron e del risorgimento di Palazzo Guiccioli, in via Cavour, ospitano La bambina inglese, dedicato ad Allegra Byron, di e con Elena Bucci e la musica di Paolo Baioni.
Elena Bucci, dà vita a una sua nuova creazione dedicata ad Allegra Byron, figlia naturale di Lord Byron, che proprio a Palazzo Guiccioli ha trascorso un breve periodo della sua vita, prima di morire a soli cinque anni nel Convento di San Giovanni Battista a Bagnacavallo. Una “Elegia drammatica per voce parlata e intonata, controtenore, sax, due tromboni e percussioni” commissionata da Ravenna Festival (e realizzata in collaborazione con la compagnia Le Belle Bandiere) che va in scena, in prima assoluta, nel cortile dei Musei da martedì 23 a lunedì 29 giugno (sempre alle ore 22), e che Bucci – confermando ancora una volta un talento teatrale a tutto tondo – non solo interpreta come attrice, ma di cui cura anche libretto, drammaturgia e regia, avvalendosi delle musiche originali di Paolo Baioni. In scena al suo fianco il controtenore Elmar Hauser.
Pubblichiamo qui di seguito i racconti: “Allegra, la figlia di Byron” di Anna de Lutiis e “La bambina inglese” della stessa Elena Bucci, pubblicati sulla rivista “Ravenna Festival Magazine”.
“Allegra, la figlia di Byron” di Anna de Lutiis
Sono davvero tanti i libri scritti su Byron, giovane irrequieto, sempre alla ricerca di situazioni nuove, sempre pronto a nuove esperienze. Qui parleremo solo di un particolare momento della sua vita e del suo rapporto con la piccola Allegra, sua figlia
illegittima (che ha ispirato lo spettacolo La bambina inglese di Elena Bucci, che andrà in scena dal 23 al 26 giugno al museo Byron, alle 22, e di cui parlerà nelle pagine successive la stessa Bucci). Quando il conte scrittore inglese attraversa le Alpi, e dalla Svizzera raggiunge Venezia, aveva già una vita colma di esperienze contrastanti, politiche e amorose, e viene colpito dalla calma della laguna che annunciava giornate tranquille e spensierate, come racconta Alieto Benini, nel libro Byron a Ravenna. L’uomo e il Poeta, “La città di Venezia lo conquistò: gli apparve una Sodoma vestita di oro e di luce, adagiata come un’odalisca, su cuscini di velluto azzurro”. Byron aveva alle spalle un matrimonio con Annabella Milbanke e una figlia di nome Ada. Ma lui aveva sempre nella sua mente solo il ricordo dei paesi visitati, Spagna, Portogallo, Albania, Grecia, Oriente. Inoltre i suoi comportamenti in patria ora lo costringevano a stare lontano dall’Inghilterra. È Allegra la protagonista del racconto che segue, frutto della morbosa attrazione di Claire Clairmont per Byron. Una corte quasi spietata verso il poeta, che si dimostrava invece quasi indifferente. Claire nei messaggi scriveva “Giovedì sera possiamo uscire di città insieme in diligenza. Lì saremo liberi e sconosciuti Nell’animo ho deciso il mio destino. Non rinviate il nostro incontro…”. Allegra fu, dunque, il frutto di una infatuazione da parte di Claire, mentre per Byron era un’avventura come un’altra. Il 12 gennaio 1817 a Bath, Claire partorì una bambina che il poeta Percy Bysshe Shelley, amico di Byron, descrisse come “Una creatura della più squisita simmetria con, fin dalla nascita, un vigore e una sensibilità assolutamente poco comuni”. Alla tenera età di 15 mesi Allegra venne affidata a Byron che viveva in quel periodo a Venezia, a Palazzo Mocenigo, sul Canal Grande. La permanenza di Allegra a Venezia non cambiò le abitudini del poeta, che trascorreva le giornate nuotando – sembra fosse molto bravo – nel Canal Grande, rincorrendo le sue avventure amorose, mentre la bimba era curata dalla governante Elisa. Questa era la situazione quando Teresa Gamba, moglie dell’anziano conte Alessandro Guiccioli, incontrò Byron, che aveva trascorso periodi sgradevoli a Londra e aveva trovato in Venezia un luogo accogliente: “It was in this frame of mind that he met Teresa Guiccioli – Fu in questo stato d’animo che incontrò T. Guiccioli” (da Allan Massie, Byron’s Travels, Sidgwick&Jackson, Londra). Rimase affascinato e, in seguito, la bimba lo raggiunse a Ravenna, dove Byron come noto seguì Teresa. Più tardi, preso dal desiderio di educare la piccola Allegra, la allontanò definitivamente dalla madre Claire che, per Byron, “non educherà mai la bimba che sarà cristiana e sarà una donna sposata, se possibile” (da Vita e leggenda di Allegra di Giulia Melandri, edito da “Il Ponte Vecchio”). Cercava di offrire alla bimba una vita molto agiata ricoprendola di doni, di bambole. Teresa la portò, nelle sfilate di Carnevale, in carrozza per le vie di Ravenna, con grande gioia di Allegra che ammirava i festoni colorati, i balconi rallegrati da broccati e arazzi e si divertiva a gettare in aria manciate di coriandoli. “La bambina aveva capelli neri, occhi azzurri e vivaci, manine bianche e affusolate e indossava una pelliccia di ermellino” (G. Melandri). Fu un grande entusiasmo, inizialmente, per Byron, che manifestava in varie occasioni il suo orgoglio di padre ma che per vezzo a volte definiva “my bastard”. Mentre, scrivendo all’amico Thomas Moore: “Ho qui mia figlia naturale, Allegra, vezzosa bambinella che mi chiama papà” (George Byron di Felice Mazzeo, ed. Capit). Un entusiasmo destinato presto ad affievolirsi, bizzarro e incostante com’era nei suoi rapporti affettivi: un giorno le dedicava tutto il suo tempo, altri la dimenticava del tutto, come accade, a volte, ai bimbi, nel loro entusiasmo per un giocattolo prima tanto desiderato. Il 19 gennaio 1821 nel suo diario, Byron scrive. “Su consiglio di Teresa e dei suoi nonni, ho deciso un piano di studi per mia figlia che dovrà iniziare presto la sua carriera scolastica” (G. Melandri). Segue la decisione di portare la piccola Allegra nel convento di S. Giovanni Battista a Bagnacavallo dove avrebbe imparato a leggere, scrivere, disegno, geografia, storia sacra e profana e anche musica vocale e strumentale. La priora delle suore Cappuccine, Madre Marianna, accolse Allegra accompagnata dal signor Ghigi mentre la presenza di Byron nel convento sarà piuttosto rara. Allegra inviava messaggi che nascondevano la richiesta di attenzione ma Byron era preso in altre cose. “Caro il mio Pappa – scriveva Allegra – essendo tempo di fiera desidererei tanto una visita che ho molte voglie da levarmi” (Allegra la figlia di Byron. Iris Origo, Skira). Ma Byron ignorava le sue richieste. Passarono mesi e lui continuava a rinviare. Shelley andò a trovarla e Allegra lo pregò di dire a Byron che era felice e concludeva “La sua Allegrina lo saluta con tutto il cuore”. Byron, nei mesi seguenti, era stato avvertito della salute di Allegra che cominciò a soffrire di una semplice febbre. Le medicine e le pratiche mediche a quell’epoca erano piuttosto imprecise e grossolane e i salassi erano una pratica molto diffusa. La morte di Allegra (quando aveva solo 5 anni) è resa ancora più tragica perché senza i suoi genitori, anche se circondata dalle monache che l’avevano sempre coccolata. In seguito Byron soffrì molto ricordando la piccola Allegra, i momenti trascorsi con lei, le cavalcate nella pineta di Classe.
“La bambina inglese” di Elena Bucci
Davanti a una lapide comincia il racconto in musica La bambina inglese che narra la storia di Allegra, figlia di Byron, ispirandosi a documenti, lettere dei protagonisti, testi poetici, testimonianze, mormorii e alle poche righe tracciate dalla sua manina. Evoca il destino di altri infanti dalle fortune alterne e dai destini bizzarri, alcuni in apparenza privilegiati, altri in fuga da terre nemiche e senza speranza, spesso abbandonati e soli; mi ricorda un tempo nel quale i bambini avevano un posto diverso nella vita degli adulti rispetto a quello attuale, mi fa riflettere su quanto l’infanzia ancora oggi non venga tutelata nel suo mistero. Come mi accadde nella Basilica di San Vitale, nel chiostro della Biblioteca Classense, nel palcoscenico non ancora ristrutturato della Rocca Brancaleone, nel Mausoleo di Teodorico, nel Teatro Alighieri, mi immergo tra le ombre e i suoni di Palazzo Guiccioli – un cuore della città che si apre al mondo, “agorà” di cultura, arte e pensiero, sede dei Musei Byron e del Risorgimento – perché lo spirito del luogo guidi l’intreccio di teatro e musica. Qui incontro il poeta George Byron nel momento in cui si trova ad accogliere nella sua variopinta vita, prima a Venezia e poi a Ravenna, la minuscola bambina. Allegra, figlia inaspettata da lui distrattamente avuta dall’appassionata e temeraria Claire Clairmont, sorellastra dalla geniale scrittrice Mary Godwin, poi signora Shelley. Immagino l’atmosfera intrisa di ideali di innovazione e di libertà politica, artistica ed esistenziale nella quale crescono Claire e la sua adorata Mary nella casa del patrigno e padre, il filosofo William Godwin.
Qui Mary incontra il poeta Percy Shelley, già sposato e padre e, travolta dalla sua insistente passione, con lui fugge portando con sé la sorella e formando una nuova e singolare famiglia. Le loro vite diventeranno un romanzo costellato di passioni, suicidi, morti inattese. Insieme si muovono verso la Svizzera perché Claire possa incontrare Lord Byron, del quale era fatalmente innamorata e che diventerà poi intimo amico di Shelley. I loro destini si intrecciano sempre di più. Immagino quei ragazzi riuniti intorno al fuoco in una villa sul lago di Ginevra in quel piovoso anno “senza estate”. Claire vive il suo amore senza limiti verso un riluttante Byron e Mary concepisce la straordinaria vicenda di Frankenstein partecipando alla sfida lanciata dal poeta agli amici perché scrivessero terrificanti “storie di fantasmi”. In questo clima nasce Allegra, amata teneramente dal poeta Shelley che la alleva come una figlia tra i suoi figli, generando dicerie e sospetti. Scrive all’amico: “È bellissima. I suoi occhi sono i più intelligenti che io abbia mai visto in un infante così giovane…e il suo carattere si è fatto affettuoso e mite… È la compagna di giochi di William, se ne stanno seduti insieme sul pavimento e si divertono per ore nel modo più socievole, con William che le mette in bocca più della metà delle uvette che gli vengono date…”. Quando Claire decide di affidare la figlia a Lord Byron, nella speranza di garantirle una vita più agiata di quella che avrebbe potuto darle lei, madre di figlia illegittima senza mezzi, fu proprio lui a sconsigliarla. Byron sarebbe stato pronto ad essere padre come lo era stato nel fare della sua vita un’opera d’arte? Avrebbe mantenuto la promessa di occuparsi della figlia permettendo alla madre di vederla? Shelley conosceva bene l’amico e ne dubitava, ma Claire, pur affranta, perseverò nella sua dolorosa decisione. Immagino lo stupore della bimba, catapultata tra le strade d’acqua di Venezia e la confusione di presenze e voci nel palazzo del padre, il suo sgomento nel cercare tra stanze e corridoi gli odori e le voci della madre, di Shelley, di Mary, di William. Trova soltanto l’abbraccio della balia, molto scontenta della nuova sistemazione, mentre il padre la consegna all’educazione fredda di una coppia inglese. Penso alla rivoluzione generata dall’incontro di Byron con Teresa Gamba, della quale si innamora al punto da seguirla nella remota e isolata Ravenna con il suo caravanserraglio di animali e la bimba Allegra. Qui l’ambiguo Conte Guiccioli, marito di Teresa, offre loro ospitalità nel suo palazzo, ancora una nuova casa. Qui, in Romagna, nel convento di San Giovanni Battista di Bagnacavallo, a soli cinque anni, la piccola muore, lasciando una scia di mistero e fascino intorno alla sua figurina di bimba passata di mano in mano, di terra in terra per finire sola davanti alla morte. Inseguendo il suo fantasma, incontro per la prima volta il compositore Paolo Baioni: parole e musica originale si mescoleranno per diventare un melologo dalle molte voci. Paolo sa coniugare luoghi e musica a tal punto da collocare i tromboni all’interno di una stanza chiusa per evocare la turbolenta presenza di Byron, mentre il percussionista ci restituirà il suono della galassia di animali, persone e oggetti che si muoveva intorno al poeta. Il controtenore abiterà gli spazi con accenti di nostalgia e ninne nanne. Il concerto comincerà con il suono della campana che abita lo spazio esterno del museo, maestosa e muta, ma pronta a spiegare la sua gran voce. Abbiamo fatto le prime prove di suono in una giornata di marzo che ha portato neve sulle colline, vento forte e tempesta. I musicisti correvano da un riparo all’altro con i loro strumenti mentre le finestre e le terrazze si sono animate di presenze e della risata di una bambina. Passeggiando con Paolo nella Bagnacavallo di oggi ne ho conosciuto il gusto antico per le asimmetrie e ho guardato con altri occhi il convento di San Giovanni, rimasto quasi immutato nel silenzio di un paese un tempo pieno di voci e suoni. Sembrano passati molti secoli ed era ieri. Immaginiamo le emozioni di Allegrina, arrivata qui in carrozza viaggiando attraverso macchie abitate dai briganti, boschi, fiumi e improvvise radure domate dai contadini, attraverso campagne meno addomesticate, piatte e spelacchiate di quelle di ora. Non poteva intuire che quella gita l’avrebbe separata per sempre dal padre, dalle scimmie, dai pavoni, dalla dolce Contessa Guiccioli, dalla balia. Non poteva sapere che non avrebbe mai più rivisto la madre Claire, disperata perché Byron tradiva la promessa di tenerla accanto a sé e la consegnava al destino di educanda cattolica. Solo il poeta Percy Shelley la rivedrà, trovandola ancora molto bella, ma più pallida. Dopo un primo momento di timidezza, lei gli mostra il suo lettino, la sua sedia, chiede un “visitino” del padre insieme alla “mammina”, “una veste di seta e d’oro” e fa suonare la campana d’allarme del convento facendo impazzire tutte le suore. Chissà cosa ricordava la piccola Allegra della sua vita affollata di creature amate che sparivano ad una ad una come fantasmi. Chissà se ricordava il suo primo compagno di giochi, William, portato via dalla morte in un soffio a tre anni in Italia, dove la famiglia Shelley proprio per lei si era spinta. Di certo possedeva la determinazione a vivere dei piccoli, che li aiuta a superare traumi terribili con la grazia dell’istinto e della natura. Vado in cerca di Allegrina come si va in cerca, forse per tutta la vita, del mistero dell’infanzia, di quel ricordo di eternità e sapienza che sembra trasparire dagli occhi dei bimbi. Non ho giudizi, non ho opinioni. Attraverso la potenza della musica e del teatro mi perdo nell’osservazione della vita, talmente sorprendente da superare l’immaginazione, mentre l’ascolto di una storia piccola risveglia una profonda nostalgia di poesia, bellezza, amore. Claire non smise mai di sognare che la figlia Allegra potesse essere ancora viva, in qualche parte del mondo



