Dal relitto Paguro sul fondo del mare alla degustazione al Vinitaly

I quattro vini affinati a 30 metri di profondità protagonisti dell’iniziativa lanciata dall’Associazione sommelier

Bott 02Hanno nomi di crostacei ma sono vini: Albana, Sangiovese, Merlot e Cabernet diventano Homarus, Pagurus, Squilla Mantis, Nephrops. Il battesimo avviene sott’acqua, sul fondale del mare Adriatico di fronte alla costa di Ravenna, dove le bottiglie vengono lasciate riposare nel relitto della piattaforma Agip inabissatasi nel 1965 dopo un’eplosione. C’erano anche le bottiglie della Tenuta Paguro, ancora con le incrostazioni lasciate dal mare sul vetro a testimonianza del particolare affinamento, al Vinitaly in occasione dell’iniziativa promossa dall’Associazione italiana sommelier (Ais) che ha presentato per la prima volta una degustazione comparata di vini affinati sott’acqua. Le bottiglie riemerse dalle profondità dei fondali marini, dove hanno sostato per mesi, hanno permesso agli esperti del settore di andare alla scoperta del processo evolutivo dei vini e delle caratteristiche che li contraddistinguono. Sono stati i produttori stessi, durante la degustazione, a raccontare la propria filosofia e a spiegare in dettaglio le ragioni che li hanno portati a scegliere una metodologia così originale.

La Tenuta del Paguro nasce come idea culturale di valorizzazione e promozione del territorio, e unisce la produzione vinicola delle colline romagnole al mare della riviera, facendo del vino la sintesi espressiva della storia della terra d’origine, dall’Impero Romano agli anni dello sviluppo industriale del distretto di Ravenna.

FAMILA – HOME MRT2 17 – 23 10 19

Gianluca Grilli, padre dell’idea della Tenuta del Paguro, commenta: «Ogni vino è espressione del suo territorio e racchiude in sé la storia di chi lo produce. La storia di Ravenna e della vita dei ravennati è particolarmente legata sia al vino che al mare, è così naturale che una esperienza del genere nasca. In altre località non avrebbe ragion d’essere. Per noi questa degustazione è stata un’opportunità per comunicare al mondo i tesori della Romagna, per diffonderli e spiegarli con l’orgoglio e la passione che caratterizzano questa terra».