domenica
11 Gennaio 2026

Coronavirus, il Gruppo Tampieri dona 150mila euro agli ospedali della provincia

E continua ad assicurare la produzione dell’olio di semi, «un bene essenziale che inizia a scarseggiare»

Ph Gruppo Fotografia LiceoIl Gruppo Tampieri di Faenza dona 150mila euro agli ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

«Ci troviamo di fronte ad una emergenza inimmaginabile e le famiglie Tampieri desiderano essere vicine a chi si trova quotidianamente a fronteggiarla». È questo il primo commento di Andrea Tampieri che, parlando a nome di tutte le famiglie, aggiunge che «Il contributo di 150.000 eur complessivi, suddivisi pariteticamente fra i tre ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo, sarà finalizzato all’acquisto di presìdi e strumentazione a supporto dei rispettivi pronto soccorso e delle medicine d’urgenza. Il nostro ringraziamento va a tutti gli operatori del sistema sanitario che stanno lavorando senza sosta, con un cuore davvero grande».

Questo gesto si aggiunge alla donazione di dispositivi di protezione individuale, nello specifico mascherine, che nei giorni scorsi era già stata fatta ai reparti di terapia intensiva e al pronto soccorso/medicina d’urgenza dell’ospedale hub Covid-19 di Ravenna.

Il Gruppo Tampieri si è attivato fin da subito per ottemperare alle disposizioni dei vari decreti ed ordinanze, oltre alle indicazioni del protocollo siglato tra il Governo e le parti sociali, volte a prevenire e contrastare la diffusione del virus Covid-19. «Fra le altre misure – scrive in una nota il gruppo –, è stata agevolata la fruizione del lavoro agile per le attività che possono essere svolte a domicilio, modificati gli orari dei turni per ridurre la compresenza nei reparti produttivi e imposta l’osservanza di regole di stretta sicurezza anti-contagio al fine di tutelare al massimo la salute di tutti i collaboratori e di chiunque debba accedere alle aziende».

«Desideriamo anche ringraziare tutti i colleghi che con il loro impegno ci consentono di assicurare la produzione di un bene, l’olio di semi, che risulta essenziale e che comincia a scarseggiare in diverse regioni italiane» – dichiara Carlo Tampieri, che è anche presidente del Gruppo oli da semi di Assitol.

«La nostra gratitudine verso i nostri dipendenti – concludono i Tampieri – va estesa anche a molti fornitori esterni, in particolar modo le imprese di pulizia e sanificazione, che si sono resi immediatamente disponibili ad intensificare il loro lavoro».

Un altro morto con Covid-19 in provincia di Ravenna. E altri 32 casi positivi

Si tratta di un 80enne già gravato da altre patologie. I decessi in provincia salgono così a cinque

Ambulanza CoronavirusSono 185 a oggi (19 marzo) i casi positivi al coronavirus registrati in provincia di Ravenna, 32 in più rispetto a ieri. Si tratta dell’aumento in valore assoluto più consistente dall’inizio dell’emergenza. Il dato comprende guariti, deceduti e attualmente positivi, sia ricoverati che in isolamento domiciliare.

Dei nuovi 32 casi, 22 sono uomini e 10 donne. Diciannove pazienti sono ricoverati, sebbene in condizioni non gravi, 12 sono in isolamento domiciliare volontario poiché privi di sintomi o con sintomi lievi. Infine un uomo di 80 anni, già gravato da varie patologie, trasportato in ospedale è deceduto alcune ore dopo.

Il decesso si aggiunge a quello di ieri al Maria Cecilia Hospital e fa salire a cinque i morti in provincia di Ravenna, a cui si deve aggiungere il 74enne faentino deceduto all’ospedale di Forlì.

Di questi nuovi 32 casi registrati – rivela in una nota la Provincia di Ravenna – «l’indagine epidemiologica ha consentito di verificare che uno ha contratto il virus nell’ambito di spostamenti lavorativi al di fuori della provincia e altri 5 attraverso contatti con persone che nei giorni scorsi, a loro volta si sono spostate per lavoro o altro motivo». Anche gli altri pazienti rappresentano contatti con casi accertati tra cui altri 2 indirettamente legati alla palestra di cui si è parlato nei giorni scorsi ed uno è operatore di una struttura sanitaria privata. In circa 45 casi è stata identificata la frequentazione di località al di fuori della provincia caratterizzate da importante circolazione virale.

Si sono infine registrate in provincia 3 guarigioni cliniche: una donna e due uomini. Il totale delle persone senza più sintomi arriva a 21.

Complessivamente i casi confermati alle 12 del 19 marzo sono così distribuiti per Comune:

76 a Ravenna
26 a Faenza
21 a Cervia
16 a Lugo
7 a Castel Bolognese
5 a Russi
5 a Alfonsine
4 a Bagnacavallo
4 a Conselice
2 a Massa lombarda
2 a Sant’Agata sul Santerno
1 a Solarolo
1 a Cotignola
1 a Brisighella
1 a Riolo Terme
13 residenti al di fuori della provincia.

In Emilia-Romagna sono invece complessivamente 5.214 i casi di positività alle 12 di oggi, 19 marzo, 689 in più rispetto a ieri. Passano però da 15.461 a 18.344 i campioni refertati, 2.833 test in più effettuati rispetto a ieri.

Complessivamente, sono 2.196 le persone in isolamento a casa perché con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o prive di sintomi; quelle ricoverate in terapia intensiva sono invece 260 (13 in più rispetto a ieri). E salgono a 177 (ieri erano 152) le guarigioni, 158 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 19 dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 461 a 531: 70, quindi, quelli nuovi, di cui 17 donne e 53 uomini. Per la maggior parte delle persone decedute sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse, anche plurime. I nuovi decessi riguardano 29 residenti nella provincia di Piacenza, 7 in quella di Parma, 7 in quella di Reggio Emilia, 12 in quella di Modena, 5 in quella di Bologna (di cui nessuno del territorio imolese),7 a Rimini, 1 a Ravenna (vedi sopra) e 1 a Forlì; 1 persona deceduta era residente fuori regione.

In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 1.428 (88 in più rispetto a ieri), Parma 869 (69 in più), Rimini 691 (78 in più), Modena 663 (88 in più), Reggio Emilia 608 (194 in più), Bologna 465(di cui 124 a Imola e 341 a Bologna; complessivamente 70 in più, di cui 11 a Imola e 59 a Bologna), Ravenna 185 (32 in più), Forlì-Cesena 227 (di cui 112 a Forlì, 34 in più rispetto a ieri, e 115 a Cesena, 22 in più rispetto a ieri),  Ferrara 78(14 in più rispetto a ieri).

In tutta l’Emilia-Romagna, infine, tra ieri e oggi, sono stati infatti allestiti ulteriori 332 posti letto per i pazienti colpiti da Coronavirus, che complessivamente passano da 2.691 a 3.023, tra ordinari (2.607) e di terapia intensiva (416).

Nello specifico: 578 posti letto aggiuntivi a Piacenza (di cui 40 per terapia intensiva), 675 a Parma (58 terapia intensiva), 550 a Reggio (48 terapia intensiva), 280 a Modena (74 terapia intensiva), 453 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (105 terapia intensiva), 58 a Ferrara (22 terapia intensiva), 416 in Romagna (in particolare: 189 Rimini, di cui 26 per terapia intensiva; 77 Ravenna, di cui 12 per terapia intensiva; 47 Forlì, di cui 8 per terapia intensiva; 95 Cesena, di cui 17 per terapia intensiva, 12 Lugo, di cui 6 per terapia intensiva; 9 a Faenza).

Crisi Covid-19: decreto Cura Italia, la sintesi di Confesercenti

L’associazione di categoria in una circolare ha riassunto il provvedimento che aiuta imprese e famiglie

La Confesercenti ha prodotto una circolare illustrativa riguardante le misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il documento è consultabile a questo link.

Lpr: «Alle forze dell’ordine stanno arrivando mascherine inutili contro il virus»

Il consigliere territoriale Stefano Donati di Lista per Ravenna mostra le foto ricevute da un operatore in divisa: «Non sono dpi, assomigliano a quelle rifiutate dalla Regione Lombardia»

Mascherina Assegnata 1Ad alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine in provincia di Ravenna sono state fornite mascherine che filtrano batteri e non virus quindi inadatte a proteggere gli operatori dal rischio di infezione da Covid-19. La segnalazione arriva da Lista per Ravenna tramite Sergio Donati, capogruppo nel consiglio territoriale del centro urbano, che ha ricevuto foto di dispositivi di sicurezza da alcuni esponenti delle divise locali. «Si può chiaramente osservare che la maschera non riporta stampato alcun riferimento, che è invece obbligatorio per tutti i facciali filtranti di tipo Ffp2 o Ffp3». Le sigle indicano le mascherine capaci di impedire non solo la diffusione del contagio verso altre persone ma anche il contagio da altre persone. E Donati segnala che queste mascherine assomigliano a quelle fornite nei giorni scorsi alla regione Lombardia e che l’assessore regionale al welfare, Giulio Gallera, ha definito più adatte a spolverare che a proteggere dai virus.

Di fronte a questo scenario, Lpr chiede al sindaco di Ravenna, in rappresentanza di tutta la comunità ravennate e in qualità di appartenente al Comitato per lordine e la sicurezza pubblica, che interpelli urgentemente il prefetto, affinché si faccia chiarezza.

La distribuzione è condotta dalla protezione civile che assegna gli strumenti alle prefetture per la consegna a polizia di Stato, vigili del fuoco, guardia di finanza, polizia penitenziaria, carabinieri, polizia locale.

Donati riporta che secondo Assosistema Safety, l’associazione di categoria che in Confindustria rappresenta i maggiori produttori e distributori dei Dpi (dispositivi di protezione individuali e collettivi), le mascherine chirurgiche servono a poco, perché non sono state progettate per difendere chi le indossa dai virus, ma sono dispositivi medici nati con lo scopo di proteggere il paziente in situazioni specifiche, ad esempio in sala operatoria, e non il personale sanitario. Secondo la stessa associazione, se si desidera proteggersi dai virus, si consiglia di indossare mascherine filtranti Ffp2 e Ffp3 «che hanno un’efficacia setacciante del 92 percento e del 98 percento».

Il Codacons chiede alle procure di indagare chi fa jogging per concorso in epidemia

Sul tema passeggiate e attività sportiva ci sono conflitti tra l’interpretazione del Governo e della Regione

Woman In Brown Sleeveless Dress And Blue Jeans Standing On 906106Il Codacons, associazione di difesa di consumatori, presenta un esposto a 104 procure della Repubblica lungo l’Italia, tra cui anche quelle competenti per l’Emilia-Romagna, per chiede di indagare per concorso in epidemia chi è stato trovato fuori casa facendo jogging o altre occupazioni non permesse dalle nuove normative per contrastare la diffusione del coronavirus.

«Chiediamo alla magistratura di attivarsi contro chi mette a rischio la salute pubblica e vanifica gli sforzi di quanti, in questi giorni, stanno facendo sacrifici per rimanere a casa chiudendo negozi e attività – spiega il presidente nazionale Carlo Rienzi –. In tutta Italia si ha notizia di assembramenti ingiustificati nei parchi, sulle panchine, su litorali e spiagge e in altri luoghi pubblici, e di cittadini che continuano a uscire di casa senza averne alcuna necessità. Costoro vanno identificati e verso di loro le Procure dovranno agire per il reato di concorso in epidemia. Anche chi fa jogging, in assenza di preciso certificato medico che prescriva attività sportiva all’aperto, incorre nello stesso reato». Il Codacons cita l’articolo 438 del Codice penale: “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”.

Vale però la pena sottolineare che sul tema passeggiate esiste un conflitto tra vari enti governativi. La Regione Emilia-Romagna ha imposta una rigida stretta che consente attività motoria solo nelle pertinenze della propria abitazione. Sul sito del Governo nell’apposita sezione dedicata alle domande si legge:  “È giustificata ogni uscita dal domicilio per l’attività sportiva o motoria all’aperto”.

Il sindaco apre un canale Telegram per le notizie urgenti sul coronavirus

“Michele de Pascale News” disponibile per tutti per ricevere aggiornamenti tempestivi su disposizioni e info utili: l’app consente l’anonimato a chi si iscrive

Telegram AppPer diffondere con sempre più capillarità e tempestività le informazioni urgenti che riguardano i provvedimenti per la popolazione nell’emergenza sanitaria Covid-19, il sindaco di Ravenna ha aperto un canale su Telegram, sistema di messaggistica simile a Whatsapp ma con la possibilità di divulgare messaggi che arrivano sui cellulari senza bisogno di entrare in caotiche chat di gruppo. In buona sostanza ci si iscrive al canale del sindaco e la comunicazione è unidirezionale. L’app garantisce inoltre il completo anonimato dei cittadini che seguono il canale.

Rispetto ad altre applicazioni simili, Telegram è stata sviluppata per ridurre al minimo il peso di ogni messaggio, quindi riesce a funzionare bene anche in condizioni di scarsa ricezione della rete; si può usare su smartphone, tablet e su pc; è stata progettata in modo da ridurre al minimo malfunzionamenti e down dell’intera struttura; è crittografata quindi nessun rischio per i dati personali. Si possono condividere le notizie del canale Telegram con i contatti della propria rubrica.

Il modo più comodo è scaricare l’app su smartphone o tablet, installarla, usare la barra di ricerca per trovare “Michele de Pascale News”, una volta dentro cliccare su “Unisciti al canale” (in basso) e da quel momento ogni volta che il sindaco pubblicherà un aggiornamento, l’utente riceverà una notifica.

Il Governo: «La chiusura di imprese e scuole sarà prorogata oltre il 3 aprile»

Le parole del premier al Corriere della Sera e la conferma della ministra dell’Istruzione a SkyTg24. In Emilia-Romagna istituti fermi dal 24 febbraio, in tutta la Penisola stop alle attività non essenziali dal 12 marzo

Conte Decreto
Il premer Conte firma il decreto

La chiusura di molte imprese e di tutte le scuole, decisa dal governo con una serie di decreti per ridurre la circolazione di persone e contrastare la diffusione della Covid-19, sarà prorogata oltre il 3 aprile, data che al momento è il termine contenuto negli atti ufficiali. Lo dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un colloquio con il Corriere della Sera sull’emergenza coronavirus.

E parlando ai microfoni di SkyTg24, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha comunicato lo stesso concetto: «Penso si andrà nella direzione che ha detto il presidente Conte di prorogare la data del 3 aprile ma in questi giorni invito tutti alla massima responsabilità.  Non è possibile dare un’altra data per l’apertura».

In Emilia-Romagna – come Veneto e Lombardia – gli istituti scolastici sono chiusi dal 24 febbraio, nel resto d’Italia il primo giorno di chiusura è stato il 5 marzo. La stretta che invece ha ridotto l’apertura delle attività ai servizi essenziali è scattata per tutto lo Stivale il 12 marzo.

Mini telecamere sulle divise della polizia locale nei controlli anti-coronavirus

Parte la sperimentazione a Ravenna con 12 body cam. Il vicesindaco: «Consentiranno una maggiore incisività nell’azione degli agenti e un effetto deterrente»

38be558020c0908c9c0f4dfa2053a165Un ristretto numero di agenti della polizia locale di Ravenna in questi giorni sarà coinvolto per la prima sperimentazione di 12 “body cam”, piccole telecamere che si agganciano alla divisa e filmano quello che succede davanti al vigile urbano. La sperimentazione durerà tre mesi con agenti formati appartenenti all’Ufficio polizia giudiziaria e pronto intervento.

La funzione principale è quella di riprendere gli interventi classificabili come “complessi” o “ad alto impatto”, registrando in modo particolare ciò che l’operatore stesso vede e sente durante le fasi concitate dell’intervento. Le registrazioni verranno effettuate ogni qual volta gli operatori riscontreranno che vi siano i presupposti in grado di legittimare l’utilizzo delle body camera, ritenendo che potrebbero ragionevolmente produrre un considerevole effetto deterrente alla commissione di atti illeciti, con indubbi riflessi positivi sulle condizioni di sicurezza dei cittadini e degli stessi agenti rispetto ai rischi specifici correlati alle attività svolte.

«Questa sperimentazione si renda quanto mai opportuna in questi giorni – commenta il vicesindaco Eugenio Fusignani, con delega alla Sicurezza e alla Polizia locale – perché consentirà agli agenti una maggiore incisività durante i controlli per il rispetto delle ordinanze, al fine di contrastare e rallentare la diffusione del coronavirus, che rappresentano uno dei più validi strumenti a tutela della comunità. In particolare l’utilizzo delle bodycam aumenterà la sicurezza personale degli operatori abilitati, condizione fondamentale perché sia garantita la sicurezza di territori e cittadini».

Le body cam sono state messe a disposizione in comodato gratuito da Axon, azienda leader mondiale nel settore, che ha valutato il Comune di Ravenna particolarmente meritevole, alla luce del conferimento del premio Anci Sicurezza urbana 2018 al comando di Polizia locale.

La collaborazione con Axon potrà portare anche a una sperimentazione dell’impiego del Taser, previsto dall’articolo 19 del decreto-legge 113/2018, coordinato con la legge di conversione 132/2018, nel momento in cui saranno state espletate tutte le procedure giuridico regolamentari previste per la dotazione e l’impiego in via sperimentale di due armi comuni ad impulso elettrico.

«Non proviamo rabbia o invidia se qualcuno è in strada, fidiamoci dell’altro»

Con toni gentili e accorati, il sindaco di Castel Bolognese invita i suoi concittadini a non urlare contro gli altri, a non esporre gli altri al pubblico giudizio: «Chi siete per giudicare?»

Della Godenza Castel Bolognese«Fidiamoci dell’altro. Quando vediamo una persona per strada non sappiamo se ha un problema di salute o di depressione che lo porta ad uscire. Mettere su Facebook la sua foto vuol dire esporlo al pubblico giudizio e giudicarlo, ma chi sono io per giudicare?». È un passaggio dell’appello che Luca Della Godenza, sindaco di Castel Bolognese, rivolge ai suoi concittadini dal suo profilo sul social network. Un appello accorato dai toni gentili che si aggrappa a una citazioni dei Alessandro Manzoni: «“Il buonsenso c’era ma se ne stava nascosto per paura del senso comune” e noi non abbiamo paura del senso comune!». La posizione del primo cittadino castellano si inserisce nel dibattito che da alcuni giorni è nato sull’onda dell’invito di segno opposto partito da Michele de Pascale, sindaco di Ravenna: segnalare alle forze dell’ordine i comportamenti di altre persone che possono essere contro le regole.

Ecco il post integrale del sindaco Della Godenza.

Uffici postali aperti a giorni alterni. Ecco l’elenco

Si può andare solo per operazioni urgenti e indifferibili. Metà degli sportelli resta chiusa tutto la settimana

Ufficio PostaleArriva un’altra stretta sull’apertura degli uffici postali. Già la settimana scorsa metà di quelli presenti sul territorio provinciale aveva abbassato le serrande per le esigenze di contenimento del Covid-19. E da oggi, giovedì 19 marzo, i 35 uffici che restano aperti saranno funzionanti solo a giorni alterni.

Nel comune di Ravenna, a restare aperti di lunedì, mercoledì e venerdì saranno l’ufficio di Ravenna 6 (a Ponte Nuovo), Ravenna 1 nella zona di via Cilla, l’ufficio di Marina di Ravenna e Castiglione di Ravenna. Negli altri giorni, il martedì, giovedì e sabato saranno invece aperti Ravenna 8 (in via Meucci), Ravenna 5 (zona illaggio San Giuseppe) Mezzano, Lido Adriano e Casalborsetti. Le Poste centrali chiudono al pubblico alle 18.

In provincia, nei giorni cosiddetti dispari, ossia lunedì, mercoledì e venerdì, sarà aperto l’ufficio di Alfonsine, Bagnacavallo, Brisighella, Faenza 2, Fusignano, di Lugo a Voltana, Riolo Terme, Russi, SantAgata su Santerno e Solarolo.

Nei giorni cosiddetti pari ossia il martedì, giovedì e sabato saranno invece aperti gli uffici di Bagnara di Romagna, Casola Valsenio, Castelbolognese, Cervia – Milano Marittima, Lavezzola Cotignola, Faenza 3, Massa Lombarda.

Si ricorda a tutti che è permesso andare in posta solo per svolgere operazioni urgenti e indifferibili.

Il Comune posticipa di 3 mesi la sua rata Imu e sconta i parcheggi degli alberghi

Il sindaco Medri assicura che molti progetti sono pronti per partire appena l’emergenza coronavirus sarà superata

Torre Rosa3Il Comune di Cervia annuncia i primi provvedimenti di carattere economico-fiscale per aiutare famiglie e imprese colpite dalla crisi per l’emergenza sanitaria Covid-19. Slitta avanti di tre mesi, dal 16 giugno al 16 settembre, il versamento al Comune della prima rata della nuova Imu di competenza comunale (la quota statale sugli immobili di categoria D mantiene la scadenza del 16 giugno). Pagamento di una mensilità sia nella quota a carico del Comune che in quella a carico della famiglia alle piccole imprese femminili titolari di servizi educativi 0-3 anni convenzionati. Riduzione degli abbonamenti per i parcheggi riservati ad alberghi. Una campagna promozionale a forte intensità a favore del turismo da avviare appena usciti dal periodo di emergenza. Infine si sta valutando di richiedere a Hera lo slittamento della prima rata della tassa sui rifiuti dal 31 maggio al 30 settembre.

Nel caso perduri questa situazione di estrema gravità, il Comune non esclude che si debba dar vita a un fondo di solidarietà sociale, in grado di aiutare le persone e le famiglie a rischio di sopravvivenza come del resto previsto dal Decreto del Governo. «Come sostegno alle imprese metteremo in campo tutte le azioni possibili e rientranti nelle competenze del Comune per dilazionare i pagamenti della fiscalità locale e per diminuire i costi di gestione».

«Stiamo cercando di fare di tutto per rispondere alle tante richieste dei cittadini – afferma il sindaco Massimo Medri in una nota –. L’attività dell’amministrazione inerente il programma di legislatura prosegue per quanto riguarda le parte progettuale. Inevitabilmente sta subendo un rallentamento l’attività ordinaria causata da una diminuzione del personale in servizio per ottemperare a tutte le misure di cautela e precauzione dettate dalle prescrizioni sanitarie. Gli stessi interventi di manutenzione  ordinaria e straordinaria programmati  subiranno  alcuni rallentamenti a causa di difficoltà logistiche incontrate dalle ditte incaricate di eseguire i lavori. Per cui alcuni interventi saranno dilazionati e realizzati in tempi diversi da quelli previsti».

Il primo cittadino assicura che il Comune è già pronto con molti progetti per il futuro di Cervia: dal Bando internazionale di progettazione per il Parco urbano alla redazione del Parco Letterario, dalle misure per il contenimento dell’uso della plastica all’implementazione della rete di mobilità leggera. «Ci permetteranno alla fine di questa emergenza, di rilanciare la nostra città in grande stile».

Medri spiega che sarà necessario rivedere le scelte del bilancio comunale e prevedere nuove priorità anche alla luce delle più che probabili mancate entrate nelle casse del Comune: «Ci auguriamo che vengano varate delle norme in grado di supportare l’attività degli enti locali nei prossimi mesi. In particolare i comuni turistici devono essere messi in grado, subito, di poter ripartire con adeguate campagne promozionali e con il rilancio degli investimenti sia di parte pubblica che di parte privata. Come prime indicazioni devono essere allentati i vincoli per la contrazione dei mutui e rivisti i parametri di definizione del fondo di solidarietà; questo secondo  aspetto consentirebbe a un numero consistente di comuni turistici di poter fare affidamento su risorse aggiuntive, fra l’altro provenienti dai rispettivi territori, per sopperire alle mancate entrate».

Cna: «I 25 miliardi del Cura Italia devono essere solo l’inizio del sostegno»

Il direttore e il presidente dell’associazione di categoria commentano il decreto del Governo per aiutare famiglie e imprese nella crisi coronavirus. La richiesta per i sindaci è di evitare di scaricare sulle aziende eventuali penali o sanzioni per ritardi negli appalti

Imprese assetate di liquidità«I 25 miliardi messi in campo dal Governo con il decreto Cura Italia rappresentano un’indispensabile misura per sostenere famiglie, lavoratori e imprese, ma, a nostro giudizio, non saranno comunque sufficienti». Lo ha dichiarato il direttore della Cna di Ravenna, Massimo Mazzavillani. Che aggiunge: «I segmenti economici che rischiano di più sono quelli più diffusi: lavoro autonomo e piccole imprese, la spina dorsale della nostra economia».

Cna chiede che gli interventi a favore delle imprese vengano indirizzati con maggiore incisività a favore del lavoro autonomo, delle attività di minore dimensione e delle filiere – turismo, trasporti, ristorazione, cinema e cultura – che più di altre stanno già subendo il blocco totale delle attività  e degli incassi. «Non possiamo che considerare il decreto come l’inizio di misure più durature e robuste che diano maggiore liquidità alle imprese a partire dalla riduzione dei carichi fiscali e contributivi innalzando la soglia dei due milioni di ricavi per la sospensione dei pagamenti».

Mazzavillani sottolinea che l’associazione di categoria si è attivata anche nei confronti delle istituzioni locali affinché mettano in campo tutte le possibili misure per il sostegno delle imprese attraverso la predisposizione di tutti i necessari accorgimenti, anche ricorrendo alla rivisitazione dei propri bilanci di esercizio.

Pierpaolo Burioli, presidente della Cna di Ravenna: «Abbiamo anche affrontato il delicato tema degli appalti pubblici chiedendo a tutti i sindaci del nostro territorio provinciale di monitorare attentamente tutte le questioni collegate ai possibili slittamenti dei tempi di consegna dei lavori a seguito dello stato emergenziale a cui tutti siamo soggetti, evitando quindi di scaricare sulle imprese eventuali penali o regimi sanzionatori contrattualmente previsti».

Il presidente auspica un intervento dell’Ue: «Mai come in questo momento, è necessario che l’Europa, di fronte ad un dramma comune a tutti gli Stati membri, sappia costruire risposte di grande respiro sul piano delle risorse, della ricerca e delle regole a partire dall’immediata sospensione del Patto di Stabilità, per proteggere e rilanciare il nostro continente. Serve una sorta di piano Marshall europeo che, facendo tesoro delle esperienze passate, sia capace di mobilitare investimenti pubblici e privati. È un banco di prova che può rafforzare la fiducia e il ruolo dell’Unione Europea o decretare la fine del sogno dei padri fondatori se dovessero prevalere gli egoismi e le chiusure».

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