Aggressioni al personale sanitario: il sindacato chiede telecamere e formazione

La Fp Cgil: «Sensibile aumento dei fenomeni denunciati». La Regione studia appositi protocolli per quando arrivano in ospedale persone in stato di alterazione psicofisica

Ospedale Corsia 680x365 CLa Cgil chiede contromisure all’Ausl Romagna per arginare le aggressioni al personale sanitario. Il sindacato ritiene che sia necessario avviare subito un tavolo con l’azienda pubblica che riguardi sia la contrattazione integrativa, con accordi di videosorveglianza, che personale ad hoc formato nelle sedi opportune.

«Il fenomeno della violenza nei luoghi di lavoro – ricorda la Fp Cgil – è oramai riconosciuto, fin dal 2002, come un importante problema di salute pubblica. In Sanità si registra un sensibile aumento dei fenomeni denunciati, anche se tuttora sottorappresentato, in quanto in prevalenza sono denunciati i soli casi che producono lesioni agli operatori. Denunciare il fenomeno sulle testate giornalistiche e dare risposte emergenziali, con l’istituzione di fondi Regionali per il ripristino del servizio di Polizia all’interno delle strutture sanitarie (come era negli anni 90), non risolvono un fenomeno individuato come un problema di salute pubblica».

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Allo stesso tempo la Fp Cgil ritiene prioritario spingere sull’attuazione di modelli organizzativi dei punti più esposti, come Pronto Soccorso, punti di primo intervento, e reparti di psichiatria, evitando che il personale si trovi isolato nella prima fase di attesa del paziente o famigliare, attivando sistemi di presa in carico Doctor to patient e non viceversa, con Equipe preparate per codici di intervento. «Tale riorganizzazione, in particolare del Pronto Soccorso, dovrà avvenire tramite una proficua concertazione, attraverso l’utilizzo dei fondi regionali stanziati»

L’intenzione del sindacato è quella di proporre la «costituzione di una Commissione paritetica (azienda e sindacati) con lo scopo di elaborare programmi di prevenzione alla violenza e l’istituzione di un team di persone formate per la gestione di situazioni critiche, attraverso: mediazione dei conflitti; diffusione di una politica di tolleranza zero verso atti di violenza; incoraggiamento del personale a segnalare prontamente gli episodi subiti e a suggerire le misure per ridurre o eliminare i rischi, anche con specifici momenti formativi; facilitando il coordinamento con le autorità di pubblica sicurezza. Tutto questo perché riteniamo che affrontare situazioni di violenza, riconosciute come un importante problema di salute pubblica, con strumenti utilizzati per problemi di ordine pubblico non raggiunga l’obiettivo di azzerare gli atti di violenza».

Sergio Venturi

L’assessore regionale Sergio Venturi

Intanto la Regione nei prossimi scorsi ha annunciato l’intenzione di stilare un protocollo per  ridurre il rischio di aggressioni sul luogo di lavoro per i medici, infermieri e operatori sanitari. A proporlo l’assessore alla Salute, Sergio Venturi: «Le aziende sanitarie hanno già un tavolo, avviato un anno fa, con la psichiatria e le forze di polizia con cui stanno facendo un ottimo lavoro all’interno delle Rems. Stiamo sviluppando insieme un ragionamento che oggi abbiamo deciso di ampliare anche ai pronto soccorso, dove assistiamo a un incremento significativo di infortuni sul lavoro causati da atti di terzi. Il tema centrale è incentivare gli operatori a presentare le querele in caso di aggressioni verbali o fisiche, perché hanno un importante effetto di dissuasione; valutare la possibilità di aumentare la presenza di telecamere all’interno degli ospedali; finanziare interventi di formazione diretta sul personale, che noi ci siamo impegnati a finanziare».

Infine, «saranno messi a punto- conclude Venturi- protocolli che possano essere attivati nei particolari momenti in cui arrivano in ospedale persone in particolari condizioni psico-fisiche garantendo, ad esempio, la presenza della pattuglia nella zona dell’ospedale».

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