Colpo notturno a Mezzano poi fuga rocambolesca fino a Rimini dove venne fermato uno dei componenti
I carabinieri di Ravenna hanno arrestato sei persone, una donna e cinque uomini di età comprese fra 21 e 48 anni, per l’assalto notturno al bancomat dell’Unicredit di Mezzano il 12 settembre scorso. La banda utilizzò la cosiddetta tecnica della marmotta: si pratica un foro nello sportello per riempire il vano di gas e poi si fa esplodere.
I malviventi vennero scoperti in flagrante dai militari che stavano indagando sulla banda del bancomato. La banda si è data alla fuga ingaggiando un inseguimento con le vetture dell’Arma fino a Rimini dove, nei pressi dell’abitazione della donna che è risultata essere la basista, venivano fermati e uno di loro arrestato non dopo aver invano tentato anche lo speronamento di una delle auto di servizio dei militari.
In particolare, il controllo consentiva di recuperare e restituire ai legittimi proprietari: la refurtiva in denaro appena asportata, costituita da oltre settemila euro in contanti; il veicolo utilizzato per compiere il furto con scasso, individuato in un’Alfa Romeo Giulietta rubata per lo scopo a Godo di Russi la stessa notte. Venivano sequestrati una delle autovetture utilizzate per la fuga e numerosi attrezzi da scasso e indumenti per il travisamento.
Il gip del tribunale di Ravenna ha emesso sei ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di una 33enne campana, da tempo residente a Rimini, e 5 foggiani di età comprese tra 21 e 48 anni, tutti ritenuti responsabili a vario titolo e in concorso tra loro di furto pluriaggravato e di detenzione e porto in luogo pubblico di sostanze esplodenti. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nel corso della serata di ieri, 28 settembre, tra Rimini e Forlì.
Tuttora in corso ulteriori accertamenti al fine di appurare il coinvolgimento dei prevenuti in analoghi episodi di furto con esplosione ai danni di sportelli bancari occorsi in zona prima e dopo il lockdown.
Sette nuovi casi di coronavirus in provincia di Ravenna, registrati nel consueto bollettino quotidiano, aggiornato alle 12 di oggi, 29 settembre. Tutti sono in isolamento domiciliare, tre gli asintomatici. Su sette nuovi contagi, ben cinque fanno riferimento a un unico nucleo familiare, mentre i restanti due casi sono rientri dall’estero (Romania e Francia).
In provincia di Ravenna i pazienti ancora in malattia (i cosiddetti casi attivi) sono 303 su 1.799 contagi totali (89 in meno rispetto al 21 settembre); di questi pazienti 17 sono ricoverati e 286 in isolamento domiciliare (di questi ultimi 188 asintomatici).
Il bollettino regionale del 29 settembre. Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna sono stati registrati 35.210 casi di positività, 97 in più rispetto a ieri, di cui 42 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 38 anni.
I tamponi effettuati sono 10.580, per un totale di 1.166.500. A questi si aggiungono anche 2.905 test sierologici.
I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 4.710 (+25 rispetto a ieri).
Le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 4.492 (+23 rispetto a ieri), il 95% dei casi attivi. I pazienti in terapia intensiva sono 14 (-1 rispetto a ieri), quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 204 (+3 rispetto a ieri).
Le persone complessivamente guarite hanno raggiunto quota 26.016 (+70 rispetto a ieri): 8 “clinicamente guarite” (stabili rispetto a ieri), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 26.008 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.
Si registrano purtroppo due decessi nel territorio emiliano-romagnolo: un uomo di 65 anni della provincia di Bologna e una donna di 78 anni della provincia di Parma.
Questi i casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 5.039 a Piacenza (+5, di cui 3 sintomatici), 4.297 a Parma (+9, di cui 3 sintomatici), 5.795 a Reggio Emilia (+12, di cui 5 sintomatici), 4.904 a Modena (+14, di cui 9 sintomatici), 6.278 a Bologna (+21, di cui 17 sintomatici), 582 a Imola (invariato), 1.449 a Ferrara (+7, nessun sintomatico), 1.799 a Ravenna (+7, di cui 4 sintomatici), 1.361 a Forlì (+6, di cui 3 sintomatici), 1.123 a Cesena (+9, di cui 6 sintomatici), 2.583 a Rimini (+7, di cui 5 sintomatici).
Prenotazione obbligatoria al ristorante, dibattiti politici con parlamentari, sindaco e presidente della Regione
Si chiama “Tornare insieme” ed è la nuova festa dell’unità al Pala De André di Ravenna, in versione Covid, dall’1 al 6 ottobre.
«Questa non è la festa come l’abbiamo conosciuta finora – ha commentato il segretario del Pd Alessandro Barattoni –; le sale potranno ospitare un numero limitato di persone e sarà necessario seguire tutti i protocolli di sicurezza. È un esperimento che arriva alla fine di una cinquantina di appuntamenti nella provincia. Ci sono state varie iniziative, dalle cene ai dibattiti, alla presentazione di libri, dove il Partito Democratico ha dimostrato di poter continuare a svolgere incontri tornando insieme alla gente anche con modalità differenti».
Le iniziative politiche, ha spiegato ancora Barattoni, si affiancheranno alla parte dedicata alla ristorazione. «Dopo aver archiviato con successo le elezioni amministrative di Faenza – ha dichiarato il segretario –, vogliamo affrontare insieme le nuove sfide. Ci saranno infatti incontri con i nostri parlamentari, i consiglieri e assessori regionali, il presidente Bonaccini e il sindaco di Ravenna».
Durante la presentazione della rassegna è intervenuta anche la vicesegretaria regionale del Pd, l’assessora ravennate Ouidad Bakkali. «Questa iniziativa – ha detto – viene organizzata dopo tante piccole esperienze di riapertura in cui abbiamo sperimentato le procedure che sono alla base della ripartenza. Quando si riattiva una comunità si riattiva la volontà di tornare insieme e confrontarsi: è un atto di democrazia. I cittadini ci chiedono di essere alla guida del rilancio del Paese ed è il momento di ritrovarci con i nostri militanti e i cittadini che vogliono ascoltare le voci dei nostri rappresentanti politici».
Il programma degli incontri (ore 20.30): giovedì 1 ottobre sul palco gli stessi Bakkali e Barattoni; il giorno dopo si parla di porto con i parlamentari del Pd Davide Gariglio e Alberto Pagani e, tra gli altri, il presidente della Compagnia Portuale di Ravenna Luca Grilli; sabato 3 ottobre sarà la volta del presidente della Regione Stefano Bonaccini; il 4 il senatore Stefano Collina; il 5 i consiglieri regionali Manuela Rontini e Gianni Bessi e l’assessore regionale Andrea Corsini; il 6 giornata di chiusura con l’intervista al sindaco De Pascale.
Dalle 19 sarà attivo il ristorante con menù di pesce e carne.
I sindacati denunciano anche scorrettezze nella gestione della cassa integrazione: «Molti sono da tempo a zero ore»
Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, insieme alle Rsu proclamano lo stato di agitazione di tutti i lavoratori della Cmc (sede di Ravenna) «riservandosi ulteriori iniziative nel caso non ci fossero risposte adeguate».
La discussione e il confronto con i lavoratori nel corso di una recente assemblea hanno infatti evidenziato – secondo i sindacati – una situazione di “forte criticità in merito alla gestione della cassa integrazione” e di “forte preoccupazione per la mancanza di un progetto futuro per la cooperativa”.
Il percorso partito a dicembre 2018 con la crisi finanziaria della Cmc per arrivare all’omologa del concordato in continuità, con il decreto del tribunale di Ravenna di fine maggio 2020, «è stato lungo e complicato con l’impegno e i sacrifici di tutti i soci e i lavoratori, principalmente per l’ampio utilizzo della cassa integrazione», ricordano Cgil, Cisl e Uil.
«Oggi dopo 4 mesi dal raggiungimento di questo importante traguardo, di cui si dà merito alla cooperativa – sottolineano i sindacati nella nota inviata ai giornali –, non si vede quel cambio di passo che si ritiene necessario per il futuro e per il rilancio della cooperativa, anzi diverse problematiche sono diventate non più rinviabili nella propria risoluzione». In particolare i lavoratori lamentano che nella gestione della cassa integrazione – che attualmente coinvolge più della metà delle ore lavorabili – non vengono rispettati i criteri della rotazione; molti lavoratori sarebbero collocati da diverso tempo a zero ore. Inoltre «gli incontri sindacali, per il confronto e la correzione degli squilibri della cassa, risultano per la volontà di gestione unilaterale della cooperativa inutili e frustranti».
«Quello che preoccupa maggiormente – termina la nota dei sindacati – e su cui si chiede l’attivazione di un serio confronto di merito è l’avvicinarsi della scadenza degli ammortizzatori sociali e la mancanza di un piano industriale e di un progetto per il rilancio della Cmc».
Si tratta del prolungamento di quello già esistente per i binari. Un intervento di Rete Ferroviaria Italiana
Il cantiere dei lavori per il prolungamento del sottopasso con la nuova pensilina
Dopo anni di attese (le prime previsioni erano quelle di vederlo completato già entro la fine del mandato di Fabrizio Matteucci, nel 2016) apre il sottopassaggio ciclo-pedonale che a Ravenna collegherà il centro storico con la darsena di città. Si tratta del prolungamento del sottopasso dei binari, che ora parte quindi da piazza Farini per “sbucare” di fronte al canale, rendendo così di fatto la stazione ferroviaria “bifronte”.
L’inaugurazione è in programma domani, mercoledì 30 settembre (ore 10), alla presenza del sindaco Michele de Pascale, dell’assessore regionale Andrea Corsini e di rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs Italiane), che ha realizzato l’intervento.
Interverrà anche il dirigente della Soprintendenza Giorgio Cozzolino, che ha partecipato attivamente ai lavori, essendo stati ritrovati reperti archeologici, che – è stato dichiarato in passato – saranno valorizzati.
Alcune riflessioni di Lina Taddei sulle vignette che stanno facendo discutere sui social
Lina Taddei
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento dell’avvocato Lina Taddei, referente del Pd sul tema Immigrazione, che vuole aprire una riflessione (a titolo prettamente personale) sul caso delle vignette ritenute da molti di stampo razzista pubblicate su alcuni libri per le scuole elementari, di cui si è dibattuto molto in questi giorni sui social.
In particolare sono due le vignette incriminate: entrambe hanno come oggetto bambini dalla pelle nera, a corredo di storie che vorrebbero parlare del rapporto tra bimbi e dell’intercultura.
«Ho riflettuto cercando di andare oltre la reazione immediata – scrive Taddei –, di contestualizzarle rispetto ai testi medesimi, ho ascoltato e letto volentieri anche le analisi e valutazioni di persone attente e competenti. Parto dalla vignetta del bambino che parla un italiano disarticolato: “Quest’anno io vuole parlare italiano bene”, dice. La realtà, di bambini o adolescenti che arrivano in Italia già in età scolare e non conoscono l’italiano, come anche di bambini nati in Italia da genitori di origine straniera (e che semmai hanno sempre e solo parlato in casa la lingua del paese di origine dei genitori) – dunque non solo neri – esiste e non va negata, ma è molto più complessa di una vignetta che rischia, per stereotipo, di inquadrarla nel solito messaggio del nero che parla in modo disarticolato così come di estenderla oltre quella realtà, ad ogni bambino dalla pelle “non chiara”! Se il messaggio che si voleva trasmettere era la voglia del bambino di imparare la lingua italiana per sentirsi “parte” della comunità scolastica, era auspicabile, piuttosto, “farglielo” dire nella sua lingua, di qualunque provenienza fosse, e non chiuderlo in un cliché che può rimanere oltre la vignetta. Viceversa, al di là delle difficoltà iniziali, molti di quei bambini diventano poi insegnanti dei loro stessi genitori, soprattutto di molte madri che spesso hanno poco tempo ed occasione di parlare italiano o partecipare a Corsi di lingua fin quando rimangono nelle “mura” domestiche ad assolvere ai compiti familiari. Parlano i dialetti, crescono e convivono con i loro coetanei. Utilizzare in quella vignetta la lingua conosciuta dal bambino non sarebbe stato un negare la realtà – e cioè anche di molti bambini che necessitano inizialmente di un sostegno linguistico ( e a mio avviso, in alcuni casi ci sarebbe bisogno di investire all’interno della Scuola in molta più mediazione culturale con i genitori) perché non parlano o parlano male l’italiano, ma mettere in evidenza parte del loro “patrimonio” e così arricchire quello dei compagni di classe».
«Che dire poi – continua Taddei – della vignetta in cui un bambino dice alla bambina “sei sporca o sei tutta nera?”? La frase ad una prima lettura annichilisce, è un tuffo al cuore. A ben pensarci poi, potrebbe in parte rispecchiare talune situazioni, reazioni spontanee. Avevo appena quattro anni quando, sulla spiaggia nei nostri lidi, rimasi immobilizzata alla vista di una bambina dalla pelle scura e puntando il dito dissi “è nera”. Questo stupore, quasi naturale, avviene però anche a contrariis, come non ricordare l’immagine nel film “Tolo Tolo” in cui un Checco Zalone si ritrova in un villaggio in Africa e viene attorniato dai bambini che ridono nel vederlo, bianco come un “cencio”, provare per credere. Sono passati però oltre quarant’anni da quell’episodio sulla spiaggia romagnola e di questi tempi e nell’attuale società italiana, è difficile che un bambino della Scuola Primaria non abbia mai visto un bambino nero tanto da rimanerne stupito alla vista, come può avvenire ad età inferiore! Del pari, la storia citata e collegata alla vignetta interessata è tratta da un testo di Lucia Tumiati del 1995».
«Non parlo di razzismo – termina la nota –. Credo però, nel complesso, che si sia persa un’occasione per andare oltre, la realtà è molto più complessa di quanto si possa sintetizzare in una vignetta o in una storiella peraltro molto datata. Se vogliamo insegnare ai bambini a rispettare l’altro, chiunque sia, il messaggio e la modalità migliore forse è quella di esaltarne “patrimoni”, raccontare della convivenza tra persone e soprattutto tra bambini in modo naturale, spiegar loro le “differenze” andando oltre l’utilizzo di vecchi stereotipi che rischiano di fissarli e incorniciarli in cliché molto sgradevoli. E in questo, la Scuola e le Istituzioni tutte, nell’educare i piccoli cittadini dell’oggi e del domani, hanno una responsabilità enorme e più attento deve essere lo studio, l’approfondimento, l’aggiornamento di queste tematiche e, forse più di tutte, la sensibilità. “La constatazione del progressivo impoverimento o decadimento dell’analisi e della riflessione, quindi del linguaggio e del lessico, anche in ambienti antirazzisti” per usare le parole dell’antropologa Annamaria Rivera, autrice del testo “Il circolo vizioso del razzismo : la continuità, il salto all’estremo” ( Fabrizio Serra Editore, 2019) e di “Razzismo. Gli atti, le parole, la propaganda” (Dedalo, 2020), d’altronde non può che sollecitarci dunque ad una continua riflessione e attenzione sui temi della convivenza e dell’intercultura ed all’uso delle parole per “descriverla”».
“Frocio” sulla porta dell’agenzia di Ciro Di Maio. Solidarietà del sindaco: «Da parte di tutta la nostra comunità»
Qualcuno ha imbrattato con la scritta “Frocio” la porta dell’agenzia di cui è titolare Ciro Di Maio, presidente di Arcigay Ravenna.
A denunciare l’attacco omofobo lo stesso Di Maio con un post su Facebook, in cui parla di «una vigliaccheria alquanto bassa, perchè non può non essere vigliacca la persona che con il favore delle tenebre, nascondendosi nel silenzio notturno, ti scrive sulla porta una parola per recarti offesa».
«Io ci metto la faccia – ha continuato Di Maio, che ha trovato la scritta alle 8 di lunedì mattina, 28 settembre – perché ci credo nel fatto che l’omobitransfobia sia da condannare, perché non provo vergogna per quello che sono e per quello in cui credo, perché non essere eterosessuali non è una cosa per cui nascondersi! La scritta sta là. La vedete, non ho fretta di cancellarla perché non ho paura. E non ho paura perché so che questo non è il pensiero della mia città, come altre volte ho dichiarato. Continua ad esistere una minoranza di persone, di mele marce, che pensano di intimorire così il prossimo, ma so bene che questo non è il pensiero della comunità ravennate. So bene che la mia città è vicina a me quanto è vicina alle vittime di atti di omobitransfobia. Una legge contro l’omobitransfobia, come quella in discussione in questo periodo non è solo opportuna, è proprio necessaria! Quando si arriva a colpire una persona nella sua sfera personale, per intimorirla, si tratta di un attacco a tutta la comunità che questa persona sta rappresentando. Ringrazio le persone che mi hanno già mostrato solidarietà, la vostra presenza è preziosa. Meglio “frocio” che fascista!».
E solidarietà è arrivata a Di Maio già da tante persone e istituzioni. Tra i primi, la lista Ravenna in Comune, e poi quella del presidente nazionale di Arcigay. «Fa male, fa tanta rabbia, mette sconforto – dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay –. Perché essere una persona lgbti visibile in questo Paese ha dei costi, in termini di opportunità, di discriminazioni, perfino di insulti e di violenze. Non può e non deve essere così. Lo ripetiamo a gran voce: serve una legge efficace contro l’omotransfobia e serve rapidamente, senza tagli o compromessi al ribasso. Serve perché quella legge sarà solo un argine, ma un argine, in questo momento in cui l’onda d’odio non si ferma e sembra quasi ingrossarsi, è fondamentale».
Solidarietà anche da parte del sindaco di Ravenna, Michele de Pascale. «Siamo davanti a un gravissimo episodio di omofobia – ha dichiarato in una nota inviata alla stampa –. Aggressioni di questo tipo non sono tollerate e vanno denunciate e condannate duramente. Tutta la nostra comunità esprime piena solidarietà e vicinanza a Ciro Di Maio».
Due nuovi casi negli istituti del Ravennate. Nessun provvedimento nella classe del ragazzo più grande
Altri due contagi da Covid-19 nelle scuole del Ravennate. Si tratta di un bambino di una materna e di uno studente di una scuola media.
I casi sono emersi a seguito della cosiddetta attività di “contact tracing” dell’Igiene pubblica dell’Ausl di Ravenna, che – considerando l’età dei bambini coinvolti (3-6 anni) – ha deciso di mettere in isolamento l’intera sezione del paziente più piccolo, così come le 2 educatrici. Tutti dovranno essere sottoposti a tampone.
Nel caso della scuola media, invece, l’Ausl ha riscontrato il rispetto delle disposizioni anti Covid e ha quindi deciso di far continuare regolarmente le lezioni in presenza, senza riscontrare la presenza di alcun “contatto stretto”. Tutti, però, sono stati sottoposti a tampone, “a scopo prevalentemente conoscitivo”.
Corsini fa il punto della situazione e invita i ragazzi a non salire tutti sul primo mezzo, ma ad aspettare quelli di potenziamento
Ressa sugli autobus a Ravenna in questi giorni di ripresa della scuola, in una foto postata sui social
«Sugli autobus della regione è generalmente rispettato il limite dell’80 percento della capienza e le segnalazioni di sovraffollamento sono spesso il frutto di una percezione non sempre realistica, a cui si aggiunge una complessiva tendenza a non sfruttare correttamente i mezzi di potenziamento messi a disposizione». È il commento dell’assessore alla Mobilità della Regione, il ravennate Andrea Corsini, dopo due settimane di scuola.
«Purtroppo – spiega Corsini –, abbiamo notato che i ragazzi in generale tendono a salire sul primo bus, anche se dopo pochi minuti ne arrivano altri che restano semi vuoti. Per continuare a migliorare il servizio è necessaria quindi la collaborazione di tutti: la Regione è in prima linea, pronta a intervenire laddove dovessero emergere delle criticità, e continua a impegnarsi per garantire un servizio sempre più puntuale, ma l’appello che rivolgo alle studentesse e agli studenti è di fare la loro parte continuando a usare sempre la mascherina».
Corsini traccia un bilancio positivo quindi dopo il tavolo tecnico con le agenzie e le aziende dei trasporti convocato in Regione.
«Nonostante la generale difficoltà legata agli orari ancora provvisori delle scuole che costringe le aziende dei trasporti a ripianificare continuamente la distribuzione dell’offerta per tamponare in tempi record le uscite degli studenti con corse extra – spiega la Regione in una nota inviata alla stampa –, su tutto il territorio regionale si registra un’offerta adeguata, con autobus che viaggiano a capienza regolare e con molte corse di rinforzo negli orari di massimo afflusso, erogate anche da mezzi di trasporto privati, e spesso non adeguatamente sfruttate».
Il prossimo tavolo tecnico è in programma tra circa 20 giorni quando l’offerta complessiva del servizio sarà riprogrammata e ulteriormente potenziata a fronte dell’entrata in vigore dell’orario scolastico definitivo.
Sono 13 i nuovi casi di coronavirus (di cui 6 asintomatici) registrati in provincia di Ravenna nelle ultime 24 ore (il dato è aggiornato alle 12 di oggi, 28 settembre). Nel dettaglio: 11 casi sono emersi come contatti di altri già noti, di cui 9 in ambito familiare; 1 è stato scoperto a seguito di tampone eseguito per ricovero ospedaliero dovuto ad altra patologia, 1 è invece legato a rientro dall’estero (Slovacchia).
Il bollettino della Regione. Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna sono stati registrati 35.113 casi di positività, 85 in più rispetto a ieri, di cui 36 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.
L’età media dei nuovi positivi di oggi è 37,6 anni.
Nessun nuovo decesso.
Per quanto riguarda la situazione nel territorio, il maggior numero di casi si registra nelle province di Bologna (20), Parma (15), Ravenna (13) e a Forlì (13).
I tamponi effettuati sono 5.095, per un totale di 1.155.920. A questi si aggiungono anche 2.096 test sierologici.
I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 4.685 (+3 rispetto a ieri).
Le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 4.469 (+3 rispetto a ieri), il 95% dei casi attivi. Stabile il numero dei pazienti in terapia intensiva: 15. Invariato anche quello dei pazienti ricoverati negli altri reparti Covid: 201.
Le persone complessivamente guarite hanno raggiunto quota 25.946 (+82 rispetto a ieri): 8 “clinicamente guarite” (stabili rispetto a ieri), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 25.938 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.
Questi i casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 5.034 a Piacenza (+4, di cui 3 sintomatici), 4.288 a Parma (+15, di cui 12 sintomatici), 5.783 a Reggio Emilia (+9, di cui 6 sintomatici), 4.890 a Modena (+8, di cui 4 sintomatici), 6.257 a Bologna (+20, di cui 10 sintomatici), 582 a Imola (invariato), 1.442 a Ferrara (invariato), 1.792 a Ravenna (+13, di cui 7 sintomatici), 1.355 a Forlì (+13, di cui 5 sintomatici), 1.114 a Cesena (+1 sintomatico), 2.576 a Rimini (+2, di cui 1 sintomatico).
Il sindaco di Ravenna ha parlato in quanto presidente dell’Upi: «No a richieste disomogenee, non sprechiamo un’occasione unica»
«Il Governo e il Parlamento insieme indichino qual è la strategia nazionale entro cui realizzare i progetti sui territori e stabiliscano quanta parte delle risorse destinare ad ogni grande tema. All’interno di questa strategia nazionale, Regioni, Province e Comuni attueranno il Piano riportando gli investimenti sul territorio. Se invece il Piano sarà costruito sulle richieste disomogenee che arriveranno da tutto il Paese, non ci sarà nessuna strategia e le ricadute dal punto di vista economico e sociale saranno del tutto insignificanti». Lo ha detto il presidente dell’Upi (l’unione delle Province), il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, intervenendo in audizione sull’utilizzo del Recovery Fund, sottolineando come «parcellizzare queste risorse per tanti interventi diversi che rispondono più all’urgenza del momento e a logiche di campanile, significherebbe sprecare un’occasione preziosa quanto unica».
«Abbiamo la possibilità di lavorare per assicurare uno sviluppo equo e sostenibile in tutto il Paese, puntando su pochi, ma essenziali, obiettivi strategici. Per quanto riguarda le Province noi chiediamo che la scuola sia messa al centro del Recovery plan. Abbiamo l’occasione storica di recuperare dieci anni di mancati investimenti sulle scuole superiori e di assicurare ai 2 milioni e 500 mila studenti delle 7.500 scuole superiori di formarsi in strutture sicure dal punto di vista antisismico, efficienti dal punto di vista energetico, con laboratori all’avanguardia quanto alla strumentazione tecnologica e completamente digitali. Un progetto che porterebbe una crescita economica e sociale in tutto il Paese. C’è poi il tema delle infrastrutture, che rappresenta l’altro grande asse strategico per la ripresa dell’economia: noi proponiamo un grande piano di intervento sugli oltre 30.000 ponti in gestione, per garantirne la sicurezza ma anche per potenziare i collegamenti tra comunità e poli economici e industriali che rischiano altrimenti l’isolamento».
Quanto all’attuazione del Piano, de Pascale ha sottolineato come «per i progetti che interesseranno il patrimonio pubblico l’attuazione dovrà essere assegnata agli enti locali che ne hanno la gestione. Considerato che una delle richieste chiave che ci vengono dall’Europa è il rispetto dei tempi – ha aggiunto – riteniamo strategico che le risorse destinate per progetti relativi ad investimenti sul patrimonio di Province, Città metropolitane e Comuni siano assegnate direttamente agli enti competenti, senza passare dalle Regioni. Questo semplificherà le procedure, accelererà la tempistica e soprattutto garantirà un immediato controllo delle responsabilità sullo stato di avanzamento degli investimenti».
Al posto della pizzeria Nascosto, ecco l’Essenziale Bistrot
Riapre a Ravenna il locale sul retro del cinema Astoria, dove alcuni mesi fa aveva chiuso i battenti la pizzeria Nascosto.
Al suo posto inaugura ora l’Essenziale Bistrot, che proporrà aperitivi e cene, sfruttando anche la terrazza sul tetto, con una cura particolare verso i prodotti stagionali del territorio.
L’inaugurazione è in programma l’8 ottobre, dalle 18.30, e durante i primi dieci giorni di apertura verrà offerto un calice di vino per ogni piatto ordinato.
I titolari del Bistrot durante i lavori di allestimento della zona fumatori
Gli chef sono la romagnola Giulia Calderoni e Lorenzo Di Leo, originario dei Castelli Romani, con esperienza anche a Londra. «Una cucina, la nostra – scrivono sul loro sito, informando anche che saranno presenti sia piatti di pesce che di carne –, mediterranea, etica, che affonda le sue radici nella tradizione e che si obbliga a rispettarla, pur presentandosi in un aspetto nuovo, giovane e colorato».
Il Bistrot resterà aperto tutte le sere, dalle 18 con gli aperitivi e dalle 19.30 con la cena.