mercoledì
17 Giugno 2026

«Il consumismo aveva dimenticato i prodotti agricoli, ora l’approccio sta cambiando»

La riflessione di Raffaele Drei (Confcooperative): «Dalla pandemia la Romagna può uscirne valorizzata. L’emergenza sanitaria ha radicalmente cambiato lo stile dei consumi: la plastica è diventata una garanzia di sicurezza»

DreiconfcoopRaffaele Drei, presidente della cooperativa faentina Agrintesa, è il responsabile del comparto agricolo di Confcooperative Ravenna. Lo abbiamo contattato per chiedergli come si immagina il futuro del settore, già da tempo alle prese con importanti questioni legate ai cambiamenti climatici, una volta superata l’emergenza coronavirus.

La pandemia globale secondo molti osservatori potrebbe portare a una nuova riscoperata del mondo agricolo, una sorta di ritorno al passato dei consumatori, più attenti a quello che consumano e a come reperirlo. È d’accordo?
«Pur essendo in questo periodo, dal mattino alla sera, concentrati sulle problematiche del momento, non solo quelle legate al coronavirus, volendo provare a infondere anche un po’ di speranza, penso in effetti che in queste settimane stia cambiando l’approccio al consumo alimentare della nostra società, del cittadino medio, anche la percezione che l’opinione pubblica ha nei confronti del bene alimentare. Purtroppo la nostra società credo si stesse veramente dimenticando del valore dei generi alimentari, del bene agricolo e personalmente ho sempre provato abbastanza fastidio da un lato e preoccupazione dall’altro, da addetto ai lavori, per il fatto che non era solo una percezione ma un’attenzione da parte delle istituzioni e le normative pari pressoché a zero e via via calante al nostro mondo. Forse perché comunque la nostra società consumistica è sempre stata abituata a leggere l’articolo di giornale, dell’agricoltore in grande difficoltà, ma poi a trovare ugualmente di tutto nei supermercati, con ampi spazi di spreco. Con i prodotti agricoli che sembravano un po’ come l’aria che respiriamo, dati per scontato. Con questa pandemia, forse, si sta invece incominciando a prendere coscienza del valore che hanno».

Siccità AgricolturaIl virus cambierà anche il modo di lavorare nei campi?
«Il lavoratore agricolo, come tutti, dovrà pensare di lavorare più in sicurezza, a fronte di un rischio che in passato non c’era. Si dovranno prendere una serie di ulteriori adempimenti. E poi si continuerà con l’evoluzione che già era stata avviata verso un’agricoltura sempre più attenta all’ambiente, tecnologica e con strumenti che migliorino alcuni aspetti fondamentali, quali l’uso dell’acqua e la sicurezza alimentare. L’emergenza sanitaria ha radicalmente cambiato lo stile dei consumi. Fino a tre mesi fa per esempio c’era un demonio che si chiamava plastica, che oggi è invece diventato una garanzia di sicurezza. La percezione del consumatore su questo aspetto è stata stravolta. Credo che siamo tenuti a fare un esercizio di equilibrio, non è vero che era il demonio, se opportunamente riciclata, non è neanche vero che sia una garanzia. Ma sono tanti i comportamenti che repentinamente sono cambiati nell’approccio all’agricoltura e che condizioneranno il prossimo futuro. In Romagna io trovo in particolare un ulteriore elemento di positività: qui non si producono prodotti di “lusso”, ad altissimo valore aggiunto. La Romagna è per definizione popolare, nel turismo ma anche nel proprio modo di consumare, e credo che questo possa aiutarci nel momento in cui verrà rivalorizzata la logica dei consumi di generi alimentari, essenziali per la nostra vita».

Anche qui in questo periodo è scattata l’emergenza per la mancanza di manodopera nei campi?
«Purtroppo siamo un’isola “infelice”, nel senso che in provincia di Ravenna non mi risulta ce ne sia bisogno. A causa delle gelate tardive di inizio primavera abbiamo visto azzerare tante nostre produzioni. Circa l’80 percento delle produzioni estive. Una situazione che rasenta l’incredibile, storicamente mai verificatasi. La peggiore calamità che ci si poteva aspettare, da cui nessuno è stato risparmiato».

Healthy Dirty Agriculture Harvest 1268101Ma ci sono anche casi opposti, di prodotti raccolti nei mesi scorsi che non possono essere venduti per problemi logistici?
«Sono aumentate le difficoltà, questo sì. Credo non ci sarà dell’invenduto, ma la logistica, con il mondo dei trasporti stravolto anch’esso, è diventata molto più complicata, più costosa, con criticità organizzative».

Cosa ne pensa dei casi di caporalato che in questi giorni sono emersi anche in Romagna, in provincia di Ravenna, con extracomunitari sfruttati nei campi per 50 euro al mese?
«È un fatto che si commenta da solo. Gravissimo anche perché in Romagna ci eravamo sempre ritenuti terra di legalità. Credo, a tal proposito, che i cambiamenti economici e la crisi che vivremo necessitano di tanta lungimiranza da parte dei legislatori per studiare normative trasparenti e rispettose del lavoro delle persone. Più elasticità anche, magari per attrarre verso il nostro mondo chi faticherà a trovare ancora lavoro in comparti come quelli del turismo stagionale».

Cosa altro chiedete alle istituzioni?
«Di provvedere, attraverso modifica legge 102, a dirottare risorse con elasticità ad aziende agricole che oggi sono stremate. E, come in altri settori, un grande impegno sul tema della sburocratizzazione, ancor di più in questo periodo».

A Ravenna riapre il mercato contadino, nella nuova sede del parco di via Vicoli

Si terrà nei pomeriggi di lunedì e giovedì nella pista di pattinaggio, con accessi scaglionati

Red Tomatoes 1367243Giovedì, 30 aprile, sarà riaperto il mercato contadino di Ravenna, solitamente collocato in piazza della Resistenza, nei giorni di lunedì e giovedì, e in viale Farini il martedì.

Considerata la necessità di un accesso regolamentato, in modo da consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro, è stata scelta dalle istituzioni come nuova sede la pista di pattinaggio all’interno dell’area recintata del parco Strocchi, nella zona di via Vicoli, dove si riuniranno gli operatori di entrambi i mercati nei pomeriggi di lunedì e giovedì, dalle 15,30 alle 19,30.

L’accesso dei clienti, che avverrà da via Ugo Foscolo, sarà regolamentato in modo da garantire il distanziamento.

Per far fronte all’emergenza sanitaria saranno inoltre garantiti un’ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani; utilizzo di mascherine e guanti “usa e getta” nelle attività di vendita; accessi regolamentati e scaglionati in funzione degli spazi disponibili, differenziando, dove possibile, i percorsi di entrata e di uscita.

La Polizia locale verificherà il regolare svolgimento delle attività di mercato e la definizione dei rapporti con le associazioni di volontariato che collaboreranno nel servizio di vigilanza.

Sanità, dal 28 aprile in Emilia-Romagna riparte l’attività ordinaria: ecco le regole

Graduale riavvio delle prestazioni programmabili e non urgenti tra cui visite, esami e ricoveri programmati. Le aziende dovranno mantenere disponibili almeno il 30 percento dei letti aggiunti in Terapia intensiva

ospedale, ausl genericaIn tutta l’Emilia-Romagna dal 28 aprile sono di nuovo consentite alcune prestazioni programmabili e non urgenti da parte delle strutture del sistema sanitario pubblico e privato che erano state sospese a causa dell’epidemia. L’emergenza coronavirus non è finita, ma la Regione iniziare a far tornare gradualmente la sanità alla normalità. Lo ha stabilito la giunta Bonaccini nella seduta di oggi pomeriggio, 27 aprile, approvando anche le linee guida a cui le aziende sanitarie dovranno fare riferimento per la riprogrammazione delle agende e delle prenotazioni (sospese e nuove), a partire dai ricoveri programmati e dall’attività ambulatoriale e territoriale, comprese visite ed esami.

Mentre la graduale riapertura delle attività di ricovero programmato vale per tutti (ma con la necessità di effettuare gli accertamenti indispensabili preliminarmente al ricovero), le prestazioni ambulatoriali potranno in questa fase rivolgersi ai soli cittadini emiliano-romagnoli. Ciò fino a quando non saranno rimosse dal Governo le limitazioni alla circolazione e solo nel caso in cui la rimozione riguardi anche gli spostamenti fra regioni diverse.

Le indicazioni sulle misure da adottare per riprogrammare le attività di ricovero sono valide per tutte le strutture dell’Emilia-Romagna che erogano prestazioni sanitarie: pubbliche, in regime istituzionale e libero professionale intramoenia, private accreditate, private non accreditate, studi medici e studi professionali. Quelle relative alla ripresa delle attività ambulatoriali sono valide per tutti nei principi di base, tenuto conto però delle specificità di alcune attività pubbliche o private convenzionate (come ad esempio la presa in carico delle patologie croniche e lo screening). In ogni caso si punta a mantenere e sviluppare le numerose e positive esperienze di telemedicina e teleconsulto che si sono sviluppate su tutto il territorio regionale.

Le aziende dovranno prevedere di mantenere liberi e disponibili, per prudenza, almeno il 30 percento dei letti che sono stati aggiunti nei reparti di Terapia intensiva da inizio emergenza.

Per quanto riguarda i ricoveri programmati, nell’ambito delle liste di attesa, per singola disciplina devono essere identificati gli interventi “non procrastinabili” in relazione a: classe di priorità (a partire dai pazienti già in lista per interventi di alta priorità, classe A, o quelli di classe B, per i quali sono già trascorsi i 60 giorni di attesa); patologia (con priorità per i pazienti oncologici); condizione clinica (pazienti in evoluzione negativa/aggravamento). I casi dovranno comunque essere valutati in relazione allo specifico quadro clinico.

Relativamente alla ripresa dell’attività ambulatoriale e territoriale, il recupero dell’attività sospesa dovrà porre particolare riguardo alle prestazioni collegate alla presa in carico di pazienti con patologie croniche o malattie rare. Mentre sul fronte della chirurgia ambulatoriale, l’indicazione è ancora quella di posticipare tutti gli interventi programmati il cui esito a breve/medio termine non abbia sostanziale impatto sulla qualità della vita della persona.

Rimane sospesa la possibilità di accedere ai punti prelievo direttamente senza appuntamento, pertanto le Aziende dovranno valutare l’opportunità di estendere l’orario di esecuzione dei prelievi fino alla tarda mattinata per meglio distribuire gli accessi programmati. Per il momento restano sospese le visite di medicina dello sport per l’idoneità sportiva agonistica, di cui si valuterà la ripresa sulla base delle future disposizioni nazionali riguardanti le attività sportive. Il documento fornito alle Aziende riporta dettagliatamente anche le modalità per la ripresa dei servizi dei Consultori e dei Dipartimenti di salute mentale e dipendenze patologiche.

Per quanto riguarda le vaccinazioni per l’infanzia, dopo l’iniziale fase di limitazione delle vaccinazioni alle prime due dosi di esavalente (difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B, emofilo a tre e cinque mesi) pneumococco, menigococco B, rotavirus e alla prima dose di MPRV a 15 mesi, la ripresa del calendario vaccinale procederà secondo il calendario vaccinale regionale. con le indicazioni previste dal calendario vaccinale regionale, anche mediante la chiamata alle famiglie per tutte le vaccinazioni della prima infanzia e per il richiamo delle vaccinazioni a 5-6 anni.  Rispetto agli adulti, l’offerta vaccinale alle donne in gravidanza è stata garantita anche nella prima fase emergenziale; ora si stabilisce la graduale ripresa dell’attività vaccinale per i portatori di malattie croniche e l’effettuazione delle altre vaccinazioni indifferibili rivolte agli adulti.

Le Linee guida della Regione indicano come prioritaria la ripresa del programma di screening dei tumori della mammella, anch’essa sospesa a tutela dei cittadini. Prevista la graduale ripresa anche dello screening per i tumori del colon retto, e l’eventuale prosecuzione delle attività anche nel periodo estivo, quando normalmente tale attività viene ridotta o sospesa. Infine, per il programma di screening dei tumori della cervice uterina, è previsto il completamento dei trattamenti non ancora effettuati e la ripresa degli esami di approfondimento (secondo livello) che erano stati sospesi.

Contagi in calo, la Regione: «Chiederemo di far riaprire prima negozi e ristoranti»

Il Presidente Bonaccini al Governo: «Indicazioni chiare devono arrivare anche per l’infanzia»

Stefano BonacciniCommentando con soddisfazione i dati positivi della giornata di oggi, 27 aprile, il presidente della Regione Stefano Bonaccini lancia un appello al Governo.

«Nessuno di noi – scrive su Facebook – deve dimenticare come le misure adottate finora abbiano permesso di rallentare il contagio, a tutela della salute pubblica e delle persone. Non è quindi possibile un ‘liberi tutti’ generalizzato. Le persone hanno però dimostrato grande senso di responsabilità in questo lungo periodo di lockdown, allo stesso modo il senso di responsabilità di ciascun cittadino sono certo prevarrà nella fase che si sta per aprire, di convivenza col virus».

«Per questo – continua Bonaccini –, se l’andamento epidemiologico dovesse continuare a essere positivo, chiederemo al Governo di rivedere i tempi e le modalità di riapertura di quegli esercizi commerciali e di quelle attività (negozi, bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti, palestre, ecc.) che oggi, sulla base delle scadenze indicate ieri, vedono davanti a sé date ancora troppo lontane per la loro ripartenza, compresi i settori del turismo e della cultura. Così come indicazioni chiare dovranno arrivare su scuola e servizi per l’infanzia: a famiglie e genitori devono essere garantiti sostegno e servizi, soprattutto nel momento in cui si apprestano a poter tornare al lavoro».

Covid, un bilancio: in provincia di Ravenna 300 malati, 363 guariti, 179 sorvegliati

In una settimana quasi cento persone in meno risultano ancora contagiate

UnnamedLa Provincia di Ravenna fa il punto sulla situazione coronavirus: alle 12 di oggi, 27 aprile, i casi diagnosticati sono 970 (compreso l’unico nuovo caso emerso nelle ultime 24 ore), di cui 442 nel comune capoluogo e 125 a Faenza.

Le persone completamente guarite (con le 13 complessive delle ultime 24 ore) salgono a quota 363 (123 delle quali nell’ultima settimana) mentre i pazienti ancora malati sono 300 (95 in meno rispetto a lunedì scorso). Di questi, 103 sono ricoverati e 197 in isolamento domiciliare, di cui 118 asintomatici.

Sono 179, invece, le persone che restano in quarantena e sorveglianza attiva in quanto contatti stretti con casi positivi o rientrate in Italia dall’estero.

Infine, dall’inizio dell’emergenza si sono registrati 66 decessi considerando quelli avvenuti in provincia e quelli di ravennati morti altrove, con coronavirus.

Cordoglio per la morte dell’architetto Lorenzo Pezzele, ex assessore a Ravenna

È morto a quasi 88 anni. La sua mano nei piani regolatori del 1973 e 1983

Cna Ravenna
La sede della Cna di Ravenna, progettata da Pezzele

Cordoglio di sindaco e assessore all’Urbanistica del Comune di Ravenna per la scomparsa, a quasi 88 anni, dell’architetto Lorenzo Pezzele, «uomo di grande cultura e vivacità intellettuale», scrivono Michele de Pascale e Federica Del Conte.

Da assessore al’Urbanistica del Comune di Ravenna negli anni Settanta «ha saputo dare un’impostazione innovativa del Piano regolatore del 1973 e successivamente, da libero professionista e consulente operativo, di quello del 1983 – continua la nota di sindaco e assessora -. In particolare includendo tutto il territorio comunale, e quindi anche il forese, in una visione di insieme con uno sguardo più attento all’ambiente e alla valorizzazione del centro storico. Inoltre, esperienza quasi unica in Italia, diede impulso ad una pianificazione urbanistica cadenzata nel tempo. Una forte presenza e regolarità della pianificazione urbanistica che furono un carattere distintivo di Ravenna a livello nazionale. Fu sempre in contatto con molti esponenti dell’architettura italiana e in città sono diversi gli edifici che portano la sua firma». Tra cui le sedi di Cna e Confesercenti e la caserma dei vigili del fuoco.

«Con Lorenzo Pezzele scompare una figura di grande rilievo nella storia urbanistica della Ravenna del dopoguerra – scrive invece Alessandro Barattoni, segretario provinciale del Pd –. Fu assessore all’urbanistica dal 1970 al 1979, nelle prime giunte di sinistra, e diede un contributo significativo alla ideazione e gestione del Piano Regolatore Generale del 1973, che segnò una svolta netta  nel disegno della città e del territorio, introducendo decisive innovazioni in senso ambientalista, verso lo sviluppo del porto commerciale, verso una salvaguardia precisa del centro storico e un’attenzione mai prima riconosciuta al territorio del forese, attraverso la creazione di aree artigianali e di edilizia agevolata in molti centri che ne erano privi. Fu una stagione che segnò anche una singolare “regolarità urbanistica” col Piano del ’73 e poi dell’83 (che Pezzele seguì da libero professionista come consulente operativo) che ha sempre caratterizzato Ravenna. Lo ricordiamo anche  come iscritto al Pd, dopo una lunga militanza nel Pci e nel Pds/Ds. Porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia».

Coronavirus, solo un nuovo contagio e nessun decesso in provincia di Ravenna

 

In Emilia-Romagna dall’inizio della crisi sanitariasi sono registrati24.662 casi di positività al Coronavirus, 212 in più rispetto a ieri, ancora uno degli aumenti fra i più bassi registrati ultimamente. Le nuove guarigioni sono 283 (9.006 in totale). I test effettuati hanno raggiunto quota 164.979 (+3.051)

Ancora in calo i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi a oggi: -116 rispetto a ieri (12.225 contro 12.341).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi (27 aprile) sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi complessivamente arrivano a 8.498, -79 rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 247 (+ 2 rispetto a ieri). Diminuiscono quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-55).

Le persone complessivamente guarite salgono a 9.006 (+283): 2.575 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 6.431 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Si registrano 45 nuovi decessi: 26 uomini e 19 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna sono arrivati a 3.431.

I nuovi decessi riguardano 10 residenti nella provincia di Piacenza, 7 in quella di Parma, 4 in quella di Reggio Emilia, 2 in quella di Modena, 12 in quella di Bologna (nessuno nell’imolese), 5in quella di Ferrara, 5 nella provincia di Forlì-Cesena (due decessi nel forlivese). Nessun nuovo decesso nella provincia di Rimini,  in quella di Ravenna e da fuori regione.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 3.826 a Piacenza (75 in più rispetto a ieri), 3.112 a Parma (39 in più), 4.585 a Reggio Emilia (8 in più), 3.578 a Modena (16 in più), 3.827 a Bologna (34 in più), 364 le positività registrate a Imola (1 in più), 905a Ferrara (4 in più). In Romagna sono complessivamente 4.465 (35 in più), di cui 970 a Ravenna (1 in più), 877 a Forlì (9 in più), 665 a Cesena (9 in più), 1.953 a Rimini (16 in più).

Il sindaco sulla “fase 2” del Governo: «Troppe lacune su infanzia e turismo»

De Pascale su Rai Tre si dice insoddisfatto su due aspetti della ripartenza

Depascale MimandaraitreSta facendo molto discutere la cosiddetta fase 2 di ripartenza dopo il lockdown varata dal Governo e annunciata a grandi linee domenica sera dal premier Conte. Dopo le proteste delle associazioni di categoria ravennati di commercio e artigianato, va registrata anche la delusione mostrata dal sindaco di Ravenna Michele de Pascale in un’intervista andata in onda su “Mi manda Rai Tre”.

In particolare sono due i temi cari a De Pascale. Uno è quello che riguarda infanzia, adolescenti e scuola, temi del tutto assenti nel discorso di Conte, se non poi discussi grazie solo a una domanda dei giornalisti. «Ma il premier ha dato una risposta non sufficiente – ha detto De Pascale sulla Rai –, non possiamo pensare di tenere reclusi in casa i bambini fino a settembre…». Il sindaco nei giorni scorsi d’altronde aveva fatto discutere per la sua proposta-provocazione di riaprire scuole materne e nidi a partire dal 28 maggio.

E poi c’è la questione del turismo, comparto che ha bisogno, secondo De Pascale, di avere «risposte chiare su come poter riaprire». Ma anche in questo caso, il tema non è stato trattato dal premier. «Spero che il Governo sfrutti queste settimane per aprire interlocuzioni forti e poter poi pronunciare parole chiare», ha detto il sindaco.

Acconciatura ed estetica, Cna contro il Governo: «Così chiuderà un’impresa su tre»

Anche gli artigiani si lamentano per le tempistiche della cosiddetta fase 2

parrucchiere generica
parrucchiere generica

Non solo i commercianti, ma anche gli artigiani alzano la voce contro la cosiddetta fase 2 programmata dal Governo.

In particolare la Cna porta all’attenzione dell’opinione pubblica i settori dell’acconciatura e dell’estetica, per cui è stata prevista la riapertura dal premier Conte solo dal 1 giugno.

«Le forti preoccupazioni e il disorientamento di fronte a questa situazione di incertezza che hanno immediatamente attanagliato gli operatori di questo comparto – afferma Massimo Mazzavillani, direttore della Cna di Ravenna – erano state solo parzialmente mitigate dalla speranza di poter riaprire in tempi ragionevoli, e cioè agli inizi del mese di maggio e non ai primi di giugno. È opportuno evidenziare che anche prima della sospensione le imprese adottavano intransigenti misure igienico-sanitarie, in sintonia con le disposizioni predisposte dal Governo e dal Ministero della Sanità per evitare la diffusione del contagio, oltre ovviamente al rispetto delle norme e delle procedure igienico sanitarie previste dal Dlg 81 in materia di salute e sicurezza del lavoro e dai regolamenti di settore regionali. Dopo il clamoroso errore di escludere la categoria C3 dai risarcimenti per gli affitti dei locali, Cna si aspettava e si aspetta maggiore attenzione rispetto ai tempi di riapertura per queste imprese. In questo modo, invece, il settore va verso la chiusura di almeno un’impresa su tre, dando peraltro buona linfa all’abusivismo».

Pierpaolo Burioli, presidente della Cna di Ravenna, aggiunge che «in questi primi 50 giorni di chiusura sono stati studiati nuovi tempi e modalità di organizzazione per l’esercizio delle attività nei saloni: acquisto di dispositivi di sicurezza individuale e di materiali per la sanificazione dei locali, opportuni distanziamenti della clientela e organizzazione del lavoro su appuntamento, solo per citarne alcuni. In buona sostanza, le imprese dell’acconciatura e dell’estetica sono già pronte a ritornare al lavoro garantendo la salute e la sicurezza dei clienti, dei dipendenti e degli imprenditori. Procrastinare ulteriormente i tempi per la riapertura, così come deciso dal Governo, significa portare un colpo mortale al comparto, perché vuole dire, solo per il settore dell’acconciatura, una perdita di oltre il 40% dei propri incassi, che sale invece al 70% per il segmento dell’estetica. Nel nostro territorio provinciale le imprese artigiane del comparto dei servizi alla persona sono circa 1.100, 1.400 considerando il registro imprese. Numeri importanti ma che non creeranno particolari problemi relativamente agli eccessi degli spostamenti delle persone, in quanto equamente distribuiti sul territorio, né possono essere pericolosi relativamente a possibili assembramenti che saranno evitati tramite l’utilizzo obbligatorio degli appuntamenti».

Per queste ragioni Cna chiede che sia anticipata la data di riapertura di questo comparto, «definendo con urgenza protocolli e linee guida necessari allo svolgimento dell’attività. Ne va della vita di un’intera categoria pronta a fare la sua parte per la lotta alla pandemia senza però rischiare la chiusura o i licenziamenti del personale formato in questi anni».

«Lavoreremo subito – concludono Burioli e Mazzavillani – per far sì che questo decreto possa essere migliorato, decreto che peraltro scade il 17 maggio e che per questo ha ancora spazi di correzione. Di certo non lasceremo nulla di intentato per cercare di dare agli artigiani quella dignità che sino ad oggi non è stata riconosciuta, senza escludere manifestazioni di protesta».

Rinviata l’apertura di negozi e pubblici esercizi: «Un danno gravissimo»

La rabbia di Confesercenti e Confcommercio della provincia di Ravenna per le decisioni del Governo

Adult Boutique Business 318236Delusione da parte delle associazioni di categoria ravennati per la decisione del Governo di posticipare le riaperture di esercizi commerciali (dal 18 maggio) e di pubblici esercizi, stabilimenti balneari e attività legate al turismo (dal 1 giugno).

«Un danno gravissimo per il sistema economico – si legge in una nota firmata congiuntamente dai presidenti Confcommercio di Cervia, Faenza, Lugo e Ravenna, rispettivamente Nazario Fantini, Paolo Caroli, Fausto Mazzotti e Mauro Mambelli – che mette a repentaglio migliaia di posti di lavoro e l’esistenza stessa di migliaia di imprese. Le aziende del commercio, turismo e servizi sono invece pronte ad aprire in piena sicurezza, rispettando le norme nazionali. Ogni giorno di riapertura rinviato determina un ulteriore aggravio per le imprese, già vicine al collasso. Non sono più derogabili rinvii di misure per indennizzi a fondo perduto per le imprese, e blocco totale delle tassazioni locali».

Confcommercio lancia quindi un appello a Governo, Regione e sindaci «perché si facciamo concretamente portavoce delle istanze delle imprese che sono al limite della sopravvivenza».

Sulla stessa linea Monica Ciarapica, presidente di Confesercenti. «Siamo profondamente delusi e amareggiati dal Decreto del Governo del 26 aprile – scrive in una nota inviata alla stampa –, serviva più coraggio! È ormai chiaro a tutti che, almeno per qualche tempo, dovremo convivere con il Coronavirus: per questo le aperture di negozi, pubblici esercizi, mercati e attività di servizio alla persona andavano anticipate rispetto a quanto comunicato dal Presidente del Consiglio. Non una parola sulle attività turistiche! Servono indicazioni chiare sulle misure igienico sanitarie da adottare per aprire le attività in sicurezza. L’immagine delle città desolate deve far riflettere sull’importanza economica e sociale che il commercio svolge nelle nostre comunità. Trascorsi due mesi dalla chiusura generalizzata delle attività, le risposte concrete sono veramente poche e insufficienti, come i 600 euro di bonus ottenuti attraverso un sistema macchinoso e lo slittamento di alcuni tributi. Ci vuole ben altro se vogliamo che le città tornino a vivere e per evitare il collasso economico del Paese».

Spostamenti, mascherine, parchi: tutte le regole in vigore dal 4 al 17 maggio

La sintesi delle principali misure contenute nel decreto del presidente del Consiglio

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I vigili durante i controlli negli orti al parco Baronio di Ravenna

Di seguito una sintesi, per temi, a cura dell’ufficio stampa e comunicazione del Comune di Ravenna, delle principali misure contenute nel decreto del presidente del Consiglio approvato ieri, in vigore dal 4 al 17 maggio.

Divieto di assembramento
Vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati; il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di tale divieto.

Spostamenti
Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti (si è in attesa di un chiarimento da parte del Governo sulla esatta definizione di “congiunti”) purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie; in ogni caso è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

È fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità.

Salute, quarantena e isolamento
Chi ha sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) deve rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante.
Divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus.

Misure igienico-sanitarie
Lavarsi spesso le mani. Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute. Evitare abbracci e strette di mano.
Mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro
Praticare l’igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie).
Evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri.
Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.
Coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce.
Non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico.
Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol.
È fortemente raccomandato in tutti i contatti sociali utilizzare protezioni delle vie respiratorie come misura aggiuntiva alle altre misure di protezione individuale igienico-sanitarie.

Mascherine
Ai fini del contenimento della diffusione del virus Covid-19 è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza.
Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti.

Possono essere usate mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso. L’utilizzo delle mascherine si aggiunge alle altre misure di protezione finalizzate alla riduzione del contagio (come il distanziamento fisico e l’igiene costante e accurata delle mani) che restano invariate e prioritarie.

Parchi
L’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento, nonché della distanza di sicurezza interpersonale di un metro; il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di tale divieto e della distanza di sicurezza; le aree attrezzate per il gioco dei bambini sono chiuse.

Attività ludica o ricreativa all’aperto, attività sportiva, attività motoria
Sono vietate le attività ludiche o ricreative all’aperto; è consentito svolgere individualmente, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività.

Sport: eventi e allenamenti
Sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Allo scopo di consentire la graduale ripresa delle attività sportive, nel rispetto di prioritarie esigenze di tutela della salute connesse al rischio di diffusione da Covid-19, le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti – riconosciuti di interesse nazionale dal Coni, dal comitato italiano paralimpico e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali – sono consentite, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a porte chiuse, per gli atleti di discipline sportive individuali. A tali fini, sono emanate, previa validazione del comitato tecnico-scientifico istituito presso il Dipartimento della Protezione Civile, apposite Linee-Guida, a cura dell’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del Coni ovvero del Cip, sentita la Federazione Medico Sportiva Italiana, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva.

Manifestazioni organizzate, eventi e spettacoli
Sono sospese le manifestazioni organizzate, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, quali, a titolo d’esempio, feste pubbliche e private, anche nelle abitazioni private, eventi di qualunque tipologia ed entità, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività; l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro (nella tarda serata di ieri, in una nota della presidenza del Consiglio si è fatto fa sapere di aver preso atto della posizione della Cei e si è assicurato che “nei prossimi giorni sarà elaborato un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza”).

Cerimonie civili e religiose
Sono sospese le cerimonie civili e religiose (nella tarda serata di ieri, in una nota della presidenza del Consiglio si è fatto fa sapere di aver preso atto della posizione della Cei e si è assicurato che “nei prossimi giorni sarà elaborato un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza”); sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e comunque fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Luoghi della cultura
Sono sospesi i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’art. 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Palestre, piscine, centri sportivi, centri ricreativi
Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi.

Attività commerciali al dettaglio
Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità (sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività): ipermercati, supermercati, discount di alimentari, minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari, commercio al dettaglio di prodotti surgelati, commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici, commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2), commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati, commercio al dettaglio di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4), commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico, commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari, commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione, commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici, farmacie, commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica, commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati, commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale, commercio al dettaglio di piccoli animali domestici, commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia, commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento, commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini, commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet, commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione, commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono, commercio effettuato per mezzo di distributori automatici, commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria, commercio al dettaglio di libri, commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati, commercio al dettaglio di fiori, piante, semi e fertilizzanti.

Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie. Deve essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

Gli esercizi commerciali la cui attività non è sospesa ai sensi del presente decreto sono tenuti ad assicurare, oltre alla distanza interpersonale di un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni.

Ristoranti e bar
Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Resta consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché la ristorazione con asporto fermo restando l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi.

Servizi alla persona
Sospese le attività di parrucchieri, barbieri, estetisti, tatuatori.
Aperti lavanderie e tintorie (industriali e non), servizi di pompe funebri e attività connesse.

Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità
Le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, sociooccupazionale, sanitario e socio-sanitario vengono riattivate secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.

A questo link il decreto integrale: http://www.governo.it/sites/new.governo.it/files/DPCM_20200426.pdf

La Festa di San Michele a Bagnacavallo «si svolgerà regolarmente»

L’annuncio del Comune. Il tema sarà quello del “viaggio interiore”

Attachment (1)Il Comune di Bagnacavallo va in qualche modo controcorrente e annuncia la nuova edizione della tradizionale Festa di San Michele.

Che «si svolgerà regolarmente a fine settembre – si legge in una nota –, anche se con modalità diverse dal solito».

Dedicata al patrono di Bagnacavallo, che si celebra il 29 settembre, la festa avrà per tema “Il viaggio interiore”.

«Sarà una festa della città e per la città, che terrà conto del difficile momento che tutti stiamo vivendo. Siamo già al lavoro con il nostro staff sui contenuti e sul valore culturale della nostra proposta che è da sempre il tratto distintivo della festa», anticipa l’assessore alla Cultura Monica Poletti.

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