mercoledì
25 Marzo 2026

Al Socjale una “lettura umana” che ha catapultato il pubblico tra le macerie di Gaza

Al Teatro Socjale di Piangipane è andato in scena nella mattinata di domenica 5 ottobre Gaza Ora. Ritratti da Hossam; una lettura umana che, attraverso le voci di donne e uomini, ha catapultato il pubblico, in maniera immersiva, tra le macerie di Gaza e a paradossi di sopravvivenza. Storie drammatiche, raccontate e interpretate da un ottimo cast, composto anche da cittadine/i di Ravenna, che hanno creato un forte impatto emotivo. Un’esperienza che rafforza la consapevolezza dell’importanza della mobilitazione della società civile per ribellarsi politicamente, economicamente e culturalmente ai governi che, appoggiando Israele, sostengono “anti verità”. Alla fine dell’evento, dopo un’incursione pacifica organizzata dalla Casa delle Donne di Ravenna, con distribuzione di barchette di carta, con i colori della bandiera palestinese, il regista Jonathan Chadwick ha risposto alle domande del pubblico.

L’evento rientra nella programmazione del Festival delle Culture in collaborazione con Ravenna Teatro. Sul palco sono stati letti/interpretati estratti da 124 testi/lettere di Hossam al-Madhoun raccolti dal 2023 sino ad oggi, con domande dei bambini della Striscia raccolte dal Palestine Trauma Centre e testimonianze ricevute e tradotte dall’autore.

Attore e produttore teatrale, Hossam al-Madhoun, co-fondatore della compagnia Theatre for Everybody, dallo scoppio dell’ultima offensiva a Gaza, inizia a scrivere testi/lettere in cui racconta la sua quotidianità, quella della sua famiglia, i cambiamenti in corso, ciò che osserva e li spedisce a Jonathan Chadwick, autore e regista della compagnia londinese Az Theatre che dal 2003 collabora con la compagnia palestinese. Chadwick e l’attrice Ruth Lass pubblicano il materiale ricevuto e organizzano a Londra i primi ascolti collettivi: Messages from Gaza Now. Esperienza che varca i confini e arriva in Italia. Gaza Ora – Ritratti da Hossam è l’ultima versione del progetto e, grazie all’adattamento scenico di Chadwick e alla direzione Creativa di Iante Roach, lo spettacolo esordisce in prima nazionale nel gennaio del 2025 al Teatro Bellarte di Torino, in coproduzione con Tedacà (impresa culturale di Torino che lavora nell’arte scenica). Il cast è itinerante e di volta in volta coinvolge attrici/attori, non attrici/non attori, attiviste/i, artiste/i, intellettuali. A Ravenna a dare voce alle letture: Tamara Balducci, Ibtissem Beldi, Camilla Berardi, Francesca Bracchino, Salvatore Caruso, Michele Di Giacomo, Fatima Diop, Carlo Giannelli Garavini, Tahar Lamri, Franco Masotti, Laura Redaelli, Alessandro Renda e Simone Schinocca. L’incasso dei biglietti e del pranzo è devoluto ad EducAid, Ong con sede a Rimini che opera da oltre vent’anni a Gaza nella cooperazione internazionale, nei settori dell’educazione, del supporto psico-sociale e della promozione dei diritti dei gruppi più vulnerabili, in particolare persone con disabilità, minori e donne.

Hanno aderito all’evento: Comitato Rompere il silenzio, Anpi provinciale, RITI – Rete Interculturale sui Temi dell’Immigrazione (RITI), Avvocato di strada, CAP (Comitato Autonomo Portuale Ravenna), CGIL Ravenna, Emergency – Gruppo Volontari di Ravenna, Casa delle Donne Ravenna e altri in via di definizione.

Lunedì 6 otttobre, è prevista una replica per le scuole.

Il ravennate della Flotilla: «Mitra puntati, in 16 in una cella da 8, condizioni disumane. Ma abbiamo risvegliato le coscienze»

«La missione non è finita. Ora dobbiamo tutti lavorare per fare in modo che chi è ancora imprigionato in Israele torni a casa». Sono le parole di Carlo Alberto Biasioli, il 39enne operatore culturale ravennate che ha partecipato alla Global Sumud Flotilla, portando da skipper la sua barca – la “Morgana” – a una cinquantina di miglia dalla costa palestinese. Lo contattiamo al telefono, il giorno dopo il suo ritorno in Italia. «Sono sconvolto per quello che è successo in queste ore a quello che è stato un mio compagno di cella, australiano: è stato picchiato e gli è stato strappato il passaporto in faccia. C’è ancora tanta gente imprigionata in balia di Israele, che può fare un po’ quello che vuole. Io, per esempio, sono libero per il rotto della cuffia: abbiamo firmato un documento in cui semplicemente chiedevamo di lasciare il Paese prima possibile, senza addossarci nessuna colpa, ma mi risulta che sia stato firmato da tutti gli italiani. Eppure, ne hanno liberati solo alcuni, me compreso, con una scelta del tutto casuale».

Come sei stato trattato durante la reclusione?
«Sono stati momenti molto brutti. D’altronde mi aspettavo cose brutte, ma non così tanto. Davvero situazioni preoccupanti, scandalose, indecenti dal punto di vista dei diritti umani. Ci è stato chiesto però dall’organizzazione della Flotilla di non rivelare troppi dettagli fino a che tutti gli attivisti non saranno liberati, per evitare ulteriori soprusi».

I parlamentari hanno dichiarato che vi avrebbero trattato come dei terroristi…
«Loro non possono saperlo. Sono stati trattati in modo molto differente da noi. L’unico politico che ha seguito un iter come il nostro è stato Paolo Romano. Gli altri sono stati subito rilasciati, mi sono sentito un cittadino di serie B. Credo sia stata un’ingiustizia. Mi aspettavo che i politici facessero da scudo a tutti gli altri, diventassero un simbolo, invece sono stati i primi a tornare in Italia».

Cosa resta di questa esperienza?
«Nessuno in passato era riuscito ad arrivare a 9 miglia dalla costa di Gaza, come c’è riuscita invece una barca delle nostra missione. Ma quello che davvero rimane è l’essere riusciti a svegliare la coscienza di così tante persone, vedere le manifestazioni in tutto il mondo, sentire la forza della gente che ci supportava. Anche al nostro arrivo a Malpensa, nonostante fossimo solo 7 (la maggior parte degli italiani è atterrata a Roma, ndr), abbiamo ricevuto un’accoglienza fantastica. Mi sono sentito molto amato e compreso. Era evidente che la Flotilla non potesse risolvere la questione palestinese, ma è stato un ottimo inizio e se continueremo a insistere potremo incidere ancora di più».

E le polemiche?
«Si è detto che non avevamo aiuti a bordo, cosa assolutamente falsa. Noi, in particolare, avevamo caricato gli scatoloni dalla ong Music for Peace. A chi parla sui social di “crociera” o di pubblicità credo non valga nemmeno la pena rispondere».

Durante il viaggio avete subito anche attacchi dai droni.
«È stato un viaggio molto duro, la notte dei droni è stata particolarmente preoccupante. Mai, naturalmente, mi era capitato di sentire granate esplodermi vicino, tre in totale. Molto pericoloso. Fortunatamente nessuno si è fatto male, anche se ci sono state persone stordite, che hanno riportato danni provvisori. Nelle notti successive ci siamo riparati in acque territoriali greche, per evitare ulteriori attacchi».

Qui alcuni hanno lasciato la missione. Ci hai pensato anche tu?
«Quando è sceso lo skipper della mia barca, in qualità di primo ufficiale, ho sentito la responsabilità di mettermi al timone da skipper e di portare avanti la missione. Sono riuscito ad arrivare a circa 50 miglia dalla costa palestinese e ne sono orgoglioso».

Com’è stato l’abbordaggio israeliano?
«Prima ci hanno intimato di fermarci, ma eravamo in acque internazionali e non ne avevano il diritto: abbiamo proseguito. Fino a che non si è approcciata a noi una nave militare molto grande, con svariati gommoni e motovedette, che ci hanno circondato. Erano le 2.30 di notte. Militari israeliani sono saliti a bordo e ci hanno puntato i mitra, hanno spaccato le telecamere e bloccato la connessione a internet: ci hanno preso prigionieri. I militari erano accompagnati da videomaker che hanno ripreso tutto e si sono mostrati premurosi di fronte alle telecamere, offrendoci cibo e acqua, che abbiamo rifiutato, essendo solo un gesto di facciata per il videomaker».

Poi cosa è successo?
«Siamo stati trasferiti dopo un viaggio di 12 ore al porto di Ashdod, dove abbiamo aspettato seduti sul cemento 4 ore sotto il sole, in attesa del ministro, che ci ha dato dei terroristi. Quindi ci hanno smistato nei vari centri di reclusione. Non ci hanno permesso di fare telefonate, né di richiedere un avvocato. Fortunatamente l’organizzazione della Flotilla aveva già firmato una procura con un gruppo di avvocati palestinesi che lavora in Israele e che ci ha assistito con grande competenza. Si sono presentati loro, senza bisogno di essere chiamati. Erano 15-16 persone, tutte molto preparate, in quel momento mi sono sentito protetto».

Hai mai avuto paura di non riuscire a tornare?
«Sì, ho avuto paura. Anche perché mancavano completamente le comunicazioni. Anche quando ci hanno portato verso l’aereo, siamo passati davanti a un carcere e ho avuto paura che ci stessero solo trasferendo. Siamo stati in 16 in una cella da 8, era una situazione davvero estrema. Anche quando ci hanno liberato, l’obiettivo degli israeliani era quello di umiliarci: l’unica cosa che mi hanno lasciato tra i miei effetti personali è il paio di mutande che avevo in cella. Ci hanno fatto andare via con tute da carcerati e ciabatte ridotte male. Dei vestiti nuovi ce li hanno consegnati in Turchia dei volontari che li avevano comprati per noi grazie a delle donazioni».

Cosa farai ora?
«Prima di tutto andrò a parlare ovunque per cercare di tenere alta l’attenzione sulla Flotilla fino a quando non saranno liberati tutti. Poi non lo so, di certo nulla sarà più come prima. Non avevo mai fatto attivismo, ma dopo aver visto quanto marcio c’è nel mondo, e quante ingiustizie, in futuro non potrà che continuare a fare l’attivista».

Altra impresa di Sara Errani: con Jasmine Paolini vince (ancora) a Pechino

Ancora un’impresa per Sara Errani. La campionessa di Massa Lombarda, infatti, in coppia con Jasmine Paolini ha conquistato il titolo di doppio al prestigioso Wta 1000 di Pechino (bissando il successo del 2024). Le due azzurre hanno superato in finale la coppia formata dalla giapponese Kato e dall’ungherese Stollar con il punteggio di 6-7(1) 6-3 10-2.

Con questo successo, Errani e Paolini conquistano il nono titolo di coppia e il quarto del 2025: tre Wta 1000 (Doha, Roma e Pechino) e uno Slam (Roland Garros), oltre alla seconda Billie Jean King Cup consecutiva. Il trionfo al China Open vale anche il primo posto nella Race Wta di doppio, con le azzurre già certe di un posto alle Finals di Riyadh e davanti a Townsend/Siniakova.

Le pagelle del Ravenna che ha battuto la Juve: Luciani centravanti vero

Le pagelle del Ravenna che ha battuto la Juventus Next Gen (2-4). A questo link cronaca, tabellino e classifica.

ANACOURA 5,5: per una volta sicuro in uscita, tra i pali invece sul gol è tutto fuorché ineccepibile. Nel finale salva su colpo di testa (ma la parata non è certo complicata), scaraventando la palla addosso a Rrapaj che rischia di commettere fallo di mano. Non certo una sicurezza.

DONATI 6,5: altra partita di sostanza e solita leadership, sia da “braccetto” che da terzino destro. Ancora una volta, lo ribadiamo: l’anima e il valore aggiunto di questa squadra.

BIANCONI 6: fa buona guardia, senza prendersi mai dei rischi. Ammonizione un po’ ingenua che gli costa il cambio anticipato (dal 16′ st ESPOSITO 6: aggiunge un tocco di personalità in più, si fa trovare pronto anche sulle palle alte nel finale).

SOLINI 6,5: probabilmente il migliore oggi tra i difensori; il mezzo punto in meno è perché in entrambi i gol poteva forse fare di più: sul primo si fa trovare staccato dall’uomo, permettendogli di calciare; sul colpo di testa di Pugno resta invece un po’ in mezzo tra due avversari, senza riuscire a gestire bene la scalata con i compagni di reparto.

DA POZZO 6: poco impattante sulla partita, ma tiene bene in fase difensiva, in un primo tempo avaro di emozioni (dal 16′ st MOTTI 7,5: segna il 3-1 di precisione dal limite, con il portiere non prontissimo, e chiude la partita su rigore, dimostrando anche personalità. Una doppietta decisiva che si spera possa rappresentare un nuovo avvio di stagione per uno dei giocatori che più “vedono calcio” della rosa giallorossa).

TENKORANG 6: sbaglia qualche inserimento nel primo tempo, nella ripresa gestisce meglio alcuni palloni, senza strafare. Nel finale ha anche la palla del 5-2.

LONARDI 6: bene per senso tattico e posizione, può fare molto di più con la palla nei piedi, soprattutto, magari, verticalizzare. Restano alcune imprecisioni e alcuni momenti in cui sembra essere un po’ superficiale. Ma sta diventando con il passare del tempo il baricentro della squadra, su cui tutti si appoggiano.

ROSSETTI 6: meno ispirato del solito, fa comunque il suo, senza troppi fronzoli (dal 39′ st Scaringi sv).

RRAPAJ 6,5: convive con un’ammonizione pesante (ma molto intelligente) per quasi tutta la partita. Nel finale, anziché calare, viene fuori alla grande, contribuendo ancora una volta alla vittoria, alla 100esima presenza in maglia giallorossa.

SPINI 7: non sembrava essere la sua partita, qualche palla gestita male, poco coinvolto. Poi fa gol (fortunato, ma pur sempre gol) e assist. Da trequartista puro continua a essere più a suo agio, ma il bello di questo Ravenna è proprio il suo essere camaleontico (dal 39′ st MENEGAZZO 6: merita il primo voto della stagione per una palla recuperata e poi gestita da centrocampista esperto, lui che ha vent’anni).

LUCIANI 7,5: centravanti vero, lotta, difende il pallone, fa salire la squadra e gioca di sponda anche con qualità. Peccato per quell’occasione nel primo tempo in cui calcia troppo in fretta, su lancio di Donati. Nella ripresa mette a referto gol e due assist. Tanta roba, considerando che non può certo essere ancora al top della forma a causa del tempo perso per l’infortunio (dal 46′ st ZAGRE 6,5: pochi minuti, ma ancora una volta entra con lo spirito giusto. E guadagna il calcio di rigore che chiude la partita).

Il Ravenna batte anche la Juve: sesta vittoria consecutiva e fuga a tre in vetta. Tabellino e classifica

JUVENTUS NEXT GEN-RAVENNA 2-4

JUVENTUS NEXT GEN (3-5-2): Mangiapoco; Brugarello, Scaglia F., Turicchia; Turco (1′ st Anghelé), Owusu (41′ st Makiobo), Faticanti, Cudrig (38′ pt Amaradio), Puczka; Deme (30′ st Pugno), Guerra (30′ st Vacca). A disposizione: Scaglia S., Fuscaldo, Ngana, Savio, Crapisto, Van Aarle, Pagnucco, Martinez Crous, Perotti. Allenatore: Brambilla.
RAVENNA (3-5-2): Anacoura; Donati, Bianconi (16′ st Esposito), Solini; Da Pozzo (16′ st Motti), Tenkorang, Lonardi, Rossetti (39′ st Scaringi), Rrapaj; Spini (39′ st Menegazzo), Luciani (46′ st Zagre). A disp.: Stagni, Borra, Falbo, Mandorlini, Okaka, Motti, Calandrini, Esposito, Corsinelli, Ilari. Allenatore: Marchionni.
RETI: 40′ pt Spini, 7′ st Amaradio; 17′ st Luciani; 19′ st Motti; 36′ st Pugno; 50′ st Motti.
Angoli: 6-5.
Ammoniti: Rrapaj, Turco, Cudrig, Rossetti, Bianconi.

Le foto della gallery in alto sono di Paolo Baratto.

A questo link le pagelle di Luca Manservisi

Ancora una vittoria del Ravenna (la sesta consecutiva, la settima su otto partite), ancora una volta dopo il cambio modulo e i cambi di mister Marchionni. Il 4-2 con cui i giallorossi espugnano il campo di Alessandria superando (soffrendo) la Juventus Next Gen rende ormai una fuga vera quella delle tre squadre di testa nel girone B del campionato di serie C, con il Ravenna capolista insieme all’Arezzo (l’Ascoli è solo 1 punto indietro) che può vantare ben 7 punti di vantaggio sulla quarta in classifica Sambenedettese (con cui giocherà, ancora una volta in trasferta, il prossimo fine settimana).

Ancora una volta, molto succede nel secondo tempo, dopo che i giallorossi avevano chiuso in vantaggio un brutto primo tempo grazie al “gollonzo” di Spini, che calcia (male) di destro (non il suo piede) un appoggio di Luciani, mettendo fuori tempo il portiere Mangiapoco. Nella ripresa la Juve cambia modulo e diventa molto più aggressiva, trovando il pareggio con un tiro dal limite su cui Anacoura poteva senza dubbio fare di più. Arriva quindi anche il cambio modulo del Ravenna, con il solito Spini che passa a fare il trequartista dietro a due punte, tra cui Motti, che si rivelerà decisivo con una doppietta (tiro da fuori di sinistro molto preciso sul secondo palo e rigore in pieno recupero). Nel mezzo, il gol del vantaggio di Luciani, freddo a superare il portiere su assist di Spini. Sul 3-1 la Juve accorcia e rende piuttoso impegnativi dieci minuti di gara prima del definitivo 4-2.

Classifica: Arezzo e Ravenna 21; Ascoli 20; Sambenedettese 14; Ternana 13; Gubbio, Campobasso e Pianese 12; Juventus Next Gen 11; Guidonia 10; Forlì 9; Vis Pesaro, Pineto e Carpi 8; Pontedera e Livorno 7; Torres e Bra 5; Perugia 3; Rimini -4.

Mareggiate e allagamenti sui lidi ravennati e nel Cervese

Mareggiate in corso sui lidi ravennati e nel Cervese. Come previsto anche dall’allerta meteo arancione valida per tutta la giornata di oggi, domenica 5 ottobre, si sono verificate ingressioni marine.

Allagati gli stabilimenti balneari, con il mare che in alcuni casi sta entrando nelle varie località, a Lido Adriano in particolare.

Attivato il Coc, il centro operativo comunale di protezione civile. «Stiamo monitorando la situazione – commentava il sindaco poco prima mezzogiorno – che, al momento, presenta maggiori criticità a Marina di Ravenna, Lido di Savio e Lido Adriano, così come in tante altre località della costa romagnola.
L’effetto combinato dell’alta marea e del forte vento sta infatti producendo fenomeni di ingressione marina diffusa».

Apre il primo negozio “Legami” in provincia di Ravenna

Apre il primo negozio monomarca “Legami” in provincia di Ravenna. Si tratta del brand molto noto (soprattutto tra le giovani e giovanissime) per gli articoli di cartoleria, che negli anni ha ampliato l’offerta anche ad altri articoli (accessori per la casa, prodotti per il viaggio, per il beauty, giocattoli vintage).

Attualmente sul sito del brand è aperta una selezione (“urgente”) per individuare il futuro manager del negozio, che aprirà prossimamente al centro commerciale Esp di Ravenna.

Le bandiere della pace e della Palestina in chiesa. Ancarani (Fi): «Mancava quella di Israele»

Una veglia di preghiera per la pace organizzata dai gruppi scout Agesci alla basilica di San Francesco al centro del dibattito politico ravennate. Il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, Alberto Ancarani, scrive infatti al vescovo per chiedere informazioni, contestando in particolare la presenza della bandiera palestinese in chiesa.

Ancarani, nella lettera, si dice «turbato, come molte altre persone che mi hanno segnalato l’accaduto», per la presenza della bandiera della pace e di quella «del presunto stato di Palestina» sul pavimento davanti all’altare.

«Ora, ammesso e non concesso che l’esposizione di bandiere in una basilica dell’importanza di San Francesco, così come in qualunque chiesa, pur opinabile, possa essere tollerata – scrive Ancarani -, trovo di una gravità inaudita che non sia presente anche quella di Israele. Infatti la percezione che viene data, all’impatto di quell’immagine, è un sostegno della Chiesa solo alla cosiddetta causa palestinese, senza alcun riguardo alla gravissima vicenda degli ostaggi israeliani tuttora nelle mani di terroristi tagliagole che considerano infedeli tutti coloro che non solo non sono di religione islamica, ma anche che non fanno parte della loro “fazione islamica”. La circostanza è ulteriormente delicata per la presenza di numerosi minori, che evidentemente dovrebbero essere educati e catechizzati con modalità che non prevedano spinte politiche in ambiti religiosi, a maggior ragione su vicende di questa complessità. Che l’ArciDiocesi di Ravenna faccia passare questo tipo di messaggio è dunque a mio avviso estremamente pericoloso e mi sento di rivolgerLe un appello pubblico per una presa di posizione che escluda con fermezza lo scenario sopra richiamato. Peraltro, non posso non evidenziare come la bandiera palestinese rappresenti, essa stessa, tutt’altro che un simbolo di pace».

Diciottenne arrestato per la terza volta in pochi mesi, si pente e collabora: il giudice lo rimette in libertà

Tra poco compirà 19 anni, ma da quando è maggiorenne è già stato arrestato tre volte. L’ultima, venerdì scorso, nell’ambito di un controllo ai giardini Speyer: è stato trovato con una trentina di grammi di hashish negli slip e un bilancino di precisione in tasca. Questa volta, però, il ragazzo si è detto pentito e – di fronte a una pena più grave – davanti al giudice ha parlato, fornendo dettagli importanti per ricostruire la dinamica dello spaccio in zona stazione. Per questo motivo, il giudice ha fissato la data per il processo e lo ha rimesso in libertà, in cambio dell’impegno del giovane a cambiare frequentazione e a trovarsi un lavoro.

La notizia è riportata con ulteriori dettagli dai due quotidiani in edicola oggi, 5 ottobre.

Il 18enne, di nazionalità italiana, era stato fermato per la prima volta in aprile per resistenza a pubblico ufficiale. Poi in giugno era stato trovato con addosso alcune dosi di hashish ed era stato anche denunciato per oltraggio e ubriachezza molesta. In quell’occasione, il questore aveva emesso nei suoi confronti un Daspo urbano che gli impediva di frequentare la zona della stazione. Non avendo rispettato il provvedimento, il 18enne è finito in carcere, fino a poche settimane fa, quando è comparso davanti al giudice e condannato a 8 mesi, ma rimesso in libertà. Fino al nuovo arresto.

A Caserta il Ravenna vede sfumare la vittoria nell’ultimo quarto. Mercoledì il debutto casalingo

L’OraSì Ravenna gioca una gara solida e di carattere sul campo di una delle squadre più attrezzate del campionato di Serie B, ma deve arrendersi nel finale alla JuveCaserta, che si impone 80-72 dopo una partita combattuta e ben giocata per lunghi tratti dai giallorossi, che sono stati spesso davanti, prima del crollo nell’ultimo quarto (22-9 il parziale per i padroni di casa).

Dopo due trasferte (al debutto era arrivata una vittoria a Casoria), Ravenna si appresta a iniziare il proprio campionato anche casalingo (al Pala Costa), ospitando l’8 ottobre (ore 20.30) Nocera nel recupero della seconda giornata.

Tabellino (18-18; 20-22; 20-23; 22-9)
PAPERDI JUVECASERTA-ORASì BASKET RAVENNA 80-72
Paperdi Juvecaserta

Iannotta (n.e), Vecerina 7, Sorbo (n.e), Laganà 13, Lo Biondo 0, Radunic 17, Hadzic 15, Ky-lee (n.e), Brambilla 5, D’argenzio 14, Nobile 9
OraSì Basket Ravenna
Naoni 11, Dron 16, Feliciangeli 0, Paolin 3, Jakstas 17, Ghigo 11, Cena 6, Paiano (n.e), Brigato 8, Morena 0.

Global Sumud Flotilla, l’attivista ravennate è atterrato nella notte a Milano

È arrivato come da programma attorno a mezzanotte all’aeroporto Malpensa di Milano il 39enne Carlo Alberto Biasioli, operatore culturale ravennate tra i protagonisti della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, fermato dalla marina militare di Israele quando ormai era vicina la meta, ossia la costa palestinese.

Biasioli (al timone della barca “Morgana”) era tra i 26 attivisti italiani liberati da Israele dopo aver firmato il documento di rilascio volontario e saliti a bordo di un charter che li ha portati ieri (4 ottobre) da Tel Aviv a Istanbul, dove sono atterrati tra gli applausi di tanti attivisti turchi. Da Istanbul – come sottolinea la madre – «Turkish Airlines si è gentilmente offerta di mettere a disposizione biglietti per facilitare un rapido rientro». Biasioli, come detto, è quindi atterrato a Milano, dove ha potuto riabbracciare i suoi cari.

Come riferito dai famigliari, gli israeliani non hanno ridato al 39enne vestiti e zaino con gli effetti personali. Secondo quanto riportato dai parlamentari, liberati in anticipo rispetto ai semplici attivisti, sarebbero stati trattati come terroristi, tra perquisizioni, interrogatori e «condizioni disumane».

Il “piromane di Lugo” è stato assolto perché incapace di intendere e volere

L’uomo arrestato l’anno scorso per aver seminato il panico a Lugo, accusato di aver incendiato una quindicina di auto, è stato assolto perché non imputabile, in quanto considerato incapace di intendere e di volere. Si tratta di un 30enne di origine marocchina che dopo la perizia psichiatrica successiva all’arresto è stato ricoverato in una struttura. Struttura dove dovrà trascorrere almeno un altro anno di libertà vigilata.

«Dobbiamo aver fiducia nella giustizia – commenta la sindaca di Lugo, Elena Zannoni – e tentare di essere razionali davanti all’ondata emotiva che ci avvolge. Ancor prima di diventare sindaca ho seguito le tematiche del sociale e della sanità per anni. Onestà intellettuale e obiettività mi portano a dire che non poteva esserci una sentenza diversa, di fronte a una malattia mentale accertata da un perito. In caso di disordine psichiatrico, credo infatti che il nostro sistema giudiziario preveda esattamente ciò che è stato deciso. Questo non significa che la persona colpevole è libera di tornare a casa in balia della propria ossessione, ma che viene disposto un periodo di cura presso una struttura. La solidarietà che ho sempre espresso a chi ha subito danni resta e anzi è ancora più forte perché posso immaginare la frustrazione davanti alla sentenza. Il sistema giudiziario esiste per questo, perché il giudizio sia dato secondo le leggi e non sulla base dell’emotività. Può essere incompresibile, duro da accettare, insopportabile, ma è l’unica via che garantisce anche ciascuno di noi, davanti alla legge».

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