domenica
10 Maggio 2026

Ai domiciliari in comunità ma istigava gli altri alla ribellione: portato in carcere

Un 42enne era stato ammesso al Villaggio del Fanciullo per scontare la pena dopo la violazione degli obblighi di sorveglianza speciale

Da settembre scorso era stato ammesso alla comunità terapeutica Villaggio del Fanciullo di Ravenna per scontare ai domiciliari una condanna fino al 2020 per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale ma dal primo momento ha iniziato a mostrare un atteggiamento polemico e oppositivo nei confronti degli operatori della struttura, arrivando fino a istigare gli altri ospiti della comunità alla ribellione. La polizia l’11 ottobre ha portato in carcere un 42enne foggiano arrestato per la prima volta nel 2017.

In considerazione dei suoi comportamenti, la comunità ravennate si è vista costretta a revocare la sua disponibilità a proseguire il progetto terapeutico di recupero.

L’ufficio di Sorveglianza di Bologna, alla luce di quanto accaduto, ha revocato la misura della detenzione domiciliare nei confronti dell’uomo.

Una petizione con 470 firme per completare la pista ciclabile di via San Mama

Manca il tratto da vicolo Plazzi a viale Berlinguer. Iniziativa lanciata da Ancisi (Lpr) partendo da quanto indicato nel piano urbano di mobilità sostenibile che segnala la pericolosità del tratto e fa riferimento a precedenti impegni di pianificazione viaria

Tratto Di V. San Mama Senza CiclopedonaleÈ stata depositata in Comune a Ravenna una petizione sottoscritta da 470 residenti nel borgo San Rocco che chiedono il completamento della ciclabile di via San Mama. La raccolta firme è stata lanciata da Lista per Ravenna.

«La pista ciclopedonale di via San Mama è incredibilmente monca, essendo esistente solo nel tratto tra piazzetta Anna Magnani e vicolo Plazzi – spiega Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lpr –. Proseguendo verso la periferia sud, la strada non ha neppure il marciapiedi e la carreggiata è oltremodo ristretta. I pedoni, le biciclette, i passeggini, i disabili con carrozzine, non hanno dunque protezione. Il tratto da completare dovrà proseguire, come indicato nel Piano Urbano di Mobilità Sostenibile (Pums) approvato nel gennaio 2019, fino alla rotonda Irlanda, così collegandosi con la ciclabile di viale Berlinguer».

Parte Di V. San Mama Senza Ciclopedonale. Ciclista DisperataIl testo della petizione richiama il Piano della Mobilità Ciclistica del Comune di Ravenna approvato nel giugno 2015, in cui figurava già, tra le priorità di intervento, “il completamento degli attuali itinerari ciclabili posti in adiacenza alle principali radiali di accesso alla città lungo i quali si svolgono i maggiori flussi ciclabili per gli spostamenti casa lavoro e casa scuola”. Segnala che, nell’ultima formulazione del Piano, approvata nell’agosto 2018, è stato inserito, fra i percorsi radiali, anche quello di via San Mama, mentre, nel piano degli investimenti 2019-2021 sono previsti, per un importo di 600mila euro, “Interventi di ristrutturazione di asse in via San Mama”, da realizzare nel 2020. Ricorda che la pericolosità della circolazione stradale in tale zona è attestata dalle rilevazioni compiute per il Pums, che hanno dimostrato l’alto grado di incidentalità di via San Mama e di via Cassino, la strada che collega questa arteria con viale Randi

«La partecipazione ha impatto sociale e cambia anche l’approccio delle istituzioni»

Andrea Caccìa della coop Villaggio Globale che da anni si occupa di cittadinanza attiva, dai grandi processi di pianificazione ai piccoli gruppi spontanei che nascono attorno a un bisogno comune

CittattivaSe c’è una realtà a Ravenna che si occupa di facilitare e incentivare la partecipazione attiva dei cittadini è la cooperativa sociale Il Villaggio Globale che dal 2007 ha dato vita al servizio di mediazione di CittAttiva, di cui quest’anno si festeggiano i dieci anni dell’apertura della sede in via Carducci 16. Oggi è anche aggiudicataria di un bando complessivo che prevede anche un lavoro di facilitazione alla partecipazione dei cittadini.
Tra le tante attività del servizio, in questi giorni è in corso, per esempio, la terza edizione della Farini Social Week, una manifestazione nata dopo una cosiddetta “open call” ai residenti e non. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Andrea Caccìa, storico mediatore della cooperativa.

Cominciamo proprio dalla Farini Social Week . Come nasce questa esperienza?
«È nata per creare un’altra occasione di conoscere e scoprire la zona magari aprendo angoli meno noti. La festa nasce con una “open call” e una forte collaborazione con le realtà della zona, quest’anno una ventina. Di anno in anno noi cerchiamo di fare in modo che le proposte che arrivano possano trasformarsi in realtà, o magari vengano programmate nei mesi successivi».

Caccia
Andrea Caccìa

In passato vi siete occupati anche di partecipazione con progetti di pianificazione come la Darsena che vorrei attraverso percorsi molto strutturati. Oggi vi occupate anche di realtà più piccole e circoscritte, come operate nel concreto?
«Diciamo che negli anni abbiamo operato su due tipi di progettazione. Una, come quella sulla Darsena o adesso sul Pug (ve ne abbiamo parlato in questo articolo) , che richiede una profonda riflessione, molta formazione dei partecipanti e strumenti complessi come l’open space technology o altri metodi di confronto pubblico. L’altro filone è più legato a un impegno civico attivo dei cittadini che prevede sì una fase di conoscenza e pianificazione ma arriva poi soprattutto a sviluppare attività molto concrete, come è il caso della Farini Social Week, ma anche come tutti i gruppi che sottoscrivono con il Comune i “patti di collaborazione” per i Beni Comuni (vedi qui) . In particolare dal 2016, cerchiamo o sosteniamo gruppi che si attivino autonomamente per la tutela di un bene materiale o immateriale. Si tratta di gruppi spesso informali, di cui fanno parte anche associazioni, ma soprattutto singoli cittadini e si tratta di realtà molto diverse tra loro. Sono persone che si muovono su base volontaria per soddisfare loro bisogni o interessi comuni. Noi cerchiamo di sostenerli, coinvolgendo anche i consigli territoriali. E cerchiamo di fare formazione per esempio per quanto riguarda la raccolta fondi o la comunicazione».

Esiste un profilo tipo del “cittadino attivo”?
«Direi di no, abbiamo i pensionati così come i ragazzi e gli studenti che hanno dato vita al frutteto sociale di via Patuelli e gli Ortisti di strada. Abbiamo genitori dei bimbi di un asilo nido privato che si occupano di uno spazio verde, così come richiedenti asilo a Lido Adriano che contribuiscono ogni sabato a ripulire la località in accordo anche con Hera».

Che tipo di conflitto può nascere in questi gruppi?
«Spesso i conflitti nascono per le tipologie di leadership, magari anche molto carismatiche ma un po’ totalizzanti. E a volte ci sono gruppi che tendono a una certa chiusura, noi lavoriamo sempre per cercare di allargare, di aprire, anche per dare alle attività una più ampia prospettiva nel tempo».

C’è una comunanza di vedute politiche tra chi partecipa?
«Naturalmente questo è un dato che noi non raccogliamo e non chiediamo, ma frequentando le persone ci siamo accorti spesso che hanno idee diverse, votano partiti diversi, ma questo non è mai stato un problema perché lavorano per un obiettivo comune. Credo sia un aspetto particolarmente positivo».

FariniChe impatto hanno queste esperienze rispetto al tessuto sociale?
«Sono molto aggreganti perché le persone coinvolgono poi i vicini di casa, i conoscenti, persone con cui appunto condividono l’obiettivo comune. Anche per questo siamo particolarmente contenti che oltre al Comune di Ravenna, anche Acer abbia aderito a progetti di partecipazione di cittadini assegnatari degli appartamenti che vogliono impegnarsi per rendere più fruibili per esempio le parti comuni dei condomini Erp».

Dal punto di vista legislativo e istituzionale c’è un appoggio sufficiente?
«Il Comune di Ravenna ha investito molto in queste pratiche, noi partecipiamo ai bandi e così possiamo poi operare. Per fortuna la Regione Emilia-Romagna ha una legge che istituisce anche dei fondi per questi progetti, ed è una delle poche Regioni in Italia che si è dotata di queste norme. Certo, non sarebbe male una legge nazionale in materia perché spesso alcuni processi che vengono chiamati di partecipazione, per esempio quando si tratta di rilasciare una valutazione ambientale strategica per nuovi impianti produttivi, sono in realtà semplici consultazioni e coinvolgono solo figure già istituzionali e associazioni di categoria. Ma la partecipazione quando è vera può portare a soluzioni nuove e non contemplate magari da chi ha proposto il progetto e implica un cambiamento nelle procedure del lavoro che può essere faticoso, non tutti gli uffici reagiscono allo stesso modo. Ma al di là dei Comuni, sono tantissimi gli enti che potrebbero seguire queste prassi, dagli enti Parchi alla Sovrintendenza…».

darsena ravennaCosa accade quando la partecipazione non sembra dare frutti? Per esempio, qual è il suo bilancio, a distanza di anni, del processo “La Darsena che vorrei”?
«Se la partecipazione non dà risultati in tempi ragionevoli può diventare un boomerang per chi l’ha promossa, perché le persone a quel punto hanno l’impressione di aver sprecato tempo e competenze. Sulla Darsena, ricordo annunci che di certo non hanno fatto bene alla causa, però allora emersero molte idee che stanno almeno in parte prendendo vita. Penso ad esempio alla bella esperienza del Darsena Pop Up: la prima volta che si parlò di riusi temporanei a Ravenna fu proprio durante “La Darsena che vorrei”. E in generale, il quartiere, seppure faticosamente, sta prendendo la direzione di un luogo dedicato alla cultura e al tempo libero. Inoltre, si stanno facendo investimenti importanti grazie a bandi internazionali, anche recenti. Certo i tempi sono più lunghi di quanti molti si sarebbero aspettati, anche per le caratteristiche dell’area. Ma qualcosa ora si sta muovendo».

Posti esauriti a teatro, tensioni all’ingresso: sul posto carabinieri e polizia

Molte persone non sono riuscite a entrare alla seconda serata di Imaginaction con Nek, Elisa e Guccini. Situazione tornata alla calma senza bisogno dell’intervento delle forze dell’ordine

649252a4 0774 4396 8d2b 3b16ed59c7acTensioni all’esterno del teatro Alighieri di Ravenna nella serata del 12 ottobre quando alle molte persone in fila per entrare alla seconda serata a ingresso gratuito del festival dei videoclip Imaginaction – che prevede la presenza sul palco i cantanti Francesco Guccini, Elisa e Nek –è stato comunicato che i posti erano esauriti. Lo spettacolo era in programma per le 20.30 e i biglietti gratuiti si potevano ritirare a partire dalle 19 fino ad esaurimento posti.

Tra i tanti che speravano di poter assistere all’evento è cominciata a diffondersi la frustrazione per la lunga attesa risultata inutile e gli animi si sono scaldati. Nulla di eccessivo ma gli organizzatori e i gestori del teatro hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per evitare il degenerare della situazione. Polizia e carabinieri si sono portati sul posto senza bisogno di intervenire. Nell’arco di una ventina di minuti lo scenario è tornato alla calma.

Per questa sera è in programma la visione in anteprima del video di “L’Avvelenata” di Guccini, diretto da Il Movimento Collettivo (direttore artistico Stefano Salvati).

Nuovo mercato coperto, l’apertura slitta di un altro mese: ora è per fine novembre

L’ultimo annuncio era di luglio. Il cantiere partì nel 2015, già con tre anni di ritardo rispetto alla prima previsione di completamento

Mercatocop2A luglio dissero che avrebbe aperto a fine ottobre, a metà ottobre l’apertura viene spostata in avanti di un mese e viene prevista per fine novembre. Continua a slittare l’inaugurazione del mercato coperto in centro storico a Ravenna dopo il cantiere di riqualificazione: i lavori furono affidati dal Comune in project financing nel 2010 e si prevedeva di impiegare due anni ma prima del 2015 non cominciò nulla. La nuova proroga è riportata da Il Resto del Carlino nell’edizione odierna, 12 ottobre.

“Siamo Europei” vuole mettere radici: «Non ci interessano dinosauri della politica»

L’ingegnere Filippo Govoni con un passato da renziano militante ma nessun incarico è il referente a Ravenna per la proposta di Carlo Calenda: «Cerchiamo competenze e serietà»

Calenda De MicheliIn questi mesi di fermenti politici, un’altra realtà sta cercando di diffondersi sui territori, ed è quella di Siamo Europei, il nome del movimento di Carlo Calenda che, come noto, è uscito dal Pd in polemica con la scelta di andare al governo insieme ai 5 Stelle, ed è stato subito seguito da Matteo Richetti.

A Ravenna il referente è Filippo Govoni, 40 anni, ingegnere, un passato da renziano militante. Come lui nessuna della quindicina di persone che al momento si stanno dando da fare per creare la nuova realtà politica sul territorio ha avuto incarichi né politici né istituzionali. «Siamo naturalmente aperti all’ingresso di eventuali amministratori, ma non abbiamo bisogno di dinosauri della politica interessati soprattutto a mantenere i propri ruoli. Quello che spesso ci ripetiamo, nelle riunioni anche nazionali, è che abbiamo bisogno invece di persone soprattutto competenti e serie».

Riunioni nazionali un po’ diverse da quelle a cui si è abituati: avvengono infatti in conference call. «Sì, ne abbiamo fatta una pochi giorni fa, tutti i 150 circoli in collegamento. Continueremo a farle in modo cadenzato perché è un modo di tenersi in contatto e di costruire il soggetto partendo dal basso e dai territori».

Un soggetto appunto “in progress”, Siamo Europei è infatti il nome con cui Calenda si presentò alle Europee in lista con il Pd (era capolista proprio nel nord est) ma a fine novembre arriverà il nuovo nome e il nuovo simbolo che saranno presentati a Roma. «Da lì – ci dice ancora Govoni – arriveranno anche le linee programmatiche di questo nuovo partito che saranno poi da declinare e concretizzare ricorrendo all’aiuto e al contributo di persone altamente qualificate nei diversi campi».

Insomma, uno spazio politico che vuole essere aperto a contributi e che abbia valori fondanti forti e non trattabili (per chi fosse interessato è attiva una pagina Facebook “Siamo Europei Ravenna” e l’indirizzo siamoeuropeiravenna@gmail.com).

«La ragione della rottura di Calenda con il Pd non è solo una questione di coerenza, ma proprio un punto politico, non ci si può alleare con realtà che hanno valori opposti ai tuoi», dice Govoni. Ed è per questo che potrebbe non essere scontata la presenza del simbolo del nuovo partito a sostegno di Stefano Bonaccini alle prossime Regionali del 26 gennaio. «Apprezziamo il lavoro che ha fatto in questi cinque anni, ma bisognerà vedere come si evolve la situazione, se ci dovesse essere davvero l’accordo con i 5Stelle, allora difficilmente potremo esserci noi».

L’Albergo del Cuore apre le porte alla città: chiunque potrà aiutare nel cantiere

La presidente della coop sociale San Vitale ha accolto i cittadini nello storico edificio di via Rocca Brancaleone che verrà riqualificato per creare una struttura ricettiva senza barriere e per favorire l’inclusione lavorativa di persone con disabilità

Maresi E De SansoDopo gli annunci del progetto a luglio, a metà ottobre ha aperto le porte alla città l’Albergo del Cuore della cooperativa sociale San Vitale in via Rocca Brancaleone 42 a Ravenna dove verrà riqualificato uno storico edificio che ha visto alternarsi, nel corso degli anni, diverse gestioni. L’Albergo del Cuore, nei fatti, sarà uno dei primi esempi in Italia di albergo sociale, dove l’attenzione alla cura delle persone e all’abbattimento delle barriere architettoniche si coniugherà con l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Durante l’evento “Farini Social Week”, organizzato da CittAttiva, nel tardo pomeriggio di venerdì 11 ottobre diverse decine di persone, dopo aver partecipato a una passeggiata di quartiere guidata da Carla Braggion e dal gruppo Facebook “Ravenna a tréb”, hanno varcato la soglia della struttura, dove è stata allestita una piccola mostra di foto e cartoline della Ravenna di un tempo, in particolare della zona tra viale Farini e la Rocca Brancaleone.

Un’occasione, per la presidente della coop San Vitale, Romina Maresi, di presentare ai cittadini Enrico De Sanso, che dopo un’esperienza lavorativa a Bruxelles nel campo della sostenibilità ambientale e sociale e dell’economia circolare, è stato scelto come coordinatore del progetto dell’Albergo.

«La nostra idea – ha detto Maresi – è di coinvolgere i cittadini nella realizzazione di questo Albergo. Pertanto, durante i cantieri, inviteremo chi lo vorrà a svolgere mansioni o lavori e a dare il proprio contributo. Non solo: siamo aperti ai consigli della città, tanto che apriremo una sezione ad hoc sui nostri canali social per raccogliere suggerimenti. Vogliamo che questo progetto sia il più condiviso e partecipato possibile, vogliamo che si sviluppino relazioni e reti fin dalle sue fondamenta».

Importante, per Maresi, anche il rispetto della storia dello stabile, le cui origini risalgono all’inizio del Novecento: «Rinnovare non significa radere al suolo ma stare ancorati alle radici per costruire qualcosa che prima non c’era. Rimarremo, per questo, molto legati alla narrazione di quello che l’albergo è stato e alla storia che ha attraversato, non smettendo mai di essere resiliente, così come resilienti sono le persone che lo andranno ad abitare, persone che hanno resistito agli urti della vita».

Lavori in corso in caserma a Bagnacavallo, i carabinieri traslocano a Traversara

Dal 14 ottobre per la durata della ristrutturazione, i militari si spostano nella frazione vicina

Stazione Carabinieri Bagnacavallo 1Il prossimo avvio della ristrutturazione della stazione dei carabinieri di Bagnacavallo farà traslocare i militari temporaneamente a partire dal 14 ottobre alla vicina stazione di Traversara. L’Arma continuerà a garantire il mantenimento dell’orario di apertura al pubblico di Bagnacavallo dalle 8 alle 18, la raggiungibilità telefonica attraverso il numero 0545-61108 e lo svolgimento dei servizi di controllo del territorio durante il periodo di dislocazione provvisoria in Traversara. Per le richieste di pronto intervento permane invariata l’utenza d’emergenza 112.

Frontale fra due auto sull’Adriatica: muore una 69enne, gravi il marito e un 40enne

Schianto all’altezza del ponte sul Bevano, la vittima era residente in provincia di Bologna

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La scena dell’incidente a Savio

Grave incidente stradale nel pomeriggio di oggi, 12 ottobre, a Savio: una donna di 69 anni ha perso la vita e due uomini, il marito di 60 e un 40enne, hanno riportato ferite e sono in gravi condizioni in ospedale a Cesena. La vittima è Maria Onorina Bernagozzi e abitava a San Giovanni Persiceto, in provincia di Bologna. I coniugi erano soliti frequentare Lido Adriano dove hanno una seconda casa. Il più giovane è invece residente a Ravenna.

L’incidente è avvenuto sulla statale Adriatica in prossimità del ponte sul torrente Bevano (e non sul fiume Montone come scritto in un primo momento per un errore di cui ci scusiamo), all’altezza della piadineria del Gallo poco distante dall’incrocio con via Bevanella: le due vetture, una Yaris e una Panda, si sono scontrate in un frontale. La donna era sul sedile passeggero della Fiat guidata dal marito in direzione Rimini ed è morta sul colpo. Sulla Toyota invece un 40enne residente a Ravenna. I due conducenti sono stati soccorsi dal 118 e trasportati in ospedale con l’elicottero.

Sul posto per i rilievi, la messa in sicurezza e la gestione della viabilità sono intervenuti i vigili del fuoco, la polizia stradale e la polizia municipale. Al momento i dettagli sulla dinamica sono ancora da ricostruire.

Fornace Zarattini, nuovo centro commerciale. Confcommercio: «Schiaffo alle imprese»

Ancisi (Lpr) rivela che il consiglio comunale si pronuncerà sull’ultimo step per un’area di ottomila mq non alimentari. Il presidente Mambelli attacca la giunta: «Deve sospendere le decisioni»

Shopping«Il via libera definitivo a un centro commerciale di portata provinciale a Fornace Zarattini di fronte al Mir è un atto veramente grave e uno schiaffo all’intero tessuto imprenditoriale della città». Mauro Mambelli, di recente rieletto presidente provinciale di Confcommercio, reagisce così dopo aver appreso da una lettera aperta di Alvaro Ancisi, consigliere comunale di opposizione con Lpr, che il 15 ottobre è previsto in municipio il passaggio finale per l’approvazione dell’intervento da ottomila mq di superficie commerciale (non alimentare).

Il presidente dell’associazione di categoria si dice «molto deluso da come questa giunta non tenga in considerazione i nostri appelli per salvare il centro storico dall’impoverimento commerciale e dalle chiusure delle attività tradizionali. Il Comune dovrebbe almeno preventivamente confrontarsi in un tavolo di lavoro specifico con le associazioni che tutelano e promuovono gli interessi dell’impresa. L’amministrazione non può fare finta di nulla e procedere al nulla osta per ulteriori centri di queste dimensioni».

Mambelli critica la scelta di riproporre i Poc del 2010-2015 e del 2017-2022 «senza tener conto della mutata situazione economica e distributiva del territorio, gravato ormai da una crisi endemica conseguente al declino del porto per le incertezze legate ancora all’approfondimento e manutenzione dei fondali, alle crisi di alcune  grandi cooperative e alla scelta riconfermata dall’attuale Governo di abbandonare l’attività estrattiva in Adriatico». Poi le parole più dure: «Farlo significa pugnalare alla schiena le attività che tuttora faticosamente resistono sul territorio ed in particolare sul centro storico».

Le richieste di Mambelli sono esplicite: «Agevolazioni sulla fiscalità locale, modifiche al sistema dei parcheggi e delle ztl che nel pomeriggio dovrebbero essere resi gratuiti, rinviare qualsiasi decisione nel merito di nuovi insediamenti commerciali».

Per quanto riguarda la nuova struttura commerciale alle porte della città, come detto, era stato Ancisi a fornire alcuni dettagli: sorgerà sul terreno vuoto di 52mila metri quadrati, vi si potrà commerciare di ogni escluso solo l’alimentare per un totale di 8 mila metri quadrati di vendita, rappresentati da una base di 5 mila per strutture medio-piccole (C3) e medio-grandi (C4), su cui ne saranno innestati altri 3 mila, che ne faranno una grande struttura di vendita di dimensione provinciale (C7). Chi realizzerà l’opera dovrà fare alcuni lavori sulle strade di Fornace Zarattini e la manutenzione straordinaria del ponte ciclopedonale sul fiume Savio.

Sesso con la figlia 13enne della compagna, 7 anni di condanna per il patrigno

Lui le prometteva regali e faceva pressioni psicologiche per farla cedere quando si rifiutava. Rapporti anche mentre la madre dormiva. Poi un giorno la ragazzina confessò alla donna di essere l’amante dell’uomo

Teen SadLa madre si lamentava delle difficoltà crescenti nel rapporto con il compagno e temeva che lui avesse un’amante, la figlia adolescente trovò il coraggio per confessarle che era costretta ad essere quell’amante dell’uomo che aveva vent’anni di più. È emerso tutto così, una sera di qualche anno fa. Uno scenario drammatico maturato in una famiglia nella Bassa Romagna e arrivato all’epilogo giudiziario ieri, 11 ottobre: sette anni di condanna (il pm ne chiedeva otto) per il patrigno per violenza sessuale aggravata. La ricostruzione della vicenda è riportata sulle pagine dell’edizione odierna di Corriere Romagna e Resto del Carlino.

La prima volta fu sul divano di casa quando lei non aveva ancora 14 anni e lui usò il pretesto di una sorta di iniziazione in vista dei rapporti che avrebbe potuto avere a breve con il fidanzatino 16enne. Poi la cosa è continuata con le promesse di regali come una consolle per videogiochi in cambio di sesso, anche più volte alla settimana, anche mentre la mamma dormiva nell’altra stanza. Il tutto reso ancora più torbido dei messaggi in chat che l’uomo inviava alla ragazzina. Quando lei provava a sottrarsi, lui si arrabbiava e le faceva pressioni psicologiche per farla sentire in colpa fino a quando lei cedeva.

Il racconto dell’adolescente, nonostante il tentativo della difesa di farlo passare come frutto di fantasie, è stato ritenuto attendibile sia dal consulente tecnico e sia in sede di incidente probatorio. Proprio per le accuse mosse dal patrigno all’indirizzo della giovane, il pubblico ministero ha chiesto la trasmissione degli atti del procedimento per procedere nei confronti dell’uomo anche per calunnia. Il tribunale ha anche fissato una provvisionale di 15mila euro per le parti civili, madre e figlia.

Un ottobre da brividi con il Nightmare Film Festival

La XVII edizione della rassegna di cinema horror torna sugli schermi il 30 ottobre. Ospiti d’onore Liliana Cavani e J. J. Annaud

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Una scena da “Il portiere di notte” di Liliana Cavani

Per i ravennati amanti del cinema, la fine del mese di ottobre significa una full immersion nel grande schermo alla scoperta di inquietudini, incubi, misteri e distopie.

Ebbene sì,  torna anche quest’anno il Nightmare Film Fest (diciassettesima edizione), la rassegna che indaga “il lato oscuro del cinema” in programma dal 30 ottobre al 3 novembre al Palazzo del Cinema e dei Congressi, con tre anteprime il 12, il 19 e il 20 ottobre.

In occasione della presentazione del festival – che ha visto la partecipazione, oltre che dei rappresentati della cooperativa Start Cinema, storica promotrice dell’evento, dell’assessora ravennate alla Cultura Elsa Signorino e di Agostina Melucci, direttrice dell’Ufficio Scolatico Regionale per l’Emilia Romagna nella sezione di Ravenna – sono state illustrate le diverse categorie in cui si articola il Festival: Nightmare D’Essai, il Concorso internazionale lungometraggi e quello dei cortometraggi, Ottobre Giapponese, Showcase Emilia-Romagna, e si è sottolineato come il Nightmare sia ormai una presenza consolidata nel palinsesto culturale ravennate e allo stesso tempo una realtà capace di crescere e rinnovarsi di anno in anno.

Due sono i grandi nomi associati a questa diciassettesima edizione: il primo è quello della regista Liliana Cavani, ospite d’onore del Festival,  che nella serata di sabato 2 novembre presenterà la versione restaurata del suo film più famoso, Il Portiere di Notte, e sarà insignita della medaglia al Valore realizzata dalla mosaicista Dusciana Bravura. La proiezione sarà preceduta da un incontro con il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, sul lato oscuro del cinema della Cavani, famosa per il suo stile audace e intraprendente che non risparmia di trattare tematiche scomode come la violenza, il sadomaso e il razzismo.

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Il regista francese Jean Jacques Annaud

La seconda punta di diamante di Nightmare 2019 è il Premio Oscar Jean Jacques Annaud – regista francese autore di numerosi film e serie tv tra i quali Il Nome della Rosa, Il nemico alle porte, L’ultimo lupo e La verità sul casso Harry Quebert – che sarà presente all’evento di apertura del Festival, il 30 ottobre alle ore 21.00 presso il Palazzo dei Congressi.
Annaud, dopo aver dialogato con il giornalista Alessandro De Simone, presenterà al pubblico il suo film Il Nemico alle Porte.

Non solo grandi nomi, ma anche tante pellicole inedite in Italia trovano spazio nel programma del Festival: sette lungometraggi e 13 cortometraggi di fiction, d’animazione e documentari gareggeranno nelle rispettive categorie per aggiudicarsi i premi che saranno assegnati sabato 2 novembre. A decretare il vincitore dei lungometraggi sarà, come da prassi, il pubblico presente in sala, cui si aggiungeranno professionisti, critici e responsabili culturali per il concorso relativo ai corti.
Si ricordano poi la sezione “Nightmare d’Essai”, per cui sono stati scelti due titoli che meglio rappresentano il connubio tra cinema di genere e cinema d’autore – 5 è il numero perfetto di Igort e Psicomagia di Jodorowsky – e che saranno proiettati in anteprima rispettivamente il 12 e il 19 Ottobre alle 21.00, la sezione “Contemporanea” – con 9 Doigts, Once Upon a Time in London e Hail Satan – e infine Ottobre Giapponese, quattro appuntamenti per promuovere la cinematografia nipponica indipendente.

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