Viaggio tra i militanti della base nel momento in cui il Partito democratico attraversa un’altra scissione e il numero degli iscritti sui territori sembra confermare un costante calo. Abbiamo fatto tappa in tre circoli con storie, percorsi e progetti differenti: Porto Fuori, Casadei Monti e Savarna (in fondo all’articolo una gallery di foto con i volontari della Festa dell’Unità 2019)

Con un numero di iscritti poco sopra i 4mila (nel 2018 a dicembre si arrivò a 4.500), 75 circoli elencati sul sito provinciale e 9 sedi comunali, il Pd resta almeno sulla carta il partito più radicato sul territorio. E sono lì a dimostrarlo anche i mille volontari per la festa provinciale dell’Unità che da due anni, non a caso, è stata promossa a nazionale. Questo non significa che anche qui l’emorragia dei militanti non abbia avuto effetti pesanti. E 4mila iscritti per 75 circoli in fondo fanno una media di poco più di cinquanta persone a circolo, un media, appunto, che lascia pensare che ci sia una certa sofferenza diffusa. Il dibattito sul loro ruolo, del resto, anima il dibattito interno al partito da tempo: che ruolo devono avere? Quale deve essere la differenza tra un iscritto e un semplice simpatizzante?

Il nuovo segretario Nicola Zingaretti ha più volte detto che devono avere un ruolo sempre più centrale e ha lanciato, proprio per le giornate dal 3 al 6 ottobre, una campagna straordinaria di tesseramento che fu annunciata da Ravenna a settembre. Da allora, dentro il partito è successo un vero terremoto con l’addio di Renzi. Siamo andati allora a cercare di capire come stanno da queste parti i circoli, anche storici, luoghi un tempo di partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica che oggi magari prediligono riunirsi in comitati, chat su Whatsapp o associazioni. Eppure i circoli, quasi tutti ospitati in immobili nati per essere “Case del popolo”, sono ancora lì. Qual è dunque lo stato di salute di alcuni dei circoli storici di questa terra un tempo rossa?
Porto Fuori, una grande festa ma il ricambio generazionale sembra difficile
A Porto Fuori dove sta per essere inaugurata una biblioteca (vedi pagina 10) e dove si organizza quella che ormai è rimasta la festa dell’Unità più importante del Ravennate (ora che quella comunale è scomparsa da ormai qualche anno) oggi non c’è un vero segretario della trentina di iscritti. C’è un coordinatore, Daniele Buda, coadiuvato da un gruppo di cinque o sei persone che per tutto l’anno svolgono e organizzano attività. E il passaggio generazionale, per quanto cercato e tentato in passato, non è facile. Così oggi a portare avanti il lavoro sono soprattutto persone che hanno una lunga storia di militanza e impegno politico alle spalle. In passato, ci dicono, «il partito stava tra le persone, le ascoltava, oggi abbiamo un po’ perso questa capacità. A Porto Fuori molte delle cose che ci sono, come scuole, servizi, luoghi per lo sport, sono arrivate anche grazie all’impegno della sezione».
E ancora oggi, del resto, gli incassi dell’ingresso alla Festa, dove a fare i volontari ci sono residenti del paese non necessariamente tesserati Pd, vanno a beneficio dell’intera comunità locale e non del partito, benché la festa mantenga un profilo importante anche per quanto riguarda il dibattito politico e non si sia trasformata in qualche cosa di diverso. «Anche quest’anno daremo un contributo per il ripristino della rotonda degli animali, oggetto di vandalismi, così come in passato donammo giochi per il parco», ci dicono. E, allora, come mai nel circolo mancano nuovi iscritti e militanti? Una situazione non certo solo di Porto Fuori. «Alle persone il Partito deve dare una ragione per tornare», dice Dario Bartoletti, uno dei responsabili del circolo, critico con la gestione Renzi che immaginava il partito leggero e liquido. Oggi dell’addio dell’ex segretario dice che «anche se danneggia il Pd serve a fare chiarezza. Una personalità come Renzi non poteva stare in partito plurale col “semplice” ruolo di senatore avendo un altro progetto politico». Ma ci si aspetta molto da Zingaretti: «Sì, certo, può servire l’app, ma per costruire il partito e cambiare davvero le cose, per discutere, per trovare soluzioni serve anche l’incontro tra persone fisiche. E servono proposte e idee concrete a lungo respiro e condivise. Di questo si sente il bisogno ora».
Quella “Scintilla” di via San Mama: «Qualcuno andrà con Renzi, ma altri torneranno»
Storica sezione ravennate del Pci, all’epoca nota come la Scintilla, oggi il circolo intitolato a Casadei Monti, in via San Mama, resta tra i più vivaci e frequentati del capoluogo. Circa 200 iscritti, un direttivo di una ventina di persone elette dall’assemblea con alla guida Sabina Cipollini, classe 1972, che ci racconta un po’ cosa succede nel circolo. «Ci troviamo per organizzare iniziative. Tra quelle che hanno avuto più successo ci sono sicuramente state quelle sui grandi temi etici, ma discutiamo anche di cosa succede nel partito e ci confrontiamo con i cittadini, che a volte si rivolgono a noi per il problema del quartiere. E abbiamo rapporti naturalmente con il consiglio territoriale». Infine, ruolo fondamentale per i circoli, è attivarsi per le campagne elettorali. Per esempio alle ultime europee per Carlo Calenda, capolista che ora ha deciso di lasciare il Pd. Così come dal Pd se n’è andato Matteo Renzi e di renziani doc in questo circolo in particolare ce n’erano diversi.

Cosa succederà, quindi? Si profila un calo di iscritti? «Certo, alcuni non rinnoveranno la tessera e usciranno dal partito, non nego che sia un momento complicato. Personalmente sono rimasta molto stupita in particolare dalla decisione dell’ex segretario e l’idea che persone con cui ho condiviso tanto fino a pochi giorni fa ora non saranno più nel partito mi dipiace molo, anche se so che ci ritroveremo su battaglie comuni. La buona notizia è che per qualcuno che se ne andrà, altri sembrano ora pronti a tornare, questa almeno è la percezione che ho avuto». Un luogo dove pensare e realizzare eventi e iniziative, o anche solo dare una mano in cucina, rigorosamente da volontari. «Quella dei circoli è la politica vera, fatta di passione e volontariato». E allora come ridare slancio a queste realtà che peraltro si autofinanziano? «Credo che i circoli debbano essere maggiormente coinvolti, le decisioni dovrebbero andare più dal basso verso l’alto, mentre questo non è sempre accaduto. Ma di persone che hanno cose importanti da dire ce ne sono davvero tantissime, bisogna saperle ascoltare». Per chi volesse conoscere i militanti del circolo l’appuntamento è in particolare dal 3 al 6 quando il circolo sarà aperto per eventuali nuovi iscritti e i volontari saranno presenti con un banchetto anche al mercato. E l’idea della app? Il circolo peraltro ha anche una sua pagina Facebook, fuziona? «L’app mi sembra una buona idea, ma per quanto riguarda la nostra pagina Facebook ammetto che dobbiamo migliorare molto con l’aggiornamento continuo, ma non è facile riuscire a star dietro a tutto essendo appunto tutti volontari».
Savarna, un paese e un circolo “alla vecchia maniera”
Tra i circoli più attivi e presenti sul territorio, nel forese, c’è quello di Savarna che ha come segretario Omero Lippi, ex presidente di Circoscrizione per lungo tempo, oggi dedito al partito come volontario. Le attività di un circolo che lui stesso definisce “alla vecchia maniera” sono strettamente legate con il paese: «La festa dell’Unità che organizziamo è la festa del paese e abbiamo anche tanti giovani, una cinquantina tra i 12 e i 20 anni, anche se non tutti sono iscritti al Pd. Del resto siamo gli stessi che poi andiamo a dare una mano anche alla festa della parrocchia. Si lavora tutti insieme per il paese, senza stare a guardare le tessere». L’impegno del resto è assai concreto perché tramite feste, cene, iniziative il circolo è riuscito a contribuire a molte spese per la comunità, dall’ammodernamento di aule didattiche nella scuola al fondamentale contributo per la realizzazione del centro infermieristico alla donazione di un defibrillatore, solo per fare qualche esempio.
«Con la Cangina, per esempio – ci racconta Lippi – tutti i lunedì sera per quattro mesi diamo da mangiare a centinaia di persone. Noi siamo qui, ci mettiamo la faccia, quando c’è un problema cerchiamo il modo di risolverlo e siamo pronti anche a subire eventuali contraccolpi, non ci tiriamo indietro». Eppure, nonostante questo radicamento che, dice Lippi, si vede anche nelle urne con le percentuali di voto al Pd, gli iscritti da anni sono in calo. «Adesso siamo a 150, il minimo storico. Ne abbiamo avuti anche 500 in passato. Perché? Beh, di sicuro ha contribuito l’idea di partito leggero di Renzi, dove il simpatizzante contava quanto un iscritto. E così tanta gente anche se continua a rivolgersi a noi, magari la tessera non la fa». I social? Le app? Possono funzionare? «Tutto può servire, ma qui noi siamo abituati a parlarci di persona. Il direttivo si è riunito anche la settimana scorsa, siamo una quindicina quasi sempre tutti presenti e discutiamo di politica. Qui da noi non ci sono mai state scissioni, nessuno se ne è mai andato anche se non eravamo d’accordo con il segretario». Dunque a Savarna fughe verso i renziani non ne temono, così come non le hanno temute con l’uscita di Bersani & Co. «Noi eravamo con Bersani quando era segretario, ma nessuno l’ha seguito fuori dal partito. Noi qui abbiamo le nostre regole di campagna: si sta dentro al partito e si continuano a portare le proprie ragioni».




























I ladri sono riusciti a scappare alle guardie, a piedi dopo aver speronato la pattuglia, ma hanno dovuto abbandonare il bottino che è stato restituito al proprietario. È l’epilogo della spaccata, tra le 2 e le 3 dell’11 ottobre, alla tabaccheria Fumhouse in via Di Vittorio a Ravenna (zona Bassette). Due uomini avevano portato via seimila euro di sigarette. La polizia è al lavoro sugli indizi disponibili nel tentativo di dare una identità agli autori del colpo.
A far intervenire la volante della questura è stato un camionista che ha telefonato al numero unico 112 per segnalare che due individui, con volto coperto da passamontagna, stavano entrando nella tabaccheria. All’arrivo degli agenti, i due hanno abbandonato una cassetta e un bidone in plastica (poi risultati colmi di pacchetti di sigarette) e a bordo di una Bmw hanno tentato la fuga speronando la volante che sbarrava la strada. L’auto dei ladri è finita contro delle fioriere in cemento e non ha più potuto proseguire. I due malviventi sono scappati a piedi in direzioni opposte, riuscendo a far perdere le loro tracce nonostante sul posto fossero confluite anche una seconda volante e le pattuglie dei carabinieri disponibili.
I due autori del furto erano riusciti ad introdursi nel negozio dopo averne forzato la porta d’ingresso. La Bmw è risultata essere stata rubata la settimana scorsa a Bologna mentre le targhe applicate alla stessa sono state rubate a Modena.
La televisione Al Arabiya, emittente degli Emirati Arabi, ha intervistato stamani, 11 ottobre, il calciatore Giuseppe Giovinco, 29enne attaccante del Ravenna che milita in serie C. Il servizio, come spiega l’ufficio stampa della società giallorossa, nasce dalla volontà di cercare di stimolare lo sviluppo del calcio nel paese mediorientale: le domande hanno spaziato dall’esperienza di Giuseppe nel Ravenna al rapporto con il più celebre fratello Sebastian (due scudetti con la Juventus) che gioca nel Al-Hilal ed è prossimo alla semifinale della Champions League Asiatica.
Sono passati quasi tre anni da quando il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, in consiglio comunale annunciò l’impegno per sostituire «in un tempo ragionevole» il vano tecnico di piazza Kennedy con qualcosa «non impattante ma di qualità e funzionale» al mantenimento dei servizi dell’area, ma la struttura è ancora al suo posto inalterata nella forma e nella posizione e il consigliere comunale Alberto Ancarani (Forza Italia) ne ha fatto una battaglia personale con la terza interrogazione appena presentata.
In provincia di Ravenna un veicolo su quattro tra auto e moto non è assicurato. Il dato risale a marzo 2019 e lo rileva una analisi dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale. Nel dettaglio si tratta del 19,07 percento degli autoveicoli e del 61,79% dei motoveicoli. A livello regionale la percentuale è del 24,78 dei mezzi: in testa alla classifica la provincia di Rimini con il 28,12, seguita da Bologna con il 25,88 e Modena con il 25,03.
Una dona è stata travolta da un treno in transito sulla linea Ravenna-Ferrara all’altezza di Camerlona, a circa un km dalla stazione di Mezzano. È accaduto verso le 13.30 di oggi, 11 ottobre, e molto probabile che si sia trattato di un gesto volontario. La donna era infatti sui binari in un punto molto distante dalla stazione e la sua autovettura è stata trovata parcheggiata e chiusa a poca distanza da dove è avvenuto l’impatto. L’investimento ha causato ripercussioni sul traffico ferroviario con ritardi e modifiche all’orario dei collegamenti.
«Romagna Acque avrebbe recentemente presentato un progetto di riordino della rete idrica esistente e di un manufatto per immettere acqua nei periodi di siccità nella valle della Canna, progetto attualmente in fase di analisi da parte della Regione. È evidente allora che il problema era noto, ampiamente preannunciato dalle associazioni venatorie, ma i ritmi blandi della macchina regionale e la trascuratezza dell’amministrazione ravennate non hanno tenuto conto di quanto fosse urgente intervenire». Il deputato della Lega e segretario del Carroccio in Romagna, Jacopo Morrone, rende nota l’informazione contenuta nella risposta ricevuta dal ministero dell’Ambiente a un question time, sottoscritto anche da altri parlamentari leghisti, dove si sollecitava un intervento per appurare le cause della
La risposta del Governo si concentra sulla delicata situazione della valle: “Il mantenimento di un livello idrico di 20/30 cm – è il chiarimento ricevuto da Morrone – pur favorendo il proliferare dell’avifauna ha come contrindicazione, in estate, il prosciugamento di alcune aree con la conseguente necessità di re-immissione idrica”. Il leghista taglia corto: «Il problema vero sono i ritardi e la negligenza degli enti responsabili».
Ripristino di strade, ricostruzione di banchine, consolidamento di versanti interessati da frane, lavori di risistemazione dell’assetto idrogeologico del territorio. Sono 8 gli interventi urgenti in provincia di Ravenna, finanziati dalla Regione con 375mila euro, per riparare i danni alla viabilità e alla circolazione stradale causati dagli episodi di maltempo che hanno colpito le aree collinari e montane nel triennio 2017-2019.
Nel cielo incastrato tra le facciate dei palazzi di vicolo Gabbiani Ravenna, in centro storico, ora vola uno stormo di gabbiani. È stata infatti completata “L’Eco del Fiume”, installazione artistica ideata da Giorgia Pettinari e realizzata insieme a un gruppo di detenuti della casa circondariale di via Port’Aurea durante un laboratorio che li ha coinvolti per un intero semestre. L’opera che ha permesso ai detenuti di esprimere la loro creatività – pensata dall’artista originaria di Senigallia e formatasi all’Accademia di Belle arti di Ravenna – è stata installata nel punto dove un tempo scorrevano i fiumi Lamone e Padenna. Presenti alla conclusione del progetto di arte urbana l’assessora alla Partecipazione, Valentina Morigi, e la direttrice del cercere Carmela De Lorenzo.
Il finissage dell’opera è stato accompagnato dalla riproduzione audio del suono dell’antico fiume ed è stata apprezzata dai residenti, dai passanti e dai titolari delle attività commerciali in zona: «Il Comune – ha affermato Morigi – è da tempo impegnato in una proficua collaborazione con la casa circondariale per contribuire al miglioramento delle condizioni delle persone detenute e alla possibilità di un loro reinserimento nella comunità. Attraverso questo progetto di arte urbana la città ha avuto la possibilità di incontrare la realtà del carcere e di mettere in comunicazione “il mondo dentro e il mondo fuori” che, oggi più che mai, hanno necessità di conoscersi, incontrarsi e sviluppare empatia e inclusione sociale».
Nell’ambito del percorso di formazione degli uomini e delle donne in divisa, al comando provinciale della guardia di finanza di Ravenna nella mattinata di ieri, 10 ottobre, si è tenuto un corso di primo soccorso curato dalle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana locale. Lo scopo è quello di preparare gli operatori di polizia a saper fronteggiare, in sicurezza, le diverse situazioni di emergenza che si potrebbero presentare durante l’attività di servizio.
