lunedì
18 Maggio 2026

Tra propaganda e architettura: un libro sulle colonie fasciste per l’infanzia

Un saggio a conclusione di una ricerca promossa dagli Istituti storici di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. La presentazione a Ravenna il 12 marzo con la proiezione di alcuni filmati dell’istituto Luce. A fine aprile una mostra

413 (3)Aumentare costantemente il numero dei bambini accolti e riqualificare gli spazi fisici con grandi progetti architettonici, ma anche plasmare un nuovo tipo di gioventù italiana e per trasmetterle in ogni momento della giornata i temi più cari all’ideologia fascista. Era questa la filosofia di fondo delle colonie estive per l’infanzia del Ventennio. E proprio quell’aspetto del regime è al centro del libro “Colonie per l’infanzia nel ventennio fascista: un progetto di pedagogia del regime” (Longo Editore) a cura di Roberta Mira e Simona Salustri che sarà presentato a Ravenna alle 18 di martedì 12 marzo alla Sala Muratori della biblioteca Classense. Si tratta di una ricerca interdisciplinare, in corso da diversi anni e promossa dagli Istituti storici di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Alla presentazione del volume saranno presenti alcuni degli autori più il presidente Guido Ceroni e il direttore Giuseppe Masetti dell’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea di Ravenna che è stato il capofila del progetto di ricerca, sostenuto anche dalla Regione Emilia- Romagna nell’ambito della L.R. 3/2016 sulla Memoria del Novecento. Nel corso della presentazione alla Classense saranno proiettati anche alcuni filmati Luce dell’epoca che arricchiranno una mostra documentaria prossimamente visitabile a fine aprile nella chiesetta di Santa Maria delle Croci, in via Guaccimanni.

Colonia Agip 1Oltre ai due saggi delle curatrici, rispettivamente sulla pedagogia totalitaria attuata nelle colonie e sulle gestione sempre più centralizzata pretesa dal regime negli anni del massimo consenso, il volume contiene anche contributi specialistici come quello del dottor Giancarlo Cerasoli sugli aspetti sanitari applicati nelle colonie e considerazioni del professor Valter Balducci sulle finalità politiche affidate agli architetti che progettarono in quegli anni le costruzioni più interessanti. Infine completano l’opera ulteriori due saggi di giovani ricercatori romagnoli quali Luca Rossi sulla ricaduta economica locale di questa intensa attività edilizia e Laura Orlandini sui manuali di formazione assegnati a vigilanti e direttrici delle  colonie negli anni Trenta.

MM0020Uno studio articolato che tiene conto delle numerose pubblicazioni e analisi già condotte sul tema, ma in grado di analizzare aspetti importanti della politica nazionale partendo proprio dai provvedimenti assunti nel settore dell’educazione giovanile, così fortemente presidiato dal fascismo. «Le spiagge della Romagna – si legge nel comunicato di presentazione – dovevano essere il luogo della più visibile celebrazione delle politiche innovative portate avanti dal regime e perciò risultare anche un grande elemento per la ricerca di consenso, a cui furono attenti e dedicati numerosi servizi di propaganda».

Ravenna torna in prima serata su Rai 1: sarà tra le “Meraviglie” di Alberto Angela

La seconda edizione del programma documentaristico parte il 12 marzo e la settimana successiva sarà protagonista la città bizantina

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Alberto Angela durante le riprese a Ravenna

Torna il 12 marzo “Meraviglie – La penisola dei tesori”, seconda edizione del programma documentaristico di Rai1, ideato e condotto da Alberto Angela, quattro puntate in onda dalle 21.25 incentrate sui siti italiani riconosciuti patrimonio dell’Unesco.

Ravenna (e in particolare i mausolei di Galla Placidia e di Teodorico e i mosaici di San Vitale) sarà protagonista della seconda puntata, in programma il 19 marzo.

Al “Benelli” il Ravenna cala un tris da urlo sul Fano e consolida la settima piazza

Calcio C / Grazie alle reti di Nocciolini, Raffini e Gudjohnsen i giallorossi sbrigano senza grossi affanni la pratica casalinga con i marchigiani

Ravenna FC-Fano 3-0
RAVENNA FC: Venturi, Eleuteri, Barzaghi, Boccaccini, Maleh (6′ st Trovade), Nocciolini (20′ st Gudjohnsen), Selleri (41′ st Sabba), Lelj, Raffini (41′ st Siani), Jidayi, Papa. A disp.: Spurio, Galuppini, Scatozza. All.: Foschi.
FANO ALMA JUVENTUS: Voltolini, Vitturini, Liviero (13′ st Ndiaye), Magli (35′ st Konatè), Filippini (35′ st Cernaz), Scardina, Ferrante, Celli (19′ st Morselli), Sosa, Lazzari, Lulli. A disp.: Sarr, Tascone, Mancini, Maldini, Setola, Selasi, Acquadro, Clemente. All.: Epifani.
ARBITRO: Clerico di Torino.
RETI: 24′ pt (rig.) Nocciolini, 13′ st Raffini, 44′ st Gudjohnsen.
NOTE – Ammoniti: Celli, Magli, Lazzari, Papa.

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I fesetggiamenti dei giallorossi dopo il 2-0 realizzato da Simone Raffini

Nocciolini in doppia cifra, Raffini decisivo e Gudjonhnsen al primo gol in Italia (e che goal). Il Ravenna FC al “Benelli” asfalta il Fano con un secco 3-0 e si proietta verso il derby contro il Rimini con una prestazione di grande cuore e determinazione che vale tre preziosi punti in ottica playoff. Grazie a questo successo la formazione di Foschi consolida la sua settima posizione, portando a ben dieci le lunghezze di distanza dall’undicesimo posto della Vis Pesaro, prima delle escluse. Le numerose assenze in casa giallorossa limitano le scelte di Foschi, mentre c’è più abbondanza per Epifani che schiera un Fano affamato di punti. Sono gli ospiti ad avere la prima occasione con un tiro al 4′ di Liviero centrale parato facilmente Venturi. Prova a rispondere al 12′ Nocciolini da distanza siderale, ma il suo tiro seppur angolato viene ben controllato da Voltolini. Ci prova anche Ferrante da fuori con una bella conclusione al 19′, ma il suo diagonale è largo alla sinistra di Venturi. Al 22′ cross di Barzaghi sulla testa di Nocciolini che viene atterrato a centro area da Celli: il direttore di gara senza alcun dubbio ammonisce il difensore del Fano e assegna la massima punizione. Sul dischetto Nocciolini freddissimo spiazza il portiere e arriva in doppia cifra centrando il decimo gol stagionale. Al 35′ il Fano prova a pareggiare sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ma il colpo di testa di Filippini è alto sopra la traversa.

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L’esultanza finale sotto la Curva Mero da parte di Lelj e compagni

Il secondo tempo si apre con una brutta notizia per il Ravenna: in contropiede Maleh è costretto a fermarsi per un problema fisico, lasciando il posto a Trovade. Al 14′ la ripartenza di Eleuteri trova Raffini solo al centro dell’area, l’attaccante giallorosso è bravissimo a eludere un difensore e a depositare in fondo al sacco il gol del raddoppio. Al 20′ si riaffaccia il Fano con il tiro dal limite di Scardina sul quale Venturi di distende a deviare in angolo. Prova ad arrotondare il risultato anche Selleri, ma il suo sinistro non inquadra la porta al 25′. Due minuti dopo arriverebbe il terzo gol del Ravenna con un colpo di testa di Boccaccini, ma il guardalinee nega la gioia della rete al difensore giallorosso per un dubbio fuorigioco. Al 31′ si riaffaccia il Fano in area, ma il colpo di testa di Scardina cercato da Ferrante è debole ed è facile preda del portiere giallorosso. Al 35′ Gudjohnsen prova a fare vedere di che pasta è fatto: controllo orientato, dribbling e tiro respinto: tutto molto bello. Al 38′ è di nuovo Ferrante che prova a riaprirla con un velenoso sinistro dal limite dell’area, ma Venturi è attento e si rifugia in angolo. Al 44′ arriva il sigillo di Gudjohnsen: corner di Papa e mezza rovesciata a mandare in visibilio la Curva Mero e mettere la parola fine alla partita.

Dichiarazioni post-gara
Luciano Foschi:
(allenatore Ravenna): «Siamo contenti, della partita e del risultato. Abbiamo fatto una gara intelligente, dove sapevamo che potevamo soffrire. Abbiamo meno energie del girone d’andata e siamo stati bravi ad aspettare i nostri avversari e ripartire. Abbiamo dimostrato questo soprattutto nell’azione del secondo gol, che è stata davvero ben gestita. Adesso vogliamo fare qualcosa di più della salvezza, ma non sarà facile perché abbiamo dietro squadre blasonate e noi vogliamo restare in questo gruppo di testa. Anche oggi i ragazzi hanno dimostrato che grande gruppo unito formano, nonostante le assenze hanno stretto i denti e conquistato un risultato importante».

La Consar ci prova, ma il rullo compressore Trento la schiaccia con un netto 3-0

Volley Superlega / I ravennati lottano alla pari con l’Itas in particolare nella prima e nella terza frazione, senza però concretizzare nei momenti decisivi

Trento-Ravenna 3-0
(25-23, 25-17, 25-22)
ITAS TRENTINO: Giannelli 2, Kovacevic 16, Candellaro 4, Vettori 9, Russell 13, Codarin 9, De Angelis (L), Grebennikov (L), Nelli 1, Van Garderen 1, Cavuto . Ne: Daldello. All.: Lorenzetti.
CONSAR RAVENNA: Saitta, Poglajen 7, Verhees 10, Rychlicki 15, Raffaelli 9, Russo 6, Marchini (L), Goi (L), Argenta, Di Tommaso 1. Ne: Elia, Smidl. All.: Graziosi.
ARBITRI: Puecher di Padova e Lot di Treviso.
NOTE – Trento: 9 bs, 6 bv, 5 errori, 9 muri; Ravenna: 13 bs, 2 bv, 7 errori, 8 muri. Spettatori 2880, incasso 21723. Durata set: 30′, 29′, 35′ (tot: 94′). Mvp: Kovacevic.

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Il muro di Kamil Rychlicki e Pieter Verhees prova a fermare l’mvp Kovacevic

Come contro Perugia, anche contro Trento la Consar deve farsi bastare gli applausi e i complimenti. Goi e compagni ripetono, per atteggiamento, intensità, mentalità e qualità del proprio gioco, la prova di domenica scorsa, con un Verhees in grande spolvero (10 punti, con 3 muri e un 50% in attacco), un Raffaelli molto positivo (10 punti anche per lui, con 2 muri) e un Rychlicki sempre pronto a colpire (14 punti per lui e un 48% in attacco), costringendo i campioni del mondo,  nei quali brilla Kovacevic, mvp del match in virtù dei suoi 15 punti, con un 59% in attacco e un 41% di ricezione,  ad attingere al loro ampio serbatoio di qualità e forza per aggiudicarsi il match. Finisce 3-0 ma per quanto si è visto e per quanto ha fatto in campo, Ravenna avrebbe meritato molto di più. 

Sestetti titolari Ancora senza Lavia, Graziosi si affida al sestetto tipo. Non cambia sestetto nemmeno Lorenzetti che si affida a Giannelli in regia, Vettori opposto, Candellaro-Codarin al centro, Kovacevic-Russell schiacciatori e Grebennikov libero.

Primo set Si esce dal punto a punto iniziale grazie a Verhees e a Raffaelli che firmano il primo +2 della partita (4-6), subito annullato dall’Itas. Si prosegue con grande equilibrio, con sorpassi e controsorpassi, e con scambi spettacolari, a conferma che la Consar ha iniziato col piglio giusto e con grande personalità questo match. La seconda accelerata del set è dell’Itas con un punto di Codarin e un errore Consar per il 17-15 Trento e per il timeout di Graziosi. E’ un gran muro di Verhees su Russell a fissare la nuova parità a quota 19. Nuovo allungo Itas sul +3 (23-20) ma la Consar è strepitosa nel trovare la parità con Rychlicki, Verhees e Raffaelli. E’ Russell a togliere le castagne dal fuoco a Trento firmando i due punti che valgono il set.

Secondo set I ravennati rispondono colpo su colpo all’Itas e alle bordate di Kovacevic al servizio. Si arriva al 7-6 quando l’Itas piazza un break di tre punti che costringe Graziosi a rifugiarsi nel timeout. Trento non concede però margini di recupero questa volta e mantiene il +4 domando i tentativi della Consar. Un ace di Vettori spedisce Trento a +6 (18-12), quello di Russell a + 8 (21-13). Vettori mette giù il pallone del 25-17.

Terzo set La Consar non si arrende e non si abbatte e piazza l’accelerata che la porta al +3 (4-7) e con cui smuove l’equilibrio iniziale. Trento annulla il tentativo trovando la parità a quota 8 e il vantaggio (9-8) con un gran muro di Codarin su Raffaelli, che però si riscatta con un positivo turno di battuta, condito da un ace, che fa volare la Consar al +4 (9-13) grazie anche al muro di Russo e a un attacco di Poglajen. Ma Trento non vuole fare concessioni e arriva al nuovo pareggio a quota 16 con un attacco dal centro di Kovacevic. Ravenna vuole il set a tutti i costi e piazza un altro break di tre punti (17-20) con Rychlicki e due punti di Raffaelli. Niente da fare neanche in questo frangente. Trento si avventa sulla Consar e si riporta in parità. Nel finale la spunta Trento, anche con un videocheck contestato, mortificando la Consar che almeno un set lo avrebbe proprio meritato.

Dichiarazioni post-gara
Gianluca Graziosi
(allenatore Consar Ravenna): «Dispiace perché anche questa volta abbiamo fatto una buona prova; abbiamo tenuto testa all’Itas in casa sua, però torniamo a mani vuote. C’è rammarico, prendiamo la buona prestazione e cerchiamo di riproporla domenica in casa con Padova. Ce la siamo giocata alla pari in quasi tutti i fondamentali; Trento è stata più brava nel contrattacco su palla alta, noi forse abbiamo creato anche più occasioni dei nostri avversari e a pallavolo logicamente vince chi la palla la mette per terra. In battuta il computo battute vincenti-battute sbagliate è a vantaggio loro. Abbiamo provato anche a cambiare qualcosa, però merito a Trento che, come all’andata, non ci ha regalato niente».

Prevendita per Padova Da lunedì 11 marzo, alle 12, è aperta sul circuito Vivaticket la prevendita per la partita di domenica 17 marzo al Pala De Andrè contro Padova. La prevendita sarà attiva fino alle 12 di domenica prossima.

L’OraSì lotta alla pari con la Fortitudo, ma in volata deve cedere alla capolista

Basket A2 / In una sfida da record per il pubblico presente al Pala De André i ravennati vengono sconfitti di soli quattro punti dalla corazzata bolognese

Ravenna-Fortitudo Bologna 70-74
(15-19, 39-38, 53-54)
ORASI RAVENNA: Smith 26, Cardillo, Masciadri 9, Hairston 12, Montano 11, Marino 5, Jurkatamm 6, Gandini 1. Ne: Rubbini, Martelli, Baldassi, Tartamella. All.: Mazzon.
LAVOROPIU’ FORTITUDO BOLOGNA: Fantinelli 15, Hasbrouck 12, Rosselli 7, Leunen 10, Pini 4, Delfino 4, Mancinelli 19, Benevelli, Venuto 3. Ne: Cinti, Sgorbati. All.: Martino.
ARBITRI: Pierantozzi, Centonza, Patti.
NOTE – Spettatori 3600. OraSì: tiri da due 15/34 da tre 10/29, rimbalzi 39. Fortitudo: tiri da due 16/37, da tre 9/31, rimbalzi 41.

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Un’immagine del match tra OraSì e Fortitudo Bologna

Record dei record di presenze al Pala De Andrè per l’arrivo della capolista Fortitudo, con posti aggiuntivi e molta gente in piedi per almeno 3600 spettatori, con una sfida molto equilibrata che termina con la vittoria dei bolognesi sull’OraSì. Prima del via applausi scroscianti e premiazione per Antimo Martino da parte del suo ex presidente Roberto Vianello, poi commozione nel minuto di silenzio per Alberto Bucci, salutato con uno striscione da entrambe le tifoserie. Poi è stata una battaglia autentica, che gli ospiti hanno vinto solo in volata grazie al capitano Mancinelli e a Fantinelli, cresciuto alla distanza. Ma la formazione giallorossa deve essere orgogliosa per l’intensità e la lucidità con la quale ha affrontato alla pari la leader, restando a lungo in vantaggio. E’ la strada giusta, questa, per terminare la stagione regolare nel modo migliore e ottenere l’obiettivo sperato.

Partenza sprint dell’Orasì con Gandini e Jurkatamm in quintetto, con le bombe di Marino e due di Jurkatamm, oltre al contropiede di Hairston, Ravenna va 11-2. Reazione ospite con due bombe di Hasbrouck (11-10), sorpasso con tripla di Leunen, replica Montano e a fine quarto la Fortitudo è avanti di quattro. Riparte ancora bene l’OraSì, Hairston due volte da sotto e Montano due volte da tre per il sorpasso (25-23), Mancinelli però è in partita e ribalta (27-28), ma la partita resta bellissima e molto intensa, con l’OraSì che non molla mai, Smith la riporta sotto con due bombe (33-34) poi il sorpasso che consente a Ravenna di andare avanti all’intervallo lungo. Ancora Smith dopo il riposo (42-38), l’Orasì difende benissimo e sotto i tabelloni non regala assolutamente nulla alla capolista. Si va punto a punto, Smith e Hasbrouck danno vita a un duello spettacolare e alla fine del terzo quarto è ancora tutto completamente in gioco. Ultimo quarto ad alta tensione, poi spuntano Mancinelli e Fantinelli e l’ultimo allungo ospite non viene parato da una OraSì comunque esemplare, da applausi.

Rekico, nel derby arriva una sconfitta beffarda con la “bestia nera” Tigers Cesena

Basket B / Nonostante un vantaggio di sei punti a due minuti dalla fine, i faentini vengono piegati dai rivali diretti dell’Amadori al termine di un match molto combattuto

Cesena-Faenza 69-66
(9-15, 30-30, 49-47)
AMADORI TIGERS CESENA: Ferraro 5, Dagnello 13, Trapani 10, Rossi F. ne, Battisti 3, De Fabritiis 13, Dell’Omo ne, Frassineti 4, Raschi 9, Poggi ne, Sacchettini 2, Brkic 10. All.: Di Lorenzo.
REKICO FAENZA: Fumagalli 16, Costanzelli, Silimbani 3, Samorì ne, Casagrande, Venucci 15, Zampa, Petrucci 11, Chiappelli 9, Santini ne, Sgobba 12, Petrini ne. All.: Friso.
ARBITRI: Scarfò e Cassinadri.
NOTE – Uscito per falli: Chiappelli.

Marco Petrucci
11 punti per l’ala della Rekico Marco Petrucci

La Rekico cade al fotofinish in casa dei Tigers, perdendo per la terza volta in questa stagione con i “cugini” cesenati. Alcune fischiate dubbie negli ultimi secondi e la prodezza di De Fabritiis sulla sirena condannano i faentini a una sconfitta beffarda, ma che aiuterà il gruppo a crescere. La vittoria è invece arrivata sugli spalti con i tifosi faentini che hanno creato un clima in stile PalaCattani anche al Carisport.

La Rekico entra in campo con grande aggressività sorprendendo i Tigers, volando sul 6-12 e chiudendo il primo quarto avanti 9-15: un parziale frutto delle triple e del gioco di squadra. L’Amadori riordina le idee e risponde con Trapani, ancora una volta una variabile impazzita per la difesa manfreda. La sua verve regala un break di 12-0 e il 21-15, ma la Rekico non si scompone e risponde con la stessa moneta. Una manovra corale perfetta e i punti di Venucci e Silimbani confezionano un controbreak proprio di 12-0, riportando i Raggisolaris avanti 26-30. All’intervallo si arriva poi sul 30-30, punteggio che fotografa una partita tesa e combattuta.

Al rientro in campo i Tigers provano a spingere ancora sull’acceleratore andando sul 41-32, ma non fanno i conti con Fumagalli, perfetto nel tagliare a canestro e a prendersi ottime penetrazioni. Un suo break personale propizia l’ennesima rimonta, permettendo alla Rekico di prendersi l’inerzia e qualche punto di vantaggio, arrivando sul 58-64 al 38’. Il demerito dei faentini è di non chiudere il match e così a 45’’ dalla fine Dagnello firma la tripla del 64-64. Nelle due azioni successive però la Rekico viene penalizzata da un dubbio fallo in attacco di Petrucci e dal fallo di Chiappelli (il suo quinto) su Brkic, con il cesenate che dalla lunetta firma un perfetto 2/2 (66-64). Fumagalli lo imita (66-66) e a 17’’ dalla fine i Tigers possono gestire l’ultimo possesso. La difesa di Faenza è buona, ma De Fabritiis si inventa il canestro della vittoria a fil di sirena con una tripla frontale.

Al PalaCosta una imprecisa Conad si inchina in tre set al concreto Soverato

Volley A2 femminile / Le biancorosse cadono a domicilio sotto i colpi delle calabresi e vedono allontanarsi in modo ulteriore la zona playoff

Ravenna-Soverato 0-3
(20-25, 18-25, 27-29)
CONAD RAVENNA: Bacchi 7, Torcolacci 5, Mendaro 18, Lotti 4, Gioli 5, Agrifoglio 1, Rocchi (L); Calisesi, Ubertini, Vallicelli 1. Ne: Altini, Aluigi. All.: Caliendo.
VOLLEY SOVERATO: Tanase 15, Boriassi 7, Boldini 5, Hurley 13, Guidi 9, Aricò 11, Napodano (L); Saccani, Mangani 1, Riparbelli 1. Ne: Formenti, Barbieri. All.: Napolitano.
ARBITRI: Mesiano di Bologna e Cecconato di Treviso.
NOTE – Durata set: 23’, 24’, 32’ (tot. 79’). Ravenna: bs 7, bv 0, errori 14, muri 3; Soverato: bs 9, bv 5, errori 9, muri 9. Spettatori: 450 circa.

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Un fase di gioco del match perso dalla Conad contro Soverato

Nell’ultima giornata del girone d’andata della Pool Promozione la Conad cade in tre set al PalaCosta contro Soverato. Le calabresi si dimostrano più concrete in particolare in battuta e a muro, mentre le ravennati, in difficoltà sulle bande e in ricezione, non riescono a incidere in attacco se non con Mendaro, top scorer del match con 18 palloni messi a terra. Solo nella terza frazione le padrone di casa lottano punto a punto fino alla fine, non sfruttando però due set ball, con le ospiti spietate nel chiudere la sfida. A causa di questo ko si allontana il settimo posto che vale i playoff, ora occupato da Mondovì, che dista ben sei punti.

Sestetti titolati Il coach Caliendo schiera lo starting six vittorioso a Caserta con Agrifoglio al palleggio, Mendaro opposto, Gioli e Torcolacci centrali, capitan Bacchi e Lotti sulle bande, Rocchi libero. Dal lato opposto del taraflex il Soverato di Napolitano risponde con Boldini in regia e Aricò opposto, al centro la coppia Guidi-Boriassi, le schiacciatrici Tanase e Hurley e in seconda linea Napodano.

Primo set Dopo una prima fase equilibrata il turno di servizio di Hurley scava il solco in favore delle ospiti che si portano avanti sul 4-10. La Conad è imprecisa e Soverato allunga sull’8-15, poi Mendaro prova a lanciare la rimonta delle padrone di casa mettendo a terra due palloni consecutivi per il 12-15, ma con l’ace di Boldini le calabresi volano sul 13-19. Ravenna prova a riaprire i giochi e ancora con Mendaro torna sul 19-21, ma nel finale le ospiti sono più brillanti e si portano a casa il parziale per 20-25.

Secondo set L’Olimpia Teodora guadagna un break sul 6-4 e, lottando su ogni pallone, allunga fino al 12-8 ancora grazie a una superlativa Mendaro. Il timeout di Napolitano rimette sulla buona strada Soverato, che ribalta la situazione con un parziale di 0-6 sul servizio di Hurley (12-14). L’ace di Riparelli vale il 13-16, poi la Conad prova con grinta a tornare sotto sul 17-18, ma un altro ace stavolta a firma Boriassi e due muri consecutivi fanno volare le ospiti sul 17-23. Illude Mendaro con una palla a terra, ma il finale del set è ancora di marca calabrese e si chiude sul 18-25.

Terzo set Le calabresi vanno subito avanti 2-4, ma la riscossa delle ravennati non tarda ad arrivare: Bacchi, Mendaro e un paio d’errori delle ospiti e arriva il break: 6-4. La Conad ci crede e riesce a tenere a distanza una Soverato meno precisa che nei set precedenti (13-10). Tuttavia la squadra guidata da Napolitano non molla mai e mette la freccia sul 13-14. Nella parte centrale del set le due formazioni si fronteggiano col coltello tra i denti. Soverato vuole chiudere e Ravenna non ci sta. Si procede punto a punto fino al 19-17 e Napolitano chiama la sospensione. Al ritorno in campo le calabresi riacciuffano la parità (19-19) e con un ace di Aricò effettuano il sorpasso (20-21). Ravenna insegue e con due palle a terra di Torcolacci e altre due di una Mendaro in grande spolvero conquista il primo set ball 24-23 che viene però annullato dalle ospiti. Gioli e Vallicelli, subentrata nel finale ad Agrifoglio, salvano momentaneamente il risultato e tengono accese le speranze (27-27). È però Soverato con determinazione e potenza a chiudere a suo favore anche il terzo set (27-29) e a portare a casa i tre punti.

Dichiarazioni post-gara
Nello Caliendo (allenatore Conad Ravenna): «C’è da fare i complimenti a Soverato che è terzo in classifica con pieno merito. La prestazione delle nostre avversarie è stata senza sbavature, ci hanno creduto dal primo all’ultimo punto e con le loro qualità di gioco veloce e attaccanti potenti ci hanno messo in grossa difficoltà. Non sarà questa sconfitta a fermarci. Continuiamo il nostro cammino. Domenica andremo ad affrontare Orvieto, sappiamo che è una squadra con la quale abbiamo giocato alla pari all’andata, battendola 3-2 in casa nostra. Di sicuro non sarà una passeggiata ma noi siamo abituati alle battaglie».

«Quello scandalo dei relitti arenati nella Piallassa Piomboni»

Una nave si è spezzata, altre tre sono in condizioni precarie. «Cosa intendono fare le autorità competenti per arrestare degrado e inquinamento?»

Navi Arenate PiomboneRiceviamo e pubblichiamo questo intervento di Giancarlo Schiano, agente marittimo, perito tecnico navale e attivista presso “Call to Action” di Ravenna.

Martedì 5 marzo la nave Berkam B., ormeggiata presso l’ex banchina Tozzi del porto di Ravenna si è spezzata in due affondando a prua, mentre la parte posteriore è ancora visibile. Lo scandalo è avvenuto nel canale Piombone ovvero all’imboccatura dell’area della Piallassa: quanti e quali danni questo collasso abbia provocato in termini ambientali sono ancora da accertare, ammesso che lo si voglia realmente fare.
Se l’affondamento della nave Berkam B. è un disastro, per completare il quadro di degrado dobbiamo ricordare che nel 2009, l’amministrazione accettava di buttare sulla sponda dell’ingresso alla Piallassa ben tre navi più grandi del Berkam B.: la Orenburggaz Prom, seguita dalla nave Vomv Gaz e poi dalla nave V. Nikolaev, tuttora arenate nella Piallassa.
Non serve essere veggenti per capire che la situazione “nel cimitero delle navi” è una bomba ad orologeria sia per l’ambiente che per la sicurezza degli specchi acquei. La zona, accessibile a piedi, fa capire immediatamente il significato della parola “degrado”, le navi arenate lungo l’argine della Piallassa in posizioni incerte e le cui condizioni fanno presupporre non solo la non galleggiabilità dei mezzi ma anche una precaria condizione strutturale degli scafi.
Una in particolare è piegata e pronta a seguire la sorte del Berkam B., ormeggi di sicurezza inesistenti abbandonati a se stessi, incuria totale della zona che si tramuta in accesso libero alle navi con atti di vandalismo e depredazione, per completare il quadro di abbandono l’ambiente è saturo di rifiuti di ogni tipo, forma e dimensione.

Oggi il problema è “tornato a galla”: dove era concentrata l’attenzione delle autorità locali e competenti in materia negli anni trascorsi sin ad oggi? Come e cosa intende fare l’autorità in una zona così delicata tenendo informata la cittadinanza?
Visto il precedente atteggiamento e la non curanza del problema, mi viene spontaneo supporre che non avremo concrete e tempestive risposte in merito.
Guardando lo scenario attuale che indica sempre maggiori problematiche mi chiedo cosa e come pensavano di risolvere tutte le insorgenze che avrebbero causato a partire dall’eventuale inquinamento, la gestione e il loro
smaltimento visto che oggi non sono facilmente raggiungibili.
Una cosa è certa più tempo passa meno tempo abbiamo per riparare o evitare altri danni.

Allarme plastica alla foce del Bevano: «Raccolti 100 sacchi di rifiuti»

Legambiente: «Un problema che continuiamo a denunciare da anni»

Per Stampa 1 MinPiù di 150 volontari si sono ritrovati domenica mattina a ripulire la Foce del Bevano. Numerose associazioni hanno risposto ancora una volta alla chiamata di Legambiente Ravenna col  supporto del suo Servizio di Vigilanza Ambientale, per prendersi cura di questa importante area di pregio naturalistico e contribuire nella raccolta di più di 100 sacchi di rifiuti.

Per Stampa 3 MinSono più di 500 i rifiuti presenti per 100 metri di spiaggia lineare – scrive Legambiente – e «decine di frammenti di microplastica per cm3 nelle insenature della Foce».

«Un problema che continuiamo a denunciare sempre più numerosi da anni e per il quale chiediamo che l’amministrazione comunale apra un tavolo di lavoro per un confronto sulla strutturazione di possibili interventi», sottolinea Legambiente.

Per Stampa 2 MinNon solo la Foce e la spiaggia: i recenti interventi di manutenzione del percorso ciclabile dei Fiumi Uniti hanno rivelato la presenza di tantissimi frammenti di plastica e altri materiali, che se non rimossi possono a loro volta raggiungere il fiume quindi il mare e le spiagge.

Hanno partecipato all’iniziativa: Ortisti di Strada – Resilienza Silenziosa, UNIamoci, WWF Ravenna, Re di Girgenti, Radici, Trail Romagna, Lions Club Ravenna ed il Comitato Cittadino di Lido di Dante.

Va in scena la storia di Valentina, «morta per obiezione di coscienza»

A Fusignano “Io obietto”, spettacolo ispirato alla vicenda Milluzzo: ricoverata all’ospedale di Catania per il rischio di aborto, morì a 32 anni

Valentina Milluzzo
Valentina Milluzzo

Lunedì 11 marzo alle 21 all’auditorium “Arcangelo Corelli” di Fusignano andrà in scena Io obietto, lo spettacolo teatrale realizzato dall’associazione culturale “Causa”, tratto da un testo di Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente di Vita di donna.

Lo spettacolo è andato in scena a Roma per la prima volta nel febbraio del 2018 ed è ispirato alla vicenda di Valentina Milluzzo. Ricoverata all’ospedale Cannizzaro di Catania per il rischio di aborto di due gemelli, morì il 16 ottobre 2016, a soli 32 anni. I familiari testimoniarono che nelle ultime ore di vita di Valentina non ci fu nessun intervento da parte dei ginecologi che dissero di non poter intervenire perché si sentiva il battito di uno dei due feti. L’ospedale Cannizzaro ha sempre negato che fosse un caso di obiezione di coscienza, ma l’esame autoptico rivelò che la morte di Valentina fu determinata da “mancato tempestivo riconoscimento della sepsi; mancata instaurazione tempestiva di antibioticoterapia efficace; mancata raccolta di campioni per gli esami microbiologici; mancata tempestiva rimozione della fonte d’infezione (feti e placenta); mancata somministrazione di unità di emazie lavate durante l’intervento del 16 ottobre 2016”.

In scena ci saranno le attrici Chiara David, Natalia Magni, Laura Nardi, e Valentina Valsania per la regia di Amandio Pinheiro.

Lo spettacolo, a ingresso gratuito, è promosso dall’associazione Demetra – donne in aiuto con il patrocinio dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e del Comune di Fusignano, nell’ambito del calendario per celebrare la Giornata internazionale della donna.

Compra on line due biglietti per i Negramaro a 120 euro, ma è una truffa

I tagliandi non sono mai arrivati al fan lughese. Denunciato un 33enne di Massa Carrara

222625010 38bb48f7 5414 44e4 81e1 A3ae9c3c3460Ha trovato on line due biglietti per il concerto dei Negramaro al costo complessivo di 120 euro, che ha versato sulla carta Postepay di un sedicente avvocato di Massa Carrara. Ma i due tagliandi non sono mai arrivati e così un fan lughese della band pugliese ha denunciato l’accaduto alla polizia che è riuscita a individuare il presunto colpevole. Si tratta di un 33enne di Massa Carrara, indagato in stato di libertà per il reato di truffa.

«Il ddl Pillon danneggia donne e minori». La nuova battaglia non solo femminista

Le avvocate Lama e Morigi illustrano quali sono le criticità del disegno di legge leghista per riformare il divorzio

Iaiasonia
Le avvocate Ilaria Morigi e Sonia Lama

C’è un nuovo terreno di scontro e una nuova battaglia femminista che attraversa l’Italia. È quella contro il Ddl Pillon, ossia il disegno di legge che riforma la legislazione sul divorzio firmato dal leghista Simone Pillon, che, dicono detrattori e detrattrici, rischia di fatto di complicare moltissimo la possibilità di divorziare mettendo in particolare la donna in condizioni di difficoltà e svantaggio. Chi lo difende invece sostiene che serva a riequilibrare presunti “vantaggi” delle madri nelle cause di separazione per quanto riguarda l’affidamento dei figli.

Ne parliamo con Sonia Lama e Ilaria Morigi, avvocate che stanno studiando il provvedimento anche per conto dell’Udi Ravenna, che da tempo sta organizzando eventi sul tema per sensibilizzare l’opinione pubblica prima dell’eventuale approvazione insieme a tutte le altre realtà che si occupano di donne sul territorio e non solo.

Avvocate, cominciamo dal chiarire l’esistente: la legislazione vigente quanto favorisce le madri?
«La legislazione vigente ha subito una radicale trasformazione nel 2006 da quando cioè è stato stabilito, come criterio generale, l’affido condiviso. Da quel momento sia i padri che le madri per la legge hanno pari responsabilità, cioè pari doveri e diritti nei confronti dei figli. Oggi, salvo casi particolari, il Giudice dispone che i minorenni vengano affidati ad entrambi i genitori: i figli quindi ove possibile abitano in quella che era la loro casa prima della separazione dei genitori, insieme al genitore “collocatario”, ossia quello che continuerà ad abitare con i figli minorenni. In realtà, non ci sono favoritismi per le madri. Ciò che accade è che nelle aule di Giustizia si prende atto del fatto che, per varie ragioni, c’è un genitore che riesce a dedicare alla prole più tempo rispetto all’altro genitore e, per una serie di ragioni, si tratta più spesso della madre. Accade quindi che se una madre, ad esempio, che sia per scelta o meno, si trova ad avere più tempo da dedicare ai figli, il giudice affiderà i figli a entrambi i genitori e li collocherà presso la madre, ma può accadere anche il contrario. A questo punto, anche in considerazione dei redditi dei genitori, il Giudice stabilirà un assegno che il genitore dovrà versare al genitore collocatario. Nel calcolo per stabilire l’ammontare dell’assegno di mantenimento vengono anche considerati i tempi che ciascun genitore dedica ai figli per esempio per portarli a svolgere attività sportive, o i colloqui con gli insegnanti».
Anche sulla base della vostra esperienza, quali sono le questioni più problematiche per l’affidamento dei figli nei casi di separazione?
«La stragrande maggioranza dei casi di separazioni e divorzi si conclude consensualmente. Nei residuali casi i temi più problematici riguardano quanto e quando un genitore potrà frequentare i figli e l’assegno di mantenimento. Spesso i genitori riescono a trovare un accordo consensuale su entrambe le questioni. Ma se il Pillon dovesse diventare legge, paradossalmente, anche in caso di accordo i genitori dovranno obbligatoriamente dimostrare di avere intrapreso la mediazione e presentare al Giudice quello che viene chiamato il “piano genitoriale”».
Ed è infatti questa una delle questioni fortemente discusse. Perché l’obbligo di ricorrere a un mediatore potrebbe rappresentare un problema? In particolare per le donne?
«Imporre di ricorrere al mediatore a chi ha già trovato un accordo, come vorrebbe il ddl Pillon, implicherebbe costi ingiustificati e ingiustificabili che, nella migliore delle ipotesi graverebbero sulla parte economicamente più debole, nel peggiore dei casi rischierebbero di disincentivare grandemente il percorso di separazione o divorzio. In sintesi: senza la mediazione obbligatoria e a pagamento, il giudice non potrà pronunciare una sentenza di separazione o divorzio. Non solo, il ddl Pillon, impone la mediazione anche in presenza di violenza domestica e o assistita».
Altro tema cruciale. Questo Ddl davvero complica le separazioni anche nel caso di violenza domestica?
«Il ddl non contempla la situazione di violenza domestica. Una donna vittima di soprusi, maltrattamenti e violenze da parte del marito, non potrà ottenere separazione da questi senza il dovere originario di pagare personalmente una mediazione con un uomo che le ha usato violenza all’interno della famiglia. C’è da dire peraltro che la mediazione obbligatoria è contraria alla nostra Costituzione poichè direttamente confliggente con quanto stabilito dalla Convenzione di Istanbul che esclude categoricamente la mediazione in presenza di violenza. Più che doppia vittimizzazione…».
Veniamo agli aspetti economici. Perché l’abolizione dell’assegno di mantenimento così come è concepito oggi dovrebbe rappresentare un male per le donne, in una società dove, almeno in teoria, dovrebbero essere anche economicamente emancipate? Perché la condivisione delle spese per i figli non vi convince?
«Ha detto bene lei: nella nostra società in teoria le donne dovrebbero essere economicamente emancipate ma di fatto in molti casi non lo sono. La disparità retributiva tra uomo e donna non è una percezione ma un dato di fatto. L’abolizione dell’assegno di mantenimento, ancor prima che per le donne, avrebbe effetti negativi sui figli, poi sull’ex coniuge più debole che statisticamente è nella maggior parte dei casi apppunto la donna. La previsione automatica e obbligatoria di tempi di permanenza paritari presso ciascun genitore (in assenza di accordo, almeno 12 giorni con ognuno), indipendentemente da manifestazioni di volontà contrarie dei figli e a prescindere dall’età, non considera le esigenze di un bambino, soprattutto in tenera età, a un’organizzazione regolare e stabile della propria esistenza. Prevedendo l’abolizione del contributo al mantenimento i relatori del Pillon dimostrano di non tenere in conto minimamente i dati su occupazione, disoccupazione e inattività femminili, che sono una realtà preoccupante nel nostro paese. Con il nuovo testo salterebbero anche tutte le regole sulla casa coniugale. Nessuna assegnazione, nemmeno in presenza di figli minori. Ma in Italia, solo il 54 percento delle donne infatti lavora e, chi lo fa, guadagna 0.48 euro per ogni euro guadagnato dai colleghi maschi. Il salario annuo medio di una donna ammonta a 23mila euro. Quello di un uomo, 44mila. Questi sono i dati oggettivi di cui, in tema di azzeramento del contributo all’assegno di mantenimento per i figli, il ddl Pillon non tiene conto».
Eppure della questione dei padri separati come “nuovi poveri” si è parlato a lungo. Secondo voi è un’emergenza vera e questo Ddl interverrebbe in qualche modo in loro favore?
«Dati oggettivi rispetto ai padri poveri non ne risulano nei rapporti Caritas ad oggi pubblicati. Abbiamo trovato invece dati del rapporto Caritas 2012 secondo il quale i padri separati o divorziati italiani sono il 3,1% del totale degli utenti, mentre le madri italiane nella stessa condizione sono 6,7%. Nel rapporto Caritas 2014 si legge che sono le donne le più penalizzate economicamente dalle separazioni con il rischio di cadere in condizioni di povertà. Nel rapporto Caritas 2017 sulla povertà giovanile si legge che sono le donne ad essersi recate alla Caritas nella percentuale del 62,6 e che le persone senza dimora sono per lo più uomini, stranieri, celibi e senza figli. Ripeto: celibi e senza figli. Con questo non si vuole sostenere che la rottura del nucleo familiare non causi difficoltà e disagi anche economici anche ai padri: appare evidente però che non esiste un fenomeno poiché i dati sbandierati dai sostenitori di questo disegno di legge non trovano riscontri nelle statistiche».
Il fatto di immaginare un affido congiunto non può rappresentare, paradossalmente, un tentativo di responsabilizzare gli uomini?
«Ma, come dicevamo, dal 2006 vi è già una legge che prevede l’affido condiviso. La legge del 2006 risponde anche all’esigenza sentita da molti padri ad avere maggiori responsabilità e parità di doveri. In situazioni non patologiche i padri sono già responsabilizzati. Il timore è quello che, dietro la scusa di ricerca di maggiore responsabilizzazione si possa celare, in casi di alta conflittualità, la volontà di privare il coniuge economicamente più debole dei mezzi per far fronte alle esigenze dei figli».

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