venerdì
08 Maggio 2026

Al parco di Teodorico la festa di Potere al Popolo tra lavoro, diritti e musica live

Mercoledì 25 luglio dalle 20 la cena, poi gli interventi di sindacalisti, lavoratori e “realtà di lotta”

Festa PopolarePotere al Popolo (PaP), la nuova coalizione politica di sinistra che ha partecipato alle ultime elezioni, organizza a Ravenna una “Festa popolare” incentrata su “lavoro, diritti, dignità”.

L’appuntamento è per mercoledì 25 luglio al parco di Teodorico. Dalle 20 “cena popolare” a 10 euro, come contributo per le spese (prenotazioni al 346 4986667), e a seguire interventi di sindacalisti, lavoratori e “realtà di lotta”. A chiudere, dalle 22.30 gli imolesi Irish Alehound in concerto.

Camion si ribalta, chiusa l’E45. Obbligatorio uscire a Mirabilandia

Incidente sulla strada statale nei pressi di Ravenna

camion
Foto di repertorio

Il tratto della strada statale 3 Bis Tiberina è temporaneamente chiuso in direzione sud all’altezza del km 236,000 nei pressi di Ravenna a causa di un mezzo pesante ribaltato.

L’uscita per chi viaggia in direzione sud è all’altezza dello svincolo per Mirabilaandia.

Il concerto di Muti per Raul Gardini, a teatro e anche in uno schermo in piazza

L’omaggio di Ravenna (e del Festival) a 25 anni dalla morte dell’imprenditore

Gardini2A 25 anni dalla scomparsa, la città di Ravenna, che già in occasione del decennale gli ha intitolato una strada, ricorda Raul Gardini con un appuntamento organizzato da Ravenna Festival in collaborazione con il Comune, l’Autorità di Sistema Portuale – che cureranno restauro e collocazione del Moro di Venezia (l’idea è quello di trasferirlo nella testata della Darsena) – e la Fondazione Flaminia, memore della laurea honoris causa conferitagli in Scienze Agrarie dall’Università di Bologna nel 1987.

Lunedì 23 luglio, al Teatro Alighieri alle 21, Riccardo Muti salirà sul podio della “sua” Orchestra Giovanile Luigi Cherubini per un concerto dedicato all’amico scomparso e offerto alla città; in programma musiche di Mascagni, Leoncavallo, Giordano, Catalani, Martucci e Verdi, per un ritratto dello stile strumentale praticato dagli operisti italiani nella seconda metà dell’Ottocento.

Preceduto dalla proiezione di un breve estratto dal documentario L’ultimo imperatore curato da Giovanni Minoli e Massimo Favia, il concerto sarà trasmesso in diretta sullo schermo di Palazzo dei Congressi e su quello collocato in Piazza del Popolo grazie al sostegno della famiglia Gardini, grata e commossa di fronte alla testimonianza di quanto ancora sia vivo il ricordo di Raul. La scelta dello schermo in Piazza del Popolo – un’opportunità per l’intera città – risponde infatti all’immediato esaurimento dei biglietti omaggio disponibili per il Teatro Alighieri e per il Palazzo dei Congressi.

Il programma rivela particolare attenzione per l’Intermezzo sinfonico e le funzioni che assolve nel melodramma: dal paesaggio siciliano che Pietro Mascagni evoca con l’Intermezzo di Cavalleria rusticana allo slancio melodico di Ruggero Leoncavallo nell’intermezzo di Pagliacci, dal tuffo nell’universo musicale pucciniano con l’Intermezzo di Manon Lescaut all’ambigua atmosfera dell’Intermezzo di Fedora di Umberto Giordano. Apre però la serata il carezzevole canto di Contemplazione di Alfredo Catalani, mentre il tono elegiaco – costante di tutti i brani in programma – si ritrova anche nel Notturno di Giuseppe Martucci. A concludere il concerto saranno i Ballabili da I vespri siciliani di Giuseppe Verdi, la più lunga composizione sinfonica di Verdi, inserita nell’atto III dell’opera come voleva la consuetudine dell’opera francese che esigeva la presenza del balletto come diversivo musicale e spettacolare.

Gardini fu benemerito sostenitore del Festival fin dalla sua fondazione, per altro realizzando Palazzo Mauro De André che è oggi uno dei luoghi di spettacolo principali della manifestazione ravennate, capace di accogliere migliaia di spettatori per appuntamenti, dalla sinfonica alla danza, al rock. Costruito alla fine degli anni ‘80 con l’obiettivo di dotare la Città di uno spazio multifunzionale per i grandi eventi artistici e sportivi, il Palazzetto si distingue anche per l’attenzione all’arte contemporanea: il Grande Ferro R di Alberto Burri, commissionato da Gardini come opera site-specific, evoca al tempo stesso – nella forma di due “mani” metalliche stilizzate – una scena teatrale e una chiglia rovesciata, quasi una celebrazione di Ravenna Marittima, punto di accoglienza e incontro fra popoli e civiltà. D’altra parte la testimonianza del documentario L’ultimo imperatore si concluderà proprio con il ricordo di Gardini appassionato velista e del suo Moro di Venezia, vincitore della Louis Vuitton Cup e finalista nella Coppa America del 1992, regate rimaste nella memoria e nel cuore di tanti ravennati.

Alla festa Pd di Ravenna Veltroni, Bersani e Grasso. Ma anche Fico e (forse) Di Maio

Circolano i primi nomi per l’appuntamento nazionale dei dem in programma dal 24 agosto al Pala De André

VeltroniCircolano i primi nomi e diventano quasi ufficiali i primi appuntamenti della festa nazionale dell’Unità che per la prima volta si terrà a Ravenna, dal 24 agosto al 10 settembre nell’area del Pala De André.

A metterli nero su bianco è in particolare la giornalista Giovanna Casadio su Repubblica, dove dà per certe le presenze di “scissionisti” ex Pd come Roberto Speranza, Pierluigi Bersani, Pietro Grasso e (a fare gli onori di casa) Vasco Errani, mentre pare non essere stato ancora invitato Massimo D’Alema.

A occuparsi di organizzare i dibattiti politici è Andrea De Maria, deputato bolognese del Pd. Alcune date sembrano già confermate come quella del 31 agosto con Walter Veltroni o quella del 26 agosto con la senatrice a vita Liliana Segre, con la presidente dell’Anpi Carla Nespolo e il deputato dem Lele Fiano.

Anche Repubblica parla poi di un “corteggiamento” nei confronti del vicepremier e ministro del Lavoro dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, per un confronto pubblico sul decreto dignità mentre l’altro pentastellato Roberto Fico, presidente della Camera, pare certo sul palco di Ravenna, dove duellerà con Graziano Delrio, capogruppo dem. Per la Lega è stato chiamato Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Saranno presenti infine – secondo Repubblica – anche i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo, e il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

Tra gli ospiti attesi anche il premier “mancato” Carlo Cottarelli.

Sorpresa: la star del basket Nba Danilo Gallinari si rilassa in una scuderia a Savio

Il campione dei Los Angeles Clippers al Riding Club Ravenna, gestito da un suo amico

Gallinari Savio
Gallinari alla scuderia di Savio

Danilo Gallinari, campione della Nba americana, si rilassa nel Ravennate. La stella dei Los Angeles Clippers, infatti, si è fatto immortalare al Riding Club Ravenna, scuderia di Savio gestita da un suo amico di vecchia data che al telefono ci racconta come non sia certo la prima volta. «A Danilo piacciono i cavalli e quando è da queste parti mi viene a trovare».

Scatti dalla scuderia sono stati poi postati sui canali social, tra la sorpresa generale dei suoi fan romagnoli.

Sorpreso con quattro trans sull’Adriatica: arrestato taxista delle prostitute

Accompagnava al “lavoro” e poi riportava a casa le lucciole in cambio di 15-20 euro

01 WEBLo hanno sorpreso a Cervia insieme a quattro transessuali bulgare, che aveva appena accompagnato a prostituirsi prelevandole dalle loro rispettive abitazioni di Rimini. Non, quindi, un semplice cliente ma una sorta di taxista per le prostitute che accompagnava al “lavoro” e poi riportava a casa dietro compenso di 15-20 euro. Si tratta di un 30enne pregiudicato rumeno, arrestato dai carabinieri di Cervia per il reato di “sfruttamento della prostituzione”.

Dall’inizio dell’anno – rivelano i carabinieri – sono centinaia i controlli a donne e transessuali (e ancora più a clienti) che nel corso dei pattugliamenti delle forze dell’ordine sono stati colti a prostituirsi lungo l’Adriatica, nelle località di Savio, Lido di Classe e Lido di Savio. Spesso si tratta di prostitute straniere regolarmente presenti sul territorio dello Stato italiano e anche residenti nel Comune di Ravenna.

Tra narrazione e indagine, la parabola di Raul Gardini e di un’epoca

In libreria Matteo Cavezzali con Icarus, a metà tra romanzo e inchiesta: «È stato un momento di passaggio, in cui la città è stata capitale per poi tornare di colpo invisibile»

CavezzaliÈ in libreria dal 5 luglio il primo libro di Matteo Cavezzali, classe 1983, per noi innanzitutto uno storico collaboratore, diventato negli ultimi anni anche l’apprezzato direttore artistico della rassegna “Il tempo ritrovato” e del festival “ScrittuRa”, l’uomo insomma che sta portando in città le firme nazionali e internazionali del mondo editoriale. E ora si trova per la prima volta in veste di scrittore, con un libro, Icarus, che sta a metà tra la cronaca e la fiction, con cenni autobiografici. Su un tema destinato a suscitare molta attenzione, sicuramente in città, ma non solo: la vicenda di Raul Gardini, a 25 anni dalla morte avvenuta il 23 luglio 1993. L’editore è Minimum Fax, combattiva casa editrice romana nota per lo straordinario catalogo e la qualità della proposta.

Non potevamo che approfittarne per intervistarlo, anche perché, premessa necessaria, il libro è un interessante mix di registri, orchestrato in modo da creare suspense senza rinunciare alla profondità dell’analisi, a tratti anche molto divertente, decisamente appassionante. E oltre a raccontare la parabola di un uomo, comunque la si pensi, fuori dall’ordinario, soprattutto ricostruisce il clima di un’epoca di passaggio cruciale.

Matteo, quale urgenza ti ha spinto a scrivere un libro su Raul Gardini?
«È una storia che mi ha sempre affascinato, credo che delle vicende che sono successe a Ravenna negli ultimi anni, dal Dopoguerra a oggi, sia quella che ha colpito l’immaginario di tutti, una parabola fulminante che ha portato la città agli apici del mondo per poi farla risparire dalle mappe, dopo la sua morte».
Su Gardini sono state però già scritte tante cose in questi venticinque anni…
«Sì, soprattutto cose saggistiche, mancava invece una narrazione romanzesca della vicenda. Mi sembrava che si fosse cercato sempre di afferrare qualcosa che però non era afferrabile con gli strumenti della cronaca».
Il tuo libro è di fatto un ibrido, in effetti, dove c’è una parte di inchiesta che ricostruisce fatti, alternata a parti (in corsivo nel testo) dove invece sei tu a immaginare dialoghi, incontri, situazioni. Un mix a cui non siamo troppo abituati da queste parti, come ci hai lavorato?
«Da molto tempo volevo fare qualcosa su Gardini, ma non sapevo da che parte prendere questa storia, perché è una vicenda con buchi e zone buie in cui non si sa cosa sia successo, ma senza i quali la storia non fila, non torna. Allora ho pensato di colmarli con il romanzo inventando alcuni passaggi che potessero rendere comprensibile questa storia. E ho anche deciso che dentro dovevano starci tutti i punti di vista, anche i pezzi dissonanti tra loro, in modo da permettere al lettore di farsi un suo percorso e una sua idea. In Italia operazioni così non sono molto frequenti, ma per esempio in Sudamerica con il “realismo magico” la narrativa sta raccontando tante verità mai venute a galla, come quella dei desaparecidos».
Icarus CoverTra i misteri naturalmente che avvolgono la vita di Gardini c’è quello sulla morte. C’è chi non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio. Nel libro ne parli diffusamente ma non sembri prendere posizione. Anche se emerge chiaramente che l’indagine è stata per lo meno affrettata…
«Quando è arrivata la polizia non c’era più niente, neanche il cadavere. E oggetti come l’arma del delitto erano stati spostati. Come si fa a fare un’indagine? Ed è stata sicuramente chiusa in tempi molto rapidi. Evidentemente c’era la fretta di non creare un caso che potesse bloccare le altre inchieste».
Tu metti quella di Gardini in fila con altre quattro morti…
«Sì, in una serie di cinque morti collegate in quegli anni, tutti o suicidi che non erano tali o morti naturali che non sembravano naturali. Di questi cinque almeno di tre siamo quasi sicuri che fu una messa in scena. Volevo tenere aperte tutte le piste su come potrebbe essersi svolta quella mattinata e una cosa è sicura, da quella stanza sono passate molte persone quella mattina, che hanno preso documenti».
Siamo all’epoca in piena tangentopoli, Gardini doveva essere proprio quel giorno ascoltato da Di Pietro…
«Sì, si è trattato di un passaggio storico per il nostro paese e credo che sia una vicenda che valga la pena riscoprire perché in quel momento tutte le trame peggiori e i complotti sono giunti al pettine».
A un certo punto si ipotizza che tutto avvenga perché crollato il muro di Berlino non ci sia più timore che i comunisti vadano al potere. Credi davvero nello zampino della Cia?
«Secondo me non può essere un caso che tutto avvenga proprio in quel momento. Un sistema finisce nel momento in cui non serve più».
Dopo Mani Pulite andò al potere Berlusconi. Come sarebbe stata l’Italia se invece Gardini fosse sceso in campo?
«Gardini ha anticipato l’antipolitica: lui detestava i politici e per questo molti lo amavano. Riusciva a fare cose nonostante la politica, se fosse sceso in campo lui non è difficile immaginare che avrebbe preso molti voti e forse, chissà. avrebbe puntato sull’innovazione. Avrebbe anche avuto uno sguardo internazionale che i politici di oggi non hanno. Certo avrebbe anche lui avuto un notevole conflitto di interessi…».
Eppure, come provi a ricostruire, lui è considerato colpevole di aver pagato quella che fu definita la madre di tutte le tangenti. Come è possibile che anche qui in città, più passa il tempo e più assistiamo a un processo quasi di beatificazione?
«Allora Di Pietro era un idolo popolare, oggi che Di Pietro è finito in disgrazia, non c’è più quel conflitto e per la città resta solo la parte migliore di Gardini. Però a livello narrativo e forse celebrativo credo che per rendere giustizia a una figura bisogna ricordare anche gli aspetti negativi, per evitare di creare santini che hanno poco a che fare con ciò che è stato».
Tu per esempio ricordi sentenze che vedono Cosa Nostra coinvolta nella Calcestruzzi, il ruolo dell’Opus Dei nello smistare le tangenti e arrivi a ipotizzare addirittura un’affiliazione di Gardini alla massoneria, pur senza convinzione…
«Era un momento in cui si era capito che sarebbe cambiato l’equilibrio di poteri e tutte le forze volevano riposizionarsi, sono momenti pericolosi nessuno si sente al sicuro e quindi è facile che persone scompaiano e muoiono. Diciamo che a Ravenna la massoneria ha sempre avuto un ruolo determinante nella vita pubblica e un’influenza nazionale forte e non è impossibile che un personaggio di grande rilievo non sia stato avvicinato da questa realtà. Paolo Mondani, giornalista di Report, mi ha fatto notare che c’erano alcuni elementi in tutta la vicenda che portò alla morte di Gardini che sembravano segnali rivolti a un pubblico di affiliati. E quindi ho immaginato che questo contatto fosse avvenuto. Ma mi sono anche fatto l’idea che Raul Gardini fosse un uomo molto solitario, che difficilmente faceva cose con altri, era uno che si metteva in relazione con i poteri che avrebbero potuto aiutarlo o danneggiarlo, ma senza perdere la propria indipendenza. E questo del resto l’ha portato alla fine tragica».
Una fine tragica e misteriosa è stata anche quella di Serafino Ferruzzi, suocero di Gardini, colui che davvero costruì dal nulla un impero.
«Sì, le analogie con quella di Mattei, di cui condivideva molte idee, sono evidenti. Forse si è capito davvero che impero fosse il suo solo alla sua morte, perché Serafino Ferruzzi era l’opposto di Gardini. Non rilasciava interviste, non amava la visibilità. Forse Raul invece aveva così bisogno di apparire anche per dimostrare di meritare quel ruolo che gli era capitato improvvisamente».
In comune hanno però avuto la scelta di mantenere a Ravenna il cuore dei loro imperi.
«Sì, ma secondo me per ragioni diverse. Ferruzzi era un uomo all’antica che teneva alle sue abitudini, voleva dormire nel suo letto. Gardini invece forse amava come qui la città girasse attorno a lui, di fatto».
Nel libro racconti anche il tuo lavoro di indagine. Dove speravi di arrivare e non sei arrivato?
«Sicuramente nel fatto di non essere riuscito a intervistare alcuni testimoni. Panzavolta, per esempio (della Calcestruzzi Spa, ndr), che fu fermato dall’avvocato. E soprattutto la moglie, Idina. Credo abbia preferito non incontrarmi da un lato per il dolore di una esperienza che è stata per lei devastante, dall’altra forse c’è anche il timore di ritirare fuori questioni che possono creare problemi e vecchi fantasmi».
Tra i momenti di alleggerimento del libro ci sono i camei autobiografici, in fondo avevi 10 anni quando Gardini morì.
«Il senso di quegli inserti è far capire che anche l’ultimo dei ravennati è stato toccato da quei macroavvenimenti, non basta ignorarli perché non ti riguardino».

Diritti gay, il Comune di Ravenna concede il patrocinio al Rimini Summer Pride

Forza Nuova inferocita: «Si promuove la sterilità e si vilipende gravemente l’istituto della famiglia»

RiminiAnche il Comune di Ravenna ha concesso – così come la Regione Emilia-Romagna – il patrocinio al Rimini Summer Pride, il corteo dei diritti gay in programma il 28 luglio e tra gli eventi arcobaleno più attesi tra quelli Lgtbi.

Una decisione resa pubblica da Forza Nuova che in una nota della responsabile provinciale Desideria Raggi naturalmente critica la decisione, definendo il Summer Pride «la solita escrementizia carnevalata in cui, addirittura dinanzi ai bambini, viene promossa in modo indecente ogni sorta di perversione sessuale, si fa apologia di costumi devianti e latori di infezione morale, si promuove la sterilità e si vilipende gravemente l’istituto della famiglia, cellula fondante della prosecuzione culturale, sociale e biologica della nostra stirpe e della nostra nazione».

Gran finale al Ravenna Festival con Roberto Bolle: il programma della serata

Spettacolo tutto esaurito da tempo, è attiva una navetta dalla stazione al Pala De André

RBolle Ph Luciano RomanoPioggia di stelle per la chiusura del Ravenna Festival (fatta eccezione per il concerto in omaggio a Raul Gardini), domenica 22 luglio ore 21.30 al Palazzo Mauro De Andrè, con il ritorno di Roberto Bolle e dei suoi pregiati compagni di danza.

A questo link la nostra intervista a Roberto Bolle

Nel 2007 era stato protagonista della scena ravennate accanto ad Alessandra Ferri, oggi si circonda di nuove eccellenze dell’arte di Tersicore – Nicoletta Manni, Misa Kurunaga, Timofej Andrijashenko, Taras Domitro, Nicola Del Freo, Gioacchino Starace, Maria Kochetkova, Angelo Greco, Sebastian Kloborg, Osiel Gouneo e Alessandro Quarta – e con un programma accuratamente bilanciato tra repertorio e modernità.

Etoile della Scala e Principal dell’American Ballet Theatre, Bolle è fresco di danze “di strada” con l’OnDance, mega kermesse organizzata per le vie di Milano che ha portato frotte di ballerini dei generi più amati a contatto stretto con i passanti e spettatori occasionali. E nell’ottica di appassionare platee sempre più ampie (obiettivo conquistato in tv con i 5 milioni di spettatori di Rai1 per Danza con me), celebra il sold out al Palazzo Mauro De André aprendo e chiudendo il suo galà: c’è il chiaroscurale e plastico passo a due ispirato alla figura maudite e alla poetica pittorica di Caravaggio, firmato da Mauro Bigonzetti in un missaggio di musiche da Claudio Monteverdi, che Roberto Bolle propone con una delle sue partner preferite, Nicoletta Manni. Il finale invece è in coppia maschile accanto a Alessandro Quarta in un gioco di doppi e di riflessi per il Dorian Gray creato da Massimiliano Volpini.

In mezzo, un caleidoscopio di brani di repertorio che vanno dai classicissimi Corsaire (il pas de trois accanto all’ascendente stella della Scala, Timofej Andrijashenko e Misa Kurunaga del Boston Ballet, anche protagonista di un passo a due dal ciaikovskiano Schiaccianoci di Ivanov-Petipa con Taras Domitro) e Don Chisciotte di Petipa, dove brilla il talento della scaligera Nicoletta Manni affiancata da Osiel Gouneo, alle Fiamme di Parigi, balletto degli anni Trenta di Vajnonen su musica di Boris Afasiev ispirato alla Rivoluzione Francese e “rispolverato” con gran fulgore recentemente dal Bolscioi. Il passo a due, tra i più belli del balletto, è interpretato qui dall’italiano Angelo Greco e da Maria Kochetkova, ambedue attivi nel San Francisco Ballet.

Ai pezzi di virtuosismo classico (immancabili per la delizia dei ballettofili), Bolle aggiunge però con intelligenza una selezione di lavori contemporanei, che aggiungono sapore alla serata. C’è l’estratto da Proust, ou les Intermittences du Coeur, piccolo gioiello coreografico del Novecento di Roland Petit su musiche di Fauré che l’étoile dei due mondi propone accanto a Timofej Andrijashenko, e il delizioso Canon in D Major che Jiří Bubeníček ha creato per sé e il suo gemello Otto. Interpreti cresciuti e prediletti da John Neumeier presso l’Hamburg Ballet, i gemelli hanno a un certo punto cambiato strada, il primo con interessi per la coreografia e l’altro restando invece in compagnia. Affrontano il Canon sul palcoscenico di Ravenna Bolle con Nicola Del Freo e Gioacchino Starace.

Di particolare interesse, una (quasi) novità: Step Addition la prima coreografia di Sébastien Galtier – già danzatore del Dutch National Ballet – su musica di René Aubry: un lavoro neoclassico punteggiato da esplosioni di improvvisa energia e pause imponenti che viene qui interpretato da Roberto Bolle e Nicoletta Manni. Integra il programma un lavoro raramente visbile in altri gala come At the End of the Day – qui interpretato da Maria Kochetkova e Sebastian Kloborg – di David Dawson, che il New York Times ha definito come artigiano sofisticato della danza, con uno sguardo acuto per la bellezza e un talento speciale nel dare al balletto una risonanza contemporanea.

Il servizio navetta gratuito per il Palazzo De André percorrerà 2 volte la tratta Stazione – Palazzo M. De André, con partenza da Piazza Farini, alle ore 20.15 e 20.30. Al termine dello spettacolo due corse riporteranno gli spettatori al capolinea.

Possibile perturbazione solo dopo mezzanotte, confermati i fuochi d’artificio

Spettacolo pirotecnico domenica dalle 23.30 con più di 20mila effetti innovativi

FuochiConfermati i fuochi d’artificio in programma domani sera (domenica 22 luglio) in occasione del patrono di Ravenna, Sant’Apollinare. A sgombrare il campo da dubbi legati al maltempo è  l’assessore al Turismo Giacomo Costantini, «sentito il servizio meteo dell’Aeronautica militare che valuta l’arrivo di una possibile perturbazione solo dopo la mezzanotte».

Lo spettacolo, realizzato dal Comune di Ravenna in compartecipazione con la coop Spiagge e in collaborazione con la pro loco, inizierà domani, 22 luglio, alle 23.30, con fuochi artificiali suddivisi in più di 20.000 effetti tra i più innovativi e coreografici studiati appositamente per l’evento. Le centraline sincronizzeranno i vari punti sparo per rendere unico e armonico lo spettacolo su tutta la costa. Ci saranno degli effetti nuovi e mai visti come il Salice Kamuro made In Italy che disegna una vera e propria palma d’oro in cielo e le farfalle con spuma bianca sempre made in Italy, un disegno che riproduce degli effetti bianchi in movimento simili ad una farfalla. Dal Giappone le nuove Hidranga, Spring Rain e la peonia a scomparsa. Per concludere il nuovo salice diamante e il salice Multiflasch con una miriade di stelle bianco-intermittente, con finale a sorpresa. Un team di 18 pirotecnici professionisti installeranno lo spettacolo sui vari punti sparo collegandoli via wireless in un’unica postazione di regia.

Per la sicurezza passiva – informano dal Comune – l’azienda adotterà tutte le cautele atte a prevenire qualsiasi evenienza (sarà possibile fermare in qualsiasi istante lo spettacolo e sarà possibile gestire dalla regia i vari momenti dei siti di sparo) garantendo uno standard elevato di sicurezza.

I punti di lancio sono stati concordati con la Prefettura e i Vigili del fuoco, per ovvie ragioni di sicurezza. Saranno a Casalborsetti, a Marina Romea, a Porto Corsini, a Punta Marina, a Lido Adriano, a Lido di Dante e a Lido di Classe.

Nuovo orario del traghetto per la notte di domenica 22 luglio
Nella serata di domani, 22 luglio, in accordo con il Comune Start Romagna effettuerà il servizio di doppio traghetto dalle 19 alle 2, con una sospensione durante i fuochi d’artificio, indicativamente dalle 23 a mezzanotte e mezza.

Sempre in occasione del Patrono di Ravenna sono in programma i seguenti appuntamenti:
– Lunedì 23 luglio
Ore 21
Basilica di Sant’Apollinare Nuovo
via di Roma 63
Concerto per il Santo Patrono di Ravenna
Berkshire Youth Orchestra
Direttore Jonathan Burnett
Musiche di Britten, Brahms. Elgar
A cura di Emilia Romagna Concerti
Ingresso a pagamento

– Lunedì 23 luglio
Ore 21.15
Piazza San Francesco
Per Sant’Apollinare. Da Rossini a Gershwin
Concerto della Banda Cittadina di Ravenna
Un ampio repertorio anche con le più belle musiche da film

Riparte l’Accademia del maestro Muti: centinaia di domande da tutto il mondo

Prove dal 22 al 30 luglio e concerti finali l’1 e il 3 agosto, sempre al teatro Alighieri di Ravenna

Accademia 23luglio2016 3385«Attraverso il pianoforte si spiega cos’è l’interpretazione di un personaggio e quanto stabilito durante lo studio con la compagnia di canto è riportato in orchestra, con una cura della frase musicale, del timbro, del significato da dare a ogni nota che mette la musica sempre al servizio della parola»: la quarta edizione dell’Italian Opera Academy di Riccardo Muti non può che cominciare al pianoforte, con l’appuntamento di sabato 21 luglio, ore 18 al Teatro Alighieri, che vedrà il Maestro impegnato nella presentazione del Macbeth ai suoi giovani allievi e al pubblico in sala. Si inaugura così l’intenso percorso di due settimane dedicate allo studio del Macbeth di Verdi, per scoprirne segreti e alchimie di scena in scena, di frase in frase.

Accanto ai direttori d’orchestra e maestri collaboratori selezionati fra le centinaia di domande di ammissione arrivate da tutto il mondo, studenti, musicisti e appassionati vivranno tutta l’esperienza dell’opera, con le prove in orchestra e con i cantanti dal 22 al 30 luglio, fino ai concerti finali dell’1 e 3 agosto, rispettivamente diretti da Muti stesso e dai suoi allievi.

Patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, l’Accademia è realizzata grazie al determinante sostegno della Fondazione Raul Gardini e al contributo di Barilla, The Shilmann Foundation, Coop Alleanza 3.0, FBS e Mercedes Benz.

«La mia è una crociata – sottolinea Riccardo Muti – a favore dell’integrità della partitura e contro la compiaciuta disattenzione con cui il melodramma è spesso presentato sui palcoscenici di tutto il mondo, a causa della mancata comprensione del rapporto tra musica e testo. Il nostro repertorio deve invece godere del medesimo rispetto riservato alla musica d’oltralpe». Una battaglia che Muti combatte non solo dal podio delle orchestre che guida in tutto il mondo, ma anche – grazie a un’Accademia che è un unicum assoluto in Italia e all’estero – nel Teatro Alighieri di Ravenna, dove condivide la propria esperienza con i giovani allievi – direttori d’orchestra e maestri collaboratori, tutti rigorosamente under 35 – e con il pubblico in platea e nei palchi. Così l’Accademia rinnova anche per questa quarta edizione il proprio duplice ruolo di momento di alta formazione e luogo eletto per la promozione dell’opera italiana, patrimonio da trasmettere in tutta la sua autenticità e profondità.

Cuore di questa bottega rinascimentale, dove i segreti del mestiere si tramandano da maestro ad allievo, è ancora una volta un’opera verdiana. Il Macbeth – dopo Falstaff, Traviata e Aida delle edizioni precedenti – si offrirà alla lente d’ingrandimento dell’Accademia, dall’imprescindibile lavoro al pianoforte e dalla formazione dei cantanti al dialogo con l’orchestra, che non deve accompagnare i solisti ma piuttosto far musica insieme a loro.

L’Accademia si svolge interamente nell’ottocentesco Teatro Dante Alighieri, sul palcoscenico l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che Muti stesso ha fondato nel 2004, altra testimonianza della devozione alla formazione della nuova generazione di musicisti, nel caso della Cherubini tutti sotto i trent’anni e provenienti da tutt’Italia.

Quanto ai cantanti, nei panni di Macbeth e Lady Macbeth Serban Vasile e Vittoria Yeo, Riccardo Zanellato sarà Banco, Giuseppe Distefano Macduff, Riccardo Rados Malcolm, mentre dama e medico saranno rispettivamente Antonella Carpenito e Adriano Gramigni; il Coro Costanzo Porta sarà invece guidato da Antonio Greco. A lavorare con orchestra e solisti i giovani selezionati fra le numerosissime domande in arrivo da ogni parte del mondo: dall’Italia e da tutti i Paesi europei, ma anche dal Sudamerica – Argentina, Brasile, Colombia, Venezuela – e dall’Oriente, dall’Azerbaijan all’Iran, dal Giappone alla Cina, alla Corea, a Hong Kong.

Info: www.riccardomuti.com

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi