mercoledì
06 Maggio 2026

Sorpreso a scassinare un camper: arrestato un ventenne dopo un inseguimento

Forzata la porta e una finestra, interni a soqquadro. Rubati pochi euro. Il ladro è un giovane romano con alcuni precedenti simili

Camper forzato
Il sopralluogo della polizia

La polizia di Stato ha arrestato un romano ventenne, che insieme ad altri due complici ha scardinato la serratura di un camper devastandolo all’interno alla ricerca di cose utili da rubare. Tutto ha inizio alle 20.30 di ieri a Faenza nella via Malpighi dove un cittadino ha notato tre giovani persone armeggiare su un camper nuovo parcheggiato poco distante da un supermercato. Avvisato il 113, la volante è giunta dopo pochi instanti ed è iniziato un inseguimento a piedi. 

Il sopralluogo sul camper ha evidenziato la forzatura della porta e di una finestra del mezzo con l’interno completamente a soqquadro. La proprietaria, intervenuta sul posto, ha constatato i danni e l’ammanco di pochi euro riservandosi di effettuare un preciso inventario.

L’arrestato non è nuovo a fatti del genere avendo già diversi precedenti di polizia a suo carico sempre per fatti legati a furti e rapine, tanto che in Questore di Ravenna  nel mese di aprile di questo anno lo aveva già “avvisato” di cambiare condotta. L’arresto è stato convalidato. In attesa del processo, fissato a ottobre, il ventenne avrà l’obbligo di firma al Commissariato di Faenza.

Via Oriani: cominciano i lavori di ristrutturazione, cambia la viabilità della zona

Divieto di transito per tutti i veicoli. Per i residenti sosta gratuita in piazzale Segurini e nelle aree limitrofe

Viapascoli Viaoriani
L’incrocio tra via Pascoli, via Cerchio e via Oriani

Come annunciato nei giorni scorsi, è programmato per l’11 giugno, con le prime operazioni per l’avvio del cantiere, l’inizio dell’intervento di ristrutturazione di via Oriani, che segue quello di via Pascoli, realizzato l’anno scorso, per un investimento complessivo di 550mila euro. Si interverrà, alternativamente, nel tratto da via Cerchio a via Tombesi dall’Ova e in quello da via Tombesi dall’Ova a via Guaccimanni.

I lavori comporteranno il divieto di transito e sosta per tutti i veicoli, mentre sarà sempre garantita l’accessibilità pedonale (in caso di particolari necessità di accesso, i residenti e domiciliati, nonché le attività commerciali e artigianali, potranno coordinarsi direttamente con l’impresa esecutrice, compatibilmente con le esigenze del cantiere). Si allegano planimetrie con segnalazione delle deviazioni.

L’ultimazione dei lavori è programmata entro il 31 dicembre. E’ però previsto che entro l’inizio delle scuole le lavorazioni che comporteranno il divieto di transito siano terminate. Ci saranno quindi ancora dei lavori da eseguire, ma che non comporteranno modifiche alla viabilità.

Una volta emessa l’ordinanza con le necessarie modifiche alla circolazione, residenti e domiciliati in via Oriani che non sono già muniti di contrassegno di tipo “SR”, in quanto attualmente i loro veicoli sostano in area privata, potranno rivolgersi all’ufficio permessi della Polizia municipale per richiedere un contrassegno temporaneo di tipo “P”, corrispondendone i relativi costi, che consenta per la durata dei lavori la sosta gratuita nelle aree limitrofe regolamentate a parcometro e in piazzale Segurini (parcheggio antistante al Mar in angolo fra via di Roma e viale S. Baldini).

Nei link, i cambiamenti della viabilità e della sosta.

I lavori prevedono il rifacimento della pavimentazione stradale e i marciapiedi, mediante la realizzazione di due fasce laterali a raso protette di larghezza variabile da un metro a un metro e mezzo. Sarà mantenuta l’unica corsia di marcia a senso unico, come allo stato attuale. Si interverrà anche sulla rete fognaria, demolendo una delle due fognature esistenti, oramai non più efficiente, al fine di poter allacciare gli scarichi esistenti all’altra fognatura, idonea alla raccolta e smaltimento; saranno realizzati inoltre interventi di rifacimento puntuali sulla rete acquedotto e gas. Per l’impianto di pubblica illuminazione è prevista la predisposizione della tubazione con pozzetti per l’eventuale futuro interramento dell’esistente linea aerea. A completamento dell’intervento, sarà totalmente rifatta la segnaletica orizzontale e verticale.

«Troppe immagini carine: il murales deve essere controverso (e illegale)»

Parla Dissenso Cognitivo, al lavoro anche in Russia: «A Ravenna purtroppo sempre meno continuano a dipingere. In centro mi piacerebbe qualcosa di “orrendo” in piazza Unità d’Italia»

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Dissenso Cognitivo al lavoro sul murales realizzato in viale Randi, ben visibile dalla rotonda del tribunale

Contattiamo via mail Dissenso Cognitivo, nome d’arte di quello che è probabilmente al momento il più noto street artist di Ravenna, le cui opere sono ben visibili in particolare nel quartiere Darsena.

Perché, innanzitutto, mantenere l’anonimato?
«La creazione di uno o più alias è qualcosa che identifica l’artista e il suo modo di agire. L’anonimato serve per evitare grane con la legge, ma anche per distogliere l’attenzione dalla figura dell’artista e concentrarsi su quello che produce. Anche se qualcuno conosce la mia vera identità, non voglio che ci sia un volto associato alle mie opere. In ogni caso, DissensoCognitivo non è Banksy…».

E quante grane hai avuto con la legge?
«Ci sono state molte occasioni di incontro/scontro con le forze dell’ordine, concluse senza troppi problemi o con fughe tattiche. In generale, la soluzione più semplice per evitare guai rimane sempre non farsi beccare».

Quando hai scritto per la prima volta su un muro?
«La prima volta in assoluto è stata una notte di fine anni novanta. Insieme a un gruppetto di amici riuscimmo a introdurci in un cantiere e impadronirci di alcuni spray da edilizia lasciati in giro dagli operai. Devastammo i muri esterni e interni di una casa in costruzione con messaggi d’amore, parolacce e altre boiate del genere. Quando arrivò il mio turno di usare le bombolette, provai a disegnare un volto ma ovviamente fu un disastro e cercai di rimediare aggiungendo corna e altri attributi satanici. Dopo quella volta, sono trascorsi 14 anni prima che prendessi ancora in mano una bomboletta».

Come è diventato un progetto strutturato e quante opere stimi di avere lasciato sui muri?
«Quando è iniziato il progetto DissensoCognitivo, nel 2012, non c’era un’idea chiara o una meta ma solo la voglia di dipingere sui muri. Questa spinta cieca e un po’ ossessiva è la forza che ha spinto generazioni di artisti a scatenarsi su muri, treni, fabbriche abbandonate… Con il tempo, e affinando le proprie capacità, la complessità delle opere dipinte in strada è aumentata, rendendole più strutturate e incisive. Non tengo il conto dei lavori lasciati su muro, la strada è un’entità in continua evoluzione. Proprio in questi giorni, cinque opere su ruggine (di inestimabile valore!) a Ravenna sono state distrutte da qualcuno che si firma “Pace”. Non c’è molto da dire, quest’arte è effimera. Anzi, “Pace” è ormai diventato uno street artist, che lo voglia oppure no».

Cosa ne pensi di questa sorta di istituzionalizzazione della street art di questi ultimi anni? Non dovrebbe ancora essere anche un’arte illegale?
«Il 90 percento delle opere firmate Dissenso Cognitivo è illegale, o comunque non commissionato. Questo significa avere coscienza dei propri interventi, del rischio che si corre e delle possibili conseguenze. I motivi che portano un artista in strada sono tanti e diversi per ognuno. Nel 2018 le occasioni per dipingere murales legali e istituzionali sono tante. Purtroppo la cosiddetta “riqualificazione tramite street art” ha imposto una direzione sbagliata a questa corrente, privilegiando grandi facciate dipinte con immagini carine e confortanti. Nel frattempo, la scarsa conoscenza in materia da parte di alcuni improvvisati addetti ai lavori ha acceso i riflettori su alcuni artisti sopravvalutati, lasciando in ombra quelli validi o emergenti. Non dobbiamo dimenticare che spesso un muro dipinto è un prodotto artistico, quindi forte e controverso e non può essere semplice abbellimento. È molto importante mantenere i contatti con l’aspetto spontaneo e illegale dell’arte di strada, altrimenti si rischia di perdere la parte più vitale e interessante di questa corrente».

Come sta la street art a Ravenna?
«Ravenna ha poche persone che continuano a dipingere in strada, si contano sulle dita di una mano. Spero che i giovani artisti riescano a imprimere nuova forza alla scena locale, sia lavorando in modo artistico con commissioni e altri eventi, ma anche e soprattutto in modo spontaneo interagendo senza autorizzazioni con l’ambiente urbano: graffiti, disegni, installazioni temporanee, poster, sticker».

Dove ti piacerebbe intervenire se ne avessi la possibilità, nella tua città, magari in centro storico?
«Non ho interesse nel dipingere in centro, preferisco le periferie. L’unica parete che mi ispira in centro è quella colorata in giallo in Piazza unità d’Italia: credo che un orrendo ammasso urticante, dipinto in vari toni di nero, starebbe benissimo in quell’angolo di Ravenna. Purtroppo (o per fortuna) quasi tutte le mie attività future sono in città lontane da qui».

Tra l’altro, sei appena stato in Russia…
«In aprile sono stato invitato a dipingere al Sam di San Pietroburgo: un enorme spazio industriale convertito in area espositiva, con mostre indoor e grandi superfici dipinte all’esterno. È stato interessante vedere come al Sam, oltre ai grandi nomi, ci sia stata considerazione anche per artisti meno conosciuti e che l’obbiettivo fosse la produzione artistica e non l’esposizione mediatica».

«Il ministero vuole smantellare la squadra antiterrorismo di primo intervento»

L’allarme del sindacato di polizia Sap per la decisione che coinvolge anche Ravenna: l’unità operativa sarà accorpata al reparto prevenzione crimine «diventando utili per azioni di impatto mediatico»

Il dipartimento della pubblica sicurezza al ministero dell’Interno ha deciso di riorganizzare le unità operative di primo intervento (Uopi), le squadre antiterrorismo istituite circa tre anni fa in una ventina di città italiane tra cui Ravenna ritenute più sensibili al rischio di attentati, scegliendo di ricollocarle nei reparti prevenzione crimine o in sezioni distaccate di questi. Lo rende noto il sindacato autonomo di polizia (Sap): «Sarà stravolta la natura di queste unità in quanto sarà sottratto il dispositivo in questione dalla disponibilità dei questori di quei capoluoghi già individuati come i più soggetti a possibili attentati». Il sindacato intende scrivere e informare i sindaci delle città interessate «affinché possano far presente la questione all’interno del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica».

Stefano Paoloni, segretario generale del Sap: «Questa è una vera e propria operazione di smantellamento delle Uopi. Così facendo, non si fa altro che privare i cosiddetti obiettivi sensibili di efficienti unità di controllo che, in questi anni, hanno registrato risultati positivissimi. Tutto ciò rende le grandi città molto vulnerabili, compromettendo seriamente la sicurezza. Anziché allargare questo modello vincente alle città che attualmente ne sono prive si preferisce inspiegabilmente virare su di una sorta di pronto intervento specifico, da collocare di volta in volta, in questo o quello scenario di pericolo, anche prescindendo dal rischio di attentati eversivi. Uno strumento funzionante, in continua crescita che andrebbe perciò a perdere la sua caratteristica più utile a vantaggio di una duttilità di certo più funzionale alle logiche di risparmio e di immagine, che non all’efficacia nella protezione delle città. Di fatto, diventeranno unità itineranti da spendere per azioni di impatto mediatico. In buona sostanza l’attività di prevenzione e pronto intervento antiterroristico avverrà a giorni alterni. Ma che senso ha tutto ciò?».

Saranno assorbite dal reparto prevenzione crimine, le Uopi di Torino con sezione distaccata a Cuneo; Milano con sezione distaccata a Bolzano; Padova con sezioni distaccate a Trieste, Venezia e Verona; Genova; Bologna con sezione distaccata a Ravenna e Modena; Firenze con sezione distaccata a Livorno e Ancona; Roma; Napoli; Abbasanta con sezione distaccata a Cagliari; Lecce e Palermo.

Coop spurie, sindacati in commissione regionale: «Il fenomeno è presente da anni»

Cgil, Cisl, Uil e Ugl al banco dei relatori per affrontare la questione dal punto di vista dei lavoratori. In Romagna i settori con più presenza sono ortofrutticolo, turismo, edilizia

Edil6In Regione proseguono i lavori della commissione di studio e ricerca sulle cooperative spurie e fittizie. Nell’ultima seduta al tavolo dei relatori erano presenti i rappresentanti delle principali organizzazioni sindacali regionali: Cgl, Csl, Uil e Ugl. «Il rapporto tra lavoratori e sindacati è un fattore da approfondire per individuare gli indicatori che ci aiutino a debellare il fenomeno delle cooperative spurie», ha affermato il presidente Luca Sabattini. «Il fenomeno è presente in regione da diversi anni, soprattutto nella filiera degli appalti», spiega Antonio Mattioli (Cgil) che segnala fra i comparti territoriali più a rischio la logistica nel piacentino, la trasformazione carni nel modenese, l’ortofrutticolo in Romagna, gli interporti, il distretto costiero del turismo e l’edilizia da Piacenza a Rimini.

L’intervento della Cgil riguarda soprattutto la forma dei contratti: «Queste cooperative non applicano quasi mai contratti nazionali», spiega Mattioli, che segnala anche il fenomeno delle buste paga dove lo straordinario viene giustificato attraverso il ricorso al meccanismo della trasferta. Per Giorgio Graziani (Cisl) «le false aziende illegali si inseriscono nei settori della logistica e dell’edilizia dove la stessa cooperazione vive una difficoltà oggettiva per mantenere l’offerta concorrenziale, ma si tratta di una condizione che influenza anche le fasce della cooperazione sana». Secondo Graziani è necessario sradicare «la pratica distorsiva della competizione al ribasso» cercando di essere più espliciti nella denuncia di queste dinamiche. Anche Roberto Rinaldi (Uil) riconosce il quadro descritto dalle altre organizzazioni e condivide l’impegno con le istituzioni per affrontare un problema che si sta facendo sempre più serio. «La crisi che ha colpito il mondo del lavoro, ha portato anche a una sfiducia generale rispetto al mondo della cooperazione e le coop spurie vengono messe in condizione di lavorare perché viene loro permesso. Noi cerchiamo quindi di collaborare con le istituzioni territoriali per chiarire il modus operandi di tutti i lavoratori». Montesalpio della Ugl denuncia in particolare il settore della logistica e dell’autotrasporto (specie nel piacentino) dove alcune aziende con piena operatività in Italia chiedono ai lavoratori di prendere residenza all’estero per evadere l’Iva e, nel contempo, per non rispettare pienamente i loro diritti. Il suggerimento alle istituzioni è quello di cercare di entrare nel capitolato degli appalti per svolgere un controllo più diretto.

I ristoranti più amati di Ravenna? Sono le piadinerie…

Sono cinque nei primi sei sui 550 complessivi secondo gli utenti di Tripadvisor

Lokalino
L’interno del Lokalino

Dando un’occhiata a Ravenna sul più celebre contenitore di recensioni on line, il discusso TripAdvisor, balza all’occhio una particolarità. Tra i primi sei ristoranti preferiti dagli utenti (su 550 complessivi, considerando tutte le fasce di prezzo e di tipologie), cinque sono piadinerie (e l’altro è una pizzeria d’asporto). Al primo posto (aggiornato al 4 giugno) c’è il “Lokalino” di via Nigrisoli, non un tradizionale chiosco ma un piccolo locale dedicata alla piadina in zona ospedale, con 144 recensioni di cui 127 con il massimo dei voti.

[pro_ad_display_adzone id=”139359″]Al terzo posto assoluto (dopo appunto la Pizzeria del Gladiatore) “Profumo di piadina” nella centralissima via Cairoli, con 516 recensioni di cui il 96 percento tra eccellente e molto buono. A seguire con grossomodo lo stesso numero di recensioni (e anche di percentuali positive) “La Piada di Ale” di via della Lirica, davanti a “La Farcita”, chiosco di Porto Fuori e, infine, in sesta posizione, “La Piadina dello Chef”, nei pressi del mausoleo di Teodorico.

Per la “cronaca”, il primo ristorante vero e proprio è solo all’ottavo posto (ed è La Rustica di via D’Azeglio), dietro il giapponese d’asporto (dove però è possibile consumare anche sul posto) Azuki.

E’ l’esperto Foschi il nuovo allenatore del Ravenna FC. «Ho grande entusiasmo»

Calcio C / Il laziale è uno dei tecnici più navigati e quotati della categoria che frequenta da oltre vent’anni. «Era una sfida cui non potevo rinunciare»

CALCIO LIVORNO PRESENTAZIONE NUOVO ALLENATORE FOSCHI E SIGNORELLI
Il nuovo tecnico del Ravenna Luciano Foschi (foto www.livornocalcio.it)

Ambizione. Esperienza. Entusiasmo. Seppure non siano scritte sul contratto appena firmato, sono queste le qualità che hanno sigillato l’accordo tra il Ravenna Football Club e Luciano Foschi, il tecnico che prende il posto di Mauro Antonioli sulla panchina giallorossa, con un impegno che scade nel giugno 2019. Nato ad Albano Laziale 52 anni fa, Foschi è uno dei tecnici più esperti e quotati dalla categoria che frequenta da oltre vent’anni, prima da giocatore e poi da tecnico. Nel suo curriculum in panchina tutte piazze di grande prestigio dove la pressione certo non è mai mancata. Novara, Alessandria, Reggiana, Teramo e Livorno per citarne alcune, oltre a quel Renate che nel 2017 Foschi ha portato a una storica qualificazione ai playoff.

Un passaggio in Serie A nello staff tecnico di Di Carlo a Chievo impreziosisce una carriera di prestigio e rappresenta una prova chiara di come il Ravenna sia fortemente motivato a migliorare il piazzamento della stagione appena conclusa. «Ravenna è una piazza storica con un pubblico eccezionale – ha confessato Foschi alla firma del contratto -. Era una sfida cui non potevo rinunciare e che affronto con un entusiasmo da vendere. L’incontro col presidente Brunelli e il diesse Sabbadini è stato decisivo per renderci conto di come molte delle nostre idee siano condivise. E’ stato dunque il primo passo per impostare un progetto per il quale siamo già al lavoro».

Foschi sul campo è conosciuto per gradire il 3-4-3, ma al di là schemi ed etichette il suo arrivo a Ravenna coincide con l’ambizione di fare un calcio propositivo e di personalità. «E’ il tecnico che incarna al meglio la nostra filosofia in questa fase della nostra esistenza – spiega il presidente Brunelli -. Il primo impegno della società sarà di consolidare il rapporto con gli elementi chiave della squadra. Poi ovviamente faremo di tutto per accontentare Foschi sul mercato e consentirgli di partire con gli uomini che permettano al Ravenna il salto di qualità che tutti auspichiamo».

Prevenzione della corruzione, il sistema della Cmc ha la certificazione di qualità

Rilasciato il certificato Iso 37001 dalla Sgs per la cooperativa ravennate. Il presidente Fioretti: «Siamo orgogliosi»

Alfredo Fioretti, presidente della Cmc dal 10 maggio 2017. Era vice dal 2014

La Cmc di Ravenna ha ottenuto da Sgs Italia – azienda leader nel mondo per i servizi di ispezione, verifica, analisi e certificazione – la certificazione Iso 37001 per il proprio sistema di gestione per la prevenzione della corruzione. La norma Iso 37001 si pone l’obiettivo di aiutare le organizzazioni ad adottare e attuare un sistema di gestione anticorruzione, richiedendo la definizione di norme interne, procedure, esecuzione di attività di due diligence proporzionate alla dimensione dell’azienda e alla complessità e rischiosità del contesto in cui opera.

Grazie al co

nseguimento di questo ulteriore certificato, è stato possibile per la Cmc ricevere dalla Sgs il Merit Award, rilasciato alle sole aziende in possesso di almeno quattro certificazioni internazionali volontarie (Iso 9001, Iso 14001, Ohsas 18001 a cui si è aggiunto Iso 37001).

«Siamo orgogliosi di aver portato a compimento con successo questo importante percorso di certificazione per il nostro sistema di gestione anticorruzione – conferma Alfredo Fioretti, presidente di Cmc – che ci ha consentito di ottenere anche il Merit Award, confermando così il nostro impegno ed attenzione verso temi che riteniamo fondamentali per la crescita della cooperativa».

L’Arma festeggia i suoi 204 anni: cerimonia sul piazzale del comando provinciale

Appuntamento il 5 giugno con le autorità locali civili, militari e religiose

RAVENNA 23/09/17. CARABINIERI, Comandante Provinciale Col T. SFP Roberto DE CINTI.
Il comandante provinciale colonnello Roberto De Cinti

Il 5 giugno l’Arma dei carabinieri festeggia il 204esimo annuale della sua fondazione. In provincia di Ravenna la ricorrenza verrà celebrata con una cerimonia che avrà inizio alle 10.30 nel cortile della caserma “Giovanni Frignani”, sede del comando provinciale alla presenza del prefetto Francesco Russo, delle autorità civili, militari e religiose, delle rappresentanze delle sezioni dell’associazione nazionale carabinieri e forestali, oltre ai militari in servizio con i loro familiari. Saranno inoltre presenti il gonfalone della Provincia di Ravenna e quello del Comune di Ravenna decorato di medaglia d’oro al valor militare. Durante la cerimonia saranno consegnate ricompense ai carabinieri distintisi in attività di servizio.

Giro del mondo in bici: 65mila km alle spalle e da luglio via alla campagna d’Africa

In Brasile il Magio Bike Tour ha festeggiato 1.800 giorni di viaggio attraverso 45 Paesi: dalla partenza a Ravenna nel febbraio 2013 sono cambiate tante cose, ora in sella i fratelli Giovanni e Francesco Gondolini. Un volo da Rio de Janeiro li porterà nell’ultimo continente che manca all’appello

DSC00161Adesso c’è una data per l’inizio della campagna d’Africa del Magio Bike Tour, il giro del mondo in bici cominciato a Ravenna nel febbraio del 2013 da Giovanni Gondolini e Marco Meini e giunto ora in Sudamerica dopo aver percorso 65mila km attraverso 45 Paesi: il 20 luglio un volo aereo porterà Giovanni e il fratello Francesco (che si è aggregato 15 mesi fa in cui ha fatto già 16mila km mentre Marco si è fermato in Canada due anni fa) da Rio de Janeiro a Cape Town per percorrere l’ultimo continente che manca all’appello del viaggio. I due risaliranno sui pedali per arrivare a casa nel 2019. Come già vi abbiamo raccontato nei mesi scorsi, Giovanni è stato costretto a una pausa di tre mesi tra fine 2017 e inizio 2018 quando è rientrato in Italia per operarsi al tendine d’Achille. In aprile ha raggiunto nuovamente Buenos Aires per riprendere il lavoro lasciato in sospeso. Dopo aver attraversato il Rio de la Plata la coppia è arrivata in Uruguay. E al periodo uruguagio si riferiscono i racconto che trovate di seguito, scritti da Giovanni.

Nella zucca vuota del mate c’è tutto il mondo
In una mano l’ombrello per proteggersi dal cielo grigio e permaloso, sotto braccio un thermos di acqua calda e nell’altra mano uno strano biccchiere: il porongo, ricavato da una piccola zucca svuotata. Vuoi venire con noi per un mate? Mi domanda Florencia in compagnia dei suoi amici. Ci sediamo sul prato nel parco. Lei riempie il porongo di yerba mate, posiziona una cannuccia di acciaio nel centro, che mi dice chiamarsi bombilla e versa acqua calda in infusione. Siamo seduti in cerchio e questo unico mate per tutti che passa di mano in mano é la scusa perfetta per farsi compagnia. Io sono felice di partecipare a questo rituale sud americano.
Mi ritorna in mente una tavola bassa a Kyoto dove l’educato padrone di casa ci offriva Sake. Poi i pensieri sono volati in Nepal dove vicino a un santuario buddista una dolce signora preparava il Chai, un té nero forte con latte di mucca e cannella. Sorrido pensando a Marco in Uzbekistan mentre beveva con Igor e amici russi bicchierini di Vodka alle tre del pomeriggio, vodka di benvenuto, vodka medicinale. Mi arriva poi alle narici il profumo dell’ultimo caffé bevuto in Italia e l’odore di mosto di un malbec cileno stappato sulla Cordigliera Andina.
Gli amici uruguagi mi riportano fra loro, ho di nuovo il mate in mano, Florencia mi versa l’acqua e mi racconta una storia. Io sorseggio questa bibita calda e amara con lo stesso entusiasmo con cui bevevo una Corona ghiacciata ad Acapulco o il Té Verde nelle teerie di Pechino. Sento la cultura autoctona scaldarmi il petto. Bevendo il mate mi idrato di Uruguay, lo vivo e ne capisco una parte preziosa, fatta di condivisione, di lentezza e parole sobrie.
Li ringrazio, salgo in sella e passo la frontiera brasiliana. Poca strada e un signore mi mette giá in mano una Caipiriña. Credo incominci a narrarmi una storia. Io ti ascolto mentre ti bevo, Mondo.

Popolo umile e caparbio, ai Mondiali tiferò per l’Uruguay
Un pedazo de tierra entres dos gigantes. Questo é Uruguay, una piccola pianura tra l´infinito Brasile portoghese e la sterminata Argentina spagnola. Un triangolo di terra geograficamente strategico sulla sponda Nord del rio della Plata, porto commerciale dell`America latina. Gli inglesi duecento anni fa ne capirono l´importanza e “tutelarono” i neonati uruguagi dalle pretese colonialiste di Portogallo e Spagna. In cambio chiesero il controllo del porto, buoni affaristi questi inglesi.
Oggi gli uruguagi sono solo quattro milioni e la metá vive nella asettica capitale Montevideo. Le lande sono invece lasciate al pascolo a dodici milioni di mucche, simbolo ed economia del paese. Io ho chiacchierato molto di politica con Guillermo, simpatico albergatore sulla spiaggia di Cabo Polonio. Mi ha raccontato il suo paese, liberista ed evoluto, specie sui temi difficili quale la legalizzazione delle droghe leggere, le unioni omosessuali e la legge sull´aborto. Aborto qui legale, al contrario della maggior parte dei paesi Sud americani. Mi ha parlato di un Uruguay non monopolizzato dal cattolicesimo e mi ha fatto ascoltare i leggendari discorsi dell´ex presidente Mujika. In quelle parole ho percepito il desiderio di un popolo di trovare una nuova via, non obligatoriamente uguale alla soluzione consumistica occidentale. Mujika parlava di ricerca della felicitá come fine ultimo della nostra breve vita.
Alle mie spalle tanta Argentina e alla porta bussa giá il Brasile. Saluto questo verde e moderno Uruguay e perché no, al Mondiale potrei tifare per loro. Per l`umiltá caparbia e illuminata dei piú piccoli.

A Ponte Nuovo un mercatino a km zero targato Slow Food. Saraghina all’inaugurazione

Al Villaggio del Fanciullo il venerdì dalle 16 alle 20

Mer 1002Il Villaggio del Fanciullo (cooperativa sociale) ha avviato da alcuni anni sui tre ettari di sua proprietà a Ponte Nuovo di Ravenna, una attività agricola e due volte alla settimana organizza presso la propria sede un “Mercatino a km zero” offrendo in vendita diretta i prodotti del suo orto.

In collaborazione con Slow Food Ravenna è nata l’idea di allargare il mercato di Ponte Nuovo ad altri produttori agricoli, alimentari ed artigianali che si riconoscono nei principi di salubrità, di filiera corta e di rispetto ambientale che Slow Food promuove da anni sostenendo “i prodotti della terra buoni, puliti, giusti e sani per tutti”.
Il mercato, a cui è stato dato il nome di “Villaggio Slow”, offrirà a tutti i suoi clienti i prodotti coltivati direttamente dai propri espositori, oltre che i prodotti trasformati quali confetture, formaggi, salumi, miele, uova. Saranno anche offerti i prodotti dell’artigianato caratteristico della tradizione romagnola.

L’inaugurazione del mercato “Villaggio Slow” è prevista per venerdì 8 giugno alle ore 16 al Villaggio del Fanciullo, in via Del Pino 102/104 (angolo via 56 Martiri).  Ad allietare il pomeriggio ci penserà il duo Skizzo e JF tra giocoleria, equilibrismo e gag clownesche. Per l’occasione verrà offerta a tutti i presenti una degustazione a base di “saraghina a scottadito”.

“Villaggio Slow” si terrà nel mese di giugno i venerdì 8, 15 e 22. Successivamente, a partire dal mese di luglio, ogni primo e terzo venerdì del mese fino a settembre con orario dalle 16 alle 20.

Il “quasi premier” per un giorno Cottarelli parla dei peccati dell’economia italiana

Alla Feltrinelli di Ravenna giovedì 7 con l’economista D’Angelillo

Carlo Cottarelli

Carlo Cottarelli, premier incaricato per qualche giorno la scorsa settimana nel corso dell’intricata crisi istituzionale italiana, sarà giovedì 7 giugno dalle 17.30 alla Feltrinelli di Ravenna per presentare il suo “I sette peccati capitali dell’economia italiana”. Secondo Cottarelli, la precarietà che ostacola la nostra ripresa economica non è legata “a un destino che siamo costretti a subire”. Deriva soprattutto da sette gravissimi errori che il sistema dell’economia italiana continua a commettere. Sono i peccati capitali dell’economia italiana: l’evasione fiscale, la corruzione, la troppa burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, l’incapacità di stare nell’euro, il divario tra Nord e Sud.

A dibattere con Cottarelli alla Feltrinelli di via Diaz sarà l’economista Massimo D’Angelillo.

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