lunedì
04 Maggio 2026

Lega e LpRa all’attacco sulla gestione del canile chiedono garanzie per il futuro

Dopo la visita dei Nas al canile e l’indagine per ipotesi di maltrattamento l’opposizione accusa e interroga la giunta

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Uno dei cani ospiti al canile che desta le preoccupazioni degli animalisti

“Ravenna può subire ancora per molto la mala gestione di questa giunta? E’ questa la domanda che rivolgiamo a tutti i ravennati, sostenitori del sindaco De Pascale o meno di fronte all’ennesimo caso che riguarda il canile di Ravenna. Una questione particolarmente odiosa perché riguarda dei poveri animali che non possono difendersi, ma anche risorse pubbliche spese male”. Dopo il question time già preparato da Massimiliano Alberghini, la Lega Nord, con una nota a firma dello stesso Alberghini e di Samanta Gardin, capogruppo e segretaria provinciale del Carroccio, torna all’attacco dopo l’ispezione dei Nas al canile municipale durante la quale sono stati sequestrati (ma non prelevati) in via cautelativa tre carcasse e due animali vivi dei sessanti presenti nella struttura per accertamenti. E questa volta è un attacco soprattutto politico: “Ma ciò che è peggio – ribadiscono – sono l’arroganza e l’irresponsabilità con cui la Giunta affronta qualunque suggerimento o segnalazione gli arrivi dall’opposizione. L’11 aprile scorso in commissione Ambiente e sanità – spiega Alberghini – ho chiesto chiarimenti sulla situazione del canile, dopo aver presentato un question time sullo sviluppo al suo interno del Parvovirus, ma le risposte che ho ottenuto sono state del tutto insufficienti, oltre a smentire categoricamente qualsiasi problema. Ho poi personalmente incontrato l’assessore Baroncini Gianandrea mostrandogli lo stato del canile in base alle segnalazioni attendibili che mi erano pervenute. Una cosa assurda: nulla era stato fatto per arginare il problema”. Gardin rincara la dose contro un’amministrazione cittadina che, a suo dire, “non osserva né le più elementari norme di protezione e di benessere animale, di cui il sindaco detiene la responsabilità, né le norme vigenti in materia, nazionali e regionali. Anche questo “caso” del canile ormai gli sta scoppiando nelle mani. E, come detto, è particolarmente odioso e va contro una sensibilità diffusa, oltre che essere sindacabile dal punto di vista di come sono gestite le risorse pubbliche dedicate al canile. Dopo l’intervento dei Nas al canile ci aspettiamo le scuse della Giunta e dal Pd. Oltre a pretendere che ogni atto, ogni attività e ogni spesa che riguarda il canile siano spiegate diffusamente e chiaramente e che, di qui in avanti, al centro della gestione della struttura ci sia il benessere e la tutela degli animali”.
E sul tema interviene anche Alvaro Ancisi, di Lista per Ravenna. che annuncia a sua volta un question time sul tema, raccogliendo in particolare le sollecitazioni dell’associazione animalista Clama. Ancisi racconta dell’ispezione effettuata il 27 novembre scorso della commissione consigliare e ricorda come l’11 aprile scorso, in una seconda seduta, siano state mostrate sono state mostrate ai rappresentanti dell’amministrazione comunale e dell’Ausl presenti, preposti al servizio, numerose foto di cani “pelle ed ossa”, chiedendo che fosse effettuato un sopralluogo sanitario al canile stesso onde verificarne le cause e disporre di conseguenza. A seguito di ciò, l’associazione ambientalista Clama di Ravenna, racconta ancora Ancisi “ha trasmesso il 27 aprile ai medesimi servizi del Comune e dell’Ausl rappresentati in tale seduta 11 fotografie dei cani ospiti del canile, dei quali “era stato evidenziato lo stato di sofferenza”, affermando anche che le foto erano “sicuramente in difetto”, chiedendo se il sopralluogo fosse stato fatto e con quali risultati. È la stessa domanda che, essendo di evidente interesse pubblico, rivolgo ora al sindaco. Nella lettera del 27 aprile, Clama aggiungeva che “nel frattempo tre dei cani di cui alle foto allegate, tra i  più penosi da guardare, Rocky, Flex, Boris (deceduto ieri non si sa di che cosa), sono stati ricoverati/nascosti in infermeria , per essere curati, alimentati correttamente, non lo sappiamo , ma nel caso in cui la strategia operativa applicata dal veterinario fosse giusta i  risultati si dovrebbero  vedere in fretta ed essere per forza migliorativi. Il pitt nero Lucky era già ricoverato da tempo in infermeria  essendo anziano e sensibile al freddo, adesso è ridotto come lo vedete. Vi invitiamo pertanto cortesemente a fornirci risposte in merito”. Ed è questa un’altra domanda che Ancisi rivolge a De Pascale. Infine, conclude il capolista di LpRa: “Nell’attesa che le indagini giudiziarie compiano il loro corso, rinviando obbligatoriamente a dopo gli accertamenti interni all’amministrazione comunale, appare fin d’ora doveroso che la Giunta comunale affronti per tempo, in vista dell’imminente scadenza dell’attuale appalto per la gestione del canile ad un’impresa cooperativa privata, la necessità di prevedere una profonda revisione del modello e delle modalità in corso. Chiedo al riguardo quali siano le intenzioni del sindaco, alla luce degli approfondimenti ad oggi compiuti dai competenti apparati di amministrazione e di gestione a lui facenti capo”.

Urla e minaccia il personale del Sert poi si scaglia contro i Carabinieri: arrestato

L’uomo, un 46enne, è stato accusato di interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale

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L’ingresso del Sert

Nel primo pomeriggio di venerdì 4 maggio, un 46 enne di origine marocchina, già noto alle forze di polizia, in preda ad un forte stato di agitazione, è andato al Sert di Ravenna dove si è messo a urlare e inveire, minacciando chi cercava di calmarlo e, di fatto, bloccando l’intera attività del centro che si occupa, come noto, di dipendenze. All’arrivo della pattuglia dei Carabinieri si è scagliato contro di loro, prima di essere bloccato ed ammanettato. Dopo una nottata in camera di sicurezza stamani il giudice con la convalida dell’arresto gli ha imposto il carcere. L’accusa è interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale.

La Municipale si dota di quad e moto per monitorare meglio spiaggia e centro città

Si aggiungono a un parco veicoli che conta 50 auto, 8 moto, 8 segway e 15 bici

MezzimunicipaleAl Parco Teodorico, in mattinata, la Polizia Municipale di Ravenna ha presentato i nuovi mezzi di cui si è dotata con lo scopo di aumentare l’efficacia dei servizi sul territorio, a tutela della sicurezza. Si tratta di tre quad e due moto Yamaha Tracer 900A Police, che vanno a implementare l’attuale parco veicoli composto da 50 autovetture, 8 moto, 8 segway e 15 biciclette. Alla presentazione sono intervenuti il vicesindaco con delega alla Sicurezza e alla Polizia Municipale, Eugenio Fusignani, e il comandante della municipale Andrea Giacomini che ha sottolineato l’utilità dei quad nei servizi di controllo sul litorale, in particolare nei confronti dell’abusivismo commerciale, e la maggiore agilità di movimento offerta dalle moto, anche in centro città e in occasione di eventi e situazioni in cui si presenta un traffico molto intenso.

Si tratta di un investimento – ha dichiarato il vicesindaco Fusignani – che significa attenzione al tema della sicurezza del territorio, dei cittadini e del turismo. Con l’ampliamento dell’organico e l’acquisto di nuovi mezzi rispondiamo alle esigenze di una Polizia municipale sempre più attiva e presente, in grado di integrarsi e di essere di supporto alle altre forze di polizia. I quad, in particolare, potranno muoversi nelle zone retrodunali e negli stradelli a controllo e contrasto di eventuali situazioni di degrado nel rispetto delle zone di pregio naturalistico, ad esempio Lido di Dante e Lido di Classe”.

 

Dalla Rapsodia in Blue un mosaico in libertà creato da centinaia di studenti

Finissage il 7 maggio della mostra di opere grafiche e pittoriche alla biblioteca Oriani organizzata dall’associazione DisOrdine nell’ambito del progetto “Pazzi di Jazz”

Mostra Blue Del CavoloUltimi giorni per visitare, alla Manica Lunga della Biblioteca Oriani di Ravenna, “Rapsodia in blue del cavolo – Jazz mosaico di libertà”, la mostra/installazione di opere grafiche e pittoriche realizzate nei laboratori per le scuole e organizzata dall’associazione Dis-Ordine, nell’ambito del progetto “Pazzi di Jazz 2018” e in occasione della 45esima edizione del Ravenna Jazz Festival.

Si tratta 1.500 dipinti su carta vellutata con inchiostro naturale estratto dal cavolo viola e un’installazione con oggetti di riciclo in plastica blu. Autori dei lavori centinaia di studenti delle scuole cittadine ravennati e del forese fra cui quattro istituti superiori (Liceo Artistico di Ravenna, Liceo Classico di Lugo, Liceo Artistico Musicale Statale e Istituto Musicale Masini di Forlì), sette scuole medie (Don Minzoni, Ricci Muratori, Montanari, San Pier Damiano, Randi, Guido Novello, San Pietro in Campiano), sei elementari (Mordani e Ricci di Ravenna, Iqbal Masih di Lido Adriano, Garibaldi di Lugo, M. Bartolotti di Savarna, M. Moretti di Punta Marina), l’Università (Campus di Ravenna), l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e di Bologna, il Conservatorio di Ravenna.

Il progetto è nato con l’obiettivo testare le reazioni di giovani e giovanissimi nell’accostare la più virtuale delle arti, in particolare l’affascinante mondo del jazz, alla loro propensione ad abitare il virtuale, l’uso della Rete, l’ascolto, la lettura o la scrittura con i pollici. Giovani e giovanissimi di oggi stanno sviluppando una nuova sensibilità al colore e una diversa manualità mai esercitata in passato che porterà inevitabilmente a nuove forme espressive ancora da scoprire. Sono stati distribuiti ad ogni insegnante un flacone contenente una soluzione di inchiostro naturale di colore blu e dei supporti in carta vellutata sui quali far realizzare da ognuno dei propri allievi un disegno, un dipinto, un ricamo, un collage, etc. ispirato dalla performance in teatro degli artisti di “Pazzi di Jazz 2018“. I ragazzi hanno potuto esprimere liberamente le suggestioni trasmesse dall’ascolto delle parole del musicologo Francesco Martinelli e delle note della tromba di Paolo Fresu, vincolati unicamente alla gamma delle infinite sfumature del colore blu, dall’intensità del blu degli antichi egizi alla leggerezza del blu azulejos, dalla profondità del blu di Prussia alla luminosità del Blu Klein, del blu dei pixel digitali, del blu dei mosaici antichi di Ravenna.

La mostra resta allestita ancora domenica 6 maggio (dalle 10 alle 12.30) e lunedì 7, dalle 8.30 alle 13.30, giorno di conclusione della mostra che prevede anche una festa di finissage, in piazza San Francesco, dalle 18.30 alle 20.30 con aperitivo musicale: cocktail in blue alla carta (Summertime e Rapsodia in Blue) e musica del Bakaw Quartet, al Caffè Pasticceria Palumbo.

Arte e immigrazione: due bandi per il servizio civile in Comune

La scadenza è fissata al 21 maggio. Interessa ragazzi tra i 18 e i 29 anni

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La galleria d’arte comunale PR2 in via d’Azeglio

L’assessorato alle Politiche giovanili e immigrazione promuove due bandi di servizio civile. Il primo è per  “Arte in Comune” ed un progetto di servizio civile regionale della durata di 9 mesi, con l’obiettivo di formare due giovani volontari/e nell’organizzazione di eventi espositivi, manifestazioni, rassegne in ambito artistico-culturale. Si tratta di un’occasione, spiegano da Palazzo Merlato “per prendere parte alla realizzazione di mostre fotografiche o eventi di arte contemporanea presso la sala espositiva di PR2, via Massimo d’Azeglio n. 2, che accoglie da qualche anno giovani fotografi talentuosi e gruppi di ragazzi che aderiscono ai workshop di avviamento alla fotografia”. L’altro bando riguarda “Moviment-azione e Comunic-azione” ed è da svolgersi nel Centro immigrati del Comune “con l’obiettivo di formare giovani volontari in affiancamento agli operatori degli sportelli informativi al sostegno e all’accoglienza dei cittadini stranieri, progettando anche iniziative e laboratori di promozione e scambio culturale”. Per presentare domanda, la cui scadenza è il 21 maggio 2018, occorre avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni. Per prendere visione del bando integrale, della domanda e scaricare tutta la documentazione inerente la scheda di ogni progetto utilizzare questo link http://bit.ly/2qM9Vxx

Giornata ecologica (con polenta e fiera) a Marina di Ravenna

Prima la pulizia della pineta e della piallassa per chi lo vuole, poi mercatini per la fiera del Bacino Pescherecci

Domenica 6 maggio a Marina di Ravenna la giornata inizierà alle 8.30 con il ritrovo davanti al ristorante Il Trucco di via Trieste con la giornata di pulizia della pineta comunale di via Trieste e zona Piallassa Piomboni. Ci si sposterà poi in zona bacino pescherecci, dove ci sarà Expo Mercatini, dalle 10 al tramonto per il consueto appuntamento con Bacino Pescherecci in Fiera. Lungo via Molo Dalmazia e via IV Novembre ci saranno i mercatini dei prodotti tipici artigianali e gastronomici. Al mercato del pesce si potrà comprare il pesce appena pescato dei pescatori della “Nemo”.
Allo stabulario (via delleNazioni 8), dalle 12, apre lo stand della Pro Loco con gli stand che serviranno polenta (con ragù di carne o di pesce, a scelta) e salsiccia. Per i partecipanti della giornata ecologica, polenta offerta. 

Nas nel canile comunale per ipotesi maltrattamento e animalisti sul piede di guerra

Sequestrate tre carcasse e due animali vivi, tutti ancora nella struttura di via Romea Nord. Question time di Alberghini (Lega Nord)

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La foto di un cane inviata dal consigliere della Lega Nord Massimiliano Alberghini, altre ne circolano tra gli animalisti

Nuove tensioni all’interno del canile di Ravenna. Dopo la temporanea chiusura a marzo per un caso di parvirosi, in data 3 maggio infatti nella struttura di via Romea Nord sono intervenuti i Carabinieri del Nas. Al momento accertamenti sono in corso ed è stata aperto un procedimento per l’ipotesi di maltrattamento. Da quanto trapelato, i militari hanno sequestrato in via cautelativa tre carcasse di animali morti trovati nella cella frigorifera per i quali si dovrà capire le esatte cause della morte e due animali vivi, le cui condizioni hanno destato preoccupazione.  Le cure dei due cani sono state tuttavia affidate al veterinario del canile e nessun animale, né vivo né morto, sarebbe stato portato via dalla struttura comunale.  Da parte del Comune è stata confermata la piena collaborazione alle indagini, insieme all’Ausl. In tutto nel canile di Ravenna sono attualmente ospitati circa sessanta cani.

Nel frattempo gli animalisti stanno lanciano pubblicamente un allarme. In particolare Davide Battistini, da sempre in prima linea per la difesa degli animali, ha inviato una mail alle redazioni in cui riferisce che all’interno del canile sarebbero stati fotografati animali molto magri di cui allega le foto. Con lo stesso contenuto è partito un mail-bombing dove si chiede “un intervento urgente”.

Sul tema prontamente interviene anche il consigliere di opposizione Massimiliano Alberghini con un question time che sarà depositato lunedì 7 maggio, alla riapertura degli uffici comunali. Ecco il testo del suo messaggio che ricorda come già nel mese di marzo si fosse occupato dell’argomento “per ottenere chiarimenti in ordine alla situazione igenico sanitaria (a seguito della chiusura del canile avvenuta nel mese di marzo), sulla corretta gestione da parte dell’ente gestore , sulle procedure adottate a seguito di casi di patologie contagiose e mortali, sul decesso di diversi cani, definendo le risposte ottenute dall’Assessore “non esaustive e rassicuranti”. Alberghini ricorda anche la commissione consigliare per approfondire le tematiche inerenti la gestione del canile durante la quale, dice “sono state mostrate numerose foto di cani palesemente in condizioni critiche con stati di magrezza che potrebbero far presupporre uno stato di mal nutrizione e\o patologie non adeguamente diagnosticate o curate”. Alberghini ritiene inoltre che non siano stati attesi gli impegni “a una maggiore collaborazione e trasparenza comunicativa” e alla luce dei nuovi fatti emersi interroga il sindaco per sapere “Per quale motivo i NAS sono intervenuti presso il canile di Ravenna, per quale motivo hanno posto sotto sequestro due cani (alla data odierna ), se continua a ritenere corretta la gestione del canile da parte dell’ente gestore e dagli enti preposti al controllo, se ritiene corretta la gestione ne spieghi il motivo , in considerazione del fatto che si considera certamente non usuale un intervento dei NAS presso un canile municipale  e successivo sequestro di cani e se  ritiene che vi siano delle responsabilità da parte dei gestori, quali azioni intende intraprendere”.

Figli di coppie omogenitoriali: Sinistra per Ravenna vuole l’iscrizione all’anagrafe

Interrogazione al Sindaco del consigliere Distaso affinché segua l’esempio della prima cittadina di Torino e altri colleghi

Gay Male Couple With Daughter Walking Through Fall Woodland
Gay Male Couple With Daughter Walking Through Fall Woodland

Dopo i casi di Torino, guidata dalla sindaca 5 Stelle Chiara Appendino, e di altre città a guida Pd arriva anche in consiglio comunale a Ravenna il tema dell’iscrizione all’anagrafe dei bambini figli di coppie omogenitoriali. A sollevare la questione è Sinistra per Ravenna, lista indipendente di maggioranza che esprime il consigliere Michele Distaso. Ed è proprio a sua firma che arriva infatti l’interrogazione al Sindaco con richiesta di risposta scritta. E dopo aver appunto citato i casi del capoluogo piemontese e delle altre città che si sono rese disponibili a seguire l’esempio, aggiunge “la società civile si evolve così velocemente che risulta sempre più urgente adeguare il sistema normativo (la legge sulle unionei civili come noto non permette nemmeno la stepchild adoption ossia l’adozione da parte di un omosessuale del figlio del partner, ndr), il riconoscimento delle diversità, il rispetto della parità di trattamento e il diritto di ogni bambino ad avere una famiglia dovrebbero essere garantiti a prescindere da qualsiasi discriminazione fondata sull’orientamento sessuale.” Ecco dunque che su questi presupposti, Distaso auspicando l’intervento del Parlamento rispetto a questo tema per il pieno riconoscimento dei bambini e delle bambine nati da una coppia omogenitoriale e considerando le decisioni assunte dai Comuni succitati “un passo in avanti verso una nuova

cultura dei diritti” chiede al Sindaco di Ravenna “di Ravenna seguire l’esempio di altri Comuni e di indicare all’atto di iscrizione all’anagrafe cittadina, la nascita dei bambini e delle bambine da coppie omogenitoriali.”

Ravenna Jazz, fiato alle trombe con Fabrizio Bosso e Andrea Motis

Entra nel vivo la 14esima edizione del festival fra un concerto all’Alighieri dedicato a Dizzie Gillespie – in scena anche l’orchestra di Paolo SIlvestri – e l’esibizione della giovanissima strumentista spagnola

Fabrizio Bosso
Fabrizio Bosso (foto Andrea Boccalini)

Dopo l’esordio di venerdì con Rogerio Tavares e Guano Padano, entra nel vivo della programmazione, sabato 5 maggio al teatro Alighieri (ore 21), la 45esime edizione del Ravenna Jazz festival con “The Champ to Dizzy”, il concerto omaggio al grande Dizzie Gillespie che vede riuniti il quartetto del trombettista Fabrizio Bosso con l’orchestra di nove elementi (fra trombe, tromboni e sax) diretta da Paolo Silvestri. Bosso e Silvestri proseguono all’insegna del travolgente be-bop di Gillespie un sodalizio fra solista e orchestra già brillantemente avviato nel disco nel 2007 con una compagine di archi (You’ve Changed) e nel progetto concertisco Melodies poi inciso su etichetta Verve (Duke) dedicato a Ellington.

La serata sarà anticipata dal consueto appuntamento musicale gratuito “Apertif”, di scena al locale Al Cairoli (in via Cairoli) alle 18.30, con un solo fisarmonica di Luca Olivieri.

Andrea Motis
Andrea Motis (foto di Carlos Pericas)

Domenica 6 maggio il festival si sposta al teatro Socjale di Piangipane dove si esibirà la giovanissima cantante e trombettista spagnola Andrea Motis. Star emergente del jazz iberico, neanche 23 anni e già un contratto discografico con la Impulse!, la Motis guiderà un quintetto con Josep Traver (chitarra), Miguel Artigas (contrabbasso), Ignasi Terraza (pianoforte) ed Esteve Pi Ventura (batteria) in un repertorio di brani, il nucleo del lavoro discografico Emotional dance, che l’ha lanciata a livello internazionale.
Per la serie dei piccoli concerti aperitivo domenica tocca al bolognese Emiliano Pintori che al bar Fresco di via IV novembre (ore 18.30) proporrà una serie di divagazioni jazz all’organo Hammond

Un Cappuccetto Rosso senegalese dove il bosco è la savana e il lupo diventa una iena

Arriva a Ravenna la nuova produzione del Teatro delle Albe in collaborazione con gli attori legati al compianto Mandiaye N’Diaye

Thioro
Ideatori e protagonisti dello spettacolo

Dopo alcune anteprime, arriva a Ravenna lo spettacolo Thioro, un Cappuccetto Rosso senegalese, lavoro nato in Senegal, nuova occasione di incontro del Teatro delle Albe con il villaggio di Diol Kadd e gli attori legati a Mandiaye N’Diaye. Come noto, l’attore cardine del Teatro delle Albe (scomparso nel 2014) ha fondato là l’associazione Takku Ligey coinvolgendo i giovani del villaggio e creando un’alternativa di lavoro e di vita.

Lo spettacolo è inserito ne “La stagione dei teatri”, in “Ragazzi a Teatro” e in “Artebebè”. Sarà in scena al teatro Rasi venerdì 4 maggio (alle 21), sabato 5 maggio (alle 17), domenica 6 maggio (alle 11) e poi domenica 13 maggio (alle 17) e sabato 19 maggio (alle 10). Sono inoltre previste repliche all’interno di alcune scuole.

Lo spettacolo è una reinvenzione dal respiro africano di Cappuccetto Rosso, una delle fiabe europee più popolari al mondo: Thioro, un Cappuccetto Rosso senegalese evoca soltanto il popolare racconto della bambina che indossa un cappuccio rosso e che, mentre attraversa il bosco per portare provviste alla nonna, incontra un temibile lupo che la inganna. In realtà questo viaggio dal ritmo pulsante, grazie all’intreccio di diverse lingue, strumenti e immaginari, porta ogni spettatore alla scoperta non del bosco, ma della savana, e all’incontro non con il lupo ma con Buky la iena, in un viaggio immaginifico e bruciante attraverso l’Africa. Un lavoro che fa incontrare e mette in corto circuito la fiaba europea con la tradizione africana partendo dalla suggestione di come l’origine esatta di Cappuccetto Rosso continui a essere un’incognita, e narrazioni basate o ispirate allo stesso tema possano trovarsi non solo nel folklore europeo, ma anche nella tradizione del Lontano e Medio Oriente e in Africa.

Thioro, un Cappuccetto Rosso senegalese vede in scena Adama Gueye e Fallou Diop, attori e musicisti, e Simone Marzocchi, compositore e trombettista, che intrecciano parola e musica e che dialogano facendo incontrare suoni, strumenti e ritmi europei e africani. La regia è di Alessandro Argnani a cui si deve anche l’ideazione insieme a Simone Marzocchi e Laura Redaelli.

È una produzione Ravenna Teatro/ Teatro delle Albe – Accademia Perduta – Ker Théâtre Mandiaye N’Diaye.

Prenotazioni Ravenna Teatro 0544 36239 da lunedì a venerdì dalle 10 alle 18, organizzazione@ravennateatro.com

Aggredita e derubata dopo aver fatto bancomat: arrestato il rapinatore

Un 31enne è stato fermato a Forlì e riconosciuto dalla donna tramite le foto segnaletiche

Coltello 6 2

È stato arrestato a Forlì la sera dopo il colpo il presunto rapinatore della donna minacciata con un coltello e derubata subito dopo aver fatto bancomat in viale Newton, a Ravenna, il Primo Maggio.

L’uomo – un 31enne di origini milanesi – è stato bloccato mercoledì sera a Forli dai carabinieri e nella sua auto – secondo quanto riporta il Resto del Carlino oggi (4 maggio) in edicola – sono stati ritrovati un cutter e la borsa della vittima, che si è recata subito a Forlì riconoscendo il malvivente dalle foto segnaletiche. Nessuna traccia, invece dei circa 600 euro rubati, oltre che di cellulare e documenti.

Quei 1.400 metri sul navigatore di Cagnoni: dato inutilizzabile o prova d’accusa?

Ventiquattresima udienza / Il tragitto del Gps della Chrysler il giorno dopo il delitto corrisponde alla distanza tra scena del crimine e casa di residenza. Al banco dei testi il consulente informatico della difesa, l’ingegnere Donato Eugenio Caccavella: scintille con il presidente della corte. Il tecnico sostiene che i dati del Gps non siano utilizzabili. Proiettata in aula una simulazione video con un’altra telecamera per smentire la posizione dell’accusa sulla base dei filmati di videosorveglianza

Leggi la cronaca delle udienze precedenti

In piedi l’ingegnere Donato Eugenio Caccavella: con lui gli avvocati Francesco Dalaiti e Giovanni Trombini del collegio difensivo di Matteo Cagnoni

Per andare dalla villa dove è stata uccisa Giulia Ballestri in via Padre Genocchi a Ravenna alla casa dove la donna viveva con il marito Matteo Cagnoni e i tre figli in via Giordano Bruno in auto si percorrono 1.300 o 1.500 metri a seconda del tragitto scelto. E nella cronologia del navigatore della Chrysler Grand Voyager dei coniugi c’è un viaggio di 1,4 km fatto il 17 settembre 2016, il giorno dopo l’omicidio della 39enne. Per l’accusa è la dimostrazione che il dermatologo, alla sbarra per omicidio volontario, è tornato sulla scena del delitto per continuare il tentativo di ripulitura. Per la difesa le informazioni di quel navigatore non si possono nemmeno utilizzare per la sentenza perché gli inquirenti non hanno seguito le procedure per acquisirle. È stato l’ingegnere informatico Donato Eugenio Caccavella, docente all’università di Milano e consulente della difesa, a mostrare alla corte d’assise, nella ventiquattresima udienza celebrata oggi 4 maggio, le foto scattate dalla polizia giudiziaria allo schermo della vettura. Una modalità di acquisizione delle informazioni ritenuta anomala e scorretta: «Per fare le foto è stato necessario accendere il sistema e muoversi tra i suoi dati. Questo per definizione può causare una loro modifica. È il più classico degli accertamenti tecnici irripetibili, ecco perché si sarebbe dovuto procedere secondo altre modalità che dovevano coinvolgere anche le parti».

Tutta la deposizione di Caccavella, testimone numero 109 dell’istruttoria cominciata il 10 ottobre scorso che ha parlato per quasi cinque ore, è stata un tentativo di smontare l’attività degli investigatori fino al punto di ipotizzare irregolarità nelle indagini. Accuse più o meno velate – a volte fatte con valutazioni giuridiche e non sempre supportate da granitiche analisi tecnico-scientifiche come richiederebbe il ruolo di consulente di parte – che hanno innervosito il presidente della corte Corrado Schiaretti e portato il pm Cristina D’Aniello – punzecchiata dal consulente che l’ha sottilmente paragonata a una studentessa universitaria – a tanto così dalla richiesta di trasmissione atti per calunnia e falsa perizia.

La circostanza specifica delle accuse ha riguardato le intercettazioni telefoniche. Caccavella si è concentrato su due anomalie che non ha esitato a definire «inquietanti». La registrazione di una telefonata senza audio e la duplicazione di un’altra telefonata. Tanto basterebbe per il tecnico per non avere più fiducia nell’integrità di tutte le intercettazioni. Errori mai negati dalla procura ma spiegati: la doppia registrazione è in realtà solo un duplicato su cui lo stesso Caccavella non ha saputo indicare quali parti sarebbero andate danneggiate. Ma l’affondo più grave ha riguardato l’eventualità che la masterizzazione dei dvd con gli audio fosse stata fatta negli uffici della questura e non nei locali della procura, circostanza apparentemente solo secondaria ma in realtà fondamentale per la garanzia della tutela dell’indagato. Ma nulla di tutto ciò è accaduto: l’apparecchiatura per la creazione dei dvd esiste solo in procura. E allora da dove nasce la critica? «Ho visto la carta intestata della questura e ho pensato che…», è stata la spiegazione dell’ingegnere costretto a fare dietrofront.

L’informatico ha poi presentato in aula un lavoro di sperimentazione per confutare la tesi accusatoria a proposito di cosa possono dire i filmati di videosorveglianza su tutta questa vicenda.  In buona sostanza il team forense ha realizzato dei filmati in cui dei figuranti compiono le azioni di cui è accusato Cagnoni per poi confrontarli con gli originali e arrivare a dire che è visibile una differenza e quindi non può essere andata come sostiene l’accusa. In particolare l’attenzione si è concentrata sul giorno 15 settembre 2016, quello precedente all’omicidio. Per l’accusa Cagnoni andò alla villa con il Chrysler a portare il bastone e l’acqua distillata con cui uccise la coniuge e poi tentò di pulire: il veicolo scuro resta fermo otto minuti davanti alla villa. «Sì, è vero che si vede un veicolo fermo. Ma se stiamo a un metodo scientifico non ci sono elementi sufficienti per dire che qualcuno scenda e qualcuno risalga. Se ci atteniamo alle rilevanze scientifiche dobbiamo pensare che il conducente sia rimasto a bordo otto minuti senza scendere». È il presidente della corte, Corrado Schiaretti, a chiedere spiegazioni su quelle ombre che si vedono nel video e che paiono il movimento di una persona: «È un effetto dovuto alla compressione del video nelle telecamere di videosorveglianza che fa perdere qualità – ha risposto Caccavella –, possiamo dire che è una sorta di miraggio». Alla domanda dell’avvocato Giovanni Scudellari, legale di parte civile della famiglia Ballestri, è arrivata per una risposta che spiazza: «Non c’è un metodo scientifico per stabilire se quello che vediamo in un filmato possa essere un difetto di compressione o davvero un corpo che si muove».

Analoga sperimentazione è stata fatta con i filmati della villa dei genitori dell’imputato a Firenze dove Cagnoni arriva il 16 pomeriggio e viene arrestato il 19 all’alba. In diversi momenti dei tre giorni si vede il medico spostare vari oggetti nel cortile, dentro e fuori dalle vetture, dentro e fuori di casa. In particolare un oggetto bianco di forma trapezoidale. Per l’accusa è compatibile con la borsetta Chanel indossata dalla vittima la mattina della sua morte e mai più ritrovata. Per la difesa, tramite la relazione depositata dal consulente, la polizia non ha proceduto con un metodo scientifico e quindi non è la borsa di Giulia. Cos’è? «Un camice da medico piegato in più parti e retto per la martingala, così come ha detto l’imputato nella sua deposizione. Abbiamo fatto una sperimentazione e confrontato i filmati originali con quelli da noi realizzati e appare credibile che fosse un camice». È stato a questo punto che gli animi si sono accesi e si sono viste scintille tra il presidente della corte e il banco dei testi. Perché quel trapezio bianco può essere un camice ma non può essere la borsa?

A distendere gli animi non ha certo giovato la scelta di Caccavella di citare un presunto antico proverbio cinese in una delle diapositive proiettate in aula con cui, nelle sue intenzioni, intendeva criticare la linea di condotta degli inquirenti per arrivare a dire che c’è il Voyager di Cagnoni nelle videoriprese in strada il 17 settembre nella zona della villa di via Genocchi: “Siediti sulla riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Come a dire che aspettando era solo questione di tempo per avere il passaggio di un veicolo simile. Forse però giova ricordare che in questa storia un cadavere c’è davvero, non nel fiume ma in una cantina.

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