mercoledì
22 Aprile 2026

Ingresso illegale di minori stranieri “abbandonati”. Denunciati per truffa

Indagine del Commissariato di Faenza. Si tratta di adolescenti albanesi favoriti da parenti e amici di famiglia.

PoliziaRagazzi minorenni in gran parte di origine albanese, fra i 13 e i 17 anni, vengono portati in Italia, soprattutto attraverso i porti di Bari e Brindisi, da amici, parenti o dagli stessi genitori per poi essere instradati verso le città del Nord, dove grazie all’appoggio di familiari o conoscenti, si stabiliscono in città per poi rivolgersi ai locali uffici di Polizia, simulando di essere abbandonati e bisognosi di assistenza. Una volta espletate le formalità di legge trovano accoglienza in strutture di servizi ed educative messe a disposizione dagli Enti Locali.
Il fenomeno è stato indagato per circa due anni dagli uomini del Commissariato di Polizia di Faenza, in collaborazione con il Comune, ed ha portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 22 minori e 6 maggiorenni – fra cui recentemente 3 cittadini albanesi di cui un minore – per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, ai sensi dell’art. 640 bis del codice penale.
L’ingresso dei minori albanesi nel territorio italiano è attuato con questo stratagemma “illecito” che di fatto permette loro il mantenimento e un elevato standard educativo fino al compimento della maggiore età, il tutto a carico dell’Amministrazione locale. Anche nei casi scoperti a Faenza diversi adolescenti sono stati inseriti nel sistema di tutela riservato ai “minori non accompagnati”, mentre le loro famiglie vivono altrove, spesso in Albania o a volte anche nel nostro Paese.
Le accurate indagini effettuate – che in questi ultimi mesi hanno consentito di effettuare anche alcune perquisizioni nei domicili di coloro che hanno ospitato o si sono resi partecipi nell’agevolare l’ingresso e la permanenza illegale del minore nel territorio italiano, quindi a commettere il reato di truffa aggravata in danno dello Stato – hanno portato a contestare anche il reato di ingresso illegale nel territorio nazionale da parte del minore.

Ingresso illegale di minori stranieri “abbandonati”. Denunciati per truffa

Indagine del Commissariato di Faenza. Si tratta di adolescenti albanesi favoriti da parenti e amici di famiglia.

PoliziaRagazzi minorenni in gran parte di origine albanese, fra i 13 e i 17 anni, vengono portati in Italia, soprattutto attraverso i porti di Bari e Brindisi, da amici, parenti o dagli stessi genitori per poi essere instradati verso le città del Nord, dove grazie all’appoggio di familiari o conoscenti, si stabiliscono in città per poi rivolgersi ai locali uffici di Polizia, simulando di essere abbandonati e bisognosi di assistenza. Una volta espletate le formalità di legge trovano accoglienza in strutture di servizi ed educative messe a disposizione dagli Enti Locali.
Il fenomeno è stato indagato per circa due anni dagli uomini del Commissariato di Polizia di Faenza, in collaborazione con il Comune, ed ha portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 22 minori e 6 maggiorenni – fra cui recentemente 3 cittadini albanesi di cui un minore – per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, ai sensi dell’art. 640 bis del codice penale.
L’ingresso dei minori albanesi nel territorio italiano è attuato con questo stratagemma “illecito” che di fatto permette loro il mantenimento e un elevato standard educativo fino al compimento della maggiore età, il tutto a carico dell’Amministrazione locale. Anche nei casi scoperti a Faenza diversi adolescenti sono stati inseriti nel sistema di tutela riservato ai “minori non accompagnati”, mentre le loro famiglie vivono altrove, spesso in Albania o a volte anche nel nostro Paese.
Le accurate indagini effettuate – che in questi ultimi mesi hanno consentito di effettuare anche alcune perquisizioni nei domicili di coloro che hanno ospitato o si sono resi partecipi nell’agevolare l’ingresso e la permanenza illegale del minore nel territorio italiano, quindi a commettere il reato di truffa aggravata in danno dello Stato – hanno portato a contestare anche il reato di ingresso illegale nel territorio nazionale da parte del minore.

Censimento imprese ravennati: più straniere e meno femminili

Ecco come sono cambiate le aziende in provincia nel registro della Camera di Commercio. Sono 39.704, 794 in meno rispetto al 2015

lavoratoreAl 31 dicembre 2016 nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Ravenna erano iscritte 39.704 aziende, 794 in meno rispetto alla stessa data dell’anno passato. Un dato che tiene in considerazione la norma di cancellazione di 543 imprese fallite prima del luglio 2006 per insufficienza di attivo, disposta dalla Corte di Cassazione. Nel corso del 2016 quindi sono state registrate 2.087 nuove iscrizioni a fronte di 2.735 cancellazioni. Rispetto al 2015, sono diminuite le iscrizioni, meno 131, ma il dato più rilevante è appunto la crescita delle cessazioni, più 401: delle 2.735 del 2016, quasi il 40 percento, 1.050, è concentrato nell’ultimo trimestre a causa dell’intervento di cui si è detto. Tenendo conto di questo, il tasso di variazione su base annua risulta  meno 1,60 percento. Il tasso regionale, influenzato dal dato negativo non solo di Ravenna ma anche di alcune altre province dell’Emilia Romagna, risulta in flessione dello 0,32 percento. A livello nazionale nel 2016 si conferma la crescita del numero delle imprese con un tasso di variazione positivo pari all’0,68 percento.

Forma giuridica: nel 2016 risultano in crescita solo i consorzi. In flessione le società di capitale, -242 unità (-3,1 percento), le società di persone (-346, -3,7 percento), le ditte individuali (-216, -1 percento) e le cooperative (-4, -0,7 percento).

Settori produttivi: rispetto al 31 dicembre 2015 l’unico settore in crescita è quello del credito e assicurazione nel quale si registrano 11 imprese in più, in flessione tutti gli altri settori. In termini assoluti il settore più sofferente è quello del commercio che perde 265 esercizi (pari al tre percento), seguito dal settore industriale (-134 industrie, -3,9 percento), da quello edile (-122 imprese, -2 percento).

Territorio: negli ultimi dodici mesi, tutti i territori della provincia registrano una flessione, più accentuata nell’area della Bassa Romagna (-247 imprese, pari al -2,4 percento),  più contenuta in termini relativi nell’area di Ravenna (-377 unità, -1,8 percento) e della Romagna faentina (-170 unità, -1,9 percento). Nel comprensorio di Ravenna, che raccoglie oltre la metà delle imprese provinciali, la diminuzione interessa principalmente il comune di Ravenna che perde 352 imprese, più leggermente il comune di Cervia che perde 16 unità.

Imprese artigiane: al 31 dicembre 2016 le imprese artigiane registrate erano 10.674, 103 in meno nel confronto con il dicembre 2015, pari ad una diminuzione percentuale dell’1 percento. Essendo più contenuta la flessione registrata dalle imprese artigiane rispetto a quella delle imprese complessive, il peso dell’artigianato nella nostra provincia è cresciuto rispetto alla fine del 2015 e si è portato al 26,9 percento, inferiore a quello osservato in regione (28,3) ma superiore al peso registrato a livello nazionale (22,1). Nel dettaglio le imprese artigiane rappresentano oltre i tre quarti delle imprese provinciali nel settore delle costruzioni (77,5 percento), circa i due terzi (65) nel settore dei trasporti, oltre la metà nel settore manifatturiero (58,6) e dei servizi alla persona (51,5).

Imprese femminili: al 31 dicembre 2016 le imprese femminili della nostra provincia sono risultate 8.170 in diminuzione di 79 unità rispetto alla stessa data dello scorso anno, rappresentano il 20,6 percento del totale delle imprese provinciali. Il loro peso è leggermente cresciuto rispetto alla fine del 2015 mantenendosi inferiore alla media nazionale (21,8) e di poco superiore a quella regionale (20,4). I settori di attività nei quali la presenza femminile è più marcata sono quelli degli altri servizi, del turismo e del commercio. Sono 2.190 le imprese commerciali femminili, pari al 26,8 percento del totale delle imprese con maggioranza societaria o titolarità di donne.

Imprese straniere: anche in questa fase si conferma positivo il saldo delle imprese con titolare straniero o a maggioranza dei soci straniera. Al 31 dicembre 2016 sono iscritte 4.319 imprese straniere nel Registro imprese di Ravenna: 96 in più rispetto alla stessa data dello scorso anno (più 2,3 percento). La percentuale di imprese straniere sul totale è in crescita continua ed ha raggiunto il 10,9 percento, allineandosi alla media regionale e mantenendosi più elevata di quella nazionale (9,4). I settori di attività nei quali la quota di imprenditoria straniera è più rilevante sono quelli delle costruzioni (28,5 percento), del commercio (17) e del turismo (9,8).

Imprese giovanili: negli ultimi 12 mesi il numero delle imprese giovanili ha subito una flessione di 54 unità pari all’1,8 percento rispetto alla stessa data dell’anno precedente, il che si giustifica principalmente con la perdita dei requisiti per la  definizione di giovanile ovvero il superamento della soglia dei 35 anni da parte di soci e titolari. Infatti il saldo tra iscrizioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi è positivo pari a 301 unità. A Ravenna le imprese giovanili rappresentano il 7,4% del totale delle imprese, in Emilia Romagna il 7,7 percento e in Italia il 10.

Censimento imprese ravennati: più straniere e meno femminili

Ecco come sono cambiate le aziende in provincia nel registro della Camera di Commercio. Sono 39.704, 794 in meno rispetto al 2015

lavoratoreAl 31 dicembre 2016 nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Ravenna erano iscritte 39.704 aziende, 794 in meno rispetto alla stessa data dell’anno passato. Un dato che tiene in considerazione la norma di cancellazione di 543 imprese fallite prima del luglio 2006 per insufficienza di attivo, disposta dalla Corte di Cassazione. Nel corso del 2016 quindi sono state registrate 2.087 nuove iscrizioni a fronte di 2.735 cancellazioni. Rispetto al 2015, sono diminuite le iscrizioni, meno 131, ma il dato più rilevante è appunto la crescita delle cessazioni, più 401: delle 2.735 del 2016, quasi il 40 percento, 1.050, è concentrato nell’ultimo trimestre a causa dell’intervento di cui si è detto. Tenendo conto di questo, il tasso di variazione su base annua risulta  meno 1,60 percento. Il tasso regionale, influenzato dal dato negativo non solo di Ravenna ma anche di alcune altre province dell’Emilia Romagna, risulta in flessione dello 0,32 percento. A livello nazionale nel 2016 si conferma la crescita del numero delle imprese con un tasso di variazione positivo pari all’0,68 percento.

Forma giuridica: nel 2016 risultano in crescita solo i consorzi. In flessione le società di capitale, -242 unità (-3,1 percento), le società di persone (-346, -3,7 percento), le ditte individuali (-216, -1 percento) e le cooperative (-4, -0,7 percento).

Settori produttivi: rispetto al 31 dicembre 2015 l’unico settore in crescita è quello del credito e assicurazione nel quale si registrano 11 imprese in più, in flessione tutti gli altri settori. In termini assoluti il settore più sofferente è quello del commercio che perde 265 esercizi (pari al tre percento), seguito dal settore industriale (-134 industrie, -3,9 percento), da quello edile (-122 imprese, -2 percento).

Territorio: negli ultimi dodici mesi, tutti i territori della provincia registrano una flessione, più accentuata nell’area della Bassa Romagna (-247 imprese, pari al -2,4 percento),  più contenuta in termini relativi nell’area di Ravenna (-377 unità, -1,8 percento) e della Romagna faentina (-170 unità, -1,9 percento). Nel comprensorio di Ravenna, che raccoglie oltre la metà delle imprese provinciali, la diminuzione interessa principalmente il comune di Ravenna che perde 352 imprese, più leggermente il comune di Cervia che perde 16 unità.

Imprese artigiane: al 31 dicembre 2016 le imprese artigiane registrate erano 10.674, 103 in meno nel confronto con il dicembre 2015, pari ad una diminuzione percentuale dell’1 percento. Essendo più contenuta la flessione registrata dalle imprese artigiane rispetto a quella delle imprese complessive, il peso dell’artigianato nella nostra provincia è cresciuto rispetto alla fine del 2015 e si è portato al 26,9 percento, inferiore a quello osservato in regione (28,3) ma superiore al peso registrato a livello nazionale (22,1). Nel dettaglio le imprese artigiane rappresentano oltre i tre quarti delle imprese provinciali nel settore delle costruzioni (77,5 percento), circa i due terzi (65) nel settore dei trasporti, oltre la metà nel settore manifatturiero (58,6) e dei servizi alla persona (51,5).

Imprese femminili: al 31 dicembre 2016 le imprese femminili della nostra provincia sono risultate 8.170 in diminuzione di 79 unità rispetto alla stessa data dello scorso anno, rappresentano il 20,6 percento del totale delle imprese provinciali. Il loro peso è leggermente cresciuto rispetto alla fine del 2015 mantenendosi inferiore alla media nazionale (21,8) e di poco superiore a quella regionale (20,4). I settori di attività nei quali la presenza femminile è più marcata sono quelli degli altri servizi, del turismo e del commercio. Sono 2.190 le imprese commerciali femminili, pari al 26,8 percento del totale delle imprese con maggioranza societaria o titolarità di donne.

Imprese straniere: anche in questa fase si conferma positivo il saldo delle imprese con titolare straniero o a maggioranza dei soci straniera. Al 31 dicembre 2016 sono iscritte 4.319 imprese straniere nel Registro imprese di Ravenna: 96 in più rispetto alla stessa data dello scorso anno (più 2,3 percento). La percentuale di imprese straniere sul totale è in crescita continua ed ha raggiunto il 10,9 percento, allineandosi alla media regionale e mantenendosi più elevata di quella nazionale (9,4). I settori di attività nei quali la quota di imprenditoria straniera è più rilevante sono quelli delle costruzioni (28,5 percento), del commercio (17) e del turismo (9,8).

Imprese giovanili: negli ultimi 12 mesi il numero delle imprese giovanili ha subito una flessione di 54 unità pari all’1,8 percento rispetto alla stessa data dell’anno precedente, il che si giustifica principalmente con la perdita dei requisiti per la  definizione di giovanile ovvero il superamento della soglia dei 35 anni da parte di soci e titolari. Infatti il saldo tra iscrizioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi è positivo pari a 301 unità. A Ravenna le imprese giovanili rappresentano il 7,4% del totale delle imprese, in Emilia Romagna il 7,7 percento e in Italia il 10.

Tabaccaio si tiene le rette della mensa scolastica, 42enne ruba in parrocchia

Denunciati a piede libero per appropriazione indebita e furto a Conselice e Fusignano

Carabinieri ConseliceI Carabinieri hanno denunciato a piede libero un 54enne, tabaccaio a Conselice, per appropriazione indebita dell’ingente somma di circa 17mila, che, su concessione del sindaco della città, aveva raccolto dai genitori come rette per la mensa scolastica. Nonostante le ripetute richieste del Comune, ormai da un anno non ha mai restituito all’amministrazione municipale la somma incassata nel 2016.  
Gli agenti dell’Arma hanno analogamente denunciato a Fusignano un 42enne del paese, responsabile di aver sottratto le offerte dei fedeli della parrocchia. Il furto è stato rivelato dal sistema di videosorveglianza installato proprio dal parroco della canonica, grazie al quale è stato possibile risalire precisamente all’autore del reato.

Carabinieri arrestano due uomini in possesso di un chilo di eroina

Albanesi inseguiti e intercettati sulla Classicana a Porto Fuori

Carabinieri drogaDopo un inseguimento sulla circonvallazione Classicana, venerdì sera,  alle 20.30, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ravenna che avevano notato l’insolito movimento di un noto personaggio di origine albanese, all’altezza dell’abitato di Porto Fuori lo hanno intercettato mentre era intento a dissotterrare una sorta di pacchettino. Una volta fermato assieme al compare che era alla guida di un’autovettura i militari hanno rinvenuto quasi 1 chilo di eroina. I due malviventi sono stati arrestati per detenzione di sostanze stupefacenti e portati in carcere a Port’Aurea.

Il nuovo progetto turistico e culturale del Parco Letterario Terre di Dante

Per guidare l’iniziativa è stato costituito un comitato scientifico composto da 14 esperti e presieduto da Ivan Simonini

Dante AlighieriRavenna, nota al mondo per i suoi splendidi mosaici bizantini vestigia delle suo antico passato imperiale, ben presto potrebbe diventare anche la metà principale di un «turismo colto di massa, che verterà intorno alla figura di Dante Alighieri, in un percorso costruito su tappe fisiche e immateriali». In questi termini Ivan Simonini descrive l’obiettivo principale del Parco Letterario Terre di Dante di cui è neo presidente, il primo e l’unico Parco Letterario in Italia dedicato al sommo poeta, nato nel 2014 su iniziativa di Giuseppe Chicchi, ex sindaco di Rimini ed ex Assessore Regionale al Turismo, con sede attuale a Ravenna presso il Centro Dantesco, e convenzionato con la Società Dante Alighieri di Roma, con la società Paesaggio Culturale Italiano di Roma e con la Cooperativa Mec di Ravenna.
In vista del 2021, anno del Settimo Centenario della morte dell’Alighieri, prende corpo il progetto del Parco Letterario Terre di Dante basato su due binari diversi che possono intrecciarsi oppure vivere e viaggiare autonomamente: l’uno rappresenta la promozione e commercializzazione turistica, l’altro la proposta culturale e scientifica intorno al poeta. Secondo la visione degli ideatori, i due filoni possono alimentarsi a vicenda, dando origine a un turismo di massa colto legato alla figura di Dante, ai luoghi sia della sua vita sia citati nella Commedia, in un viaggio che collega naturalmente Ravenna, l’ultima metà del poeta, a città quali Firenze, Roma, Bologna e Mantova.

Se da un lato il binario turistico può svilupparsi in particolare grazie all’uso delle tecnologie informatiche, ad esempio attraverso un portale web e la promozione sui social media di iniziative e offerte di pacchetti turistici accattivanti, dall’altro lato l’aspetto della ricerca culturale è affidato al Comitato Scientifico del Parco Letterario Terre di Dante appena costituito, presieduto da Ivan Simonini e composto da Davide Brullo (biblista), Saturno Carnoli (creativo), Giuseppe Chicchi (scrittore), Alfredo Cottignoli (italianista), Chiara Francesconi (sociologa), Franco Gàbici (fisico), Giorgio Gruppioni (antropologo), Linda Kniffitz (archeologa), Wilma Malucelli (latinista), Egidio Monzani (teologo), Cetty Muscolino (simbologa), Serena Simoni (storica dell’arte), Claudio Widmann (psicologo) e Gabriele Zelli (cinefilo).

«Lo scorso anno abbiamo dato vita a importanti eventi – spiega l’ex presidente del Parco Letterario Giuseppe Chicchi – tra i quali “Dante in Europa 2016”, in collaborazione con Ravenna Manifestazioni e l’Unione dei Comuni del Mugello»; si tratta di un tour in 5 paesi (Germania, Austria, Gran Bretagna, Polonia, Svizzera) e 11 città (Salisburgo, Traunstein, Edimburgo, Cambridge, Loughborough, Manchester, Katowice, Breslavia, Aarau, Olten, Bienne) in ognuna delle quali sono stati organizzati dei complessi incontri formativi e divulgativi sulla vita e l’esilio del poeta e sulle numerose iniziative dantesche realizzate tra Romagna e Toscana, dai programmi del 2017 di Ravenna Manifestazioni e Teatro delle Albe, al “Treno di Dante” e al 750° anniversario della nascita di Giotto, contemporaneo dell’Alighieri. «Al mondo esistono quasi 500 comitati della Società Dante Alighieri, costituiti da studiosi e appassionati dell’opera del poeta: la loro esistenza non deve cadere nell’indifferenza, perché rappresenta un potenziale da non lasciarsi sfuggire» conclude Giuseppe Chicchi.

Chiostro Museo DantescoTra le proposte culturali del progetto vi è innanzitutto l’allargamento della zona dantesca, «con la realizzazione di un percorso che abbia come tappe i Chiostri Francescani, il Museo Dantesco, il Quadrarco di Braccioforte sino ad arrivare alla Basilica di San Francesco e al Palazzo della Provincia, che potrebbe essere trasformato in “Casa di Dante”, e a toccare gli altri luoghi danteschi della città, affinché i turisti non limitino la loro visita al sacello morigiano» spiega Ivan Simonini. Fra le altre proposte vi è la rivisitazione della toponomastica, intitolando una strada a Jacopo Alighieri, il figlio che trovò gli ultimi 13 canti del Paradiso, la ricostruzione del volto del poeta e la creazione di un itinerario legato a Pier Damiani – il santo del XXI canto del Paradiso – tra Ravenna, Pomposa, Fonte Avellana e Camaldoli.

Elsa Signorino, assessore alla Cultura di Ravenna, ha espresso soddisfazione per il progetto, ulteriore testimonianza della grande attenzione dimostrata per il tema dantesco. «Gli eventi realizzati l’anno passato sono stati oltre 70, di cui più di 60 grazie alla collaborazione con Ravenna Manifestazioni – precisa la Signorino – e per il 2017 è già in cantiere la prima importante novità, cioè lo spettacolo che unisce Teatro delle Albe e Ravenna Manifestazioni per una grande messa in scena dell’Inferno in forma di sacra rappresentazione medievale». L’assessore precisa che l’amministrazione comunale è al lavoro insieme al Ministero della Cultura in vista del 2021 con due obiettivi: realizzare progetti a lungo termine, che identifichino fortemente Ravenna come città dantesca anche oltre la scadenza delle celebrazioni, e mettere in campo iniziative che lascino dei segni permanenti, come il ridisegno urbanistico della città.

Il nuovo progetto turistico e culturale del Parco Letterario Terre di Dante

Per guidare l’iniziativa è stato costituito un comitato scientifico composto da 14 esperti e presieduto da Ivan Simonini

Dante AlighieriRavenna, nota al mondo per i suoi splendidi mosaici bizantini vestigia delle suo antico passato imperiale, ben presto potrebbe diventare anche la metà principale di un «turismo colto di massa, che verterà intorno alla figura di Dante Alighieri, in un percorso costruito su tappe fisiche e immateriali». In questi termini Ivan Simonini descrive l’obiettivo principale del Parco Letterario Terre di Dante di cui è neo presidente, il primo e l’unico Parco Letterario in Italia dedicato al sommo poeta, nato nel 2014 su iniziativa di Giuseppe Chicchi, ex sindaco di Rimini ed ex Assessore Regionale al Turismo, con sede attuale a Ravenna presso il Centro Dantesco, e convenzionato con la Società Dante Alighieri di Roma, con la società Paesaggio Culturale Italiano di Roma e con la Cooperativa Mec di Ravenna.
In vista del 2021, anno del Settimo Centenario della morte dell’Alighieri, prende corpo il progetto del Parco Letterario Terre di Dante basato su due binari diversi che possono intrecciarsi oppure vivere e viaggiare autonomamente: l’uno rappresenta la promozione e commercializzazione turistica, l’altro la proposta culturale e scientifica intorno al poeta. Secondo la visione degli ideatori, i due filoni possono alimentarsi a vicenda, dando origine a un turismo di massa colto legato alla figura di Dante, ai luoghi sia della sua vita sia citati nella Commedia, in un viaggio che collega naturalmente Ravenna, l’ultima metà del poeta, a città quali Firenze, Roma, Bologna e Mantova.

Se da un lato il binario turistico può svilupparsi in particolare grazie all’uso delle tecnologie informatiche, ad esempio attraverso un portale web e la promozione sui social media di iniziative e offerte di pacchetti turistici accattivanti, dall’altro lato l’aspetto della ricerca culturale è affidato al Comitato Scientifico del Parco Letterario Terre di Dante appena costituito, presieduto da Ivan Simonini e composto da Davide Brullo (biblista), Saturno Carnoli (creativo), Giuseppe Chicchi (scrittore), Alfredo Cottignoli (italianista), Chiara Francesconi (sociologa), Franco Gàbici (fisico), Giorgio Gruppioni (antropologo), Linda Kniffitz (archeologa), Wilma Malucelli (latinista), Egidio Monzani (teologo), Cetty Muscolino (simbologa), Serena Simoni (storica dell’arte), Claudio Widmann (psicologo) e Gabriele Zelli (cinefilo).

«Lo scorso anno abbiamo dato vita a importanti eventi – spiega l’ex presidente del Parco Letterario Giuseppe Chicchi – tra i quali “Dante in Europa 2016”, in collaborazione con Ravenna Manifestazioni e l’Unione dei Comuni del Mugello»; si tratta di un tour in 5 paesi (Germania, Austria, Gran Bretagna, Polonia, Svizzera) e 11 città (Salisburgo, Traunstein, Edimburgo, Cambridge, Loughborough, Manchester, Katowice, Breslavia, Aarau, Olten, Bienne) in ognuna delle quali sono stati organizzati dei complessi incontri formativi e divulgativi sulla vita e l’esilio del poeta e sulle numerose iniziative dantesche realizzate tra Romagna e Toscana, dai programmi del 2017 di Ravenna Manifestazioni e Teatro delle Albe, al “Treno di Dante” e al 750° anniversario della nascita di Giotto, contemporaneo dell’Alighieri. «Al mondo esistono quasi 500 comitati della Società Dante Alighieri, costituiti da studiosi e appassionati dell’opera del poeta: la loro esistenza non deve cadere nell’indifferenza, perché rappresenta un potenziale da non lasciarsi sfuggire» conclude Giuseppe Chicchi.

Chiostro Museo DantescoTra le proposte culturali del progetto vi è innanzitutto l’allargamento della zona dantesca, «con la realizzazione di un percorso che abbia come tappe i Chiostri Francescani, il Museo Dantesco, il Quadrarco di Braccioforte sino ad arrivare alla Basilica di San Francesco e al Palazzo della Provincia, che potrebbe essere trasformato in “Casa di Dante”, e a toccare gli altri luoghi danteschi della città, affinché i turisti non limitino la loro visita al sacello morigiano» spiega Ivan Simonini. Fra le altre proposte vi è la rivisitazione della toponomastica, intitolando una strada a Jacopo Alighieri, il figlio che trovò gli ultimi 13 canti del Paradiso, la ricostruzione del volto del poeta e la creazione di un itinerario legato a Pier Damiani – il santo del XXI canto del Paradiso – tra Ravenna, Pomposa, Fonte Avellana e Camaldoli.

Elsa Signorino, assessore alla Cultura di Ravenna, ha espresso soddisfazione per il progetto, ulteriore testimonianza della grande attenzione dimostrata per il tema dantesco. «Gli eventi realizzati l’anno passato sono stati oltre 70, di cui più di 60 grazie alla collaborazione con Ravenna Manifestazioni – precisa la Signorino – e per il 2017 è già in cantiere la prima importante novità, cioè lo spettacolo che unisce Teatro delle Albe e Ravenna Manifestazioni per una grande messa in scena dell’Inferno in forma di sacra rappresentazione medievale». L’assessore precisa che l’amministrazione comunale è al lavoro insieme al Ministero della Cultura in vista del 2021 con due obiettivi: realizzare progetti a lungo termine, che identifichino fortemente Ravenna come città dantesca anche oltre la scadenza delle celebrazioni, e mettere in campo iniziative che lascino dei segni permanenti, come il ridisegno urbanistico della città.

Minacce e insulti: la discoteca annulla la serata con il rapper Bello Figo

I timori dei gestori del Baccara per l’artista, i clienti e il locale. Anche la Lega Nord aveva chiesto di cancellare l’evento

Dopo le minacce e gli insulti ricevuti telefonicamente e attraverso i social network, i gestori della discoteca Baccara di Lugo hanno deciso di annullare la serata con il rapper Bello Figo, nome d’arte del 21enne Paul Yaboah, che da settimane è al centro di contestazioni e attacchi dalla politica e da persone comuni per i testi provocatori delle sue canzoni. Questo un passaggio di un lungo post apparso nella serata del 18 febbraio sulla pagina Facebook del locale: «Sta a noi, società che gestisce il locale, capire che le minacce ricevute telefonicamente e mediaticamente potrebbero recare problemi ai tanti clienti previsti per la serata, violenze all’ospite della serata e danni alla struttura del locale. Per questo motivo, per l’inciviltà e per le preoccupanti minacce subite da chi si ritiene paladino della libertà abbiamo comunicato agli organizzatori l’annullamento della serata».

Da quando il nome del 21enne nato in Ghana e cresciuto a Parma è balzato agli onori della cronaca, soprattutto dopo lo scontro con l’onorevole Alessandra Mussolini alla trasmissione “Dalla vostra parte” condotta da Belpietro su Rete4 (in fondo alla pagina il video), sono già diversi i concerti annullati dagli organizzatori per via delle violente reazioni scatenate una volta annunciata la data. A suscitare polemiche è in particolare il pezzo intitolato Non pago affitto in cui il rapper, con un linguaggio esplicito, ironizza sarcasticamente sullo stereotipo del profugo che alloggia in hotel di lusso con la pretesa del wifi e del menù.

La data in calendario era quella di venerdì 24 febbraio quando era in programma la festa di Carnevale dello staff “Give me five” che abitualmente anima il venerdì: «Musicale a 360 gradi, la cosiddetta happy music o trash music, una serata rivolta ad una clientela di 20enni desiderosi di divertirsi spensieratamente spendendo poco, pochissimo (ingresso 5 euro, ndr). Lo staff “Give me five” per il suo carnevale trash aveva pensato di ospitare l’ospite trash del momento: Bello Figo».

Dopo l’annuncio della data lughese, il deputato ravennate Gianluca Pini della Lega Nord è partito con le critiche: «Questo personaggio ha fatto dell’istigazione alla violenza e del razzismo verso i bianchi il proprio lavoro, se così si può definire, e la propria peculiarità artistica». Secondo Pini «deve essere ben chiaro che questo soggetto non solo non è gradito in Romagna e nei locali del nostro territorio, ma che sarebbe auspicabile, per una questione di morale e di buon senso, che chi ha organizzato una simile follia si faccia un’analisi di coscienza e annulli l’evento». In caso contrario il leghista aveva auspicato un intervento delle autorità preposte all’ordine pubblico.

Vale però la pena ricordare che non sarebbe stata per la prima volta per Bello Figo a Lugo o in Romagna: già nel 2015 venne proprio al Baccara (su Youtube anche un video in cui si esibisce cantanto la sua Vaffanchiulo).

Da De Pascale a Proni, appelli all’unità del partito democratico

Interventi del sindaco di Ravenna e della segretaria provinciale in vista dell’assemblea nazionale col drammatico rischio di scissione

De Pascale«Renzi dimostri di essere un vero leader e la minoranza cambi atteggiamento» scrive su FB De Pascale, mentre Eleonora Proni testimonia «la stragrande maggioranza degli iscritti e dei simpatizzanti che ho incontrato ci chiedono di restare uniti».  
Il primo cittadino di Ravenna interviene sulle convulse fibrillazioni del Pd con un post su Facebook, e chiamando in causa la minoranza, sottolinea che «la continua evocazione del congresso e della scissione e la messa in discussione quotidiana degli esiti del congresso non hanno prodotto altro effetto se non quello di indebolire ulteriormente il PD e rafforzare i nostri avversari». Ma non risparmia la maggioranza renziana: «la smetta con gli atteggiamenti da tifo da stadio, il meno siamo meglio stiamo, i finti appelli all’unità, le critiche aspre in privato e il conformismo in pubblico – sottolinea De Pascale – Renzi prenda atto che una correzione reale delle politiche del governo e del Pd è essenziale e non perché lo chiede qualcuno dentro al Pd ma perché la rabbia sociale e le disuguaglianze non si stanno riducendo».
Il sindaco di Ravenna conclude il suo intervento sul social network con un appello: «Matteo fermiamo il Congresso, facciamo una discussione politica che ci unisca veramente, permettiamo al governo di dare segnali chiari nei prossimi mesi e poi, riunendo il centrosinistra, guidaci a vincere insieme le prossime elezioni. Non puoi permetterti, da Segretario, di non tentare un’ultima ripartenza per tenere dentro, almeno, quelli che se ne andrebbero con la morte nel cuore e le lacrime agli occhi. Dopo le elezioni, messa al riparo l’Italia, ci sarà il tempo per tutti i gazebo, i Congressi e le primarie del mondo».

ProniSul drammatico conflitto interno al Pd, che rischia di spaccarsi definitivamente nelle prossime ore in occasione dell’assemblea di domenica a Roma, interviene con un lungo comunicato stampa, anche la segretaria provinciale del partito, Eleonora Proni, che ricopre anche la carica di sindaco di Bagnacavallo. Proni testimonia in particolare lo sconcerto degli iscritti e militanti, auspicando una ricomposizione fra le anime e l’animosità dei democratici, in vari passaggi del suo appello: «Io sono stata eletta pochi mesi fa alla carica di segretario provinciale in una votazione che non ha visto né conflitti né scontri… Le vicende e le lacerazioni di queste settimane a proposito di linea politica, di leadership e di ipotesi di scissioni le vivo sulla mia pelle come eventi dolorosi e per alcuni aspetti incomprensibili… La gente che incontro è spaventata ma chiede di reagire. Per fare questo credo occorra umiltà, intelligenza e coraggio per elaborare proposte che contrastino la frammentazione cercando di attivare dinamiche diverse,  sintesi superiori che armonizzino interessi e posizioni differenti…
Il Partito Democratico nasce come contrapposizione alla frammentazione, come  convergenza di culture, partiti e movimenti e ha alla sua radice l’affermazione della necessità di costruire una casa per i riformisti per progettare e realizzare riforme… – commenta la segretaria del Pd ravennate – In tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità c’è la consapevolezza che, in questo momento decisivo per il destino del nostro popolo, c’è bisogno di costruire una risposta credibile di governo. Credo che questo impegno venga prima di ogni esigenza di differenziarsi… Le persone che incontro nei circoli e nei territori hanno ben chiaro è che il nemico con cui dobbiamo combattere oggi e nel prossimo futuro è il populismo, il qualunquismo, la banalizzazione, la falsa semplificazione dietro i quali si nascondono le peggiori politiche della destra e dell’estrema destra nazionale e internazionale.
Non possiamo permettere che questo prevalga e travolga le conquiste di settant’anni di esperienza repubblicana e i progressi che i nostri padri sono riusciti a compiere – conclude con una esortazione Eleonora Proni – Non possiamo permetterci di dividerci di fronte a questi problemi e a queste sfide ed è bene che tutti facciano un passo indietro per farne uno grande avanti, insieme».

Miniature campianesi di Ermanna Montanari  

La Principessa del Villaggio Universale

MontanariQuesto libro, Miniature Campianesi, ci spiega il fenomeno teatrale Ermanna Montanari meglio di ogni suo spettacolo, giacché qui non ci sono a proteggerla le difese psicologiche della scena. Qui la Diva è nuda.
Con Nonna Daura non si poteva certo imparare l’italiano. Neanche con Nonna Nora: «… da lei ho imparato a bestemmiare, a raccogliere le erbe…».
Avverto che bestemmiare in dialetto romagnolo, è una forma della preghiera.
Ermanna era «una bimbetta gracile, malaticcia, con problemi di aggressività» in preda a quella spirale di ombre immaginarie che vedeva roteare pericolosamente sui muri: «Tenevo nascosto in un cassetto dell’armadio un quaderno dove appuntavo i miei desideri di vendetta e vari scenari di uccisione della mamma». Al primo sospetto che la mamma avesse scoperto quel quaderno «con pazienza lo distrussi, riducendo le sue pagine in tanti minuscoli pezzetti perché non si riuscisse a leggere neppure una virgola». D’altra parte «più volte la mamma ha dovuto allontanarmi dal pozzo dove volevo buttare la mia sorellina».
Ma i nostri genitori non possono essere davvero anche i nostri salvatori: loro ci han già dato la vita. Ed ecco apparire, sulla scena dell’infanzia di quella bimbetta, tre figure salvifiche.
Innanzitutto Nonno Renzo. Per lui repubblicano, accudire le mucche, con le quali entrava in rapporto di reciproca empatia, era un rito religioso laico, equivalente alla cura della famiglia.
Poi Suor Andreina, la Madre Superiora dell’asilo di San Pietro in Campiano, a poche centinaia di metri dal casolare, e dove la piccola («E’ mi scaraböc!» la chiamava il babbo) non imparava soltanto a leggere, scrivere, disegnare, ricamare: «In refettorio si imparava a tenere la schiena dritta mangiando con un libro in testa». Alle altre suore, la Madre Superiora diceva che non si poteva addomesticare una bambina che ogni giorno scavava un buco nel giardino per ascoltare le voci al fondo della terra: «Dovevano essere loro ad ascoltare lei». Nelle recite di Natale Suor Andreina le affidava molte parti, la fata buona, la fata cattiva, la matrigna, un nano, il principe: «A me sarebbe piaciuto fare la bella addormentata piuttosto che tutte le altre parti, ma non ero abbastanza bella… In tutti gli anni che rimasi all’asilo non mi toccò mai di recitare la principessa».    
Alle elementari infine la Maestra Gianna le fece amare i burattini: «Non avrei mai immaginato che, per guadagnarmi da vivere, durante i primi anni di teatro, avrei lavorato con il maestro Monticelli per dare la voce a Fagiolino…».    

BambozaMaestra Gianna sibilò un giorno a Nonno Renzo: «Non sa risolvere certi problemi di matematica, ma li sa disegnare». Frase sibillina ed enigmatica che il Nonno cominciò a ripetere spesso, fino a quando Ermanna non chiese di essere mandata in un College di Londra. Contro il parere del babbo (suo figlio) il Nonno patriarca la mandò a Londra e smise di ripetere quella frase, ormai non più enigmatica per lui che aveva deciso di lasciarla… disegnare. Quando a vent’anni la “bimbetta” decide di andarsene di casa per fare teatro e poi sposarsi, sarà ancora Nonno Renzo a convincere il padre. Ma prima serviva un colpo di teatro all’altezza del personaggio e così Ermanna si inventò per Marco, il Principe Azzurro designato, una prova del fuoco degna dell’ordalia più barbarica. Lo lasciò su due piedi una sera davanti alla chiesa di San Rocco a Ravenna «dopo un furioso litigio». Il ragazzo innamorato, che non aveva neanche la patente, cadde consapevolmente nella perfida trappola e in preda a una lucida disperazione cominciò a camminare da Ravenna. Cammina, cammina, cammina, camminò tutta la notte. Giunto alla via Cella, la percorse tutta fino a Campiano, dove all’alba – per sua fortuna – trovò ad accoglierlo Nonno Renzo che ancora non lo conosceva e che invece di mandarlo via a bastonate, gli diede un’occhiata veloce e lo fece entrare senza fare domande, solo dicendogli di aspettare che Ermanna si svegliasse. Al risveglio, la Diva, trionfante, trascinò Marco, ormai sfibrato di ogni forza di resistenza, nella «camera da ricevere». E per entrambi fu il naufragio d’amore. Nonché l’ouverture della stagione più gloriosa del teatro ravennate.
La “camera da ricevere” era una stanza buia con specchi, adibita a ripostiglio per gli abiti che gli ospiti dei pranzi di Pasqua e di Natale si toglievano al loro arrivo al casolare. E, di nascosto, fu il primo palcoscenico di Ermanna: «Penso che le molteplici figure del mio repertorio di attrice, siano nate là, che quella camera sia stata la loro culla».
Mi torna in mente, ad esempio, la rivoluzionaria (rispetto a Dumas, Stendhal, Shelley, Corrado Ricci, Artaud, Moravia) rivisitazione di Beatrice Cenci proposta da Ermanna nel 1993: Beatrice uccide il padre che l’ha stuprata ma, nel sogno che Ermanna le fa fare in carcere, il padre risorge e rivive come un amoroso patriarca eternamente giovane nello sguardo della figlia. A chi rimaneva sbalordito dall’animalità grandiosa del suo teatro visionario Ermanna dirà di aver messo immagini che non capiva ma che aveva visto.
Il borgo natio da lei abbandonato ha continuato imperterrito ad attanagliare ogni gesto di lei: «Campiano è quella luce che mi devasta. Per quanto non voglia averci a che fare, ogni volta resuscita e trova un buco dove infilarsi».
Sobria e secca pergamena miniata con l’intenzione di consegnare alla storia un sogno medievale dove l’apparente freddezza della scrittura è una sottile astuzia per dissimulare la sofferta esperienza di fissare letterariamente le dolcezze e le spine del ricordo, questo libro non è stato scritto per andare in scena, per la semplice ragione che per la scena è già pronto: lo è naturalmente.
Ah, dimenticavo! Questo libro ambientato a Campiano in verità non è nato a Campiano, ma in Senegal, a Diol Kadd, il villaggio africano del cantastorie senegalese Mandiaye. Lì Ermanna ha avuto la sensazione precisa che Campiano e Diol Kadd siano lo stesso villaggio e che Diol Kadd e Campiano siano località più universali di qualunque villaggio globale. E se mai questo libro fosse stato iniziato per liberare finalmente la sua Autrice dalla persecuzione di Campiano, in corso d’opera è avvenuto il capovolgimento. «Campiano, e la mia famiglia, che imploro di non darmi requie»: l’epilogo è esattamente il contrario dell’incipit. Quella maledizione si è fatta benedizione. E se tu sei il “genius loci”, sarai il genio di quel luogo in tutto il mondo.

Ermanna Montanari, Miniature Campianesi, 53 testi in prosa o in versi raccolti in 108 pagine, illustrate da Leila Marzocchi e stampate in trecento copie numerate nel dicembre 2016 dalle Edizioni Oblomov di Cagliari.

La renziana Rontini: «La scissione ci condannerebbe alla sconfitta»

Parla la consigliera regionale: «In Comune a Faenza i franchi tiratori mi hanno ferita come i 101 di Prodi, ma resta una questione locale»

RontiniNon accenna a placarsi la tensione in casa Pd e anzi la scissione di una parte che fa riferimento all’ex segretario Bersani sembra ancora più vicina di qualche settimana fa. Momento cruciale è stata la direzione del partito di cui fa parte anche la renzianissima Manuela Rontini.Faentina, ex coordinatrice del Pd ravennate e oggi consigliera regionale dei dem è stata eletta nel 2014 con molti voti anche di cittadini del capoluogo nonostante la candidatura dell’assessore Ouidad Bakkali.

Le è piaciuto Renzi in direzione?
«Ho trovato la relazione di Matteo convincente e matura: ha preso atto della situazione attuale e, come chiesto da molti in queste ultime settimane, ha aperto la strada a un nuovo congresso, che dovrà essere l’occasione per tornare a parlare al Paese, facendo proposte per il futuro. Smettiamola di guardare al nostro ombelico: la nostra gente è stanca di questo sterile dibattito e ha ragione».

Non è però piaciuto alla minoranza. Il congresso effettivamente non rischia di essere una resa dei conti dove il vincitore pone tutte le condizioni?
«Sinceramente, posso dire di essere perplessa dalle dichiarazioni di alcuni componenti della minoranza? Prima volevano il congresso e ora dicono di no, prima dicevano che la fiducia al governo Gentiloni l’avrebbero data provvedimento per provvedimento e ora dicono che l’esecutivo deve arrivare a fine legislatura. Per carità, è legittimo cambiare idea ma mi sembra che ogni pretesto sia buono per arrivare a una resa dei conti, cosa che io non auspico».

Ma perché non lasciare che Gentiloni arrivi a scadenza e prendersi più tempo  per evitare la scissione?
«Le pare possibile fare una scissione sulla data (presunta) di un congresso? Detto questo, le cose non sono per forza collegate. Il Governo è in carica e ha il dovere di continuare a lavorare per combattere la precarietà, ricostruire il centro Italia, ridurre le diseguaglianze».

Ma lei teme la scissione?
«Anche solo evocarla, è un assist che facciamo ai nostri avversari. Le scissioni ci condannano inevitabilmente alla sconfitta e come centrosinistra dovremmo ricordarcelo… Non auspico nessuna scissione, ho sempre creduto in un grande partito plurale, riformista e popolare, che abbia come obiettivo il governo del Paese, per rispondere ai bisogni concreti dei cittadini».

Ma non è mancata un po’ di autocritica da parte di Renzi? E anche l’attenzione all’anima di sinistra del partito?
«Renzi si è dimesso il giorno dopo il Referendum: mi pare una bella autocritica… Forse anche alcuni dei suoi “collaboratori” avrebbero dovuto avere la stessa coerenza. Quando si governa, e non ci si accontenta di protestare o di dire no a tutto, è normale fare errori. Ora bisogna correggere le cose che non vanno. Ma mi sembra di poter affermare che la redistribuzione con gli 80 euro, i posti di lavoro creati, il record nella lotta all’evasione fiscale e la richiesta all’Europa di cambiare rotta sull’austerity siano politiche di sinistra».

Cosa immagina che succederà nel nostro territorio fino a pochi anni fa a maggioranza bersaniana?
«Auspico che anche questa volta ci confronteremo a viso aperto, con responsabilità e rispetto reciproco, sulle idee in campo, indipendentemente dai cognomi dei leader nazionali. Poi, chiunque vinca, tutti a dare una mano. Personalmente farò così».

Lei è di Faenza e lì pochi giorni fa, in consiglio comunale è mancato più volte il numero per eleggere il nuovo presidente, stiamo forse assistendo ai primi effetti della crisi interna al Pd sul territorio?
«I tre franchi tiratori del Consiglio comunale di Faenza mi hanno ferita allo stesso modo dei 101 di Prodi. Ma voglio pensare che le vicende politiche nazionali non c’entrino nulla. Mancano oramai tre anni alla fine del mandato del sindaco Malpezzi, faccio un appello a tutta la maggioranza a continuare a concentrarsi sulle grandi scelte che attendono la città, così come fatto in questi anni, senza cedimenti, dimostrando sempre grande compattezza. Dobbiamo guardare avanti, l’obiettivo è ritrovarsi insieme per immaginare la Faenza 2020».

Nel nostro territorio i beni immobili degli ex Ds oggi in mano a cooperative e fondazioni sono particolarmente consistenti. Secondo lei dobbiamo aspettarci una class action anche qui perché quei beni diventino del Pd?
«Faccio politica provando a occuparmi del mio territorio, della vita delle persone e delle imprese, non mi interessano i tesoretti delle fondazioni».

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