giovedì
23 Aprile 2026

Anche Ferrara entra nella card turistica della Romagna. Ecco la tessera del 2017

Quest’anno costa 3 euro in più a fronte però di 6 nuovi siti a ingresso gratuito. Garantisce un risparmio calcolato di circa 260 euro

È in vendita da questi giorni anche a Ravenna la Romagna Visit Card 2017, la card turistica che mette a disposizione l’ingresso gratuito in 54 beni delle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e, da quest’anno, anche Ferrara, oltre a sconti ed agevolazioni in una sessantina di altri siti; il tutto al costo di 17 euro (3 euro in più rispetto al 2016 a fronte anche di 6 ingressi gratuiti in più), garantendo un risparmio pari a 260 euro (rispetto all’acquisto dei corrispondenti biglietti a prezzo intero di tutti i siti culturali convenzionati).

L’offerta integrata a disposizione di visitatori e residenti spazia come sempre tra cultura, benessere, accoglienza, divertimento, altre agevolazioni e omaggi, tutto in un unico strumento sia in formato digitale, da portare sempre con sé sul proprio smartphone, oppure nella tradizionale forma cartacea (acquistabile in oltre 70 punti vendita).

«Il principale valore aggiunto della Romagna Visit Card – commentano gli assessori del Comune di Ravenna alla Cultura Elsa Signorino e al Turismo Giacomo Costantini – è proprio quello di riuscire a creare un circuito fra territori, in grado di offrire ai visitatori una proposta ampia nella quale le singole realtà traggono beneficio a livello promozionale le une dalle altre, nell’ottica di una valorizzazione diffusa e condivisa che è alla base della nuova Destinazione Romagna. Il nostro auspicio è che gli operatori turistici sappiano cogliere questa opportunità, promuovendo la Romagna Visit Card presso i loro ospiti e clienti. Ci fa inoltre molto piacere che la nuova edizione della Card proponga un ventaglio ancora più ampio dei luoghi ai quali si può accedere direttamente attraverso di essa, che comprende quest’anno anche il nostro Museo d’Arte della Città».

Tra le novità anche il Museo delle Marionette di Ravenna, anch’esso entrato a far parte del circuito dei beni gratuiti, e nel Ferrarese la Casa Museo Remo Brindisi (Lido di Spina) e il Museo Delta Antico e Manifattura dei Marinati (Comacchio).

Insieme a questi, tra gli ingressi gratuiti sono confermati molti luoghi unici al mondo, alcuni dei quali patrimonio dell’Unesco, come i ravennati Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Mausoleo di Teodorico e Domus dei Tappeti di Pietra, ma anche la Fortezza di San Leo (Rimini), la mostra “Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia” ai Musei San Domenico (Forlì), il Planetario del Parco delle Foreste Casentinesi (Stia) e l’Ecomuseo di Ridracoli (Bagno di Romagna), la Biblioteca Malatestiana (Cesena) ed il Museo della Marineria (Cesenatico).

Nel circuito degli oltre 60 beni per cui sono previste agevolazioni, figurano oggi anche l’Abbazia di Pomposa, il Museo Archeologico e quello Casa Romei di Ferrara, oltre alle escursioni in barca nelle Valli di Comacchio. Completano la vasta gamma di attrazioni da visitare (c’è tempo fino al 6 gennaio 2018) l’Antico Porto di Classe (Ravenna), la Casa delle Farfalle (Milano Marittima), insieme ad eventi culturali (Ravenna Festival e spettacoli in cartellone nei principali teatri romagnoli come “Alighieri” di Ravenna e “Diego Fabbri” di Forlì), parchi di divertimento (da Aquafan all’Indiana Park, da CerviAvventura all’Acquario di Cattolica) e stabilimenti termali (Cervia e Riolo Terme, ma anche Bagno di Romagna, Castrocaro, Fratta Terme, Riccione e Rimini).

Al sesto anno di vita, la Card romagnola (nata già nel 2010 come Card turistica della provincia di Ravenna) è diventata anche uno strumento utile per comprendere l’attrattività turistica del nostro territorio, come dimostrano i dati relativi agli interessi e alle abitudini degli utilizzatori. Se lo scorso anno sono stati oltre 11.000 gli accessi registrati con la Card nei monumenti delle tre province, il 74% ha interessato proprio la provincia di Ravenna, con la Domus dei Tappeti di Pietra, la Basilica di S. Apollinare in Classe ed il Mausoleo di Teodorico che si sono rivelati i siti più visitati in tutta l’area romagnola, dietro solo alla Mostra di Piero della Francesca (Musei San Domenico di Forlì), che ha fatto “la parte del leone” nel 2016.

Tutte le informazioni sulla Romagna Visit Card, incluso l’elenco sempre aggiornato dei siti turistici e le principali informazioni di accesso, su www.romagnavisitcard.it.

Graffiti su una banca, i carabinieri denunciano due writer 17enni

I militari li hanno sorpresi con le bombolette spray su un edificio di via Trieste. Imbrattata anche un’edicola

I carabinieri della compagnia di Ravenna, nella serata di martedì 7 febbraio, hanno sorpreso due writer minorenni intenti a imbrattare le mura di alcuni edifici su via Trieste: i due 17enni avevano preso di mira le mura di una banca e di una edicola realizzando dei graffiti con vernice spray di colore verde. Bloccati, e sequestrate le bombolette, sono stati denunciati alla procura dei minori di Bologna.

Processo Poggiali: in Appello la procura chiede la conferma dell’ergastolo

L’ex infermiera di Lugo è accusata di aver ucciso una sua paziente nell’aprile 2014 con una iniezione letale di potassio

Al termine di una requisitoria durata oltre due ore e mezza davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Bologna, il sostituto procuratore generale Luciana Cicerchia ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Daniela Poggiali, la 44enne ex infermiera dell’ospedale di Lugo accusata di avere ammazzato l’8 aprile 2014 con un’iniezione letale di potassio una sua paziente, la 78enne Rosa Calderoni. Il sostituto procuratore generale secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, dopo aver ripercorso tutte le tappe d’indagine, ha detto che «da qualsiasi parte si esamini la vicenda, non vi sono spazi per soluzioni diverse da una conferma del giudizio di responsabilità o alternative a sanzioni che lo Stato deve dare di fronte a condotte di questa gravità».

La dirigente scolastica: «I bulli in classe esistono ma è difficile individuarli»

Ravagli a capo del classico Alighieri e del professionale Callegari-Olivetti: «In quest’ultimo due-tre episodi di bullismo da inizio anno»

Patrizia Ravagli è la dirigente scolastica sia del Liceo Classico (in tutto oltre 1400 studenti tra tutti gli indirizzi) e, da settembre 2016, anche del professionale Olivetti-Callegari (610 iscritti). Le chiediamo quindi come è la situazione e se esistono differenze importanti in termini di bullismo tra liceo e professionale. «Sono due scuole completamente diverse con studenti diversi – ci spiega la dirigente – Ognuno ha i suoi pregi e le sue difficoltà. Di episodi di bullismo negli anni ne ho visti accadere in tante scuole, per fortuna non si è mai tratto di casi eclatanti come quelli di cui leggiamo sui giornali». Ravagli ci spiega che dall’inizio dell’anno sono stati due o tre i casi nel professionale e altrettanti negli ultimi due anni al liceo.

«Purtroppo, scoprire questi episodi è difficile perché chi è vittima è spesso una persona fragile, che viene preso di mira per le sue fragilità, sono persone molto sensibili con scarsa attitudine alla reazione». E capita mai che siano i compagni testimoni a denunciare? «Purtroppo no, perché è diffusa l’idea, sbagliata, che raccontare cosa accade in classe sia come fare la spia, mentre se i compagni denunciassero farebbero solo il proprio dovere di cittadini. È un fatto questo su cui insistiamo molto, ma che in età adolescenziale spesso non viene compreso».

Gli insegnanti fanno il possibile, ci dice ancora la dirigente, ma naturalmente questi episodi avvengono in genere nei momenti in cui la sorveglianza è meno rigida. Sono magari gli stessi momenti in cui spuntano anche i cellulari. «Noi imponiamo che restino spenti, ma anche in questo caso è difficile per gli insegnanti verificare ogni momento chi ha cosa sotto il banco. Sono previste sanzioni anche qualora qualcuno pubblichi foto scattate a scuola, ma anche in questo caso, non possiamo passare la nostra vita a setacciare i social, qualcosa può sfuggirci. Per questo cerchiamo di sensibilizzare moltissimo gli studenti e lavorare sulla prevenzione, organizzando incontri e interventi nelle classi su questo tema, in particolare sui rischi del web e del pubblicare foto o immagini che poi diventano virali e non sono più cancellabili. E credo che qualche risultato si sia visto».

Sulle sanzioni a chi viene scoperto colpevole di bullismo, dice ancora Ravagli, non c’è un’unica misura, si valuta il caso. Si può andare dalla sospensione all’impiego dei ragazzi in lavori socialmente utili all’interno del plesso. «L’anno scorso l’abbiamo fatto, d’accordo con le famiglie, chiedendo loro di svuotare i bidoni della raccolta differenziata della scuola. Ma purtroppo c’è sempre il problema della sorveglianza». E lavori socialmente utili al di fuori della scuola sul modello di Faenza? «Tentammo di farlo anni fa, ma non fu semplice trovare associazioni disposte a prendere minorenni in carico, perché si tratta di una responsabilità. Certo sarebbe una cosa fantastica, ma non è di facile attuazione». E per la vittima, invece, la scuola offre un supporto psicologico? «Entrambe le scuole hanno lo sportello dello psicologo, peraltro molto frequentato, che offre consulenza, ma certo non si può parlare di piscoterapia. In caso qualcuno racconti allo psicologo di essere vittima di bullismo lui è tenuto alla denuncia, ma non a riferirlo alla scuola».

Le startup ravennati sono 58 Una giornata per conoscerle e conoscersi

Il 10 febbraio al Palazzo Congressi l’evento conclusivo della settimana dedicata all’innovazione: interventi di Microsoft e Intesa San Paolo

Il registro online delle Camere di Commercio che raccoglie le startup e le Pmi innovative italiane conta 58 nomi in provincia di Ravenna (altri 141 tra Forlì-Cesena e Rimini). Soprattutto per loro, ma non solo per loro, è pensato il calendario romagnolo di eventi collegati alla Startup European Week (#Sew2017): il 10 febbraio al Palazzo dei Congressi di Ravenna la giornata conclusiva.

Dalle 9.30 alle 17.30 si alterneranno sul palco diversi relatori che daranno il proprio contributo. Tre i temi principali: la collaborazione tra startup e imprese tradizionali nel segno dell’innovazione; le opportunità per reperire finanziamenti e sfruttare opportunità di formazione messi a disposizione soprattutto dall’Unione europea; il dialogo tra startup e investitori (con gli interventi di Microsoft e Intesa San Paolo che presenteranno le proprie iniziative a favore delle imprese innovative). A seguire spazio a quello che viene chiamato storytelling: saranno cinque o sei fondatori di startup a raccontare le proprie esperienze, concentrandosi non tanto sui risultati positivi ma sulle problematiche affrontate. Tutto questo nell’aula magna mentre negli spazi di contorno ci saranno stand e luoghi di incontro come sarà ad esempio il pranzo a buffet offerto da Cna e Legacoop. Particolarità per un evento di tipo economico sarà quello di un servizio di babysitter gratuito a cura dell’associazione Tra le nuvole: occorre la prenotazione così come occorre registrarsi su Eventbrite per la partecipazione agli eventi che sono tutti gratuiti.

«Se manca un ecosistema che mette insieme le persone e gli imprenditori allora dobbiamo provare a crearlo per facilitare lo scambio di conoscenze – dice Angela Corbari, organizzatrice degli appuntamenti romagnoli che dal 6 febbraio hanno già interessato Ravenna ma anche Cesena e Rimini –. Deve essere vista come una giornata in cui scambiare biglietti da visita con altri che fanno innovazione ma anche un’opportunità per capire quali strumenti ci sono a disposizione di chi avvia una startup». Ad esempio l’importanza dei luoghi noti come incubatori e acceleratori: spazi pubblici o privati dove le startup possono contaminarsi ma anche trovare supporti di professionisti capaci di seguirli.

Corbari ci tiene a chiarire quali aspettative sia lecito nutrire per una startup: «Non si può pensare che tutte abbiano percorsi simili a Booking o Airbnb che sono diventati colossi. Credo che il primo obiettivo a cui guardare debba essere quello di raggiungere una stabilità di fatturato, magari la possibilità di assumere qualche dipendente fisso e considerarsi come validi alleati di imprese tradizionali che hanno bisogno di innovarsi e possono farlo più facilmente se si appoggiano all’agilità di una piccola azienda esterna piuttosto che mettere in piedi un processo interno».

Anche Corbari non poteva che essere in prima persona fondatrice di una startup insieme al marito Leonardo Dal Zovo: la loro Studiomapp sta portando avanti un progetto di mappatura del territorio in grado di dare una valutazione di ogni posizione incrociando più parametri. «A dicembre siamo stati inseriti nella Copernicus Academy, un network europeo di centri di ricerca, università e imprese che promuovono l’utilizzo dei dati geospaziali raccolti da Copernicus: è un sistema di sei coppie di satelliti che fotografano la terra con precisione fino a 5 metri e restiuiscono una mole di dati impressionante e soprattutto gratuita». Con applicazioni nei settori più vasti, dal pubblico al privato: «Proviamo a pensare all’agricoltura. Con questi dati e un drone si può programma nel dettaglio quale punto del campo bisogna di trattamenti. È facile capire il risparmio economico e il minor impatto sull’ambiente».

«Ravenna punti su Burri». Le proposte dell’ex assessore, tra mostre e revival

L’associazione Insieme per Cambiare di Guido Guerrieri invita a celebrare il grande artista autore del “Ferro” al Pala De André

In occasione del centenario della nascita lo ha omaggiato anche il Guggheneim di New York, con una mostra di grande successo. Ravenna – che ospita una sua grande opera all’insaputa probabilmente dei più – lo ha celebrato in ritardo e in sordina con un evento a fine 2015 e poi con un concerto del Ravenna Festival 2016. Ma si può fare molto di più per ricordare Alberto Burri – tra i più grandi artisti italiani del Novecento – secondo l’associazione Insieme per Cambiare Ravenna – che alle ultime amministrative ha appoggiato come lista civica l’attuale sindaco Michele de Pascale – presieduta dall’ex assessore dell’ultima giunta Matteucci, Guido Guerrieri.

Nato a Città di Castello – ricorda in una nota l’associazione – Burri ha avuto un rapporto particolare con Ravenna nel periodo dal 1988 al 1992: nel 1988 San Vitale ospita una sua mostra curata da Claudio Spadoni; negli anni immediatamente successivi l’artista realizza il “Grande Ferro R” al Pala De Andrè e progetta l’allestimento di sue opere al piano terra del Palazzo del Gruppo Ferruzzi in via Diaz, mai però installate.

«A Città di Castello è attivissima la Fondazione Burri, con cui abbiamo ottimi rapporti e che è interessata a Ravenna come città burriana», rivela lo stesso Guerrieri che poi lancia una serie di idee concrete da poter attuare nei prossimi mesi.

«Nel 2018, trent’anni dopo, riproporre Burri a San Vitale e al Museo Nazionale; realizzare alla sala Rossa del Pala De Andre, vicino al “Grande Ferro R”, un convegno di studi sul periodo 1988-1992 e Ravenna; realizzare l’installazione in via Diaz, cosi come progettata da Burri: ci sono i pannelli e i disegni originali dell’allestimento; organizzare al Mar una mostra fotografica di Aurelio Amendola, il fotografo ufficiale che ha seguito Burri per tutta la vita».

«Tutto questo dovrebbe essere accompagnato da una campagna mirata, che potrebbe portare a Ravenna i maggiori esperti d’arte moderna da ogni parte del mondo – chiude Guerrieri -. Una serie di eventi di questo genere accrescerebbe il prestigio di Ravenna e consacrerebbe il fatto che anche Burri è un “patrimonio” della nostra città; e, aspetto non secondario, potrebbe generare nuovi importanti flussi turistici da ogni parte del mondo».

«Ravenna punti su Burri». Le proposte dell’ex assessore, tra mostre e revival

L’associazione Insieme per Cambiare di Guido Guerrieri invita a celebrare il grande artista autore del “Ferro” al Pala De André

In occasione del centenario della nascita lo ha omaggiato anche il Guggheneim di New York, con una mostra di grande successo. Ravenna – che ospita una sua grande opera all’insaputa probabilmente dei più – lo ha celebrato in ritardo e in sordina con un evento a fine 2015 e poi con un concerto del Ravenna Festival 2016. Ma si può fare molto di più per ricordare Alberto Burri – tra i più grandi artisti italiani del Novecento – secondo l’associazione Insieme per Cambiare Ravenna – che alle ultime amministrative ha appoggiato come lista civica l’attuale sindaco Michele de Pascale – presieduta dall’ex assessore dell’ultima giunta Matteucci, Guido Guerrieri.

Nato a Città di Castello – ricorda in una nota l’associazione – Burri ha avuto un rapporto particolare con Ravenna nel periodo dal 1988 al 1992: nel 1988 San Vitale ospita una sua mostra curata da Claudio Spadoni; negli anni immediatamente successivi l’artista realizza il “Grande Ferro R” al Pala De Andrè e progetta l’allestimento di sue opere al piano terra del Palazzo del Gruppo Ferruzzi in via Diaz, mai però installate.

«A Città di Castello è attivissima la Fondazione Burri, con cui abbiamo ottimi rapporti e che è interessata a Ravenna come città burriana», rivela lo stesso Guerrieri che poi lancia una serie di idee concrete da poter attuare nei prossimi mesi.

«Nel 2018, trent’anni dopo, riproporre Burri a San Vitale e al Museo Nazionale; realizzare alla sala Rossa del Pala De Andre, vicino al “Grande Ferro R”, un convegno di studi sul periodo 1988-1992 e Ravenna; realizzare l’installazione in via Diaz, cosi come progettata da Burri: ci sono i pannelli e i disegni originali dell’allestimento; organizzare al Mar una mostra fotografica di Aurelio Amendola, il fotografo ufficiale che ha seguito Burri per tutta la vita».

«Tutto questo dovrebbe essere accompagnato da una campagna mirata, che potrebbe portare a Ravenna i maggiori esperti d’arte moderna da ogni parte del mondo – chiude Guerrieri -. Una serie di eventi di questo genere accrescerebbe il prestigio di Ravenna e consacrerebbe il fatto che anche Burri è un “patrimonio” della nostra città; e, aspetto non secondario, potrebbe generare nuovi importanti flussi turistici da ogni parte del mondo».

In strada si toglie le scarpe e le tira contro i carabinieri per evitare un controllo

L’uomo impediva a una donna di accedere a casa e quando i militari si sono avvicinati ha reagito con spintoni: arrestato

Seduto sulle scale di accesso a un portone del centro di Ravenna impediva a una donna di entrare e quando sono intervenuti i carabinieri per risolvere la situazione li ha spintonati dandosi alla fuga e tirando contro i militari le scarpe che si è tolto in strada. I carabinieri della compagnia di Ravenna, nel pomeriggio di lunedì 6 febbraio, hanno arrestato un 52enne etiope per violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale.

L’episodio che ha portato all’arresto è stato solo il terzo che ha visto protagonista l’uomo nella stessa giornata. Nella mattinata gli stessi militari erano dovuti intervenire ben due volte per convincerlo ad andare via poiché, in evidente stato di ebbrezza, si era seduto davanti alla porta di una banca, impedendo l’accesso agli utenti, e perché all’interno di un forno-pasticceria aveva infastidito gli avventori. Per l’uomo in tribunale è arrivata una condanna a quattro mesi di reclusione.

Nella notte ladri a Darsena Pop Up Due 19enni arrestati nel ristorante

Sulla banchina in bici, hanno scavalcato il cancello ma un cittadino ha chiamato il 113. Condannati a 5 mesi: pena sospesa e rimessi in libertà

Quando la polizia è intervenuta li ha trovati ancora dentro al ristorante con il bottino nascosto sotto ai giubbotti: la polizia ha arrestato due 19enni albanesi che hanno scavalcato il recinto di Darsena Pop Up e sfondato la porta del ristorante Akamì. Avevano addosso un orologio, un paio di scarpe Nike, il denaro del fondo cassa, una chiave telecomando di una Nissan e una carta di credito. Tutto è stato sequestrato così come le due biciclette usate dai ladri per arrivare sul posto ma delle quali non sapevano dimostrare il possesso. L’intervento è stato verso le 2 della notte su segnalazione di un cittadino che aveva visto i due e ha chiamato il 113. Passata la notte in cella di sicurezza questo pomeriggio i due sono stati giudicati in tribunale a Ravenna e condannati a cinque mesi e dieci giorni di reclusione. La pena è stata sospesa e i due rimessi in libertà.

Porto: traffico merci 2016 in aumento del 5 percento ma container in calo

Movimentate in totale quasi 26 milioni di tonnellate, quinto anno di fila in crescita. Nei contenitori il crollo dei vuoti

Il porto di Ravenna nel 2016 ha movimentato 25,9 milioni di tonnellate di merce con un aumento del 5 percento rispetto al 2015. Si registra così il quinto anno consecutivo in cui i traffici sono in crescita rispetto all’anno precedente. Sono però in calo i container: 234mila Teus in totale, 10.302 in meno rispetto allo scorso anno (meno 4,2 percento: in aumento dell’1,7 i pieni mentre i vuoti sono in calo del 18,3). È quanto emerge dalla divulgazione, da parte dell’Autorità portuale, dei dati di dicembre che consentono il bilancio consuntivo dell’anno appena chiuso.

Entrando più nel particolare, gli sbarchi sono stati 22.093.414 di tonnellate (4,9 percento in più sul 2015) e gli imbarchi hanno raggiunto 3.869.350 tonnellate (incremento rispetto al 2015 del 5,2 percento). In crescita anche il numero delle navi: 3.031 attracchi contro i 2.845 del 2015 (6,5 percento in più).

Analizzando nel dettaglio, emerge che le merci secche hanno segnato un aumento del 4,9 percento (795mila tonnellate), le rinfuse liquide sono cresciute del 2,6 e le merci unitizzate risultano in aumento dell’1,3 in container e del 17,9 su rotabili. Autorità portuale sottolineare il buon andamento dei materiali da costruzione, che con 4,8 milioni di tonnellate sono cresciuti del 5 percento: in particolare le materie prime per l’industria ceramica sono passate da 3.887.474 a 4.220.015 tonnellate con un incremento dell’8,6 percento. Positivo il dato dei prodotti metallurgici, pari a 6.361.331 tonnellate, per i quali si è registrato un aumento del 3,4 percento, corrispondente a 208mila tonnellate. I principali Paesi di importazione, oltre al porto di Taranto, sono Cina, Russia, Corea del Sud e Iran. In crescita durante tutto il 2016 il comparto alimentare, derrate alimentari solide e prodotti agricoli, che nell’anno sono risultati pari a 4.119.105 tonnellate, con 190mila tonnellate in più (4,8 percento), grazie soprattutto all’aumento del granoturco, proveniente soprattutto da Ucraina, e del frumento, importato principalmente da Bulgaria, Usa, Ucraina e Canada. Consistente la crescita dei concimi, con 1.606.623 tonnellate movimentate e 175mila tonnellate in più (12,3 percento); i principali Paesi di scambio sono Egitto, Ucraina e Russia. Tra le rinfuse liquide risultano in crescita i prodotti petroliferi (più 4,1 percento); in lieve aumento, invece, le derrate alimentari (un percento) e i prodotti chimici (un percento).

Buoni i dati del traffico ferroviario: 22.174 Teus movimentati via ferrovia contro i 19.966 del 2015, l’11,1 percento in più. Il numero dei trailer del 2016 è stato pari a 79.036 unità (più 12,7 percento), il valore più alto mai registrato, grazie ai servizi aggiunti da Grimaldi sulla Ravenna-Brindisi-Catania da novembre 2012 e per la Grecia da dicembre 2013. Molto buono il dato relativo al traffico di nuove autovetture, che sono state pari a 30.225 pezzi (25,3 percento).

«Il traffico del porto di Ravenna tiene e questo grazie al lavoro ed all’impegno quotidiano di tutti gli operatori – dichiara il presidente dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico centro-settentrionale, Daniele Rossi –. Ap dovrà continuare a dare, con ancora maggiore vigore, risposta alle esigenze di questo porto sia come miglioramenti infrastrutturali, sia come sempre maggiore efficienza dei servizi portuali in modo tale che l’impegno degli operatori sia destinato in futuro ad avere ancora maggiore successo». Rossi non sfugge di fronte al dato negativo dei container: «Ci impone una riflessione sulle ragioni strutturali e commerciali che lo hanno determinato ed è uno stimolo forte a velocizzare, per quanto possibile, gli investimenti in corso ed in programma, sia sul fronte degli escavi e delle strutture logistiche, che sul fronte dell’innovazione tecnologica e dell’efficientamento dei servizi portuali. Nel corso del 2016, per esempio, sono state messe a disposizione alcune funzioni per snellire gli adempimenti relativi all’obbligo di comunicazione del peso di ogni container destinato all’imbarco».

Proprio sul fronte infrastrutturale è ormai prossima la consegna dei lavori per la rimozione del dosso in avamporto, importante intervento che consentirà di ripristinare migliori condizioni di navigabilità all’imboccatura del canale: «Al contempo lavoriamo per potenziare la logistica che deve sostenere lo sviluppo del porto e che non può prescindere da un ammodernamento delle reti di collegamento viario e ferroviario. Tutto questo si rifletterà in una formidabile leva per la crescita dei traffici».

Ultimo paragrafo dedicato alle crociere, non il core business dello scalo ma pur sempre un asset che in passato ha attratto investimenti importanti: «Il dato del 2016 è incoraggiante poiché in crescita rispetto al 2015 (più 14 percento di crocieristi sbarcati a Ravenna ma in calo del 66 percento rispetto al 2011, ndr) e sostenuto dalle previsioni per il 2017 che si attestano su un ulteriore, significativo, incremento dei passeggeri che sbarcheranno sulla banchina di Porto Corsini, non ha ancora raggiunto livelli adeguati alla potenzialità infrastrutturale di cui il porto dispone. Proprio per questo nei prossimi mesi si metterà appunto un programma condiviso di azioni da attuare per promuovere il nostro scalo e l’intero territorio, in maniera più efficace e coordinata».

Paura delle vittime e voglia di risolvere in casa: poche denunce contro i bulli

All’interno della squadra mobile una sezione che si occupa anche dei reati contro i minori: incontri con famiglie, insegnanti e alunni per fare prevenzione. I casi più violenti viaggiano sui social network

Avevano anche creato un gruppo su Whatsapp intitolato “Io odio Alan” dove riversavano insulti e sfottò contro un compagno di scuola che era arrivato al punto di vivere le ore in classe come un incubo. Il nome è di fantasia ma la storia è tutta vera. È quella che si è sviluppata tra corridoi e aule di una scuola media ravennate dove un alunno, con un lieve ritardo di apprendimento, era diventato il bersaglio di molti coetanei. Ragazzini di età compresa tra undici e tredici anni: spinte, insulti, vessazioni continue. L’intervento di polizia municipale e ufficio minori della questura ha permesso di riportare la situazione nei binari della normalità.

La vicenda è emersa a fine 2016 quando la madre l’ha raccontata nel suo intervento in una commissione consiliare a Ravenna dedicata alla lotta al bullismo. Si venne così a sapere che era stato un genitore di un compagno di classe di Alan il primo rendersi conto di cosa stava accadendo spingendosi a fare una segnalazione ai vigili urbani (pare che la scuola non avesse fornito le risposte che si attendevano) che a quel punto, ci spiegano dal comando centrale, attivarono una sorta di vigilanza di quartiere specializzata sul ragazzo accompagnandolo nel tragitto sotto la scuola e aspettandolo all’uscita. Si trattava di personale che già prestava servizio in quell’area in quegli orari e la loro presenza servì a migliorare la situazione.

Se si parla di bullismo e contrasto c’è un dato significativo che emerge ascoltando i racconti delle forze dell’ordine che operano sul territorio: a fronte di un fenomeno sempre più dilagante, il numero di denunce è irrisorio. Ad esempio nessun caso segnalato alla polizia postale, sezione deputata a indagare sul cyberbullismo. Che sono i più frequenti e più violenti perché estremizzati dal sentimento di impunità provato da chi agisce dietro un monitor. Le denunce non sono molte perché, ci spiega un agente che segue questi temi, la tendenza principale è quella di voler risolvere le cose in famiglia per non esporre i figli a situazioni pesanti.

Ma accade anche che tutto avvenga all’oscuro dei genitori. Come il caso di una ragazzina che si è presentata alla questura di Ravenna facendosi accompagnare da un’amica, che già aveva avuto contatti con l’ufficio minori per altre vicende personali, perché vittima di un ricatto a sfondo sessuale dopo aver inviato delle foto intime a un’amicizia su Facebook. Era stata raggirata, aveva ceduto con ingenuità e poi si era ritrovata nella morsa del ricatto. La madre nemmeno sapeva che avesse un profilo sul social network e l’ha scoperto davanti ai poliziotti.

È dal 1998 che la polizia ha istituito all’interno delle squadre mobili una sezione speciale per le indagini su episodi che riguardano i minori. Le divise frequentano corsi appositi e conducono le operazioni non solo in ottica strettamente poliziesca ma, data la delicatezza delle vicende e la fragilità di autori e vittime, si cerca di facilitare il più possibile lo stato d’animo di chi è parte offesa in queste indagini. Ma come sottolineano bene i poliziotti, si tratta di indagini che necessitano di una rete alle spalle fatta soprattutto dalla società: servono antenne sul territorio – dai docenti al personale ospedaliero fino ai servizi sociali – capaci di captare i segnali che possono indicare qualcosa di profondo che merita l’intervento della polizia giudiziaria. Non è quindi un caso che vengano organizzati incontri rivolti ai giovani e alle famiglie dove i poliziotti tolgono la divisa e indossano i panni di chi fa prevenzione sul territorio. Situazioni delicate dove ogni dettaglio, all’apparenza banale, può fare la differenza. Da tempo ad esempio è richiesta la presenza di uno psicologo quando vengon ascoltati minori coinvolti in vicende giudiziarie. Ma ci sono anche piccole iniziative come aver attrezzato un’ala degli uffici della Mobile in questura non proprio come i classici uffici polizieschi ma in maniera più accogliente, con disegni alle pareti, sedie colorate e qualche giocattolo o passatempo per mettere a proprio agio chi deve fidarsi della polizia.

Grandi ospiti al ciclo Scritture di frontiera tra integrazione, guerre e terrorismo

Due anteprime italiane a Ravenna. Atteso anche Tahar Ben Jelloun

Scrittura Festival presenta il ciclo “Scritture di Frontiera”, nato dalla collaborazione con l’assessorato all’Immigrazione del Comune di Ravenna. «Un ciclo di incontri – si legge in una nota degli organizzatori – per raccontare i nostri giorni ai giovani e agli adulti». Saranno due le anteprime italiane in programma. Tahar Ben Jelloun, il più importante scrittore nordafricano, terrà per la prima volta in Italia un incontro sul terrorismo ispirato al suo libro di prossima pubblicazione “Il terrorismo spiegato ai nostri figli” (La Nave di Teseo). L’altra anteprima è con Gael Faye, scrittore e musicista francese di origini rouandesi, mentre a concludere la rassegna è il giornalista Domenico Quirico con un incontro sulle migrazioni.

«La nostra epoca è segnata da forti mutamenti sociali e geografici difficili da comprendere – dice Matteo Cavezzali, curatore del progetto –. Per questo crediamo sia importante confrontarsi su questioni così rilevanti per il nostro futuro, con chi ha dedicato la vita a conoscere e tentare di raccontare queste storie. Siamo lieti che alcune tra le personalità più autorevoli nel panorama mondiale su queste tematiche abbiano accettato il nostro invito a Ravenna».

«Sosteniamo con convinzione – afferma Valentina Morigi, assessora all’Immigrazione – il programma presentato quest’anno da Scrittura Festival, perché siamo certi che riflettere insieme a esperti, giornalisti e scrittori sul tema attualissimo delle frontiere e delle migrazioni potrà consentire ai giovani, ma anche alle coscienze degli adulti, di aprire sempre di più la propria visione del mondo, smontare i pregiudizi, sconfiggere le paure, riscoprire i valori di solidarietà, accoglienza, amicizia. Se è vero che le frontiere rappresentano confini geografici o politici, è importante considerarle anche per quello che sono dal punto di vista umano e cioè semplici linee immaginarie, che possono restare tali ma non devono mai diventare barriere mentali e fisiche o addirittura muri».

Ecco i dettagli del programma i cui eventi sono totalmente gratuiti.

– Giovedì 9 febbraio Gael Faye, autore di “Piccolo paese” (Bompiani), discuterà di integrazione e guerra con la giornalista del Corriere della Sera Roberta Scorranese alle 18.30 a Palazzo Rasponi delle Teste.
Gaël Faye nasce in Burundi nel 1982, da madre ruandese e padre francese, nel 1995 allo scoppio della guerra civile in Rwanda si trasferisce in Francia, dove scopre il rap. Dopo gli studi di economia e un master in finanza, lavora a Londra per un fondo d’investimento per alcuni anni, prima di lasciare la City e dedicarsi alla scrittura e alla musica. Come musicista ha collaborato con numerosi altri artisti, principalmente d’origine africana, e ha ricevuto il Prix Charles Cros nel 2014. Piccolo paese è il suo primo romanzo. Vincitore del Prix Goncourt des Lycéens 2016.

– Giovedì 16 febbraio Tahar Ben Jelloun sarà a Ravenna per un doppio appuntamento ispirato al suo libro “Il terrorismo spiegato ai nostri figli” (La Nave di Teseo) alle 11.30 incontrerà trecento ragazzi delle scuole superiori, alle 18 invece sarà protagonista di un incontro aperto al pubblico a Palazzo dei Congressi il Largo Firenze 1.
Tahar Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco), ma ha trascorso la sua adolescenza a Tangeri e ha compiuto gli studi di filosofia a Rabat. Ha insegnato in un liceo a Tétouan e a Casablanca ed è stato collaboratore del Magazine “Souffles”. Nel 1971 si trasferisce a Parigi dove si iscrive a sociologia laureandosi dopo tre anni con una tesi sulla confusione mentale degli immigrati ospedalizzati. Nel frattempo scrive, collabora regolarmente al giornale Le Monde e nel 1972 pubblica una raccolta di poesie. É molto noto in Italia per i suoi numerosi romanzi e per i suoi articoli che appaiono di frequente su La Repubblica. Con il Premio Goncourt assegnatogli per La Nuit sacrée nel 1987, diventa lo scrittore francofono più conosciuto della Francia. Interviene con dibattiti e articoli sui problemi della società, soprattutto sul problema della periferia urbana e del razzismo. Con il libro Il razzismo spiegato a mia figlia e per il suo profondo messaggio gli è stato conferito dal segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il “Global Tolerance Award”.

Scritture di Frontiera proseguirà il 7 marzo con Domenico Quirico, “Esodo. Storia del nuovo millennio”, a Palazzo Rasponi dialogando con Matteo Cavezzali.
Domenico Quirico è reporter per il quotidiano torinese «La Stampa» e caposervizio esteri. È stato corrispondente da Parigi e inviato di guerra. Si è interessato fra l’altro degli avvenimenti sorti a partire dal 2010-2011 e noti come “Primavera araba”. Il 9 aprile 2013, mentre si trovava in Siria come corrispondente, è stato rapito. Viene liberato l’8 settembre dello stesso anno, in seguito ad un intervento dello Stato italiano.
Tra i suoi molti libri, Naja. Storia del servizio di leva in Italia (Mondadori, 2008), Primavera araba. Le rivoluzioni dall’altra parte del mare (Bollati Boringhieri, 2011), Gli ultimi. La magnifica storia dei vinti (Neri Pozza, 2013), Il paese del male. 152 giorni in ostaggio in Siria (Neri Pozza, 2013), Il grande califfato (Neri Pozza, 2015), Esodo. Storia del nuovo millennio (Neri Pozza, 2016).

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