Cgil, Cisl e Uil: «La coop ha vinto il bando Ausl con un ribasso del 37 percento e spalma le ore su altri suoi lavoratori, non è lecito»
Mansioni e impegni per i lavoratori non sono cambiate ma la ditta che è subentrata nell’appalto pubblico ha assunto il personale in servizio riducendo il monte ore settimanali da 40 a 27 e puntando a far svolgere le ore mancanti ai dipendenti già in forza ma assegnati ad altri incarichi, una condotta non permessa dal codice sugli appalti. È la denuncia dei sindacati Cgil, Cisl e Uil a proposito del bando Ausl da 1,2 milioni vinto da Copura per il trasporto sangue a servizio degli ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo. Le tre sigle di categoria (Filcams, Fisascat e Uiltrasporti) hanno proclamato una giornata di di sciopero per il 6 febbraio con manifestazione dalle 9 alle 13 in via Missiroli davanti all’ingresso del Santa Maria delle Croci.
«Copura ha appena cominciato a svolgere il servizio e la situazione è nel caos. Ci arrivano segnalazioni di problemi seri», dicono in coro i funzionari sindacali Sokol Palushaj (Cgil), Roberto Billi (Uil) e Laura Chiarini (Cisl). Che poi entrano nel merito della questione mettendo in fila i numeri: «Due anni fa la ditta Plurima si aggiudicò questo stesso bando per due milioni di euro. Oggi invece la base d’asta era di 1,2 milioni: Plurima ha presentato un ribasso del 31 percento mentre Copura del 37 percento». L’appalto è andato assegnato quindi per circa 800mila euro (Plurima ha fatto ricorso al Tar). La legge e le clausole del capitolato di gara prevedevano la conservazione dei posti di lavoro: «Dei ventuno dipendenti in attività ne sono assorbiti diciotto ai quali è stata fatta un’offerta unilaterale senza margine di trattativa che consiste in una riduzione delle ore e quindi delle retribuzioni che arriva fino al 40 percento. I contratti di quarto e quinto livello sono stati trasformati in terzo». Con una proposta: «Li hanno assunti con un contratto del settore multiservizi nonostante il bando facesse esplicito riferimento alla categoria trasporto e logistica così possono proporre ai lavoratori di svolgere altre mansioni nei cantieri della coop per ridurre il divario di ore rispetto al lavoro con Plurima». Copura infatti vanta più di un appalto con l’azienda sanitaria: i sindacati parlano di circa 400 lavoratori della coop ravennate impiegati nei tre ospedali, dallo spazzamento al trasporto barelle.
I sindacalisti tratteggiano la strategia di Copura con cui ha potuto presentare un ribasso d’asta enorme: «Intanto va detto che circa il 30 percento del lavoro è in subappalto al Consar dimostrando che non erano pronti per operare. E in questo momento i lavoratori stanno operando affiancati da altri dipendenti Copura per formarli e sono necessarie molte ore di straordinario per garantire il servizio. Se prima servivano venti dipendenti a 40 ore, ora puntano a far lavorare meno i nuovi assunti scaricando le ore mancanti sui vecchi dipendenti. Non è questo il modo di vincere gli appalti con correttezza».
Prendevano le ordinazioni via sms su un numero dedicato poi uno confezionava le dosi in casa e attraverso la buca delle lettere le passava al complice fuori che faceva le consegne a domicilio in bicicletta nel centro storico di Ravenna. I carabinieri, il 2 febbraio, hanno arrestato un 38enne marocchino e un 30enne tunisino per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
In tribunale oggi l’arreato è stato convalidato e i due sono stati condannati: un anno di reclusione con duemila euro di multa per il marocchino e otto mesi con 1.400 euro di multa per il tunisino.
Al 30 settembre 2016, sulla base di un’analisi condotta da Coldiretti su dati del registro delle imprese della Camera di Commercio di Ravenna, le aziende agricole guidate da imprenditori under 35 erano 195, con un aumento percentuale del 12 percento e un saldo attivo di 21 imprese – il più elevato tra tutti i comparti economici in provincia – rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente. Linea sempre più verde per l’agricoltura ravennate.
Dopo la sconfitta di dicembre al referendum e il pronunciamento della Consulta sulla legge elettorale (che di fatto riporta il Paese a un proporzionale con un funzionamento però diverso tra Camera e Senato) tutta la politica italiana è in fermento. In particolare nel Pd sembra di fatto in atto una guerra intestina tra Renzi e varie minoranze più o meno di sinistra che potrebbe portare dritti alla scissione.
Domenica 12 marzo si vota per rinnovare i dieci consigli territoriali del comune di Ravenna: Centro Urbano, Ravenna Sud, Darsena, Sant’Alberto, Mezzano, Piangipane, Roncalceci, San Pietro in Vincoli, Castiglione di Ravenna e del Mare.
«Non è stato un ladro ma qualcuno che ce l’ha con i vegani, i vegetariani: una reazione contro quello che noi rappresentiamo».
Ne è certo Stefano Pezzi, titolare del primo ristorante vegano di Ravenna, intervistato sull’edizione del Corriere Romagna del 2 febbraio all’indomani della spaccata notturna ai danni del proprio locale, l’Amaranto di via Mura San Vitale. Con una sedia di ferro è stata spaccata la vetrata della porta d’ingresso ed è stata danneggiata l’insegna dell’Amaranto, proprio dove c’era la scritta “vegano-vegetariano”. E negli ultimi mesi anche l’auto del titolare sarebbe stata presa di mira, con tanto di gomme tagliate.
La falegnameria di Cesare Pezzi aprì a Ravenna circa un secolo fa, nel 1920. Oggi a ricordarla c’è un ristorante, la Vecchia Falegnameria appunto, al civico 54 di via Faentina. Chiuso da novembre, riapre sabato 4 febbraio con una nuova gestione affidata a Francesco Moretto, alla sua prima volta in un ristorante dopo diverse esperienze come barista in locali della città.
Battono bandiera maltese ma sono registrate al porto di San Pietroburgo con nomi russi impronunciabili e negli uffici della capitaneria di porto di Ravenna, per comodità, le hanno ribattezzate amichevolmente le tre caravelle. Ufficialmente si chiamano V-Nicolaev, Vomvgaz, Orenburg Gazprom: tre navi fluviali di fine anni Ottanta, lunghe circa 110 metri, di proprietà di una società riconducibile al colosso russo Gazprom, ferme nelle acque del Candiano dal 2006, ridotte a relitti (una ha già una falla nello scafo). La loro non è l’unica storia di navi abbandonate a Ravenna, spesso per via di debiti dell’armatore o questioni giudiziarie. Poi il tempo passa e non solo non c’è più resa economica sufficiente per rimetterle in mare ma addirittura non sono buone nemmeno come ferro da rottamare.