giovedì
23 Aprile 2026

Delicato e commovente Fa’fafine Una storia per parlare di identità di genere

Delicato, poetico, scenograficamente efficace, a tratti divertente e anche commovente. Fa’afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro è uno spettacolo semplice nella storia che racconta pur affrontando un tema molto complesso come quello dell’identità di genere. Un solo (bravissimo) attore in scena che impersona un ragazzino dall’identità sessuale e di genere incerta alle prese con il primo innamoramento per Elliot, un amico taciturno ma con cui sente un legame profondo, chiuso nella sua stanza da letto che attraverso un sapiente e suggestivo (ma mai eccessivo) uso di videoproiezioni riesce a spaziare fino ad arrivare alle agognate isole Samoa dove vivono i Fa’fafine, persone dall’identità sessuale non definita in maschio o femmina, e perfettamente accettati e integrati. Così come Alex vorrebbe essere. Ma arrivato là capirà che non è quello il suo posto e saranno i suoi genitori a prendere piano piano coscienza dell’identità del figlio e a farlo sentire a casa e al suo posto, madre e padre che vediamo in video interpretati da Gioia Scarpinato e Giuliano Scarpinato (che è anche regista) attraverso un enorme buco della serratura con un effetto comico e straniante allo stesso tempo. Noi ci troviamo al di qua di quel buco, dentro, ed è da lì che possiamo cogliere l’essenza del messaggio di Alex: un grido di aiuto di un ragazzino allegro, dall’identità in fieri e complessa (come quella dei dinosauri e degli ornitorinchi, spiegherà) e che cerca un luogo dove poter essere stesso, lontano da quell’Alvin e quei compagni di scuola che lo deridono e lo umiliano. E per sua fortuna, il grido di aiuto viene colto e capito dalla madre e dal padre.

Come va a finire Fa’afafine? Cosa succede, dopo, ad Alex? Chiede uno dei giovani spettatori in sala alla fine dello spettacolo al protagonista. Quello che sappiamo per certo è che Alex ha la fortuna intanto di avere una famiglia che lo supporta e lo sostiene, e che questo gli darà la forza per sperare che questo accada anche a scuola. L’augurio, per Alex, è che la sua scuola non sia come quelle che vorrebbero le associazioni e le forze politiche che hanno osteggiato la visione dello spettacolo in quanto portatore di ideologia gender. Uno spettacolo che però, pur pensato per i ragazzi e con il chiaro intento di promuovere un’idea di accoglienza e rispetto di ogni diversità, non propone né modelli né soluzioni, racconta una storia non comune che può dire molto a tanti ragazzi, ma anche a tanti genitori.

La speranza, a questo punto, dopo essere stato portato a Ravenna, al teatro Rasi nella rassegna dedicata alle scuole, è quella prima o poi di vederlo tornare, magari per portare a teatro assieme famiglie e adolescenti.

Delicato e commovente Fa’fafine Una storia per parlare di identità di genere

Delicato, poetico, scenograficamente efficace, a tratti divertente e anche commovente. Fa’afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro è uno spettacolo semplice nella storia che racconta pur affrontando un tema molto complesso come quello dell’identità di genere. Un solo (bravissimo) attore in scena che impersona un ragazzino dall’identità sessuale e di genere incerta alle prese con il primo innamoramento per Elliot, un amico taciturno ma con cui sente un legame profondo, chiuso nella sua stanza da letto che attraverso un sapiente e suggestivo (ma mai eccessivo) uso di videoproiezioni riesce a spaziare fino ad arrivare alle agognate isole Samoa dove vivono i Fa’fafine, persone dall’identità sessuale non definita in maschio o femmina, e perfettamente accettati e integrati. Così come Alex vorrebbe essere. Ma arrivato là capirà che non è quello il suo posto e saranno i suoi genitori a prendere piano piano coscienza dell’identità del figlio e a farlo sentire a casa e al suo posto, madre e padre che vediamo in video interpretati da Gioia Scarpinato e Giuliano Scarpinato (che è anche regista) attraverso un enorme buco della serratura con un effetto comico e straniante allo stesso tempo. Noi ci troviamo al di qua di quel buco, dentro, ed è da lì che possiamo cogliere l’essenza del messaggio di Alex: un grido di aiuto di un ragazzino allegro, dall’identità in fieri e complessa (come quella dei dinosauri e degli ornitorinchi, spiegherà) e che cerca un luogo dove poter essere stesso, lontano da quell’Alvin e quei compagni di scuola che lo deridono e lo umiliano. E per sua fortuna, il grido di aiuto viene colto e capito dalla madre e dal padre.

Come va a finire Fa’afafine? Cosa succede, dopo, ad Alex? Chiede uno dei giovani spettatori in sala alla fine dello spettacolo al protagonista. Quello che sappiamo per certo è che Alex ha la fortuna intanto di avere una famiglia che lo supporta e lo sostiene, e che questo gli darà la forza per sperare che questo accada anche a scuola. L’augurio, per Alex, è che la sua scuola non sia come quelle che vorrebbero le associazioni e le forze politiche che hanno osteggiato la visione dello spettacolo in quanto portatore di ideologia gender. Uno spettacolo che però, pur pensato per i ragazzi e con il chiaro intento di promuovere un’idea di accoglienza e rispetto di ogni diversità, non propone né modelli né soluzioni, racconta una storia non comune che può dire molto a tanti ragazzi, ma anche a tanti genitori.

La speranza, a questo punto, dopo essere stato portato a Ravenna, al teatro Rasi nella rassegna dedicata alle scuole, è quella prima o poi di vederlo tornare, magari per portare a teatro assieme famiglie e adolescenti.

In platea per lo spettacolo contestato tra bambini, docenti e anche genitori

Al Rasi per Fa’afine duecento ragazzi delle scuole, assessore e consiglieri della Lega Nord. Una prof: «Tema importante, che esiste»

«Dove sono i genitori di Alex?». «Cosa c’è fuori dalla finestra?». «Quanti anni hai?». «A te è mai successo di essere preso in giro?». «Cosa c’è dietro quella parete?». A sentire le domande dei ragazzi che erano al Rasi stamattina (lunedì 30 gennaio) sarebbe impossibile pensare che quello che hanno visto sia uno spettacolo poi molto diverso da tutti gli altri. E molte delle curiosità sembrano più incentrate sulla macchina scenica, sulla “scatola” teatrale. Fuori, a chi chiede se lo spettacolo è piaciuto, rispondo sì, abbastanza, non c’è male. Insomma, tutto tremendamente normale. E invece, proprio tutto normale non è, perché lo spettacolo in scena era Fa’afafine, incentrato sul tema dell’identità di genere di un ragazzino, Alex, e per questo preso di mira da associazioni cattoliche e forze politiche come il Popolo della Famiglia. Uno spettacolo che ovunque viene proposto, per le scuole, si porta dietro scie di polemiche, anche politiche. E che non sia una mattina della rassegna come tutte le altre lo si vede anche dalla presenza in sala di due consiglieri comunali della Lega Nord, oltre al presidente della Commissione cultura e dell’assessore all’Istruzione del Comune di Ravenna. Seduti insieme a poco meno di duecento ragazzi tra quinte elementari, prime e seconde medie di città e forese. Un numero soddisfacente, ma non certo da tutto esaurito. Ci sono mattine in cui le classi che aderiscono ne portano anche oltre 300 di bambini al Rasi, fino a riempirlo. Ma questo appunto è Fa’afafine, uno spettacolo osteggiato, criticato e temuto. Prova ne è che in molte classi, a sentire gli insegnanti, qualche assente c’è, e non per l’influenza.

Ma perché avete comunque scelto di portare le classi? «È un tema importante e che esiste, soprattutto a questa età – racconta una docente di lettere che ha portato al Rasi una prima media –. Conosco la qualità di questa rassegna teatrale, mi sono informata sullo spettacolo, e ho pensato che potesse rappresentare un’occasione, anche per un dialogo o confronto. Non credo bisogna sottrarsi, non ha senso far finta che questi temi non siano importanti».

«Questo spettacolo – racconta la prof di una seconda media di un altro istituto comprensivo in città – si inserisce in un discorso più ampio sulla discriminazione che stiamo facendo in classe. Siamo addirittura partiti dal 27 gennaio, dalla Shoah. Proteste? So che qualche genitore ha chiamato, ma la dirigente ci ha dato totale fiducia. E oggi manca in effetti qualcuno». A esserci sono invece tredici bambini di una quinta elementare tutti accompagnati dai rispettivi genitori. Risultano assenti da scuola, almeno fino alle 11.45. Una situazione piuttosto insolita e che ha del paradossale. «Lo so, ma c’è una ragione a tutto questo – ci spiega una delle madri rappresentanti dei genitori – all’inizio dell’anno c’era stata una riunione in cui le maestre ci avevano annunciato il programma e la partecipazione all’evento. Un paio di genitori avevano mostrato preoccupazioni proprio per il tema dello spettacolo e così si è fatta una seconda riunione in cui ci si è confrontati e alla fine abbiamo votato: 16 famiglie su 19 erano favorevoli a far partecipare i ragazzi allo spettacolo. Nonostante questo, i genitori in minoranza avevano nel frattempo scritto al dirigente il quale, in nome di una presunta unità della classe, ha di fatto chiesto alle maestre di rinunciare a questa gita a teatro. A noi non è sembrato giusto, visto appunto che si era votato, e così abbiamo deciso di prendere questa iniziativa portando noi i bambini a teatro».

Torna la danza contemporanea Anche per bambini

Presentata la sesta edizione di Today ToDance

Torna anche quest’anno ToDay ToDance, la rassegna sulle forme della danza contemporaneo promossa da Cantieri Danza, Ravenna Teatro, Ravenna Manifestazioni, Teatro del Drago ed E-production.

Sono cinque gli appuntamenti che compongono questa sesta edizione con l’anteprima che ha visto gruppo nanou presentare a Ravenna la prima regionale dello spettacolo Senza titolo per uno sconosciuto, all’interno di FÈSTA2016, il festival organizzato da E-production dal 2 al 4 dicembre.

Nell’anno nuovo si parte con un focus dedicato alle famiglie, con lo spettacolo del 5 febbraio di Giorgio Rossi/Sosta Palmizi, Col naso all’insù (Artificerie Almagià, alle 16.30): un’occasione per divertire, stupire e far riflettere attraverso un gioco in cui emozioni e comportamenti diventano spunto per creare un momento spettacolare tra parola, danze, clownerie e musica. Lo spettacolo è inserito anche nel cartellone della rassegna “Le arti della marionetta” promossa da Teatro del Drago.

Da segnare in agenda poi le date de 18 e 19 marzo (ore 20.30 e 15.30) dove ToDay ToDance si interseca agli appuntamenti proposti da Ravenna Manifestazioni nell’ambito della stagione di danza del teatro Alighieri con la compagnia inglese BalletBoyz che porterà in scena la prima italiana di Life./Vita; un elegante, energico, provocatorio sguardo alla vita presentato con uno stile inimitabile e la direzione artistica di Michael Nunn & William Trevitt. La compagnia, composta da dieci giovani talenti, ha infatti raggiunto un vasto pubblico grazie ai loro applauditissimi lavori in teatro e televisione, proponendosi come pionieri dell’idea di una danza per tutti.

A distanza di pochi giorni, il 21 marzo alle 20.30 al Teatro Rasi, Cantieri Danza e Ravenna Teatro condividono la terza edizione di “Sguardi sulla giovane danza d’autore”, serata dedicata allo sharing dei nuovi progetti coreografici di giovani danz’autori dell’Emilia Romagna.

Secondo appuntamento per le famiglie, a chiusura della rassegna, sarà il laboratorio aperto a tutti i cittadini dai 5 anni CorpoGiochi Off, il 2 aprile alle Artificerie Almagià, ore 15. Condotto da Monica Francia, è un laboratorio che stimola a prendere coscienza delle proprie potenzialità in relazione al movimento e all’azione attraverso una serie di giochi in cui i partecipanti lavorano su sé stessi.

«Sotto il comune denominatore della danza – commenta l’assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino – cinque diversi soggetti protagonisti dell’attività culturale della nostra città danno vita a un cartellone unico di appuntamenti. Il fatto che questa esperienza sia alla sua sesta edizione dimostra che si tratta di una scelta vincente e che la presenza di una molteplicità di attori che sanno fare rete e integrare le proprie progettualità costituisce un arricchimento soprattutto per il pubblico, ma anche per loro stessi. Le proposte sono tutte di valore e contribuiscono a mettere in evidenza la danza non solo come uno spettacolo al quale assistere ma anche come una passione alla quale tutti possono dedicarsi».

«Questa edizione di ToDay ToDance rimarca con grande forza la sua peculiarità nel proporre un calendario eterogeneo – afferma Selina Bassini, di Cantieri Danza – che riesce a dialogare con diversi pubblici, dagli appassionati di danza contemporanea ai curiosi, dai giovani alle famiglie; ciò è reso possibile dalla grande collaborazione che si viene a creare ogni anno tra i diversi enti che compongono la rete di ToDay ToDance, rinnovando l’impegno nell’offrire spettacoli di grande qualità che vanno ad aggiungersi al prezioso cartellone culturale della nostra città».

Per info e prenotazioni: organizzazione@cantieridanza.org e 333 4217731.

Il 2017 del Mar senza mostra fa discutere «Solo i privati possono salvare il museo»

La ricetta di Bucci (La Pigna) per il rilancio della loggetta. E anche Cambierà attacca. Il prossimo grande evento nel 2018, dopo la Biennale

«Lasciare un museo senza la grande mostra annuale è una bestemmia inaudita che dimostra la totale mancanza di capacità organizzativa nella predisposizione degli investimenti e la mancanza di lungimiranza, nonché di obiettivi». Non usa mezzi termini Samantha Tardi, consigliera comunale di opposizione del gruppo Cambierà (il comunicato integrale tra gli allegati) per commentare una notizia in realtà già nota da tempo: nel 2017 – per la prima volta dal lontano 2003 – non sarà allestita la grande mostra al Museo d’Arte della città di Ravenna. Dopo la fine dell’era Spadoni (vedi intervista tra gli articoli correlati) e il cambio di Amministrazione, il futuro del Mar appare incerto da mesi e il sindaco Michele de Pascale, già poco dopo il suo insediamento, aveva dichiarato l’intenzione di puntare come primo obiettivo al rilancio della Biennale del Mosaico, che si terrà nell’autunno di quest’anno. Per le grandi mostre ci sarà quindi spazio negli anni in cui non ci sarà la Biennale, nel 2018 e nel 2020. Intenzione questa confermata recentemente anche in un’intervista al Carlino.

«Confinare l’attività del Mar a mere esposizioni biennali – è la critica anche di un altro consigliere comunale, Maurizio Bucci della Pigna – significa procurare una lenta agonia a una istituzione tanto prestigiosa a livello nazionale e internazionale e entrata, con i suoi appuntamenti, nel cuore dei ravennati».

Bucci in particolare se la prende con la politica di centrosinistra per aver sperperato risorse nel progetto Capitale della Cultura 2019 e in piccoli centri di potere «a beneficio di rappresentanti del Pd», piuttosto che finanziare un’istituzione come il Mar e ora auspica l’intervento dei privati.

«Per la messa a norma della Loggetta – continua Bucci entrando nel dettaglio – tra impianti di riscaldamento, raffrescamento e altre opere occorrerebbero oltre 500mila euro, impegno finanziario che una mostra biennale non sarebbe certo in grado di sopportare. Da parte del sottoscritto si rinnova la disponibilità, offerta già in passato alla giunta, a collaborare in chiave gestionale-promozionale-manageriale, avanzando serie e concrete proposte, ma il Pd non ha mostrato l’umiltà di ascoltare e valutare nuove idee: preferisce chiudere. Il progetto, in sé assai semplice, consiste nell’affidamento della Loggetta Lombardesca in contratto trentennale e nell’individuazione di una fondazione o istituto, di livello internazionale, per il rilancio del Mar. Solo i privati possono salvare la loggetta lombardesca e il Mar dalla fine che la politica ha già decretato».

Il 2017 del Mar senza mostra fa discutere «Solo i privati possono salvare il museo»

La ricetta di Bucci (La Pigna) per il rilancio della loggetta. E anche Cambierà attacca. Il prossimo grande evento nel 2018, dopo la Biennale

«Lasciare un museo senza la grande mostra annuale è una bestemmia inaudita che dimostra la totale mancanza di capacità organizzativa nella predisposizione degli investimenti e la mancanza di lungimiranza, nonché di obiettivi». Non usa mezzi termini Samantha Tardi, consigliera comunale di opposizione del gruppo Cambierà (il comunicato integrale tra gli allegati) per commentare una notizia in realtà già nota da tempo: nel 2017 – per la prima volta dal lontano 2003 – non sarà allestita la grande mostra al Museo d’Arte della città di Ravenna. Dopo la fine dell’era Spadoni (vedi intervista tra gli articoli correlati) e il cambio di Amministrazione, il futuro del Mar appare incerto da mesi e il sindaco Michele de Pascale, già poco dopo il suo insediamento, aveva dichiarato l’intenzione di puntare come primo obiettivo al rilancio della Biennale del Mosaico, che si terrà nell’autunno di quest’anno. Per le grandi mostre ci sarà quindi spazio negli anni in cui non ci sarà la Biennale, nel 2018 e nel 2020. Intenzione questa confermata recentemente anche in un’intervista al Carlino.

«Confinare l’attività del Mar a mere esposizioni biennali – è la critica anche di un altro consigliere comunale, Maurizio Bucci della Pigna – significa procurare una lenta agonia a una istituzione tanto prestigiosa a livello nazionale e internazionale e entrata, con i suoi appuntamenti, nel cuore dei ravennati».

Bucci in particolare se la prende con la politica di centrosinistra per aver sperperato risorse nel progetto Capitale della Cultura 2019 e in piccoli centri di potere «a beneficio di rappresentanti del Pd», piuttosto che finanziare un’istituzione come il Mar e ora auspica l’intervento dei privati.

«Per la messa a norma della Loggetta – continua Bucci entrando nel dettaglio – tra impianti di riscaldamento, raffrescamento e altre opere occorrerebbero oltre 500mila euro, impegno finanziario che una mostra biennale non sarebbe certo in grado di sopportare. Da parte del sottoscritto si rinnova la disponibilità, offerta già in passato alla giunta, a collaborare in chiave gestionale-promozionale-manageriale, avanzando serie e concrete proposte, ma il Pd non ha mostrato l’umiltà di ascoltare e valutare nuove idee: preferisce chiudere. Il progetto, in sé assai semplice, consiste nell’affidamento della Loggetta Lombardesca in contratto trentennale e nell’individuazione di una fondazione o istituto, di livello internazionale, per il rilancio del Mar. Solo i privati possono salvare la loggetta lombardesca e il Mar dalla fine che la politica ha già decretato».

Il 2017 del Mar senza mostra fa discutere «Solo i privati possono salvare il museo»

La ricetta di Bucci (La Pigna) per il rilancio della loggetta. E anche Cambierà attacca. Il prossimo grande evento nel 2018, dopo la Biennale

«Lasciare un museo senza la grande mostra annuale è una bestemmia inaudita che dimostra la totale mancanza di capacità organizzativa nella predisposizione degli investimenti e la mancanza di lungimiranza, nonché di obiettivi». Non usa mezzi termini Samantha Tardi, consigliera comunale di opposizione del gruppo Cambierà (il comunicato integrale tra gli allegati) per commentare una notizia in realtà già nota da tempo: nel 2017 – per la prima volta dal lontano 2003 – non sarà allestita la grande mostra al Museo d’Arte della città di Ravenna. Dopo la fine dell’era Spadoni (vedi intervista tra gli articoli correlati) e il cambio di Amministrazione, il futuro del Mar appare incerto da mesi e il sindaco Michele de Pascale, già poco dopo il suo insediamento, aveva dichiarato l’intenzione di puntare come primo obiettivo al rilancio della Biennale del Mosaico, che si terrà nell’autunno di quest’anno. Per le grandi mostre ci sarà quindi spazio negli anni in cui non ci sarà la Biennale, nel 2018 e nel 2020. Intenzione questa confermata recentemente anche in un’intervista al Carlino.

«Confinare l’attività del Mar a mere esposizioni biennali – è la critica anche di un altro consigliere comunale, Maurizio Bucci della Pigna – significa procurare una lenta agonia a una istituzione tanto prestigiosa a livello nazionale e internazionale e entrata, con i suoi appuntamenti, nel cuore dei ravennati».

Bucci in particolare se la prende con la politica di centrosinistra per aver sperperato risorse nel progetto Capitale della Cultura 2019 e in piccoli centri di potere «a beneficio di rappresentanti del Pd», piuttosto che finanziare un’istituzione come il Mar e ora auspica l’intervento dei privati.

«Per la messa a norma della Loggetta – continua Bucci entrando nel dettaglio – tra impianti di riscaldamento, raffrescamento e altre opere occorrerebbero oltre 500mila euro, impegno finanziario che una mostra biennale non sarebbe certo in grado di sopportare. Da parte del sottoscritto si rinnova la disponibilità, offerta già in passato alla giunta, a collaborare in chiave gestionale-promozionale-manageriale, avanzando serie e concrete proposte, ma il Pd non ha mostrato l’umiltà di ascoltare e valutare nuove idee: preferisce chiudere. Il progetto, in sé assai semplice, consiste nell’affidamento della Loggetta Lombardesca in contratto trentennale e nell’individuazione di una fondazione o istituto, di livello internazionale, per il rilancio del Mar. Solo i privati possono salvare la loggetta lombardesca e il Mar dalla fine che la politica ha già decretato».

Finisce contro un albero dopo lo scontro con un’auto in strada: muore 41enne

Drammatico incidente: via Faentina chiusa per ore. Il decesso della donna poco dopo l’arrivo in ospedale. Illesi i quattro sull’altro veicolo

È morta poco dopo il ricovero in ospedale nella serata di ieri, 29 gennaio: troppo gravi le conseguenze dell’incidente stradale avvenuto a San Michele, nel tratto di via Faentina compreso tra lo svincolo dell’autostrada e la rotonda, per una 41enne che era al volante di una Fiat 500. Lucia Ciambelli viaggiava in direzione Russi quando, all’altezza del civico 280, si scontrava con una Fiat Qubo che viaggiava in direzione opposta. Più che l’urto, secondo le informazioni diffuse finora dalla polizia municipale, determinante è stata l’uscita di strada terminata dall’altra parte della carreggiata contro un albero.

Per liberare la conducente dall’abitacolo si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Le condizioni della donna sono apparse subito gravi: è stata trasportata con codice di massima gravità all’ospedale e poco dopo è morta. La donna aveva due figli, Maria e Francesco.

Sull’altra autovettura oltre al conducente, un 55enne di Bagnacavallo, viaggiavano altre tre persone, rimaste tutte illese. L’esatta dinamica del sinistro è al vaglio dell’ufficio Infortunistica, intervenuta per i rilievi. Sul posto, oltre a personale del 118 con auto medicalizzata, sono intervenuti in supporto, per viabilità, una pattuglia dei carabinieri e una della guardia di finanza. Per alcune ore la strada è rimasta chiusa al traffico, in entrambi i sensi di marcia, per consentire i soccorsi, i rilievi e la rimozione dei mezzi.

Mai così pochi crocieristi. E non sono previsti investimenti dall’Autorità portuale

Nel 2016 50mila passeggeri. Il presidente Rossi: «Deve essere la città a fare fronte comune se è interessata ad averne 100mila…»

Il 2016 del terminal crociere a Porto Corsini si è chiuso con un transito di 50mila passeggeri. Punto più basso di una china in discesa partita dai 156mila del 2011 e passata per i 100mila del 2012.

«I numeri dicono che siamo di fronte a un problema – dice Daniele Rossi, presidente dell’Autorità portuale – ma al tempo stesso dicono che ci sono ampi margini di recupero. Non dipende tutto da noi perché non decidiamo le rotte ma possiamo rendere la destinazione Ravenna quanto più appetibile possibile per i grandi operatori della crocieristica». Nella visione di Rossi questo significa fare uno sforzo come territorio e non solo come ente: «Non è un investimento che può ripagarsi con i canoni demaniali. Deve essere visto come un investimento che porta ricchezza al territorio anche grazie a quello che spendono i turisti che visitano la città. Per questo se la città è interessata ad avere 100mila persone all’anno deve fare fronte comune a partire dall’efficienza delle strutture per arrivare agli orari dei negozi».

In tempi passati si era parlato anche di investimenti per un nuovo terminal e l’aggiunta del terzo attracco a Porto Corsini: «Non ci saranno investimenti ulteriori che non siano quelli per la manutenzione», assicura però per il momento il presidente dell’Autorità portuale.

Intanto è notizia di questi giorni del coinvolgimento di Ravenna nel progetto Locations (low carbon transport in cruise destination cities – riduzione delle emissioni inquinanti nella mobilità legata al turismo crocieristico) inserito nel programma europeo Med 2012-20 con l’obiettivo di sostenere le amministrazioni pubbliche locali nella redazione di piani di mobilità a basse emissioni, anche attraverso lo studio e l’attuazione di misure specifiche dedicate a ottimizzare il flusso di merci e persone conseguente al turismo da crociera. Ravenna è tra le sette città europee coinvolte assieme a Trieste, Lisbona, Malaga, Zara, Fiume e Durazzo.

Da segnalare che lo scorso novembre la Global Ports Holding di Istanbul ha acquistato il 51 percento di Ravenna Terminal Passeggeri, il soggetto che gestisce il terminal di Porto Corsini. Il restante 49 è suddiviso tra Venezia Terminal Passeggeri e aeroporto Marconi di Bologna. Proprio in questi giorni (1 febbraio) sarà in visita in città il console generale turco a Milano, Hami Aksoy: incontrerà sindaco, prefetto e lo stesso presidente di Ap.

Sequestrato furgone pieno di ferro a Faenza. Denunciate due persone

Giro di vite dei Carabinieri contro il traffico illecito di rifiuti metallici

Carabinieri ferroI Carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di faenza, durante un servizio di controllo del territorio, hanno fermato lungo la via Emilia Ponente e dopo il controllo, sequestrato un furgone bianco “sospetto” al cui interno sono stati rinvenuti diversi chili di materiali ferrosi di dubbia provenienza. Oltre alla confisca del carico metallico e del veicolo, i militari dell’Arma hanno identificato i conducenti del mezzo, un uomo ed una donna, rispettivamente un 56enne ed una 48enne, entrambi originari della Serbia ma da anni residenti a Faenza, già noti alle forze dell’ordine. Non potendo giustificare la provenienza del carico i due sono stati denunciati per il reato di raccolta e trasporto illecito di rifiuti in concorso.

Il comandante dei Carabinieri della compagnia di Faenza ha dichiarato che: «negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, compresa la regione Emilia Romagna, è stata registrata una crescita esponenziale dei “raccoglitori” abusivi di rifiuti di rame e di metalli ferrosi, fenomeno di forte impatto sociale ed economico, infatti mette a rischio non solo l’ambiente e la salute delle persone ma implica anche un danno sia per l’erario, sia per le aziende che operano in regola, sia per i comuni che applicano le raccolte differenziate dei rifiuti. Si pensi a chi abusivamente smonta gli elettrodomestici per rompere le serpentine per prelevare il rame e cosi facendo  – come ad esempio nel caso di lavatrici – fuoriescono i gas refrigeranti o peggio ancora quando si dà fuoco alle guaine. per questo motivo in tutto il territorio faentino stiamo intensificando i controlli allo scopo di contrastare i vari trasportatori abusivi che il più delle volte trasportano materiale ferroso di illecita provenienza alimentando il mercato nero per ricavare un illecito profitto».

Partiti i lavori in piazzale Aldo Moro Bar e infopoint sotto la tettoia dei bus

Le opere in cantiere prevedono anche la riqualificazione del sottopasso ferroviario. E l’installazione delle toilettes oggi in piazza Kennedy

Rendering tettoi busA maggio in piazzale Aldo Moro a Ravenna, in testa al Candiano, sarà pronto un nuovo bar. Questo è quanto si aspettano i proprietari, un gruppo di imprenditori riuniti nella società Darsena Futura, che hanno commissionato i lavori, iniziati lunedì 23 gennaio. Il bar occuperà una superficie totale di 220 metri quadri, di cui 28 ad uso infopoint. Si svilupperà in lunghezza sotto la tettoia dove studenti e turisti aspettano le corriere e sarà anche punto ristoro. Il locale è stato progettato dallo studio di architettura veneziano H&A Associati e sarà gestito da una società a cui fa capo la torrefazione Granonero di Ravenna.

Nelle prossime settimane partirà anche la riqualificazione del sottopasso. In questi giorni si stanno studiando gli ultimi dettagli. Ad occuparsene è in questo caso l’associazione culturale Naviga in Darsena, con un contributo di Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio. La prima parte della riqualificazione riguarderà la ringhiera degli accessi: i 68 pannelli, attualmente in plexiglass trasparente, saranno sostituiti da pannelli in alluminio accoppiato a pvc stampati da ambo i lati, con disegni riproducenti particolari di mosaici dei più importanti monumenti della città. Ultimata questa parte, il Comune e Naviga in Darsena decideranno come riqualificare la parte interna del sottopasso. L’ipotesi è quella di chiudere la costruzione del bar contestualmente al progetto di riqualificazione della galleria.

Rendering sottopassoIn passato si è molto parlato della necessità di dare una nuova linfa al sottopassaggio, al momento unico punto di collegamento pedonale veloce tra il centro storico e la darsena città. Va ricordato però che il Comune, insieme alle Ferrovie dello Stato, ha tra i progetti l’allungamento di un altro tunnel pedonale: quello usato dai viaggiatori per raggiungere i binari e dovrebbe diventare un secondo ingresso diretto alla stazione ferroviaria, passando sotto via Darsena a partire dalla testa del Candiano. Il progetto è stato inserito nel Bando Periferie varato in estate dal Governo e per il quale sono stati garantiti, almeno per ora, fondi ai primi 24 classificati. Il progetto ravennate è arrivato 73esimo e bisognerà aspettare le risorse aggiuntive per capire tempi e modi di realizzazione.

Tutti i progetti in ogni caso si integrano con quanto previsto da Palazzo Merlato per piazzale Aldo Moro. Quello che per i ravennati oggi è semplicemente il parcheggio delle corriere, è in realtà visto dal Comune come una delle piattaforme logistiche di ingresso al centro storico, tanto che in questa zona verranno spostati – al posto delle toilette pubbliche presenti ora – i bagni di piazza Kennedy, con un impatto di certo minore rispetto al panorama circostante.

Partiti i lavori in piazzale Aldo Moro Bar e infopoint sotto la tettoia dei bus

Le opere in cantiere prevedono anche la riqualificazione del sottopasso ferroviario. E l’installazione delle toilettes oggi in piazza Kennedy

Rendering tettoi busA maggio in piazzale Aldo Moro a Ravenna, in testa al Candiano, sarà pronto un nuovo bar. Questo è quanto si aspettano i proprietari, un gruppo di imprenditori riuniti nella società Darsena Futura, che hanno commissionato i lavori, iniziati lunedì 23 gennaio. Il bar occuperà una superficie totale di 220 metri quadri, di cui 28 ad uso infopoint. Si svilupperà in lunghezza sotto la tettoia dove studenti e turisti aspettano le corriere e sarà anche punto ristoro. Il locale è stato progettato dallo studio di architettura veneziano H&A Associati e sarà gestito da una società a cui fa capo la torrefazione Granonero di Ravenna.

Nelle prossime settimane partirà anche la riqualificazione del sottopasso. In questi giorni si stanno studiando gli ultimi dettagli. Ad occuparsene è in questo caso l’associazione culturale Naviga in Darsena, con un contributo di Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio. La prima parte della riqualificazione riguarderà la ringhiera degli accessi: i 68 pannelli, attualmente in plexiglass trasparente, saranno sostituiti da pannelli in alluminio accoppiato a pvc stampati da ambo i lati, con disegni riproducenti particolari di mosaici dei più importanti monumenti della città. Ultimata questa parte, il Comune e Naviga in Darsena decideranno come riqualificare la parte interna del sottopasso. L’ipotesi è quella di chiudere la costruzione del bar contestualmente al progetto di riqualificazione della galleria.

Rendering sottopassoIn passato si è molto parlato della necessità di dare una nuova linfa al sottopassaggio, al momento unico punto di collegamento pedonale veloce tra il centro storico e la darsena città. Va ricordato però che il Comune, insieme alle Ferrovie dello Stato, ha tra i progetti l’allungamento di un altro tunnel pedonale: quello usato dai viaggiatori per raggiungere i binari e dovrebbe diventare un secondo ingresso diretto alla stazione ferroviaria, passando sotto via Darsena a partire dalla testa del Candiano. Il progetto è stato inserito nel Bando Periferie varato in estate dal Governo e per il quale sono stati garantiti, almeno per ora, fondi ai primi 24 classificati. Il progetto ravennate è arrivato 73esimo e bisognerà aspettare le risorse aggiuntive per capire tempi e modi di realizzazione.

Tutti i progetti in ogni caso si integrano con quanto previsto da Palazzo Merlato per piazzale Aldo Moro. Quello che per i ravennati oggi è semplicemente il parcheggio delle corriere, è in realtà visto dal Comune come una delle piattaforme logistiche di ingresso al centro storico, tanto che in questa zona verranno spostati – al posto delle toilette pubbliche presenti ora – i bagni di piazza Kennedy, con un impatto di certo minore rispetto al panorama circostante.

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