giovedì
23 Aprile 2026

Nonno Beha spiega “la giungla” alle nuove generazioni

Nell’ultimo libro il giornalista si rivolge al nipote: «Un bilancio su cosa lasciamo». Presentazione a Ravenna e Lugo mercoledì 1 febbraio

Oliviero BehaEssere nonni è una delle esperienze che fa più riflettere le persone sul proprio passato e sul significato delle cose che lo circondano. Oliviero Beha ha deciso di dedicare a suo nipote le sue riflessioni sull’oggi e sul domani. Giornalista che si è occupato molto di società e di sport è tra i fondatori de “Il Fatto Quotidiano“. Beha sarà a Ravenna l’1 febbraio alle 18.30 a Palazzo Rasponi per presentare Mio nipote nella giungla (Chiarelettere) per la rassegna “Il Tempo Ritrovato”. Alle 21 invece a Lugo all’albergo Ala d’Oro per la rassegna “Caffè Letterario”.

Che cos’è per lei la “giungla” di oggi?
«Ci sono due giungle, una interiore e una esteriore, che si influenzano a vicenda. Quella esteriore è una società in cui si vive per il denaro. Un “fondamentalismo finanziario” finalizzato ad arricchirsi che altera tutti i rapporti umani. La giungla interiore è invece una mancanza di identità delle persone tipica della nostra epoca».

Come mai ha deciso di trattare questo argomento rivolgendosi a suo nipote?
«Parlo di questo argomento da molto tempo, il nipote ha girato in me un interruttore in termini di empatia. Vedere un bambino alla mia età, dopo trenta anni da quando ho messo al mondo i miei figli, mi ha costretto a fare i conti con il tempo e fare bilanci su cosa lasciamo a chi nasce ora».

Cosa è cambiato come approccio alla vita rispetto a quando era giovane lei, o a quando lo erano i suoi figli?
«Siamo molto influenzati dall’età che abbiamo, che muta il giudizio anche su quello che eravamo noi stessi da giovani e facevamo cose di cui non potevamo renderci conto. Oggi la società è molto evoluta e, sul piano tecnologico e scientifico, c’è stato un avanzamento impossibile da prevedere e senza precedenti. Il problema è che non combacia più il timone con il timoniere, la carrozzeria con il motore. Tutto è cambiato troppo velocemente e noi non riusciamo a starci dietro. La corsa al progresso per agevolare l’umanità sta finendo col fottere l’umanità stessa».

Nel libro scrive che «la lingua non batte dove il dente duole, ma batte e basta». Le parole hanno perso significato?
«È un piccolo aforisma per sottolineare come ormai la lingua ha subito dei colpi irreparabili. Scriviamo e leggiamo attraverso il cellulare e quindi è quel modo di pensare il linguaggio che sta modificando il nostro stesso modo di pensare. L’intelligenza artificiale sta prendendo il posto della nostra intelligenza».

Lei si è occupato moltissimo di sport nella sua vita. Pensa che anche lo sport sia sprofondato in questa “giungla”?
«Sì, e con un aggravio pesante. Lo sport era praticato all’inizio come una ricreazione psicofisica della persona, come un gioco. Tutto questo non esiste più, oggi tutto segue i codici della vita comune, ovvero il denaro. Lo sport non è più un momento ricreativo, ma un mezzo per diventare ricchi e famosi. I bambini ancora giocano per divertirsi, ma basta osservare le squadre di calcio dei pulcini per trovare genitori che portano lì i figli non per farli divertire, ma perché sperano di far diventare il proprio bambino il nuovo Messi. È tutto sbagliato…».

Colpa dei genitori, insomma…
«Certamente, i bambini ancora non hanno certi pensieri».

Potrebbero però essere salvati dai nonni?
«I nonni per ora hanno salvato i genitori di questi bambini, visto che sono la prima generazione che ha bisogno del supporto economico degli anziani. Una volta erano i figli che aiutavano i genitori, ora la faccenda si è ribaltata… Nonostante questo un anziano una volta era considerato come un libro da leggere, oggi è “da rottamare” e anche gli ospedali preferiscono curare i giovani ai vecchi, perché dicono che “costa troppo” curarli e non ne vale più la pena».

Una visione un po’ pessimista, o c’è speranza?
«Credo non abbia senso essere pessimisti o ottimisti, bisognerebbe essere realisti per trovare la cura ai problemi dell’oggi».

Spiagge, concessioni demaniali: approvata la legge delega per la riforma

Testo all’esame del Parlamento poi sei mesi per legiferare. Soddisfatto l’assessore regionale, il ravennate Corsini. Cna preoccupata

Il Consiglio dei ministri, nella riunione del 27 gennaio, ha dato il via libera alla delega sul riordino della normativa per le concessioni demaniali alle spiagge. La delega, che ora passa all’esame del Parlamento, traccia le linee guida sulle quali il Governo dovrà poi legiferare: sei mesi di tempo per varare la riforma delle concessioni sulla base dei principi contenuti nel disegno di legge. Sarà fissato un periodo transitorio per garantire la continuità aziendale, il riconoscimento del valore commerciale dell’impresa e l’indennizzo degli investimenti non ammortizzati. Come noto, la vicenda ha origine dalla decisione della Corte di Giustizia Europea che il 14 luglio 2016 aveva dichiarato illegittima la proroga automatica delle concessioni in vigore nel nostro Paese fino al 2020, perché incompatibile con il diritto europeo. Il tema, come facilmente comprensibile, riguarda da vicino il territorio ravennate con i suoi km di spiagge (vedi articoli correlati).

«Questa legge delega è un passo in avanti importante per l’approvazione di un testo organico sulle concessioni demaniali e, soprattutto, premia il lavoro fatto dalla Regione Emilia Romagna che ha operato col Governo, le altre amministrazioni regionali e i parlamentari del territorio costiero romagnolo per arrivare a questo risultato. Un mio personale plauso va all’esecutivo e, in particolare, al ministro Enrico Costa». Questo il commento dell’assessore regionale al Turismo e Commercio, il ravennate Andrea Corsini. Secondo l’assessore, il testo approvato tutela il lavoro e la professionalità delle imprese, riconosce il valore commerciale delle aziende e crea le condizioni per dare certezza al lavoro degli imprenditori balneari: «Auspichiamo che il Governo possa approvare i relativi decreti attuativi entro il termine della legislatura».

La nuova normativa dovrà prevedere criteri e modalità di affidamento delle concessioni mediante procedure di selezione, che rispettino i principi di concorrenza, qualità paesaggistica e sostenibilità ambientale, di valorizzazione delle peculiarità territoriali e che tutelino gli investimenti, i beni aziendali e il valore commerciale, tenendo conto della professionalità acquisita. Prevista, inoltre, la revisione del regime dei canoni concessori.

Cna Balneatori di Ravenna esprime preoccupazione per il disegno di legge delega: «I criteri indicati per l’affidamento delle concessioni non garantiscono adeguatamente la continuità delle imprese in attività, con il rischio di metterle in ginocchio e di vanificare i costosi investimenti, in corso, di adeguamento delle strutture. Crea ulteriore incertezza, inoltre, la mancata previsione della durata precisa del periodo transitorio intercorrente tra l’attuale e la nuova disciplina delle concessioni». Secondo Nevio Salimbeni, responsabile di Cna Balneatori Ravenna, il testo approvato contiene una serie di dichiarazioni di principio senza offrire alcuna certezza agli imprenditori che attualmente gestiscono gli stabilimenti balneari: «In questo modo si va diritti verso le evidenze pubbliche con il rischio di vanificare il lavoro e gli investimenti di tante imprese. La scelta fatta dal Governo, infatti, rinvia le reali decisioni da prendere, ci mette in condizioni peggiori rispetto agli altri Paesi del Mediterraneo e rappresenta una lesione del diritto d’impresa. Nelle prossime settimane ascolteremo in assemblea la viva voce degli imprenditori per decidere le forme di contrasto».

Celebrazioni morte Dante: proposta di legge per 30 milioni di contributi

Pini, deputato della Lega, è il primo firmatario: fondi per i comitati di Ravenna e Firenze per iniziative, restauri e borse di studio

Un contributo straordinario di 10 milioni di euro all’anno per il 2018, 2019 e 2020 da attribuire ai due comitati promotori di Ravenna e Firenze, composti oltre che dai Ministri dell’istruzione, dal Presidente della Regione di appartenenza e anche da altre autorità istituzionali e culturali, finalizzato alle celebrazioni del settimo centenario della morte di Dante Alighieri, all’attuazione di un programma di iniziative culturali e letterarie e il restauro dei luoghi danteschi ed in generale di immobili pubblici in disuso nei comuni di Ravenna e Firenze, da destinarsi a scopi didattici delle arti. Sono i punti salienti di una proposta di legge presentata da Gianluca Pini, deputato ravennate della Lega Nord, «visto che alla cultura non pensano in tanti» (al link in fondo alla pagina il pdf con il testo integrale della proposta di legge).

«Ricordare Dante riqualificando la città – dice l’esponente del Carroccio –. Nel 2021 ricorrerà il settecentesimo anniversario della morte di Dante che, esule da Firenze, trovò rifugio a Ravenna, dove scrisse parte del Purgatorio e del Paradiso per poi spegnersi il 13 settembre 1321. Un legame stretto tra Dante e Ravenna che da subito accolse il poeta con devozione tanto che alla sua morte i suoi cimeli diventarono oggetto di culto, oggi custoditi all’interno del Museo Dantesco. Una ricorrenza che la città non vuole far passare inosservata. Per questo ho presentato la proposta di legge che prevede anche l’istituzione di borse di studio per studenti universitari e dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna».

Sciopero farmacie, Federfarma: «Adesione al 90 percento in regione»

A Ravenna le Comunali non hanno aderito ma si sono unite alla protesta contro l’aumento della distribuzione diretta dei farmaci

Secondo i dati forniti da Federfarma, federazione che rappresenta le farmacie private e ha indetto lo sciopero del 26 gennaio, la media dell’adesione in Emilia Romagna ha raggiunto il 90 percento. L’iniziativa era in segno di protesta contro l’aumento della distribuzione diretta dei farmaci nelle farmacie ospedaliere. A Ravenna le farmacie comunali, come preannunciato con un comunicato diffuso alla vigilia dalla loro pagina Facebook, non hanno aderito ma si sono unite alla protesta.

Queste le motivazioni di Ravenna Farmacie per l’adesizione: «Per denunciare la scarsa attenzione della Regione e delle Ausl nei confronti delle farmacie del territorio, causa principale del ritardo nella sottoscrizione dell’accordo sulla distribuzione dei medicinali da noi condiviso e del rinnovo di quello sul Farmacup scaduto da un anno. Per informare che la distribuzione dei farmaci da parte delle Ausl crea per i cittadini disagi notevoli, costi aggiuntivi per gli spostamenti e disservizi quando gli stessi farmaci li potrebbero ritirare alla farmacia sotto casa gratuitamente e alle stesse condizioni. Per lamentare la scarsa volontà dell’amministrazione regionale nel sostenere la disponibilità dimostrata dalle farmacie soprattutto quelle comunali di trovare un accordo che agevola i cittadini e valorizza il ruolo delle farmacie territoriali a vantaggio degli utenti»

Federfarma è molto soddisfatta: «Siamo certi che lo sciopero fosse ormai necessario – dice il presidente di Federfarma Emilia Romagna, Domenico Dal Re – anche per accendere l’attenzione della collettività sul mancato riconoscimento di un diritto fondamentale: avere accesso ai farmaci con semplicità e senza oneri aggiuntivi per la collettività. Ci rammarica avere creato un disagio ai cittadini». Ma non era più rinviabile «una battaglia di principio, per difendere il ruolo della farmacia come parte integrante del Sistema Sanitario Nazionale. Non è mai stata e mai sarà una questione economica, ma una battaglia sociale per riportare i farmaci vicini ai cittadini».

La serrata dei farmacisti ha suscitato la reazione dell’Ausl Romagna: «A livello regionale è tuttora aperto un tavolo di confronto sulle politiche del farmaco. È incomprensibile tentare di far passare il messaggio che la modalità della distribuzione diretta dei farmaci da parte dell’Azienda, crei disagi ai cittadini e sprechi, senza portare alcun vantaggio alla collettività. Vale la pena ricordare, come peraltro già fatto più volte in passato, che la consegna diretta dei farmaci è la legittima possibilità che hanno le aziende sanitarie di erogare direttamente alcuni tipi di medicinali, solo per definite specifiche patologie e categorie di pazienti. Per talune situazione tale modalità è addirittura obbligatoria». L’Azienda Usl della Romagna fa sapere di essersi attivata «per istituire sul proprio territorio punti di erogazione, presidiati dai farmacisti, che alle dimissioni da un ricovero o a seguito di prescrizioni dopo visita specialistica, possano erogare direttamente ai pazienti i farmaci necessari, garantendo la continuità del piano terapeutico previsto. L’Ausl Romagna non ha utili da accumulare, ma solo buoni servizi da erogare alla popolazione». L’azienda pubblica prosegue nella sua nota con l’intenzione di «sfatare il mito dell’obbligo per il cittadino: l’utente può scegliere liberamente se accettare il piano Ausl o recarsi in altre farmacie. E ancora è falso che la pratica della distribuzione diretta provochi sprechi di farmaci». Ausl dice di non comprendere quindi la vera ragione di questo sciopero ma di essere sicura di una cosa: «Arrecherà sicuramente molto più disagio ai cittadini di quanto possa fare la consegna diretta».

E i prof dell’università rispondono in aula a domande e curiosità dei bambini

Arriva anche a Ravenna “Unijunior” per ragazzi da 8 a 14 anni

Parte anche a Ravenna “Unijunior”, una serie di lezioni tenute da professori universitari aperte ai ragazzi di età compresa fra gli 8 e i 14 anni. Da sabato 4 febbraio i giovanissimi studenti affolleranno le aule con le loro curiosità e domande per sei appuntamenti, tutti il sabato pomeriggio, che si concluderanno il 22 aprile con la festa di Laurea in Unijunior.

ùIl programma comprende svariati ambiti disciplinari: chimica, ingegneria, architettura, archeologia, scienze biologiche e ambientali, oceanografia, conservazione dei beni culturali, giurisprudenza. Tanti e vari gli argomenti delle lezioni 12 in calendario: le fonti rinnovabili di energia e l’anidride carbonica, il disegno, la costruzione degli edifici, il mestiere dell’archeologo, i segreti e l’importanza dell’oceano, la flora e la fauna del mare, la lingua dell’Antico Testamento, la pittura fra arte e scienza, le regole del “cybermondo”.

L’associazione Leo Scienza (promotrice ed organizzatrice del progetto Unijunior in collaborazione con il Campus di Ravenna e Fondazione Flaminia) è certa che l’iniziativa riscuoterà lo stesso grande successo di partecipazione registrato nelle altre province emiliano-romagnole (Bologna, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, Rimini, Forlì e Cesena). A una settimana dalla chiusura delle iscrizioni peraltro i partecipanti sono già 150.

Info e iscrizioni on line: http://www.unijunior.it/ravenna/

Scoperto il pirata della strada di Montaletto: denunciato un 26enne di Cervia

Grazie alla segnalazione di alcuni testimoni, i carabinieri di Cervia-Milano Marittima sono riusciti a identificare il pirata della strada che mercoledì scorso, lungo la SP71 Bollana, è fuggito dopo avere urtato, in sorpasso, una Fiat 500 facendola carambolare e provocando la frattura del polso della conducente (vedi articoli correlati).

L’uomo, un 26enne cervese, è stato deferito per i reati ex artt. 189/1 e 6 comma del C.d.S. (Fuga in caso di incidente con danni alle persone), 189/1 e 7 comma del C.d.S (Omissione di soccorso alle persone ferite in incidente stradale), 590 bis del C.P. (Lesioni personali stradali gravi o gravissime) e 590 ter del C.P. (Fuga del conducente in caso di lesioni personali stradali).

Schianto all’incrocio alle porte di Faenza Muore un operaio della Iemca

La vittima è il 57enne Giovanni Bighini. L’incidente sulla Lughese

Un 57enne di Casola Valsenio, Giovanni Bighini, molto noto in paese con il soprannome di “Bacò”, è morto durante il trasporto in ospdele nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 26 gennaio, a causa di un incidente alle porte di Faenza.

Lo scrivono i quotidiani locali oggi in edicola.

Il sinistro è avvenuto all’incrocio tra via Pana (da dove stava provenendo lo stesso Bighini alla guida di una Volgswagen Golf) e la provinciale Lugo. Un suv condotto da un 39enne di Barbiano, per cause in corso di accertamento, ha colpito la Golf che si stava immettendo nella strada provinciale.

Erano da poco passate le 17 e Bighini era appena uscito dal lavoro: era operaio alla Iemca di Faenza da molti anni (ricorda il Carlino).

Staccavano l’adesivo Made in China Sequestrati oltre 2mila elettrodomestici

L’indagine dei finanzieri è partita dal porto di Ravenna: nei guai un’azienda di Rimini per forni, impastatrici, vetrine-frigo…

I finanzieri del Gruppo di Ravenna e del Gruppo di Rimini, nel corso di un’operazione congiunta per la tutela del “Made in Italy”, hanno sequestrato oltre 2.000 elettrodomestici carenti delle previste indicazioni di provenienza.

L’operazione ha tratto origine da un’approfondita attività di intelligence condotta dalle Fiamme Gialle in servizio al porto di Ravenna. Attraverso l’analisi dei traffici commerciali in arrivo nello scalo bizantino, infatti, i Finanzieri hanno individuato un container proveniente dalla Cina con al suo interno numerosi elettrodomestici per la preparazione alimentare destinati ad un’azienda della provincia di Rimini per la successiva commercializzazione in Italia.

Sugli imballaggi degli elettrodomestici vi era regolarmente apposta l’etichetta recante la dicitura “Made in China”, ma la stessa, a un più approfondito esame, risultava applicata con un semplice adesivo e, dunque, di facile asportazione. Pertanto le Fiamme Gialle hanno esteso gli accertamenti presso la sede della società riminese destinataria degli elettrodomestici cinesi, al fine di appurarne la corretta commercializzazione. E dal controllo i finanzieri hanno appurato che erano stoccati oltre 2.000 prodotti pronti per la vendita, per un valore commerciale di oltre 300.000 euro, ai quali era stata staccata l’etichetta adesiva con la scritta “Made in China” e, dunque, in grado di indurre il consumatore a ritenere che fossero di origine italiana. Per tale ragione tutti i dispositivi (impastatrici planetarie, vetrine-frigo, affettatrici, forni elettrici etc.), privati delle indicazioni sull’effettiva origine in violazione dell’art. 4, comma 49-bis, della Legge n. 350/2003, sono stati sottoposti a sequestro dalla Guardia di Finanza e all’importatore riminese è stata comminata una sanzione amministrativa che va da un minimo di 10.000 ad un massimo di 250.000 euro.

Ora l’azienda italiana potrà rientrare in possesso dei prodotti sequestrati solo dopo aver pagato la sanzione ed aver ottemperato, a sue spese, all’obbligo di apporre su ciascun dispositivo la dicitura “Made in China” in modo chiaro ed inamovibile. In caso contrario i beni saranno definitivamente confiscati.

Staccavano l’adesivo Made in China Sequestrati oltre 2mila elettrodomestici

L’indagine dei finanzieri è partita dal porto di Ravenna: nei guai un’azienda di Rimini per forni, impastatrici, vetrine-frigo…

I finanzieri del Gruppo di Ravenna e del Gruppo di Rimini, nel corso di un’operazione congiunta per la tutela del “Made in Italy”, hanno sequestrato oltre 2.000 elettrodomestici carenti delle previste indicazioni di provenienza.

L’operazione ha tratto origine da un’approfondita attività di intelligence condotta dalle Fiamme Gialle in servizio al porto di Ravenna. Attraverso l’analisi dei traffici commerciali in arrivo nello scalo bizantino, infatti, i Finanzieri hanno individuato un container proveniente dalla Cina con al suo interno numerosi elettrodomestici per la preparazione alimentare destinati ad un’azienda della provincia di Rimini per la successiva commercializzazione in Italia.

Sugli imballaggi degli elettrodomestici vi era regolarmente apposta l’etichetta recante la dicitura “Made in China”, ma la stessa, a un più approfondito esame, risultava applicata con un semplice adesivo e, dunque, di facile asportazione. Pertanto le Fiamme Gialle hanno esteso gli accertamenti presso la sede della società riminese destinataria degli elettrodomestici cinesi, al fine di appurarne la corretta commercializzazione. E dal controllo i finanzieri hanno appurato che erano stoccati oltre 2.000 prodotti pronti per la vendita, per un valore commerciale di oltre 300.000 euro, ai quali era stata staccata l’etichetta adesiva con la scritta “Made in China” e, dunque, in grado di indurre il consumatore a ritenere che fossero di origine italiana. Per tale ragione tutti i dispositivi (impastatrici planetarie, vetrine-frigo, affettatrici, forni elettrici etc.), privati delle indicazioni sull’effettiva origine in violazione dell’art. 4, comma 49-bis, della Legge n. 350/2003, sono stati sottoposti a sequestro dalla Guardia di Finanza e all’importatore riminese è stata comminata una sanzione amministrativa che va da un minimo di 10.000 ad un massimo di 250.000 euro.

Ora l’azienda italiana potrà rientrare in possesso dei prodotti sequestrati solo dopo aver pagato la sanzione ed aver ottemperato, a sue spese, all’obbligo di apporre su ciascun dispositivo la dicitura “Made in China” in modo chiaro ed inamovibile. In caso contrario i beni saranno definitivamente confiscati.

Arriva a Ravenna la prima social street, per conoscere i vicini grazie al web

Nasce su Facebook il gruppo di Viale Farini. «Ci piacerebbe scambiare immagini del quartiere, mangiare insieme o fare festa ogni tanto…»

È da poco nata la prima social street di Ravenna, un gruppo social aperto a tutti coloro che abitano o lavorano nella zona di viale Farini. Si tratta di un insieme di persone che utilizzano un gruppo facebook per conoscersi e condividere interessi e immagini del quartiere.

Le social street – spiegano in un comunicato dal Comune – hanno la funzione di permettere incontri tra le persone che ne fanno parte, in modo da conoscere vicini di casa o della zona in cui si vive e organizzare attività insieme. Per raggiungere questo obiettivo a costo zero, ovvero senza aprire nuovi siti o piattaforme, social street utilizza la creazione dei gruppi chiusi di facebook.

La Farini Social Street è appena partita e conta per ora oltre venti persone. Per entrare a farne parte, chi è su facebook può cercare “Farini Social Street” e mandare una richiesta di iscrizione. Anche chi non è su Facebook può aderire alla Social Street e sarà invitato agli incontri di vicinato. In questo caso ci si può rivolgere a CittAttiva, via Carducci 14, negli orari di apertura.

Le social street sono nate a Bologna nel 2013, in via Fondazza. L’idea è nata da un padre che desiderava che i figli conoscessero altri bambini del vicinato, per poterci giocare insieme come aveva fatto lui da piccolo. Quattro anni dopo sono diventate un vero e proprio fenomeno sociale, diffuso in tutta Europa e anche nel mondo.

Farini Social Street a Ravenna nasce per iniziativa di Andrea, Eleonora e Stefania, operatori della cooperativa sociale Villaggio Globale e del centro di cittadinanza attiva CittAttiva del Comune: «Abbiamo conosciuto le Social Street alcuni anni fa e poi, in collaborazione con una nostra tirocinante, Andreea Stanica, ne abbiamo anche ospitate tre a CittAttiva per conoscerle. Dopo un po’ abbiamo deciso di partire anche noi, perché siamo curiosi di conoscere persone nuove della zona. Sappiamo che l’incontro sia sui social sia e soprattutto dal vivo è sempre piacevole e interessante. Ci piacerebbe scambiare immagini del quartiere, anche per conoscerne meglio la storia, e anche mangiare ogni tanto insieme oppure organizzare una festa dei vicini. Viale Farini, viale Pallavicini, via Carducci, via di Roma sono un’area di passaggio per tantissime persone: pendolari, studenti, autobus, treni… In tutto questo passaggio, e per i ritmi di vita frenetici, spesso si fa più fatica a conoscere chi ci abita o lavora vicino. Vediamo cosa ne nascerà, siamo curiosi».

Arriva a Ravenna la prima social street, per conoscere i vicini grazie al web

Nasce su Facebook il gruppo di Viale Farini. «Ci piacerebbe scambiare immagini del quartiere, mangiare insieme o fare festa ogni tanto…»

È da poco nata la prima social street di Ravenna, un gruppo social aperto a tutti coloro che abitano o lavorano nella zona di viale Farini. Si tratta di un insieme di persone che utilizzano un gruppo facebook per conoscersi e condividere interessi e immagini del quartiere.

Le social street – spiegano in un comunicato dal Comune – hanno la funzione di permettere incontri tra le persone che ne fanno parte, in modo da conoscere vicini di casa o della zona in cui si vive e organizzare attività insieme. Per raggiungere questo obiettivo a costo zero, ovvero senza aprire nuovi siti o piattaforme, social street utilizza la creazione dei gruppi chiusi di facebook.

La Farini Social Street è appena partita e conta per ora oltre venti persone. Per entrare a farne parte, chi è su facebook può cercare “Farini Social Street” e mandare una richiesta di iscrizione. Anche chi non è su Facebook può aderire alla Social Street e sarà invitato agli incontri di vicinato. In questo caso ci si può rivolgere a CittAttiva, via Carducci 14, negli orari di apertura.

Le social street sono nate a Bologna nel 2013, in via Fondazza. L’idea è nata da un padre che desiderava che i figli conoscessero altri bambini del vicinato, per poterci giocare insieme come aveva fatto lui da piccolo. Quattro anni dopo sono diventate un vero e proprio fenomeno sociale, diffuso in tutta Europa e anche nel mondo.

Farini Social Street a Ravenna nasce per iniziativa di Andrea, Eleonora e Stefania, operatori della cooperativa sociale Villaggio Globale e del centro di cittadinanza attiva CittAttiva del Comune: «Abbiamo conosciuto le Social Street alcuni anni fa e poi, in collaborazione con una nostra tirocinante, Andreea Stanica, ne abbiamo anche ospitate tre a CittAttiva per conoscerle. Dopo un po’ abbiamo deciso di partire anche noi, perché siamo curiosi di conoscere persone nuove della zona. Sappiamo che l’incontro sia sui social sia e soprattutto dal vivo è sempre piacevole e interessante. Ci piacerebbe scambiare immagini del quartiere, anche per conoscerne meglio la storia, e anche mangiare ogni tanto insieme oppure organizzare una festa dei vicini. Viale Farini, viale Pallavicini, via Carducci, via di Roma sono un’area di passaggio per tantissime persone: pendolari, studenti, autobus, treni… In tutto questo passaggio, e per i ritmi di vita frenetici, spesso si fa più fatica a conoscere chi ci abita o lavora vicino. Vediamo cosa ne nascerà, siamo curiosi».

Stracci nella cisterna per tamponare la perdita di rifiuti della raffineria di petrolio

Camionista denunciato e multato dalla polizia stradale a Faenza

Trasportava oltre 27mila chili di residui di lavorazione di una raffineria di petrolio del tarantino in una cisterna danneggiata, cercando di arginare la fuoriuscita del liquame maleodorante con degli stracci. Il camionista – un 54enne crotonese – è stato però fermato al casello autostradale dalla polizia stradale, che ha poi richiesto l’intervento dei tecnici di Arpa per meglio valutare eventuali danni o pericoli per l’ambiente, scortando l’autoarticolato fino all’azienda di smaltimento faentina dove erano destinati i rifiuti.

Appurata l’assenza di rischi per l’ambiente, il conducente è stato denunciato penalmente per aver sversato rifiuti contenenti sostanze pericolose e nel contempo sanzionato con una contravvenzione penale di 6.500 euro per la inosservanze delle norme sul trasporto e sulla gestione di rifiuti pericolosi.
Sono in corso ulteriori attività di indagine tenuto conto – rivela la polizia in una nota – «che il viaggio è partito da Taranto, che il conducente e la società proprietaria della cisterna sono di Crotone, che il committente è una società con sede nel milanese, che il caricatore a sua volta è una azienda dell’alessandrino, che la società proprietaria della merce è tarantina, e che la stessa merce pericolosa aveva come destinazione Faenza».

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