domenica
26 Aprile 2026

Novità in via Cairoli: ecco il ristorante con cappelletti e tortellini «da passeggio»

Il 15 dicembre l’apertura al posto dello storico negozio Callegari
Aperto dalle 10 alle 23,30, con prodotti solo dell’Emilia-Romagna

Aveva creato un certo scalpore, la scorsa primavera, la chiusura dopo quasi trent’anni di attività dello storico negozio di casalinghi “Callegari” di via Cairoli, nel cuore di Ravenna, a pochi passi da piazza del Popolo. Un negozio che contribuiva a rendere così affascinante la piccola strada pedonale e che riaprirà ora con una nuova veste, rispettosa però del passato.

«Ho sempre amato il negozio di Callegari e quando abbiamo trovato l’accordo per il passaggio di consegne gli ho promesso che non avrei toccato la struttura, tanto che le vetrine sono ancora quelle originali e anche dentro al locale abbiamo fatto un lavoro certosino…». A parlare è Attilio Bassini, il titolare del nuovo progetto imprenditoriale in partenza al civico 19 di via Cairoli, da cui prende il nome. Si chiama infatti “Al Cairoli” il ristorante-vineria-caffetteria (per citare le locandine pubblicitarie) che aprirà i battenti giovedì, 15 dicembre. Un ristorante con circa 40 coperti, con alcune particolarità. Innanzitutto l’orario di apertura, dalle 10 alle 23.30, per un utilizzo anche da caffetteria o sala da tè, con tanto di torte e crostate fatte in casa. Poi i prodotti, «solo esclusivi dell’Emilia-Romagna – dice Bassini –, a partire dalle farine», provenienti dal molino di famiglia, nel Bolognese. Quindi massima attenzione per la pasta fatta in casa («faremo la sfoglia nel laboratorio interno, in cucina»), dai cappelletti romagnoli ai tortellini emiliani.

Terza particolarità, la più innovativa per il centro di Ravenna, è quella che il titolare (che gestirà il negozio insieme anche alla compagna) ha rinchiuso in uno slogan: “A passeggio con gusto”. Ecco quindi che i piatti tradizionali emiliano-romagnoli (anche la pasta in brodo) finiranno in un cartoccio, o comunque in un contenitore da passeggio, trasformandosi nel tanto in voga street food. «Abbiamo pensato a questa soluzione soprattutto per i turisti, che magari non vogliono stare chiusi due ore in un ristorante, ma ammirare il centro di Ravenna degustando appunto le nostre specialità», spiega ancora Bassini, bolognese, ma da sempre – ci dice – innamorato di Ravenna.

All’interno del locale (che collaborerà con Campagna Amica-Coldiretti) anche una zona in cui verranno venduti prodotti tipici.

Novità in via Cairoli: ecco il ristorante con cappelletti e tortellini «da passeggio»

Il 15 dicembre l’apertura al posto dello storico negozio Callegari Aperto dalle 10 alle 23,30, con prodotti solo dell’Emilia-Romagna

Aveva creato un certo scalpore, la scorsa primavera, la chiusura dopo quasi trent’anni di attività dello storico negozio di casalinghi “Callegari” di via Cairoli, nel cuore di Ravenna, a pochi passi da piazza del Popolo. Un negozio che contribuiva a rendere così affascinante la piccola strada pedonale e che riaprirà ora con una nuova veste, rispettosa però del passato.

«Ho sempre amato il negozio di Callegari e quando abbiamo trovato l’accordo per il passaggio di consegne gli ho promesso che non avrei toccato la struttura, tanto che le vetrine sono ancora quelle originali e anche dentro al locale abbiamo fatto un lavoro certosino…». A parlare è Attilio Bassini, il titolare del nuovo progetto imprenditoriale in partenza al civico 19 di via Cairoli, da cui prende il nome. Si chiama infatti “Al Cairoli” il ristorante-vineria-caffetteria (per citare le locandine pubblicitarie) che aprirà i battenti giovedì, 15 dicembre. Un ristorante con circa 40 coperti, con alcune particolarità. Innanzitutto l’orario di apertura, dalle 10 alle 23.30, per un utilizzo anche da caffetteria o sala da tè, con tanto di torte e crostate fatte in casa. Poi i prodotti, «solo esclusivi dell’Emilia-Romagna – dice Bassini –, a partire dalle farine», provenienti dal molino di famiglia, nel Bolognese. Quindi massima attenzione per la pasta fatta in casa («faremo la sfoglia nel laboratorio interno, in cucina»), dai cappelletti romagnoli ai tortellini emiliani.

Terza particolarità, la più innovativa per il centro di Ravenna, è quella che il titolare (che gestirà il negozio insieme anche alla compagna) ha rinchiuso in uno slogan: “A passeggio con gusto”. Ecco quindi che i piatti tradizionali emiliano-romagnoli (anche la pasta in brodo) finiranno in un cartoccio, o comunque in un contenitore da passeggio, trasformandosi nel tanto in voga street food. «Abbiamo pensato a questa soluzione soprattutto per i turisti, che magari non vogliono stare chiusi due ore in un ristorante, ma ammirare il centro di Ravenna degustando appunto le nostre specialità», spiega ancora Bassini, bolognese, ma da sempre – ci dice – innamorato di Ravenna.

All’interno del locale (che collaborerà con Campagna Amica-Coldiretti) anche una zona in cui verranno venduti prodotti tipici.

Dalla darsena al mercato coperto tra restauri, progetti e abbandoni

Viaggio tra gli edifici dismessi, recuperati o in attesa di sistemazione del territorio ravennate, fra centro storico, periferie e forese

Darsena Pop UpUna panoramica sui principali progetti di recupero di edifici dismessi o abbandonati in provincia di Ravenna parte dal capoluogo e in particolare dalla sua darsena, quartiere che sta cercando (a fatica) di prendere vita proprio attraverso anche il riuso e la rigenerazione urbana. Tanto che al momento l’esperimento più riuscito è quello dei container recuperati per bar, ristorantino e attività sportive della Darsena Pop Up, che si appresta tra l’altro a mettere in campo dall’8 dicembre anche il suo primo calendario di iniziative natalizie. Proprio a fianco dell’Almagià, primo e più noto esempio di recupero a Ravenna di un edificio industriale dismesso e architettonicamente significativo, situato nel complesso dell’omonima ex raffineria di zolfo. L’ex magazzino fu edificato nel 1888 e dalla seconda metà degli anni novanta è diventato una sala polifunzionale per spettacoli e teatro. Ora l’attenzione in zona è da anni invece rivolta in particolare al cosiddetto Sigarone. L’ex magazzino Sir di archeologia industriale di proprietà dell’immobiliare Platani è al centro di un progetto di recupero (redatto da Nuovostudio) presentato pubblicamente ormai più di quattro anni fa e frenato da burocrazia, polemiche e ora in attesa, quasi un anno dopo le ultime varianti resesi necessarie, del via libera definitivo da parte della Soprintendenza. Un progetto da oltre 10 milioni di euro (che lo trasformerà in una sorta di mega piazza a uso pubblico per manifestazioni ed eventi culturali, ma sono previsti anche un supermercato, spazi commerciali, pubblici esercizi e una parte di residenziale) inserito nel piano complessivo di riqualificazione della Darsena coordinato dal Comune e in attesa dei finanziamenti (circa 13 milioni di euro) da parte del Governo nell’ambito del Bando per le periferie.

SigaroneDopo il referendum e le dimissioni del premier Renzi, ora a Palazzo Merlato c’è chi trema (ci esprime le proprie preoccupazioni, per esempio, l’assessore all’Urbanistica Federica Del Conte), ma il via libera per il finanziamento – atteso «entro il 2017» – era già arrivato prima del voto e ora dovrebbe essere stato confermato con l’approvazione della Legge di stabilità. In quello stesso piano presentato al Governo era inserita anche la riqualificazione (in previsione c’è un locale affacciato sul candiano vicino alla Torre Zucchi) della cosiddetta Area T, mentre è stato presentato durante il percorso di candidatura a Capitale europea della cultura 2019 il progetto dello Spazio Mosa (con tanto di galleria d’arte e ristorante) all’ex mangimificio Martini, sull’altra sponda del canale (l’edificio con il grande murales di Ericailcane), ma in questo caso al momento mancano gli investitori.

Chiudendo con la darsena, al centro di un progetto di riuso è finita anche la suggestiva sede del Tiro a segno storico, con investimenti sempre legati a Ravenna2019, che doveva avere il suo quartier generale invece in centro, a Palazzo Rasponi, senza dubbio il progetto di recupero andato a buon fine più importante degli ultimi anni a Ravenna, oggi un elegante spazio restaurato (con oltre 10 milioni di euro) dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e gestito dal Comune che vi ha trasferito uffici e ci ospita esposizioni d’arte ed eventi temporanei anche di soggetti privati. Il prossimo edificio storico in stato di abbandono a essere recuperato, sempre in centro, sarà il Palazzo Guiccioli, in via Cavour, attualmente in fase di restauro (intervento da oltre 6 milioni questa volta a carico della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna) e dove sono in corso i lavori per realizzare (oltre a caffetteria-ristorante e negozi) due musei: uno dedicato a Lord Byron e uno al Risorgimento. Ma il cantiere più atteso del centro di Ravenna resta probabilmente quello di un altro edificio storico da riqualificare: il Mercato Coperto, che nel 2022 compirà cent’anni. I lavori di ristrutturazione veri e propri (che lo dovranno trasformare come noto in un contenitore su due piani dedicato in particolare all’enogastronomia di qualità) partiranno in gennaio, con mesi di rallentamenti dovuti anche ad alcuni ritrovamenti archeologici, monitorati dalla Soprintendenza: difficile a questo punto vederlo completato nel 2017.

Tiro a SegnoNessuna novità per altri due luoghi che hanno fatto a loro modo la storia della città e che sono attualmente in stato di abbandono: da una parte l’ex Caserma Alighieri – su cui il Comune è in attesa di avere lumi dal ministero e dove si vorrebbe realizzare anche un grande parcheggio a servizio del centro – dall’altra l’ex Macello, per cui era stato presentato un progetto di riqualificazione dalla famiglia Poggiali del gruppo Setramar (che ne è proprietaria), poi tramontato a causa di ritardi burocratici e crisi economica.

Uscendo dal centro – detto dell’ormai cronico degrado della Villa Callegari di via Faentina, data in concessione dal Comune fino al 2043 a una società privata che però non ha mai avviato i lavori annunciati, tanto che il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi chiede da tempo di revocare la concessione – merita naturalmente una segnalazione il milionario (22, per l’esattezza) investimento per il nuovo museo archeologico di Classe che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo per un’opera che avrebbe dovuto aprire i battenti secondo le previsioni iniziali addirittura nel 2004) inaugurare nella primavera del 2018 al posto dello zuccherificio, edificato fra il 1899 e il 1900 e dismesso negli anni ottanta.
Uscendo dalla città, infine, doveroso citare i casi del Teatro Italia di Mezzano, costruito a inizio Novecento dalla cooperativa braccianti, che ha rischiato di essere demolito a fini speculativi e per il cui restauro si batte da anni un comitato cittadino; e di Palazzo Grossi a Castiglione di Ravenna, residenza fortificata cinquecentesca inutilizzata e in attesa di un recupero dopo una serie di appelli rimasti inascoltati.

Dalla darsena al mercato coperto tra restauri, progetti e abbandoni

Viaggio tra gli edifici dismessi, recuperati o in attesa di sistemazione del territorio ravennate, fra centro storico, periferie e forese

Darsena Pop UpUna panoramica sui principali progetti di recupero di edifici dismessi o abbandonati in provincia di Ravenna parte dal capoluogo e in particolare dalla sua darsena, quartiere che sta cercando (a fatica) di prendere vita proprio attraverso anche il riuso e la rigenerazione urbana. Tanto che al momento l’esperimento più riuscito è quello dei container recuperati per bar, ristorantino e attività sportive della Darsena Pop Up, che si appresta tra l’altro a mettere in campo dall’8 dicembre anche il suo primo calendario di iniziative natalizie. Proprio a fianco dell’Almagià, primo e più noto esempio di recupero a Ravenna di un edificio industriale dismesso e architettonicamente significativo, situato nel complesso dell’omonima ex raffineria di zolfo. L’ex magazzino fu edificato nel 1888 e dalla seconda metà degli anni novanta è diventato una sala polifunzionale per spettacoli e teatro. Ora l’attenzione in zona è da anni invece rivolta in particolare al cosiddetto Sigarone. L’ex magazzino Sir di archeologia industriale di proprietà dell’immobiliare Platani è al centro di un progetto di recupero (redatto da Nuovostudio) presentato pubblicamente ormai più di quattro anni fa e frenato da burocrazia, polemiche e ora in attesa, quasi un anno dopo le ultime varianti resesi necessarie, del via libera definitivo da parte della Soprintendenza. Un progetto da oltre 10 milioni di euro (che lo trasformerà in una sorta di mega piazza a uso pubblico per manifestazioni ed eventi culturali, ma sono previsti anche un supermercato, spazi commerciali, pubblici esercizi e una parte di residenziale) inserito nel piano complessivo di riqualificazione della Darsena coordinato dal Comune e in attesa dei finanziamenti (circa 13 milioni di euro) da parte del Governo nell’ambito del Bando per le periferie.

SigaroneDopo il referendum e le dimissioni del premier Renzi, ora a Palazzo Merlato c’è chi trema (ci esprime le proprie preoccupazioni, per esempio, l’assessore all’Urbanistica Federica Del Conte), ma il via libera per il finanziamento – atteso «entro il 2017» – era già arrivato prima del voto e ora dovrebbe essere stato confermato con l’approvazione della Legge di stabilità. In quello stesso piano presentato al Governo era inserita anche la riqualificazione (in previsione c’è un locale affacciato sul candiano vicino alla Torre Zucchi) della cosiddetta Area T, mentre è stato presentato durante il percorso di candidatura a Capitale europea della cultura 2019 il progetto dello Spazio Mosa (con tanto di galleria d’arte e ristorante) all’ex mangimificio Martini, sull’altra sponda del canale (l’edificio con il grande murales di Ericailcane), ma in questo caso al momento mancano gli investitori.

Chiudendo con la darsena, al centro di un progetto di riuso è finita anche la suggestiva sede del Tiro a segno storico, con investimenti sempre legati a Ravenna2019, che doveva avere il suo quartier generale invece in centro, a Palazzo Rasponi, senza dubbio il progetto di recupero andato a buon fine più importante degli ultimi anni a Ravenna, oggi un elegante spazio restaurato (con oltre 10 milioni di euro) dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e gestito dal Comune che vi ha trasferito uffici e ci ospita esposizioni d’arte ed eventi temporanei anche di soggetti privati. Il prossimo edificio storico in stato di abbandono a essere recuperato, sempre in centro, sarà il Palazzo Guiccioli, in via Cavour, attualmente in fase di restauro (intervento da oltre 6 milioni questa volta a carico della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna) e dove sono in corso i lavori per realizzare (oltre a caffetteria-ristorante e negozi) due musei: uno dedicato a Lord Byron e uno al Risorgimento. Ma il cantiere più atteso del centro di Ravenna resta probabilmente quello di un altro edificio storico da riqualificare: il Mercato Coperto, che nel 2022 compirà cent’anni. I lavori di ristrutturazione veri e propri (che lo dovranno trasformare come noto in un contenitore su due piani dedicato in particolare all’enogastronomia di qualità) partiranno in gennaio, con mesi di rallentamenti dovuti anche ad alcuni ritrovamenti archeologici, monitorati dalla Soprintendenza: difficile a questo punto vederlo completato nel 2017.

Tiro a SegnoNessuna novità per altri due luoghi che hanno fatto a loro modo la storia della città e che sono attualmente in stato di abbandono: da una parte l’ex Caserma Alighieri – su cui il Comune è in attesa di avere lumi dal ministero e dove si vorrebbe realizzare anche un grande parcheggio a servizio del centro – dall’altra l’ex Macello, per cui era stato presentato un progetto di riqualificazione dalla famiglia Poggiali del gruppo Setramar (che ne è proprietaria), poi tramontato a causa di ritardi burocratici e crisi economica.

Uscendo dal centro – detto dell’ormai cronico degrado della Villa Callegari di via Faentina, data in concessione dal Comune fino al 2043 a una società privata che però non ha mai avviato i lavori annunciati, tanto che il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi chiede da tempo di revocare la concessione – merita naturalmente una segnalazione il milionario (22, per l’esattezza) investimento per il nuovo museo archeologico di Classe che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo per un’opera che avrebbe dovuto aprire i battenti secondo le previsioni iniziali addirittura nel 2004) inaugurare nella primavera del 2018 al posto dello zuccherificio, edificato fra il 1899 e il 1900 e dismesso negli anni ottanta.
Uscendo dalla città, infine, doveroso citare i casi del Teatro Italia di Mezzano, costruito a inizio Novecento dalla cooperativa braccianti, che ha rischiato di essere demolito a fini speculativi e per il cui restauro si batte da anni un comitato cittadino; e di Palazzo Grossi a Castiglione di Ravenna, residenza fortificata cinquecentesca inutilizzata e in attesa di un recupero dopo una serie di appelli rimasti inascoltati.

Pd: «La variante della statale 16 tra Ferrara e Ravenna è indispensabile»

Interrogazione alla giunta regionale, il primo firmatario è il consigliere ravennate Bagnari, per conoscere le intenzioni di Anas

Il completamento della variante della statale 16 tra Ravenna e Ferrara è un’opera indispensabile. Lo affermano cinque consiglieri regionali del Partito democratico – tra cui i ravennati Mirco Bagnari, Gianni Bessi e Manuela Rontini – presentando un’interrogazione alla giunta Bonaccini chiedendo se sia al corrente delle intenzioni di Anas circa gli interventi su questa strada e come intenda attivarsi «per garantire, da un lato, un collegamento su strada tra le due città che offra un adeguato supporto alle aziende del territorio e al traffico di merci da e verso il porto di Ravenna, dall’altro lato, la sicurezza ai residenti dei centri abitati attraversati dall’attuale tracciato dell’infrastruttura».

I dem sottolinenano che il tracciato attuale «attraversa molti paesi con caratteristiche del tutto inadeguate alla tipologia di traffico che deve sostenere, rendendola un reale pericolo per la popolazione e per i viaggiatori». Le consulte delle frazioni interessate hanno lanciato all’inizio del mese di aprile una petizione per chiedere il completamento della variante: nel giro di poche settimane si è raggiunto il numero di circa 2.500 firme che sono state consegnate al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, il 27 novembre scorso.

Su sollecitazione delle Province di Ravenna e Ferrara e dei Comuni del territorio, Anas ha studiato e progettato una variante esterna ai centri abitati, in grado di sostenere meglio il traffico pesante: «Finora, tuttavia, – sottolineano – sono due i lotti costruiti, il collegamento tra Argenta e lo svincolo per la superstrada per Ferrara e la circonvallazione dell’abitato di Alfonsine da Villaprati fino a Taglio Corelli». Il 22 novembre scorso, infine, Anas ha risposto a una nuova richiesta di chiarimenti da parte del Comune di Lugo e della Consulta di Voltana-Chiesanuova-Ciribella specificando che lo stralcio compreso fra lo svincolo di Argenta e il km 120+238 è inserito nel programma 2016-20 in corso di approvazione, mentre nessun altro intervento è previsto, rispetto ai lavori già eseguiti nel 2010, in corrispondenza dell’abitato di Alfonsine per la variante compresa fra il 120+238 e il km 147+420.

Cade in casa e non si rialza più: 90enne soccorso dalla polizia dopo tre giorni

La vicina ha chiamato il 112 perché nessuno rispondeva al campanello. L’uomo si era trascinato sul letto: era disidratato ma vigile

È caduto in casa e con fatica ha raggiunto il letto e da lì non è stato più in grado di alzarsi: solo l’attenzione di una vicina di casa e l’intervento della polizia, entrata dal balcone, hanno salvato la vita a un 90enne rimasto sdraiato per tre giorni. L’uomo era disidratato ma ancora vigile e non è in pericolo di vita.

Gli agenti della squadra volante sono intervenuti in centro storico a Ravenna nel pomeriggio dell’8 dicembre su richiesta di una signora che manifestava la sua preoccupazione, all’operatore del numero unico di emergenza 112, per non aver visto il vicino di casa negli ultimi tre giorni. La sua apprensione era dovuta al fatto che l’autovettura dell’anziano dirimpettaio era regolarmente parcheggiata nel cortile ma lo stesso non rispondeva al campanello. Gli agenti hanno bussato alla porta blindata, gridando il nome dell’anziano e hanno percepito un flebile lamento provenire dall’interno dell’appartamento. Per entrare i poliziotti sono passati dal terrazzo adiacente e hanno aperto le tapparelle bloccate con un cacciavite. L’uomo era ancora lucido, tanto da dare disposizioni agli agenti sull’erogazione delle utenze domestiche ed avvisare la governante del suo trasporto in ospedale.

Dal lieve incidente con il motorino spunta una fila di nove reati: arrestato

In manette un 21enne: sul luogo dello scontro senza feriti con un’auto di turisti sono arrivati i carabinieri e hanno scoperto di tutto

L’incidente è stato lieve e senza feriti ma per il 21enne tunisino in sella al motorino che è finito contro un’auto è stato solo l’inizio di una catena di guai che in poche ore gli è costata l’arresto con l’accusa di nove diversi reati. L’episodio risale a ieri, 8 dicembre, a Cervia. I carabinieri della locale stazione sono intervenuti sul luogo dell’incidente e hanno scoperto che il ciclomotore era stato rubato nei giorni scorsi a Milano Marittima: il giovane ha tentato di esibire il documento di un altro connazionale e ha opposto resistenza, dimenandosi e aggrappandosi ad una ringhiera, quando si è trattato di accompagnarlo in caserma per l’identificazione, ha rifiutato di sottoporsi agli accertamenti per l’eventuale assunzione di alcol e stupefacenti e addosso aveva un coltello e circa 100 grammi di hashish, marijuana, cocaina, materiale da taglio e confezionamento. In casa invece tre bici di valore tutt’altro che trascurabile, delle quali si cercano i proprietari. Il giovane deve rispondere di “Detenzione e spaccio di droga”, “Resistenza a pubblico ufficiale”, “Guida sotto l’influenza dell’alcol” , “Guida sotto l’influenza di stupefacenti”, “False attestazioni sulla propria identità”, “Ricettazione”, “Furto”, “Porto abusivo di arma”, “Inosservanza dell’ordine di lasciate il territorio nazionale”.

Natale al mare, zero euro dal Comune I lidi: «Incassa da noi e spende in città»

Contributi da mille a tremila euro per le iniziative invernali cancellati «perché idee sparse senza valore turistico»

Il Comune di Ravenna ha deciso quest’anno, modificando una prassi consolidata da anni, di non concedere contributi economici a pro loco e comitati cittadini dei lidi in occasione della programmazione di eventi per il periodo natalizio nota anche come iniziativa Mare d’inverno. La scelta ha lasciato molti musi lunghi sulla costa: a criticare il cambio di rotta della nuova giunta per primo è stato il comitato cittadino di Lido di Dante ma nel giro di 48 anche la pro loco di Marina di Ravenna è intervenuta sul tema.

«Ci è stato risposto che “all’assessorato al Turismo sono stati tagliati i fondi, per cui non è possibile soddisfare la richiesta di un contributo” – dice Pasquale Minichini, presidente del comitato cittadino di Lido di Dante –. Superato lo stupore iniziale, è subentrata l’amarezza. È mai possibile che si azzera l’elemento principe, anziché alzare il livello di supporto e sostegno a questo tipo di iniziative, che puntano a mantenere vive e attrattive sotto il profilo turistico le località, soprattutto nel periodo invernale? Se non ci sono soldi per i contributi, forse è perché li spendono tutti in città?». Minichini poi tira per la giacca Giacomo Costantini, assessore al Turismo della nuova amministrazione De Pascale: «Crede forse che la promozione turistica si faccia coi fichi secchi? Vuole destagionalizzare senza un briciolo di contributo a chi crede nel turismo quale forza trainante dell’economia locale, sia quello invernale sia estivo?». Il comitato si augura in un ripensamento con il dietrofront della giunta ma assicura che andrà avanti «pur non senza difficoltà per mantenere viva e attrattiva la nostra piccola località». Anche perché l’organizzazione aveva già fatto i conti sul rinnovo del contributo e «ha già preso impegni con i vari artisti e speso la maggior parte del budget previsto per le iniziative programmate». All’indirizzo del Comune poi una proposta forte: «Che ci dessero almeno il 50 percento della tassa di soggiorno che producono le strutture ricettive presenti nella località, ci accontenteremmo anche solo di questo».

La motivazione dei tagli ai contributi l’ha fornita proprio l’assessore Costantini, interpellato da Il Resto del Carlino: «Sono pervenute ide sparse con scarsa rendicontazione che facesse intendere il valore turistico di queste iniziative. Per cui abbiamo deciso di non distruibuire finanziamenti a pioggia».

Una risposta che pare aver infastidito Marino Moroni, presidente della pro loco di Marina di Ravenna. Che ha preso carte e penna per specificare che «nessuno dall’amministrazione ha chiesto progetti e mai i contributi sono stati vincolati ad essi, le iniziative della pro loco sono evidenti a chiunque, credo che solo l’amministrazione a questo punto non le veda». Insomma secondo il dirigente della pro loco «i progetti ci sono, sostenuti ormai soltanto dai privati e dal lavoro dei volontari». Moroni allora coglie l’occasione per fare chiarezza sui contorni dei contributi: «È una cifra preziosa, viste le ridotte disponibilità economiche con cui si muovono quelle che, giova ricordarlo, sono associazioni di volontari. Cifra preziosa ma, purtroppo, sempre più ridotta. Fino ad una decina di anni fa venivano elargiti in base all’attività annuale dell’associazione, poi l’amministrazione Matteucci lanciò il progetto “Mare d’inverno” e spostò il contributo, riducendolo, su questo fronte. Il contributo per il “Mare d’inverno” è in realtà il contributo totale che le amministrazioni elargiscono alle pro loco. Si parla di una cifra che varia dai mille ai tremila euro: sono queste le uniche risorse pubbliche su cui le associazioni turistiche di volontariato basano l’attività dell’intero anno. Con queste scarse risorse, tutte rendicontate, le pro loco animano le località per 12 mesi». E per finire anche Moroni punzecchia il Comune sulle scelte di distribuzione dei contributi: «Non ritengo giusto che il Comune spenda quasi esclusivamente in città i soldi che incassa nei lidi. I progetti ci sono, forse manca la volontà politica di sostenerli».

La vicenda ha attirato anche l’attenzione di Cambierà, il movimento civico che siede tra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale: «Riteniamo che sia giunto il momento di regolamentare in maniera più decisa e trasparente il metodo di erogazioni di denaro pubblico anche verso le spesso intoccabili pro loco». Attraverso le parole del consigliere comunale Samantha Tardi si viene anche ad apprendere l’esatto ammontare: «Nel 2015 la somma stanziata, e prelevata tra l’altro dal fondo di riserva, fu di 31.500 euro suddivisa tra le varie proloco marittime». Quello che lascia sopresa Tardi è la superficialità e lo scarso dettaglio dei rendiconti con cui le pro loco hanno giustificato l’impiego di spesa. Inaccettabile questo andazzo per il movimento che ha ereditato il testimone dai Cinque Stelle: «Pensiamo sia obbligatorio equiparare la cosa al grado di rigore richiesto per ottenere un prestito bancario, soprattutto quando si tratta di erogazione di denaro pubblico a fondo perduto». Il tutto con uno scopo preciso: «Stimolare le varie pro loco alla collaborazione e alla proattività, tramite la condizione di presentare preventivamente i progetti per i quali si richiedono contributi e/o patrocini, definendo preventivamente una bozza di spesa. Di più: chiediamo che i resoconti siano accompagnati da fatture e ricevute pagate, affinché non sorgano dubbi sull’utilizzo del denaro né da parte dell’amministrazione né da parte del cittadino. Invitiamo, quindi, anche le pro loco e i relativi presidenti ad uscire dalla fase della litania continua di lamentele, prendendo quindi iniziative, proponendo e progettando eventi per il proprio territorio, senza aspettare che piovano contributi dal cielo».

Sopravvivere al ricatto di Facebook «95 su 100 sbagliano l’uso commerciale»

Albanese, esperto di social media, ospite di Confesercenti per due giornate di formazione: «Anche il metalmeccanico ha vantaggi online»

Si sono fatti largo a spallate travolgendo tutto quello che hanno incrociato e ora hanno colonizzato grandi territori della nostra quotidianità, dal tempo libero al lavoro. Il tutto in un lasso di tempo di appena una decina di anni, una parentesi relativamente breve se si pensa alla portata dei cambiamenti che hanno introdotto. I social media sono tra noi. E, a quanto pare, ci resteranno a lungo. Per capirli e maneggiarli servono guide. Una di queste è Andrea Albanese, esperto del settore che a Ravenna il 12 e 13 dicembre terrà due incontri di formazione organizzati da Confesercenti. L’iniziativa si chiama “Vitamine per la comunicazione”: l’appuntamento del 13 con l’organizzatore del Social media marketing day di Milano e docente alla Business School del Sole24Ore è dedicato a Linkedin ed è riservato esclusivamente agli associati di Federpubblicità-Confesercenti mentre il giorno precedente la lezione sull’utilizzo di Facebook, Messenger e Whatsapp nelle aziende del turismo è pubblica e aperta a tutti, dalle 15 alle 18.30 alla sede dell’associazione in piazza Bernini 7, iscrizione gratuita ma prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti al numero 0544-292721 oppure provinciale.ravenna@sicot.it.

Albanese, partiamo dall’appuntamento del 12. I partecipanti cosa porteranno a casa da aggiungere alla propria cassetta degli attrezzi?
«Parleremo di come usare i social per promuovere attività commerciali e raggiungere potenziali nuovi clienti, tratteremo soprattutto Messenger, Facebook e Whatsapp: i corsi molto teorici credo siano poco coerenti con i nostri tempi quindi ci saranno delle esercitazioni pratiche per chi vuole provare, ma si potrà anche solo ascoltare».

L’incontro è organizzato da Confesercenti, associazione di categoria che rappresenta il tessuto commerciale locale. I social oggi sono utili a tutte le imprese a prescindere dalla dimensione?
«Sì al cento percento. Con investimenti da 5-10 euro al giorno si può fare advertising su Facebook ed entrare in contatto con nuovi clienti. Se dieci anni fa qualcuno avesse pensato di farsi pubblicità con quel budget lo avrebbero ricoverato, oggi invece è la realtà».

Quindi non esiste un mercato in cui i suoi protagonisti possano ignorare i social?
«Una scelta consapevole di restare fuori dai social è rarissima. Può sembrare strano ma anche un metalmeccanico in questo momento storico se sa fare una campagna di personal branding ha maggiori possibilità di trovare occupazione perché anche il mercato del lavoro oggi viaggia sui social. Non solo: anche l’azienda che deve assumere un metalmeccanico avrà tutto da guadagnare se è uno che sa usare i social media perché ti stai portando a casa una persona che sa fare il suo lavoro e magari è capace di comunicarlo facendo vedere il suo lavoro e così fa comunicazione di se stesso e dell’azienda».

Si può fare pubblicità su Fb con budget minimi (che moltiplicati per la massa fanno le grandi entrate del colosso). Le pagine che non investono nemmeno quelle cifre poi vengono ignorate dall’algoritmo di Facebook e mostrate meno agli utenti. A guardarla così si potrebbe dire che si tratti di un ricatto…
«La risposta è sì. Il problema è il peso che hanno raggiunto Google e Facebook: insieme si portano casa l’80 percento dell’intero budget advertising italiano. Fissano loro i prezzi e non c’è via d’uscita. È un monopolio che avrà ripercussioni mediamente negative per tutti: se gli utenti navigano sui social e nessuno sui siti delle aziende allora piano piano caleranno gli investimenti su se stessi. E il giorno in cui un social alzerà troppo i prezzi o morirà ci ritroveremo con le gambe tagliate. Gli algoritmi di ragionamento li conoscono in pochi e basta una modifica di quelli per cambiare l’economia di un Paese: se tra i risultati di una ricerca su Google escono prima i siti di un Paese piuttosto che di un altro ecco che hai già spostato gli equilibri economici. E non è mica detto che già non accada…».

Non esiste una forma di resistenza al monopolio dei due giganti?
«Una strategia di marketing mix. A tavola una buona dieta variegata ti fa stare in salute e la stessa cosa vale per le aziende: non si può puntare tutto solo su un canale».

Ma almeno si può misurare in qualche modo quali e quanti benefici arrivino per l’azienda dal social media marketing?
«Qui ci sono due grandezze del problema. Il primo lo chiamiamo cultural divide che non è quello digital perché ormai lo smartphone lo sanno usare tutti: se un albergo a Marina di Ravenna non riesce a comprendere che il suo competitor non è l’hotel accanto ma è Trip Advisor e Booking allora anche il piccolo investimento di 5-10 euro non serve a niente. Il secondo problema è che il 95 percento di chi ha fatto advertising su Facebook non ha avuto vantaggi perché ha sbagliato l’impostazione: se fai atterrare le persone sulla home page sperando che poi facciano tutto da sole non si arriva a niente. Va pensato come un servizio di customer care, i cliente va coccolato e non scippato».

Solo 5 su 100 hanno pianificato bene il percorso che parte da Facebook e arriva alla chiusura della trattativa. Cosa ci dice questo numero?
«Ci indica che sono strumenti ancora nuovi dove si procede per tentativi. Non ci dobbiamo dimenticare che i social sono nati quasi tutti tra il 2004 e il 2005 e in Italia li usiamo dal 2010. Sono appena sei anni: si fanno ancora errori nella partita doppia dei bilanci e pensiamo che sei anni siano sufficienti per gestire i social?».

In più occasioni ha ribadito l’importanza della capacità di ascolto per le aziende che si muovono online. Per orientarsi tra haters e cazzeggio servono orecchie molto allenate…
«L’ascolto della rete a mano è impossibile, ci sono dei tool: dal banale Google Alert a strumenti interessanti che puoi trovare a 9 euro, così come si possono spendere 20mila euro al mese. È importantissimo che il personale aziendale sappia usare i social e sia mediamente attento per essere orecchie in più che segnalano a chi poi agisce».

Prenda la sfera di cristallo che immaginiamo tenga in borsa ogni social media strategist e ci faccia il nome di un social che oggi è sconosciuto alla massa e farà boom a breve.
«Non so se ne esista uno sconosciuto ma mi sento di dire che tutti andranno sempre più verso le chat e le videochat. Si osserva questa tendenza da tutte le parti, è la rincorsa dei vecchi social alle novità che spuntano ma non è detto che sia davvero producente perché fa perdere l’identità di ognuno e mette in mostra la reale debolezza di questi colossi. My Space ce lo ricordiamo? Pareva dovesse essere immortale e invece in tre anni è sparito…».

Sopravvivere al ricatto di Facebook «95 su 100 sbagliano l’uso commerciale»

Albanese, esperto di social media, ospite di Confesercenti per due giornate di formazione: «Anche il metalmeccanico ha vantaggi online»

Si sono fatti largo a spallate travolgendo tutto quello che hanno incrociato e ora hanno colonizzato grandi territori della nostra quotidianità, dal tempo libero al lavoro. Il tutto in un lasso di tempo di appena una decina di anni, una parentesi relativamente breve se si pensa alla portata dei cambiamenti che hanno introdotto. I social media sono tra noi. E, a quanto pare, ci resteranno a lungo. Per capirli e maneggiarli servono guide. Una di queste è Andrea Albanese, esperto del settore che a Ravenna il 12 e 13 dicembre terrà due incontri di formazione organizzati da Confesercenti. L’iniziativa si chiama “Vitamine per la comunicazione”: l’appuntamento del 13 con l’organizzatore del Social media marketing day di Milano e docente alla Business School del Sole24Ore è dedicato a Linkedin ed è riservato esclusivamente agli associati di Federpubblicità-Confesercenti mentre il giorno precedente la lezione sull’utilizzo di Facebook, Messenger e Whatsapp nelle aziende del turismo è pubblica e aperta a tutti, dalle 15 alle 18.30 alla sede dell’associazione in piazza Bernini 7, iscrizione gratuita ma prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti al numero 0544-292721 oppure provinciale.ravenna@sicot.it.

Albanese, partiamo dall’appuntamento del 12. I partecipanti cosa porteranno a casa da aggiungere alla propria cassetta degli attrezzi?
«Parleremo di come usare i social per promuovere attività commerciali e raggiungere potenziali nuovi clienti, tratteremo soprattutto Messenger, Facebook e Whatsapp: i corsi molto teorici credo siano poco coerenti con i nostri tempi quindi ci saranno delle esercitazioni pratiche per chi vuole provare, ma si potrà anche solo ascoltare».

L’incontro è organizzato da Confesercenti, associazione di categoria che rappresenta il tessuto commerciale locale. I social oggi sono utili a tutte le imprese a prescindere dalla dimensione?
«Sì al cento percento. Con investimenti da 5-10 euro al giorno si può fare advertising su Facebook ed entrare in contatto con nuovi clienti. Se dieci anni fa qualcuno avesse pensato di farsi pubblicità con quel budget lo avrebbero ricoverato, oggi invece è la realtà».

Quindi non esiste un mercato in cui i suoi protagonisti possano ignorare i social?
«Una scelta consapevole di restare fuori dai social è rarissima. Può sembrare strano ma anche un metalmeccanico in questo momento storico se sa fare una campagna di personal branding ha maggiori possibilità di trovare occupazione perché anche il mercato del lavoro oggi viaggia sui social. Non solo: anche l’azienda che deve assumere un metalmeccanico avrà tutto da guadagnare se è uno che sa usare i social media perché ti stai portando a casa una persona che sa fare il suo lavoro e magari è capace di comunicarlo facendo vedere il suo lavoro e così fa comunicazione di se stesso e dell’azienda».

Si può fare pubblicità su Fb con budget minimi (che moltiplicati per la massa fanno le grandi entrate del colosso). Le pagine che non investono nemmeno quelle cifre poi vengono ignorate dall’algoritmo di Facebook e mostrate meno agli utenti. A guardarla così si potrebbe dire che si tratti di un ricatto…
«La risposta è sì. Il problema è il peso che hanno raggiunto Google e Facebook: insieme si portano casa l’80 percento dell’intero budget advertising italiano. Fissano loro i prezzi e non c’è via d’uscita. È un monopolio che avrà ripercussioni mediamente negative per tutti: se gli utenti navigano sui social e nessuno sui siti delle aziende allora piano piano caleranno gli investimenti su se stessi. E il giorno in cui un social alzerà troppo i prezzi o morirà ci ritroveremo con le gambe tagliate. Gli algoritmi di ragionamento li conoscono in pochi e basta una modifica di quelli per cambiare l’economia di un Paese: se tra i risultati di una ricerca su Google escono prima i siti di un Paese piuttosto che di un altro ecco che hai già spostato gli equilibri economici. E non è mica detto che già non accada…».

Non esiste una forma di resistenza al monopolio dei due giganti?
«Una strategia di marketing mix. A tavola una buona dieta variegata ti fa stare in salute e la stessa cosa vale per le aziende: non si può puntare tutto solo su un canale».

Ma almeno si può misurare in qualche modo quali e quanti benefici arrivino per l’azienda dal social media marketing?
«Qui ci sono due grandezze del problema. Il primo lo chiamiamo cultural divide che non è quello digital perché ormai lo smartphone lo sanno usare tutti: se un albergo a Marina di Ravenna non riesce a comprendere che il suo competitor non è l’hotel accanto ma è Trip Advisor e Booking allora anche il piccolo investimento di 5-10 euro non serve a niente. Il secondo problema è che il 95 percento di chi ha fatto advertising su Facebook non ha avuto vantaggi perché ha sbagliato l’impostazione: se fai atterrare le persone sulla home page sperando che poi facciano tutto da sole non si arriva a niente. Va pensato come un servizio di customer care, i cliente va coccolato e non scippato».

Solo 5 su 100 hanno pianificato bene il percorso che parte da Facebook e arriva alla chiusura della trattativa. Cosa ci dice questo numero?
«Ci indica che sono strumenti ancora nuovi dove si procede per tentativi. Non ci dobbiamo dimenticare che i social sono nati quasi tutti tra il 2004 e il 2005 e in Italia li usiamo dal 2010. Sono appena sei anni: si fanno ancora errori nella partita doppia dei bilanci e pensiamo che sei anni siano sufficienti per gestire i social?».

In più occasioni ha ribadito l’importanza della capacità di ascolto per le aziende che si muovono online. Per orientarsi tra haters e cazzeggio servono orecchie molto allenate…
«L’ascolto della rete a mano è impossibile, ci sono dei tool: dal banale Google Alert a strumenti interessanti che puoi trovare a 9 euro, così come si possono spendere 20mila euro al mese. È importantissimo che il personale aziendale sappia usare i social e sia mediamente attento per essere orecchie in più che segnalano a chi poi agisce».

Prenda la sfera di cristallo che immaginiamo tenga in borsa ogni social media strategist e ci faccia il nome di un social che oggi è sconosciuto alla massa e farà boom a breve.
«Non so se ne esista uno sconosciuto ma mi sento di dire che tutti andranno sempre più verso le chat e le videochat. Si osserva questa tendenza da tutte le parti, è la rincorsa dei vecchi social alle novità che spuntano ma non è detto che sia davvero producente perché fa perdere l’identità di ognuno e mette in mostra la reale debolezza di questi colossi. My Space ce lo ricordiamo? Pareva dovesse essere immortale e invece in tre anni è sparito…».

L’azienda conferma: chiude Western Atlas. Il Comune: «Vicini ai lavoratori»

Il 20 dicembre sciopero nazionale di 8 ore a sostegno della vertenza

I primi 27 dipendenti sono stati licenziati il 23 novembre, gli altri 19 lo saranno nei 120 giorni previsti dalla procedura, nonostante vi siano ancora a disposizione mesi di cassa integrazione e contratti di lavoro acquisiti, ancora da onorare. Arriva dall’Abruzzo la conferma della chiusura della sede di Ravenna di Western Atlas, l’azienda del settore petrolifero che da oltre trent’anni lavora in città. La direzione aziendale di Baker Hughes – che la controlla – ha incontrato i sindacati nella sede di Confindustria Chieti-Pescara, ribadendo il concetto.

«Le segreterie nazionali – si legge in una nota inviata alla stampa dai sindacati – hanno chiesto al management di recedere dalla procedura dei licenziamenti ed assorbire tutto il personale di Western Atlas, come consigliato al Mise dal dottor Castano nell’incontro del 4 novembre scorso. In più riprese, Castano aveva chiesto chiarimenti al vicedirettore Russel in merito ai comportamenti tenuti dall’azienda, spesso confusi e incomprensibili e dalle evidenti inosservanze, suggerendo alla stessa di assorbire in toto il personale di Western Atlas in Baker Hughes, in modo da poter continuare le attività in corso».

L’azienda, però, di fatto ha ribadito le direttive ricevute dal management e proseguirà nella chiusura dell’attività, chiudendo definitivamente Western Atlas a Ravenna, pur consapevole di non poter più offrire in Italia un servizio così importante e strategico nella attività dell’oil&gas (con personale dall’elevata formazione operativa e conoscenza della sicurezza, nell’utilizzo di esplosivi e sorgenti radioattive).

Anche per la sede di Cepagatti il management è irremovibile e intende proseguire nella procedura di licenziamento di 7 persone, procedura per la quale è stato firmato un Verbale di mancato accordo, attivando così il percorso istituzionale e rinviando il confronto nelle sedi ministeriali.

In virtù di tutto questo le segreterie nazionali hanno comunicato la rottura delle relazioni sindacali. «Le stesse – viene assicurato in una nota – seguiranno assiduamente il percorso istituzionale con l’obiettivo di impedire alla multinazionale che si è presa gioco di tutti, Istituzioni comprese, di proseguire a sfruttare risorse e territori, ma soprattutto impedire il depauperamento del know-how e della preparazione raggiunta dai lavoratori, proprio adesso che timidi segnali positivi derivanti dal mercato internazionale di settore, fanno intravedere un’inversione di tendenza che fa ben sperare. La stessa acquisizione da parte di General Electric del Gruppo Baker Hughes ne è la prova. La notizia dell’operazione inizialmente ha fatto ben sperare i lavoratori di Ravenna, Pescara, Viggiano e Milano, ma l’operazione su scala mondiale prevede tempi tecnici medio lunghi. Si rischia di arrivare all’operazione senza più le professionalità fidelizzate in azienda mettendo a rischio la capacità operativa, ma inevitabilmente anche la qualità della sicurezza, che sommata alla rinuncia di attività strategiche come la “Wire Line” condizionerebbero inevitabilmente la capacità operativa di General Electric in Italia».

Le segreterie nazionali indicono uno stato di agitazione e uno sciopero nazionale di 8 ore per il giorno 20 dicembre a sostegno della vertenza.

Solidale con i lavoratori anche il Comune di Ravenna, con l’assessore Massimo Cameliani che ribadisce «l’incoerenza di cessare la produzione nel sito di Ravenna, alla luce degli accordi tra ministero dello Sviluppo economico e Regione Emilia Romagna, che la considerano come città fondamentale per le attività estrattive, e del confermato interesse di Eni.
Condividiamo al cento per cento la posizione delle segreterie nazionali e locali dei sindacati, che hanno chiesto al management di recedere dalla procedura dei licenziamenti ed assorbire tutto il personale di Western Atlas in Baker Hughes, in modo da poter continuare le attività in corso. Le condizioni per proseguire nelle attività e per salvaguardare i posti di lavoro ci sono, perché ci sono ancora a disposizione mesi di cassa integrazione e contratti di lavoro acquisiti. Ribadiamo la nostra totale vicinanza ai lavoratori, che si preparano a uno sciopero nazionale di otto ore per il 20 dicembre».

A Cervia lavori al via all’ex Cral Saline Dopo le feste un bando per il Woodpecker

Nel magazzino un centro con osteria, teatrino e libreria

Mentre è stato pubblicato nei giorni scorsi il bando per il Magazzino Darsena, a Cervia stanno per partire i lavori all’ex cral Saline, altro magazzino di pregio al centro di una riqualificazione, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 per lo sfruttamento delle saline.

L’obiettivo è riuscire ad aprire il nuovo centro polifunzionale, che vi dovrà nascere, entro la prossima primavera. Il nuovo “Officine del sale” seguirà le indicazioni scaturite dal laboratorio partecipativo di un anno fa: avrà una parte dedicata alle attività di socializzazione del “vecchio” Cral, con giochi da tavolo e sala soci, mentre ad impreziosire la parte culturale e di socialità ci sarà anche un piccolo teatrino. Nella navata più verso il mare invece è prevista l’osteria di pesce con cucina a vista e nella parte più ad est un caffè letterario in collaborazione con librerie Coop.

Altro luogo simbolo del litorale cervese, più a nord, è l’ex discoteca Woodpecker, che dopo aver ospitato eventi culturali in questi ultimi tempi è destinata a diventare (anche in questo caso dopo un percorso partecipativo) un “parco della musica e delle arti”, dove si potrà ascoltare musica, ma anche vivere la dimensione delle arti in generale, dal cinema, alle esposizioni, agli spettacoli. Un «polo culturale moderno» che nelle intenzioni del Comune avrà anche la possibilità di ospitare il pubblico per cene, aperitivi e degustazioni, tutto l’anno, con la possibilità di collocare vetri a protezione delle aperture delle cupole. Dopo le feste verrà pubblicato un bando per trovare un potenziale gestore e finanziatore, in grado di farsi carico anche di parte della ristrutturazione necessaria (servizi igienici compresi). E restando nel campo della vita notturna, il Comune di Cervia sta per mettere a bando la gestione dello storico dancing Kursaal, chiuso per fallimento, con l’obiettivo di riaprire il locale (di proprietà demaniale) in primavera.

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