domenica
26 Aprile 2026

Morto a 87 anni il dantista Sermonti Cittadino onorario di Ravenna dal 1998

Negli anni Novanta a San Francesco per la prima volta la lettura integrale della Commedia: Della Monica ricorda quell’impresa

Vittorio Sermonti è morto ieri sera, 23 novembre, a Roma all’ospedale Sandro Pertini. Scrittore, traduttore, regista televisivo e di teatro, attore, giornalista e dantista noto in tutto il mondo per la sua attività di divulgazione dell’opera dantesca. Aveva 87 anni e nel 1998 gli era stata conferita la cittadinanza onoraria di Ravenna: nei tre anni precedenti aveva raccontato e letto integralmente la Divina Commedia nella Basilica di San Francesco.

Era nato a Roma nel 1929, sesto di sette fratelli, da padre avvocato di origini pisane, e madre di famiglia palermitana: da bambino, vedeva circolare in casa dei nonni e di zii materni, a loro legati da vari gradi di parentela, Vittorio Emanuele Orlando (suo padrino di nascita), Luigi Pirandello, Alberto Beneduce, Enrico Cuccia. Un suo fratello, Giuseppe, è genetista di fama mondiale.

In una intervista rilasciata alla nostra testata un anno fa, Walter Della Monica ricordava così come era nata quell’impresa a metà degli anni Novanta: «Prima invitai Vittorio Sermonti a Ravenna per presentare, man mano che uscivano, i tre volumi della Divina Commedia da lui curati: L’Inferno di Dante nel gennaio del 1989, Il Purgatorio di Dante nel febbraio del ‘91 e Il Paradiso di Dante nell’aprile del ‘93. La supervisione di Gianfranco Contini per i primi due e di Cesare Segre per il terzo avvalorava maggiormente l’opera intrapresa da Sermonti. Nel frattempo sono nate le “rivisitazioni storiche”. Il presidente del Tribunale di Ravenna, Paolo Scalini, era un nostro caro amico, e così ci venne l’idea di promuovere dei processi immaginari a sfondo storico-letterario: iniziati nel 1990 con Teodorico, sono proseguiti nel ’91 con la Setta degli Accoltellatori, l’anno dopo con Paolo e Francesca, e infine si sono conclusi col processo al Passatore nel 1993. Nel 1992, in occasione del “Processo per la tragica storia di Paolo e Francesca”, invitai dunque Vittorio Sermonti a leggere pubblicamente il V dell’Inferno; il pubblico gremiva il teatro. Grazie al beneplacito dell’allora direttore del Centro Dantesco, padre Enzo Fantini, la sera del 3 aprile 1993 organizzammo nella Basilica di San Francesco, a Ravenna, la lettura di Sermonti dell’ultimo canto del Paradiso. Il successo fu enorme e il pubblico che riempiva la chiesa si esibì in un applauso interminabile. A questo punto io e Sermonti ci chiedemmo: “perché non fare la lettura integrale di tutte tre le cantiche”?. E così nacque il Progetto Dante con la prima lettura pubblica integrale della Commedia. Non fu però semplice realizzarlo, perché Sermonti si fece pagare, e non poco: oltre cento milioni delle vecchie lire, più le spese. La vera impresa la intraprendemmo noi, del Centro Relazioni Culturali, per trovare tutti quei soldi. Allora ci misero la faccia e i soldi il direttore dell’Associazione Industriali di Ravenna, Giovanni Costa, e un giovane e dinamico manager, Giuseppe Parrello, che aveva il compito di rimettere in sesto la Calcestruzzi del Gruppo Ferruzzi. In seguito Parrello ricoprì anche la carica di presidente dell’Autorità Portuale. Il sostegno finanziario del “Progetto Dante Ravenna” andò a buon fine anche grazie all’interessamento di queste persone».

«Un grande lutto colpisce oggi il mondo della cultura ravennate – commentano Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, e Elsa Signorino, assessore alla cultura –. La perdita di Vittorio Sermonti, scrittore, regista e critico di Dante, fortemente legato alla nostra città, della quale era cittadino onorario dal 1998, ci lascia profondamente addolorati. Proprio a Ravenna, nella Basilica di San Francesco, Vittorio Sermonti compì il sogno di Giovanni Boccaccio: leggere la Divina Commedia canto dopo canto. Davanti a un pubblico sempre più numeroso, dalla primavera 1995 all’autunno 1997 furono letti i cento canti danteschi. L’esperienza si concluse con l’emozionante lettura del canto finale del Paradiso al cospetto di Papa Giovanni Paolo II, e segnò il suo percorso artistico e umano, costituendo l’avvio di una vita dedicata all’esecuzione della Commedia “perché – diceva – Dante diventa più facile se lo restituisci all’energia della sua sintassi, al suono delle sue parole.” Ancora oggi la città rivive questa esperienza attraverso l’impegno nella realizzazione di numerose occasioni di confronto con l’opera dantesca e a continue scoperte sulla sua traducibilità e possibilità di essere messo a disposizione di ogni persona. Tra i tanti eventi che Ravenna dedica a Dante, vive ancor oggi “La Divina Commedia nel mondo”, rassegna internazionale germogliata sulla proprio sull’impresa sermontiana. Oggi più che mai, pensando anche alla sfida che ci aspetta per le celebrazioni dantesche del 2021, sentiamo il dovere di manifestare profonda gratitudine a Vittorio Sermonti per l’inestimabile eredità culturale che ci ha lasciato. Insieme a tutta la città, ci uniamo alla famiglia nel cordoglio e nel ricordo».

Morto a 87 anni il dantista Sermonti Cittadino onorario di Ravenna dal 1998

Negli anni Novanta a San Francesco per la prima volta la lettura integrale della Commedia: Della Monica ricorda quell’impresa

Vittorio Sermonti è morto ieri sera, 23 novembre, a Roma all’ospedale Sandro Pertini. Scrittore, traduttore, regista televisivo e di teatro, attore, giornalista e dantista noto in tutto il mondo per la sua attività di divulgazione dell’opera dantesca. Aveva 87 anni e nel 1998 gli era stata conferita la cittadinanza onoraria di Ravenna: nei tre anni precedenti aveva raccontato e letto integralmente la Divina Commedia nella Basilica di San Francesco.

Era nato a Roma nel 1929, sesto di sette fratelli, da padre avvocato di origini pisane, e madre di famiglia palermitana: da bambino, vedeva circolare in casa dei nonni e di zii materni, a loro legati da vari gradi di parentela, Vittorio Emanuele Orlando (suo padrino di nascita), Luigi Pirandello, Alberto Beneduce, Enrico Cuccia. Un suo fratello, Giuseppe, è genetista di fama mondiale.

In una intervista rilasciata alla nostra testata un anno fa, Walter Della Monica ricordava così come era nata quell’impresa a metà degli anni Novanta: «Prima invitai Vittorio Sermonti a Ravenna per presentare, man mano che uscivano, i tre volumi della Divina Commedia da lui curati: L’Inferno di Dante nel gennaio del 1989, Il Purgatorio di Dante nel febbraio del ‘91 e Il Paradiso di Dante nell’aprile del ‘93. La supervisione di Gianfranco Contini per i primi due e di Cesare Segre per il terzo avvalorava maggiormente l’opera intrapresa da Sermonti. Nel frattempo sono nate le “rivisitazioni storiche”. Il presidente del Tribunale di Ravenna, Paolo Scalini, era un nostro caro amico, e così ci venne l’idea di promuovere dei processi immaginari a sfondo storico-letterario: iniziati nel 1990 con Teodorico, sono proseguiti nel ’91 con la Setta degli Accoltellatori, l’anno dopo con Paolo e Francesca, e infine si sono conclusi col processo al Passatore nel 1993. Nel 1992, in occasione del “Processo per la tragica storia di Paolo e Francesca”, invitai dunque Vittorio Sermonti a leggere pubblicamente il V dell’Inferno; il pubblico gremiva il teatro. Grazie al beneplacito dell’allora direttore del Centro Dantesco, padre Enzo Fantini, la sera del 3 aprile 1993 organizzammo nella Basilica di San Francesco, a Ravenna, la lettura di Sermonti dell’ultimo canto del Paradiso. Il successo fu enorme e il pubblico che riempiva la chiesa si esibì in un applauso interminabile. A questo punto io e Sermonti ci chiedemmo: “perché non fare la lettura integrale di tutte tre le cantiche”?. E così nacque il Progetto Dante con la prima lettura pubblica integrale della Commedia. Non fu però semplice realizzarlo, perché Sermonti si fece pagare, e non poco: oltre cento milioni delle vecchie lire, più le spese. La vera impresa la intraprendemmo noi, del Centro Relazioni Culturali, per trovare tutti quei soldi. Allora ci misero la faccia e i soldi il direttore dell’Associazione Industriali di Ravenna, Giovanni Costa, e un giovane e dinamico manager, Giuseppe Parrello, che aveva il compito di rimettere in sesto la Calcestruzzi del Gruppo Ferruzzi. In seguito Parrello ricoprì anche la carica di presidente dell’Autorità Portuale. Il sostegno finanziario del “Progetto Dante Ravenna” andò a buon fine anche grazie all’interessamento di queste persone».

«Un grande lutto colpisce oggi il mondo della cultura ravennate – commentano Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, e Elsa Signorino, assessore alla cultura –. La perdita di Vittorio Sermonti, scrittore, regista e critico di Dante, fortemente legato alla nostra città, della quale era cittadino onorario dal 1998, ci lascia profondamente addolorati. Proprio a Ravenna, nella Basilica di San Francesco, Vittorio Sermonti compì il sogno di Giovanni Boccaccio: leggere la Divina Commedia canto dopo canto. Davanti a un pubblico sempre più numeroso, dalla primavera 1995 all’autunno 1997 furono letti i cento canti danteschi. L’esperienza si concluse con l’emozionante lettura del canto finale del Paradiso al cospetto di Papa Giovanni Paolo II, e segnò il suo percorso artistico e umano, costituendo l’avvio di una vita dedicata all’esecuzione della Commedia “perché – diceva – Dante diventa più facile se lo restituisci all’energia della sua sintassi, al suono delle sue parole.” Ancora oggi la città rivive questa esperienza attraverso l’impegno nella realizzazione di numerose occasioni di confronto con l’opera dantesca e a continue scoperte sulla sua traducibilità e possibilità di essere messo a disposizione di ogni persona. Tra i tanti eventi che Ravenna dedica a Dante, vive ancor oggi “La Divina Commedia nel mondo”, rassegna internazionale germogliata sulla proprio sull’impresa sermontiana. Oggi più che mai, pensando anche alla sfida che ci aspetta per le celebrazioni dantesche del 2021, sentiamo il dovere di manifestare profonda gratitudine a Vittorio Sermonti per l’inestimabile eredità culturale che ci ha lasciato. Insieme a tutta la città, ci uniamo alla famiglia nel cordoglio e nel ricordo».

Torna il festival Transmissions, dall’avanguardia al rap

Dal 25 al 27 novembre torna a Ravenna quella sorta di segreto sconosciuto alla maggior parte dei romagnoli ma che – tanto per citare un fatto realmente accaduto – è in grado di portare appositamente da queste parti appassionati pure dal Giappone. Senza contare quelli che arrivano abitualmente di anno in anno un po’ da tutta Italia e anche Europa. Stiamo parlando del festival di musica d’avanguardia e sperimentale Transmissions, organizzato (questo sarà il nono anno) a Ravenna dallo staff del Bronson, con un respiro del tutto internazionale. A partire dal format degli ultimi anni, che vede – sulla scia dei festival più prestigiosi al mondo – come curatore della rassegna di volta in volta un artista stesso, sempre diverso. Si è partiti nel 2012 con l’americano Stephen O’Malley dei Sunn O))) per poi proseguire con l’inglese Daniel O’Sullivan degli Ulver, gli A Hawk And A Hacksaw, dal Nuovo Messico, e l’anno scorso con il primo italiano, Nico Vascellari. Quest’anno è la volta addirittura di un ravennate (seppur d’adozione), Bruno Dorella, storico punto di riferimento della scena underground italiana che tutti i mesi tra l’altro ospitiamo con orgoglio sulle pagine del nostro mensile culturale R&D Cult, dove consiglia dischi di genere più svariati, a testimonianza della sua grande cultura musicale. Il “suo” Transmissions – dice – è nato all’insegna di quattro parole chiave: «contemporaneità, curiosità, eclettismo e genere».

Ma ecco nel dettaglio il programma di quello che ci aspetta per la nona edizione del festival.
Venerdì 25 dalle 20 l’appuntamento è all’Almagià per una serata (la più importante dal punto di vista qualitativo, almeno per chi scrive) che avrà come apice (annunciata alle 23.30) l’esibizione dei Jaga Jazzist, supergruppo norvegese assente da alcuni anni dall’Italia, con il suo ipnotico mix tra jazz, rock ed elettronica. Prima (alle 22) toccherà a Sarah Neufeld, violinista canadese collaboratrice anche degli Arcade Fire, che presenta il suo ultimo album solista The Ridge e l’atipico (due bassi, due voci e una batteria) trio francese Le Singe Blanc (ore 22.50), che parte da un punk-funk «quasi tribale – si legge nella cartella stampa – ma tra impennate ritmiche e un canto memore di ricordi primordiali e istanze dada non si nega sfuriate quasi metal o irresistibili groove». A rappresentare (anche) il territorio locale i ravennati Luca Maria Baldini con il suo progetto In Between (ore 20.30) e Giovanni Lami (ore 21.15), field recordist il cui ultimo disco, Bias, è stato inserito dalla prestigiosa rivista inglese The Quietus tra i cento migliori usciti (naturalmente in tutto il mondo) nei primi sei mesi dell’anno.

Sabato 26 novembre ci si sposta (dalle 20.30) al Bronson di Madonna dell’Albero, dove l’attesa è tutta per l’icona hip hop queer di New York Mykki Blanco (annunciato alle 23.30), rapper transgender afroamericana, fotomodella, attivista politica, nota anche per aver pubblicamente rivelato di essere sieropositiva. In apertura (ore 21) lo svizzero Manuel Oberholzer, in arte Feldermelder, tra installazioni, musica analogica, jazz e avanguardia elettronica, e il progetto Azdora (21.50) curato dell’artista svedese Markus Öhrn insieme a Stefania “Alos” Pedretti degli OvO, «uno scioccante rituale black metal – si legge sul web – che ha per protagoniste vecchie signore di casa romagnole (le azdore, appunto)». Il local hero – come lo definisce il Bronson – della seconda serata sarà il rapper ravennate Moder, che presenterà (dalle 22.40) il suo nuovo disco, mentre è in programma anche il dj-set di Petit Singe (a chiudere la serata), progetto della producer di origine indiana (ma romagnola di adozione) Hazina Francia.

La giornata conclusiva del festival (ribattezzata “Transmissions OFF”) è ancor di più una commistione tra musica e arte, a partire dalla location, la suggestiva cornice del Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, alla loggetta lombardesca di via di Roma. In questo caso (domenica 27 novembre) si partirà già alle 16 per terminare poco dopo le 21. Per quanto riguarda le esibizioni musicali dal vivo, l’appuntamento è con la chitarrista d’avanguardia americana – ora residente in Scozia – Heather Leigh (alle 18.45) e in apertura (ore 17.15) con il chitarrista milanese Nicola Ratti – ora più focalizzato sulla sperimentazione analotica e le installazioni sonore – e con la performance tra noise e industrial del misterioso progetto franco-maliano Klaus Legal (ore 18).

La giornata è completata dalle mostre-performance. Torna “80 mesh – la forma del suono” (dalle 16 e poi a chiudere dalle 20), il progetto acustico-visuale di Marte Associazione Culturale che indaga i concetti che appartengono al linguaggio del mosaico attraverso l’utilizzo del suono: protagonista il compositore trentino Raul Masu. autore di una composizione per computer music e violoncello realizzata durante una residenza al Bronson. Il fotografo ravennate Adriano Zanni allestisce invece la mostra “Cosa Resta (racconti d’osservazione)”, sulla Ravenna post-Deserto Rosso. “Providence 2000-2010 – The Noise Decade” è ancora il titolo della mostra curata dalla statunitense Pippi Zornoza, che esplora i dieci anni della prolifica scena noise di Providence, tramite le locandine artistiche; infine la fotografa Silvia Bigi, insieme a Serena Dibiase, propone la mostra “Echo. Last things”, (preview alla Lilith Studio Gallery venerdì 25 alle 19). Le mostre resteranno allestite fino all’8 gennaio.

Info: http://transmissionsfestival.org/

Torna il festival Transmissions, dall’avanguardia al rap

Dal 25 al 27 novembre torna a Ravenna quella sorta di segreto sconosciuto alla maggior parte dei romagnoli ma che – tanto per citare un fatto realmente accaduto – è in grado di portare appositamente da queste parti appassionati pure dal Giappone. Senza contare quelli che arrivano abitualmente di anno in anno un po’ da tutta Italia e anche Europa. Stiamo parlando del festival di musica d’avanguardia e sperimentale Transmissions, organizzato (questo sarà il nono anno) a Ravenna dallo staff del Bronson, con un respiro del tutto internazionale. A partire dal format degli ultimi anni, che vede – sulla scia dei festival più prestigiosi al mondo – come curatore della rassegna di volta in volta un artista stesso, sempre diverso. Si è partiti nel 2012 con l’americano Stephen O’Malley dei Sunn O))) per poi proseguire con l’inglese Daniel O’Sullivan degli Ulver, gli A Hawk And A Hacksaw, dal Nuovo Messico, e l’anno scorso con il primo italiano, Nico Vascellari. Quest’anno è la volta addirittura di un ravennate (seppur d’adozione), Bruno Dorella, storico punto di riferimento della scena underground italiana che tutti i mesi tra l’altro ospitiamo con orgoglio sulle pagine del nostro mensile culturale R&D Cult, dove consiglia dischi di genere più svariati, a testimonianza della sua grande cultura musicale. Il “suo” Transmissions – dice – è nato all’insegna di quattro parole chiave: «contemporaneità, curiosità, eclettismo e genere».

Ma ecco nel dettaglio il programma di quello che ci aspetta per la nona edizione del festival.
Venerdì 25 dalle 20 l’appuntamento è all’Almagià per una serata (la più importante dal punto di vista qualitativo, almeno per chi scrive) che avrà come apice (annunciata alle 23.30) l’esibizione dei Jaga Jazzist, supergruppo norvegese assente da alcuni anni dall’Italia, con il suo ipnotico mix tra jazz, rock ed elettronica. Prima (alle 22) toccherà a Sarah Neufeld, violinista canadese collaboratrice anche degli Arcade Fire, che presenta il suo ultimo album solista The Ridge e l’atipico (due bassi, due voci e una batteria) trio francese Le Singe Blanc (ore 22.50), che parte da un punk-funk «quasi tribale – si legge nella cartella stampa – ma tra impennate ritmiche e un canto memore di ricordi primordiali e istanze dada non si nega sfuriate quasi metal o irresistibili groove». A rappresentare (anche) il territorio locale i ravennati Luca Maria Baldini con il suo progetto In Between (ore 20.30) e Giovanni Lami (ore 21.15), field recordist il cui ultimo disco, Bias, è stato inserito dalla prestigiosa rivista inglese The Quietus tra i cento migliori usciti (naturalmente in tutto il mondo) nei primi sei mesi dell’anno.

Sabato 26 novembre ci si sposta (dalle 20.30) al Bronson di Madonna dell’Albero, dove l’attesa è tutta per l’icona hip hop queer di New York Mykki Blanco (annunciato alle 23.30), rapper transgender afroamericana, fotomodella, attivista politica, nota anche per aver pubblicamente rivelato di essere sieropositiva. In apertura (ore 21) lo svizzero Manuel Oberholzer, in arte Feldermelder, tra installazioni, musica analogica, jazz e avanguardia elettronica, e il progetto Azdora (21.50) curato dell’artista svedese Markus Öhrn insieme a Stefania “Alos” Pedretti degli OvO, «uno scioccante rituale black metal – si legge sul web – che ha per protagoniste vecchie signore di casa romagnole (le azdore, appunto)». Il local hero – come lo definisce il Bronson – della seconda serata sarà il rapper ravennate Moder, che presenterà (dalle 22.40) il suo nuovo disco, mentre è in programma anche il dj-set di Petit Singe (a chiudere la serata), progetto della producer di origine indiana (ma romagnola di adozione) Hazina Francia.

La giornata conclusiva del festival (ribattezzata “Transmissions OFF”) è ancor di più una commistione tra musica e arte, a partire dalla location, la suggestiva cornice del Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, alla loggetta lombardesca di via di Roma. In questo caso (domenica 27 novembre) si partirà già alle 16 per terminare poco dopo le 21. Per quanto riguarda le esibizioni musicali dal vivo, l’appuntamento è con la chitarrista d’avanguardia americana – ora residente in Scozia – Heather Leigh (alle 18.45) e in apertura (ore 17.15) con il chitarrista milanese Nicola Ratti – ora più focalizzato sulla sperimentazione analotica e le installazioni sonore – e con la performance tra noise e industrial del misterioso progetto franco-maliano Klaus Legal (ore 18).

La giornata è completata dalle mostre-performance. Torna “80 mesh – la forma del suono” (dalle 16 e poi a chiudere dalle 20), il progetto acustico-visuale di Marte Associazione Culturale che indaga i concetti che appartengono al linguaggio del mosaico attraverso l’utilizzo del suono: protagonista il compositore trentino Raul Masu. autore di una composizione per computer music e violoncello realizzata durante una residenza al Bronson. Il fotografo ravennate Adriano Zanni allestisce invece la mostra “Cosa Resta (racconti d’osservazione)”, sulla Ravenna post-Deserto Rosso. “Providence 2000-2010 – The Noise Decade” è ancora il titolo della mostra curata dalla statunitense Pippi Zornoza, che esplora i dieci anni della prolifica scena noise di Providence, tramite le locandine artistiche; infine la fotografa Silvia Bigi, insieme a Serena Dibiase, propone la mostra “Echo. Last things”, (preview alla Lilith Studio Gallery venerdì 25 alle 19). Le mostre resteranno allestite fino all’8 gennaio.

Info: http://transmissionsfestival.org/

Parziale dissequestro alla Bunge

Piano della società per ridurre le emissione odorose moleste. Due
amministratori indagati per getto pericoloso di cose in continuazione

La Procura di Ravenna ha deciso il parziale dissequestro della Bunge Italia spa, il colosso industriale specializzato nella trasformazione dei semi e con sede legale in via Baiona a Porto Corsini, nell’area del polo chimico ravennate, sequestrato sabato mattina dai carabinieri di nucleo Investigativo e Noe (con conseguente blocco della produzione in 72 ore) a causa dei persistenti cattivi odori che avevano indotto su diversi cittadini dell’area nausee, senso di vomito e problematiche respiratorie.

La misura, notificata nel pomeriggio di mercoledì (23 novembre) in seguito a specifica istanza degli avvocati della spa, prende evidentemente atto del piano della società per ridurre le emissioni odorose moleste. In relazione all’inchiesta, due amministratori della Bunge risultano indagati per getto pericoloso di cose in continuazione.

Secondo le prime verifiche scattate dopo alcuni articoli di stampa, la causa dei cattivi odori potrebbe essere inquadrata nella lavorazione di semi oleosi di soia con emanazione di gas maleodoranti. (Ansa.it)

Parziale dissequestro alla Bunge

Piano della società per ridurre le emissione odorose moleste. Due amministratori indagati per getto pericoloso di cose in continuazione

La Procura di Ravenna ha deciso il parziale dissequestro della Bunge Italia spa, il colosso industriale specializzato nella trasformazione dei semi e con sede legale in via Baiona a Porto Corsini, nell’area del polo chimico ravennate, sequestrato sabato mattina dai carabinieri di nucleo Investigativo e Noe (con conseguente blocco della produzione in 72 ore) a causa dei persistenti cattivi odori che avevano indotto su diversi cittadini dell’area nausee, senso di vomito e problematiche respiratorie.

La misura, notificata nel pomeriggio di mercoledì (23 novembre) in seguito a specifica istanza degli avvocati della spa, prende evidentemente atto del piano della società per ridurre le emissioni odorose moleste. In relazione all’inchiesta, due amministratori della Bunge risultano indagati per getto pericoloso di cose in continuazione.

Secondo le prime verifiche scattate dopo alcuni articoli di stampa, la causa dei cattivi odori potrebbe essere inquadrata nella lavorazione di semi oleosi di soia con emanazione di gas maleodoranti. (Ansa.it)

Referendum: è online un sito che ti guida nella scelta tra Sì e No

Uno dei due informatici che l’hanno creato è un 28enne ravennate
«Idea nata dalle difficoltà incontrate per approfondire la riforma»

A dieci giorni dal referendum costituzionale va online il sito referendumcostituzionale2016.it, nato da un’idea di due ricercatori informatici romagnoli tra cui il 28enne ravennate Enrico Gallinucci, pensato per spiegare i contenuti della riforma e sensibilizzare l’elettorato all’esercizio di un voto consapevole con l’intento di farlo in maniera super-partes. Il sito mette anche a confronto le ragioni del Sì e del No ed offre una modalità interattiva per aiutare l’utente a costruirsi un’opinione complessiva. L’iniziativa (interamente no-profit e senza alcun tipo di finanziamento o affiliazione) è volta a sensibilizzare l’elettorato all’esercizio di un #votoConsapevole e ha già registrato migliaia di accessi da tutta Italia.

I media hanno ampiamente coperto questo argomento, accompagnati da interviste, dibattiti e comizi. Eppure, a pochi giorni dal voto, gli ultimi sondaggi parlano di percentuali molto elevate di astenuti (circa 40%) e di indecisi (circa 25% dei votanti). In soccorso dell’elettorato ancora disorientato è arrivato il sito referendumcostituzionale2016.it, che si propone come uno strumento per aiutare l’elettorato a comprendere il merito della riforma.

Gallinucci e il 40enne Lorenzo Baldacci di Cesena sono specializzati nel campo dell’analisi dei dati e per anni sono stati colleghi nello stesso gruppo di ricerca all’interno del campus cesenate dell’Università di Bologna: «Noi per primi abbiamo incontrato grosse difficoltà ad approfondire la riforma nel merito attraverso i canali mediatici tradizionali, dai quali traspaiono principalmente dibattiti sensazionalisti e descrizioni faziose. Ci siamo chiesti quale strumento avremmo voluto per mettere ordine alle idee senza alcun tipo di influenza esterna; quando abbiamo capito che era fattibile, abbiamo deciso di investire il nostro tempo libero per realizzarlo e pubblicarlo».

Il primo contributo del sito consiste nell’organizzare i contenuti della riforma in sezioni e argomenti diversi, fornendo così una struttura di riferimento. Per ogni argomento viene riportata una prima descrizione della modifica, accompagnata sia dagli articoli della Costituzione inerentemente modificati (con il confronto tra il vecchio ed il nuovo testo), sia dalle principali ragioni del Sì e del No, che sono state collezionate dai siti dei principali comitati e ripartite sui singoli argomenti. Il sito offre inoltre la possibilità agli utenti di impostare la propria opinione sui singoli punti; le opinioni vengono così raccolte in un cruscotto riassuntivo, che aiutano l’utente a capire se la sua valutazione della riforma sia complessivamente positiva o negativa.

Chiusura Western Atlas: offerti 5mila euro ai licenziati. La rabbia dei sindacati

Cgil e Uil: «Mai trovati di fronte a tanto sprezzo delle istituzioni»

Lunedì, 21 novembre, si è tenuto a Ravenna nella sede della Provincia l’ultimo incontro tra i vertici aziendali e i sindacati territoriali nel merito della procedura di licenziamento di 46 dipendenti avviata da Western Atlas, azienda del settore petrolifero che opera dagli anni Ottanta a Ravenna.

L’azienda, del gruppo Baker Hughes, ha presentato quello che ritiene essere il piano di gestione dell’impatto sociale offrendo la cifra di 5.000 euro a lavoratore.

I sindacati hanno esplicitato l’assoluta indisponibilità a sottoscrivere un accordo in questi termini e ribadito l’incomprensibilità delle scelte aziendali, «totalmente incoerenti con il percorso di riorganizzazione attuato dall’azienda stessa per affrontare la crisi che ha colpito l’intero settore negli ultimi anni».

«Tale percorso – sottolineano in una nota Cgil e Uil – è stato condiviso con le istituzioni e i sindacati, ha beneficiato degli ammortizzatori sociali e persino di un tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo Economico che, nell’incontro dello scorso 4 novembre, aveva invitato l’azienda e rivedere la chiusura di Ravenna e ad assorbire il personale di Western Atlas nelle altre unità produttive di Baker Hughes, quale miglior soluzione alle varie e intricate problematiche emerse. La decisione di chiudere Western Atlas, nonostante la disponibilità di mesi di cassa integrazione e contratti di lavoro in essere ancora da onorare, sommata a varie comunicazioni e documentazioni reperite delle organizzazioni sindacali, inducono a pensare che la multinazionale intenda proseguire le attività “wire line” tramite la capogruppo Baker Hughes in barba a qualsiasi normativa di legge. Sarà inevitabile uno scontro legale, con la probabile conseguenza per la multinazionale americana di vedersi contestati tutti gli ammortizzatori sociali degli ultimi anni, una serie di cause per i licenziamenti illegittimi dei lavoratori e un pregiudizio insormontabile sulla partecipazione a future gare di appalto in Italia».

«In questi ultimi anni di crisi abbiamo incontrato e conosciuto tanti imprenditori – dicono Filctem Cgil e Uiltec Uil – ma mai ci era capitato di trovarci di fronte a tanto sprezzo delle istituzioni e della normativa come in questo caso: le scelte scellerate del management russo rischiano di mettere all’angolo Baker Hughes in Italia, proprio quando la notizia dell’acquisizione del gruppo da parte della General Elettric delle settimane scorse aveva portato una ventata di positività e ottimismo per il futuro dei 46 lavoratori di Ravenna e i 180 rimasti a Pescara e nelle sedi operative di Viggiano e Catania che, ricordiamo, erano circa 350 nel 2011».

Chiusura Western Atlas: offerti 5mila euro ai licenziati. La rabbia dei sindacati

Cgil e Uil: «Mai trovati di fronte a tanto sprezzo delle istituzioni»

Lunedì, 21 novembre, si è tenuto a Ravenna nella sede della Provincia l’ultimo incontro tra i vertici aziendali e i sindacati territoriali nel merito della procedura di licenziamento di 46 dipendenti avviata da Western Atlas, azienda del settore petrolifero che opera dagli anni Ottanta a Ravenna.

L’azienda, del gruppo Baker Hughes, ha presentato quello che ritiene essere il piano di gestione dell’impatto sociale offrendo la cifra di 5.000 euro a lavoratore.

I sindacati hanno esplicitato l’assoluta indisponibilità a sottoscrivere un accordo in questi termini e ribadito l’incomprensibilità delle scelte aziendali, «totalmente incoerenti con il percorso di riorganizzazione attuato dall’azienda stessa per affrontare la crisi che ha colpito l’intero settore negli ultimi anni».

«Tale percorso – sottolineano in una nota Cgil e Uil – è stato condiviso con le istituzioni e i sindacati, ha beneficiato degli ammortizzatori sociali e persino di un tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo Economico che, nell’incontro dello scorso 4 novembre, aveva invitato l’azienda e rivedere la chiusura di Ravenna e ad assorbire il personale di Western Atlas nelle altre unità produttive di Baker Hughes, quale miglior soluzione alle varie e intricate problematiche emerse. La decisione di chiudere Western Atlas, nonostante la disponibilità di mesi di cassa integrazione e contratti di lavoro in essere ancora da onorare, sommata a varie comunicazioni e documentazioni reperite delle organizzazioni sindacali, inducono a pensare che la multinazionale intenda proseguire le attività “wire line” tramite la capogruppo Baker Hughes in barba a qualsiasi normativa di legge. Sarà inevitabile uno scontro legale, con la probabile conseguenza per la multinazionale americana di vedersi contestati tutti gli ammortizzatori sociali degli ultimi anni, una serie di cause per i licenziamenti illegittimi dei lavoratori e un pregiudizio insormontabile sulla partecipazione a future gare di appalto in Italia».

«In questi ultimi anni di crisi abbiamo incontrato e conosciuto tanti imprenditori – dicono Filctem Cgil e Uiltec Uil – ma mai ci era capitato di trovarci di fronte a tanto sprezzo delle istituzioni e della normativa come in questo caso: le scelte scellerate del management russo rischiano di mettere all’angolo Baker Hughes in Italia, proprio quando la notizia dell’acquisizione del gruppo da parte della General Elettric delle settimane scorse aveva portato una ventata di positività e ottimismo per il futuro dei 46 lavoratori di Ravenna e i 180 rimasti a Pescara e nelle sedi operative di Viggiano e Catania che, ricordiamo, erano circa 350 nel 2011».

Sabato test gratuiti per l’Hiv. Nel 2015 in provincia di Ravenna 31 nuovi casi

In Italia una diagnosi su due arriva tardi e il 15 percento non sa di essere portatore di infezione. Esistono terapie che lo bloccano

In occasione della giornata mondiale contro l’Aids, anche quest’anno l’Ausl della Romagna promuove l’Hiv Test Days, l’apertura degli ambulatori di Malattie Infettive, Dermatologia e SerT sabato 26 novembre, dalle 8 alle 12, per invitare le persone ad effettuare gratuitamente il test per l’Hiv ed offrire tutte le informazioni utili alla prevenzione dell’Aids.

Quest’anno l’iniziativa vede anche la collaborazione della Croce Rossa e dell’Avis, che saranno in varie piazze con i loro mezzi in diverse giornate fra il 29 novembre e il 3 dicembre.

In provincia sarà possibile fare i test a Faenza all’ospedale degli Infermi (ambulatorio Malattie infettive e in Dermatologia Ambulatorio Mst) e al Ser.T (via Zaccagnini 22, primo pianto ingresso B); a Lugo all’ospedale Umberto I (Dermatologia – Ambulatorio Mst) e al Ser.T (via F. Bosi 32); a Ravenna all’ospedale S. Maria delle Croci (ambulatorio Malattie infettive) e al Ser.T (via Missiroli 16); mentre l’Avis sarà con autoemoteche a Faenza martedì 29 novembre, dalle 8 alle 11,30 in piazza Della Libertà; a Lugo mercoledì 30 novembre dalle 8 alle 11.30 in Piazza Baracca e a Ravenna sabato 3 dicembre, dalle 16 alle 19, in Piazza del Popolo.

«Fare il test è importante – scrive l’Ausl in una nota inviata alla stampa – poiché una persona affetta da infezione Hiv può rimanere asintomatica per anni: in questa fase l’infezione può essere diagnosticata solo con il test. Un tempo le persone temevano di scoprire la sieropositività perché non c’erano cure efficaci, il virus continuava a replicarsi e in alcuni anni portava all’Aids. Oggi non bisogna aver paura perché esistono terapie che bloccano l’azione del virus Hiv. Occorre una terapia continuativa per tutto il corso della vita. L’infezione resta, ma viene controllata e non si ha la malattia».

L’infezione viene curata con farmaci che bloccano la replicazione del virus Hiv e quindi impediscono la sua azione dannosa sul sistema immunitario. «Prima si agisce – ricorda l’Ausl – meglio è: questo è importante per l’efficacia della terapia e anche per ridurre la trasmissione del virus».

I Servizi di Igiene e Sanità Pubblica, i Consultori familiari, gli Spazi giovani dei Consultori, i medici di famiglia possono fornire informazioni e consigli.

In Italia – stando ai dati diffusi ad ottobre, in occasione del 15° Congresso Internazionale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) – una diagnosi su due arriva tardi e il 15% delle persone non sa di essere portatore di infezione da Hiv.
Tra i residenti in Romagna negli ultimi tre anni si osserva una sostanziale stabilità delle nuove diagnosi di infezione da Hiv, con una media complessiva di 82 casi all’anno; complessivamente dal 2006 al 2015 il trend risulta in lieve calo.
In particolare, nel 2015 tra i residenti in Romagna si sono registrati 79 casi con nuova diagnosi di Hiv: 31 nella provincia di Ravenna, 28 nella provincia di Forlì-Cesena, 20 nella provincia di Rimini.

La modalità di trasmissione principale resta quella sessuale, attribuibile a rapporti sessuali non protetti.

Lasciano bambina di 3 anni in auto e la ritrovano in un bar nelle vicinanze

Denunciati dai carabinieri due amici a cui i genitori avevano affidato temporaneamente la figlia. È successo a Faenza

I genitori avevano affidato la loro bambina di 3 anni a due amici, loro connazionali, per poter sbrigare alcune faccende. Ma i due cinesi a cui la bambina era stata affidata, un uomo di 42 anni e un ragazzo di 20, l’hanno lasciata sola in auto per andare in banca, pensando – diranno poi ai carabinieri – che non riuscisse ad uscire dall’abitacolo. La piccola, invece, rimasta da sola, è riuscita ad aprire lo sportello e si è incamminata fino a un bar poco distante, soccorsa da una dipendente che ha poi chiamato i carabinieri. La piccola è quindi stata riconsegnata ai genitori, mentre i due amici sono stati denunciati per abbandono di minore in concorso.

L’episodio è avvenuto a Faenza, nel parcheggio di via Laghi.

Obbligo vaccini ai nidi, ora è legge Vota contro solo il Movimento 5 Stelle

Approvata la riforma dei servizi educativi per la prima infanzia

Adesso è legge, ed è la prima varata da una Regione italiana: per poter frequentare gli asili nido dell’Emilia-Romagna i bambini dovranno essere vaccinati. Lo prevede il progetto di legge della Giunta regionale di riforma dei servizi educativi per la prima infanzia e approvato dall’Assemblea legislativa con 27 voti favorevoli (Pd), 5 no (M5s) e 10 astenuti (Sel, Ln, Fdi, Fi). L’articolo 6, quello che introduce l’obbligatorietà dei vaccini, è stato votato da Pd, Sel, Fdi, Fi; contrario il M5s, astenuta la Ln. Nel ridisegnare i servizi 0-3 anni, la norma introduce come requisito d’accesso a quegli stessi servizi, pubblici e privati, «l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente», e quindi aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B.

La percentuale di vaccinati che garantisce la migliore protezione a tutta la popolazione deve essere superiore al 95%, limite indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). In Emilia-Romagna tale copertura è stata del 93,4% nel 2015 dopo essere scesa al di sotto di quella richiesta nel 2014, quando arrivò al 94,5%. Nel 2010 era al 96,5%. Dati ancor più negativi per la Ausl unica della Romagna, che nel 2015 ha fatto registrare una copertura pari al 92,3% rispetto al 91,1% dell’anno precedente. Prendendo le singole aree, si ha Rimini con l’87,5%, in leggera salita rispetto all’87,3% del 2014, poi Cesena con l’89,4% (92,5%), Forlì con il 93% (94,5%) e Ravenna con il 94,3% (95,2%).

Per quanto riguarda più in generale i servizi educativi per la fascia di età da 0 a 3 anni, la riforma tocca un sistema regionale fatto di 1.199 servizi per oltre 32.500 bimbi iscritti. «Punti cardine della nuova legge – si legge in una nota della Regione – sono più garanzia dell’equità e della qualità dei servizi, peraltro sottoposti a processi di valutazione; l’accreditamento delle strutture private, sinora mai attuato, che viene semplificato ma reso più efficace e che si aggiungerà all’autorizzazione, per un’offerta educativa più trasparente; la formazione del personale e la nuova collocazione dei coordinamenti pedagogici presso i Comuni capoluogo a seguito del superamento del ruolo delle Province».

Entro un mese dall’entrata in vigore della legge la Giunta regionale, attraverso un provvedimento apposito, specificherà «le forme concrete di attuazione» del comma sui vaccini. Per l’accesso al nido, i genitori dei bimbi non ancora vaccinati avranno tempo per presentare il certificato di avvenuta vaccinazione fino a quando non sarà accettata la domanda d’iscrizione (maggio-giugno 2017, data che varia a seconda del Comune di appartenenza). Parallelamente, la Regione si impegna a rafforzare azioni, interventi di comunicazione e informazione sull’importanza delle vaccinazioni.

Nella legge, in generale, si ridefinisce il sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia, flessibile e diversificato, con al centro il nido classico, con orari part-time e tempo lungo, inteso come principale servizio educativo con la doppia funzione formativa e di cura per i bambini e di sostegno delle famiglie. Intorno al nido, una rete di servizi più flessibili (sperimentali, domiciliari, integrativi, spazi genitori-bambini) e più diversificati nelle proprie modalità organizzative per andare incontro a nuovi bisogni e alle scelte educative delle famiglie. Il provvedimento riafferma la responsabilità degli Enti pubblici, nelle loro funzioni di controllo e regolazione dei servizi educativi, per avere elementi minimi comuni rispetto alla qualità pedagogica, alla tutela sanitaria, alle modalità di accesso e ai criteri di contribuzione, e introduce tra le altre cose processi di valutazione della qualità dei servizi, formazione del personale e accreditamento dei servizi: già previsto dalla legge del 2000 e mai realizzato, diventa ora condizione essenziale per poter usufruire dei finanziamenti regionali da parte di chi gestisce servizi privati. Fulcro dell’accreditamento, concesso dal Comune, è la valutazione della qualità del servizio in base a una serie di requisiti che verranno esplicitati nella direttiva sull’accreditamento quali il progetto pedagogico, la presenza del coordinatore pedagogico e l’adozione di strumenti di auto-valutazione del servizio oltre a un adeguato numero di ore di formazione del personale.

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