giovedì
30 Aprile 2026

Il Mar riparte dalla Biennale del mosaico Grandi mostre invece in stand by

La priorità del 2017 sarà il rilancio in chiave internazionale della
manifestazione dedicata all’arte musiva. In arrivo un curatore a tempo

Nel 2002 divenne un’Istituzione del Comune e il Museo d’Arte della città di Ravenna (noto ai più semplicemente come Mar, in via di Roma), già sede della pinacoteca comunale, rilanciò l’attività espositiva seguendo la tendenza delle grandi mostre esplosa a fine anni novanta anche in Italia. Ora il Mar, chiuso un ciclo di circa 13 anni sotto la guida di Claudio Spadoni, prima come direttore artistico e poi come consulente esterno (vedi intervista tra gli articoli correlati), si trova di fronte a un’altra svolta della propria storia. Complice il cambio del governo della città, mentre nella vicina Forlì è stata già presentata come da tradizione quella del prossimo anno, a Ravenna una grande mostra come comunemente intesa non ci sarà: mancano ormai i tempi tecnici per realizzarla, non essendo peraltro ancora stato individuato un nuovo curatore artistico. In questi ultimi anni a finanziare la mostra è stata la Fondazione della Cassa di Risparmio (il Comune si faceva carico della struttura e dei costi fissi), con cui la nuova giunta avrà un confronto in ottobre, quando dovrebbe essere anche nominato il successore dell’attuale presidente della fondazione bancaria, Lanfranco Gualtieri.

Sulla base anche delle risorse disponibili verrà comunque allestito un calendario di attività espositiva, con il 2017 che sarà però caratterizzato in particolare dalla nuova edizione della Biennale del mosaico, che il sindaco dichiara di voler rilanciare in grande stile. La prossima sarà la quinta edizione e pare che nulla sarà come prima. «Rivoluzioneremo la Biennale che in questi anni ha goduto di risorse troppo scarse – assicura De Pascale –, investiremo significativamente su questo evento che rappresenta una delle vocazioni della nostra città (il paragone del sindaco è quello con Argillà, grande evento dedicato alla ceramica appena conclusasi a Faenza, ndr), lo faremo con un comitato scientifico di livello internazionale e il coinvolgimento forte dei mosaicisti, per una manifestazione dal richiamo internazionale. E il ruolo del Mar (che ospita come noto anche il Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, ndr) diventerà ancora più forte e sarà fondamentale». Nelle intenzioni di De Pascale c’è quindi quella di programmare tre edizioni della Biennale di alto livello in questa sua legislatura (2017, 2019 e 2021, anno in cui Ravenna tornerà al voto), puntando magari su grandi mostre – che in campagna elettorale De Pascale aveva comunque promesso di implementare – negli anni restanti (il 2018 e il 2020), sulla base anche delle risorse disponibili, con la speranza di poterne avere di più a disposizione anche grazie alla nuova Fondazione che si dovrebbe occupare della gestione del patrimonio artistico e culturale di Ravenna (vedi articoli correlati).

Ma quindi – è la domanda che sorge spontanea – non ci sarà un vero e proprio successore di Spadoni? «In ottobre avremo le idee più chiare sul prossimo biennio, mi pare normale un momento di incertezza in questo periodo di passaggio di consegne – si giustifica il sindaco –. Nel mondo dell’arte credo comunque siano normali avvicendamenti nella curatela scientifica: sicuramente avremo un nuovo curatore, magari un incarico biennale o triennale per un’attività che non si deve misurare con il numero di ingressi, ma in grado di mettere in campo una programmazione di qualità a partire dal mosaico ma che valorizzi anche la pittura, la fotografia, le arti visive in generale».

Il Mar riparte dalla Biennale del mosaico Grandi mostre invece in stand by

La priorità del 2017 sarà il rilancio in chiave internazionale della
manifestazione dedicata all’arte musiva. In arrivo un curatore a tempo

Nel 2002 divenne un’Istituzione del Comune e il Museo d’Arte della città di Ravenna (noto ai più semplicemente come Mar, in via di Roma), già sede della pinacoteca comunale, rilanciò l’attività espositiva seguendo la tendenza delle grandi mostre esplosa a fine anni novanta anche in Italia. Ora il Mar, chiuso un ciclo di circa 13 anni sotto la guida di Claudio Spadoni, prima come direttore artistico e poi come consulente esterno (vedi intervista tra gli articoli correlati), si trova di fronte a un’altra svolta della propria storia. Complice il cambio del governo della città, mentre nella vicina Forlì è stata già presentata come da tradizione quella del prossimo anno, a Ravenna una grande mostra come comunemente intesa non ci sarà: mancano ormai i tempi tecnici per realizzarla, non essendo peraltro ancora stato individuato un nuovo curatore artistico. In questi ultimi anni a finanziare la mostra è stata la Fondazione della Cassa di Risparmio (il Comune si faceva carico della struttura e dei costi fissi), con cui la nuova giunta avrà un confronto in ottobre, quando dovrebbe essere anche nominato il successore dell’attuale presidente della fondazione bancaria, Lanfranco Gualtieri.

Sulla base anche delle risorse disponibili verrà comunque allestito un calendario di attività espositiva, con il 2017 che sarà però caratterizzato in particolare dalla nuova edizione della Biennale del mosaico, che il sindaco dichiara di voler rilanciare in grande stile. La prossima sarà la quinta edizione e pare che nulla sarà come prima. «Rivoluzioneremo la Biennale che in questi anni ha goduto di risorse troppo scarse – assicura De Pascale –, investiremo significativamente su questo evento che rappresenta una delle vocazioni della nostra città (il paragone del sindaco è quello con Argillà, grande evento dedicato alla ceramica appena conclusasi a Faenza, ndr), lo faremo con un comitato scientifico di livello internazionale e il coinvolgimento forte dei mosaicisti, per una manifestazione dal richiamo internazionale. E il ruolo del Mar (che ospita come noto anche il Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, ndr) diventerà ancora più forte e sarà fondamentale». Nelle intenzioni di De Pascale c’è quindi quella di programmare tre edizioni della Biennale di alto livello in questa sua legislatura (2017, 2019 e 2021, anno in cui Ravenna tornerà al voto), puntando magari su grandi mostre – che in campagna elettorale De Pascale aveva comunque promesso di implementare – negli anni restanti (il 2018 e il 2020), sulla base anche delle risorse disponibili, con la speranza di poterne avere di più a disposizione anche grazie alla nuova Fondazione che si dovrebbe occupare della gestione del patrimonio artistico e culturale di Ravenna (vedi articoli correlati).

Ma quindi – è la domanda che sorge spontanea – non ci sarà un vero e proprio successore di Spadoni? «In ottobre avremo le idee più chiare sul prossimo biennio, mi pare normale un momento di incertezza in questo periodo di passaggio di consegne – si giustifica il sindaco –. Nel mondo dell’arte credo comunque siano normali avvicendamenti nella curatela scientifica: sicuramente avremo un nuovo curatore, magari un incarico biennale o triennale per un’attività che non si deve misurare con il numero di ingressi, ma in grado di mettere in campo una programmazione di qualità a partire dal mosaico ma che valorizzi anche la pittura, la fotografia, le arti visive in generale».

Ispezione al ristorante giapponese Stop alla vendita di pesce crudo

I controlli dei carabinieri del Nas hanno trovato in frigo alimenti non sottoposti al trattamento richiesto

Nei frigoriferi del ristorante c’era pesce destinato alla preparazione di piatti da consumarsi crudi, che non era stato sottoposto ai trattamenti richiesti: l’intervento dei carabinieri nel Nas (nucleo antisofisticazioni e sanità) ha portato alla sospensione immediata di ogni attività di preparazione e somministrazione di pesce crudo per il ristorante Fuji di via Trieste a Ravenna. Il controllo dell’Arma si è svolto ieri, 12 settembre, nei locali di fronte al Pala De Andrè dove da poco si era trasferito il ristorante.

«Lavori in ritardo in piazza Kennedy ma dal Comune nessuna spiegazione»

Confesercenti contro gli annunci dell’assessore che parlava di area fruibile da giugno: «Invece nemmeno per la Notte Oro»

«Il 7 aprile l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Roberto Fagnani, aveva dato rassicurazioni ai commercanti attorno a piazza Kennedy circa l’apertura di buona parte dell’area da giugno. Le aziende si erano organizzate per quei tempi e invece non si sarà pronti neanche per la Notte Oro». La Confesercenti prova di nuovo ad alzare la voce con il Comune di Ravenna per i ritardi nella conclusione del cantiere che sta trasformando un parcheggio da 130 posti in una piazza pedonale. Le ultime dichiarazioni fatte dall’assessore mettevano in calendario la riapertura per ottobre, senza precisazioni sulle date: «Il Comune a suo tempo aveva accolto la richiesta di ridurre alcune tariffe locali alle imprese coinvolte e ora, a fronte dei nuovi pesanti ritardi e dei gravi danni subiti, chiediamo che dia un contributo straordinario a chi è stato costretto a chiudere o sospendere la propria attività per responsabilità non sue».

L’uscita pubblica di Confesercenti, attraverso il presidente comunale Gianluca Gasperoni, arriva dopo l’allarme lanciato dal Fellini, locale che da tredici anni anima la piazza e che dopo la chiusura estiva ha deciso di non riaprire quotidianamente per mancanza di clientela: «Pensavamo che ci sarebbe stata qualche risposta in merito dopo la triste notizia del Fellini. Le associazioni di categoria e gli operatori interessati sono stati convocati invece dal Comune con inspiegabile ritardo per la serata del 3 ottobre per conoscere lo stato dei lavori e i bandi relativi ai chioschi da installare. Non si può né toppare né scherzare sui problemi e sulla pelle delle imprese e delle loro gestioni».

Le rondini giganti di Cracking Art all’Oriani per una raccolta fondi

L’installazione artistica nel giardino della biblioteca in occasione della mostra dedicata al volto di Dante: in vendita le riproduzioni

Uno stormo di rondini giganti e colorate ha invaso il giardino della biblioteca Oriani nel centro storico di Ravenna. Si tratta dell’installazione di Cracking Art, gruppo artistico nato a Biella nel 1993 e diventato paladino della rigenerazione dell’arte antica attraverso le potenzialità di quella contemporanea. Le installazioni realizzate in plastica rigenerabile sono infatti affiancate da una raccolta fondi attraverso la vendita di riproduzioni delle sculture in piccole dimensioni e il ricavato viene devoluto per il restauro del monumento o del luogo invaso.

L’invasione della Oriani arriva dopo le esperienze alla Reggia di Caserta, al Portico di San Luca a Bologna e alla chiesa Notre-Dame di Calais nell’ambito del Settembre Dantesco che prevede la mostra idDante dedicata al volto del Sommo Poeta (vedi articoli correlati). Le sculture di piccole dimensioni raffiguranti rondini in volo, saranno acquistabili al Caffè Letterario di via Diaz 26 e il ricavato sarà donato alla Oriani per la digitalizzazione di saggi ed opere dantesche di inizio ‘900 oggi non consultabili.

«Quando parliamo di rondini nel nostro immaginario collettivo – spiega Kicco, artista del gruppo Cracking Art – le immaginiamo in volo, in un continuo viaggio. Per noi invece era significativo rappresentarle appoggiate al suolo, in un momento di intima riflessione. Per questo abbiamo accettato l’invito dell’ideatore di Id Dante, Marco Miccoli e della curatrice Maria Vittoria Baravelli, a collocarle in prossimità della tomba di Dante Alighieri. In una società come quella attuale, incredibilmente dinamica e fluida, in cui il pensiero e le idee viaggiano senza tregua, qui le rondini sostano e ci invitano a trarre ispirazione dal genio dantesco, dall’eco di quell’uomo che ha da sempre formato la storia e la cultura italiana».

Le rondini giganti di Cracking Art all’Oriani per una raccolta fondi

L’installazione artistica nel giardino della biblioteca in occasione della mostra dedicata al volto di Dante: in vendita le riproduzioni

Uno stormo di rondini giganti e colorate ha invaso il giardino della biblioteca Oriani nel centro storico di Ravenna. Si tratta dell’installazione di Cracking Art, gruppo artistico nato a Biella nel 1993 e diventato paladino della rigenerazione dell’arte antica attraverso le potenzialità di quella contemporanea. Le installazioni realizzate in plastica rigenerabile sono infatti affiancate da una raccolta fondi attraverso la vendita di riproduzioni delle sculture in piccole dimensioni e il ricavato viene devoluto per il restauro del monumento o del luogo invaso.

L’invasione della Oriani arriva dopo le esperienze alla Reggia di Caserta, al Portico di San Luca a Bologna e alla chiesa Notre-Dame di Calais nell’ambito del Settembre Dantesco che prevede la mostra idDante dedicata al volto del Sommo Poeta (vedi articoli correlati). Le sculture di piccole dimensioni raffiguranti rondini in volo, saranno acquistabili al Caffè Letterario di via Diaz 26 e il ricavato sarà donato alla Oriani per la digitalizzazione di saggi ed opere dantesche di inizio ‘900 oggi non consultabili.

«Quando parliamo di rondini nel nostro immaginario collettivo – spiega Kicco, artista del gruppo Cracking Art – le immaginiamo in volo, in un continuo viaggio. Per noi invece era significativo rappresentarle appoggiate al suolo, in un momento di intima riflessione. Per questo abbiamo accettato l’invito dell’ideatore di Id Dante, Marco Miccoli e della curatrice Maria Vittoria Baravelli, a collocarle in prossimità della tomba di Dante Alighieri. In una società come quella attuale, incredibilmente dinamica e fluida, in cui il pensiero e le idee viaggiano senza tregua, qui le rondini sostano e ci invitano a trarre ispirazione dal genio dantesco, dall’eco di quell’uomo che ha da sempre formato la storia e la cultura italiana».

Biblioteche: nel 2017 un concorso per il nuovo direttore della Classense

Da alcuni mesi Giuliani è in pensione e continua senza retribuzione
Il successore dovrà favorire l’integrazione con l’Oriani

Nel 2011 divenne anche un caso politico, con il direttore Donatino Domini che poco prima di andare in pensione dopo trent’anni di servizio dichiarò pubblicamente che il suo successore non sarebbe dovuto essere un politico, spazzando via le voci su una possibile nomina dell’allora assessore uscente alla Cultura, poi divenuto coordinatore di Ravenna Capitale europa della cultura 2019, Alberto Cassani. Sono passati cinque anni e ancora non è stata presa una decisione forte per la direzione della storica biblioteca Classense di Ravenna – dotata di un patrimonio librario antico, moderno e contemporaneo tra i più importanti d’Italia –,  affidata per un paio d’anni ad interim alla dirigente comunale Maria Grazia Marini e poi a Claudia Giuliani, già vice e braccio destro dello stesso Domini. Ora da qualche mese Giuliani è in pensione, ma continua a svolgere il proprio compito senza percepire alcun compenso, gratuitamente, in attesa della nomina del nuovo direttore. Che avverrà il prossimo anno, annuncia il sindaco De Pascale, tramite un concorso pubblico.

Non sarà l’unica novità per la Classense, il cui nuovo direttore dovrà in primo luogo – a detta del sindaco – lavorare per una maggiore apertura e relazione fra tutte le istituzioni bibliotecarie, fra Classense stessa e le sue sedi decentrate, oltre che per una forte integrazione con l’altra biblioteca della città, l’Oriani. Una collaborazione che dovrà sgravare di costi la fondazione Oriani – istituita nel 2003 da Comune, Provincia, Fondazione Cassa di Risparmio e Del Monte –, che come noto è oggi in difficoltà economiche, ma alle cui sorti, par di capire, dovrà interessarsi in particolare il ministero. «Essendo la seconda biblioteca italiana di storia contemporanea lo Stato deve essere per forza interessato, anche perché se la fondazione non dovesse essere più sostenibile (nel tempo sono venuti a mancare in particolare i finanziamenti della Provincia, ndr) tornerebbe a carico dello Stato stesso», assicura il Primo cittadino.

Per quanto riguarda invece la riorganizzazione vera e propria, De Pascale non esclude che l’istituzione creata nel 2002 per la gestione della Classense possa essere superata (così come accaduto per quella dell’Istruzione e infanzia) per far tornare la biblioteca nell’ambito del Comune di Ravenna, ma è ancora in corso una valutazione tra i pro e i contro dell’operazione. Di certo tra gli obiettivi del nuovo sindaco c’è invece quello di non disperdere il valore della rete informatica bibliotecaria più avanzata d’Italia, quella romagnola, in capo alle tre Province da trent’anni. «Se vogliamo mantenere lo stesso livello anche con il superamento delle Province è necessario lavorare in squadra, pensare ad alcuni poli di aggregazione molto forti. Vogliamo costruire un hub ravennate con la Classense che potrebbe già ora prendere il posto della Provincia come capofila, cercando di eliminare alcune inefficienze come quelle legate agli acquisti di libri, grazie a una maggiore coordinazione con Bassa Romagna, Faenza e Cervia».

Biblioteche: nel 2017 un concorso per il nuovo direttore della Classense

Da alcuni mesi Giuliani è in pensione e continua senza retribuzione
Il successore dovrà favorire l’integrazione con l’Oriani

Nel 2011 divenne anche un caso politico, con il direttore Donatino Domini che poco prima di andare in pensione dopo trent’anni di servizio dichiarò pubblicamente che il suo successore non sarebbe dovuto essere un politico, spazzando via le voci su una possibile nomina dell’allora assessore uscente alla Cultura, poi divenuto coordinatore di Ravenna Capitale europa della cultura 2019, Alberto Cassani. Sono passati cinque anni e ancora non è stata presa una decisione forte per la direzione della storica biblioteca Classense di Ravenna – dotata di un patrimonio librario antico, moderno e contemporaneo tra i più importanti d’Italia –,  affidata per un paio d’anni ad interim alla dirigente comunale Maria Grazia Marini e poi a Claudia Giuliani, già vice e braccio destro dello stesso Domini. Ora da qualche mese Giuliani è in pensione, ma continua a svolgere il proprio compito senza percepire alcun compenso, gratuitamente, in attesa della nomina del nuovo direttore. Che avverrà il prossimo anno, annuncia il sindaco De Pascale, tramite un concorso pubblico.

Non sarà l’unica novità per la Classense, il cui nuovo direttore dovrà in primo luogo – a detta del sindaco – lavorare per una maggiore apertura e relazione fra tutte le istituzioni bibliotecarie, fra Classense stessa e le sue sedi decentrate, oltre che per una forte integrazione con l’altra biblioteca della città, l’Oriani. Una collaborazione che dovrà sgravare di costi la fondazione Oriani – istituita nel 2003 da Comune, Provincia, Fondazione Cassa di Risparmio e Del Monte –, che come noto è oggi in difficoltà economiche, ma alle cui sorti, par di capire, dovrà interessarsi in particolare il ministero. «Essendo la seconda biblioteca italiana di storia contemporanea lo Stato deve essere per forza interessato, anche perché se la fondazione non dovesse essere più sostenibile (nel tempo sono venuti a mancare in particolare i finanziamenti della Provincia, ndr) tornerebbe a carico dello Stato stesso», assicura il Primo cittadino.

Per quanto riguarda invece la riorganizzazione vera e propria, De Pascale non esclude che l’istituzione creata nel 2002 per la gestione della Classense possa essere superata (così come accaduto per quella dell’Istruzione e infanzia) per far tornare la biblioteca nell’ambito del Comune di Ravenna, ma è ancora in corso una valutazione tra i pro e i contro dell’operazione. Di certo tra gli obiettivi del nuovo sindaco c’è invece quello di non disperdere il valore della rete informatica bibliotecaria più avanzata d’Italia, quella romagnola, in capo alle tre Province da trent’anni. «Se vogliamo mantenere lo stesso livello anche con il superamento delle Province è necessario lavorare in squadra, pensare ad alcuni poli di aggregazione molto forti. Vogliamo costruire un hub ravennate con la Classense che potrebbe già ora prendere il posto della Provincia come capofila, cercando di eliminare alcune inefficienze come quelle legate agli acquisti di libri, grazie a una maggiore coordinazione con Bassa Romagna, Faenza e Cervia».

La prima volta di Elenoire Casalegno Esordio in un reality per l’ex modella

La 40enne conduttrice ravennate tra i 14 concorrenti del Grande Fratello Vip. Nel cast anche Valeria Marini, ex del cervese Baldassari

C’è la 40enne ravennate Elenoire Casalegno tra i 14 personaggi dello showbiz concorrenti della prima edizione del Grande Fratello Vip al via il 19 settembre su Canale 5 con la conduzione di Ilary Blasi. È la prima volta in un reality per l’ex modella e attrice ora conduttrice televisiva e radiofonica. Le regole sono le stesse dell’ormai noto programma Mediaset: otto donne e sei uomini, reclusi in una casa per 50 giorni, spiati 24 ore su 24 dalle telecamere, impegnati in una prova settimanale per guadagnare bonus o evitare penalità mentre il televoto del pubblico da casa decide chi può restare e chi deve abbandonare la gara.

Da gennaio 2014 Elenoire (che su Instagram conta 229mila follower) è tra gli inviati della trasmissione Mistero su Italia Uno. In precedenza sono state diverse le esperienze sul piccolo schermo con Saturday Night Live, Pressing, Scherzi a Parte, Festivalbar, Verissimo. Ma l’ingresso nel mondo del glamour avvenne sulle passerelle di moda. Il mensile Maxim nel 2001 la spoglia per il calendario di quell’anno. Nel 1999 è diventata madre di una bambina, Swami, avuta con dj Ringo. Con il cantante Omar Pedrini, al quale è stata sentimentalmente legata per sette anni, ha avviato una produzione di vini. Il padre è titolare dell’hotel Reunion in centro a Ravenna.

Questi gli altri tredici concorrenti che parteciperanno a questa prima edizione del reality: Costantino Vitagliano (42), Mariana Rodriguez (25), Andrea Damante (26), Valeria Marini (49), Antonella Mosetti (41), Asia Nuccetelli (20), Gabriele Rossi (28), Clemente Russo (34), Pamela Prati (57), Stefano Bettarini (44), Alessia Macari (22), Bosco Cobos (29) e Laura freddi (44). La 49enne Valeria Marini fino a qualche settimana fa era la compagna di Patrick Baldassari, imprenditore della movida di Milano Marittima e ideatore insieme al padre Mario del celebre Vip Master Tennis che ogni estate porta in riviera personaggi delle tv e dello spettacolo per un torneo di tennis più rivolto al colore che allo sport.

La prima volta di Elenoire Casalegno Esordio in un reality per l’ex modella

La 40enne conduttrice ravennate tra i 14 concorrenti del Grande Fratello Vip. Nel cast anche Valeria Marini, ex del cervese Baldassari

C’è la 40enne ravennate Elenoire Casalegno tra i 14 personaggi dello showbiz concorrenti della prima edizione del Grande Fratello Vip al via il 19 settembre su Canale 5 con la conduzione di Ilary Blasi. È la prima volta in un reality per l’ex modella e attrice ora conduttrice televisiva e radiofonica. Le regole sono le stesse dell’ormai noto programma Mediaset: otto donne e sei uomini, reclusi in una casa per 50 giorni, spiati 24 ore su 24 dalle telecamere, impegnati in una prova settimanale per guadagnare bonus o evitare penalità mentre il televoto del pubblico da casa decide chi può restare e chi deve abbandonare la gara.

Da gennaio 2014 Elenoire (che su Instagram conta 229mila follower) è tra gli inviati della trasmissione Mistero su Italia Uno. In precedenza sono state diverse le esperienze sul piccolo schermo con Saturday Night Live, Pressing, Scherzi a Parte, Festivalbar, Verissimo. Ma l’ingresso nel mondo del glamour avvenne sulle passerelle di moda. Il mensile Maxim nel 2001 la spoglia per il calendario di quell’anno. Nel 1999 è diventata madre di una bambina, Swami, avuta con dj Ringo. Con il cantante Omar Pedrini, al quale è stata sentimentalmente legata per sette anni, ha avviato una produzione di vini. Il padre è titolare dell’hotel Reunion in centro a Ravenna.

Questi gli altri tredici concorrenti che parteciperanno a questa prima edizione del reality: Costantino Vitagliano (42), Mariana Rodriguez (25), Andrea Damante (26), Valeria Marini (49), Antonella Mosetti (41), Asia Nuccetelli (20), Gabriele Rossi (28), Clemente Russo (34), Pamela Prati (57), Stefano Bettarini (44), Alessia Macari (22), Bosco Cobos (29) e Laura freddi (44). La 49enne Valeria Marini fino a qualche settimana fa era la compagna di Patrick Baldassari, imprenditore della movida di Milano Marittima e ideatore insieme al padre Mario del celebre Vip Master Tennis che ogni estate porta in riviera personaggi delle tv e dello spettacolo per un torneo di tennis più rivolto al colore che allo sport.

Quel museo finanziato nel 1996 e che verrà inaugurato con 14 anni di ritardo…

La storia infinita dell’ex zuccherificio di Classe per un progetto
che costerà complessivamente oltre venti milioni di euro

Lo scorso luglio la Regione ha concesso oltre 700mila euro di contributo per il primo stralcio dell’arredo del Museo archeologico all’ex zuccherificio di Classe, ultimo atto formale di una serie di finanziamenti arrivati in questi anni per un investimento complessivo che si aggirerà attorno ai 25 milioni di euro (tra Stato, enti locali e Fondazione Cassa di Risparmio) per la realizzazione di un’opera prevista già dal piano regolatore del 1973 e che originariamente doveva essere inaugurata addirittura nell’ormai lontano 2004.

Ora l’ultimo annuncio – ribadito dal sindaco De Pascale durante un incontro nella nostra redazione (vedi articoli correlati qui a fianco) – è quello dell’apertura nel 2018. Anno in cui Ravenna avrà dunque un nuovo museo dalla forte vocazione multimediale e interattiva, in cui si potrà rivivere la storia del nostro territorio e riscoprire quella di Classe, completando così, anche grazie ai reperti che vi saranno custoditi, la visita dell’area archeologica adiacente. Saranno allestiti 2.800 metri quadrati di spazio espositivo (oltre a quelli dedicati ai laboratori, alcuni già inaugurati anni fa), circondati da un parco sempre aperto al pubblico da 15mila metri quadrati.

La travagliata storia di questo museo – riassunta anche in un libro scritto dal progettista originario, Marcello Vittorini – parte nel 1996 con lo Stato che mise a disposizione (tramite gli incassi del Lotto) 15 miliardi delle vecchie lire per il primo stralcio dei lavori che furono appaltati alla fine del 1999. Ne seguirono anni di aziende inadempienti e di controlli da parte degli enti proposti probabilmente non così accurati, tanto che dal 2001 fino all’interruzione del 2006 (a causa dell’addio della società Italcantieri) si sono succedute ben quattro imprese nel cantiere che, con la posa della prima pietra che risale al marzo del 2002, si sarebbe dovuto concludere dopo due anni e mezzo di lavori, nel 2004. Lavori che sono poi ripartiti a pieno ritmo invece solo nel 2010 con l’obiettivo di aprire al pubblico nel 2013-2014, con le tempistiche che si sono via via ridefinite fino a quelle attuali, presumibilmente verosimili, del 2018.

Ma come si sosterrà un museo del genere? «Ormai non si sostengono con i soli biglietti neppure i musei più prestigiosi – dice il sindaco De Pascale –: la fondazione che gestirà il nostro patrimonio (vedi sempre tra i correlati, ndr) dovrà tenerne conto come spese in conto capitale».
Secondo le stime di qualche anno fa – citiamo in questo caso un articolo del Corriere Romagna del 2010 – l’obiettivo era che il museo possa richiamare almeno 100mila visitatori all’anno.

Dalla Regione un altro milione per “Laboratori aperti”. Un altro milione di euro, circa, è stato destinato dalla Regione (tramite fondi europei) al museo di Classe per “laboratori urbani”. Complessivamente a Ravenna sono destinati 1 milione e 536 mila euro di cui circa un terzo per la riqualificazione del Mar, che ospiterà il “Laboratorio aperto” turismo e cultura, e il restante appunto per il nuovo museo di Classe. Gli spazi sono destinati a ospitare i “Labo­ra­tori aperti”, cantieri di idee, contenitori culturali, luoghi attrezzati con soluzioni tecnologiche Ict «che rappresentano – scrivevano dalla Regione – in modo significativo l’identità urbana del capoluogo, favorendo così la partecipazione dei cittadini». I laboratori puntano a favorire lo sviluppo digitale delle città e dei servizi offerti, con la partecipazione attiva di cittadini, imprese, pubblica amministrazione, mondo della ricerca e terzo settore sui temi dell’accesso ai servizi, della mobilità e della formazione. In una seconda fase saranno assegnate le risorse per realizzare i progetti messi a punto dai laboratori aperti, altri 14 milioni in tutta la regione coi quali si raggiungerà un investimento totale di circa 30 milioni di euro.

Quel museo finanziato nel 1996 e che verrà inaugurato con 14 anni di ritardo…

La storia infinita dell’ex zuccherificio di Classe per un progetto
che costerà complessivamente oltre venti milioni di euro

Lo scorso luglio la Regione ha concesso oltre 700mila euro di contributo per il primo stralcio dell’arredo del Museo archeologico all’ex zuccherificio di Classe, ultimo atto formale di una serie di finanziamenti arrivati in questi anni per un investimento complessivo che si aggirerà attorno ai 25 milioni di euro (tra Stato, enti locali e Fondazione Cassa di Risparmio) per la realizzazione di un’opera prevista già dal piano regolatore del 1973 e che originariamente doveva essere inaugurata addirittura nell’ormai lontano 2004.

Ora l’ultimo annuncio – ribadito dal sindaco De Pascale durante un incontro nella nostra redazione (vedi articoli correlati qui a fianco) – è quello dell’apertura nel 2018. Anno in cui Ravenna avrà dunque un nuovo museo dalla forte vocazione multimediale e interattiva, in cui si potrà rivivere la storia del nostro territorio e riscoprire quella di Classe, completando così, anche grazie ai reperti che vi saranno custoditi, la visita dell’area archeologica adiacente. Saranno allestiti 2.800 metri quadrati di spazio espositivo (oltre a quelli dedicati ai laboratori, alcuni già inaugurati anni fa), circondati da un parco sempre aperto al pubblico da 15mila metri quadrati.

La travagliata storia di questo museo – riassunta anche in un libro scritto dal progettista originario, Marcello Vittorini – parte nel 1996 con lo Stato che mise a disposizione (tramite gli incassi del Lotto) 15 miliardi delle vecchie lire per il primo stralcio dei lavori che furono appaltati alla fine del 1999. Ne seguirono anni di aziende inadempienti e di controlli da parte degli enti proposti probabilmente non così accurati, tanto che dal 2001 fino all’interruzione del 2006 (a causa dell’addio della società Italcantieri) si sono succedute ben quattro imprese nel cantiere che, con la posa della prima pietra che risale al marzo del 2002, si sarebbe dovuto concludere dopo due anni e mezzo di lavori, nel 2004. Lavori che sono poi ripartiti a pieno ritmo invece solo nel 2010 con l’obiettivo di aprire al pubblico nel 2013-2014, con le tempistiche che si sono via via ridefinite fino a quelle attuali, presumibilmente verosimili, del 2018.

Ma come si sosterrà un museo del genere? «Ormai non si sostengono con i soli biglietti neppure i musei più prestigiosi – dice il sindaco De Pascale –: la fondazione che gestirà il nostro patrimonio (vedi sempre tra i correlati, ndr) dovrà tenerne conto come spese in conto capitale».
Secondo le stime di qualche anno fa – citiamo in questo caso un articolo del Corriere Romagna del 2010 – l’obiettivo era che il museo possa richiamare almeno 100mila visitatori all’anno.

Dalla Regione un altro milione per “Laboratori aperti”. Un altro milione di euro, circa, è stato destinato dalla Regione (tramite fondi europei) al museo di Classe per “laboratori urbani”. Complessivamente a Ravenna sono destinati 1 milione e 536 mila euro di cui circa un terzo per la riqualificazione del Mar, che ospiterà il “Laboratorio aperto” turismo e cultura, e il restante appunto per il nuovo museo di Classe. Gli spazi sono destinati a ospitare i “Labo­ra­tori aperti”, cantieri di idee, contenitori culturali, luoghi attrezzati con soluzioni tecnologiche Ict «che rappresentano – scrivevano dalla Regione – in modo significativo l’identità urbana del capoluogo, favorendo così la partecipazione dei cittadini». I laboratori puntano a favorire lo sviluppo digitale delle città e dei servizi offerti, con la partecipazione attiva di cittadini, imprese, pubblica amministrazione, mondo della ricerca e terzo settore sui temi dell’accesso ai servizi, della mobilità e della formazione. In una seconda fase saranno assegnate le risorse per realizzare i progetti messi a punto dai laboratori aperti, altri 14 milioni in tutta la regione coi quali si raggiungerà un investimento totale di circa 30 milioni di euro.

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