sabato
02 Maggio 2026

Dal fumetto alla street art al pane Dante Alighieri cambia faccia

Alla biblioteca Oriani 34 artisti di fama reinterpretano il volto del poeta. Le opere in vendita.

Dalla grafica al fumetto, dal mosaico al technogel, dal pane alla tape art: tante le tecniche dei 34 artisti di fama nazionale e oltre che parteciperanno con le loro opere alla mostra “Il Volto di Dante, per una traduzione contemporanea” in programma a Ravenna nella galleria della biblioteca di storia contemporanea “Oriani” (via Ricci) e inserita nel calendario di appuntamenti del Settembre dantesco che ogni anno ricorda la figura del poeta. L’iniziativa è promossa da Bonobolabo, spazio polivalente in via Centofanti, con il sostegno del Comune e di alcuni sponsor privati. Curatrice della mostra è Maria Vittoria Baravelli.

Il luogo scelto per l’esposizione delle opere (tutte in vendita, ingresso libero) non è casuale: le sale che saranno imbiacate a spese degli organizzatori per l’occasione, e dove dal 2014 è possibile visionare l’opera fatta da No Curves durante il festival di street art Subsidenze raffigurando il volto di Dante con il nastro adesivo, sono nate proprio come un corridoio che conduce alla tomba del poeta nelle vicinanze. E non è casuale nemmeno il numero delle opere: 34, seguendo lo schema metrico 33 più 1 della Commedia. Questi alcuni dei nomi degli artisti che hanno già confermato la loro partecipazione: Ale Giorgini, Alessandro Ripane, Alex Angi-Pablo Bermudez, Basik, Camilla Falsini, Lorenzo Ceccotti Lrnz, Luca Barberini, Massimiliano Petrone, Pixel Pancho, Van Orton design (alcune delle loro opere sono nella galleria di immagini in fondo alla pagina).

Per tutta la durata della mostra, nei giardini della sede, sarà presente una installazione del gruppo di artisti Cracking Art con una raccolta fondi attraverso la vendita di gadget per la promozione delle attività culturali della Casa Oriani. In collaborazione con l’Università di Bologna sarà esposta all’interno della mostra, per la prima volta a Ravenna, la ricostruzione del volto di Dante Alighieri. Il catalogo della mostra (Longo Edizioni) verrà distribuito nelle librerie e biblioteche del circuito nazionale e internazionale che collaborano con la casa editrice.

Ubriaco sulla minicar uccide un ciclista Arrestato 42enne per omicidio stradale

Le nuove norme del codice della strada applicate per la prima volta in provincia. Incidente a Brisighella durante una manovra di sorpasso

Al volante di una minicar in una manovra di sorpasso ha travolto e ucciso un 78enne in bicicletta e le analisi del sangue hanno rilevato un tasso alcolemico quadruplo rispetto al limite consentito per la guida: un 42enne di Faenza è stato arrestato dai carabinieri di Brisighella per il reato di omicidio stradale introdotto con le nuove norme di marzo 2016. È la prima volta che vengono applicate in provincia di Ravenna le disposizioni previste dalla modifica al codice della strada.

L’incidente è avvenuto poco prima della mezzanotte tra il 2 e il 3 agosto in località Quartolo sulla provinciale 302 che collega Faenza e Brisighella. La vettura viaggiava verso la città mentre l’anziano era in bicicletta in direzione opposta. Dai primi accertamenti dei militari pare che il conducente della miniauto al momento dell’impatto con il ciclista fosse in manovra di sorpasso con linea continua: l’urto deve essere stato molto violento perché sull’asfalto i carabinieri non hanno rilevato alcun segno di frenata.

Dopo l’impatto la minicar è finita in una canale di solo delle acque e si è ribaltata lateralmente: il conducente e una passeggera sono stati portati in ospedale dove sono state diagnosticate lievi ferite. Le analisi hanno poi rilevato un tasso alcolemico pari a 1,96 grammi per litro di sangue (0,5 il limite consentito per legge).

Il pm Vincenzo Antonio Bartolozzi, titolare del fascicolo d’indagine, nelle prossime ora chiederà la convalida dell’arresto, poi, entro le successive 48 ore il gip dovrà decidere l’entità delle misure cautelari da adottare (in alternativa al carcere potrebbero anche essere disposti i domiciliari oppure altri tipi di obblighi restrittivi). Sulla richiesta del pm e sulla decisione del giudice sicuramente andrà ad incidere una precedente denuncia per abuso di alcol alla guida che era stata contestasta al 42enne nel 2012, sempre dai carabinieri di Faenza.

Da Marinara a Genova a vela senza scali per preparare la traversata atlantica

Il ravennate d’adozione Rusticali parteciperà alla Mini Transat nel 2017 Dalla Francia alle Antille in un mese senza contatti con la terra ferma

Ha mollato gli ormeggi dal porto turistico Marinara a Marina di Ravenna il 29 luglio e per il 10 agosto è previsto l’approdo a Genova: mille miglia di navigazione in solitaria senza scalo che serviranno al forlivese Matteo Rusticali, velista ravennate d’adozione, come ultima prova prima di prendere parte all’edizione 2017 della Mini Transat: la regata atlantica (4mila miglia nautiche, circa 7.500 km) in solitaria su barche da 6,5 metri.

Partenza da Douarnenez (Finistére), cittadina nel sud della Bretagna, e arrivo a Pointe-à-Pitre nelle piccole Antille Francesi dopo una trentina di giorni. Una delle regole base è che gli skipper non possono comunicare con la terra durante la regata tramite telefoni satellitari o collegamenti internet. I soli strumenti permessi, infatti, sono la radio Vhf, un Gps per conoscere la propria posizione e una radio ricevente per captare (quando c’è segnale) il meteo. Agli skipper viene quindi richiesto non solo di saper far navigare bene la barca, ma anche di decidere la rotta migliore combinando le scarse informazioni meteo, con i segnali offerti dal mare e dalle nuvole. La sicurezza è garantita da “barche appoggio” che seguono la flotta.

Rusticali come detto è partito da Marinara e ha fatto rotta per l’isola di Palagruza, all’altezza delle Tremiti ma in acque Croate: un primo waypoint di 210 miglia a cui seguiranno Santa Maria di Leuca (200 miglia), Messina (200 miglia) ed una lunga galoppata di altre 470 miglia fino a Genova, passando tra l’Elba e la Corsica. Quest’ultima prova servirà per «fare i compiti che mi ha dato la classe Mini», ovvero 8 punti nave, di cui 2 con il sestante, almeno 1 bollettino meteo al giorno e documentazione dei passaggi, con foto del luogo o del Gps. «L’alta pressione di questo periodo va bene per i turisti ma meno per noi velisti», ha detto il 34enne prima della partenza. «Farò ancora un po’ di pratica con la vita a bordo: non posso portare con me troppi liofilizzati, pratici ma costosi, così dovrò usare molto la pentola a pressione: la consiglio anche alle casalinghe, metti dentro tutto ed in pochi minuti hai un pasto nutriente».

Rusticali sta facendo tutto da solo, in economia: sin ora ha finanziato la sua campagna con il lavoro di velaio e di istruttore di vela: «Purtroppo in Italia è facile trovare chi spende milioni per un calciatore, ma pochi che siano disposti a sostenere la vela con qualche migliaio di euro». Infatti, nonostante i successi recenti, Matteo è ancora alla ricerca di sponsor: «E dire che nella vela non ci sono scommesse clandestine, la gente non si picchia ed i ragazzi che fanno vela crescono sani e determinati».

La Regione dice stop ai gadget fascisti I partigiani: «Giusto, battaglia moderna»

Votata una risoluzione per estendere il reato di apologia alla vendita di souvenir. Lega, Fi e Fdi hanno votato contro. M5s astenuto

L’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna ha approvato a fine luglio una risoluzione (presentata da Pd, Sel e Altra Emilia Romagna) con cui si chiede alla giunta regionale di intervenire nelle sedi opportune perché si estenda il reato di apologia del fascismo anche alla diffusione e vendita di oggetti con immagini del regime e l’Anpi provinciale di Ravenna, associazione dei partigiani, esprime «viva soddisfazione». Hanno votato a favore dell’atto di indirizzo Pd, Sel e AltraEr, hanno espresso voto contrario Lega Nord, Forza Italia e Fdi-An mentre si è astenuto il gruppo M5s.

A distanza di una settimana dal voto, arriva il commento dell’Anpi in una nota firmata dal presidente provinciale Ivano Artioli con Mirco Bagnari, fusignanese consigliere del Pd in Regione: «È giusto interrompere il commercio di gadget che riportano le immagini del regime fascista, nonché dello stesso Benito Mussolini che fu per un ventennio, duce, dittatore, capo del fascio e poi responsabile con Hitler della nascita della Repubblica Sociale Italiana e di aver per questo tradito l’armistizio dell’8 settembre ’43, facendo patire agli italiani per ben 19 mesi una guerra che avrebbe dovuto essere finita».

La nota ricorda che la legge fondamentale dello Stato è la Costituzione «e che all’articolo XII delle disposizioni transitorie e finali così recita: “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma del partito fascista”. Da questa discendono poi le successive leggi Scelba e Mancino che condannano l’apologia di fascismo. Apologia che i gadget di sicuro creano e alimentano. Senza sottovalutare che i punti vendita di questi diventano momenti aggregativi di un nuovo fascismo. L’assemblea legislativa ha condotto una battaglia antifascista modernissima nella legalità delle istituzioni democratiche».

L’esponente della Lega Nord, Massimiliano Pompignoli ha criticato l’atto perché «utilizza l’estensione del reato di apologia di fascismo come pretesto per colpire i commercianti di Predappio che vivono del commercio di gadget».

Porto, scelti i nuovi vertici di Sapir L’avvocato Sabadini alla presidenza

Pepoli di Coopolis è l’amministratore delegato. Il cda resterà a nove: quattro conferme. Oggi l’assemblea dei soci

Sulla poltrona da presidente di Sapir, società terminalista a maggioranza pubblica operativa nel porto di Ravenna dove possiede aree e immobili, si siederà l’avvocato Riccardo Sabadini. L’amministratore delegato sarà invece Mauro Pepoli. I loro incarichi saranno approvati oggi, 3 agosto, nell’assemblea dei soci ma l’accordo sulla loro scelta è già maturato in occasione di una riunione del patto di sindacato tra i principali azionisti. Secondo quanto si apprende dalle pagine dei quotidiani locali Resto del Carlino e Corriere Romagna che riportano la notizia, il nuovo consiglio di amministrazione (ancora a nove membri di cui 5 indicati dai soci pubblici) sarà così completato: vicepresidente Nicola Sbrizzi (indicato dalla Cassa di Risparmio di cui è direttore), Roberta Suzzi (dirigente Cna, indicata dalla Regione), Guido Ottolenghi (ad della Pir), Luca Grilli (presidente della Compagnia portuale), Elena Tabanelli (Camera di Commercio), Marina Chiaravalli (commercialista, indicata dal Comune di Ravenna) e infine il consigliere nominato da Eni. I primi quattro erano già nel cda scaduto e sono stati confermati.

Sabadini ha 59 anni, è titolare di uno studio legale in viale della Lirica a Ravenna, è consulente aziendale ed enti pubblici, è già stato nel cda di Sapir come consigliere, non ha mai avuto ruoli mediaticamente esposti ma negli ultimi tempi il suo nome è apparso sulla stampa in quanto avvocato dell’ex consigliere regionale Miro Fiammenghi rimasto coinvolto in alcune indagini.

Pepoli è un dirigente di Coopolis, società nata nel 2011 a seguito della fusione per incorporazione nella società Helabora Consulting della preesistente società Coopolis e di Sistemi Globali. La cooperativa con sede in via Teodorico a Ravenna si occupa di consulenze aziendali e recentemente è stata coinvolta nel piano di liquidazione di Iter: una ventina dei lavoratori rimasti senza lavoro dopo la chiusura della coop edile di Lugo dovrebbero infatti essere assorbiti in un triennio da Coopolis con un ramo operativo nel settore delle facility e delle manutenzioni immobiliari, sia pubbliche che private.

Al ticket Sabadini-Pepoli spetterà il compito di traghettare Sapir attraverso la delicata fase dello spacchettamento tra attività terminalistica e immobiliare, un obiettivo che il sindaco di Ravenna ha dichiarato di voler perseguire nel corso del suo mandato. I due dirigenti infatti sono uomini che godono della piena fiducia di Michele de Pascale.

Queste le principali partecipazioni nella compagine societaria di Sapir: Ravenna Holding 28,5 percento, Carira 14,4, Fincoport 13,4, Camera di Commercio di Ravenna 11, Regione Emilia Romagna 10,5, Eni 7,8, Pir 7,5.

Otto Olimpiadi dal 1984, nessuna come lei Rio è la prima da spettatrice per Josefa

Per la canoista 5 medaglie con Germania e Italia (oro a Sydney 2000) Sul doping in Russia: «Si combattono i sintomi e non le cause»

Ha partecipato a otto Olimpiadi, nessun’altra atleta femminile ha fatto altrettanto. La prima a Los Angeles nel 1984 l’ultima a Londra nel 2012, in totale cinque medaglie (un bronzo per la Germania nel 1984 e poi un oro, due argenti e un bronzo per l’Italia tra il 1996 e il 2008). Oggi, dopo essere stata per un breve periodo ministro allo Sport, è in Senato con il Partito Democratico e segue in particolare gli aspetti politici legati allo sport. Josefa Idem è diventata per la sua lunga carriera da canoista un’icona dello sport nazionale.

Come vive i suoi primi Giochi olimpici da spettatrice dopo 32 anni? «Molto bene! Non ho mai avuto rimpianti, mi sono presa molto tempo per smettere con convinzione. Ora guardo le gare come amante dello sport e ovviamente dal punto di vista politico».

Pensa di andare a Rio per seguirle dal vivo? «Non ci penso proprio. Non ho voglia di andare lì ad immergermi in questa edizione che immagino molto caotica. Mi guarderò le gare da casa sperando nelle condizioni migliori per gli atleti italiani. So che in Brasile ci sono condizioni di inquinamento ambientale che possono causare gravi problemi agli atleti…».

Delle otto Olimpiadi a cui ha partecipato a quale è più affezionata? «A tutte. Sono state tutte molto ben organizzate e memorabili. È chiaro che essendo io molto innamorata dell’Australia ed essendo stato il mio miglior risultato per me le Olimpiadi di Sydney 2000 sono state favolose».

Ce n’è una che vorrebbe dimenticare? «No, non si sposerebbe con la mia filosofia. Sono eventi dove uno cerca di fare bene e capirci qualcosa…».

A livello organizzativo come sono cambiate? «Oggi per la legge italiana gli atleti olimpici sono ancora considerati dilettanti, mentre sono di fatto professionisti a tutti gli effetti. Ai tempi in cui ho iniziato gli atleti erano veramente dilettanti, facevano altro e poi si allenavano nel tempo libero. Nel 1984, la mia prima Olimpiade, le sponsorizzazioni erano vietate, pena l’esclusione dai Giochi. Oggi il business regna e c’è un grande peso dato ai mass media».

Nelle prime Olimpiadi a cui ha partecipato gareggiava con la maglia della Germania poi è passata con l’Italia, il cambio di nazionale è stato traumatico o indolore? «Sono le storie della vita. Sono nata in Germania, lì ho imparato l’alfabeto dello sport. Poi mi sono spostata in Italia dove mi sono sposata e il centro della mia vita è diventato l’Italia. Da parte mia era del tutto naturale. Sono stati solo alcuni giornalisti che si chiedevano se ero più una cosa o l’altra. C’è un Paese dove si nasce e si cresce e uno dove si diventa adulti».

Quando è stata a Los Angeles nel 1984 c’era ancora la guerra fredda, che aria tirava? «Perché oggi non c’è più la guerra fredda? Ne abbiamo testimonianza tutti i giorni. Nel 1984 non c’erano tutti gli atleti dell’est Europa e c’era la paura del comunismo. Le questioni politiche entravano a gamba tesa nello sport, come lo fanno ancora oggi. Pensiamo solo alle Olimpiadi di Pechino. Sono state assegnate le Olimpiadi alla Cina senza vincoli e poi hanno detto “dobbiamo boicottarle perché è un Paese non democratico”. Perché, non lo sapevano anche prima? Le Olimpiadi vengono influenzate molto dalla politica».

Come valuta la possibile esclusione degli atleti russi per “doping di Stato”? Ricorda i tempi di cui parlavamo? «All’epoca si sospettava che i Paesi dell’est fossero dopati, ma era impossibile scoprirlo. Il problema è che stiamo lavorando sui sintomi e non sui sistemi che li causano. Se i servizi segreti russi riescono ad entrare nottetempo nei laboratori per alterare i risultati, possono farlo anche altri. Noi non sappiamo cosa sta succedendo sul tema del doping. Occorre un nuovo regolamento e un sistema sovranazionale dotato di sicurezze maggiori. Oggi il sistema anti-doping sta per essere fagocitato da quello del doping».

Per concludere con una nota positiva: che consiglio darebbe ai giovani atleti italiani che vanno alla loro prima Olimpiade? «Di essere gioiosi. Per quanto le Olimpiadi siano minacciate continuamente da sospetti di scorrettezze, l’idea delle Olimpiadi è una idea elettrizzante. È una esperienza bellissima per i giovani, che incontrano ragazzi di tutto il mondo. C’è un grande livello di preparazione. Credo che le Olimpiadi, nonostante tutto, siano una esperienza di pace. Consiglio loro di vivere questa esperienza con consapevolezza, perché si è giovani solo una volta e le occasioni come questa non capitano molto spesso».

Otto Olimpiadi dal 1984, nessuna come lei Rio è la prima da spettatrice per Josefa

Per la canoista 5 medaglie con Germania e Italia (oro a Sydney 2000) Sul doping in Russia: «Si combattono i sintomi e non le cause»

Ha partecipato a otto Olimpiadi, nessun’altra atleta femminile ha fatto altrettanto. La prima a Los Angeles nel 1984 l’ultima a Londra nel 2012, in totale cinque medaglie (un bronzo per la Germania nel 1984 e poi un oro, due argenti e un bronzo per l’Italia tra il 1996 e il 2008). Oggi, dopo essere stata per un breve periodo ministro allo Sport, è in Senato con il Partito Democratico e segue in particolare gli aspetti politici legati allo sport. Josefa Idem è diventata per la sua lunga carriera da canoista un’icona dello sport nazionale.

Come vive i suoi primi Giochi olimpici da spettatrice dopo 32 anni?
«Molto bene! Non ho mai avuto rimpianti, mi sono presa molto tempo per smettere con convinzione. Ora guardo le gare come amante dello sport e ovviamente dal punto di vista politico».

Pensa di andare a Rio per seguirle dal vivo?
«Non ci penso proprio. Non ho voglia di andare lì ad immergermi in questa edizione che immagino molto caotica. Mi guarderò le gare da casa sperando nelle condizioni migliori per gli atleti italiani. So che in Brasile ci sono condizioni di inquinamento ambientale che possono causare gravi problemi agli atleti…».

Delle otto Olimpiadi a cui ha partecipato a quale è più affezionata?
«A tutte. Sono state tutte molto ben organizzate e memorabili. È chiaro che essendo io molto innamorata dell’Australia ed essendo stato il mio miglior risultato per me le Olimpiadi di Sydney 2000 sono state favolose».

Ce n’è una che vorrebbe dimenticare?
«No, non si sposerebbe con la mia filosofia. Sono eventi dove uno cerca di fare bene e capirci qualcosa…».

A livello organizzativo come sono cambiate?
«Oggi per la legge italiana gli atleti olimpici sono ancora considerati dilettanti, mentre sono di fatto professionisti a tutti gli effetti. Ai tempi in cui ho iniziato gli atleti erano veramente dilettanti, facevano altro e poi si allenavano nel tempo libero. Nel 1984, la mia prima Olimpiade, le sponsorizzazioni erano vietate, pena l’esclusione dai Giochi. Oggi il business regna e c’è un grande peso dato ai mass media».

Nelle prime Olimpiadi a cui ha partecipato gareggiava con la maglia della Germania poi è passata con l’Italia, il cambio di nazionale è stato traumatico o indolore?
«Sono le storie della vita. Sono nata in Germania, lì ho imparato l’alfabeto dello sport. Poi mi sono spostata in Italia dove mi sono sposata e il centro della mia vita è diventato l’Italia. Da parte mia era del tutto naturale. Sono stati solo alcuni giornalisti che si chiedevano se ero più una cosa o l’altra. C’è un Paese dove si nasce e si cresce e uno dove si diventa adulti».

Quando è stata a Los Angeles nel 1984 c’era ancora la guerra fredda, che aria tirava?
«Perché oggi non c’è più la guerra fredda? Ne abbiamo testimonianza tutti i giorni. Nel 1984 non c’erano tutti gli atleti dell’est Europa e c’era la paura del comunismo. Le questioni politiche entravano a gamba tesa nello sport, come lo fanno ancora oggi. Pensiamo solo alle Olimpiadi di Pechino. Sono state assegnate le Olimpiadi alla Cina senza vincoli e poi hanno detto “dobbiamo boicottarle perché è un Paese non democratico”. Perché, non lo sapevano anche prima? Le Olimpiadi vengono influenzate molto dalla politica».

Come valuta la possibile esclusione degli atleti russi per “doping di Stato”? Ricorda i tempi di cui parlavamo?
«All’epoca si sospettava che i Paesi dell’est fossero dopati, ma era impossibile scoprirlo. Il problema è che stiamo lavorando sui sintomi e non sui sistemi che li causano. Se i servizi segreti russi riescono ad entrare nottetempo nei laboratori per alterare i risultati, possono farlo anche altri. Noi non sappiamo cosa sta succedendo sul tema del doping. Occorre un nuovo regolamento e un sistema sovranazionale dotato di sicurezze maggiori. Oggi il sistema anti-doping sta per essere fagocitato da quello del doping».

Per concludere con una nota positiva: che consiglio darebbe ai giovani atleti italiani che vanno alla loro prima Olimpiade?
«Di essere gioiosi. Per quanto le Olimpiadi siano minacciate continuamente da sospetti di scorrettezze, l’idea delle Olimpiadi è una idea elettrizzante. È una esperienza bellissima per i giovani, che incontrano ragazzi di tutto il mondo. C’è un grande livello di preparazione. Credo che le Olimpiadi, nonostante tutto, siano una esperienza di pace. Consiglio loro di vivere questa esperienza con consapevolezza, perché si è giovani solo una volta e le occasioni come questa non capitano molto spesso».

Raccolta rifiuti, nuovo bando da 18,5 mln Cgil dice no: «Non tutela i lavoratori»

Dopo il caos di aprile-maggio la nuova gara di Hera per affidare il servizio per un anno. Il sindacato vuole più garanzie per le riassunzioni

Il nuovo bando di Hera per l’affidamento della raccolta rifiuti in provincia di Ravenna attira le critiche della Cgil che ritiene manchino garanzie sufficienti per il futuro occupazionale dei lavoratori impiegati nell’appalto. Le perplessità del sindacato nascono sulla scia di quanto accadde tra aprile e maggio quando molti ricorderanno che sul territorio scoppiò il caos dopo il cambio di fornitore. Alla fine arrivò la risoluzione consensuale tra la multiutility e i vincitori dell’appalto (Ambiente 2.0) e il successivo affidamento temporaneo per sei mesi alla Ciclat con trattativa diretta perché il raggruppamento guidato dalla coop ravennate era arrivato seconda in graduatoria ma rifiutù di subentrare dopo la risoluzione perché costretto dalla legge ad accettare le condizioni dell’aggiudicazione e così ebbe possibilità di intavolare una trattativa diretta. La vicenda finì anche in procura con quattro persone indagate (vedi articoli correlati).

Cgil ora dice di essere pronta, se sarà necessario, a rivolgersi all’autorità giudiziaria «nel caso ravvisassimo il mancato rispetto della legislazione vigente, anche sull’intermediazione della manodopera e sul rispetto dei contratti di lavoro».

Il nuovo bando, pubblicato a fine luglio, ha una durata di dodici mesi (rinnovabile per altri dodici) con un costo di 18,5 milioni di euro e a differenza del precedente prevede un peso maggiore per l’offerta tecnica nella valutazione dei concorrenti: 70 punti su 100 all’aspetto tecnico e 30 all’offerta economica, con l’intento di ridurre lo spessore del minimo ribasso.

«Il nuovo bando non fornisce garanzie sufficienti ai lavoratori per la continuità del loro impiego – scrive la Cgil in una nota –. Non vorremmo trovarci nuovamente a fare fronte a un’emergenza occupazionale con conseguenze drammatiche per tante famiglie. Le clausole di riassunzione menzionate nel bando risultano troppo generiche e non vincolanti per l’azienda che andrà ad aggiudicarsi il servizio. L’aumento del peso della valutazione tecnica nel bando è un passo nella giusta direzione e ci auguriamo, ma non è detto, che sia sufficiente a mettere al riparo da scelte che privilegiano il massimo ribasso. Tanto più che il Gruppo Hera, rispetto al bando precedente, ha in autonomia ridotto sensibilmente l’importo a base di gara».

Il sindacato, attraverso il segretario provinciale Costantino Ricci, chiede alle amministrazioni comunali che hanno affidato la gestione dei rifiuti alla multiutility di esercitare il loro compito di indirizzo e controllo sull’operato di Hera e dei vari appaltatori: «Avremmo auspicato che sulla realizzazione del nuovo bando di gara si fosse avviato un confronto, mirato a non ripercorrere gli errori del passato. Alle amministrazioni comunali chiediamo attenzione in merito allo sviluppo di questa gara. Rispetto a quanto avvenuto nei mesi scorsi riteniamo che non sia accettabile che in un appalto di un’azienda, che opera in concessione degli enti locali, vi siano lavoratori a cui non sono garantite leggi e contratti e che le importanti risorse economiche pagate dai cittadini non trovino un servizio adeguato, oppure in parte servano a pagare gli oneri di intermediazione tra appalti e subappalti. Ora è necessario che i soggetti coinvolti, Hera e Comuni, si assumano le loro responsabilità affinché in questo servizio non si ripetano i problemi del passato».

«In arrivo 24 velox fissi invece sarebbe meglio pensare a limitare furti e rapine»

Confartigianato critica l’intervento dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna per le strade provinciali

L’Unione dei Comuni della Bassa Romagna sta installando 24 postazioni per autovelox fissi sulle strade provinciali del territorio di sua competenza e Confartigianato esprime il proprio disappunto, «ritenendo che sarebbe opportuno valutare altre scelte in grado di contemperare l’obiettivo del contenimento della velocità dei veicoli, con quello di aumentare la sicurezza dei cittadini in tema di criminalità». Le postazioni potranno essere pronte in autunno.

Pur comprendendo le finalità dell’introduzione di queste postazioni autovelox e riconoscendo la necessità di interventi tesi a verificare la velocità dei veicoli che circolano sulle strade della Bassa Romagna, il segretario della Confartigianato di Lugo Luciano Tarozzi ritiene che «la sicurezza dei cittadini, del proprio patrimonio e delle proprie imprese, abbia una priorità assoluta visti i frequenti casi di furti e rapine». Confartigianato, quindi, chiede all’Unione dei Comuni di affrontare questo tema fondamentale con prontezza e tempestività attraverso la realizzazione di interventi orientati alla prevenzioni dei reati contro le cose e le persone, adottando nel proprio territorio un sistema di telecamere tecnologicamente avanzate (che siano in grado di leggere le targhe ed elaborare i dati in tempo reale) al fine di garantire la sorveglianza delle zone urbane, delle aree produttive e delle principali vie di comunicazione.

Inoltre secondo l’associazione di categoria, «alla luce dei miglioramenti tecnologici attivi e passivi dei nostri veicoli, certi limiti di velocità sono spesso incomprensibili per gli utenti della strada e l’installazione di autovelox, in quei punti, viene percepita quindi come una mera trappola, riducendo di fatto il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni».

«Non risultano contatti tra i romagnoli a Cracovia e il caso di meningite»

Dopo il decesso di una 18enne romana al rientro dalla Gmg, l’Ausl ricostruisce gli spostamenti dei gruppi e non raccomanda alcuna profilassi

«In base alla ricostruzione degli spostamenti che il gruppo dei ragazzi provenienti dalla Romagna ha effettuato durante il soggiorno in Polonia per la Giornata mondiale della gioventù, risulta altamente improbabile che possano esserci state occasioni di contatto con i gruppi di giovani provenienti da Roma», di cui faceva parte la 18enne Susanna Rufi morta per meningite meningococcica, «e di conseguenza non si ritiene raccomandata alcuna profilassi». Il dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl Romagna, tramite il referente che ha coordinato il viaggio delle diocesi della Romagna, ha diramato un’informativa alle famiglie dei partecipanti e ha informato della situazione tutti i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.

ta avere visitato Casa Italia nella mattinata di mercoledì 27 luglio, mentre i ragazzi romagnoli erano impegnati in attività di catechesi in altra località. Chi si è recato a Casa Italia, lo ha fatto nel pomeriggio di mercoledì 27 o di giovedì 28». Nei casi di meningite meningococcica, come quella che ha colpito la giovane Susanna, la chemioprofilassi è raccomandata soltanto per chi nei dieci giorni precedenti la comparsa dei sintomi abbia avuto contatti stretti, ravvicinati e non momentanei, con la persona ammalata, soprattutto in ambienti chiusi (come viaggi sullo stesso pullman, dormito negli stessi locali), in quanto la trasmissione dell’infezione avviene attraverso le goccioline di saliva. La profilassi non risulta invece utile per chi ha avuto solamente contatti occasionali di breve durata con il caso di malattia, tanto più se gli eventuali contatti sono avvenuti in spazi aperti.

La diffusione della notizia del decesso ha determinato preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla salute dei ragazzi che si sono recati a Cracovia in quel periodo fino alla convinzione per alcuni che tutti coloro che hanno visitato in quei giorni Casa Italia – punto di coordinamento organizzativo e logistico per chi proveniva dal nostro Paese – dovrebbero sottoporsi a profilassi farmacologica, circostanza infondata. L’Ausl precisa comunque che chiunque abbia effettuato percorsi diversi da quello seguito dal gruppo romagnolo o voglia comunque rappresentare una situazione particolare, può rivolgersi al servizio Igiene Pubblica competente per territorio di residenza ai seguenti numeri telefonici: 0547-352090 per Cesena, 0543-733540 per Forlì, 0544-286671 per Ravenna, 0541-707290 per Rimini.

«Pokemon Go funziona perché si presta bene per la realtà aumentata»

Il fenomeno visto dal fondatore del blog Leganerd.com: «Vedo cartelli nei bar “Entrate per consumare e non per giocare”, messaggio stupido»

Il blog Leganerd.com è un punto di riferimento per molte questioni nerd/geek in Italia. La sua pagina Facebook conta quasi 140mila fan che contribuiscono in prima persona alla produzione dei contenuti pubblicati sul sito dopo il vaglio di un team di editor. Il fondatore e caporedattore è il ravennate Antonio Moro, aka Itomi. A lui abbiamo rivolto alcune domande per un commento da addetto ai lavori sul fenomeno Pokemon Go.

Pokemon Go ha stabilito nuovi record per quanto riguarda la sua velocità di diffusione e, soprattutto, di utilizzo. Non solo viene scaricato ad una frequenza mai vista prima, ma chi gioca lo fa per ore e ore ogni giorno. Si erano già visti esempi simili, ma mai applicati ad un grande franchise e mai soprattutto ad uno che così bene si presta alla realtà aumentata.

Lo sviluppatore del gioco (Niantic) è di Google e le mappe (e i punti di interesse soprattutto) su cui si poggia sono quelle di Google Maps ma non credo che Google abbia partecipato a questo progetto con in testa l’idea di rubare utenti a Facebook. Che poi sia di fatto successo, perché chi gioca passa meno tempo su Facebook vedendo quindi meno pubblicità e con conseguente perdita economica per il social network, è un graditissimo effetto collaterale per Google.

Per Niantic sarà un grande business se sapranno sviluppare dinamiche all’interno del gioco che portino alla spesa i giocatori. Per ora si sa che non ci sono stati grandi guadagni e quel poco che è arrivato è andato a Niantic, cioè a Google (Niantic è nata come startup interna a Google e solo nel 2015 è diventata una vera società, sempre controllata da Google).

I privati possono tentare svariate strategie commerciali sfruttando il successo del gioco. Sono già comparsi i primi allenatori (il primo italiano a Ravenna) che offrono i loro servizi ai giocatori. Ma più interessante è come gli esercenti possono sfruttare questa mania: è infatti semplice attirare giocatori nel proprio negozio approfittando di palestre e altri luoghi importanti del gioco magari vicini al proprio esercizio. Girano su internet cartelli appesi nei bar con scritto “Entrate per consumare, non per giocare a Pokemon Go”: messaggio davvero stupido e ben poco lungimirante, i baristi invece dovrebbero forse attirare i giocatori che poi, come si sa, magari qualcosa consumano, scoprono un locale nuovo, attirano altre persone. I primi negozi o locali che sfrutteranno questa cosa, ora che è al massimo dell’hype ovunque, sicuramente ne trarranno giovamento.

Antonio “Itomi” Moro, fondatore Leganerd.com

«Pokemon Go funziona perché si presta bene per la realtà aumentata»

Il fenomeno visto dal fondatore del blog Leganerd.com: «Vedo cartelli nei bar “Entrate per consumare e non per giocare”, messaggio stupido»

Il blog Leganerd.com è un punto di riferimento per molte questioni nerd/geek in Italia. La sua pagina Facebook conta quasi 140mila fan che contribuiscono in prima persona alla produzione dei contenuti pubblicati sul sito dopo il vaglio di un team di editor. Il fondatore e caporedattore è il ravennate Antonio Moro, aka Itomi. A lui abbiamo rivolto alcune domande per un commento da addetto ai lavori sul fenomeno Pokemon Go.

Pokemon Go ha stabilito nuovi record per quanto riguarda la sua velocità di diffusione e, soprattutto, di utilizzo. Non solo viene scaricato ad una frequenza mai vista prima, ma chi gioca lo fa per ore e ore ogni giorno. Si erano già visti esempi simili, ma mai applicati ad un grande franchise e mai soprattutto ad uno che così bene si presta alla realtà aumentata.

Lo sviluppatore del gioco (Niantic) è di Google e le mappe (e i punti di interesse soprattutto) su cui si poggia sono quelle di Google Maps ma non credo che Google abbia partecipato a questo progetto con in testa l’idea di rubare utenti a Facebook. Che poi sia di fatto successo, perché chi gioca passa meno tempo su Facebook vedendo quindi meno pubblicità e con conseguente perdita economica per il social network, è un graditissimo effetto collaterale per Google.

Per Niantic sarà un grande business se sapranno sviluppare dinamiche all’interno del gioco che portino alla spesa i giocatori. Per ora si sa che non ci sono stati grandi guadagni e quel poco che è arrivato è andato a Niantic, cioè a Google (Niantic è nata come startup interna a Google e solo nel 2015 è diventata una vera società, sempre controllata da Google).

I privati possono tentare svariate strategie commerciali sfruttando il successo del gioco. Sono già comparsi i primi allenatori (il primo italiano a Ravenna) che offrono i loro servizi ai giocatori. Ma più interessante è come gli esercenti possono sfruttare questa mania: è infatti semplice attirare giocatori nel proprio negozio approfittando di palestre e altri luoghi importanti del gioco magari vicini al proprio esercizio. Girano su internet cartelli appesi nei bar con scritto “Entrate per consumare, non per giocare a Pokemon Go”: messaggio davvero stupido e ben poco lungimirante, i baristi invece dovrebbero forse attirare i giocatori che poi, come si sa, magari qualcosa consumano, scoprono un locale nuovo, attirano altre persone. I primi negozi o locali che sfrutteranno questa cosa, ora che è al massimo dell’hype ovunque, sicuramente ne trarranno giovamento.

Antonio “Itomi” Moro, fondatore Leganerd.com

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