lunedì
04 Maggio 2026

Alberghini: «Mi aspetto di essere votato da chi crede nel valore dell’alternanza»

Il candidato del centrodestra: «Sono contro ogni estremismo e
favorevole alle unioni civili gay. Ecco i nomi della mia giunta»

Comunque andrà il 19 giugno, Massimiliano Alberghini una partita l’ha già vinta: ha costretto al secondo turno il superfavorito Michele de Pascale, segreterio del Pd e candidato di una coalizione di centrosinistra di sette liste. Lui, Alberghini, è invece un “civico”, cioè senza tessere di partito, nuovo alla politica, sostenuto da una coalizione composta da Lega Nord, Lista per Ravenna, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il commercialista cinquantenne ha ottenuto il 28 percento dei voti e deve ora riuscire nell’impresa di colmare quel gap di 13mila voti che lo separa dal concorrente.

Naturale per lui rivolgersi a quel quasi 40 percento dei ravennati che non sono andati votare al primo turno. Una sua vittoria, comunque la si pensi, sarebbe un’impresa senza precedenti.

Alberghini, perché chi non l’ha votata al primo turno, dovrebbe farlo al secondo? E che sensazione sta raccogliendo nei suoi incontri?
«Perché magari c’è chi ha pensato che tanto qui non sarebbe cambiato nulla e invece questa volta c’è l’occasione storica di avere un’alternanza di governo della città, che è un bel segnale di salute per la democrazia. E devo dire che ricevo molti attestati di stima e incoraggiamento».
Si fatica tuttavia a trovare persone con un ruolo pubblico in città al di fuori degli schieramenti politici che dichiarino di votare per lei.
«Perché purtroppo in questa città c’è molta paura di esporsi. E questo dovrebbe far riflettere. Ma con il ballottaggio tanta gente ha rialzato la testa».
Vi aspettate un consenso dall’elettorato delle altre liste escluse dal ballottaggio?
«Ci aspettiamo che chi per tutta la campagna elettorale ha invocato il cambiamento ora sia coerente…».
Però non avete voluto l’apparentamento con la Pigna di Maurizio Bucci che si era detto disponibile…
«Per la verità non ho mai ricevuto nessuna chiamata di Maurizio Bucci».
Nè ne ha fatte lei, par di capire.
«Noi ci rivolgiamo agli elettori che ritengono l’alternanza un principio democratico fondamentale».
Tra questi ci sono sicuramente quelli di CambieRà, più distanti per contenuti e sensibilità quelli di Ravenna in Comune e Raffaella Sutter. Non ritiene oggi che sia stato poco tattico da parte della Lega Nord attaccare Michela Guerra così duramente nei mesi scorsi?
«Mi limito a dire che noi chiediamo i voti di chiunque pensi che il Pd debba restare a casa».
La presenza della Lega Nord, tuttavia, è fondamentale quanto ingombrante. Gli avversari fanno molto leva sul fatto che “Ravenna non è leghista”…
«Posso dire, per citare Alvaro Ancisi, altro membro fondamentale della coalizione, che Ravenna non è sovietica, come invece la vuole chi in questi anni l’ha governata, dove il partito tutto ha deciso. La nostra è una coalizione compatta, io sono un cittadino senza tessere di partito e che non intende prenderne. Non sarà un governo con una singola impronta politica, ma civica anche perché in giunta la maggioranza dei membri sarà appunto di provenienza “civica”».
Ci fa qualche nome? Il suo avversario ha scelto di non farne nessuno, almeno in questo lei può andare incontro alle richieste di molti…
«Lui non può farne perché rischierebbe di far capire che il cambiamento che annuncia nei fatti non ci sarà. Per quanto mi riguarda la giunta si farà ovviamente da lunedì e con noi ci sarà certamente la campionessa di pugilato Terry Gordini che potrebbe essere assessore allo Sport e alle Politiche giovanili, e personalità come Claudio Angeli e Massimo Fico. Samantha Gardin al bilancio mi darebbe molta sicurezza. Inoltre, tra i possibili assessori o consulenti per la sanità collaboreremo con il dottor Alberto Fussi (consigliere uscente del Pri, ndr). La delega a Sicurezza e Immigrazione di cui mi sono personalmente riservato la nomina sarà affidata a persona di altissimo profilo che ha lavorato fino a poco tempo fa nell’ordine pubblico».
Samantha Gardin è la segretaria della Lega Nord, unico membro del Carroccio in giunta?
«Direi di sì, per le proporzioni che dicevo».
E Alvaro Ancisi sarà nella squadra?
«Ad Alvaro qualcosa faremo fare sicuramente, è la cassaforte della conoscenza…»
Ha fatto i nomi di due donne, ce ne saranno altre in giunta?
«(Ridendo, ndr) Certo che no, sono maschilista non lo sa?»
Sembra dunque di capire che le donne sarano di più… La polemica sulle quote rosa è particolarmente recente. Lei si dice contrario, ma vuole forse negare che esista una disparità di trattamento tra uomini e donne nel mondo del lavoro?
«Nelle aziende di cui mi occupo questa disparità non c’è. E nella scelta delle persone intendo affidarmi al criterio della meritocrazia, che siano uomini o donne non mi interessa. Non credo che questo voglia dire essere maschilisti».
Ma ci sarà una delega alle Pari opportunità nella sua giunta?
«Sì, ma Pari opportunità nel senso più ampio del termine, non solo rispetto al tema uomini-donne».
Dunque lei non ritiene che il Comune debba mettere in atto politiche attive rispetto a questo argomento? E che futuro avrebbe la Casa delle donne?
«Come ho detto, non ci devono essere discriminazioni, ma neanche estremismi. La Casa delle donne resterà dov’è, se ne è parlato anche troppo, ma non vedo ragioni per mandare via nessuno».
E quindi non dovremo temere un lista di libri prescritti perché favorevoli a un’idea di famiglia alternativa alla tradizionale come fece Brugnaro a Venezia, all’indomani della sua elezione?
«Vietare un libro è una forma di debolezza politica e culturale per me inaccettabile. Sono contrario a qualsiasi estremismo, che sia religioso o di qualunque tipo. Ci hanno accusato di maschilismo, razzismo e altre vaneggiamenti simili solo perché sono a corto di argomenti. Ma io sono favorevole alle unioni civili anche tra persone omosessuali e non sono né maschilista, né razzista: dico solo che chi viene qui deve rispettare leggi e regole, che qualcuno provi a dire il contrario!».
E però lei ha detto anche di voler chiudere lo Sprar, che senso avrebbe? Il problema semmai è che può accogliere solo ormai una minoranza dei profughi. Perché rinunciare a quei fondi e a quei posti di lavoro di una cooperativa molto stimata, peraltro?
«L’immigrazione è un tema delicato e forse se ne è parlato anche troppo. Posso dire che non deve essere un business. Quando saremo al governo della città andremo a verificare nel dettaglio e valuteremo le diverse situazioni, non tutte così trasparenti. Noi siamo per accogliere chi davvero fugge da guerre, ma la maggior parte di quelli che fanno richiesta di richiedente asilo non la ottengono, fanno ricorso solo per restare a nostre spese sul territorio a 35 euro al giorno, mentre abbiamo tanti pensionati bisognosi».
Per la verità però quei 35 euro vengono dallo Stato, non potrebbero comunque andare ai pensionati. Ma a prescindere dal merito, cosa può fare effettivamente il sindaco?
«Lo Sprar non è per i pensionati? Vero, ma i soldi dello Stato magari sì. Il tema è molto complesso, ma noi faremo tutto ciò che è in nostro potere. Lo vedrete».
Un’altra vostra proposta che fa discutere è la vendita di Romagna Acque. Perché privatizzare l’acqua? E a chi poi si potrebbe vendere, agli altri Comuni soci?
«Il regime di monopolio, va detto, non ha mai avvantaggiato i consumatori. Anche lì vedremo, di certo è uno di quei casi in cui Ravenna non ha il peso che dovrebbe avere rispetto alla percentuale di proprietà. Sarà una delle prime questioni che valuteremo».
Ha promesso una “giunta errante” per il forese che in effetti ha manifestato, anche nel voto, una disaffezione crescente per il Pd. Da dove nasce l’idea?
«Mah, sinceramente, vista la condizione in cui versa il forese mi pare che siano arrivate fin troppe conferme per il Pd. Sì, l’idea è di una giunta che senza costi aggiuntivi si riunisca nelle varie frazioni per toccare con mano le situazioni e capire i problemi su cui intervenire. Abbiamo fatto anche molto proposte concrete da attuare fin da subito».
Ha annunciato anche una efficientazione della macchina comunale. Ma c’è invece chi dice che lei non ha il personale e non avrà la forza di farlo, peraltro con una forza come il Pd contro…
«Efficientare e far funzionare al meglio i sistemi e le organizzazioni aziendali è il mio lavoro. Una macchina della pubblica amministrazione non è poi molto diversa. Naturalmente non si tratta di licenziare nessuno, ma solo di riorganizzare. Mi chiedo invece come possa promettere di farlo chi non sa di cosa sta parlando…»
E i sindacati, che ruolo avranno? Immagina un modello di concertazione?
«Come tutti saranno ascoltati e ognuno dovrà fare il suo, perché da questa situazione di pantano si esce solo tutti insieme».
Una curiosità: il busto di Boldrini e Zaccagnini rimarrano dove sono? Nella sua coalizione c’è chi protestò, allora, per la collocazione del monumento a Bulow…
«Mi pare che abbiamo questioni ben più importanti di cui occuparci».
Al ballottaggio è possibile che l’astensione cresca ancora, questo la preoccupa? Chiunque sarà eletto sarà stato votato da una minoranza degli elettori…
«Non so cosa accadrà, dico solo che chi non va a votare poi non potrà lamentarsi e a decidere chi sarà il prossimo sindaco saranno solo coloro che alle urne ci vanno ed esprimono un voto».
Se sarà eletto continuerà a fare il commercialista?
«Di certo non chiuderò lo studio, dovrò ovviamente riorganizzarlo, ma ho collaboratrici molto valide di cui mi fido ciecamente».
E se invece non sarà eletto sindaco, in consiglio comunale farà gruppo a sé?
«Non accadrà perché vincerò. Non ho tessere in tasca e non intendo prenderne dopo le elezioni, comunque vadano».

Alberghini: «Mi aspetto di essere votato da chi crede nel valore dell’alternanza»

Il candidato del centrodestra: «Sono contro ogni estremismo e favorevole alle unioni civili gay. Ecco i nomi della mia giunta»

Comunque andrà il 19 giugno, Massimiliano Alberghini una partita l’ha già vinta: ha costretto al secondo turno il superfavorito Michele de Pascale, segreterio del Pd e candidato di una coalizione di centrosinistra di sette liste. Lui, Alberghini, è invece un “civico”, cioè senza tessere di partito, nuovo alla politica, sostenuto da una coalizione composta da Lega Nord, Lista per Ravenna, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il commercialista cinquantenne ha ottenuto il 28 percento dei voti e deve ora riuscire nell’impresa di colmare quel gap di 13mila voti che lo separa dal concorrente.

Naturale per lui rivolgersi a quel quasi 40 percento dei ravennati che non sono andati votare al primo turno. Una sua vittoria, comunque la si pensi, sarebbe un’impresa senza precedenti.

Alberghini, perché chi non l’ha votata al primo turno, dovrebbe farlo al secondo? E che sensazione sta raccogliendo nei suoi incontri?
«Perché magari c’è chi ha pensato che tanto qui non sarebbe cambiato nulla e invece questa volta c’è l’occasione storica di avere un’alternanza di governo della città, che è un bel segnale di salute per la democrazia. E devo dire che ricevo molti attestati di stima e incoraggiamento».
Si fatica tuttavia a trovare persone con un ruolo pubblico in città al di fuori degli schieramenti politici che dichiarino di votare per lei.
«Perché purtroppo in questa città c’è molta paura di esporsi. E questo dovrebbe far riflettere. Ma con il ballottaggio tanta gente ha rialzato la testa».
Vi aspettate un consenso dall’elettorato delle altre liste escluse dal ballottaggio?
«Ci aspettiamo che chi per tutta la campagna elettorale ha invocato il cambiamento ora sia coerente…».
Però non avete voluto l’apparentamento con la Pigna di Maurizio Bucci che si era detto disponibile…
«Per la verità non ho mai ricevuto nessuna chiamata di Maurizio Bucci».
Nè ne ha fatte lei, par di capire.
«Noi ci rivolgiamo agli elettori che ritengono l’alternanza un principio democratico fondamentale».
Tra questi ci sono sicuramente quelli di CambieRà, più distanti per contenuti e sensibilità quelli di Ravenna in Comune e Raffaella Sutter. Non ritiene oggi che sia stato poco tattico da parte della Lega Nord attaccare Michela Guerra così duramente nei mesi scorsi?
«Mi limito a dire che noi chiediamo i voti di chiunque pensi che il Pd debba restare a casa».
La presenza della Lega Nord, tuttavia, è fondamentale quanto ingombrante. Gli avversari fanno molto leva sul fatto che “Ravenna non è leghista”…
«Posso dire, per citare Alvaro Ancisi, altro membro fondamentale della coalizione, che Ravenna non è sovietica, come invece la vuole chi in questi anni l’ha governata, dove il partito tutto ha deciso. La nostra è una coalizione compatta, io sono un cittadino senza tessere di partito e che non intende prenderne. Non sarà un governo con una singola impronta politica, ma civica anche perché in giunta la maggioranza dei membri sarà appunto di provenienza “civica”».
Ci fa qualche nome? Il suo avversario ha scelto di non farne nessuno, almeno in questo lei può andare incontro alle richieste di molti…
«Lui non può farne perché rischierebbe di far capire che il cambiamento che annuncia nei fatti non ci sarà. Per quanto mi riguarda la giunta si farà ovviamente da lunedì e con noi ci sarà certamente la campionessa di pugilato Terry Gordini che potrebbe essere assessore allo Sport e alle Politiche giovanili, e personalità come Claudio Angeli e Massimo Fico. Samantha Gardin al bilancio mi darebbe molta sicurezza. Inoltre, tra i possibili assessori o consulenti per la sanità collaboreremo con il dottor Alberto Fussi (consigliere uscente del Pri, ndr). La delega a Sicurezza e Immigrazione di cui mi sono personalmente riservato la nomina sarà affidata a persona di altissimo profilo che ha lavorato fino a poco tempo fa nell’ordine pubblico».
Samantha Gardin è la segretaria della Lega Nord, unico membro del Carroccio in giunta?
«Direi di sì, per le proporzioni che dicevo».
E Alvaro Ancisi sarà nella squadra?
«Ad Alvaro qualcosa faremo fare sicuramente, è la cassaforte della conoscenza…»
Ha fatto i nomi di due donne, ce ne saranno altre in giunta?
«(Ridendo, ndr) Certo che no, sono maschilista non lo sa?»
Sembra dunque di capire che le donne sarano di più… La polemica sulle quote rosa è particolarmente recente. Lei si dice contrario, ma vuole forse negare che esista una disparità di trattamento tra uomini e donne nel mondo del lavoro?
«Nelle aziende di cui mi occupo questa disparità non c’è. E nella scelta delle persone intendo affidarmi al criterio della meritocrazia, che siano uomini o donne non mi interessa. Non credo che questo voglia dire essere maschilisti».
Ma ci sarà una delega alle Pari opportunità nella sua giunta?
«Sì, ma Pari opportunità nel senso più ampio del termine, non solo rispetto al tema uomini-donne».
Dunque lei non ritiene che il Comune debba mettere in atto politiche attive rispetto a questo argomento? E che futuro avrebbe la Casa delle donne?
«Come ho detto, non ci devono essere discriminazioni, ma neanche estremismi. La Casa delle donne resterà dov’è, se ne è parlato anche troppo, ma non vedo ragioni per mandare via nessuno».
E quindi non dovremo temere un lista di libri prescritti perché favorevoli a un’idea di famiglia alternativa alla tradizionale come fece Brugnaro a Venezia, all’indomani della sua elezione?
«Vietare un libro è una forma di debolezza politica e culturale per me inaccettabile. Sono contrario a qualsiasi estremismo, che sia religioso o di qualunque tipo. Ci hanno accusato di maschilismo, razzismo e altre vaneggiamenti simili solo perché sono a corto di argomenti. Ma io sono favorevole alle unioni civili anche tra persone omosessuali e non sono né maschilista, né razzista: dico solo che chi viene qui deve rispettare leggi e regole, che qualcuno provi a dire il contrario!».
E però lei ha detto anche di voler chiudere lo Sprar, che senso avrebbe? Il problema semmai è che può accogliere solo ormai una minoranza dei profughi. Perché rinunciare a quei fondi e a quei posti di lavoro di una cooperativa molto stimata, peraltro?
«L’immigrazione è un tema delicato e forse se ne è parlato anche troppo. Posso dire che non deve essere un business. Quando saremo al governo della città andremo a verificare nel dettaglio e valuteremo le diverse situazioni, non tutte così trasparenti. Noi siamo per accogliere chi davvero fugge da guerre, ma la maggior parte di quelli che fanno richiesta di richiedente asilo non la ottengono, fanno ricorso solo per restare a nostre spese sul territorio a 35 euro al giorno, mentre abbiamo tanti pensionati bisognosi».
Per la verità però quei 35 euro vengono dallo Stato, non potrebbero comunque andare ai pensionati. Ma a prescindere dal merito, cosa può fare effettivamente il sindaco?
«Lo Sprar non è per i pensionati? Vero, ma i soldi dello Stato magari sì. Il tema è molto complesso, ma noi faremo tutto ciò che è in nostro potere. Lo vedrete».
Un’altra vostra proposta che fa discutere è la vendita di Romagna Acque. Perché privatizzare l’acqua? E a chi poi si potrebbe vendere, agli altri Comuni soci?
«Il regime di monopolio, va detto, non ha mai avvantaggiato i consumatori. Anche lì vedremo, di certo è uno di quei casi in cui Ravenna non ha il peso che dovrebbe avere rispetto alla percentuale di proprietà. Sarà una delle prime questioni che valuteremo».
Ha promesso una “giunta errante” per il forese che in effetti ha manifestato, anche nel voto, una disaffezione crescente per il Pd. Da dove nasce l’idea?
«Mah, sinceramente, vista la condizione in cui versa il forese mi pare che siano arrivate fin troppe conferme per il Pd. Sì, l’idea è di una giunta che senza costi aggiuntivi si riunisca nelle varie frazioni per toccare con mano le situazioni e capire i problemi su cui intervenire. Abbiamo fatto anche molto proposte concrete da attuare fin da subito».
Ha annunciato anche una efficientazione della macchina comunale. Ma c’è invece chi dice che lei non ha il personale e non avrà la forza di farlo, peraltro con una forza come il Pd contro…
«Efficientare e far funzionare al meglio i sistemi e le organizzazioni aziendali è il mio lavoro. Una macchina della pubblica amministrazione non è poi molto diversa. Naturalmente non si tratta di licenziare nessuno, ma solo di riorganizzare. Mi chiedo invece come possa promettere di farlo chi non sa di cosa sta parlando…»
E i sindacati, che ruolo avranno? Immagina un modello di concertazione?
«Come tutti saranno ascoltati e ognuno dovrà fare il suo, perché da questa situazione di pantano si esce solo tutti insieme».
Una curiosità: il busto di Boldrini e Zaccagnini rimarrano dove sono? Nella sua coalizione c’è chi protestò, allora, per la collocazione del monumento a Bulow…
«Mi pare che abbiamo questioni ben più importanti di cui occuparci».
Al ballottaggio è possibile che l’astensione cresca ancora, questo la preoccupa? Chiunque sarà eletto sarà stato votato da una minoranza degli elettori…
«Non so cosa accadrà, dico solo che chi non va a votare poi non potrà lamentarsi e a decidere chi sarà il prossimo sindaco saranno solo coloro che alle urne ci vanno ed esprimono un voto».
Se sarà eletto continuerà a fare il commercialista?
«Di certo non chiuderò lo studio, dovrò ovviamente riorganizzarlo, ma ho collaboratrici molto valide di cui mi fido ciecamente».
E se invece non sarà eletto sindaco, in consiglio comunale farà gruppo a sé?
«Non accadrà perché vincerò. Non ho tessere in tasca e non intendo prenderne dopo le elezioni, comunque vadano».

Mareggiata e bagni allagati, il Comune: «Nessuna allerta della Protezione civile»

Evento anomalo e imprevedibile per Palazzo Merlato che assicura:
«Metteremo a punto ogni possibile forma di aiuto alle imprese»

Il Comune di Ravenna è intervenuto nella serata di giovedì, nei lidi maggiormente colpiti dalla mareggiata, attivando la Protezione Civile e coordinando la propria azione con i Vigili del Fuoco.

«A differenza di precedenti situazioni – scrivono da Palazzo Merlato – non ci è stata comunicata nessuna allerta meteo che ci consentisse di attivare misure di prevenzione e di contenimento dei danni. Questo lascia pensare ad un evento anomalo di innalzamento del mare, non prevedibile con gli attuali criteri di monitoraggio e che merita uno studio e un approfondimento».

I danni, il cui elenco e la cui entità si stanno stimando in queste ore, riguardano alcuni stabilimenti balneari finiti sott’acqua e alcuni tratti di spiaggia che al momento risultano erose (nella gallery qui sotto la situazione in alcuni bagni di Marina alla mattina di venerdì 17 giugno).

«Da ieri sera siamo in costante contatto con la Cooperativa degli stabilimenti balneari e le associazioni di categoria – scrivono ancora dal Comune –. La Regione attiverà le procedure necessarie al ripristino urgente dei tratti di spiaggia erosa e nel prossime metteremo a punto ogni possibile forma di aiuto alle imprese balneari che hanno subito i danni maggiori».

Il Comune ringrazia «tutto il personale impegnato nell’opera di ripristino dell’agibilità della spiaggia, gli imprenditori, i volontari e i lavoratori degli stabilimenti balneari che in queste ore si stanno prodigando per rendere agibili e accogliente la situazione della spiaggia nei lidi più colpiti».

Mareggiata e bagni allagati, il Comune: «Nessuna allerta della Protezione civile»

Evento anomalo e imprevedibile per Palazzo Merlato che assicura: «Metteremo a punto ogni possibile forma di aiuto alle imprese»

Il Comune di Ravenna è intervenuto nella serata di giovedì, nei lidi maggiormente colpiti dalla mareggiata, attivando la Protezione Civile e coordinando la propria azione con i Vigili del Fuoco.

«A differenza di precedenti situazioni – scrivono da Palazzo Merlato – non ci è stata comunicata nessuna allerta meteo che ci consentisse di attivare misure di prevenzione e di contenimento dei danni. Questo lascia pensare ad un evento anomalo di innalzamento del mare, non prevedibile con gli attuali criteri di monitoraggio e che merita uno studio e un approfondimento».

I danni, il cui elenco e la cui entità si stanno stimando in queste ore, riguardano alcuni stabilimenti balneari finiti sott’acqua e alcuni tratti di spiaggia che al momento risultano erose (nella gallery qui sotto la situazione in alcuni bagni di Marina alla mattina di venerdì 17 giugno).

«Da ieri sera siamo in costante contatto con la Cooperativa degli stabilimenti balneari e le associazioni di categoria – scrivono ancora dal Comune –. La Regione attiverà le procedure necessarie al ripristino urgente dei tratti di spiaggia erosa e nel prossime metteremo a punto ogni possibile forma di aiuto alle imprese balneari che hanno subito i danni maggiori».

Il Comune ringrazia «tutto il personale impegnato nell’opera di ripristino dell’agibilità della spiaggia, gli imprenditori, i volontari e i lavoratori degli stabilimenti balneari che in queste ore si stanno prodigando per rendere agibili e accogliente la situazione della spiaggia nei lidi più colpiti».

Turista di 50 anni annega cercando di salvare il figlio

Stavano facendo il bagno nonostante il mare in burrasca, prima della mareggiata che ha allagato gli stabilimenti

Si chiamava Luigi Marchi l’uomo di 50 anni morto nel pomeriggio di ieri (giovedì 16 giugno) a Punta Marina, tentando di salvare il figlio di 8 anni dalle onde. Il mare era in burrasca e poco dopo avrebbe inghiottito molti bagni dei lidi ravennati, alle prese ancora oggi con i danni ingenti.

L’uomo – come riportano i quotidiani in edicola oggi – era in vacanza con la famiglia e un gruppo di amici e abitava a Riva del Garda, dove era presidente della pro loco della frazione di Varone, assicuratore e volontario dei vigili del fuoco.

Nonostante le condizioni del mare e la bandiera rossa issata già dal mattino, ha accompagnato il figlio più grande (l’altro ha 6 anni ed è rimasto a guardare sotto l’ombrellone) e la figlia di un’amica a fare il bagno. Il bambino indossava un giubbotto salvagente ma la corrente lo ha trascinato velocemente al largo, mentre l’altra piccola è rimasta vicino a riva. Il padre, visto il figlio in difficoltà, ha cercato di soccorrerlo, ma probabilmente un malore (sui quotidiani si parla di congestione, visto che aveva mangiato da poco) gli è stato fatale. Inutili i tentativi di rianimarlo in spiaggia (per una quarantina di minuti) così come l’intervento di un gruppo di bagnini praticamente immediato.

Il grillino rappresentante di lista di Cambierà «Il mio appello per andare a votare Alberghini»

Il consigliere territoriale uscente dei 5 Stelle rompe il silenzio
«Ho aspettato che Michela Guerra decidesse, ma…»

«Ho aspettato fino all’ultimo che Michela Guerra decidesse di schierarsi e l’avrei seguita ovunque, ma non accetto l’idea di vedere tutto sempre come prima e di vedere riconfermati i pessimi assessori della vecchia giunta Matteucci per altri 5 anni: la più importante regola in democrazia è l’alternanza». A rompere il silenzio pubblicamente tra i sostenitori della lista civica Cambierà che vedeva candidata Michela Guerra, è Matteo Contessi, consigliere territoriale uscente del Movimento 5 Stelle. Che dichiara di sostenere il candidato del centrodestra Alberghini all’imminente ballottaggio contro quello del centrosinistra De Pascale.

«La questione morale aperta da alcuni grillini non esiste – continua Contessi –, è un pretesto: si chiamano elezioni amministrative per questo e il sindaco non fa alcuna legge. I contatti con esponenti di Cambierà, come dichiarato da Pini della Lega Nord, sono stati tanti e io ne sono una prova. Hanno ascoltato gli argomenti usciti dal nostro lavoro e posso garantire la loro volontà a far bene. L’importanza di questo ballottaggio è indiscutibile ed è da poveri illusi disertare il voto o annullare la scheda: ricordo che il Movimento è nato per dar voce ai cittadini non per toglierla. Serve umiltà e tappatevi il naso se vi serve ma votate».

Contessi quindi si presenta: «In Consiglio territoriale ho sempre cercato di lavorare esclusivamente per il bene della città e di contrastare insieme al resto dell’opposizione le idiozie dell’ex giunta Matteucci. Sono un fedelissimo di Michela Guerra nominato dalla lista Cambierà anche quale rappresentante di lista al seggio elettorale Mordani, il seggio più centrale a pochi passi da Piazza del Popolo. Non ero candidato solo per non aver voluto partecipare alle correnti e ai litigi che sono degenerati determinando la perdita del simbolo M5S.
Questa occasione dev’essere colta anche dagli stessi militanti del Pd per levare di mezzo la “gentaccia” in seno al loro partito e di certo non può essere disertata da chi da decenni chiede un cambiamento. L’appello per i ravennati è di andare a votare per l’alternanza e per l’ottima squadra messa in campo da Alberghini».

De Pascale:«Serve un sindaco fuoriclasse per cambiare la città. Noi siamo pronti»

Il candidato del centrosinistra: «Non dirò mai: qui non c’è posto per
i profughi. La giunta? Di nuova generazione. Aria nuova in Comune»

Superfavorito, al primo turno ha preso oltre 13mila voti in più dello sfidante, ma consapevole dei rischi insiti in ogni ballottaggio, ha se possibile aumentato i ritmi della campagna elettorale dopo il 5 giugno. Il segretario del Pd Michele de Pascale – sostenuto anche da Pri, Idv, Ixc, Sinistra per Ravenna, Ravviva Ravenna e Ama Ravenna – dopo aver fallito l’obiettivo al primo tentativo, sta ora spingendo sull’acceleratore in tema di discontinuità e cambiamento e sta aprendo all’elettorato in particolare di CambieRà e Ravenna in Comune prendendo alcuni impegni concreti su temi condivisi e mettendo in rilievo le distanze dalla Lega.

Come sta andando questo lavoro di dialogo?
«Direi bene, stiamo cercando di mettere in evidenza il nostro programma e gli elementi che già condividiamo a cui aggiungiamo ulteriori proposte. Gli elettori di Raffaella Sutter e molti di quelli di Michela Guerra sono persone che al primo turno hanno ritenuto un’altra proposta migliore della nostra, ma che al secondo sono certo che riterranno, tra i due progetti in campo, il nostro di gran lunga migliore rispetto a quello di una Lega estremista».
Immagino che il riferimento sia soprattutto al tema dell’immigrazione che nel vostro programma è trattato in riferimento a scuola e giovani e non è collegato alla sicurezza. Non teme che questa scelta le abbia fatto perdere voti?
«Sì, ma se essere coerente con i miei valori mi fa perdere voti, sono pronto a perderli. E da amministratore contrasterò a testa alta le ricette leghiste. Noi vogliamo occuparci di tutti coloro che hanno difficoltà, dei poveri, senza fare distinzioni e andando anche al di là dei semplici obblighi di legge. Sulla sicurezza c’è un corposo capitolo, ma a parte. Immigrazione e integrazione sono invece legati alla scuola e alla necessità di non lasciare soli gli insegnanti e assistere le classi con la mediazione culturale perché lì si prepara la società del futuro. Lo vediamo negli Usa, l’abbiamo visto in Francia, l’odio si alimenta in persone che sono nate e cresciute in quei paesi per le quali è fallito un percorso di integrazione».
Ma in casi di arrivi straordinari, potremmo mai sentirle dire che qui siamo arrivati al limite e non possiamo più accoglierne?
«No, lo escludo. Certo bisogna impegnarsi perché tutti i Comuni facciano la propria parte, perché l’Unione europea faccia la propria parte in termini di pianificazione. Ma davanti all’emergenza non dirò mai no, qui no; non fa parte della nostra storia».
E questo sarà sicuramente gradito agli elettori della sinistra. Invece, un tema su cui non sta accontentando le sollecitazioni giunte da più parti è quello delle nomine in giunta, tutto top secret. Eppure in altre città anche candidati del Pd come Giachetti e Sala stanno svelando qualche nome…
«In genere i nomi prima del voto vengono fatti da chi è in difficoltà e sa che potrebbe non vincere. Tutti sanno chi sono le persone che mi circondano e che stanno lavorando come. Sarà richiesta competenza, condivisione del progetto e saranno tutti esponenti di una nuova generazione, senza figurine, che saprà prendersi responsabilità».
Ci dice almeno se ci saranno conferme?
«Sì, ci saranno persone con esperienze di giunta, altre di consiglio, altre con esperienze maturate fuori».
Si terrà qualche delega?
«Mi terrò trasversalmente alcuni progetti strategici, ma non veri e propri temi. Penso in particolare alla riorganizzazione delle istituzioni culturali, la nuova pianificazione territoriale e l’escavo dei fondali del porto».
Quando dice che i risultati in giro per l’Italia hanno premiato i sindaci che hanno lavorato bene, sembra implicare una bocciatura per Matteucci a Ravenna. È così?
«Fin dall’inizio abbiamo detto che alla città serviva un cambio di passo, che andavano riconosciuti gli errori fatti, tutti coloro che abbiamo incontrato ci hanno chiesto discontinuità. E quei pochi che non erano convinti penso lo abbiano capito bene dopo il primo turno dove è arrivata la prova scientifica: la città non vuole passare a chi vuole privatizzare l’acqua, ma vuole un cambiamento forte. Questo non significa che Ravenna è una città allo sfascio, ma che su certe questioni ha bisogno non solo di un cambio di marcia ma di un’inversione a U».
Lei però negli ultimi tre anni era segretario del partito di maggioranza. Perché non ha inciso prima?
«Su alcuni punti abbiamo iniziato a imprimere alcuni cambiamenti, altri sono temi amministrativi in capo al sindaco. Fabrizio era stato eletto sulla base di un programma, io su certe questioni avevo idee diametralmente opposte, ma è giusto che alcuni cambiamenti passino attraverso le elezioni».
Non starà però esagerando con le promesse? Bypass e tangenziale in cinque anni quando ancora aspettiamo la rotonda all’incrocio Adriatica-Ravegnana?
«I soldi ci sono. Dopo lo stralcio della E 55, a cui ero contrario, il governo ha messo un miliardo in tre anni per la E 45 e la Regione e il governo hanno già messo nero su bianco che ci sono 300 milioni per Ravenna ed è tutto collegato all’escavo dei fondali. Il prossimo sindaco, se è un fuoriclasse, potrà cambiare la città, ci sono le condizioni e noi siamo pronti a lavorare dal primo giorno. Con i soldi sbloccati dal patto di stabilità potremo riparare le buche, ma questo non servirà a dare prospettive e risposte a un giovane in cerca di lavoro…».
Di recente ha parlato anche di semplificazione burocratica. In una delle ultime interviste Matteucci l’ha definita una sorta di missione impossibile…
«Io credo invece che il sindaco di un comune così grande abbia molto margine di manovra e possa intervenire. Va sicuramente messo mano agli uffici del territorio, edilizia e urbanistica, bisogna rivedere le previsioni, ma anche immaginare una Pubblica amministrazione più in grado di essere vicina alle aziende. Abbiamo in mente pochi interventi da fare subito con immissione di personale e anche nuovi dirigenti e poi una riorganizzazione generale nel giro di sei mesi…».
Quindi persone del suo gabinetto e dirigenti di nomina?
«Esatto. Se sarò eletto, ci saranno cambiamenti importanti. Anche in termini di turn over, ci saranno concorsi per alcuni settori. Aria nuova».
Tra i temi sollevati da tutti i suoi avversari c’è quello della legalità. Alberghini propone addirittura un assessorato, c’era chi parlava di osservatorio. Le infiltrazioni del resto sono un tema importante, basti vedere cosa è successo a Reggio Emilia all’insaputa dell’allora sindaco Graziano Delrio…
«Il problema esiste sicuramente anche dalle nostre parti e dobbiamo vigilare, per quanto mi sento di escludere che nelle nostre amministrazioni pubbliche ci siano stati mai comportamenti conniventi. Più che un assessorato, credo serva lavorare sulle gare d’appalto per evitare che prevalga la logica del prezzo più basso perché è in quella situazione che si infiltrano più facilmente sfruttamento e illgalità».
Negli ultimi anni ci sono stati appalti storici persi da cooperative del territorio, ritiene di dover intervenire per evitare che accada in futuro?
«Dire che si vuole favorire una cooperativa del territorio è illegale e per me il principio di legalità è indiscutibile. Ma è anche vero che le cooperative del territorio quando perdono nove volte su dieci è proprio per il prezzo. Quindi sono fiducioso che cambiare il sistema degli appalti le porterà a migliorare ancora ed essere ancora più competitive ».
E gli stipendi degli operatori in appalto che lavorano per il Comune a 6 euro all’ora? Anche questo è stato un tema sollevato in campagna elettorale da Guerra e Sutter e trascurato dal Pd.
«Vero. Credo che sia ora di finirla con situazioni dove ci sono persone che lavorano per il Comune e altre per le coop che svolgono le stesse mansioni con trattamenti così diversi. O un servizio è pubblico o viene completamente appaltato. E credo che anche le coop debbano fare la propria parte: se noi diciamo che non premieremo più il prezzo negli appalti, deve significare anche una migliore retribuzione del lavoro. Non avrebbero più alibi».
Dopo il voto resterà segretario provinciale del Pd? Del resto il premier è il segretario nazionale…
«No, in ogni caso no, tanto meno se sarò eletto. Il sindaco deve essere il sindaco di tutti, non mi pare un ruolo compatibile. Per una città, il sindaco è come il presidente del consiglio e il presidente della Repubblica insieme, è un ruolo istituzionale».
Quindi quando avremo il prossimo segretario?
«Spero e credo già a luglio».
Un congresso?
«O un voto in assemblea, vedremo. Comunque ci sarà un passaggio democratico, come si fa da noi…»
La vedremo impegnata nella campagna per il sì al referendum di ottobre? E cosa pensa dell’indicazione di Renzi di andare giù con il lanciafiamme contro la minoranza del Pd?
«Ho fatto il segretario per tre anni e la nostra federazione è sempre stata tra le più coese d’Italia, spero naturalmente che chi mi succederà continuerà questo lavoro. Sul referendum, esprimerò la mia opinione a favore: nella riforma secondo me ci sono più luci che ombre. Credo si dovrà fare lo sforzo di entrare nel merito dei temi evitando lo scontro politico».
Chiunque sarà eletto domenica sarà verosimilmente votato in realtà da una minoranza degli elettori. Quanto indebolisce questo il futuro sindaco?
«Sicuramente è un elemento che indebolisce. C’è un potere del sindaco che non è dato dalla legge ed è quello che viene dalla fiducia dei concittadini. Per questo cercherò di attivare il maggior numero di strumenti di partecipazione possibile per riaccendere speranza e desiderio. Comunque andrà, mi impegno perché a queste parole possano seguire fatti, l’unica cosa che può riavvicinare le persone alla politica».
L’ultima curiosità: Se sarà eletto resterà iscritto all’Università?
«Il mio percorso universitario è stato piuttosto particolare, ho frequentato per tre anni Medicina sostenendo tutti gli esami, poi giunto ai tirocini pratici ho realizzato di non sentire la “missione” che deve contraddistinguere un Medico e mi sono iscritto a Giurisprudenza. Laurearmi è un impegno che ho preso molti anni fa con mio padre, che purtroppo non c’è più, ed è un obbiettivo che, compatibilmente con lavoro e famiglia, raggiungerò».

De Pascale:«Serve un sindaco fuoriclasse per cambiare la città. Noi siamo pronti»

Il candidato del centrosinistra: «Non dirò mai: qui non c’è posto per i profughi. La giunta? Di nuova generazione. Aria nuova in Comune»

Superfavorito, al primo turno ha preso oltre 13mila voti in più dello sfidante, ma consapevole dei rischi insiti in ogni ballottaggio, ha se possibile aumentato i ritmi della campagna elettorale dopo il 5 giugno. Il segretario del Pd Michele de Pascale – sostenuto anche da Pri, Idv, Ixc, Sinistra per Ravenna, Ravviva Ravenna e Ama Ravenna – dopo aver fallito l’obiettivo al primo tentativo, sta ora spingendo sull’acceleratore in tema di discontinuità e cambiamento e sta aprendo all’elettorato in particolare di CambieRà e Ravenna in Comune prendendo alcuni impegni concreti su temi condivisi e mettendo in rilievo le distanze dalla Lega.

Come sta andando questo lavoro di dialogo?
«Direi bene, stiamo cercando di mettere in evidenza il nostro programma e gli elementi che già condividiamo a cui aggiungiamo ulteriori proposte. Gli elettori di Raffaella Sutter e molti di quelli di Michela Guerra sono persone che al primo turno hanno ritenuto un’altra proposta migliore della nostra, ma che al secondo sono certo che riterranno, tra i due progetti in campo, il nostro di gran lunga migliore rispetto a quello di una Lega estremista».
Immagino che il riferimento sia soprattutto al tema dell’immigrazione che nel vostro programma è trattato in riferimento a scuola e giovani e non è collegato alla sicurezza. Non teme che questa scelta le abbia fatto perdere voti?
«Sì, ma se essere coerente con i miei valori mi fa perdere voti, sono pronto a perderli. E da amministratore contrasterò a testa alta le ricette leghiste. Noi vogliamo occuparci di tutti coloro che hanno difficoltà, dei poveri, senza fare distinzioni e andando anche al di là dei semplici obblighi di legge. Sulla sicurezza c’è un corposo capitolo, ma a parte. Immigrazione e integrazione sono invece legati alla scuola e alla necessità di non lasciare soli gli insegnanti e assistere le classi con la mediazione culturale perché lì si prepara la società del futuro. Lo vediamo negli Usa, l’abbiamo visto in Francia, l’odio si alimenta in persone che sono nate e cresciute in quei paesi per le quali è fallito un percorso di integrazione».
Ma in casi di arrivi straordinari, potremmo mai sentirle dire che qui siamo arrivati al limite e non possiamo più accoglierne?
«No, lo escludo. Certo bisogna impegnarsi perché tutti i Comuni facciano la propria parte, perché l’Unione europea faccia la propria parte in termini di pianificazione. Ma davanti all’emergenza non dirò mai no, qui no; non fa parte della nostra storia».
E questo sarà sicuramente gradito agli elettori della sinistra. Invece, un tema su cui non sta accontentando le sollecitazioni giunte da più parti è quello delle nomine in giunta, tutto top secret. Eppure in altre città anche candidati del Pd come Giachetti e Sala stanno svelando qualche nome…
«In genere i nomi prima del voto vengono fatti da chi è in difficoltà e sa che potrebbe non vincere. Tutti sanno chi sono le persone che mi circondano e che stanno lavorando come. Sarà richiesta competenza, condivisione del progetto e saranno tutti esponenti di una nuova generazione, senza figurine, che saprà prendersi responsabilità».
Ci dice almeno se ci saranno conferme?
«Sì, ci saranno persone con esperienze di giunta, altre di consiglio, altre con esperienze maturate fuori».
Si terrà qualche delega?
«Mi terrò trasversalmente alcuni progetti strategici, ma non veri e propri temi. Penso in particolare alla riorganizzazione delle istituzioni culturali, la nuova pianificazione territoriale e l’escavo dei fondali del porto».
Quando dice che i risultati in giro per l’Italia hanno premiato i sindaci che hanno lavorato bene, sembra implicare una bocciatura per Matteucci a Ravenna. È così?
«Fin dall’inizio abbiamo detto che alla città serviva un cambio di passo, che andavano riconosciuti gli errori fatti, tutti coloro che abbiamo incontrato ci hanno chiesto discontinuità. E quei pochi che non erano convinti penso lo abbiano capito bene dopo il primo turno dove è arrivata la prova scientifica: la città non vuole passare a chi vuole privatizzare l’acqua, ma vuole un cambiamento forte. Questo non significa che Ravenna è una città allo sfascio, ma che su certe questioni ha bisogno non solo di un cambio di marcia ma di un’inversione a U».
Lei però negli ultimi tre anni era segretario del partito di maggioranza. Perché non ha inciso prima?
«Su alcuni punti abbiamo iniziato a imprimere alcuni cambiamenti, altri sono temi amministrativi in capo al sindaco. Fabrizio era stato eletto sulla base di un programma, io su certe questioni avevo idee diametralmente opposte, ma è giusto che alcuni cambiamenti passino attraverso le elezioni».
Non starà però esagerando con le promesse? Bypass e tangenziale in cinque anni quando ancora aspettiamo la rotonda all’incrocio Adriatica-Ravegnana?
«I soldi ci sono. Dopo lo stralcio della E 55, a cui ero contrario, il governo ha messo un miliardo in tre anni per la E 45 e la Regione e il governo hanno già messo nero su bianco che ci sono 300 milioni per Ravenna ed è tutto collegato all’escavo dei fondali. Il prossimo sindaco, se è un fuoriclasse, potrà cambiare la città, ci sono le condizioni e noi siamo pronti a lavorare dal primo giorno. Con i soldi sbloccati dal patto di stabilità potremo riparare le buche, ma questo non servirà a dare prospettive e risposte a un giovane in cerca di lavoro…».
Di recente ha parlato anche di semplificazione burocratica. In una delle ultime interviste Matteucci l’ha definita una sorta di missione impossibile…
«Io credo invece che il sindaco di un comune così grande abbia molto margine di manovra e possa intervenire. Va sicuramente messo mano agli uffici del territorio, edilizia e urbanistica, bisogna rivedere le previsioni, ma anche immaginare una Pubblica amministrazione più in grado di essere vicina alle aziende. Abbiamo in mente pochi interventi da fare subito con immissione di personale e anche nuovi dirigenti e poi una riorganizzazione generale nel giro di sei mesi…».
Quindi persone del suo gabinetto e dirigenti di nomina?
«Esatto. Se sarò eletto, ci saranno cambiamenti importanti. Anche in termini di turn over, ci saranno concorsi per alcuni settori. Aria nuova».
Tra i temi sollevati da tutti i suoi avversari c’è quello della legalità. Alberghini propone addirittura un assessorato, c’era chi parlava di osservatorio. Le infiltrazioni del resto sono un tema importante, basti vedere cosa è successo a Reggio Emilia all’insaputa dell’allora sindaco Graziano Delrio…
«Il problema esiste sicuramente anche dalle nostre parti e dobbiamo vigilare, per quanto mi sento di escludere che nelle nostre amministrazioni pubbliche ci siano stati mai comportamenti conniventi. Più che un assessorato, credo serva lavorare sulle gare d’appalto per evitare che prevalga la logica del prezzo più basso perché è in quella situazione che si infiltrano più facilmente sfruttamento e illgalità».
Negli ultimi anni ci sono stati appalti storici persi da cooperative del territorio, ritiene di dover intervenire per evitare che accada in futuro?
«Dire che si vuole favorire una cooperativa del territorio è illegale e per me il principio di legalità è indiscutibile. Ma è anche vero che le cooperative del territorio quando perdono nove volte su dieci è proprio per il prezzo. Quindi sono fiducioso che cambiare il sistema degli appalti le porterà a migliorare ancora ed essere ancora più competitive ».
E gli stipendi degli operatori in appalto che lavorano per il Comune a 6 euro all’ora? Anche questo è stato un tema sollevato in campagna elettorale da Guerra e Sutter e trascurato dal Pd.
«Vero. Credo che sia ora di finirla con situazioni dove ci sono persone che lavorano per il Comune e altre per le coop che svolgono le stesse mansioni con trattamenti così diversi. O un servizio è pubblico o viene completamente appaltato. E credo che anche le coop debbano fare la propria parte: se noi diciamo che non premieremo più il prezzo negli appalti, deve significare anche una migliore retribuzione del lavoro. Non avrebbero più alibi».
Dopo il voto resterà segretario provinciale del Pd? Del resto il premier è il segretario nazionale…
«No, in ogni caso no, tanto meno se sarò eletto. Il sindaco deve essere il sindaco di tutti, non mi pare un ruolo compatibile. Per una città, il sindaco è come il presidente del consiglio e il presidente della Repubblica insieme, è un ruolo istituzionale».
Quindi quando avremo il prossimo segretario?
«Spero e credo già a luglio».
Un congresso?
«O un voto in assemblea, vedremo. Comunque ci sarà un passaggio democratico, come si fa da noi…»
La vedremo impegnata nella campagna per il sì al referendum di ottobre? E cosa pensa dell’indicazione di Renzi di andare giù con il lanciafiamme contro la minoranza del Pd?
«Ho fatto il segretario per tre anni e la nostra federazione è sempre stata tra le più coese d’Italia, spero naturalmente che chi mi succederà continuerà questo lavoro. Sul referendum, esprimerò la mia opinione a favore: nella riforma secondo me ci sono più luci che ombre. Credo si dovrà fare lo sforzo di entrare nel merito dei temi evitando lo scontro politico».
Chiunque sarà eletto domenica sarà verosimilmente votato in realtà da una minoranza degli elettori. Quanto indebolisce questo il futuro sindaco?
«Sicuramente è un elemento che indebolisce. C’è un potere del sindaco che non è dato dalla legge ed è quello che viene dalla fiducia dei concittadini. Per questo cercherò di attivare il maggior numero di strumenti di partecipazione possibile per riaccendere speranza e desiderio. Comunque andrà, mi impegno perché a queste parole possano seguire fatti, l’unica cosa che può riavvicinare le persone alla politica».
L’ultima curiosità: Se sarà eletto resterà iscritto all’Università?
«Il mio percorso universitario è stato piuttosto particolare, ho frequentato per tre anni Medicina sostenendo tutti gli esami, poi giunto ai tirocini pratici ho realizzato di non sentire la “missione” che deve contraddistinguere un Medico e mi sono iscritto a Giurisprudenza. Laurearmi è un impegno che ho preso molti anni fa con mio padre, che purtroppo non c’è più, ed è un obbiettivo che, compatibilmente con lavoro e famiglia, raggiungerò».

Mareggiata sui lidi ravennati Allagati molti stabilimenti balneari

L’acqua è arrivata fino ai bar, anche a Marina di Ravenna

Una improvvisa mareggiata causata dal vento ha allagato nella serata di giovedì molti stabilimenti balneari dei lidi ravennati. Sul posto squadre di vigili del fuoco sono state impegnate per dare una mano ai bagnini.

I danni, a una prima stima, sembrano ingenti, anche tenendo conto che si tratta di una stagione già partita con il freno a mano a causa del tempo e che proprio in questi giorni doveva entrare nel vivo.

L’acqua ha danneggiato le strutture degli stabilimenti, arrivando perfino nelle cucine di alcuni bagni di Marina, dove la spiaggia è come noto molto più lunga rispetto ai lidi a sud.

«L’appoggio da Cgil al Pd è una porcata. Nel sindacato non ci sono solo elettori di De Pascale»

Alberghini (centrodestra) segnala il caso al segretario Camusso: «Lo statuto vieta di schierararsi». E Pini (Lega) critica il giudice Riverso, sostenitore del centrosinistra. La difesa di Sinistra per Ravenna

«Non posso accettare che a mettersi la casacca di una parte politica sia una organizzazione sindacale all’interno della quale vi sono elettori di ogni parte politica; è un fatto di una violenza psicologica inaudita che mina le basi della democrazia». La presa di posizione della Cgil non è piaciuta a Massimiliano Alberghini, candidato sindaco del centrodestra al ballottaggio a Ravenna contro Michele de Pascale del centrosinistra che raccoglie il consenso del sindacato più rappresentato sul territorio.

Le parole che hanno suscitato la reazione del commercialista 51enne sono contenute in una nota scritta inviata alle redazioni locali: «Ci risulta chiaro come debba essere scongiurato con fermezza il rischio che Ravenna possa essere amministrata da forze politiche che nulla hanno a che fare con la sua tradizione antifascista e i suoi valori di solidarietà e accoglienza».

Alberghini promette di segnalare la questione al segretario nazionale Susanna Camusso perché, dice, «lo statuto stesso della Cgil vieta di schierarsi in maniera così netta in una competizione elettorale. Per questo motivo ho scritto a Camusso per chiederle che, nel rispetto delle norme del sindacato, il responsabile di questa ennesima porcata elettorale sia immediatamente rimosso dall’incarico per tutelare innanzitutto gli iscritti della Cgil, che non sono certamente tutti elettori di De Pascale».

Ma c’è anche un altro endorsement che fa discutere ed è quello del giudice Roberto Riverso, per molti anni al tribunale del lavoro di Ravenna e ora consigliere della corte di Cassazione. Al primo turno ha scelto Ravenna in Comune ma ora ha dichiarato pubblicamente di non poter lasciare la città alla Lega. Il deputato della Lega Gianluca Pini ha presentato un’interrogazione al ministero della Giustizia per chiedere al Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) l’immediata apertura di un procedimento disciplinare: «È inconcepibile che chi è pagato dallo Stato per giudicare i cittadini parteggi apertamente e pubblicamente per una parte politica come fa il giudice Riverso».

A difesa di Cgil e Riverso si leva Sinistra per Ravenna, la lista fondata da fuoriusciti di Sel che ha appoggiato De Pascale al primo turno candidando come capolista l’ex assessore Valentina Morigi: «Un attacco gravissimo che ha la Lega Nord come mandante e Alberghini come esecutore. Siamo preoccupati per il clima di terrore che la Lega Nord e Alberghini stanno diffondendo in questa campagna elettorale, in una deriva che pare ormai senza limite né vergogna. Sinistra per Ravenna manifesta la propria solidarietà alla Cgil e al Giudice Riverso, ricordando alla Lega che la Costituzione nata dalla Resistenza sancisce la libertà di parola e di pensiero. I contrari all’esercizio di questi diritti, erano i fascisti».

Turista annega per aiutare un bambino

Mare mosso e bandiera rossa: la corrente stava trascinando il ragazzino. Sono intervenuti tre bagnini ma l’uomo ha perso i sensi

È annegato nel tentativo di aiutare il figlio di amici, trascinato dalla corrente del mare mosso: un turista veneto sulla 50ina è morto nel pomeriggio di oggi, 16 giugno, a Punta Marina. Secondo la ricostruzione finora compiuta l’uomo si trovava in acqua in compagni di due bambini, figli di amici. Poco prima delle 16 il mare era molto mosso e sulla torretta dei bagnini sventolava bandiera rossa. La corrente ha cominciato a trascinare uno dei due ragazzini dotato di giubbotto salvagente, per aiutarlo a tornare verso la riva l’uomo si è spinto più avanti e le onde l’hanno travolto.

Per i soccorsi sono intervenuti tre bagnini dalle postazioni adiacenti al tratto interessato, quello tra gli stabilimenti Merida e Chaplyn. I bagnini sono riusciti a riportare a riva tutti ma l’uomo aveva perso i sensi: sulla battigia è stato sottoposto a massaggio cardiaco e defibrillatore in attesa dell’arrivo del 118 ma non c’è stato nulla da fare. Sulla vicenda stanno svolgendo accertamenti i carabinieri e la capitaneria di porto.

Imprese con De Pascale, caso in procura Pd: «Incomprensioni in buona fede»

Esposto del centrodestra: «Torbido inciucio che inquina il voto»
Il segretario dem: «Calunnie. Adesioni raccolte senza pressioni»

L’elenco, diffuso pubblicamente dal comitato elettorale del centrosinistra, con i nomi di cento imprese che appoggiano la proposta del candidato sindaco Michele de Pascale al ballottaggio ora finisce in procura. Le quattro forze politiche (Lega Nord, Lista per Ravenna, Forza Italia e Fratelli d’Italia) che compongono la coalizione di centrodestra per la candidatura di Massimiliano Alberghini hanno infatti firmato un esposto «per fare luce sul torbido inciucio di un comitato di affari che agevola poche imprese amiche e lascia alla deriva tutte le altre, cercando così di inquinare il voto». La replica di De Pascale, segretario provinciale del Pd, non tarda ad arrivare: «L’esposto contiene talune ipotesi di reato talmente infondate da poter sembrare calunniose, per questo ho chiesto ai miei legali di valutare la vicenda».

Eccoli i possibili profili di reato ventilati nell’esposto: «Violenza privata (art. 610 cp), attentati contro i diritti politici del cittadino (art. 294 cp), notizie false, raggiri o artifizi per esercitare pressione in favore di determinati candidati (art. 979 legge 361/1957), voto di scambio (art. 86 legge 203/1951)». L’esposto indica anche che alcune tra le imprese indicate nell’elenco in realtà non sarebbero tali mentre altre non risultano nemmeno attive nel territorio comunale e si trovano nominativi di persone che potrebbero non corrispondere al legale rappresentante del soggetto indicato: «È stato richiesto di verificare se le aziende regolarmente citate ed esistenti fossero a conoscenza del loro inserimento nell’elenco in questione».

La vicenda è ormai nota. A quattro giorni dal voto decisivo è stato inoltrato alla stampa un elenco di imprese che in buona sostanza condividevano un decalogo di iniziative elaborate dalla coalizione De Pascale per il rilancio del turismo. Le polemiche sono scoppiate subito con critiche da destra e da sinistra ma a fare più rumore sono state soprattutto le precisazioni di alcuni imprenditori che hanno voluto prendere le distanze da quello che all’esterno sembrava un endorsement a tutti gli effetti e in un paio di casi hanno addirittura affermato di essersi ritrovati nella lista a loro insaputa.

De Pascale prova a fare chiarezza: «Abbiamo messo il turismo al centro del nostro progetto di sviluppo della città elaborando dieci punti concreti che abbiamo sottoposto al giudizio di molti operatori ravennati. In pochissimi giorni il mio comitato ha raccolto un centinaio di adesioni e apprezzamenti su questo progetto. Sono molto dispiaciuto che, sebbene mi risulti solamente in tre casi su cento, questa adesione possa essere stata fraintesa, da parte degli operatori o dei mie collaboratori, e conseguentemente meglio precisata o ritirata. Queste incomprensioni, di cui mi rammarico, sono avvenute nella più completa e reciproca buona fede. Tutte le adesioni sono state infatti raccolte, ovviamente, in maniera libera, trasparente e senza alcun condizionamento da parte di nessuno».

Non è così che la pensano dall’altra parte della contesa: «Non sappiamo se le aziende prone al Pd abbiano ricevuto o riceveranno in cambio qualcosa oppure se temono ritorsioni future da parte di chi gestisce da decenni il potere politico in maniera clientelare. Siamo molto preoccupati dal fatto che altri imprenditori finiti in quella lista, pur non essendo d’accordo, non intendano dissociarsi per paura di ritorsioni future. Una cosa però è certa: questa squallida operazione rappresenta un bruttissimo segnale per la nostra città e merita un approfondimento da parte della magistratura».

Il centrodestra teme che ci siano state pressioni dagli avversari per ottenere l’adesione, De Pascale denuncia qualcosa di simile in senso opposto: «A seguito della pubblicazione dell’elenco, ho avuto notizia di telefonate da parte di miei avversari molto aggressive verso alcuni firmatari. Vista la magra figura fatta dal loro candidato nei tre confronti pubblici e televisivi di questi giorni, le quattro liste della destra ravennate non riescono a nascondere la loro natura e, invece di iniziare, anche a pochi giorni dal voto, a fare qualche proposta concreta, portano il confronto politico sul terreno che gli è proprio e cioè quello dell’offesa, dell’insulto e della diffusione di notizie completamente infondate». De Pascale incalza Alberghini: «La sua firma non sembra comparire nell’esposto. Si dissoci da questo gesto, dimostrandosi, per la prima volta in questa campagna elettorale, autonomo rispetto al modo incivile di concepire la politica di taluni suoi sostenitori».

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