mercoledì
20 Maggio 2026
città d'arte

«Gli arrivi dei pullman turistici non sono decorosi e il centro ha bisogno di altro,oltre al cibo»

La visione di Laura Gramantieri, da 24 anni guida locale: «I visitatori di oggi non vorrebbero mai camminare». Iperturismo? «Non c’è rischio: Ravenna poco raggiungibile e ha pochi hotel»

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Gli orari di apertura dei negozi in centro a Ravenna sono ormai consolidati a misura di turista, ma servirebbe qualche altra attività oltre alla vendita di cibo e un miglioramento dei luoghi di arrivo dei pullman che sono il biglietto da visita della città per i visitatori. È la sintesi del pensiero di Laura Gramantieri, guida turistica da 24 anni. La 55enne ravennate è la presidente dell’associazione Oriente Occidente nata nel 2002: «Siamo cinque guide, io sono l’unica che svolge il lavoro a tempo pieno, le altre hanno anche altre occupazioni, ma tutte ci siamo da 24 anni. Avere un’associazione ci consente di fare squadra soprattutto per ottimizzare le richieste dei clienti e gestire al meglio la burocrazia».

La conversazione parte dai punti più critici della proposta turistica cittadina. Gramantieri non ha dubbi nell’indicare piazzale Moro e piazza della Resistenza, gli spazi dove approdano gli autobus dei turisti. In particolare il parcheggio in darsena: «Non può essere considerato un luogo decoroso. È una segnalazione che facciamo da tempo all’amministrazione comunale e ogni tanto si dice che verrà fatto qualcosa per riqualificare quel punto, ma nulla cambia».
A parte l’aspetto urbanistico-estetico, si presenta un più grave problema di accessibilità: «Se c’è una persona in sedia a rotelle non è così facile farla arrivare in centro che è oltre la linea ferroviaria. Ci sono ben due sottopassaggi, quello della stazione e quello di via Pallavicini. Eppure quasi sempre entrambi gli ascensori non sono utilizzabili perché vengono vandalizzati. La soluzione è passare da via Candiano, ma non è così bello attraversare i binari. Senza dimenticare che poi si arriva nella zona dei giardini Speyer che non offre uno scenario accogliente tra sporcizia sotto i portici, cantieri inniti e asfalti distrutti». Va poco meglio per chi approda in piazzale della Resistenza: «Non ci sono problemi per le persone con disabilità, ma il percorso lungo le mura storiche non è mai stato realmente riqualificato e non c’è un percorso fatto a misura di turista».

Una criticità, secondo la presidente di Oriente Occidente, è nel tipo di attività economiche che animano il centro: «Principalmente pizzerie, kebab e paninerie. Per l’esperienza di visita sarebbe più piacevole anche qualche attività diversa e non sto pensando ai prodotti tipici, ma a botteghe vere. E lo dico prima di tutto da residente che vorrebbe un centro città vissuto dai residenti. Peraltro, anche se si considera che il turista deve mangiare, spesso cerca qualcosa di più locale, più autentico di un kebab. Per non parlare dei ragazzini in gita, quelli cercano il McDonald e nient’altro, non la piadina». Il dibattito locale sull’offerta turistica da tempo si interroga sull’opportunità di arrivare a un biglietto unico per visitare monumenti statali e delle diocesi. Per Gramantieri è un falso problema: «Non mi sembra che sia presente in tutte le città in cui il turismo funziona. Ormai tutti gli ingressi si acquistano online e questo facilita le cose. In effetti resto sempre abbastanza sorpresa delle file alle biglietterie, anche con persone giovani che non hanno problemi di dimestichezza con internet». Una limitazione vera invece è la mancanza di omogeneità degli orari di apertura dei siti statali: «Il battistero degli Ariani è aperto tutto il giorno solo da venerdì a sabato, negli altri giorni è visitabile solo al mattino. C’è carenza di personale e non si riescono a coprire i turni, ma è un deficit importante per la domanda dei turisti».

Le categorie più frequenti per gli incarichi, da sempre, sono famiglie in cerca di un’esperienza più dettagliata e scolaresche in gita. Non figurano i crocieristi: «Per la nostra esperienza sono un dieci percento dei clienti». Con il passare del tempo è cambiato il profilo del turista: «Il visitatore va di fretta. I tour di tre ore ormai sono impossibili, anche perché dopo due ore già si abbassa l’attenzione dei partecipanti. In generale il turista di oggi direi che è più “viziato” con delle richieste che vanno oltre le nostre competenze, come per esempio andare a prenderlo al parcheggio di arrivo, finiamo per essere quasi babysitter. E la cosa che noto sempre di più è la fatica a camminare. Non parlo di anziani, parlo di persone giovani in salute: 500 metri sembrano una distanza enorme e vorrebbero fare ogni spostamento in auto». Nel futuro di Ravenna c’è il rischio di fare i conti con l’iperturismo come avviene in altre città? Gramantieri è sicura: «Non affronteremo situazioni che vediamo in altre realtà. Per due motivi: Ravenna è logisticamente complicata da raggiungere: strade e treni non facilitano gli afflussi. E poi non ha le strutture ricettive per i grandi numeri: in centro c’è qualche albergo, ma non certo di dimensioni che muovono i grandi gruppi organizzati del turismo di massa».

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