venerdì
08 Maggio 2026

Gli autotrasportatori con l’offshore E in un video Eni la vita in piattaforma

Il comitato provinciale dell’autotrasporto (Cuar): «L’equilibrio prevalga
sull’emotività». Quattro dipendenti della multinazionale si raccontano

La crisi della cantieristica e dell’impiantistica collegata all’attività di estrazione delle risorse energetiche rischia di aggravarsi in caso di vittoria del si al referendum del 17 aprile sul prolungamento delle concessioni entro le 12 miglia. È la preoccupazione del comitato unitario dell’autotrasporto (Cuar) in provincia di Ravenna che interviene nel dibattito attorno alla consultazione referendaria che chiederà agli italiani di abrogare la legge che consente di prolungare le concessioni di estrazione entro le dodici miglia anche oltre le scadenze attuali fino all’esaurimento dei giacimenti. Se vincesse il sì «ci sarebbe un blocco ulteriore dell’attività di sfruttamento dei giacimenti a mare».

Gli autotrasportatori sottolineano che 
«le aziende offshore sono una parte insostituibile del tessuto economico del nostro territorio e intendiamo sostenere il loro sforzo per continuare a essere un valore aggiunto dell’economia nazionale, superando questo momento di difficoltà. L’equilibrio deve prevalere sull’emotività: invece di proporre soluzioni traumatiche, cioè mettere in difficoltà un settore con migliaia di occupati senza avere un’alternativa pronta, è meglio procedere per gradi».

Serve una exit strategy graduale: «Anche se bloccassimo le estrazioni di gas non potremmo essere già domani autonomi per il nostro fabbisogno di energia grazie alle rinnovabili. Per questo serve definire un percorso ragionevole, un ‘governo della transizione’ che ci permetta di passare gradualmente dall’uso di fonti fossili a quello di fonti rinnovabili. È una strada obbligata soprattutto se vogliamo che i territori dell’Alto Adriatico restino competitivi».

Tutto soprattutto, secondo il Cuar, per questioni lavorative: «Le aziende di questo importante comparto economico del nostro territorio, grazie all’elevato tasso di innovazione raggiunto, riescono a dare una fondamentale risposta all’occupazione e all’indotto romagnolo e regionale». È quindi «giusto appoggiare le ragioni delle oltre 100 aziende ravennati che a diverso titolo sono impegnate nell’estrazione di gas in mare. Stiamo parlando di un’attività che nel ravennate dà lavoro a oltre 6.500 persone e che, a causa del calo del prezzo del petrolio, dell’incertezza derivante da un vuoto normativo e del taglio agli investimenti delle compagnie oil&gas nell’ultimo semestre del 2015, ha perduto 900 posti di lavoro. E Le stime per il 2016 non sono migliori: si potrebbe verificare contrazione di occupati di circa 2.500 addetti e la perdita di un miliardo di fatturato. Questi numeri sono sufficienti a comprendere quale sarebbe l’impatto negativo sul benessere e sul welfare del territorio: il settore nel 2014, solo a Ravenna, contava quasi 7.000 addetti e sviluppava un fatturato di più di 2 miliardi e 35 milioni di euro».

Intanto i canali social della multinazionale Eni ripropongono un video che mostra la vita in piattaforma dei lavoratori. Quattro storie di quattro uomini che ruotano attorno alla base Eni di Marina di Ravenna, tra terra e mare: «Un mondo complesso dal punto di vista ambientale e tecnologico, in cui è fondamentale il rispetto delle norme di sicurezza e la collaborazione continua tra le persone, ma anche l’occasione per conoscersi e condividere esperienze diverse».

Gli autotrasportatori con l’offshore E in un video Eni la vita in piattaforma

Il comitato provinciale dell’autotrasporto (Cuar): «L’equilibrio prevalga sull’emotività». Quattro dipendenti della multinazionale si raccontano

La crisi della cantieristica e dell’impiantistica collegata all’attività di estrazione delle risorse energetiche rischia di aggravarsi in caso di vittoria del si al referendum del 17 aprile sul prolungamento delle concessioni entro le 12 miglia. È la preoccupazione del comitato unitario dell’autotrasporto (Cuar) in provincia di Ravenna che interviene nel dibattito attorno alla consultazione referendaria che chiederà agli italiani di abrogare la legge che consente di prolungare le concessioni di estrazione entro le dodici miglia anche oltre le scadenze attuali fino all’esaurimento dei giacimenti. Se vincesse il sì «ci sarebbe un blocco ulteriore dell’attività di sfruttamento dei giacimenti a mare».

Gli autotrasportatori sottolineano che 
«le aziende offshore sono una parte insostituibile del tessuto economico del nostro territorio e intendiamo sostenere il loro sforzo per continuare a essere un valore aggiunto dell’economia nazionale, superando questo momento di difficoltà. L’equilibrio deve prevalere sull’emotività: invece di proporre soluzioni traumatiche, cioè mettere in difficoltà un settore con migliaia di occupati senza avere un’alternativa pronta, è meglio procedere per gradi».

Serve una exit strategy graduale: «Anche se bloccassimo le estrazioni di gas non potremmo essere già domani autonomi per il nostro fabbisogno di energia grazie alle rinnovabili. Per questo serve definire un percorso ragionevole, un ‘governo della transizione’ che ci permetta di passare gradualmente dall’uso di fonti fossili a quello di fonti rinnovabili. È una strada obbligata soprattutto se vogliamo che i territori dell’Alto Adriatico restino competitivi».

Tutto soprattutto, secondo il Cuar, per questioni lavorative: «Le aziende di questo importante comparto economico del nostro territorio, grazie all’elevato tasso di innovazione raggiunto, riescono a dare una fondamentale risposta all’occupazione e all’indotto romagnolo e regionale». È quindi «giusto appoggiare le ragioni delle oltre 100 aziende ravennati che a diverso titolo sono impegnate nell’estrazione di gas in mare. Stiamo parlando di un’attività che nel ravennate dà lavoro a oltre 6.500 persone e che, a causa del calo del prezzo del petrolio, dell’incertezza derivante da un vuoto normativo e del taglio agli investimenti delle compagnie oil&gas nell’ultimo semestre del 2015, ha perduto 900 posti di lavoro. E Le stime per il 2016 non sono migliori: si potrebbe verificare contrazione di occupati di circa 2.500 addetti e la perdita di un miliardo di fatturato. Questi numeri sono sufficienti a comprendere quale sarebbe l’impatto negativo sul benessere e sul welfare del territorio: il settore nel 2014, solo a Ravenna, contava quasi 7.000 addetti e sviluppava un fatturato di più di 2 miliardi e 35 milioni di euro».

Intanto i canali social della multinazionale Eni ripropongono un video che mostra la vita in piattaforma dei lavoratori. Quattro storie di quattro uomini che ruotano attorno alla base Eni di Marina di Ravenna, tra terra e mare: «Un mondo complesso dal punto di vista ambientale e tecnologico, in cui è fondamentale il rispetto delle norme di sicurezza e la collaborazione continua tra le persone, ma anche l’occasione per conoscersi e condividere esperienze diverse».

Il maestro Muti torna sul podio a Tokyo E finisce anche sui francobolli giapponesi

Prima tappa con Le Vie dell’Amicizia di Ravenna Festival

Il 16 marzo al Bunka Kaikan e il 17 al Metropolitan Theatre di Tokyo Riccardo Muti dirigerà – al ritorno sul podio dopo la convalescenza seguita all’infortunio del mese scorso (vedi articoli correlati) – un’orchestra formata da giovani musicisti di Italia e Giappone nei concerti che inaugurano musicalmente i 150 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Muti, ambasciatore della cultura italiana nel mondo che con il Paese del Sol Levante ha un legame di antica data (il concerto del 17 sarà anche la sua 150ma direzione in Giappone), dirigerà la Tokyo Harusai Festival Orchestra e la ‘sua’ Cherubini – unite per l’occasione – in un programma italianissimo, musiche di Verdi e Boito, proprio mentre nella capitale giapponese sono in corso le mostre dedicate a Botticelli, Leonardo e Caravaggio. Sarà questa la prima tappa del nuovo appuntamento con Le Vie dell’Amicizia di Ravenna Festival, il percorso che, dal 1997 a Sarajevo, accompagna la manifestazione ravennate (altre mete sono state Beirut, Mosca, Gerusalemme, Erevan, Istanbul, New York, Il Cairo, Damasco…) con concerti tenuti in significative città del mondo a testimonianza dell’universalità del linguaggio musicale.

«Che sia teso a lenire le ferite di una guerra o della cieca forza della natura, che voglia placare secolari incomprensioni o riscoprire antiche identità e radici, o ancora unire in simbolica comunione le più diverse fedi religiose, il viaggio dell’amicizia – questo è il ventesimo – si dispiega sempre nel segno della forza espressiva che fa della musica il solo linguaggio capace di andare oltre la parola», si legge in una nota del Ravenna Festival.

Dopo i concerti di Tokyo, quegli stessi musicisti approderanno a Ravenna (3 luglio al Palazzo Mauro de André) in un viaggio a ritroso che rinnoverà l’unione tra le due orchestre.

Le poste del Giappone, per sottolineare ulteriomente l’appuntamento e in segno di omaggio all’Italia nell’anniversario delle celebrazioni di amicizia, hanno dedicato all’evento una serie speciale di due francobolli, in uscita il 16 marzo, che raffigurano da un lato Riccardo Muti e dall’altro Giuseppe Verdi e Arrigo Boito.

I concerti di Tokyo saranno anche l’occasione per una nuova tappa del tour di presentazione del Festival, della città di Ravenna e del suo territorio, che, dopo Londra e Bruxelles, approda ora in Oriente con l’appuntamento organizzato all’Istituto Italiano di Cultura (martedì 15 marzo) in collaborazione con ENIT e APT Servizi Emilia Romagna, dove sono attesi 40 dei più importanti tour operator nipponici che lavorano sulla destinazione Italia.

Il maestro Muti torna sul podio a Tokyo E finisce anche sui francobolli giapponesi

Prima tappa con Le Vie dell’Amicizia di Ravenna Festival

Il 16 marzo al Bunka Kaikan e il 17 al Metropolitan Theatre di Tokyo Riccardo Muti dirigerà – al ritorno sul podio dopo la convalescenza seguita all’infortunio del mese scorso (vedi articoli correlati) – un’orchestra formata da giovani musicisti di Italia e Giappone nei concerti che inaugurano musicalmente i 150 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Muti, ambasciatore della cultura italiana nel mondo che con il Paese del Sol Levante ha un legame di antica data (il concerto del 17 sarà anche la sua 150ma direzione in Giappone), dirigerà la Tokyo Harusai Festival Orchestra e la ‘sua’ Cherubini – unite per l’occasione – in un programma italianissimo, musiche di Verdi e Boito, proprio mentre nella capitale giapponese sono in corso le mostre dedicate a Botticelli, Leonardo e Caravaggio. Sarà questa la prima tappa del nuovo appuntamento con Le Vie dell’Amicizia di Ravenna Festival, il percorso che, dal 1997 a Sarajevo, accompagna la manifestazione ravennate (altre mete sono state Beirut, Mosca, Gerusalemme, Erevan, Istanbul, New York, Il Cairo, Damasco…) con concerti tenuti in significative città del mondo a testimonianza dell’universalità del linguaggio musicale.

«Che sia teso a lenire le ferite di una guerra o della cieca forza della natura, che voglia placare secolari incomprensioni o riscoprire antiche identità e radici, o ancora unire in simbolica comunione le più diverse fedi religiose, il viaggio dell’amicizia – questo è il ventesimo – si dispiega sempre nel segno della forza espressiva che fa della musica il solo linguaggio capace di andare oltre la parola», si legge in una nota del Ravenna Festival.

Dopo i concerti di Tokyo, quegli stessi musicisti approderanno a Ravenna (3 luglio al Palazzo Mauro de André) in un viaggio a ritroso che rinnoverà l’unione tra le due orchestre.

Le poste del Giappone, per sottolineare ulteriomente l’appuntamento e in segno di omaggio all’Italia nell’anniversario delle celebrazioni di amicizia, hanno dedicato all’evento una serie speciale di due francobolli, in uscita il 16 marzo, che raffigurano da un lato Riccardo Muti e dall’altro Giuseppe Verdi e Arrigo Boito.

I concerti di Tokyo saranno anche l’occasione per una nuova tappa del tour di presentazione del Festival, della città di Ravenna e del suo territorio, che, dopo Londra e Bruxelles, approda ora in Oriente con l’appuntamento organizzato all’Istituto Italiano di Cultura (martedì 15 marzo) in collaborazione con ENIT e APT Servizi Emilia Romagna, dove sono attesi 40 dei più importanti tour operator nipponici che lavorano sulla destinazione Italia.

Wi-fi a banda larga in palazzi e monumenti del centro di Ravenna

A Ravenna il wi-fi a banda larga nei principali palazzi pubblici e in alcuni monumenti del centro oggi è una realtà.

Grazie a un investimento di 25mila euro da parte della Regione Emilia-Romagna – a seguito della partecipazione di Comune e Provincia a un bando regionale – e grazie alle attività di progettazione e direzione lavori da parte di Lepida SpA, turisti e cittadini potranno collegarsi a internet in modo veloce e gratuito, attraverso smartphone e tablet, nelle sale pubbliche di palazzo Rasponi, del palazzo dei Congressi, di palazzo Grossi (via di Roma), così come nell’area della basilica di sant’Apollinare nuovo, del cosiddetto palazzo di Teodorico e nei giardini interni della Provincia.

In questi siti sarà dunque più facile e conveniente per i frequentatori navigare e utilizzare i propri dispositivi per connettersi alle app per la ‘realtà aumentata’ da cui ottenere informazioni fondamentali in tempo reale su ciò che stanno visitando (testi, immagini, video, focus tematici, audioguide, mappe, eventi, news, negozi nelle vicinanze) ed eventualmente condividere l’esperienza sui social network.

Questo nuovo servizio si affianca alla disponibilità del wi-fi tradizionale presente da alcuni anni nell’area del centro storico.

Wi-fi a banda larga in palazzi e monumenti del centro di Ravenna

A Ravenna il wi-fi a banda larga nei principali palazzi pubblici e in alcuni monumenti del centro oggi è una realtà.

Grazie a un investimento di 25mila euro da parte della Regione Emilia-Romagna – a seguito della partecipazione di Comune e Provincia a un bando regionale – e grazie alle attività di progettazione e direzione lavori da parte di Lepida SpA, turisti e cittadini potranno collegarsi a internet in modo veloce e gratuito, attraverso smartphone e tablet, nelle sale pubbliche di palazzo Rasponi, del palazzo dei Congressi, di palazzo Grossi (via di Roma), così come nell’area della basilica di sant’Apollinare nuovo, del cosiddetto palazzo di Teodorico e nei giardini interni della Provincia.

In questi siti sarà dunque più facile e conveniente per i frequentatori navigare e utilizzare i propri dispositivi per connettersi alle app per la ‘realtà aumentata’ da cui ottenere informazioni fondamentali in tempo reale su ciò che stanno visitando (testi, immagini, video, focus tematici, audioguide, mappe, eventi, news, negozi nelle vicinanze) ed eventualmente condividere l’esperienza sui social network.

Questo nuovo servizio si affianca alla disponibilità del wi-fi tradizionale presente da alcuni anni nell’area del centro storico.

Wi-fi a banda larga in palazzi e monumenti del centro di Ravenna

A Ravenna il wi-fi a banda larga nei principali palazzi pubblici e in alcuni monumenti del centro oggi è una realtà.

Grazie a un investimento di 25mila euro da parte della Regione Emilia-Romagna – a seguito della partecipazione di Comune e Provincia a un bando regionale – e grazie alle attività di progettazione e direzione lavori da parte di Lepida SpA, turisti e cittadini potranno collegarsi a internet in modo veloce e gratuito, attraverso smartphone e tablet, nelle sale pubbliche di palazzo Rasponi, del palazzo dei Congressi, di palazzo Grossi (via di Roma), così come nell’area della basilica di sant’Apollinare nuovo, del cosiddetto palazzo di Teodorico e nei giardini interni della Provincia.

In questi siti sarà dunque più facile e conveniente per i frequentatori navigare e utilizzare i propri dispositivi per connettersi alle app per la ‘realtà aumentata’ da cui ottenere informazioni fondamentali in tempo reale su ciò che stanno visitando (testi, immagini, video, focus tematici, audioguide, mappe, eventi, news, negozi nelle vicinanze) ed eventualmente condividere l’esperienza sui social network.

Questo nuovo servizio si affianca alla disponibilità del wi-fi tradizionale presente da alcuni anni nell’area del centro storico.

Ergastolo all’ex infermiera, l’Ausl: «Ora all’ospedale di Lugo è cambiato tutto»

La direzione dell’Azienda: «Sono state attivate nuove modalità che permettono una migliore individuazione delle responsabilità»

Ad alcuni giorni dalla sentenza del tribunale di Ravenna che ha condannato all’ergastolo Daniela Poggiali per l’omicidio di una sua paziente all’ospedale di Lugo dove la 44enne lavorava come infermiera (vedi articoli correlati), arriva in una nota il commento della direzione dell’Ausl Romagna.

Dopo aver rinnovato la propria vicinanza ai familiari della vittima e aver espresso soddisfazione per «l’importante e celere lavoro conseguito dall’Autorità giudiziaria», la direzione dell’Azienda sottolinea come abbia «da subito provveduto a rivedere gli assetti organizzativi e procedurali» dell’ospedale di Lugo.

«Partendo dal rinnovamento delle responsabilità apicali – continua la nota dell’Ausl, facendo esplicitamente riferimento a «direttore sanitario del presidio, primario e caposala del reparto» – fino alla sostituzione graduale del personale dedicato all’assistenza. Al contempo sono state attivate nuove modalità organizzative di lavoro all’interno del reparto che permettono una migliore individuazione delle responsabilità nella presa in carico di ogni singolo paziente. Crediamo sia questo l’atteggiamento giusto anche per rendere merito e riconoscimento ai tanti operatori che quotidianamente sono impegnati all’interno della struttura per garantire ai pazienti le migliori qualità di cura».

Va detto che nel corso del processo la difesa dell’ex infermiera ha più volte lamentato comportamenti non impeccabili da parte dei superiori e dei colleghi della Poggiali.

A Ravenna apre un ristorante indiano «Chef esperti e materie prime tipiche»

Al posto dell’Osteria del Pescatore, vicino alla rotonda di San Michele
Inaugurazione sabato 19 alle 12 con buffet e musica dal vivo

Ha già un’ottantina di prenotazioni a cena anche se deve ancora inaugurare. C’è curiosità attorno al ristorante indiano Himalaya che aprirà il 19 marzo tra Fornace Zarattini e San Michele (sulla statale San Vitale nei pressi della rotonda, dove una volta sorgeva l’Osteria del Pescatore). «Fa piacere che la gente chiami per avere informazioni e prenotare, è una soddisfazione per l’investimento che abbiamo fatto», dice il titolare Mangal Manjit che molti in città conoscono semplicemente come “Manu”.

A Ravenna torneranno quindi i sapori e i colori della cucina indiana dopo le esperienze dei ristoranti in centro in zona stazione e in via Costa. Proprio su questo punta il ristoratore: «Non ci sono altri locali nemmeno nelle zone vicine e invece la cucina indiana attira. Cercheremo di proporre una vera cucina indiana per chi è alla ricerca di quei gusti».

Nel locale lavoreranno otto persone, tre chef in cucina e cinque camerieri in sala per servire i circa duecento coperti sistemati in un ambiente che chiaramente è stato del tutto modificato rispetto allo stile da classica trattoria che aveva prima: «Tende e pareti colorate, immagini e fotografie, tutto ispirato al mondo indiano». Apertura sette giorni su sette: ai fornelli ci saranno due chef indiani arrivati da Milano per la cena e un terzo italiano che si occuperà invece del menu tradizionale a pranzo «per facilitare chi si ferma durante il lavoro». Materie prime tipiche in arrivo periodicamente da un importatore milanese. E un menù con una premessa ben chiara fin dalla prima pagina: «I clienti ci dicano subito quanto vogliono mangiare piccante perché la cucina indiana può essere molto speziata…».

L’inagurazione, inizialmente prevista per il 5 marzo, è slittata di due settimane a causa di varie vicessitudini burocratiche: «Le regole e le richieste delle autorità sono tantissime. Ad ogni sopralluogo ogni ispettore faceva modificare quello che aveva richiesto il suo predecessore. Non è stato facile muoversi tra le norme che venivano interpretate mai nella stessa maniera. Ma alla fine ci siamo riusciti e siamo pronti».

L’appuntamento con il simbolico taglio del nastro è quindi per sabato 19 marzo a partire da mezzogiorno, con «un ricco buffet di benvenuto» accompagnato da musica indiana suonata dal vivo.

A Ravenna apre un ristorante indiano «Chef esperti e materie prime tipiche»

Al posto dell’Osteria del Pescatore, vicino alla rotonda di San Michele Inaugurazione sabato 19 alle 12 con buffet e musica dal vivo

Ha già un’ottantina di prenotazioni a cena anche se deve ancora inaugurare. C’è curiosità attorno al ristorante indiano Himalaya che aprirà il 19 marzo tra Fornace Zarattini e San Michele (sulla statale San Vitale nei pressi della rotonda, dove una volta sorgeva l’Osteria del Pescatore). «Fa piacere che la gente chiami per avere informazioni e prenotare, è una soddisfazione per l’investimento che abbiamo fatto», dice il titolare Mangal Manjit che molti in città conoscono semplicemente come “Manu”.

A Ravenna torneranno quindi i sapori e i colori della cucina indiana dopo le esperienze dei ristoranti in centro in zona stazione e in via Costa. Proprio su questo punta il ristoratore: «Non ci sono altri locali nemmeno nelle zone vicine e invece la cucina indiana attira. Cercheremo di proporre una vera cucina indiana per chi è alla ricerca di quei gusti».

Nel locale lavoreranno otto persone, tre chef in cucina e cinque camerieri in sala per servire i circa duecento coperti sistemati in un ambiente che chiaramente è stato del tutto modificato rispetto allo stile da classica trattoria che aveva prima: «Tende e pareti colorate, immagini e fotografie, tutto ispirato al mondo indiano». Apertura sette giorni su sette: ai fornelli ci saranno due chef indiani arrivati da Milano per la cena e un terzo italiano che si occuperà invece del menu tradizionale a pranzo «per facilitare chi si ferma durante il lavoro». Materie prime tipiche in arrivo periodicamente da un importatore milanese. E un menù con una premessa ben chiara fin dalla prima pagina: «I clienti ci dicano subito quanto vogliono mangiare piccante perché la cucina indiana può essere molto speziata…».

L’inagurazione, inizialmente prevista per il 5 marzo, è slittata di due settimane a causa di varie vicessitudini burocratiche: «Le regole e le richieste delle autorità sono tantissime. Ad ogni sopralluogo ogni ispettore faceva modificare quello che aveva richiesto il suo predecessore. Non è stato facile muoversi tra le norme che venivano interpretate mai nella stessa maniera. Ma alla fine ci siamo riusciti e siamo pronti».

L’appuntamento con il simbolico taglio del nastro è quindi per sabato 19 marzo a partire da mezzogiorno, con «un ricco buffet di benvenuto» accompagnato da musica indiana suonata dal vivo.

C’è già una giunta del Pd? Certi Bakkali e Fagnani, Cameliani alla prova del voto

Nove posti a disposizione, l’incognita è legata alle liste in appoggio

Un po’ a sorpresa tra i candidati al consiglio comunale di Ravenna per il Pd c’è anche l’assessore uscente Massimo Cameliani (vedi articoli correlati), unico della giunta a cui toccherà passare tra le forche caudine del voto e delle preferenze per vedersi riconfermato in giunta in caso di vittoria del Partito democratico. Che debba espiare qualche posizione di minoranza interna al partito nei mesi scorsi? O è solo l’uomo ideale su cui convogliare il voto fondamentale di un’area come quella del San Rocco?

Comunque sia, non altrettanto toccherà fare a Ouidad Bakkali che sta giocando un ruolo fondamentale nella campagna di Michele De Pascale e per cui sarebbe già pronto un assessorato che confermerebbe almeno la delega all’Istruzione, e per Roberto Fagnani, vice provinciale del partito, che di certo pare destinato a deleghe di particolare peso in un’eventuale giunta De Pascale (nove posti a disposizione compreso il vicesindaco).

Tra gli altri nomi che già circolano c’è quello di Giacomo Costantini, che tanti vedrebbero bene con le deleghe a Commercio e Turismo per l’esperienza maturata in questi anni anche in Confesercenti.

Per i Servizi sociali, che il candidato De Pascale intende riportare in capo direttamente al Comune superando l’Asp, si guarderà forse verso il mondo del volontariato sociale (e magari cattolico). Incerta la delega della Cultura a cui potrebbe ambire Fabio Sbaraglia, ricandidato in consiglio comunale, operatore culturale egli stesso e nell’attuale mandato presidente della commissione cultura (un cursus honorum che potrebbe essere viatico per la giunta).

Per l’Ambiente invece potrebbe essere in vista una promozione per l’assessore provinciale Mara Roncuzzi, ecodem, che non è candidata, mentre l’attuale assessore, Guido Guerrieri, entrato in giunta nel 2011 in quota Idv se la gioca nella lista in appoggio ai dem, IXC, di Giovanni Poggiali e Paolo Valenti (vedi sempre tra i correlati). E in effetti per la composizione della giunta si dovrà comunque tener conto delle alleanze: il candidato Pd De Pascale ha già promesso, nel solco della continuità, che il vicesindaco andrà al Pri nella persona di Eugenio Fusignani, segretario provinciale del partito, ex assessore in Provincia. E un posto dovrebbe trovarsi anche per Valentina Morigi qualora la sua lista, quella di sinistra in appoggio al Pd di cui ancora non si conosce il nome, dovesse riuscire a eleggere un consigliere. E in qualche modo, anche le altre liste, come quella capeggiata da Daniele Perini (storicamente uno dei consiglieri più votati) se contribuiranno alla vittoria, andranno ricompensate. Sullo sfondo, resta il tema del congresso del Pd, essendo De Pascale anche segretario. Ma su questo in via della Lirica nessuno sembra avere troppa fretta e rispetto al passato non si escludono cambiamenti di impronta “renziana” per cui un amministratore potrà eventualmente ricoprire l’incarico di segretario. E c’è chi dice che il primo a intraprendere la nuova strada potrebbe essere l’attuale vice del segretario, il renziano Roberto Fagnani.

Trivelle, Confesercenti vota sì il 17 aprile: «Il turismo è la priorità»

L’associazione di categoria si schiera sulle pagine della sua rivista.
«Non è il modo di risolvere i problemi ma ora è giusto votare»

piattaforma off shore«La Confesercenti senza guerre di religione ritiene che il petrolio principale da estrarre e valorizzare sia quello del turismo. Per questo nell’occasione e a livello nazionale la Confesercenti invita coerentemente ad andare a votare e votare sì». L’associazione di categoria, dalle pagine del suo periodico mensile “Commercio e Turismo romagnolo”, prende posizione in vista del referendum popolare del 17 aprile sulle trivelle. Il quesito, come ormai noto, chiede se si vuole abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

Lo strumento scelto dalle Regioni che hanno promosso il referendum non trova i pieni favori di Confesercenti: «I problemi non si risolvono con il referendum men che meno su questioni così importanti, certo ancor meno con quesiti così parziali. Dal momento che c’è e si vota è giusto esprimere la propria opinione e farla sentire. Visto che lo si cita molto noi stiamo con il turismo e con l’economia turistica del territorio dell’oggi e del domani. Questo per noi è il primo patrimonio da tutelare. Forniamo così il nostro contributo in merito e a sostegno della campagna referendaria».

L’articolo affronta in breve la questione più direttamente collegata ai temi in ballo con la consultazione popolare: «L’Italia come è noto ha una posizione di leader nel settore a partire dal polo ravennate delle estrazioni ma sempre l’Italia ha come settore trainante il turismo a partire da quello della costa. Costa che è pesantemente colpita dal fenomeno dell’erosione a cui concorrono (secondo diversi studi anche della nostra regione) anche le estrazioni, come l’emungimento di acqua e il minor riporto dei fiumi insieme ai mutamenti climatici e ambientali».

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