domenica
10 Maggio 2026

Legata e imbavagliata per un’ora mentre tre uomini armati rubano in casa

Notte da incubo per una 66enne assalita alle spalle. Il commando è fuggito nei campi quando l’auto del figlio è entrata nel cortile

Per quasi un’ora è rimasta legata e imbavagliata di notte nella lavanderia di casa mentre tre uomini armati e a volto coperto rovistavano per casa, arraffando qualche centinaio di euro in contanti e monili per un valore complessivo che potrebbe arrivare a qualche migliaio di euro, fino a quando l’arrivo del figlio che abita nell’appartamento accanto li ha messi in fuga. È l’incubo vissuto a cavallo della mezzanotte tra il 26 e il 27 dicembre da una donna di 66 anni in una casa colonica di via Ragazzena, nell’aperta campagna tra Castiglione e Savio. Secondo quanto si legge dal sito dell’agenzia Ansa che riporta la notizia, pare che i tre potessero essere armati di una doppietta. La donna è stata aggredita alle spalle dai tre che erano rimasti nascosti: non è chiaro se siano intervenuti mentre rincasava accompagnata da un’amica o se li abbia trovati già in casa mentre andava nel garage.

Smog, superati i limiti annuali in tutte le 4 centraline di Ravenna

Per le polveri sottili Pm10 consentiti 35 sforamenti all’anno In via Caorle sono già 41, in zona Sapir addirittura 79

Le quattro centraline per il rilevamento della qualità dell’aria nel comune di Ravenna dall’inizio del 2015 hanno registrato un numero di giorni con concentrazione media di polveri sottili (note anche come Pm10) oltre i limiti superiore al tetto consentito di 35 annui. La statistica è riportata dal sito internet dell’Arpa che raccoglie i rilevamenti di tutte le cabine collocate in punti significativi del territorio.

In città sono presenti quattro centraline. Due fanno parte della rete regionale di monitoraggio, collocate in modo tale da rappresentare l’intero territorio provinciale: in via Caorle e in via Zalamella. Fino al 23 dicembre la prima aveva registrato 41 giorni con polveri sottili oltre a 50 microgrammi per metrocubo, la seconda di è fermata a 39. Ci sono poi altre due centraline collocate sul territorio con l’obiettivo di valutare eventuali impatti sulla qualità dell’aria prodotti, nelle aree circostanti, da specifiche fonti di emissione come impianti industriali ed altre infrastrutture. I dati rilevati sono quindi indicativi della sola realtà locale monitorata. Una è alla Rocca Brancaleone e una in zona Sapir al porto: la prima ha sforato per 44 giorni nel 2015 e la seconda per 79.

Trattativa Versalis, il consiglio comunale vota per una seduta straordinaria con Eni

Unanimità su un ordine del giorno proposto da Lpr
per chiedere al Governo un piano industriale credibile

Il consiglio comunale di Ravenna vota all’unanimità perché si faccia una seduta straordinaria dedicata alla trattativa in corso per la cessione del pacchetto di maggioranza di Versalis, società del gruppo Eni attiva nel settore della chimica con uno stabilimento a Ravenna che impiega circa mille dipendenti. All’assemblea saranno invitati a partecipare i rappresentanti di Eni, a partire dalla presidente Emma Marcegaglia, e nel frattempo la giunta dovrà farsi portavoce di alcune richieste al Governo perché si arrivi a un piano industriale concreto e credibile. È l’esito di quanto definito nella riunione del consiglio del 22 dicembre partendo da un’ordine del giorno presentato da Lista per Ravenna.

«In assenza di un piano industriale credibile, approvato dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori, sostenuto da un piano finanziario adeguato e sostenibile, utile a consolidare e a rafforzare l’assetto industriale della chimica nazionale – si legge nel testo dell’odg – la maggioranza azionaria di Versalis resti in capo ad Eni, prevedendo, al fine di consolidare la compagine azionaria, anche il ricorso al Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti e, di conseguenza, sia potenziato l’assetto della chimica nazionale e rilanciato in direzione della chimica verde». Il dispositivo dell’ordine del giorno approvato è stato il risultato della collaborazione tra Alvaro Ancisi (Lpr) e Matteo Cavicchioli del Pd, entrambi promotori di un odg sulla materia, e del contributo di Alberto Ancarani di Forza Italia; la premessa è stata mutuata dall’odg di Ancisi.

Nel dibattito in municipio è intervenuto l’assessore alle Attività produttive Massimo Cameliani, che ha annunciato l’incontro fra il Ministero dello sviluppo economico e le tre regioni che ospitano insediamenti Eni-Versalis (Emilia Romagna, Veneto e Lombardia), in agenda per il 14 di gennaio: «Le tre Regioni chiederanno unitariamente al Governo il rilancio della chimica in termini strategici. Non è sufficiente infatti trattare solamente con partner privati disposti ad investire unicamente dal punto di vista finanziario, come quello con cui si sta trattando; serve interloquire anche con soggetti industriali capaci adottare una vera strategia di rilancio del settore chimico in Italia e che il Governo si faccia garante del mantenimento degli impianti e di tutta l’occupazione coinvolta, in tutte le fasi del percorso, dell’eventuale cessione di quote di Versalis da parte di Eni spa».

Sembra esclusa la pista dolosa per l’incendio alla trattoria Ca’ Rossi

L’esito dei primi accertamenti fatti da pompieri e carabinieri Il locale proverà a riaprire per la Pasqua 2016 

I primi accertamenti fatti sul luogo da carabinieri e vigili del fuoco sembrano poter escludere un’origine dolosa per l’incendio che all’alba di Natale ha distrutto la veranda del noto ristorante Ca’ Rossi da Topo a Savio rendendo inagibili anche i locali interni per il fumo e il calore che hanno annerito e sciolto molti arredamenti, costringendo i proprietari ad avviare un lungo percorso di recupero che loro stessi si augurano possa portare alla riapertura per Pasqua. Le autorità intervenute sembrano allontanare l’ipotesi del dolo sulla base di alcuni rilievi nell’area da dove si è sprigionato l’incendio ma al momento continuano gli approfondimenti per definire i contorni dell’accaduto.

In aula a Faenza dopo il Gf: «Ho solo vinto un reality, voglio la laurea»

Intervista alla 22enne Federica Lepanto, ragazza immagine che studia da infermiera: «Quale strada prenderò? Ancora non so»

La strada che l’ha portata ai 200mila euro del premio come quattordicesima vincitrice del Grande Fratello è cominciata da una discoteca di Milano Marittima: «Una sera facevano un casting in un locale dove ero per un aperitivo e mi chiesero di fare un provino. L’ho fatto per divertimento e mi hanno preso». Federica Lepanto ha 22 anni, è nata Salerno, cresciuta ad Agropoli, negli ultimi tre anni ha vissuto a Faenza – che le ha aggiunto qualche «Ma va là» sparso fra una battuta e l’altra – dove si è trasferita per studiare Scienze infermieristiche, lavorando come ragazza immagine nei locali notturni della Romagna per mantenersi: «Mi manca un esame e mezzo e la tesi. Entro aprile vorrei laurearmi…».

Con la popolarità della vittoria del Gf e 200mila euro in tasca, la laurea è davvero il primo pensiero adesso?
«Vorrei completare il percorso di studi che ho scelto. Prima di andare al Grande Fratello sembrava davvero un traguardo vicino, oggi mi rendo conto che sarà più difficile concentrarsi negli studi con tutto quello che mi sta succedendo dopo l’uscita ma ci proverò».

Come sarà il ritorno tra colleghi e professori a Faenza?
«Chi mi voleva bene mi abbraccerà, chi mi criticava continuerà a farlo, chi non mi conosceva si sarà fatto una sua idea se ha visto il programma e si comporterà come vuole. Io sono sempre la stessa».

Per tre anni a Faenza da studentessa fuori sede. Che ambiente ha trovato?
«Sono stata accolta con un grande sorriso. All’università mi sono trovata bene, i professori sono sempre stati molto disponibili con tutti».

C’è un luogo della città con cui ha un legame particolare?
«Il parco Bucci. Andavo con i colleghi di università a studiare o rilassarci. Era divertente con gli animaletti attorno».

Sarà difficile ora fare una cosa simile passando inosservati…
«La gente mi ferma per strada e mi abbraccia, dalle bambine alle nonne di 80 anni. Vogliono fare foto e mi raccontano i loro problemi e io cerco di ascoltare tutti».

E molti altri utilizzano il canale dei social network. Com’è stato riaccendere il telefonino e raprire i profili?
«Su Instagram mi sono ritrovata 100mila follower una settimana dopo la vittoria (oggi saliti a 138mila, ndr) e quasi 200mila fan su Facebook. Ho chiuso il mio profilo personale e c’è una fanpage creata da quattro ragazze Luana, Sara, Sonia e Angie che non mi conoscevano di persona, le ho volute conoscere subito e le devo veramente ringraziare con il cuore per tutto quello che hanno fatto».

Non è tutto un po’ assurdo visto che in fin dei conti ha solo vinto un reality?
«È tutto piuttosto inverosimile e me ne rendo conto. Sento come se la gente si aspettasse qualcosa da me, come se in me avessero fiducia per far cambiare le cose. So che è strano da dire ma succede questo. Proverò a non deluderli».

I fan si sono ribattezzati Armata Lepanto. Cosa si aspetta l’armata?
«Non è facile da raccontare. Credo che vorrebbero un cambiamento di cose nel mondo. Vogliono far passare un messaggio di cambiamento attraverso di me. Per questo sto pensando a qualche evento con i tanti che mi stanno vicino per sostenere qualche progetto sociale. Le idee ci sono ma vanno messe in ordine. Confesso che ho anche un po’ di ansia che ogni tanto mi fa scoppiare in lacrime».

A proposito di lacrime, perché in quella casa si piange così tanto?
«Se mi avessero detto prima di entrare che avrei pianto così tanto non ci avrei mai creduto. Però poi ti capita di arrivare là dentro davanti a telecamere e microfoni con 15 concorrenti che non mi potevano sopportare e volevano eliminarmi dopo due ore che ero lì, non c’era mamma, non c’erano amici, 150mila euro per pagare la penale per uscire in anticipo non li avevo e allora viene fuori un lato emotivo che non mi aspettavo. Sarà che in quella casa gli specchi sono tanti e ti confronti spesso con te stesso».

Il primo bacio dell’edizione è stato nel garage con Alessandro che non sapeva nella casa ci fosse la sua ex di cui si diceva innamorato…
«Pensavo che all’uscita qualcuno mi avrebbe rinfacciato quel bacio, roba da dovermi nascondere pure dalla mia famiglia. Invece no».

Qual è il piano per i 200mila euro del premio?
«Domanda da un milione di dollari. Intanto li aspetto visto che da contratto dovrebbero arrivare fra sei mesi. Di sicuro una parte andranno ai miei genitori che mi hanno aiutato molto finora e mio padre ha perso il lavoro da poco. Poi gli altri vedremo, dipenderà anche quale sarà la mia situazione fra sei mesi. Per come stanno andando le cose è difficile fare previsioni».

Quando andava in onda la prima edizione del Gf nel 2000 aveva 7 anni. È stata una fan delle tredici stagioni prima della sua?
«Mai guardato. E siccome le cazzate non le so dire, lo ammetto che non lo reputavo un gran programma».

E poi?
«Ho fatto il casting per scherzo quella sera in discoteca e mi hanno scelto loro. Durante i provini mi sono sentita trattata come una figlia, tutti molto premurosi. A quel punto ho deciso di buttarmi. Speriamo che l’edizione di quest’anno sia piaciuta a qualcuno in più. Non eravamo persone a caccia di soldi».

E quando ha detto “Mamma, vado al Gf”?
«Mi ha chiesto se pensavo fosse adatto a me».

In futuro nel curriculum di Federica Lepanto sarà più utile scrivere “Infermiera” o “Vincitrice del Gf14”?
«La laurea ancora non c’è anche se voglio arrivarci mentre il Gf c’è. Non so rispondere adesso, oggi hanno la stessa importanza: possono portarmi in direzioni diverse, non voglio chiudermi nessuna possibilità. Non è detto che farò della televisione ma se capiterà perché no, così come vorrei avere altre possibilità».

Fanghi dragaggi, il Pri ribadisce il no alle casse di colmata lungo le dighe 

L’Edera chiede a tutti un passo indietro per ricucire lo strappo
«L’opposizione insultava il presidente Ap e ora ne fa un paladino» 

«I Repubblicani considerano la soluzione delle casse a mare e nel Candiano una proposta irricevibile e da contrastare in ogni sede o di fronte a chiunque la riproponga». Il Pri, con un comunicato firmato dal segretario comunale Eugenio Fusignani e dal vicesindaco Giannantonio Mingozzi, ribadisce quanto già più volte pronunciato in diverse sedi pubbliche e ufficiali a proposito del progetto dell’Autorità portuale di Ravenna per la collocazione dei fanghi che verranno dragati dal fondale del porto quando partiranno i lavori. No alle casse di colmata da realizzare lungo le dighe foranee ma da qualche parte il materiale dovrà essere collocato e a tal proposito l’Edera si limite a dire che «riteniamo valido e urgente il lavoro che si sta compiendo in collaborazione con il Ministero competente per individuare subito nuove soluzioni per collocare gli escavi».

Come noto, sul porto è in corso un estenuante braccio di ferro che inizialmente coinvlgeva Ap da un lato e Confindustria dall’altro ma nel corso dei mesi sui due fronti si sono schierati altri soggetti della scena politica e istituzionale ravennate. «È sconcertante – dice anche il Pri – constatare come il presidente di Ap sia divenuto il paladino delle forze di opposizione: quelle stesse che fino a ieri lo hanno coperto di insulti e perfino denunciato in tribunale».

E sullo scontro in atto i Repubblicani si agurano che possa arrivare quanto prima un armistizio: «Il nostro appello è rivolto a tutti i partner più qualificati e impegnati nel sostenere le ragioni di investimento commerciali e occupazionali del porto, affinchè si faccia un passo indietro nelle polemiche, da qualsiasi parte provengano, e uno avanti nelle ragioni più costruttive. Il problema del nuovo assetto di vertice dell’Autorità portuale ce lo porremo quando sarà il momento. Lasciando ad ognuno le proprie valutazioni, appare ovvio che qualcuno debba aver cambiato idea e comportamenti, perchè la politica, anche la più avventurosa e fantasiosa, non può arrivare a simili spegiudicati contorsionismi».

Accoltellato in strada: prognosi 30 giorni Rissa dopo la disco, caccia agli altri tre

Il ferito è un 23enne ravennate. Scazzottata cominciata per futili motivi, forse una parola di tropo nel locale da ballo 

È di trenta giorni la prognosi per il 23enne di Roncalceci rimasto ferito, con una coltellata superficiale alla coscia destra, in una rissa scoppiata all’alba di Santo Stefano in pieno centro a Milano Marittima, nei pressi dell’incrocio tra via Gramsci e via Rismondi. I carabinieri di Cervia che indagano sulla vicenda sono sulle tracce degli altri tre protagonisti della scazzottata: i militari avrebbero già in mano le loro identità e si tratterebbe di un italiano e due albanesi.

Secondo quanto ricostruito finora la vicenda ha avuto origine all’interno di una vicina discoteca dove i quattro, tra loro conoscenti di vista, hanno passato la notte. Si erano incontrati prima di entrare e poi all’interno ci sono stati alcuni screzi, forse legati a qualche apprezzamento di troppo rivolto a una ragazza. Gli esatti contorni dei dissidi sono ancora da appurare. Poi all’esterno una volta usciti dal locale la situazione è precipitata fino alla coltellata.

A Riolo Terme trema la terra Lieve scossa di terremoto

Magnitudo 2.0 a 21 km di profondità nella notte tra Natale e Santo Stefano

Una lieve scossa di terremoto (magnitudo 2.0) è stata registrata dall’Istituto nazionale d geofisica e vulcanologia 41 minuti dopo la mezzanotte tra Natale e Santo Stefano a una profondità di 21 km nei pressi di Riolo Terme. La terra ha tremato per pochi istanti senza causare danni. I territori che maggiormente hanno percepito la scossa sono quelli verso l’Imolese.

Rissa in strada a Milano Marittima Accoltellato all’alba vicino alla rotonda

Quattro persone coinvolte. Il ferito ha 25 anni: non è in pericolo di vita. Carabinieri al lavoro per ricostruire le cause

Un 25enne è stato accoltellato a un gluteo durante una rissa scoppiata all’alba di Santo Stefano in strada a Milano Marittima nei pressi dell’incrocio tra via Gramsci e via Rismondi, a pochi passi dalla nota rotonda Primo Maggio. Il giovane ferito, uno dei quattro coinvolti nella scazzottata, è stato trasportato all’ospedale di Ravenna e non sarebbe in pericolo di vita. Sull’episodio stanno lavorando i carabinieri della locale compagnia per fare chiarezza su cause e responsabilità.

Seguiranno maggiori informazioni.

Brucia il ristorante Ca’ Rossi da Topo «Speriamo di riaprire per Pasqua»

Fiamme nella notte di Natale: pompieri impegnati per 7 ore Il fratello di uno dei soci salvato dall’allarme antifurto

Un incendio di vaste proporzioni ha interessato parte dei locali del ristorante Ca’ Rossi da Topo a Savio: le fiamme si sono sviluppate nella notte di Natale partendo dalla veranda anteriore per poi propagarsi al gazebo adiacente, il fumo e il calore hanno danneggiato gravemente anche gli spazi interni. Per domare il rogo sono servite quasi sette ore di lavoro dei pompieri. Ancora da quantificare i danni ma è già chiaro che servirà tempo per rimettersi in pista: «Speriamo di riaprire per Pasqua», ha detto Ezio Bruno, uno dei quattro soci dell’attività raggiunto al telefono. 

Il ristorante ha chiuso a mezzanotte e circa quattro ore dopo è scattato l’antifurto che ha svegliato Carlo Bruno, fratello di Ezio che dormiva al piano superiore e non si era accorto di nulla: l’uomo ha trovato gli ambienti già invasi dal fumo e non ha potuto fare altro che chiamare il 115 dopo essersi messo in salvo. I vigili del fuoco sono intervenuti dal distaccamento di Cervia con l’ausilio di un mezzo dalla centrale operativa di Ravenna. In un primo momento si era pensato che l’allarme fosse scattato per la presenza di ladri: pare invece che ad attivare le sirene sia stato il calore sprigionato dalle fiamme.

Ancora presto per avanzare ipotesi sulle cause del rogo. «Quasi certamente le fiamme sono partite dalla veranda – spiega Ezio Bruno – dove c’è solo un frigorifero. Le luci di Natale erano state spente». La stima dei danni verrà fatta nei prossimi giorni ma già dalle prime ore è chiaro che la chiusura del locale, necessaria al pieno ripristino dell’operatività, durerà per alcuni mesi: «Dentro sarà tutto da buttare e cambiare, il fumo e il calore hanno sciolto le plastiche e annerito tutto il resto. Speriamo di riaprire a Pasqua».

Sulla pagina Facebook del ristorante un messaggio pubblicato alle 8 di stamani: «Con immenso rammarico avvisiamo la gentile clientela che durante la notte si è verificato un disastroso incendio al nostro ristorante. Trattoria Ca’ Rossi è chiusa. Ci scusiamo con tutti i nostri clienti, in particolar modo con tutti i prenotati per il grande disagio creatosi».

Il sindaco visita ospedale e questura «Auguri speciali a chi lavora a Natale»

Ultime festività da primo cittadino per Fabrizio Matteucci

Il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, ha trascorso la mattina del suo ultimo Natale da primo cittadino visitando i luoghi simbolo di chi anche nei giorni delle festività è di turno per garantire il controllo e il soccorso sul territorio, in particolare il personale sanitario e le forze dell’ordine. Di seguito il testo integrale del breve messaggio di auguri diffuso dopo la visita.

«Questa mattina ho visitato il Pronto Soccorso, l’Ortopedia e la Neurologia del nostro Ospedale Santa Maria delle Croci. Grazie a tutto il personale sanitario che anche in queste ore lavora per la nostra comunità. Ho visitato poi la sala operativa della Questura per il Buon Natale. E per dire grazie a Polizia,Carabinieri, Guarda di Finanza, Corpo Forestale, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Polizia Penitenziaria, Vigili del Fuoco, per il loro lavoro quotidiano. Nel controllo del territorio a Ravenna la guardia è stata alzata da tempo e per tempo. La innalzeremo ancora di più. Grazie alla collaborazione tra intelligence, Prefettura, Forze dell’Ordine e Procura della Repubblica sono stati individuati una decina di foreign fighters. Voglio ripeterlo: questi criminali, questi terroristi internazionali non hanno messo e non metteranno radici a casa nostra. I dati dei furti e delle rapine nel 2014 erano molto preoccupanti: grazie alle misure adottate a gennaio di quest’anno nel 2015 sono in calo. Sempre troppi, ma in calo.Faremo ancora di più per contrastarli. Infine, al Re dei Girgenti ho fatto gli auguri a Carla Soprani, che su mia proposta è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica. Dico grazie al Volontariato Ravennate che 365 giorni all’anno opera per il bene comune. L’ultima impresa e l’apertura ieri sera di un campo per decine di persone che dormivano per strada, al freddo. Nel 2016 il pranzo della solidarietà si farà a Palazzo Rasponi. Grazie di cuore. Grazie a tutti e Buon Natale a tutti i Ravennati».

L’ostello Dante rischia la chiusura Oltre 50mila euro di affitto arretrato

Le due socie non prendono stipendio da 4 anni. Aperto nel 1974,
5.500 presenze nel 2015 «ma ne servirebbero almeno il doppio»

L’ostello Dante, a Ravenna, è l’unico vero ostello della gioventù – inteso appunto come una struttura ricettiva con spazi condivisi e a basso costo – ancora presente in provincia di Ravenna. Ma la crisi (economica e più in particolare quella del turismo nella nostra città di questi ultimi due anni, vedi articoli correlati) ha colpito anche lo storico ostello di via Nicolodi, zona Darsena, forse ancora troppo poco conosciuto e apprezzato dagli stessi ravennati. Attivo dal 1974, per alcuni anni era diventato un luogo fin quasi malfamato, fino alla nuova gestione partita nel 1996, quando la riminese Micaela Girometti ha abbandonato la propria città natale per cercare di rilanciarlo. E ora rischia la chiusura.

«L’ho gestito come dipendente fino al 2005, quando ci è stato chiesto di farcene carico direttamente e ho formato, insieme alla mia attuale socia, una piccola cooperativa attraverso la quale gestiamo tuttora l’ostello», racconta Girometti, con un certo orgoglio, frutto di una vita passata praticamente sempre all’interno degli ostelli e del lavoro svolto in quello di Ravenna. «In pochi anni siamo riusciti a rilanciare una struttura che nel 1996 faceva 6mila presenze all’anno. Noi siamo arrivati a farne anche 15mila e tutto è andato per il meglio fino al 2011…». Poi la crisi, la concorrenza di strutture a basso costo (vedi tra i correlati l’approfondimento su Airbnb) e anche il terremoto in Emilia («Ancora ci sono persone che chiamano per chiederci se c’è il rischio ») hanno fatto crollare il fatturato. «Quest’anno abbiamo toccato il fondo, con 5.500 presenze circa rispetto alle già poche 8mila del 2014. Il calo più consistente è stato degli stranieri, mentre contribuiscono all’occupazione delle camere in particolare eventi musicali come i concerti di Bronson e Hana-Bi e il Ravenna Festival», rivela Micaela che ora si ritrova con l’Associazione italiana albergi per la gioventù (Aig) che le chiede oltre 50mila euro. «Abbiamo appena fatto un incontro a Roma con i vertici dell’Aig – ci racconta la titolare dell’ostello – e ora dobbiamo preparare un piano di rientro per far fronte al debito, ma se avessi avuto i soldi per pagare il canone lo avrei già fatto…».

L’edificio di via Nicolodi è di proprietà per il 40 percento del Comune, un altro 40 percento della Provincia e per il restante 20 dell’Aig che da contratto ha la gestione e la affida alla cooperativa di Girometti incassando tutto l’affitto (nulla incassano e nulla pagano Comune e Provincia). «Fino al 2012 abbiamo potuto contare su un canone basso, di circa 6mila euro l’anno. Poi ci è stato imposto invece un canone di 3,60 euro a persona, anche quelle non paganti, come per esempio i bambini. Abbiamo tariffe che vanno da 18 a 24 euro (per un totale di 110 posti letto, ndr), ma siamo solite effettuare diverse scontistiche per gruppi o eventi particolari e con il coincidente calo del fatturato, oltre a una tassa di soggiorno che qui è il doppio rispetto a quanto spendono gli ostelli nel resto d’Italia (1 euro conto 50 centesimi, ndr), noi non riusciamo concretamente più a pagare l’affitto. Nel corso degli anni abbiamo fatto diversi interventi di manutenzione a nostre spese, paghiamo puntualmente il nostro unico dipendente, mentre io e la mia socia sono ormai 4 anni che non prendiamo lo stipendio, fatta eccezione per il minimo che può servirci per vivere, pagare le bollette, eccetera. Per potersi mantenere, questo ostello ha bisogno di almeno 10mila presenze l’anno».

Ecco dunque che l’ultima possibilità, per evitare la chiusura, è aprire le porte ai ravennati, non solo ai turisti, mettendo a disposizione le ampie sale presenti nell’ostello per eventi, iniziative, o anche solo semplici feste di compleanno, come già successo in passato. «Siamo disponibili per qualsiasi cosa, abbiamo una bella struttura che si può prestare a diverse iniziative», commenta Micaela che poi conclude: «Sarò anche ideologica ma resto convinta che una città come Ravenna debba avere un vero ostello, come il nostro. Se ci dovessero sfrattare il futuro è già segnato: come già capitato in altri luoghi, lo stabile sarà travolto dal degrado (ora durante la chiusura invernale le titolari passano comunque due volte alla settimana per piccoli lavoretti, ndr) e potrebbe anche rappresentare un problema per la sicurezza del quartiere».

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