domenica
10 Maggio 2026

L’ostello Dante rischia la chiusura Oltre 50mila euro di affitto arretrato

Le due socie non prendono stipendio da 4 anni. Aperto nel 1974, 5.500 presenze nel 2015 «ma ne servirebbero almeno il doppio»

L’ostello Dante, a Ravenna, è l’unico vero ostello della gioventù – inteso appunto come una struttura ricettiva con spazi condivisi e a basso costo – ancora presente in provincia di Ravenna. Ma la crisi (economica e più in particolare quella del turismo nella nostra città di questi ultimi due anni, vedi articoli correlati) ha colpito anche lo storico ostello di via Nicolodi, zona Darsena, forse ancora troppo poco conosciuto e apprezzato dagli stessi ravennati. Attivo dal 1974, per alcuni anni era diventato un luogo fin quasi malfamato, fino alla nuova gestione partita nel 1996, quando la riminese Micaela Girometti ha abbandonato la propria città natale per cercare di rilanciarlo. E ora rischia la chiusura.

«L’ho gestito come dipendente fino al 2005, quando ci è stato chiesto di farcene carico direttamente e ho formato, insieme alla mia attuale socia, una piccola cooperativa attraverso la quale gestiamo tuttora l’ostello», racconta Girometti, con un certo orgoglio, frutto di una vita passata praticamente sempre all’interno degli ostelli e del lavoro svolto in quello di Ravenna. «In pochi anni siamo riusciti a rilanciare una struttura che nel 1996 faceva 6mila presenze all’anno. Noi siamo arrivati a farne anche 15mila e tutto è andato per il meglio fino al 2011…». Poi la crisi, la concorrenza di strutture a basso costo (vedi tra i correlati l’approfondimento su Airbnb) e anche il terremoto in Emilia («Ancora ci sono persone che chiamano per chiederci se c’è il rischio ») hanno fatto crollare il fatturato. «Quest’anno abbiamo toccato il fondo, con 5.500 presenze circa rispetto alle già poche 8mila del 2014. Il calo più consistente è stato degli stranieri, mentre contribuiscono all’occupazione delle camere in particolare eventi musicali come i concerti di Bronson e Hana-Bi e il Ravenna Festival», rivela Micaela che ora si ritrova con l’Associazione italiana albergi per la gioventù (Aig) che le chiede oltre 50mila euro. «Abbiamo appena fatto un incontro a Roma con i vertici dell’Aig – ci racconta la titolare dell’ostello – e ora dobbiamo preparare un piano di rientro per far fronte al debito, ma se avessi avuto i soldi per pagare il canone lo avrei già fatto…».

L’edificio di via Nicolodi è di proprietà per il 40 percento del Comune, un altro 40 percento della Provincia e per il restante 20 dell’Aig che da contratto ha la gestione e la affida alla cooperativa di Girometti incassando tutto l’affitto (nulla incassano e nulla pagano Comune e Provincia). «Fino al 2012 abbiamo potuto contare su un canone basso, di circa 6mila euro l’anno. Poi ci è stato imposto invece un canone di 3,60 euro a persona, anche quelle non paganti, come per esempio i bambini. Abbiamo tariffe che vanno da 18 a 24 euro (per un totale di 110 posti letto, ndr), ma siamo solite effettuare diverse scontistiche per gruppi o eventi particolari e con il coincidente calo del fatturato, oltre a una tassa di soggiorno che qui è il doppio rispetto a quanto spendono gli ostelli nel resto d’Italia (1 euro conto 50 centesimi, ndr), noi non riusciamo concretamente più a pagare l’affitto. Nel corso degli anni abbiamo fatto diversi interventi di manutenzione a nostre spese, paghiamo puntualmente il nostro unico dipendente, mentre io e la mia socia sono ormai 4 anni che non prendiamo lo stipendio, fatta eccezione per il minimo che può servirci per vivere, pagare le bollette, eccetera. Per potersi mantenere, questo ostello ha bisogno di almeno 10mila presenze l’anno».

Ecco dunque che l’ultima possibilità, per evitare la chiusura, è aprire le porte ai ravennati, non solo ai turisti, mettendo a disposizione le ampie sale presenti nell’ostello per eventi, iniziative, o anche solo semplici feste di compleanno, come già successo in passato. «Siamo disponibili per qualsiasi cosa, abbiamo una bella struttura che si può prestare a diverse iniziative», commenta Micaela che poi conclude: «Sarò anche ideologica ma resto convinta che una città come Ravenna debba avere un vero ostello, come il nostro. Se ci dovessero sfrattare il futuro è già segnato: come già capitato in altri luoghi, lo stabile sarà travolto dal degrado (ora durante la chiusura invernale le titolari passano comunque due volte alla settimana per piccoli lavoretti, ndr) e potrebbe anche rappresentare un problema per la sicurezza del quartiere».

Due ravennati in gara a Masterchef 5 Una fisioterapista e una farmacista

Erica (30 anni) da Conventello e Marzia (57) da Casola Valsenio
hanno convinto i quattro giudici e inseguono i 100mila euro 

Alle selezioni si sono presentati 18mila cuochi amatoriali da tutta Italia e non solo ma a contendersi la vittoria della quinta edizione di Masterchef, il celebre talent show culinario in onda su Sky che mette in palio 100mila euro e la pubblicazione di un libro di ricette, son rimasti in venti e tra loro anche due ravennati: la 30enne Erica Liverani (fisioterapista di Conventello) e la 57enne Marzia Bellino (farmacista a Casola Valsenio). L’ingresso nella cucina governata dai giudici Carlo Cracco, Bruno Barbier, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo è arrivato nella puntata andata in onda alla vigilia di Natale. Ogni giovedì, per dieci settimane (alle 21.10 su Sky Uno), almeno un’eliminazione fino al vincitore.

Il percorso di Erica e Marzia ha già attraversato diverse scremature. Le due erano tra i 150 rimasti in gara al supercasting di aprile nella darsena del porto fluviale di Cremona. Da quella tappa sono rimasti in 100 che poi hanno potuto cucinare un piatto dal vivo in studio per i giudici. Erica ha presentato “Cappelletti della mia terra” mentre Marzia ha portato “Radici e ricordi“. Per entrambe un plebiscito incassando il sì da tutti i giudici (solo altri nove hanno avuto la stessa performance) finendo così nel gruppo degli ultimi 40 in gara poi ulteriormente dimezzati.

Marzia è originaria di Salerno, vive a Sassoleone (Bologna) e ha una farmacia a Casola Valsenio: sposata, tre figlie, sogna di aprire un ristorante in Scozia dall’impronta casalinga che chiamerebbe “Frittatone e maccheroni” o in Italia dove userebbe “Pozioni e porzioni” per giocare con la sua professione. Così si descrive nell’autobiografia sul sito di Masterchef: «Sono nata in Campania da una famiglia di farmacisti. Sono stata costretta a studiare farmacia, facendo passare in secondo piano la mia passione per la musica: trasferita a Bologna per studiare, ho incontrato la cucina emiliana, anche grazie alla mia padrona di casa, secondo la quale, la formazione di una donna comprendeva obbligatoriamente la capacità di fare la sfoglia. Intanto, al paesello di origine, il destino mi stava preparando uno scherzetto: la farmacia di famiglia andava ad altri, poco prima che io mi laureassi. Non mi sono persa d’animo: a quel punto il mio obiettivo era dare un senso al mio percorso, ottenendo una farmacia tutta mia. Durante questi alti e bassi, la cucina è stata sempre una costante e non mi ha mai tradito. Mi rivedo cucinare nel paesino della Romagna, mentre la farmacia che avevo riaperto diventava mia… e poi ancora cucinare per la mia famiglia, che si formava nello stesso piccolo paese. Una passione sempre crescente. Sono un diesel: ottengono i risultati migliori sulla lunga distanza».

Erica è cresciuta a Conventello, è separata dal compagno e ha una figlia, Emma di 18 mesi, protagonista del momento tenerezza della prima puntata: Cannavacciuolo l’ha presa in braccio per portarla alla madre. «Chi sono quei dadi?”, ha chiesto Erica alla bimba. Che non ha avuto esitazioni: «Cracco». Ecco come si racconta Erica: «Sono cresciuta in campagna! Provengo da generazioni di contadini, la mia è una di quelle famiglie molto allargate che ormai non esistono più. Erica bambina era una piccola peste ruspante che non guardava la tv ma che viveva all’aperto e giocava con fratelli e cugini, tutti con le ginocchia perennemente sbucciate! L’Erica adulta ne ha passate tante, alcune non belle e non facili da superare, ma ne è uscita una donna forte e soprattutto mamma. In ogni fase della mia vita la cucina mi ha accompagnata, ma non sempre come sostegno; quando pesavo 20 kg in più la cucina è stata solo uno sfogo per me, il cibo era l’unica cosa che mi dava piacere, ma che allo stesso tempo mi faceva ingrassare. Poi ho cominciato a rispettarmi e ad amarmi e il mio interesse per la cucina è incrementato dovendomi impegnare a sfruttarlo a mio favore. Condivido ogni momento in cui cucino con Emma sperando di trasmetterle questa passione travolgente che va oltre alle giornate storte, alla stanchezza, al nervosismo e che mi fa vedere tutto sotto un altro punto di vista».

Due ravennati in gara a Masterchef 5 Una fisioterapista e una farmacista

Erica (30 anni) da Conventello e Marzia (57) da Casola Valsenio hanno convinto i quattro giudici e inseguono i 100mila euro 

Alle selezioni si sono presentati 18mila cuochi amatoriali da tutta Italia e non solo ma a contendersi la vittoria della quinta edizione di Masterchef, il celebre talent show culinario in onda su Sky che mette in palio 100mila euro e la pubblicazione di un libro di ricette, son rimasti in venti e tra loro anche due ravennati: la 30enne Erica Liverani (fisioterapista di Conventello) e la 57enne Marzia Bellino (farmacista a Casola Valsenio). L’ingresso nella cucina governata dai giudici Carlo Cracco, Bruno Barbier, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo è arrivato nella puntata andata in onda alla vigilia di Natale. Ogni giovedì, per dieci settimane (alle 21.10 su Sky Uno), almeno un’eliminazione fino al vincitore.

Il percorso di Erica e Marzia ha già attraversato diverse scremature. Le due erano tra i 150 rimasti in gara al supercasting di aprile nella darsena del porto fluviale di Cremona. Da quella tappa sono rimasti in 100 che poi hanno potuto cucinare un piatto dal vivo in studio per i giudici. Erica ha presentato “Cappelletti della mia terra” mentre Marzia ha portato “Radici e ricordi“. Per entrambe un plebiscito incassando il sì da tutti i giudici (solo altri nove hanno avuto la stessa performance) finendo così nel gruppo degli ultimi 40 in gara poi ulteriormente dimezzati.

Marzia è originaria di Salerno, vive a Sassoleone (Bologna) e ha una farmacia a Casola Valsenio: sposata, tre figlie, sogna di aprire un ristorante in Scozia dall’impronta casalinga che chiamerebbe “Frittatone e maccheroni” o in Italia dove userebbe “Pozioni e porzioni” per giocare con la sua professione. Così si descrive nell’autobiografia sul sito di Masterchef: «Sono nata in Campania da una famiglia di farmacisti. Sono stata costretta a studiare farmacia, facendo passare in secondo piano la mia passione per la musica: trasferita a Bologna per studiare, ho incontrato la cucina emiliana, anche grazie alla mia padrona di casa, secondo la quale, la formazione di una donna comprendeva obbligatoriamente la capacità di fare la sfoglia. Intanto, al paesello di origine, il destino mi stava preparando uno scherzetto: la farmacia di famiglia andava ad altri, poco prima che io mi laureassi. Non mi sono persa d’animo: a quel punto il mio obiettivo era dare un senso al mio percorso, ottenendo una farmacia tutta mia. Durante questi alti e bassi, la cucina è stata sempre una costante e non mi ha mai tradito. Mi rivedo cucinare nel paesino della Romagna, mentre la farmacia che avevo riaperto diventava mia… e poi ancora cucinare per la mia famiglia, che si formava nello stesso piccolo paese. Una passione sempre crescente. Sono un diesel: ottengono i risultati migliori sulla lunga distanza».

Erica è cresciuta a Conventello, è separata dal compagno e ha una figlia, Emma di 18 mesi, protagonista del momento tenerezza della prima puntata: Cannavacciuolo l’ha presa in braccio per portarla alla madre. «Chi sono quei dadi?”, ha chiesto Erica alla bimba. Che non ha avuto esitazioni: «Cracco». Ecco come si racconta Erica: «Sono cresciuta in campagna! Provengo da generazioni di contadini, la mia è una di quelle famiglie molto allargate che ormai non esistono più. Erica bambina era una piccola peste ruspante che non guardava la tv ma che viveva all’aperto e giocava con fratelli e cugini, tutti con le ginocchia perennemente sbucciate! L’Erica adulta ne ha passate tante, alcune non belle e non facili da superare, ma ne è uscita una donna forte e soprattutto mamma. In ogni fase della mia vita la cucina mi ha accompagnata, ma non sempre come sostegno; quando pesavo 20 kg in più la cucina è stata solo uno sfogo per me, il cibo era l’unica cosa che mi dava piacere, ma che allo stesso tempo mi faceva ingrassare. Poi ho cominciato a rispettarmi e ad amarmi e il mio interesse per la cucina è incrementato dovendomi impegnare a sfruttarlo a mio favore. Condivido ogni momento in cui cucino con Emma sperando di trasmetterle questa passione travolgente che va oltre alle giornate storte, alla stanchezza, al nervosismo e che mi fa vedere tutto sotto un altro punto di vista».

La storia infinita del bagno Marinabay Esclusa Symposion: ora un nuovo bando

Dopo le presunte irregolarità della cordata Zangaglia-Monaco salta
anche l’assegnazione alla società bergamasca. Riapertura nel 2017?

In ottobre come un fulmine a ciel sereno il Comune aveva annunciato la revoca dell’aggiudicazione provvisoria (da fine aprile) della concessione del bagno ex Marinabay alla cordata composta dai noti imprenditori balneari Alessandro Zangaglia del Bbk e Carlo Monaco a causa di irregolarità nei contributi assistenziali della società.

Oggi, il giorno della vigilia di Natale, il Comune ufficializza anche l’esclusione della seconda (e ultima) società che aveva partecipato al bando. Esclusione già nell’aria da diverso tempo, dopo oltretutto le indiscrezioni pubblicate nei mesi scosi da Ravenna&Dintorni (vedi articoli correlati). A decadere in questo caso è stata la concessione all’impresa bergamasca Symposion srl. Le motivazioni – si legge nel comunicato del Comune – riguardano la mancata dichiarazione nei documenti per la partecipazione al bando di contenziosi in essere con altri enti pubblici in ordine alla gestione di strutture balneari e di esercizi pubblici in altre regioni (come avevamo rivelato invece nel nostro articolo). Inoltre, è emerso che la Symposion non avrebbe rispettato il pagamento di canoni concessori relativi ad altre aree demaniali marittime.

A tutt’oggi, essendo esaurita la graduatoria, «l’Amministrazione comunale sta mettendo a punto l’avvio di una nuova procedura per l’assegnazione dell’area demaniale ex Marina Bay di Marina di Ravenna». Un altro bando, quindi, che considerati i tempi tecnici e burocratici non permetterà di vedere riaprire il più grande stabilimento di Marina di Ravenna prima presumibilmente della stagione 2017. Quattro anni dopo la chiusura, a causa del fallimento e dei canoni non pagati della società di Reggio Emilia che lo gestiva ai tempi.

La storia infinita del bagno Marinabay Esclusa Symposion: ora un nuovo bando

Dopo le presunte irregolarità della cordata Zangaglia-Monaco salta anche l’assegnazione alla società bergamasca. Riapertura nel 2017?

In ottobre come un fulmine a ciel sereno il Comune aveva annunciato la revoca dell’aggiudicazione provvisoria (da fine aprile) della concessione del bagno ex Marinabay alla cordata composta dai noti imprenditori balneari Alessandro Zangaglia del Bbk e Carlo Monaco a causa di irregolarità nei contributi assistenziali della società.

Oggi, il giorno della vigilia di Natale, il Comune ufficializza anche l’esclusione della seconda (e ultima) società che aveva partecipato al bando. Esclusione già nell’aria da diverso tempo, dopo oltretutto le indiscrezioni pubblicate nei mesi scosi da Ravenna&Dintorni (vedi articoli correlati). A decadere in questo caso è stata la concessione all’impresa bergamasca Symposion srl. Le motivazioni – si legge nel comunicato del Comune – riguardano la mancata dichiarazione nei documenti per la partecipazione al bando di contenziosi in essere con altri enti pubblici in ordine alla gestione di strutture balneari e di esercizi pubblici in altre regioni (come avevamo rivelato invece nel nostro articolo). Inoltre, è emerso che la Symposion non avrebbe rispettato il pagamento di canoni concessori relativi ad altre aree demaniali marittime.

A tutt’oggi, essendo esaurita la graduatoria, «l’Amministrazione comunale sta mettendo a punto l’avvio di una nuova procedura per l’assegnazione dell’area demaniale ex Marina Bay di Marina di Ravenna». Un altro bando, quindi, che considerati i tempi tecnici e burocratici non permetterà di vedere riaprire il più grande stabilimento di Marina di Ravenna prima presumibilmente della stagione 2017. Quattro anni dopo la chiusura, a causa del fallimento e dei canoni non pagati della società di Reggio Emilia che lo gestiva ai tempi.

A Tagliata saranno demolite 4 colonie Diventeranno un complesso alberghiero?

Via libera dal consiglio comunale. L’assessore: «Stop degrado»

Il consiglio comunale di Cervia ha approvato l’adozione del Piano Urbanistico Attuativo, in variante al Piano Città delle Colonie, relativo ad un’area a Tagliata, compresa tra viale Italia, via Val D’Ossola e viale Abruzzi, e contestualmente la variante al Piano Unitario Città delle Colonie.

Il progetto prevede la completa demolizione delle quattro colonie abbandonate esistenti (La Speranza, Mater Divinae Gratiae, Infanzia Serena e Val Camonica) e la ricostruzione della volumetria attuale, che verrà destinata totalmente a ricettivo, mediante la realizzazione di un unico grande complesso alberghiero, articolato in due strutture di cui una destinata ad albergo e l’altra a Rta.

Contestualmente il piano prevede interventi di riqualificazione della città pubblica: per quanto attiene le opere di urbanizzazione, è prevista la cessione del 25% della Superficie territoriale oggetto di intervento, da destinare alla realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili, aiuole e parcheggi pubblici, nonché alla realizzazione di un’area a parcheggio pubblico.

«La proposta – dichiara l’Assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici Natalino Giambi – consente l’avvio del processo di riqualificazione di una zona di Tagliata, interessata dal degrado e dall’abbandono delle colonie esistenti, attualmente in disuso, con conseguenti problemi anche di ordine sociale, attraverso soluzioni volte a arricchire l’offerta turistica della zona, con l’insediamento di una struttura alberghiera, nonché attraverso interventi di miglioramento e sistemazione delle aree pubbliche».

«Nel nuovo Psc, sul quale stiamo lavorando, – dichiara il sindaco Luca Coffari- vogliamo aprire su quell’area un ampio confronto con la città e le imprese per studiare normative nuove che possano consentire un innovativo sviluppo della località di Tagliata e della zona delle ex colonie».

A Tagliata saranno demolite 4 colonie Diventeranno un complesso alberghiero?

Via libera dal consiglio comunale. L’assessore: «Stop degrado»

Il consiglio comunale di Cervia ha approvato l’adozione del Piano Urbanistico Attuativo, in variante al Piano Città delle Colonie, relativo ad un’area a Tagliata, compresa tra viale Italia, via Val D’Ossola e viale Abruzzi, e contestualmente la variante al Piano Unitario Città delle Colonie.

Il progetto prevede la completa demolizione delle quattro colonie abbandonate esistenti (La Speranza, Mater Divinae Gratiae, Infanzia Serena e Val Camonica) e la ricostruzione della volumetria attuale, che verrà destinata totalmente a ricettivo, mediante la realizzazione di un unico grande complesso alberghiero, articolato in due strutture di cui una destinata ad albergo e l’altra a Rta.

Contestualmente il piano prevede interventi di riqualificazione della città pubblica: per quanto attiene le opere di urbanizzazione, è prevista la cessione del 25% della Superficie territoriale oggetto di intervento, da destinare alla realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili, aiuole e parcheggi pubblici, nonché alla realizzazione di un’area a parcheggio pubblico.

«La proposta – dichiara l’Assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici Natalino Giambi – consente l’avvio del processo di riqualificazione di una zona di Tagliata, interessata dal degrado e dall’abbandono delle colonie esistenti, attualmente in disuso, con conseguenti problemi anche di ordine sociale, attraverso soluzioni volte a arricchire l’offerta turistica della zona, con l’insediamento di una struttura alberghiera, nonché attraverso interventi di miglioramento e sistemazione delle aree pubbliche».

«Nel nuovo Psc, sul quale stiamo lavorando, – dichiara il sindaco Luca Coffari- vogliamo aprire su quell’area un ampio confronto con la città e le imprese per studiare normative nuove che possano consentire un innovativo sviluppo della località di Tagliata e della zona delle ex colonie».

L’ultimo Natale da sindaco di Matteucci: «Regalate un po’ di gentilezza…»

«Tante volte si urla vergogna, anche a sproposito, poche volte si dice
grazie. Ma viviamo in tempi di precarietà e la crisi è stata disastrosa»

Fabrizio Matteucci si appresta a vivere l’ultimo Natale da sindaco di Ravenna e così la sua lettera di auguri a tutti i ravennati si fa riflessiva, con tanto di una piccola analisi dei tempi che stiamo vivendo.

«Nel corso del mio lavoro quotidiano svolto in questi ormai dieci anni che sono sindaco di Ravenna ho incontrato migliaia di persone – si legge nel testo –. Tutte mi hanno lasciato o regalato qualcosa, un segno, un’emozione, un momento di riflessione. Le parole sono importanti. Oggi, istintivamente, la maggior parte di noi è contro qualcosa. E la parole si adeguano a questo sentimento. Poche volte si dice grazie. Tante volte si urla vergogna, spesso anche a sproposito. E spesso si grida anche di peggio. La crisi economica, la più dura dal dopoguerra che ha effetti umanamente incalcolabili, il terrorismo internazionale, paesi in guerra dai quali si apre un esodo migratorio di proporzioni anch’esse non calcolabili: ecco, tutto questo non contribuisce certo a promuovere buoni incontri. Se poi l’incontro è con la politica, con le istituzioni, talvolta è ancora peggio: viviamo nei palazzi della politica e delle istituzioni una crisi profonda di autorevolezza e di prestigio, legata certamente ai fattori che ho richiamato e che ci rendono molto difficile svolgere il nostro lavoro, ma anche dal fatto che nei partiti pieni di gente e di dirigenti onesti sono riusciti a infilarsi troppi ladri».

Il sindaco riflette poi su altre due parole «che danno il senso del tempo in cui viviamo»: velocità e precarietà. «Le nuove tecnologie – scrive Matteucci – hanno fatto irruzione nelle nostre vite, hanno modificato il nostro modo di stare con noi e con gli altri. Di informarci. Di vivere il tempo. La nuova rivoluzione culturale è segnata dalla velocità. L’angoscia del tempo che passa spinge le persone a sfiorare le cose più che a ricercare la profondità. Siamo spesso nella solitudine della nostra stanza, isolati dal mondo ma convinti di essere al centro di una serie di relazioni che sono virtuali, fittizie. D’altra parte solo chi ha un lavoro fisso, una famiglia solida dietro le spalle, può forse concedersi il lusso di progettare lentamente. Chi vive in una dimensione di permanente precarietà che investe i rapporti personali e il lavoro, ha come imperativo quello di sopravvivere e cercare oggi, qui, subito, soluzioni. Ed ancora: viviamo in un mondo in cui ha preso piede un’idea di libertà che ammazza il principio di responsabilità individuale. La vera libertà è riconoscere l’altro, è fare comunità. Io questo Natale vorrei augurarvi di fare buoni incontri, di riuscire a passare più tempo con chi vi sta a cuore ma anche con voi stessi, di regalare e di regalarvi un po’ di gentilezza».

Matteucci augura poi in particolare un buon Natale «a chi lavora anche in queste ore: donne e uomini delle Forze dell’Ordine, della Polizia Municipale, dei Vigili del fuoco, del nostro Ospedale, delle Case di riposo, dei ristoranti, degli alberghi, dei locali del nostro divertimento. Buon Natale a chi non sta bene. Buon Natale ai ravennati in vacanza. Buon Natale a chi, come me, trascorrerà questi giorni nella nostra bella Ravenna, nei borghi del forese, nei nostri 9 lidi, perle del nostro turismo. Buon Natale Ravenna».

L’ultimo Natale da sindaco di Matteucci: «Regalate un po’ di gentilezza…»

«Tante volte si urla vergogna, anche a sproposito, poche volte si dice grazie. Ma viviamo in tempi di precarietà e la crisi è stata disastrosa»

Fabrizio Matteucci si appresta a vivere l’ultimo Natale da sindaco di Ravenna e così la sua lettera di auguri a tutti i ravennati si fa riflessiva, con tanto di una piccola analisi dei tempi che stiamo vivendo.

«Nel corso del mio lavoro quotidiano svolto in questi ormai dieci anni che sono sindaco di Ravenna ho incontrato migliaia di persone – si legge nel testo –. Tutte mi hanno lasciato o regalato qualcosa, un segno, un’emozione, un momento di riflessione. Le parole sono importanti. Oggi, istintivamente, la maggior parte di noi è contro qualcosa. E la parole si adeguano a questo sentimento. Poche volte si dice grazie. Tante volte si urla vergogna, spesso anche a sproposito. E spesso si grida anche di peggio. La crisi economica, la più dura dal dopoguerra che ha effetti umanamente incalcolabili, il terrorismo internazionale, paesi in guerra dai quali si apre un esodo migratorio di proporzioni anch’esse non calcolabili: ecco, tutto questo non contribuisce certo a promuovere buoni incontri. Se poi l’incontro è con la politica, con le istituzioni, talvolta è ancora peggio: viviamo nei palazzi della politica e delle istituzioni una crisi profonda di autorevolezza e di prestigio, legata certamente ai fattori che ho richiamato e che ci rendono molto difficile svolgere il nostro lavoro, ma anche dal fatto che nei partiti pieni di gente e di dirigenti onesti sono riusciti a infilarsi troppi ladri».

Il sindaco riflette poi su altre due parole «che danno il senso del tempo in cui viviamo»: velocità e precarietà. «Le nuove tecnologie – scrive Matteucci – hanno fatto irruzione nelle nostre vite, hanno modificato il nostro modo di stare con noi e con gli altri. Di informarci. Di vivere il tempo. La nuova rivoluzione culturale è segnata dalla velocità. L’angoscia del tempo che passa spinge le persone a sfiorare le cose più che a ricercare la profondità. Siamo spesso nella solitudine della nostra stanza, isolati dal mondo ma convinti di essere al centro di una serie di relazioni che sono virtuali, fittizie. D’altra parte solo chi ha un lavoro fisso, una famiglia solida dietro le spalle, può forse concedersi il lusso di progettare lentamente. Chi vive in una dimensione di permanente precarietà che investe i rapporti personali e il lavoro, ha come imperativo quello di sopravvivere e cercare oggi, qui, subito, soluzioni. Ed ancora: viviamo in un mondo in cui ha preso piede un’idea di libertà che ammazza il principio di responsabilità individuale. La vera libertà è riconoscere l’altro, è fare comunità. Io questo Natale vorrei augurarvi di fare buoni incontri, di riuscire a passare più tempo con chi vi sta a cuore ma anche con voi stessi, di regalare e di regalarvi un po’ di gentilezza».

Matteucci augura poi in particolare un buon Natale «a chi lavora anche in queste ore: donne e uomini delle Forze dell’Ordine, della Polizia Municipale, dei Vigili del fuoco, del nostro Ospedale, delle Case di riposo, dei ristoranti, degli alberghi, dei locali del nostro divertimento. Buon Natale a chi non sta bene. Buon Natale ai ravennati in vacanza. Buon Natale a chi, come me, trascorrerà questi giorni nella nostra bella Ravenna, nei borghi del forese, nei nostri 9 lidi, perle del nostro turismo. Buon Natale Ravenna».

Rapinano con una pistola un’azienda: bottino misero e poi subito le manette

Arrestati prima di entrare in autostrada dopo il colpo alle Bassette

Partiti da Milano sono arrivati fino alle Bassette di Ravenna per rapinare un’azienda attiva nel settore dei bancali di legno e pallet. Magro il bottino, appena 300 euro, brevissima la fuga. I due, infatti, dopo essersi fatti consegnare da un dipendente i soldi  – puntandogli anche una pistola (risultata poi solo una replica) – sono ripartiti in direzione autostrada ma la loro auto senza targa anteriore è stata notata dalle forze dell’ordine che dopo un breve inseguimento li ha arrestati nell’area di servizioe Sant’Eufemia, sull’A14 bis.

Si tratta di due milanesi rispettivamente di 38 e 37 anni, Enzo Bono e Raffaele Bonaurio, quest’ultimo originario della Campania e per qualche tempo orbitante nel Ravennate. Dovranno rispondere di rapina aggravata.

La rapina è andata in scena nel pomeriggio di ieri, mercoledì 23 dicembre.

I Giovani del Pd di Ravenna hanno un nuovo segretario

L’impegno per il candidato sindaco Michele De Pascale

Si è svolto in questi giorni il quinto congresso dei Giovani Democratici di Ravenna, la “giovanile” del Pd. L’incontro ha visto la presenza e gli interventi del sindaco Fabrizio Matteucci, del segretario del circolo Marco Turchetti, del candidato sindaco, nonché segretario provinciale del Partito democratico Michele De Pascale, del segretario comunale del Pd Gianandrea Baroncini, dell’assessore Roberto Fagnani e di Lorenzo Margotti, attuale segretario provinciale della giovanile.

Numerosi i temi trattati, primo fra tutti l’elezione del nuovo segretario in sostituzione del dimissionario Roberto Vassura. Con un giudizio unanime, tutti gli iscritti presenti hanno votato a favore del candidato Domenico Antonio Esposito. 1La volontà di costituire fin da subito un forte attivismo politico dopo un lungo periodo di stallo», si legge nella nota dei Gd, è stata la prima volontà espressa dal neo segretario che subito dopo il voto ha ringraziato tutti i presenti. «Il termine “svolta” è quello comparso più volte in un discorso che ha visto il segretario riportare numerosi richiami ad esperienze personali – continua il comunicato –, citazioni di Enrico Berlinguer e menzioni frequenti a Enrico Liverani, quale esempio umano e politico da seguire».

Il congresso ha visto anche la nomina di quattro deleghe all’interno della formazione: Michele Albicini, nominato vicesegretario con delega all’Organizzazione Politica, Burocrazia e Garante; Michelangelo Vignoli con delega alla Propaganda, alla Comunicazione e come Capo ufficio stampa; Alex Zamfir che affiancherà Vignoli nelle vesti di grafico alla Propaganda e alla Comunicazione; Luigi Tripoli con delega all’organizzazione territoriale e logistica; Andrea Rutigliano, nominato per la seconda volta consecutiva tesoriere.

La prima intenzione che il gruppo manifesta è naturalmente quella di affiancare il candidato sindaco De Pascale durante la campagna elettorale che partirà a gennaio, «impegnandosi ad informare soprattutto i giovani ravennati sull’importanza del voto e sulla scelta del candidato», scrivono i Giovani democratici.

Dal consiglio comunale di Ravenna il via libera all’appalto sulle mense scolastiche

Il consiglio comunale ha approvato gli indirizzi generali della gara d’appalto per l’affidamento del servizio di ristorazione scolastica di cui abbiamo ampiamente parlato negli articoli correlati qui a fianco.

Hanno votato a favore Pd e Sel (15 consiglieri); contrari Lista per Ravenna, Movimento 5 Stelle e Forza Italia (4 consiglieri).

Il servizio sarà affidato a seguito di gara europea, applicando il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, all’offerente che avrà ottenuto il punteggio più alto risultante dalla somma dei punteggi attribuiti ai parametri tecnico qualitativi e al prezzo. Stante le caratteristiche del servizio – ha spiegato l’assessore Ouidad Bakkali – sarà attribuita importanza prioritaria agli aspetti qualitativi dell’offerta, con riferimento agli aspetti tecnico qualitativi e all’organizzazione aziendale; pertanto saranno assegnati fino a un massimo di 70 punti su cento alla parte qualitativa dell’offerta e fino a un massimo di 30 a quella economica.

La durata del contratto sarà di 9 anni e il valore dell’appalto è stimato in 55.769.541,60 euro più Iva (la proposta iniziale era di 6 anni prorogabili di 3; si è arrivati ai 9 in virtù dell’approvazione di un emendamento del consigliere Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, vedi documenti tra gli allegati in fondo all’articolo).
Le sedi scolastiche interessate dal servizio di ristorazione sono 80. Vengono erogati mediamente 6.500 pasti al giorno. Nell’anno scolastico 2014/2015 i pasti erogati sono stati 1.174.977.

Tra gli allegati qui sotto gli emendamenti presentati da Ancisi (Lista per Ravenna) e Santarella (Movimento 5 Stelle) con l’esito del voto, e anche gli interventi in consiglio comunale di assessore a altri consiglieri.

Riviste Reclam

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