domenica
10 Maggio 2026

Dal consiglio comunale di Ravenna il via libera all’appalto sulle mense scolastiche

Il consiglio comunale ha approvato gli indirizzi generali della gara d’appalto per l’affidamento del servizio di ristorazione scolastica di cui abbiamo ampiamente parlato negli articoli correlati qui a fianco.

Hanno votato a favore Pd e Sel (15 consiglieri); contrari Lista per Ravenna, Movimento 5 Stelle e Forza Italia (4 consiglieri).

Il servizio sarà affidato a seguito di gara europea, applicando il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, all’offerente che avrà ottenuto il punteggio più alto risultante dalla somma dei punteggi attribuiti ai parametri tecnico qualitativi e al prezzo. Stante le caratteristiche del servizio – ha spiegato l’assessore Ouidad Bakkali – sarà attribuita importanza prioritaria agli aspetti qualitativi dell’offerta, con riferimento agli aspetti tecnico qualitativi e all’organizzazione aziendale; pertanto saranno assegnati fino a un massimo di 70 punti su cento alla parte qualitativa dell’offerta e fino a un massimo di 30 a quella economica.

La durata del contratto sarà di 9 anni e il valore dell’appalto è stimato in 55.769.541,60 euro più Iva (la proposta iniziale era di 6 anni prorogabili di 3; si è arrivati ai 9 in virtù dell’approvazione di un emendamento del consigliere Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, vedi documenti tra gli allegati in fondo all’articolo).
Le sedi scolastiche interessate dal servizio di ristorazione sono 80. Vengono erogati mediamente 6.500 pasti al giorno. Nell’anno scolastico 2014/2015 i pasti erogati sono stati 1.174.977.

Tra gli allegati qui sotto gli emendamenti presentati da Ancisi (Lista per Ravenna) e Santarella (Movimento 5 Stelle) con l’esito del voto, e anche gli interventi in consiglio comunale di assessore a altri consiglieri.

Dai presepi viventi alla tombola: ecco tutti gli eventi natalizi

A Ravenna animazioni per bambini in piazza del Popolo

Ecco le iniziative principali in programma in questi giorni a Ravenna e dintorni in occasione delle feste natalizie.

Per i bambini, nella piazza del Popolo grazie alla collaborazione con Advs l’appuntamento oggi, giovedì 24 dicembre, dalle 15.30 alle 18 è con i misteriosi tubi animati che anche quest’anno si aggireranno fra le bancarelle e le vie del centro. Per il giorno di Natale dalle 15,30 alle 18 lo spettacolo (a ripetizione) di giocolieri e fuoco “Skizzo e JF in Circus Off”. Il giorno successivo, sempre in Piazza del Popolo, divertimento garantito con gli spettacoli (a ripetizione) di burattini “Le farse di arlecchino e Sganapino”. Si comincia alle 15,30 e si conclude alle 18.

Sarà naturalmente aperta la pista di pattinaggio sul ghiaccio allestita in piazza San Francesco (orari 10-13 e 14-18 e la sera dalle 19 alle 23 nei giorni festivi).

La sera di Natale è in programma alle Artificerie Almagià l’evento musicale Rock’n’ Roll Xmas Ball (con The Good Fellas e special guest Marco Pandolfi armonicista), a cura di Associazione Culturale Norma e Yeob Records. L’inizio è fissato dalle ore 21.30. Prezzo del biglietto d’ingresso 12 euro.

Alle 15 del giorno di Santo Stefano, il Teatro Rasi di Via Di Roma ospita la 37^ edizione del concerto “Rumagna int e tu cor”, diretto dal maestro Matteo Unich. L’evento conclude le iniziative per il 50° anniversario della costituzione della Società Canterini Romagnoli Gruppo Corale Pratella Martuzzi, creata nel 1961 per volontà e opera di un gruppo di appassionati del folklore romagnolo. L’ingresso è a offerta libera.

Oltre alla possibilità di visitare i tanti Presepi allestiti nelle chiese della città e del forese va segnalato il presepe di sabbia a Marina di Ravenna (aperto fino al 25 gennaio) e per il periodo natalizio il “presepe del mare” allestito nel bacino pescherecci. Appuntamento anche con le suggestive rappresentazioni dei presepi viventi: a Classe saranno oltre cento i figuranti impegnati (in un vero e proprio villaggio a tema) dalle 19.30 alle 23.45 del 24 dicembre (si replicherà poi il 6 gennaio dalle 15.30 alle 18) mentre a Gambellara viene ricreato un villaggio tipico dell’epoca, sempre il 24 dicembre dalle 20.30 e poi nei pomeriggi del 3 e del 6 gennaio.

Fuori dal territorio comunale, da segnalare poi lo spettacolare presepe vivente di Brisighella, in programma il 26 dicembre alle 17, mentre si concentrano quest’anno senza dubbio tra Cervia e Milano Marittima gli appuntamenti natalizi in provincia di Ravenna: il 24 dicembre in piazza Garibaldi a Cervia torna come di consueto la tombola, dalle 21, con dj-set e brindisi; il 26 dicembre si avvia il presepe vivente itinerante da viale Roma alle 15.30 con una sfilata di figuranti che si snoderà lungo il centro storico, in piazza Garibaldi e lungo il porto canale; a Milano Marittima alle 17 in viale Gramsci arriva lo spettacolo Scuola di Polizia con l’emozionante parata degli stuntmen.

Dai presepi viventi alla tombola: ecco tutti gli eventi natalizi

A Ravenna animazioni per bambini in piazza del Popolo

Ecco le iniziative principali in programma in questi giorni a Ravenna e dintorni in occasione delle feste natalizie.

Per i bambini, nella piazza del Popolo grazie alla collaborazione con Advs l’appuntamento oggi, giovedì 24 dicembre, dalle 15.30 alle 18 è con i misteriosi tubi animati che anche quest’anno si aggireranno fra le bancarelle e le vie del centro. Per il giorno di Natale dalle 15,30 alle 18 lo spettacolo (a ripetizione) di giocolieri e fuoco “Skizzo e JF in Circus Off”. Il giorno successivo, sempre in Piazza del Popolo, divertimento garantito con gli spettacoli (a ripetizione) di burattini “Le farse di arlecchino e Sganapino”. Si comincia alle 15,30 e si conclude alle 18.

Sarà naturalmente aperta la pista di pattinaggio sul ghiaccio allestita in piazza San Francesco (orari 10-13 e 14-18 e la sera dalle 19 alle 23 nei giorni festivi).

La sera di Natale è in programma alle Artificerie Almagià l’evento musicale Rock’n’ Roll Xmas Ball (con The Good Fellas e special guest Marco Pandolfi armonicista), a cura di Associazione Culturale Norma e Yeob Records. L’inizio è fissato dalle ore 21.30. Prezzo del biglietto d’ingresso 12 euro.

Alle 15 del giorno di Santo Stefano, il Teatro Rasi di Via Di Roma ospita la 37^ edizione del concerto “Rumagna int e tu cor”, diretto dal maestro Matteo Unich. L’evento conclude le iniziative per il 50° anniversario della costituzione della Società Canterini Romagnoli Gruppo Corale Pratella Martuzzi, creata nel 1961 per volontà e opera di un gruppo di appassionati del folklore romagnolo. L’ingresso è a offerta libera.

Oltre alla possibilità di visitare i tanti Presepi allestiti nelle chiese della città e del forese va segnalato il presepe di sabbia a Marina di Ravenna (aperto fino al 25 gennaio) e per il periodo natalizio il “presepe del mare” allestito nel bacino pescherecci. Appuntamento anche con le suggestive rappresentazioni dei presepi viventi: a Classe saranno oltre cento i figuranti impegnati (in un vero e proprio villaggio a tema) dalle 19.30 alle 23.45 del 24 dicembre (si replicherà poi il 6 gennaio dalle 15.30 alle 18) mentre a Gambellara viene ricreato un villaggio tipico dell’epoca, sempre il 24 dicembre dalle 20.30 e poi nei pomeriggi del 3 e del 6 gennaio.

Fuori dal territorio comunale, da segnalare poi lo spettacolare presepe vivente di Brisighella, in programma il 26 dicembre alle 17, mentre si concentrano quest’anno senza dubbio tra Cervia e Milano Marittima gli appuntamenti natalizi in provincia di Ravenna: il 24 dicembre in piazza Garibaldi a Cervia torna come di consueto la tombola, dalle 21, con dj-set e brindisi; il 26 dicembre si avvia il presepe vivente itinerante da viale Roma alle 15.30 con una sfilata di figuranti che si snoderà lungo il centro storico, in piazza Garibaldi e lungo il porto canale; a Milano Marittima alle 17 in viale Gramsci arriva lo spettacolo Scuola di Polizia con l’emozionante parata degli stuntmen.

Fondali, il presidente di Ap si difende: «Vuoto di amministrazione»

Nell’incontro di fine anno Di Marco, ormai sfiduciato dagli enti locali e da Confindustria, replica alle accuse e sottolinea l’anomalia di Sapir  

Il progetto per due casse di colmata adiacenti al lato interno delle dighe foranee a Marina di Ravenna e Porto Corsini, con un capienza totale di 2,3 milioni di metri cubi, resta la soluzione migliore per consentire il dragaggio del porto di Ravenna potendo destinare lì buona parte dei fanghi scavati. Di questo è fermamente convinto Galliano Di Marco, presidente dell’Autorità portuale e l’ha sottolineato ancora una volta quest’oggi, 23 dicembre, in occasione di un incontro con la stampa che di fatto ha assunto i toni dell’addio: pur avendo dato la propria disponibilità, la frattura con le istituzioni e le organizzazioni locali che si muovono attorno alle banchine appare ormai insanabile per ipotizzare che all’ingegnere abruzzese venga rinnovato il mandato quadriennale in scadenza fra due mesi. «A mezzanotte del 2 marzo e fino a quel momento sarò qui a lavorare, a fare la mia parte per il porto», ha specificato Di Marco in un passaggio di un discorso durato un’ora e mezza (dal link in fondo alla pagina il pdf con il testo integrale del discorso) e trasformato, come suo stile, in uno show tra inglese e romanesco in cui non ha trattenuto la commozione sul finale dopo essersi tolto dalle scarpe macigni più che sassolini. Dito puntato contro i repentini, e per lui inspiegabili, cambi di rotta del Comune proprio in tema di casse a mare. Ma anche contro «l’assordante silenzio del sindaco» dopo l’attacco frontale mosso da Confindustria a Di Marco meno di una settimana fa. E proprio su questo il massimo dirigente di Ap ha confezionato le parole più taglienti: «L’unico dato conclamabile pare essere dato dalla concessa investitura al rappresentante di un’associazione imprenditoriale del ruolo di governo che dovrebbe competere solo ed esclusivamente agli enti territoriali rappresentativi della collettività quasi che non vi fosse di che meravigliarsi se a tale entità, e solo ad essa, venga attributo il compito di disegnare la linea politica e dettare, quasi con impronta padronale, l’agenda delle stesse istituzioni politiche». Di Marco arriva a parlare di «vuoto di amministrazione».

Le casse di colmata a mare, da immaginare come due sarcofagi a tenuta stagna con un coperchio che lascia una superfice di 30 ettari, per Di Marco sarebbero una valida opportunità turistica. All’esempio di South Beach di Miami oggi ha aggiunto Rio De Janeiro con il nuovo museo di Calatrava appena inaugurato su un molo artificiale. Entro febbraio ci sarà da decidere, e spetterà soprattutto agli enti locali, se la strada di queste due enormi penisole è la via maestra per curare il porto. «Non andrò mai contro il sindaco della città, chiunque esso sia, se dovesse essere contrario alle casse perché il sindaco è eletto e rappresenta i cittadini». E allora siccome Matteucci – non è sfuggita la sua assenza in sala così come di qualunque altro membro della giunta ma anche del candidato sindaco Pd mentre erano presenti gli altri tre sfidanti già ufficialmente in corsa – ha già più volte ribadito una ferma contrarietà al progetto, Di Marco si presenterà al tavolo tecnico del ministero delle Infrastrutture con un tris di soluzioni. Pur avendo riconosciuto che forse è stata una mossa infelice battezzare “Progettone” il piano per l’Hub portuale, il numero uno di via Antico Squero non resiste alla tentazione di affibbiare un nome ai tre piani e così nascono «la soluzione Madre, la soluzione Figlia e la soluzione Figliastra». In sintesi. La prima costa 280 milioni di euro: è quella che porta il canale fino a 13,5 metri di profondità in alcuni punti e per sistemare i fanghi ha bisogno di casse a mare e casse a terra da fare nelle aree Logistica 1 e Logistica 2 a ridosso di Porto Fuori (che il piano regolatore portuale del 2007, documento che traccia la rotta, indica con quella destinazione) e nelle Bassette espropriando una ventina di privati. La seconda costa 170 milioni: si scende fino a 12,5, si usano solo le casse a mare. La terza costa 230 milioni: si scava fino a 12,5 e le aree Logistica 1 e 2 sono solo provvisorie per finire alle Bassette.

A monte di tutto c’è una linea di indirizzo emersa e caldeggiata dal ministero: invertire la rotta rispetto a quanto fatto fino dal 1998 con le casse di colmata fatte su aree in affitto che comportavano canoni pagati sempre allo stesso soggetto, Sapir, e evitare di inserire aree oggetto di indagini della procura. A proposito di questo secondo fronte si spiega perché Ap abbia citato Sapir chiedendo la restituzione di affitti che ritiene pagati in maniera illegittima per una cassa di colmata che era ritenuta regolare da Sapir ma è poi risultata senza il rinnovo delle opportune autorizzazioni al punto da far scattare un’inchiesta per una presunta discarica abusiva e il sequestro dell’area.

Di Marco si era insediato con una missione ben precisa: devo dragare. Ma il primo mandato di Di Marco si chiuderà con un nulla di fatto su questo fronte, per quanto riguarda il cosiddetto Progettone «ma le colpe non sono tutte di Ap come qualcuno vuole raccontare». Di Marco riassume in fretta: «Il progetto preliminare di Sapir Engineering commissionato da Confindustria e donato a Ap era sbagliato, la mia proposta di espropri è stata bocciata, l’idea delle casse a mare pure, l’impianto di trattamento fanghi viene ostacolato… insomma, che devo fare?».

Perché secondo Ap occorre cambiare l’approccio: «L’idea sostenuta dal presidente di Confindustria e da Sapir è che il materiale di escavo debba in qualche modo essere reimmesso sul mercato. Ma per questo serve un mercato che ora non c’è più». Ma forse il peccato originale sta in una parolina che è un acronimo: Pua, piano urbanistico attuativo. Le difficoltà di realizzazione sono emerse in corso d’opera e si è quindi arrivati alla impossibilità di collocare i materiali ora presenti nelle casse di colmata piene: «Un’opera di interesse strategico è stata considerata subordinata all’effettivo interesse e convenienza di soggetti privati di attivare le previsioni urbanistiche comunali. Ma non è possibile che il porto paghi le conseguenze della crisi del mercato immobiliare».

Moria di pesci in valle della canna Analisi per scoprire le cause  

Un campione di acque e alcuni animali inviati al Centro Ricerche di Cesenatico. Raccolti due quintali di animali morti in una sola giornata

Il Servizio Ambiente del Comune si è attivato presso la valle della Canna dove è stata riscontrata una moria di pesci nella giornata odierna, 23 dicembre.

Sul problema è stato allertato il servizio veterinario dell’Ausl. Un campione di acque e alcuni esemplari di pesci sono state consegnati al Centro Ricerche marine di Cesenatico per essere analizzati ai fini dell’identificazione della causa che ha determinato questo evento anomalo.

Il quantitativo di pesce morto raccolto è di circa due quintali.

Camera ardente e funerali il 24 dicembre per Tonino Batani

La messa funebre sarà celebrata al Sacro Cuore di Pinarella

La camera ardente per Tonino Batani, il noto imprenditore alberghiero scomparso improvvisamente nella giornata del 22 dicembre, è stata aperta fino alle 17 del 23 dicembre nell’Obitorio accanto all’Ospedale di Cervia e domani mattina, giovedì 24 dicembre, riaprirà dalle 9 alle ore 15, orario in cui si svolgeranno i funerali con partenza dall’Obitorio verso la Chiesa del Sacro Cuore di Pinarella di Cervia dove si svolgerà la Messa funebre. La salma sarà tumulata nel Cimitero di Cervia.

Ponti e feste: chiusi i medici di base potenziati gli ambulatori in ospedale

Ecco orari e sedi per il Servizio di Continuità Assistenzaiale

In occasione delle imminenti festività di Natale e Capodanno, come avvenuto per il recente ponte dell’Immacolata, rimarranno chiusi per più giorni consecutivi gli ambulatori di assistenza primaria dei medici di medicina generale, per effetto di accordi sindacali: precisamente, da giovedì 24 dicembre a tutta domenica 27 dicembre e da giovedÌ 31 dicembre a tutta domenica 3 gennaio.

L’Ausl rende dunque noto che sarà fruibile per quel periodo il Servizio di Continuità Assistenziale che, nell’occasione, oltre all’attività domiciliare di routine sarà potenziato per l’attività ambulatoriale secondo le seguenti modalità:

Ravenna:apertura 8.00-20.00 di due ambulatori di assistenza primaria presso l’Ospedale di Ravenna (primo piano area medica) nelle giornate del, 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e 1,2,3 gennaio.

Faenza: apertura 8.30-14.00 e 14.30-18.30 dell’ambulatorio di assistenza primaria di via Golfieri nelle giornate del 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e 1,2,3 gennaio.

Lugo: apertura 8.30-14.00 e 14.30–18.30 dell’ambulatorio di assistenza primaria presso l’Ospedale nelle giornate del 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e 1,2,3 gennaio.

Unversità: più iscritti a beni culturali flessione in ingegneria

Il bilancio di Flaminia: resta il nodo per il 2016 del calo delle quote associative alla fondazione che promuove l’ateneo a Ravenna

Si è tenuto nei giorni scorsi il Consiglio di indirizzo di Fondazione Flaminia. In sintesi, è stato posto all’attenzione dei soci un quadro caratterizzato da un positivo andamento dell’università a Ravenna in termini di crescita degli iscritti e di dinamismo dell’offerta didattica, con una certa attenzione legata alla flessione di alcuni corsi di laurea.

“A una crescita significativa di tutti i corsi di Beni culturali, frutto della rivisitazione della offerta formativa portata a termine negli scorsi anni, che diventa addirittura una crescita esponenziale nel caso di Cooperazione internazionale – ha spiegato il presidente di Fondazione Flaminia Lanfranco Gualtieri – si contrappongono infatti alcuni segni meno che andranno monitorati: oltre a Giurisprudenza, desta preoccupazione Ingegneria che sconta il protrarsi della crisi del settore edile”.

Gualtieri ha sottolineato come l’anno accademico in corso si sia aperto sotto un positivo auspicio grazie all’elezione del nuovo rettore Francesco Ubertini che, mantenendo la delega per la Romagna, ha manifestato la volontà di entrare personalmente nei problemi delle sedi decentrate e dimostrato una operatività e concretezza che fa ben sperare.

Sul bilancio di previsione 2016 permangono le difficoltà già emerse negli anni precedenti a causa della riduzione delle quote associative e la necessità di onorare gli impegni pluriennali assunti con l’ateneo. “Dovremo riflettere sulle convezioni da rinnovare e finalizzare le risorse dando priorità al radicamento dei ricercatori sul territorio; sarà quindi necessario che i dipartimenti facciano la loro parte per consentire una loro stabilizzazione”.

Gualtieri ha rivolto un accorato invito ai soci a considerare che l’università è un valore sotto molti punti di vista. “In vent’anni Ravenna ha investito oltre 60 milioni di euro, per questo occorre non perdere quanto fatto fino a oggi e che i soci mantengano il loro impegno convinto a portare avanti questo percorso che va a beneficio di tutto il territorio”.

Per il futuro, il presidente ha infine annunciato la volontà di Flaminia di affermarsi come Centro per l’Innovazione nell’ambito della Rete Alta Tecnologia promossa dalla Regione Emilia Romagna: “Da poche settimane abbiamo ottenuto l’accreditamento, lavoreremo per contribuire a far decollare la ricerca universitaria a supporto dell’innovazione delle imprese”.

Molto apprezzato l’intervento del prorettore vicario Mirko degli Esposti, presente alla seduta, che ha ribadito l’impegno del rettore Ubertini a promuovere una maggiore caratterizzazione dell’offerta didattica dei Campus romagnoli.

Nel suo intervento, Giannantonio Mingozzi vicepresidente di Fondazione Flaminia ha fatto appello a enti, aziende e associazioni di categoria ad aderire all’ente di sostegno e a supportare in questo modo il Campus di Ravenna. Ha inoltre confermato l’impegno del Comune di Ravenna a cofinanziare la realizzazione delle aule di Scienze evidenziando che, in sede di approvazione, il progetto ha riscontrato il sostegno dell’opposizione ed è stato votato all’unanimità in Consiglio comunale.

 

Un instant book in memoria di Enrico Liverani

Realizzato grazie alla fondazione Bella Ciao, i proventi a Linea Rosa. Contiene il primo discorso da candidato sindaco del Pd del giovane politico, un mese prima della sua morte

Da oggi, mercoledì 23 dicembre, nelle librerie sarà distribuito un volume dedicato a Enrico Liverani, l’assessore ravennate scomparso prematuramente il 20 novembre scorso e candidato sindaco del Pd.

Si tratta di un instant book che riporta il discorso tenuto da Liverani il 24 ottobre 2015, in occasione della giornata conclusiva del percorso di partecipazione del PD “Immagina Ravenna” in quella che fu la sua prima uscita pubblica in veste di candidato. «Un discorso appassionato e limpido – scrivono dal Pd oggi – che è riuscito a rappresentare un grande mosaico di idee, risultato della raccolta di migliaia di tessere diverse, aggiungendo una visione nuova, imprimendo un volto e una voce alle istanze di cambiamento e tracciando un percorso nuovo».

Il libro, edito da Danilo Montanari e realizzato con la collaborazione di Tuttifrutti, il progetto grafico di Emilio Macchia e le fotografie di Fabrizio Zani, vuole essere un ricordo di quel giorno, un omaggio alla memoria di Enrico Liverani e «una promessa di futuro per i ravennati».

Grazie al sostegno della fondazione “Bella Ciao” promotrice del progetto, il ricavato delle vendite sarà devoluto all’associazione “Linea Rosa”.

Pronta la lista dei giovani per il Pd con Giovanni Crocetti e Alice Lucchi

Tra le priorità della nuova formazione politica anche l’università. A guidare le donne pare certo ci sarà una renziana della prima ora

Mentre è chiuso l’accordo Pri-Pd, la minoranza di Sel insieme ad alcune personalità del mondo culturale ravennate fa un appello per un dialogo con il candidato sindaco del Pd Michele De Pascale per formare eventualmente una lista in suo sostegno, si muovono le acque anche sul fronte delle liste civiche che andranno in appoggio ai democratici per formare la coalizione che si presenterà alle elezioni del 2016 a Ravenna. In particolare, pare imminente, forse dopo le feste, l’annuncio della lista dei cosiddetti “giovani” guidata dall’avvocato poco più che trentenne Giovanni Crocetti da tempo vicino al Pd e che dovrebbe avere appunto come candidati ragazzi legati al mondo delle discoteche, come lo stesso Crocetti (è per esempio tra i gestori del Matilda), e del tempo libero. Tra le candidature di spicco pare certa quella di Alice Lucchi come capolista donna. Trentaquattro anni, collaboratrice del maestro Paolo Olmi e di Emilia Romagna Concerti, potrebbe essere l’unica candidatura targata Pd, Lucchi infatti è nella direzione provinciale dove è entrata in quota Manfredi (che aveva sostenuto al congresso) e in passato si è distinta per posizioni (allora) di minoranza. In particolare infatti ha collaborato con i primi comitati renziani in città come Agorà al fianco di Roberto Fagnani, oggi coordinatore provinciale della segreteria nonché neo assessore ai lavori pubblici, mentre nell’ultima tornata elettorale ha sostenuto convintamente la candidatura di Roberto Balzani alle primarie contro quella di Stefano Bonaccini, allora peraltro segretario regionale del partito.

Tra gli obiettivi, è facile immaginare che la lista avrà un’attenzione particolare al mondo giovanile e universitario in una città che continua forse a non percepirsi ancora sufficientemente sede di ateneo; del resto Crocetti stesso è stato vicepresidente dell’associazione studentesca Asur.

Una curiosità: Alice Lucchi è la compagna di Giuseppe Roccafiorita, avvocato renziano della prima ora che ha lasciato il Partito democratico e ora corre con La Pigna di Maurizio Bucci.  Si profila dunque per la coppia una doppia sfida. Certo la candidatura di Lucchi, per quanto non all’interno della stessa lista del Pd come qualcuno pensava, potrebbe rappresentare un nuovo tassello di ricomposizione tra le varie anime del partito a livello locale.

Walter Della Monica, una vita tra i poeti

Dagli anni Cinquanta animatore di trebbi, incontri, eventi letterari in città, dal Centro relazioni culturali a tutti i progetti su Dante

Walter della MonicaAppena varcata la soglia del Centro Relazioni Culturali di Ravenna a Casa Melandri, mi imbatto in un attaccapanni dal quale pende un cappello scuro, un capo d’abbigliamento d’altri tempi.

Intorno, alcune scrivanie ingombre di carte e tantissimi libri. Poi da dietro uno scaffale fa capolino Walter Della Monica, mi viene incontro porgendomi la mano. La sua presa è salda, il sorriso gentile, i modi affabili: così si presenta uno dei personaggi ravennati che per decenni ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo culturale della città. Dopo trent’anni passati alla direzione del Centro Relazioni, ha lasciato il testimone, pur rientrando nel gruppo di volontariato culturale dove ricopre il ruolo di responsabile.
Dal 2013 la gestione del Centro Relazioni Culturali di Ravenna è passata ufficialmente nelle mani del Comune; la svolta ha portato creazione di un nuovo Direttivo, composto da Maria Grazia Marini – dirigente responsabile –, Francesca Masi – addetta al coordinamento scientifico – e Anna Guidazzi – responsabile della Segreteria Organizzativa, con il prezioso supporto di Anna De Lutiis che da anni collabora con il centro e presenta tutti gli autori in rassegna.

Quella di Della Monica è una vita dedicata alla letteratura e alla divulgazione della poesia. Risale al lontano 7 gennaio 1956 il primo “Trebbo Poetico”, tenutosi in una sala dell’asilo comunale di Cervia, dove Della Monica e l’amico Toni Comello  intrattennero con inaspettato successo un pubblico composto da gente comune, compresi pescatori e casalinghe. Sempre a lui si deve l’ideazione del “Premio Guidarello” al giornalismo. Nel 1974, quando ancora lavorava come operatore turistico, Della Monica promosse i primi “Incontri letterari” del Centro Relazioni Culturali, alle cui iniziative si dedicherà a tempo pieno dal 1984. Nel ’95 prende invece vita il “Progetto Dante”, con la prima lettura integrale in Italia della Divina Commedia, raccontata e commentata da Vittorio Sermonti nella Basilica di San Francesco. Terminata nel 1997 l’imponente impresa, il “Progetto Dante” prosegue dal 1998 con la “La Divina Commedia nel mondo”: una rassegna internazionale con lo scopo di far conoscere dove, come e quando è stato tradotto e diffuso il poema dantesco. Sempre a Della Monica si deve, infine, la rassegna annuale “Un poeta da ricordare” realizzata a Marina di Ravenna.

Trebbo poetico a CerviaLe capita spesso di ricordare come l’esperienza del “Trebbo Poetico” sia stata una fucina per le sue successive attività. Ci racconta qualcosa dei personaggi che ha avuto modo di conoscere?
«Con tutti i maggiori poeti di allora c’è stata una vera amicizia che si è protratta nel tempo: mi riferisco a Ungaretti, Quasimodo, ma anche a Montale, Vittorio Sereni, Giorgio Caproni. Di questi in particolare mi è rimasto impresso Ungaretti, perché ci è stato sempre molto vicino durante gli anni del Trebbo; non te lo aspetteresti da uno dei capiscuola dell’ermetismo, ma era espansivo, rideva molto e faceva battute. Rispetto a lui era molto più discreto Montale. Quasimodo aveva una personalità pungente ed era piuttosto acido… All’epoca aveva molti seguaci al contrario di oggi: vorrei tanto che fosse valorizzato per il merito ricoperto in ambito letterario. Riguardo Pasolini, il nostro incontro più significativo è stato a Valdagno, una delle città “capitali del capitalismo”: con Pasolini c’era da stare all’erta. Invece il pubblico lo accosle molto bene. Io e Comello abbiamo girato per molte località del Paese e spesso questi grandi poeti venivano con noi per partecipare all’evento, e lo facevano volentieri. In queste occasioni erano acclamati dal pubblico come divi. Tutto questo è difficile da immaginare oggigiorno».

Nell’intervista radiofonica di Sergio Zavoli “I giullari della poesia”, del 1960, racconta di una curiosa notte trascorsa in stazione a Monaco di Baviera durante quegli anni di incontri poetici itineranti…
«Dopo tutti questi anni quello è il ricordo che più mi è rimasto impresso. Era pieno di ubriachi quella sera Monaco di Baviera. Io e Comello ci trovammo senza soldi allora, anziché andare in albergo, passammo la notte lì. E assistemmo a una strepitosa manifestazione di umanità fuori di testa. Parlavano tutti tedesco ma ci divertimmo un sacco ad osservare quella insolita passerella. Forse ci fermammo proprio per quello, chissà».

Del suo sodale Toni Comello cosa mi può raccontare?
«Per me Comello ancor oggi rappresenta il non plus ultra dell’interpretazione dei poeti, tant’è vero che era sostenuto moltissimo dai poeti stessi. Ungaretti l’aveva sin dall’inizio colto nel segno. Era uno straordinario interprete e non mi è mai capitato di sentirne un altro capace di eguagliarlo in tanti anni di vita. Preparatissimo, colto, dotato di questa magia di immedesimarsi nella poesia secondo quello che era la sensibilità del poeta. Erano tutti presi, molto appassionati, dal suo recitare».

Comello e Della MonicaIl vostro era un rapporto stima o di amicizia? L’avete portato avanti negli anni?
«Sì, di molta stima ma anche di amicizia. E l’abbiamo coltivat anche dopo la fine dell’avventura del Trebbo. Dopo la sua scomparsa, ancora adesso sono in contatto con la sorella, che ogni tanto viene a Ravenna. Dopo l’esperienza del Trebbo, Comello ha intrapreso la sua carriera di teatro sperimentale a Milano, soprattutto dedicato ai giovani, quando invece, secondo me, poteva continuare questa attività di interprete di poesie».

Passiamo al Premio Guidarello. È nato come strumento per promuovere e lanciare la formula “vacanze-famiglia”. Ma c’è una motivazione più personale che l’ha spinta in questa direzione, magari legata alla Romagna?
«Allora lavoravo per la Viaggi Generali, un’agenzia turistica che gestiva villaggi e alberghi, in tutto 3.500 letti. Si trattava di lanciare questa formula, nei villaggi soprattutto, e ci si chiedeva come fare. Si pensò alla fine di escogitare questo premio giornalistico, per coinvolgere le maggiori testate dei settimanali: regalavamo dei soggiorni gratis ai lettori, purché i giornali promuovessero al loro interno la formula “vacanze-famiglia”. Fu un successo enorme. Dietro la creazione originaria del Premio Guidarello non c’era una particolare motivazione personale: ero responsabile dell’offerta turistica, e quindi l’ideazione del Premio rientrava in una vera e propria strategia commerciale».

Qual era il suo ruolo nel Premio Guidarello? E quali personalità hanno fatto parte della giuria?
«Io raccoglievo il meglio dei testi riguardanti Ravenna e la Romagna, quelli ritenuti da me più interessanti. Ancora oggi scelgo e passo alla giuria. Non intervengo per nulla nelle valutazioni, lascio tutto in mano a loro. In passato abbiamo avuto presidenti molto importanti, tanto per citarne alcuni: Francesco Serantini, un grande scrittore romagnolo e il giornalista Massimo Dursi, e poi i notissimi Tonino Guerra e Sergio Zavoli… Fino a quando il premio ha fatto capo al Comune di Ravenna ho sempre chiamato a far parte della giuria scrittori o giornalisti che stimavo personalmente».

Nel ’74 lei promuove insieme a Mario Lapucci i primi “Incontri letterari”. Com’è nata l’idea di collaborare con il Centro Relazioni Culturali?
«Il primo degli “Incontri” è avvenuto proprio l’8 aprile del 1974, con ospite Carlo Sgorlon e il suo libro Il trono di legno, per il quale l’anno prima aveva vinto il Premio Campiello. Il tutto è nato dal fatto che ero amico del libraio ed editore ravennate Mario Lapucci. All’epoca Lapucci mi parlò del successo di vendite de Il trono di legno e gli dissi “ma io lo conosco Sgorlon”, e lui “allora perché non lo invitiamo”?. E così fu. Naturalmente, grazie al “Premio Guidarello” e al “Trebbo Poetico” potevo vantare molte conoscenze nell’ambiente letterario. Così contattai personalmente Carlo Sgorlon, che accettò subito di partecipare. Lo stesso accadde al secondo appuntamento degli “Incontri letterari”, un mese esatto dopo, con Giuseppe Berto, che presentò il suo libro Oh, Serafina!. Ricordo che andammo al ridotto dell’Alighieri: era colmo di gente. All’epoca ci si teneva in contatto tramite lettere, non con le mail come oggi. Pensi che sono passati ormai 40 anni…».

Da che anno gli “Incontri” si sono cominciati a fare a Casa Melandri?
«Ma io ti dirò, non so se c’era già allora Casa Melandri. C’era l’edificio, quello sì. Mi ricordo che quand’ero bambino qui le donne vendevano le uova: venivano con la sporta piena di uova, si mettevano qua sotto, dove ora c’è sala D’Attorre, tutte in fila. Io venivo con mia madre. Poi la palazzina è stata adibita a garage, e infine ha avuto luogo la ristrutturazione, fatta molto bene da Comune, e opportuna, con uffici e sala conferenze pubblica».

C’è qualche personaggio, avuto come ospite, che l’ha colpita in qualche modo e se ne ricorda tutt’ora?
«Di qui ne sono passati più di mille, perciò non ho ricordi particolari, tranne in riferimento agli amici. Ora stavo pensando a Emanuele Severino, il filosofo; mi pare fossimo al Rasi quand’è venuto. Ogni tanto ripensandoci mi vengono in mente questi personaggi di grande spessore intellettuale…».

Walter della MonicaParliamo ora del “Progetto Dante”. Nel 1990 sono iniziate le “rivisitazioni storiche” sotto forma di processo: nel ’92 è stato il turno di Paolo e Francesca, e per l’occasione ha chiamato Vittorio Sermonti affinché leggesse il V canto dell’Inferno. Mi può raccontare il passaggio che l’ha portata alla realizzazione della prima lettura pubblica integrale della Divina Commedia?
«È andata così: prima invitai Vittorio Sermonti a Ravenna per presentare, man mano che uscivano, i tre volumi della Divina Commedia da lui curati: L’Inferno di Dante nel gennaio del 1989, Il Purgatorio di Dante nel febbraio del ‘91 e Il Paradiso di Dante nell’aprile del ‘93. La supervisione di Gianfranco Contini per i primi due e di Cesare Segre per il terzo avvalorava maggiormente l’opera intrapresa da Sermonti. Nel frattempo sono nate le “rivisitazioni storiche”. Il presidente del Tribunale di Ravenna, Paolo Scalini, era un nostro caro amico, e così ci venne l’idea di promuovere dei processi immaginari a sfondo storico-letterario: iniziati nel 1990 con Teodorico, sono proseguiti nel ’91 con la Setta degli Accoltellatori, l’anno dopo con Paolo e Francesca, e infine si sono conclusi col  processo al Passatore nel 1993. Nel 1992, in occasione del “Processo per la tragica storia di Paolo e Francesca”, invitai dunque Vittorio Sermonti a leggere pubblicamente il V dell’Inferno; il pubblico gremiva il teatro. Grazie al beneplacito dell’allora direttore del Centro Dantesco, padre Enzo Fantini, la sera del 3 aprile 1993 organizzammo nella Basilica di San Francesco, a Ravenna, la lettura di Sermonti dell’ultimo canto del Paradiso. Il successo fu enorme e il pubblico che riempiva la chiesa si esibì in un applauso interminabile. A questo punto io e Sermonti ci chiedemmo: “perché non fare la lettura integrale di tutte tre le cantiche”?. E così nacque il Progetto Dante con la prima lettura pubblica integrale della Commedia. Non fu però semplice realizzarlo, perché Sermonti si fece pagare, e non poco: oltre cento milioni delle vecchie lire, più le spese. La vera impresa la intraprendemmo noi, del Centro Relazioni Culturali, per trovare tutti quei soldi. Allora ci misero la faccia e i soldi il direttore dell’Associazione Industriali di Ravenna, Giovanni Costa, e un giovane e dinamico manager, Giuseppe Parrello, che aveva il compito di rimettere in sesto la Calcestruzzi del Gruppo Ferruzzi. In seguito Parrello ricoprì anche la carica di presidente dell’Autorità Portuale. Il sostegno finanziario del “Progetto Dante Ravenna” andò a buon fine anche grazie all’interessamento di queste persone».

Qual’è la storia della sua passione per Dante? C’è un canto in particolare che le piace di più rispetto ad altri?
«La mia passione per Dante nasce dalla scuola, per la quale, ai tempi, gli studenti dovevano addirittura sapere alcuni canti a memoria. Personalmente, ho una predilezione particolare per il XXXIII del Paradiso. Non dimentichiamo poi che i “Trebbi Poetici” si aprivano ogni volta col Sommo Poeta. Anche nei borghi, nelle campagne, ovunque andassimo: Dante c’era sempre. E Comello lo esponeva a memoria: lui imparava tutto a memoria, non l’ho mai visto con un foglio in mano. Io stesso mi sono chiesto tante volte come facesse».

Dalla lettura integrale della Commedia di Sermonti a “La Divina Commedia nel mondo”, come mai questo passaggio?
«Nel 1997 sono terminate le letture della Divina Commedia. A un certo punto mi sono chiesto: “E adesso? Adesso per portare avanti Dante cum a-s fal?” L’idea mi venne suggerita da un volume  dell’editore Longo, che s’intitolava L’opera di Dante nel mondo, a cura del professor Enzo Esposito, dell’università di Roma. Mi misi in contatto con l’autore, allora considerato il più importante esperto di bibliografia dantesca, e andai a Roma per incontrarlo. Il professor Esposito mi fornì un vecchio elenco riportante le traduzione fino ad allora fatte della Commedia dantesca: in tutto ne risultavano oltre una trentina. Noi oggi ne contiamo più di cinquanta. Con la consulenza del professore, io e Sermonti scegliemmo le tre traduzioni più recenti, e invitammo a Ravenna i traduttori, che decisero di aderire al progetto: l’angloamericano Allen Mandelbaum, il cinese Huang Wenjie, al quale telefonai personalmente a Pechino, e Jacqueline Risset, una conoscenza del Trebbo. All’epoca c’era ancora Sermonti, sempre ben pagato s’intende; proseguì per altri tre anni prima di lasciarci. L’unica cosa che ancora non mi so spiegare è come, dopo quasi sette secoli dalla morte di Dante, lo Stato Italiano, il Ministero della Cultura, la Società Dante Alighieri o altri organi di questo tipo non abbiamo mai pensato di fare una ricerca a tappeto, per sapere esattamente in quali paesi è stata tradotta l’opera di Dante. Lo abbiamo dovuto scoprire noi, e siamo arrivati a ben 55 traduzioni. Roba da matti. Com’è possibile che ci siano queste lacune, questa indifferenza sulla fama di Dante nel nostro paese? Schérzegna

Poeti in RomagnaPer concludere, torniamo alla nostra città. Molti ritengono che lei abbia rinnovato negli anni, e profondamente, il panorama culturale di Ravenna…
«Allora pensi male, io mi sono limitato a collaborare. Ho interesse per queste cose, mi diverto… Per me è un piacere, non mi ha mai obbligato nessuno, è una scelta. Questo deriva da un passato lontano, un interesse e una passione verso la letteratura e la poesia in particolare, che da un certo momento della mia vita ho avuto il privilegio di coltivare».

 Crede che l’iniziativa culturale a Ravenna possa ancora migliorare?
«Certamente. Ravenna è già una città molto attiva sul piano culturale. Ritengo che, sempre parlando dell’aspetto culturale, per certi aspetti, sia più dinamaica Ravenna rispetto a Bologna. Ci sono molti interessi; noi lo vediamo anche qui, ogni venerdì, quando Sala D’Attorre si riempie di persone: da 40 anni a questa parte la gente ha continuato non solo a frequentare gli incontri, ma è aumentata nel tempo. Sono ravennate e ho avuto modo di valutare una costante evoluzione dal punto di vista culturale e anche sociale. Ritengo sia una città che si è imposta nell’ambito culturale rispetto a molte altre, non dico dell’Italia, ma sicuramente della regione».

Quindi è felice della Ravenna attuale?
«Si, felicissimo, molto. Bisognava conoscerla 30-40 anni fa: se ti volti indietro un momento ti viene l’istinto di scappare, andare via come un fulmine. È una città che si è sviluppata moltissimo nel tempo se penso alle manifestazioni, alle attività culturali che si organizzano in vari campi dell’arte e del sapere e alla partecipazione del pubblico. Chi è un po’ aggiornato su questo piano, si rende conto che ogni giorno emergono delle proposte nuove. E questo va bene, soprattutto per i più giovani. Ravenna non è una città morta: una volta era considerata tale, chiusa in se stessa, anche dai poeti e scrittori viaggiatori. Ed era così, ma ormai da tempo non lo è più».

Morto Tonino Batani, l’imprenditore a 5 stelle di Milano Marittima  

Improvvisa scomparsa del titolare di alberghi come Aurelia
e Mare Pineta. Il cordoglio di sindaco di Cervia e consiglio comunale

A seguito di un improvviso malore, nel pomeriggio di martedì 22 dicembre, è deceduto Antonio Batani, titolare della catena alberghiera Batani Select Hotels. Il noto imprenditore romagnolo era intento nel suo lavoro nell’ufficio dell’albergo che è sempre stato il sogno della sua vita, il Grand Hotel di Rimini, quando si è sentito male e a nulla sono valsi gli interventi immediati.

Antonio Batani, Tonino per tutti, era nato a Bagno di Romagna nel 1936. Terzo di sei fratelli si sposta a Cervia nel 1950 e da lì, pochi anni dopo, prende inizio un’ascesa che lo porterà a essere titolare di dodici alberghi. A dare il triste annuncio sono stati la moglie, i figli e i nipoti. La morte di Tonino Batani ha suscitato grande cordoglio nei dipendenti, nei collaboratori e tra i tanti che lo avevano conosciuto e ne avevano apprezzato le qualità professionali e umane.

Molteplici le sue attività sulla riviera e nell’entroterra come imprenditore del “mattone” nel campo alberghiero e anche per la dedizione e la passione per la cucina di qualità. In particolare, per quanto rigurada il ravennate, si può ricordare come nel 1983 prese in affitto l’Hotel Gallia, un quattro stelle da 120 camere (lo acquisterà, poi, 16 anni dopo) e negli anni della mucillagine comprò l’Hotel Aurelia: 108 stanze aperto tutto l’anno. In seguito prese in affitto l’Hotel Doge e il prestigioso Mare Pineta, il primo albergo costruito a Milano Marittima, 160 stanze, 10 campi da tennis, spiaggia privata, meta di tanti i vip. Una realtà ricettiva sottoposta a lavori di ristrutturazione, divisi in trance, che si concluderanno nel 2015, rendendo l’Hotel Mare Pineta un altro esclusivo cinque stelle. A questi si aggiunge, poi, l’Hotel Brasil, tre stelle superior, che si affaccia sulla spiaggia. E a Batani si deve anche la demolizione e costruzione del Palace Hotel, 130 stanze, all’epoca l’unico cinque stelle costruito sulla Riviera adriatica negli ultimi 50 anni.

Il sindaco di Cervia, Luca Coffari, ha espresso il suo cordoglio così su Facebook: «Poco fa abbiamo appreso la triste notizia della scomparsa di Tonino Batani, grande imprenditore turistico cervese e presidente di Ascom Confcommercio Cervia. Alla sua famiglia ed ai suoi cari porgiamo le più sentite condoglianze a nome di tutta la città unite ad un sincero ringraziamento per l’impegno imprenditoriale profuso per il nostro turismo e per la città. In consiglio comunale lo abbiamo ricordato con un minuto di silenzio».

Tra le tante iniziative messe in campo da Batani anche il Premio a cinque stelle per il giornalismo che ogni anno si svolge a Milano Marittima.

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