venerdì
19 Giugno 2026

«Manca la valutazione di impatto Il Progettone è carta straccia»

Secondo Ancisi (Lpr) la versione definitiva del piano di escavo
non ha tutti i requisiti e presenta diffida ai ministeri competenti

Mancherebbe la necessaria valutazione di impatto ambientale (Via) che serviva per l’approvazione del progetto preliminare. Per questo, secondo Alvaro Ancisi (capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale) il Progettone per l’escavo dei fondali del porto non può essere approvato e ha inviato una diffida ai ministeri competenti (testo integrale scaricabile in formato pdf dal link in fondo alla pagina) per bloccare il procedimento allegando una documentazione che lo stesso decano dell’opposizione definisce «probante e inoppugnabile, estratta dagli atti ufficiali dell’Autorità Portuale stessa».

«Nel Progettone preliminare – scrive Ancisi –, la mancanza di Via investe le aree destinate a deposito finale a terra dei fanghi portuali denominate Logistica 3 (terreni ex agricoli di Porto Fuori), Bassette sud-sud, Lido Adriano e Pontazzo, pari a 2,7 milioni di metri quadrati su 3,7 totali. L’equivoco deriva dalla dichiarazione del comitato tecnico di Via del ministero dell’Ambiente, secondo cui il Progettone preliminare non avrebbe richiesto alcuna Via in quanto, sugli interventi previsti, la Via sarebbe stata compiuta, con esito favorevole, nel progetto delle opere connesse al Piano Regolatore Portuale 2007. Mettendo a confronto le relazioni tecniche e le cartografie dei due progetti mostro però, con solare evidenza oculare, che sulle aree di cui sopra non c’è stato un barlume di valutazione dell’impatto ambientale. Ne consegue, a mio giudizio, che l’approvazione del Progettone preliminare risulta irrimediabilmente viziata, rendendo di per sé inammissibile l’approvazione del Progettone definitivo».

Ancisi riconosce che le aree Lido Adriano e Pontazzo sono state eliminate nel definitivo «ma la mancanza di Via colpisce comunque, nel Progettone definitivo, le seguenti aree, per un totale di 1,5 milioni di mq: Logistica 3, Logistica 4 (la restante parte dei terreni di Porto Fuori introdotta ex novo) e Bassette sud-sud/Area S3 di cui però il progetto definitivo ha modificato i confini».

E proprio per domani, 6 agosto, è in programma una riunione del comitato portuale in cui il tema degli scavi dei fondali potrebbe essere al centro del dibattito: nei giorni scorsi il presidente di Ap, Galliano Di Marco, ha illustrato alle imprese portuali una revisione del Progettone riducendo la profondità degli scavi (12,5 metri invece di 14,5) in modo da avere meno volumi di fanghi dragati rendendo necessari minori superfici per la destinazione.

Ancisi ritiene che un intervento radicale sul Progettone definitivo possa essere «un’operazione tecnicamente spericolata, anche se non avrei politicamente nulla da dire». E allora piuttosto «potrebbe essere ripreso il progetto definitivo delle opere connesse al Piano Regolatore Portuale 2007, ben munito di Via e cantierabile fin dal 2012, ma inspiegabilmente accantonato subito in cambio del Progettone, su operazione avvenuta prima dell’arrivo dell’attuale presidente dell’Autorità Portuale. Sarebbe applicabile dunque alle Logistiche 1 e 2, interne al porto, pari a 653.282 metri quadrati (ma si lascino fuori i terreni tuttora coltivati o abitati le cui proprietà vi si oppongano), ma anche l’area all’estremo nord delle Bassette di proprietà dell’Autorità Portuale, che potrebbe ricevere 500.000 metri cubi di fanghi, della quale nessuno più parla. Potrebbe essere utilizzata anche l’ex cava Bosca. Non so le cave Morina e Stazzona, che pure sono figurate in ipotesi».

Designata Monica Maggioni (RaiNews24) Un Premio Guidarello alla presidenza della Rai?

La nomina della Maggioni diventerà efficace solo dopo aver ottenuto i due terzi dei voti della commissione di vigilanza

L’assemblea degli azionisti ha designato Monica Maggioni come nuova presidente della Rai. La giornalista, attualmente direttrice di RaiNews24, lo scorso novembre a Ravenna ha ricevuto da Confindustria il Premio Guidarello (Bruno Vespa presidente di giuria) per il giornalismo d’autore nella sezione radio/televisione. La nomina della Maggioni diventerà efficace solo dopo aver ottenuto i due terzi dei voti della commissione di vigilanza, che dovrebbe riunirsi stasera.

Maggioni è nata a Milano il 20 maggio 1964. Da gennaio 2013 è direttrice di Rainews24 e di Televideo. Si è laureata in lingue e letterature straniere moderne all’Università cattolica di Milano. Dal 1989 al 1990 ha collaborato con il quotidiano Il Giorno, prima di frequentare il master di giornalismo radiotelevisivo alla scuola della Rai a Perugia. Ha cominciato a lavorare in televisione nel 1994 a Euronews. Nel 1996 è stata assunta alla Rai, cominciando a collaborare con la trasmissione di approfondimento Tv7. Due anni dopo le è stata affidata la conduzione della serie estiva di Unomattina e nel 1999 la conduzione del Tg1 del mattino. Ha fatto l’inviata in Sudafrica, in Mozambico, in Israele, negli Stati Uniti e in Medio Oriente. Nel 2003 è stata l’unica giornalista italiana embedded in Iraq insieme ai marines statunitensi, durante la seconda Guerra del Golfo. Nel 2007 è diventata una delle conduttrici del Tg1 delle 20. Poi è stata nominata caporedattrice degli esteri. Dall’ottobre del 2009 ha preso in mano la conduzione degli speciali del Tg1.

Sponsor, servizi, corsi: tutto finto 1.300 fatture false per 23,5 milioni

Associazione per delinquere per la frode fiscale con 170 utilizzatori Foto taroccate di auto e moto per giustificare le pubblicità

A supporto dei contratti di sponsorizzazione a scuderie da corsa c’erano le foto di auto e moto con il marchio dell’azienda. Ma la foto era sempre la stessa e veniva ritoccata al computer applicando di volta in volta il logo necessario in modo da giustificare le fatture di diverse aziende per sponsorizzazioni che non esistevano. Scoperte dalla guardia di finanza di Ravenna circa 1.300 fatture false per un totale di 23,5 milioni di euro. Le prestazioni fatturate erano disparate: sponsorizzazioni sportive falsificate ma anche pubblicità su cartellonistica stradale mai effettuata e falsamente documentata con creazioni virtuali commissionate a tecnici del settore, corsi di aggiornamento e di formazione per le imprese mai avvenuti; ricerche di mercato non effettuate.

Un’indagine durata quasi due anni ha permesso di portare alla luce un’associazione per delinquere finalizzata all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti che ha visto coinvolti undici soggetti promotori del sodalizio e 170 utilizzatori, tutti denunciati; un ruolo di non poca importanza è stato svolto anche da alcuni commercialisti.

Tutto è partito da una verifica fiscale svolta nei confronti di un’azienda del lughese: nel passare sotto la lente d’ingrandimento le fatture d’acquisto, sono balzate all’occhio dei finanzieri alcuni documenti relativi a sponsorizzazioni sportive, supportati da strane fotografie di vetture da corsa. A quel punto, su iniziativa delle Fiamme Gialle della Tenenza di Lugo, sono partite le indagini a tappeto. I finanzieri hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni dei gestori di fatto delle ditte emittenti le fatture false, tra Reggio Emilia e Cervia: in un computer, in uso ad uno dei principali responsabili, sono state rinvenute fatture emesse a nome di circa 25 aziende intestate a prestanome, ma gestite, di fatto, dai promotori del sodalizio criminoso. L’indagine è andata avanti attraverso l’esecuzione di 207 acquisizioni documentali effettuate in 12 regioni e indagini bancarie su 32 conti correnti e varie perizie tecniche nonché intercettazioni telefoniche e ambientali.

Al termine delle indagini, sono state effettuate 15 verifiche fiscali nei confronti delle aziende cartiere a Reggio Emilia, Bologna, Forlì e Rimini; saranno effettuate ulteriori verifiche e controlli nei confronti dei soggetti che hanno utilizzato le fatture false – dislocati prevalentemente in Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Marche, Umbria e Veneto – al fine di recuperare a tassazione i costi indebitamente dedotti.

Ravenna si espande a sud-est Nuove case e un parco con lago

Approvato il piano attuativo attorno a via Antica Milizia, tra la città
e Porto Fuori. Prevista una quota per ediliza residenziale pubblica

La città si allarga. La vasta area compresa tra viale Europa, via Don Sala, via Antica Milizia e via Stradone (nella zona sud-est a ridosso del quartiere di via dei Poggi) verrà urbanizzata. La giunta comunale ha approvato il piano urbanistico attuativo generale (Pua) proposto dal consorzio Antica Milizia Stradone. Un vasto programma di urbanizzazione con destinazione residenziale che mira a realizzare anche un grande parco verde con un laghetto. Il piano è articolato in due sub comparti: il primo si colloca nel quadrante appena ricordato e il secondo comprende le aree destinate alla realizzazione del Parco Baronio, a completamento di altre aree già acquisite dal Comune e sulle quali si sta procedendo con le opere di sistemazione. Il voto della giunta è sufficiente in quanto il piano rientra nei paletti fissati dagli strumenti urbanistici in vigore (Psc e Poc): entro marzo 2016, scadenza del Poc, i committenti dovranno presentare il primo piano attuativo a stralcio prevedendo l’attuazione di una quota massima del 40 percento della capacità edificatoria complessiva, attestata alla zona del Parco Cesarea (prime opere a carico dei privati, completamento affidato al Comune).

La proposta dei progettisti si struttura su tre elementi chiari: due piazze animate da funzioni commerciali, servizi o altre funzioni di interesse collettivo poste lungo via Antica Milizia e lungo il nuovo asse di collegamento con viale Europa; tre giardini di quartiere che permettono al sistema della cintura verde di entrare nel nuovo tessuto residenziale creando una vera e propria rete ecologica tra spazi pubblici e le aree private; una serie di comparti residenziali protetti raggiunti solo da viabilità locale definiti all’esterno da tipologie in linea organizzate intorno ai parchi. «Trova definizione – commenta l’assessore all’Urbanistica, Libero Asioli – il primo degli ambiti concertati ai sensi dell’articolo 18 della legge regionale 20 del 2000 a destinazione prevalentemente residenziale». L’assessore sottolinea poi come facciano parte degli obblighi del soggetto attuatore, oltre alla cessione delle aree per la realizzazione dei parchi Baronio, già in corso, e Cesarea, pari a circa 26,6 ettari, la progettazione e la realizzazione dell’asse viario est-ovest, che da via Antica Milizia si connette a viale Europa, mediante le necessarie connessioni con la viabilità esistente e superando lo Scolo Lama». Un’ampia quota dell’insediamento prevalentemente residenziale è riservata all’edilizia residenziale pubblica Erp/Ers: il committente cederà le aree al Comune che poi procederà con i bandi per le opere.

Il consorzio Antica Milizia Stradone ha sede a Ravenna al 5 di via Girolamo Rossi, nello stesso stabile dove ha sede l’Acmar, e riunisce quindici soggetti: Ravenna Sviluppo srl, Valore srl, La Colonna srl, Sergio Mengozzi, Edda Mazzotti, Acmar, Verde srl, Madi srl, Damar srl, Giuseppe Gardi, Dedra costruzioni srl, Alessandro Riminucci, Roberto Riminucci, Valore e Sviluppo spa, Molinetto srl. Il consorzio ha iniziato la sua attività di «progettazione e realizzazione di opere di urbanizzazione di arredo urbano e di verde» a febbraio 2008. Da allora il presidente del consiglio direttivo è il 63enne Paolo Gualdi e il suo vice è il 64enne Luciano Gardini.

Ravenna si espande a sud-est Nuove case e un parco con lago

Approvato il piano attuativo attorno a via Antica Milizia, tra la città
e Porto Fuori. Prevista una quota per ediliza residenziale pubblica

La città si allarga. La vasta area compresa tra viale Europa, via Don Sala, via Antica Milizia e via Stradone (nella zona sud-est a ridosso del quartiere di via dei Poggi) verrà urbanizzata. La giunta comunale ha approvato il piano urbanistico attuativo generale (Pua) proposto dal consorzio Antica Milizia Stradone. Un vasto programma di urbanizzazione con destinazione residenziale che mira a realizzare anche un grande parco verde con un laghetto. Il piano è articolato in due sub comparti: il primo si colloca nel quadrante appena ricordato e il secondo comprende le aree destinate alla realizzazione del Parco Baronio, a completamento di altre aree già acquisite dal Comune e sulle quali si sta procedendo con le opere di sistemazione. Il voto della giunta è sufficiente in quanto il piano rientra nei paletti fissati dagli strumenti urbanistici in vigore (Psc e Poc): entro marzo 2016, scadenza del Poc, i committenti dovranno presentare il primo piano attuativo a stralcio prevedendo l’attuazione di una quota massima del 40 percento della capacità edificatoria complessiva, attestata alla zona del Parco Cesarea (prime opere a carico dei privati, completamento affidato al Comune).

La proposta dei progettisti si struttura su tre elementi chiari: due piazze animate da funzioni commerciali, servizi o altre funzioni di interesse collettivo poste lungo via Antica Milizia e lungo il nuovo asse di collegamento con viale Europa; tre giardini di quartiere che permettono al sistema della cintura verde di entrare nel nuovo tessuto residenziale creando una vera e propria rete ecologica tra spazi pubblici e le aree private; una serie di comparti residenziali protetti raggiunti solo da viabilità locale definiti all’esterno da tipologie in linea organizzate intorno ai parchi. «Trova definizione – commenta l’assessore all’Urbanistica, Libero Asioli – il primo degli ambiti concertati ai sensi dell’articolo 18 della legge regionale 20 del 2000 a destinazione prevalentemente residenziale». L’assessore sottolinea poi come facciano parte degli obblighi del soggetto attuatore, oltre alla cessione delle aree per la realizzazione dei parchi Baronio, già in corso, e Cesarea, pari a circa 26,6 ettari, la progettazione e la realizzazione dell’asse viario est-ovest, che da via Antica Milizia si connette a viale Europa, mediante le necessarie connessioni con la viabilità esistente e superando lo Scolo Lama». Un’ampia quota dell’insediamento prevalentemente residenziale è riservata all’edilizia residenziale pubblica Erp/Ers: il committente cederà le aree al Comune che poi procederà con i bandi per le opere.

Il consorzio Antica Milizia Stradone ha sede a Ravenna al 5 di via Girolamo Rossi, nello stesso stabile dove ha sede l’Acmar, e riunisce quindici soggetti: Ravenna Sviluppo srl, Valore srl, La Colonna srl, Sergio Mengozzi, Edda Mazzotti, Acmar, Verde srl, Madi srl, Damar srl, Giuseppe Gardi, Dedra costruzioni srl, Alessandro Riminucci, Roberto Riminucci, Valore e Sviluppo spa, Molinetto srl. Il consorzio ha iniziato la sua attività di «progettazione e realizzazione di opere di urbanizzazione di arredo urbano e di verde» a febbraio 2008. Da allora il presidente del consiglio direttivo è il 63enne Paolo Gualdi e il suo vice è il 64enne Luciano Gardini.

Ravenna si espande a sud-est Nuove case e un parco con lago

Approvato il piano attuativo attorno a via Antica Milizia, tra la città e Porto Fuori. Prevista una quota per ediliza residenziale pubblica

La città si allarga. La vasta area compresa tra viale Europa, via Don Sala, via Antica Milizia e via Stradone (nella zona sud-est a ridosso del quartiere di via dei Poggi) verrà urbanizzata. La giunta comunale ha approvato il piano urbanistico attuativo generale (Pua) proposto dal consorzio Antica Milizia Stradone. Un vasto programma di urbanizzazione con destinazione residenziale che mira a realizzare anche un grande parco verde con un laghetto. Il piano è articolato in due sub comparti: il primo si colloca nel quadrante appena ricordato e il secondo comprende le aree destinate alla realizzazione del Parco Baronio, a completamento di altre aree già acquisite dal Comune e sulle quali si sta procedendo con le opere di sistemazione. Il voto della giunta è sufficiente in quanto il piano rientra nei paletti fissati dagli strumenti urbanistici in vigore (Psc e Poc): entro marzo 2016, scadenza del Poc, i committenti dovranno presentare il primo piano attuativo a stralcio prevedendo l’attuazione di una quota massima del 40 percento della capacità edificatoria complessiva, attestata alla zona del Parco Cesarea (prime opere a carico dei privati, completamento affidato al Comune).

La proposta dei progettisti si struttura su tre elementi chiari: due piazze animate da funzioni commerciali, servizi o altre funzioni di interesse collettivo poste lungo via Antica Milizia e lungo il nuovo asse di collegamento con viale Europa; tre giardini di quartiere che permettono al sistema della cintura verde di entrare nel nuovo tessuto residenziale creando una vera e propria rete ecologica tra spazi pubblici e le aree private; una serie di comparti residenziali protetti raggiunti solo da viabilità locale definiti all’esterno da tipologie in linea organizzate intorno ai parchi. «Trova definizione – commenta l’assessore all’Urbanistica, Libero Asioli – il primo degli ambiti concertati ai sensi dell’articolo 18 della legge regionale 20 del 2000 a destinazione prevalentemente residenziale». L’assessore sottolinea poi come facciano parte degli obblighi del soggetto attuatore, oltre alla cessione delle aree per la realizzazione dei parchi Baronio, già in corso, e Cesarea, pari a circa 26,6 ettari, la progettazione e la realizzazione dell’asse viario est-ovest, che da via Antica Milizia si connette a viale Europa, mediante le necessarie connessioni con la viabilità esistente e superando lo Scolo Lama». Un’ampia quota dell’insediamento prevalentemente residenziale è riservata all’edilizia residenziale pubblica Erp/Ers: il committente cederà le aree al Comune che poi procederà con i bandi per le opere.

Il consorzio Antica Milizia Stradone ha sede a Ravenna al 5 di via Girolamo Rossi, nello stesso stabile dove ha sede l’Acmar, e riunisce quindici soggetti: Ravenna Sviluppo srl, Valore srl, La Colonna srl, Sergio Mengozzi, Edda Mazzotti, Acmar, Verde srl, Madi srl, Damar srl, Giuseppe Gardi, Dedra costruzioni srl, Alessandro Riminucci, Roberto Riminucci, Valore e Sviluppo spa, Molinetto srl. Il consorzio ha iniziato la sua attività di «progettazione e realizzazione di opere di urbanizzazione di arredo urbano e di verde» a febbraio 2008. Da allora il presidente del consiglio direttivo è il 63enne Paolo Gualdi e il suo vice è il 64enne Luciano Gardini.

Torna Miss Maglietta Bagnata A Ferragosto finale nazionale al Bbk

Gli organizzatori: «Le ragazze possono giocare con madre natura
in maniera maliziosa e soave». In passato scoppiarono polemiche

«Non è solo una sfilata di belle ragazze ma grazie alla struttura del format le miss possono divertirsi con naturalezza, dimostrare il proprio talento con goliardiche prove d’arte, giocare con madre natura in maniera maliziosa e soave, essere protagoniste davanti alle telecamere e partecipare a uno show unico nel suo genere». Così gli organizzatori descrivono il concorso Miss Maglietta Bagnata nato nel 1992 e quest’anno di nuovo sulla riviera ravennate dopo alcune estati di assenza: la finale nazionale si terrà il 15 agosto al Bbk di Punta Marina.

In passato attorno a serate dai toni simili a quella in programma per Ferragosto si scatenarono polemiche sollevate da associazioni femministe come Udi (Unione donne italiane) e forze politiche di sinistra come Sel. Nel 2010 si arrivò ad annullare una sfilata simile nell’idea ma non sotto la bandiera di Miss Maglietta Bagnata: era in programma a Marinara l’evento “Sfilata bagnata, colpisci e metti a nudo la modella”. Il programma prevedeva il lancio di gavettoni contro le ragazze in passerella. Ma l’indignazione dei movimenti femministi portò il sindaco a intervenire ottenendo la cancellazione dell’evento. E nel 2011 invece proprio Miss Maglietta Bagnata non venne nemmeno organizzata a Marina di Ravenna proprio perché gli organizzatori temevano il sorgere di polemiche.

Nel comunicato diffuso dall’agenzia Eccoci Eventi altri dettagli sulla serata in programma nel locale sulla spiaggia: «Una sfilata concorso di ragazze presentate e accompagnate da tormentoni musicali che termineranno la loro esibizione nella spettacolare prova dell’effetto bagnato». Le concorrenti sulla passerella ravennate sono ragazze «provenienti dalle varie selezioni che si sono svolte, come tradizione, su tutto il territorio nazionale e dalle selezioni via web realizzate sul sito ufficiale». Spetterà a «una giuria pluridecorata formata principalmente da personaggi della carta stampata e dello spettacolo il compito di decretare la più naturale tra tutte le miss finaliste». In palio una crociera, uno smartphone e un trattamento estetico.

«La manifestazione si conferma più che mai una positiva vetrina mediatica per tutte le protagoniste che hanno deciso di mettersi in gioco in un concorso tipicamente ferragostano – spiega Alessandro Zangaglia, titolare ed organizzatore della finalissima di Miss Maglietta Bagnata 2015 –. Siamo certi che l’evento renderà ancora più calda l’atmosfera, sotto il segno del buon gusto, del prossimo 15 agosto».

Torna Miss Maglietta Bagnata A Ferragosto finale nazionale al Bbk

Gli organizzatori: «Le ragazze possono giocare con madre natura in maniera maliziosa e soave». In passato scoppiarono polemiche

«Non è solo una sfilata di belle ragazze ma grazie alla struttura del format le miss possono divertirsi con naturalezza, dimostrare il proprio talento con goliardiche prove d’arte, giocare con madre natura in maniera maliziosa e soave, essere protagoniste davanti alle telecamere e partecipare a uno show unico nel suo genere». Così gli organizzatori descrivono il concorso Miss Maglietta Bagnata nato nel 1992 e quest’anno di nuovo sulla riviera ravennate dopo alcune estati di assenza: la finale nazionale si terrà il 15 agosto al Bbk di Punta Marina.

In passato attorno a serate dai toni simili a quella in programma per Ferragosto si scatenarono polemiche sollevate da associazioni femministe come Udi (Unione donne italiane) e forze politiche di sinistra come Sel. Nel 2010 si arrivò ad annullare una sfilata simile nell’idea ma non sotto la bandiera di Miss Maglietta Bagnata: era in programma a Marinara l’evento “Sfilata bagnata, colpisci e metti a nudo la modella”. Il programma prevedeva il lancio di gavettoni contro le ragazze in passerella. Ma l’indignazione dei movimenti femministi portò il sindaco a intervenire ottenendo la cancellazione dell’evento. E nel 2011 invece proprio Miss Maglietta Bagnata non venne nemmeno organizzata a Marina di Ravenna proprio perché gli organizzatori temevano il sorgere di polemiche.

Nel comunicato diffuso dall’agenzia Eccoci Eventi altri dettagli sulla serata in programma nel locale sulla spiaggia: «Una sfilata concorso di ragazze presentate e accompagnate da tormentoni musicali che termineranno la loro esibizione nella spettacolare prova dell’effetto bagnato». Le concorrenti sulla passerella ravennate sono ragazze «provenienti dalle varie selezioni che si sono svolte, come tradizione, su tutto il territorio nazionale e dalle selezioni via web realizzate sul sito ufficiale». Spetterà a «una giuria pluridecorata formata principalmente da personaggi della carta stampata e dello spettacolo il compito di decretare la più naturale tra tutte le miss finaliste». In palio una crociera, uno smartphone e un trattamento estetico.

«La manifestazione si conferma più che mai una positiva vetrina mediatica per tutte le protagoniste che hanno deciso di mettersi in gioco in un concorso tipicamente ferragostano – spiega Alessandro Zangaglia, titolare ed organizzatore della finalissima di Miss Maglietta Bagnata 2015 –. Siamo certi che l’evento renderà ancora più calda l’atmosfera, sotto il segno del buon gusto, del prossimo 15 agosto».

Ondata di calore, allerta per 50 ore Attese temperature oltre 37 gradi

Fino alle 18 del 7 agosto l’afa non darà tregua I consigli per combattere il caldo torrido  

Una nuova ondata di calore di 50 ore è attea tra le 16 di oggi, 5 agosto, e le 18 di venerdì 7 agosto. È stata diramata poco fa dalla protezione civile l’allerta numero 71, fase di attenzione di livello 1. Le temperature massime – fa sapere il Comune di Ravenna – sono previste in graduale aumento nelle prossime ore e nella giornata di venerdì potranno raggiungere o superare i 37 gradi.

Come limitare il disagio: bere molto e spesso (fino a due litri d’acqua al giorno) anche quando non si ha sete; mangiare molta frutta e verdura; fare pasti leggeri; vestirsi con abiti leggeri, di colore chiaro, non aderenti, di cotone, lino o comunque fibre naturali; nelle ore più calde usare tende o chiudere le imposte; fare bagni o docce con acqua tiepida; stare il più possibile con altre persone; passare più tempo possibile in ambienti con aria condizionata; consultare il proprio medico prima di assumere integratori di sali minerali, se si assumono farmaci in maniera regolare; pulire i filtri dei condizionatori periodicamente (sono un ricettacolo di polveri e batteri) e regolare la temperatura a 25/27 gradi C, e comunque non troppo bassa rispetto a quella esterna; se si è affetti da diabete o ipertensione o da altre patologie che implicano l’assunzione continua di farmaci, è importante consultare il proprio medico di famiglia per conoscere eventuali reazioni che possono essere provocate dalla combinazione caldo/farmaco o sole/farmaco, evitare di bere bibite gassate e contenenti zuccheri; evitare di bere alcolici e caffè; evitare di consumare cibi troppo caldi; limitare l’uso del forno e dei fornelli; evitare, per quanto possibile, di uscire tra le 12 e le 17; evitare il flusso diretto di ventilatori o condizionatori e le correnti d’aria; non lasciare mai nessuno, neanche per brevi periodi, in macchine parcheggiate al sole; ridurre il più possibile l’utilizzo del pannolino per i bambini e degli analoghi presidi per gli anziani.

Chiedeva sigarette ma era una scusa Fermato 31enne accusato di due rapine

Entrambi gli episodi di notte in strada in centro: con una donna anche un tentativo di violenza. Rintracciato in un rifugio di senzatetto

La richiesta di una sigaretta è stata la scusa usata per avvicinarsi alle vittime in entrambi i casi: un 31enne marocchino si trova in stato di fermo, su iniziativa dei carabinieri dopo un paio di giorni di indagini serrate, perché ritenuto l’autore di due rapine compiute di notte in strada in centro a Faenza tra sabato e martedì. A farne le spese una 38enne e un 20enne, nel primo caso ci sarebbe stato anche un tentativo di violenza sessuale sfociato in un bacio sul viso della donna.

Il giovane accusato è Nabil Grirane, alle spalle diversi precedenti per furti e rapine. In Italia da una ventina di anni, l’ultimo domicilio risulta a Cotignola dove viveva con la donna italiana che aveva sposato (sono in corso accertamenti sul suo stato rispetto alle leggi sull’immigrazione). Attualmente è senza fissa dimora e vive accampato in una ex clinica privata in viale Stradone nella città manfreda diventata rifugio per senzatetto dopo la chiusura dell’attività sanitaria avvenuta circa cinque anni fa. Inizialmente ha negato gli addebiti e poi avrebbe ammesso le sue responsabilità di fronte ai militari della compagnia di Faenza che lo avevano portato in caserma per accertamenti. L’unica fonte di reddito per il 31enne pare fossero furti e rapine ma non è escluso che l’intensificarsi degli episodi sia riconducibile a una maggiore necessità di risorse per questioni di tossicodipendenza.

Il primo episodio risale alla notte tra sabato e domenica, verso l’1 in una via nelle vicinanze dell’argine del Lamone: la 38enne stava rincasando ed è stata raggiunta dall’uomo sbucato da un parco pubblico nelle vicinanze. Prima la richiesta di una sigaretta poi l’aggressione quando la donna era appena salita in auto: il 31enne l’ha bloccata sul sedile mettendole una mano al collo e tentando un approccio fisico per fuggire pochi istanti dopo, portando via la borsetta, quando i fari di un’auto di passaggio hanno illuminato la scena. Il secondo episodio allo stesso orario in viale Stradone nei pressi del Fontanone, non molto distante dal rifugio: il 20enne attendeva un amico in sella a una bici e si è visto puntare contro un cutter. Dopo aver ottenuto i pochi soldi in tasca e il cellulare il marocchino si è dileguato.

Entrambe le vittime hanno indicato lo stesso aggressore tra le foto che i carabinieri hanno mostrato loro di possibili sospettati sulla base delle descrizioni fornite e delle conoscenze degli investigatori. A quel punto gli uomini dell’Arma hanno messo in campo le ricerche per individuare il sospettato: quando l’hanno trovato nel suo giaciglio, dove non c’erano tracce dei bottini della rapina, indossava ancora gli abiti con cui meno di una decina di ore prima aveva rapinato il giovane in bicicletta.

Come detto, Grirane è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Alcuni mesi fa era stato arrestato in compagnia di un amico accusato di stalking all’anziana nonna, una facoltosa donna di Faenza. Grirare era finito in manette perché rubava energia elettrica dall’allacciamento della donna.In virtù dell’elenco di precedenti e della serialità degli ultimi colpi messi a segno, i carabinieri hanno ritenuto di diffondere la foto dell’arrestato perché eventuali altre vittime possano farsi avanti e denunciare episodi pregressi.

Dal deserto dei Gobi un messaggio in una bottiglia di vodka siberiana

Dalla Mongolia un’altra pagina del diario di viaggio dei due ravennati partiti nel 2013 in bici per completare il giro del mondo in cinque anni

Hanno superato il 900esimo giorno di viaggio, partiti da Ravenna sono ora in Siberia dopo aver percorso quasi 40mila km in bicicletta. È il giro del mondo di Marco Meini e Giovanni Gondolini, il Magio Bike Tour che riporterà i due ravennati a casa nel 2018 dopo cinque anni pedalando attorno alla Terra. Secondo i piani, dovrebbero restare in Siberia fino a Ferragosto (poi Corea del Sud e Giappone). Sul sito e sulle pagine del nostro settimanale stiamo seguendo il loro viaggio. Qui di seguito pubblichiamo un paio di articoli di Gondolini, inviati dalla Mongolia durante una settimana di pausa dopo la traversata del deserto dei Gobi e prima di partire diretti a Vladivostok. Altri, anche di Meini, li avete trovati sull’ultimo numero del settimanale uscito il 30 luglio. Tra i correlati le puntate precedenti del diario di bordo. In fondo alla pagina una gallery di foto dall’altra parte del mondo.

CHI E’ DENTRO, E’ DENTRO. LA GRANDE MURAGLIA

Siamo grandi e ricchi, così pensavano gli imperatori cinesi mille anni fa. Dobbiamo proteggerci dagli stranieri, dalle invasioni, dai mongoli. Non ci sono montagne abbastanza impervie da isolarci e nemmeno fiumi possenti dietro cui trincerarci. Ergiamo un muro dunque, una massiccia e alta parete. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori, pensavano. Nasce così la Grande Muraglia Cinese. Costruita in più tempi, da più mani, contro diversi nemici.

Ma un muro ha mai funzionato? Gli stessi Qing, ultima dinastia di imperatori che regnò per circa trecento anni, provenivano dalla Manciuria, regione esterna alla muraglia. Trovarono una breccia, sconfissero i Ming e governarono. Quella enorme fatica di mattoni su mattoni erti sulla cresta delle alture, non scoraggiò neanche Gengis Khan, che con il suo esercito entro in Cina ed imperò. Non certo The Great Wall poteva fermare le mire del più grande impero di tutti i tempi.

Franco Farinelli, docente di Geografia dell’Università di Bologna, ci indica cosa veramente fu quel muro. Le nostre barriere per impedire agli altri di entrare sono perlopiù un’arma a doppio taglio, dove noi che le edifichiamo finiamo per avere la peggio. La Cina, con la muraglia prima e una chiusura politica poi, si costruì una prigione e si auto isolò. Chi era fuori con la forza riusciva ad entrare, ma chi era dentro non poteva uscire. Fu Marco Polo a portare un po’ di Oriente nei canali di Venezia, non certo il contrario.

In questo nuovo ventunesimo secolo la Cina appare un po’ più aperta, quella muraglia è meta turistica. Guardandoci bene però, quella immensa costruzione ha lasciato al suo interno un sentore di diffidenza. I cinesi tendono ancora a serrarsi in casa, a barricare le finestre, a non invitarti in casa per un tè. Il muro sovente è nello sguardo. Costeggio un fiume, risalgo la corrente in una insenatura stretta, scavalco la muraglia e mi ritrovo in Mongolia. Loro non hanno occlusioni, non hanno mattoni, hanno poco che possa essergli rubato. Inizia la sabbia e la steppa. C’è una tenda tonda. Il nomade che la vive immediatamente mi invita ad entrare.

SEGNI DI AMORE NEL DESERTO

Deserto quando ti incontro tremo. Mi intimorisci ma non mi fermi, ho bisogno di attraversarti e di conoscermi. È sparito anche l’unico albero così come la mia ultima e inutile sicurezza. L’erba gialla e morta è l’estremo confino, posso ancora tornare indietro, ma non lo faccio mai. Sabbia secca, sassi sterili, serpenti solitari, suoni silenziosi, sole sempre. Sole sempre.

In questo desolante nulla, nostalgicamente abbandonato, lento come appare un aereo in cielo, trovo l’impensabile nel Gobi: segni inconfondibili di Amore. Un piccolo cavallo mongolo lecca la criniera della sua amica e lei, giocosa, gli trotta intorno strisciando la coda nel suo mantello liscio. Io e Marco abbiamo la pelle bruciata e dura, le nostre ombre sull’asfalto sembrano di cavalieri erranti su piccoli pony carichi e stanchi.

Mi accovaccio per terra per mangiare qualcosa. Due bimbe e un fanciullo poco più grande si avvicinano. Hanno corso allontanandosi dal loro magro gregge di pecore per salutarci. Il maschietto gioca al cowboy e io sorrido pensandolo già promesso sposo a una delle due pastorelle. Queste terre pur non offrendo tanto, lo faranno innamorare e quasi sicuramente sarà l’unica amica vicina di tenda la fortunata. Riprendo la marcia, la luce è trasparente e annulla le distanze.

Guardo un promontorio che sembra vicino, ma l’assenza di riferimenti mi inganna: mi serviranno due ore per raggiungerlo. Così i pensieri come sempre volano da te che sei così lontana, ma mi sembri affianco. Avverto la tua mancanza anche in questo luogo dove non c’è acqua e cibo, ma c’è vita ed energia. Ti parlo fra me e me mentre un cammello mi attraversa la strada; come a leggermi nel pensiero raggiunge il branco, ha bisogno del conforto del gruppo. Mi dondolano affianco per un po’, guardandomi stupiti e lessi, poi spariscono.

Oltre l’orizzonte tutto è magicamente azzurro, solo qualche nuvola carica di vapore per regalarci speranza e illusione. Una buffa lucertola scivola fra le ruote, un insetto rosso si riposa sulla mia spalla e una coppia di gazzelle furtive scappa oltre le dune senza lasciarsi fotografare. Il deserto è attorno a tutto ma non mi spaventa più. Lo corteggio sudato e assetato di giorno, infreddolito e stellato di notte. Poi pianto la tenda e durante il tramonto lungo, ti scrivo una lettera. Il mio messaggio entrerà in una bottiglia vuota di vodka siberiana. Ti appoggerò nel letto di un fiume in secca, tutto ghiaia e ciottoli. Aspetterà l’inverno questa lettera e la neve abbondante. In primavera poi la neve si scioglierà e rivoli d’acqua, dalle montagne mongole, scenderanno fino alla valle ora arida e vuota. La forza dei flussi abbraccerà questa bottiglia e nuoterà fino al grande fiume per tuffarsi nell’oceano Pacifico oltre la Kamchatka. Un’onda forte ti farà navigare nel tempo e nello spazio e le parole di un amore nel deserto arriveranno a te. Il deserto ha bisogno dell’illusione dell’acqua così come la vita dell’illusione dell’amore.

«Si potrebbero vincere tutti i ricorsi contro i velox fissi ma conviene pagare»

Il presidente dell’associazione Automoto club Romagna non ha dubbi «Non c’erano le condizioni per installare alcuni apparecchi»

Economicamente, conteggiando spese di avvocato e impegno di tempo, sa che è più conveniente stare zitti e pagare subito ma è sicuro che ci siano gli estremi per vincere ogni ricorso contro le multe staccate dagli ultimi autovelox fissi montati in provincia di Ravenna. Luca Ricci è il presidente dell’associazione Automoto club Romagna e collabora con lo studio legale Nicolai di Cervia dove sono già pronti alcuni ricorsi contro i verbali delle nuove macchinette sulla statale Adriatica. «Quel tratto di strada è stato inserito dalla prefettura nell’elenco di quelli in cui si può fare il controllo velocità senza obbligo di contestazione sul posto dell’infrazione ma non ci sono le condizioni per questa deroga perché il tratto ha piazzole di sosta utilizzabili per fermare i veicoli in multa».

Senza contare, dice sempre Ricci, che una recente sentenza impone l’obbligo di verifica della taratura degli apparecchi fatta da uffici competenti «e praticamente nessuno di quelli in dotazione alle forze dell’ordine è pronto perché finora ci si limitava al certificato di conformità di fabbricazione che è pur sempre necessario ma non sufficiente».

Tutta una serie di mancanze che portano Ricci a meditare mosse giudiziarie quando nella buchetta della posta ci si trova il verbale: «Il primo passo è chiedere l’annullamento per autotutela dell’ente facendo presente gli errori. Se non va così allora bisognerà procedere con querele alla procura e forse fra qualche anno si scoprirà come stanno davvero le cose come accaduto sulla E45 nel Forlivese con diversi amministratori pubblici condannati». Ma non basterebbe semplicemente rispettare i limiti di velocità per chi guida? «I limiti vanno sempre rispettati e va sanzionato chi non lo fa ma per verificare il rispetto delle regole non si può procedere infrangendo altre regole».

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