domenica
21 Giugno 2026

Sottopasso in via Canale Molinetto, stazione bifronte e ponte Teodorico

Protocollo da 22,6 milioni tra Comune, Regione, Ap e Rfi: compreso anche il prolungamento del raccordo ferroviario in destra Candiano

Il nuovo tentativo messo in campo dalle istituzioni per ridurre la distanza tra le banchine della darsena di città e il centro storico di Ravenna si chiama prolungamento del sottopasso pedonale della stazione ferroviaria: dall’atrio affacciato su piazza Farini si potrà raggiungere piazzale Moro scendendo a 2,73 metri sotto il livello del mare per passare sotto agli otto binari e alle tre corsie di via Darsena facendo sì che la stazione diventi di fatto bifronte con un ingresso lato città e un ingresso lato Candiano. Secondo le previsioni degli amministratori pubblici potrebbe essere a disposizione del pubblico nel corso del 2016: l’investimento sarà di 1,5 milioni di euro di cui appena 100mila euro a carico delle casse comunali e il resto stanziato da Rfi (la società Rete ferroviaria italiana con funzioni di gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale partecipata al 100 percento da Ferrovie dello Stato). La realizzazione dell’opera (che di fatto andrà ad affiancare il sottopasso già esistente che collega viale Pallavicini con piazzale Aldo Moro) comporterà una modifica al tracciato attuale di via Darsena: una esse per aggirare l’area del cantiere consentirà di rendere percorribile la via mentre verranno svolti i lavori per il sottopasso.
L’intervento (anticipato sulle pagine di R&D del 21 maggio, vedi tra i correlati) è il primo che vedrà la luce di un pacchetto complessivo che ne include altri tre (per un investimento totale da 22,6 milioni di euro) previsti da un protocollo di intesa firmato in mattinata a in municipio a Ravenna dai rappresentanti del Comune, della Regione, dell’Autorità portuale e di Rfi. Gli altri interventi sono il prolungamento della dorsale ferroviaria di collegamento tra la stazione fino al futuro nuovo terminal container nella penisola Trattaroli lungo la sponda destra del Candiano (un milione di euro a carico di Ap), la soppressione del passaggio a livello di via Canale Molinetto con la realizzare di un sottopassaggio carrabile sostitutivo (15 milioni di euro ripartiti in tre parti uguali tra Rfi, Ap e fondi europei) e infine la ricostruzione del cavalcaferrovia nei pressi del mausoleo Teodorico con una nuova sagoma che consentirà il passaggio dei treni caricati con container di grandi dimensioni (5 milioni da Rfi). Sui tempi di realizzazione ancora non esistono date precise. Si è detto che per il sottopasso pedonale si ipotizza il completamento nel 2016. Per il prolungamento del raccordo ferroviario in destra Candiano Rfi si impegna a consegnare il progetto definitivo entro settembre 2015. Entro il 2016 invece la presentazioen del progetto definitivo per la soppressione del passaggio a livello in via Molinetto. Nessuna precisazione per quanto riguarda il nuovo cavalcaferrovia Teodorico.
Per tutti i quattro interventi il coordinamento e la promozione per l’ottenimento delle risorse europee verrà svolto dalla Regione Emilia Romagna. «Questa firma – ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – è l’esempio di come ci interessino molto i fatti e poco le chiacchiere, ed è la dimostrazione di quanto sia importante per noi il porto di Ravenna, autentico nodo strategico di interconnessione con le grandi reti infrastrutturali europee. Gli interventi che andremo a realizzare avranno ricadute positive per la quotidianità del porto e della città, per la mobilità e la logistica, ma anche per l’occupazione: i cantieri significano lavoro per le imprese e per le persone. Quest’infrastruttura, la sua funzione strategica per l’Emilia-Romagna, l’Adriatico e l’Europa, sono per noi una priorità indiscussa». Insieme al presidente della Regione, hanno firmato il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, l’amministratore delegato di Rfi Maurizio Gentile e il presidente dell’Autorità Portuale Galliano Di Marco.

Ballottaggio Faenza, la Lega: «Colpa dei 5 Stelle… Ora prendiamoci Ravenna»

Padovani sui grillini: «Incoerenza da Prima Repubblica». Malpezzi
rieletto soffrendo: «Un risultato che non mi riempie di orgoglio…»

«Ottenere il 52% circa dei voti validi, con una partecipazione al voto inferiore al 55% degli aventi diritto è un risultato che certamente non mi riempie di orgoglio», sono le parole del neoeletto sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi, del Pd, su Facebook, a commento della vittoria sofferta al ballottaggio contro il leghista Gabriele Padovani. Un risultato, continua Malpezzi, che «mi induce a moltiplicare gli sforzi per far apprezzare a tutti i cittadini l’importanza dell’impegno – ciascuno nei rispettivi ruoli – per la costruzione del Bene comune». Malpezzi, promette infine «assiduità nell’impegno, con la serietà e concretezza che vi ho mostrato in questi primi 5 anni».
«Ringrazio – termina Malpezzi – tutti coloro che mi hanno supportato in questa difficilissima campagna elettorale, a partire dalle persone e dalle forze politiche che hanno creduto in me. Ringrazio anche tutti i cittadini che non mi hanno risparmiato critiche, votandomi comunque o non votandomi. Cercherò di essere il Sindaco di tutti e mi impegnerò al massimo per meritarmi la vostra fiducia, cercando di migliorarmi e correggendo quegli errori che – anche con l’esito di questo voto – mi avete evidenziato. E adesso, si lavora».
Il segretario provinciale del Pd Michele de Pascale, sempre su Facebook, si limita a condividere il pensiero di Niccolò Bosi, candidato al consiglio comunale di Faenza con il Pd, sottolineando come sia necessario prendere atto della lezione e ripartire. «Sarà nostro compito – scrive per esempio Bosi – far capire che il diverso, lo straniero, la cultura, le idee sono un valore aggiunto e non qualcosa da combattere».
E passando agli sconfitti (con molto onore), ecco la dichiarazione di Gabriele Padovani, a un soffio dal diventare il primo sindaco leghista della provincia di Ravenna. «Era il Pd che aveva tutto da perdere – si legge sul suo profilo Facebook –, noi ce la siam giocata fino in fondo con la massima serenità e serietà: peccato per il risultato, ma recuperare 28 punti in due settimane è segno di grande fiducia verso la Lega e verso lo splendido gruppo di ragazze e ragazzi che hanno permesso questa sfida all’ultimo voto».
Sulla più o meno responsabilità del Movimento 5 Stelle nell’elezione di Malpezzi, Padovani poi scrive: «Da una prima analisi del voto, è lampante che le sezioni dove al primo turno i 5 stelle avevano più voti della media sono le stesse sezioni che hanno garantito a Malpezzi quel risicato margine di vantaggio finale; i numeri smentiscono quindi la loro sbandierata imparzialità e smascherano una incoerenza da prima repubblica. Peccato, non mi sarebbe dispiaciuto nominare una persona suggerita dai 5 stelle in giunta per seguire le questioni ambientali, ma vista la loro vicinanza a Malpezzi, devo ricredermi mio malgrado».
Padovani guarda comunque già avanti: «Non stiamo a girarci intorno, con Malpezzi non ci può essere nessuna collaborazione: la sua arroganza, la sua visione egocentrica e la sua incapacità di curare gli interessi di tutti i faentini ci portano dritti ad una durissima opposizione, nella non remota speranza di tornare a sfidare il Pd e i loro potentati economici ben prima del 2020».
E sul futuro è incentrato anche il commento dell’onorevole Gianluca Pini, Segretario della Lega Nord Romagna e coordinatore della campagna elettorale per il ballottaggio: «Gabriele e il suo gruppo di candidati hanno fatto un lavoro straordinario, solo l’incoerenza di una parte degli elettori dei 5 stelle ha tenuto a galla Malpezzi. Ma il Pd è a pezzi e, pur se oggi siamo arrabbiati per come è arrivato il risultato che ha salvato Malpezzi, guardiamo al prossimo anno, puntando da subito a costruire un’alternativa forte al sistema di potere che governa Ravenna. La città è contendibile e noi seguiremo lo schema usato a Faenza. Abbiamo fatto tremare il Pd, con la prossima scossa confidiamo di farlo crollare».

Furti nelle camere di un hotel di Cervia Arrestata una studentessa in vacanza

Nella sua stanza, all’interno della stessa struttura, ritrovato un tablet
e anche il passepartout sfilato a un’addetta delle pulizie

Nel corso della notte tra domenica e lunedì i carabinieri, allertati sul numero di emergenza 112, sono intervenuti in uno degli hotel del lungomare Deledda di Cervia in quanto un ospite, al rientro in stanza, ha lamentato l’ammanco del proprio tablet.
Un volta sul posto, i militari hanno scoperto che nel corso della giornata altri clienti avevano subito furti in stanza. È stata quindi esaminata la lista degli alloggiati e i sospetti sono caduti su una studentessa di 20 anni di Correggio (Reggio-Emilia), con piccoli precedenti per droga.
Nella stanza della ragazza i carabinieri hanno trovato il tablet rubato poco prima e il passepartout che la ragazza aveva sfilato a un’addetta delle pulizie. È scattata dunque la denuncia, in stato di arresto.

Scarcerato in 24 ore il pirata che ha investito il 12enne in bici: ora è ai domiciliari Fuggito perché l’auto era senza assicurazione

È la massima misura cautelare per i reati contestati: lesioni, fuga, omissione di soccorso.

Si è allontanato dal luogo dell’incidente dopo aver spostato sul marciapiede il 12enne in bicicletta rimasto ferito non gravemente (40 giorni di prognosi per la frattura dell’omero) per paura perché l’auto non era assicurata e dopo 24 ore di carcere il 29enne albanese Plumb Zebelaj è passato ai domiciliari, massima misura cautelare per i reati contestati (lesioni colpose gravi, omissione di soccorso, fuga da incidente). È l’ultimo sviluppo del caso di pirateria stradale avvenuto in via Cassino a Ravenna l’8 giugno scorso. Il giovane era al volante di una Renault Clio scura vecchio modello di proprietà della madre della fidanzata (a casa della quale ora sconta i domiciliari). È stato arrestato giovedì pomeriggio avendo superato le 24 ore di tempo entro cui costituendosi avrebbe evitato le manette. In quelle 24 ore invece il 29enne, ex pizzaiolo disoccupato incensurato residente a Ravenna, aveva cambiato look tagliando barba e capelli nel tentativo di non rendersi riconoscibile.

Zoosafari in spiaggia per far scoprire ai bimbi il mondo animale

Appuntamento tutti i lunedì al bagno Hookipa con giochi e laboratori a tema

tigrotti zoosafariHanno preso il via al bagno Hookipa di Marina di Ravenna “I grandi lunedì per famiglie“, una rassegna di animazione dedicata ai più piccoli e alle famiglie, realizzata in collaborazione con esperti del mondo dell’infanzia e in particolare con il parco Safari di Ravenna, che si terrà, per l’appunto ogni lunedì, fino al 31 agosto.
I temi proposti quest’estate saranno diversi e spazieranno dallo sport al sociale: conoscere il mondo animale, il meraviglioso mondo della magia, la conoscenza e il rispetto dell’autismo, piccoli barman e chef crescono, iniziative sportive e tanti giochi. Sulla base dei singoli appuntamenti, ogni lunedì vedrà la presenza di maestre, psicologhe, chef, barman e maghi.

Per la realizzazione i laboratori sul mondo animale l’Hookipa ha scelto come partner Safari Ravenna che proporrà appuntamenti didattici coinvolgendo anche piccoli animali da compagnia. «Ci fa piacere che una struttura locale abbia deciso di coinvolgere il nostro Parco per proporre iniziative didattiche rivolte ai più piccoli con l’obiettivo di educarli e sensibilizzarli sul mondo animale – ha sottolineato Osvaldo Paci, direttore del Safari Ravenna –. L’offerta del Parco è infatti sempre più rivolta a scuole, bambini e ragazzi e il sensibile aumento di visite scolastiche verificatosi quest’anno è per noi motivo di orgoglio: per amare e rispettare gli animali, come diceva il grande etologo Giorgio Celli, occorre innanzitutto conoscerlo».

La pompa di benzina era difettosa e non manomessa Decade la denuncia per frode

Gli accertamenti hanno mostrato che la quantità erogata era inferiore a quella pagata per guasti o perdite non imputabili a eventuale dolo.

Non si è trattata di una manomissione fraudolenta ma di un difetto tecnico e allora non è più necessario il sequestro delle pistole erogatrici di carburante disposto dalla guardia di finanza alla fine di aprile alla stazione di servizio “no logo” di via Romea Nord nella zona artigianale Bassette di Ravenna. I controlli delle Fiamme Gialle rilevarono che la quantità di carburante effettivamente erogata era in realtà minore di quella segnata sul display e quindi pagata dai clienti. Ma la denuncia per frode in commercio è decaduta, riporta Il Resto del Carlino, dando voce al titolare della stazione di servizio. I lavori richiesti dallo stesso ed eseguiti con l’autorizzazione della magistratura hanno fatto emergere un misuratore era guasto e impossibile da tarare e quindi sostituito, un altro aveva una perdita a valle del misuratore e la terza aveva una rottura della guarnizione. Tutte questioni che toglierebbero la possibilità del dolo.

Il 18enne morto sulla Reale «studente esemplare» del liceo di Scienze Umane

La vittima si chiamava Mattia Carnoli, abitava a Masiera e studiava
a Ravenna. La sua preside: «Aveva grandi progetti per il futuro…»

«Era un ragazzo brillante, uno studente esemplare e aveva grandi progetti per il futuro. Lo abbiamo apprezzato tutti al liceo Alighieri e resterà per sempre nel nostro cuore. Era uno di noi». Sono le toccanti parole della preside Patrizia Ravagli, che su Facebook ricorda Mattia Carnoli, il 18enne morto alle 4.30 di domenica mattina in un incidente sulla Reale (vedi articoli correlati).
Il giovane aveva appena concluso brillantemente – come ricorda la preside al Carlino – la quarta del liceo delle Scienze Umane, a Ravenna, mentre abitava con i genitori a Masiera, piccola frazione di Bagnacavallo. Stava rientrando da una serata di festa insieme a un amico, un 23enne di Lugo che era alla guida di una Renault Modus e che, per cause ancora in corso di accertamento, ha perso il controllo dell’auto andandosi a schiantare contro un guard rail poco fuori Ravenna, in direzione Camerlona.
Mattia era appassionato di moda e musica, amava in particolare Lady Gaga (come si evince anche dalla sua pagina Facebook) e il suo sogno era diventare uno stilista. La preside del liceo rivela sempre al Carlino che alla fine della scuola sarebbe voluto andare in Giappone.

Malpezzi confermato sindaco di Faenza con appena 900 voti in più dello sfidante

Il Pd vince al fotofinish. Il candidato della Lega Gabriele Padovani raddoppia i voti al secondo turno e fa tremare i democratici

Giovann MalpezziCon un’affluenza ai minimi storici per un’elezione amministrativa, ma comunque superiore al cinquanta percento (si poteva temere anche di peggio dopo il 59 percento del primo turno con ben nove candidati sindaci e tredici liste) Giovanni Malpezzi si conferma sindaco di Faenza, ma con uno scarto minimo sull’avversario leghista.
Con un testa a testa durato tutto lo scrutinio, alla fine lo scarto è risultato inferiore ai mille voti. A colpire è la straordinaria capacità di recupero di Gabriele Padovani del Carroccio che ha più che raddoppiato i poco più dei 5mila voti del primo turno raggiungendo gli 11.507 al secondo turno, pari al 48,1 percento, mentre Malpezzi è riuscito a mantenere i suoi ma non a conquistarne altrettanti, passando dai poco più di 11mila e cinquecento voti del primo turno ai 12.394 del secondo, pari a al 51,9 percento dei votanti.

Dunque il Pd mantiene il governo della città manfreda e conferma Giovanni Malpezzi per il secondo mandato da primo cittadino, ma vincendo su misura su una Lega Nord che al primo turno si era presentata senza apparentamenti e che al secondo turno, senza accordi di segreteria tra i partiti, ha visto letteralmente schizzare i suoi voti. Malpezzi al primo turno aveva infatti ottenuto il 45 percento dei voti, oltre il doppio di quelli di Padovani che si era fermato al 20 percento.
Il tutto, va detto, nel contesto di una tornata elettorale delle amministrative che ha visto il Pd perdere alcuni dei ballottaggi più importanti, come quello di Venezia.

Ballottaggio per il sindaco di Faenza: affluenza alle urne ai minimi storici

Ha votato il 53 percento

elezioni comunaliCome previsto la chiamata alle urne del ballottaggio per l’elezione del sindaco di Faenza e del consiglio comunale della città manfreda ha registrato una scarsa affluenza al voto, che si attesta sul 53.60 percento degli aventi diritto. Sono inferiori ai 25mila gli elettori che si sono recati alle urne, oltre 2mila in meno di quelli registrati al primo turno delle amministrative. Un dato di poco superiore alla media nazionale delle consultazioni locali che appena sotto il cinquanta percento.
In seguito, i risultati dello spoglio delle schede che decreteranno fra il favorito ex sindaco Giovanni Malpezzi (Pd – centrosinistra) e lo sfidante Gabriele Padovani (Lega Nord – lista civica) chi sarà il nuovo primo cittadino di Faenza.

Grande festa allo stadio Benelli: il Ravenna è in serie D. LE FOTO

Grazie alla vittoria anche nella finale di ritorno degli spareggi, a tre anni dalla retrocessione (e dall’ultimo fallimento societario)

Dopo aver vinto 2-1 in Toscana la partita d’andata, il Ravenna supera il Ghivizzano anche al ritorno (2-0) di fronte ai propri tifosi e può così festeggiare la promozione in serie D, quarta serie nazionale del campionato di calcio. Un trionfo arrivato al termine del secondo posto ottenuto nel girone B del campionato di Eccellenza emiliano-romagnolo e la serie degli spareggi promozione con le seconde classificate degli altri gironi. Il Ravenna torna così in serie D dopo la retrocessione del 2012, l’anno dell’ultimo fallimento, a cui era seguita la vittoria del campionato di Promozione e il quarto posto della scorsa stagione in Eccellenza. L’ultimo campionato tra i professionisti del Ravenna è stato invece quello del 2010/2011 (Prima divisione, l’ex serie C1) mentre i giallorossi hanno giocato la loro ultima partita in serie B – torneo che li ha visti grandi protagonisti negli anni Novanta – nell’ormai lontano 2008. Oggi quei fasti sono solo un ricordo e il popolo giallorosso ha festeggiato in maniera sfrenata questa promozione, con tanto di invasione di campo allo stadio Benelli. Qui sotto la corposa gallery fotografica della festa promozione firmata Fabrizio Zani.

Grande festa allo stadio Benelli: il Ravenna è in serie D. LE FOTO

Grazie alla vittoria anche nella finale di ritorno degli spareggi, a tre anni dalla retrocessione (e dall’ultimo fallimento societario)

Dopo aver vinto 2-1 in Toscana la partita d’andata, il Ravenna supera il Ghivizzano anche al ritorno (2-0) di fronte ai propri tifosi e può così festeggiare la promozione in serie D, quarta serie nazionale del campionato di calcio. Un trionfo arrivato al termine del secondo posto ottenuto nel girone B del campionato di Eccellenza emiliano-romagnolo e la serie degli spareggi promozione con le seconde classificate degli altri gironi.
Il Ravenna torna così in serie D dopo la retrocessione del 2012, l’anno dell’ultimo fallimento, a cui era seguita la vittoria del campionato di Promozione e il quarto posto della scorsa stagione in Eccellenza.
L’ultimo campionato tra i professionisti del Ravenna è stato invece quello del 2010/2011 (Prima divisione, l’ex serie C1) mentre i giallorossi hanno giocato la loro ultima partita in serie B – torneo che li ha visti grandi protagonisti negli anni Novanta – nell’ormai lontano 2008.
Oggi quei fasti sono solo un ricordo e il popolo giallorosso ha festeggiato in maniera sfrenata questa promozione, con tanto di invasione di campo allo stadio Benelli.
Qui sotto la corposa gallery fotografica della festa promozione firmata Fabrizio Zani.

Il Professore e la musica I tanti volti di Roberto Vecchioni

Atteso in concerto con l’Orchestra Cherubini per il Ravenna Festival, domenica 14 sul palcoscenico del Pala De Andre

Roberto VecchioniDa cantante a scrittore, da musicista a paroliere, da poeta a insegnante, e poi anche attore e, curiosamente, enigmista: tutto questo, e molto altro, è Roberto Vecchioni. In concerto per il Ravenna Festival lo abbiamo intervistato.

Dico la verità: trovarsi di fronte a lei mette un po’ di soggezione. È come relazionarsi contemporaneamente con tante persone diverse, ognuna portatrice della propria arte. Come si mescolano nella sua vita le varie forme d’arte? Come riesce a legarle fra di loro?
«Effettivamente scappo un po’ di qua e un po’ di là, non si riesce a prendermi (ride, ndr). Credo la spiegazione stia nella mia passione per la vita, per la novità, la curiosità, il piacere di cambiare e di scoprire. Anche nello stretto campo musicale: ho una vita jazzistica, una sinfonica, un’altra popolare, colta, passando per il rock leggero fino alla passione per la musica estera che va dal Sudamerica fino all’Est Europa o ancora al Canada. Ho provato di tutto, cerco sempre cose diverse».
Lei ha fatto molta gavetta, soprattutto come autore. Ha cominciato relativamente tardi (27-28 anni), perlomeno “tardi” se consideriamo i canoni odierni dove si viene catapultati al successo in età giovanissima. Crede che sia stato importante per lei?
«Fondamentale direi. Ho imparato tante cose, anche che non volevo fare. Ho acquisito l’arte dello scrivere e del tradurre. Stare vicino ai grandi artisti mi ha aiutato molto. Ho imparato a fare anche musica leggera e da festival, oltre alle cose che piacciono a me. Ho imparato ad adattarmi, sopportare e soffrire. Infatti ho fatto il mio primo disco solo otto anni dopo che avevo cominciato a scrivere canzoni per le case discografiche».

Roberto VecchioniA proposito di giovani, la mente non può che andare ai talent show. Personalmente ho  apprezzato moltissimo il suo mettersi in gioco ad “Amici”. Il suo voler portare un contributo di carattere culturale ad un format considerato di basso livello dai più. Nonostante le critiche snob che ha ricevuto, è orgoglioso di quella scelta? Lo rifarebbe? E in generale cosa pensa dei talent?
«Innanzitutto non me ne frega niente delle critiche. Il mondo va verso quella parte lì e bisogna anche saper accettare i nuovi media. La cosa importante è spiegare ai ragazzi che per cantare ci vuole dignità. La dignità viene anche dalla cultura. È la cultura che ti fa andare avanti. Questo è ciò che ho insegnato ad “Amici”, ma i soloni non lo hanno capito o non lo hanno voluto capire. Siamo nel 2015 e le forme di spettacolo si stanno evolvendo. È chiaro che io sono per la canzone seria, colta. Però devo lasciar spazio a quella che è la manifestazione primaria della canzone italiana cioè la semplicità, le canzoni d’amore, con qualche trucco del mestiere. Perché prima o poi qualcuno che ha il canto nelle vene si trova e gli si può dare spazio».
Sempre in riferimento ai ragazzi: lei che per tanti anni ha avuto (e tuttora ha) a che fare coi giovani per via dell’attività di insegnamento, cosa pensa di aver dato loro (al di là dell’istruzione) e cosa pensa che i giovani abbiano dato a lei?
«A me hanno dato una rinfrescatina ogni mattina, mi han fatto tornare alla loro età (ride, ndr). I giovani sono contrabbandieri di sogni, se li portano dentro, te li vendono sottobanco e tu ci caschi ogni volta, pensi di volertene andare e invece sei sempre con loro. Non voglio sembrare superbo ma credo di aver dato loro tante cose. Molti studenti, anche di anni passati, mi continuano a chiamare e mandare messaggi. Si vede che hanno ricevuto almeno la gioia di vivere che io gli ho comunicato».
Veniamo al Ravenna Festival. Innanzitutto: le piace Ravenna? La conosce? Sa che è stata in corsa fino all’ultimo per essere eletta capitale europea della cultura 2019?
«Certo, ho seguito, conosco benissimo. Ravenna è una splendida città romagnola, un po’ sui generis, se vogliamo. Ravenna è fantastica. Bella per l’arte e per la storia. Si pensi anche solo alla Ravenna bizantina…»

Roberto VecchioniChe tipo di spettacolo proporrà al festival il 14 giugno?
«Faremo uno spettacolo notevole, grosso, impegnativo con molta musica ma allo stesso tempo molto parlato. Discuteremo delle canzoni ma anche del mio ultimo romanzo, Il Mercante di Luce, una storia sulla vita di un professore di greco e latino. Il tutto in maniera allegra ovviamente. Suoneremo una quindicina di brani con un’orchestra sinfonica (la Cherubini, ndr). L’abbiamo già provato a Milano ed è stato un successo meraviglioso».
Domanda banale: lei è un grande scrittore e cantautore, ma c’è una canzone o un disco che avrebbe voluto scrivere lei?
«Anche solo rimanendo in Italia, tantissime. Da “Com’è Profondo Il Mare” di Dalla, a “Via Paolo Fabbri 43” di Guccini, “Alice” di De Gregori. Sono opere dei miei tempi per cui ho un rispetto enorme. Anche “Giubbe Rosse” di Battiato».
Chi le piace nel panorama musicale odierno? Si rivede in qualcuno? Chi è, se esiste, il Vecchioni del 2015?
«Diciamo che noi degli anni ’70 siamo dei singoli, siamo dei lupi solitari, nessuno ci ha più copiato o comunque raggiunto. Hanno tutti intrapreso altre strade. La musica è cambiata: i testi sono diventati più semplici, la comunicazione ha meno sfumature, è o più rabbiosa o più amorosa. I tempi odierni non vogliono più un’analisi larga. Vogliono una sintesi, vogliono la rapidità della canzone. Però di gruppi o persone singole, di cui non faccio nomi per non disturbare gli altri, in Italia ce ne sono tanti che valgano la pena di essere ascoltati».
Lei ha dimostrato di essere molto versatile e trasversale riuscendo a mettere d’accordo critica, un pubblico eterogeneo e vincendo premi diversi tra loro (Sanremo, Festivalbar, premi della critica e Tenco). Qual è il segreto?
«Non è che lo faccia apposta. Non mi metto a scrivere una canzone per il “Tenco”, una per il Festivalbar o una per Sanremo (ride, ndr). Nel mio modo di scrivere ho a volte una grande intensità culturale con cui genero canzoni alte che solitamente ascoltano in pochi; poi ho anche una propensione per la canzone all’italiana, una canzone che, pur usando una terminologia abbastanza elevata, arriva e funziona subito. Questa, se vogliamo, è quella che ho usato per Sanremo».
Progetti per il futuro o che sta già portando avanti? Un nuovo disco? Un libro?
«Adesso musicalmente sono fermo. Ho finito un romanzo (Il Mercante di Luce, Einaudi, ndr) che sta andando benissimo e che continuo a presentare di tanto in tanto in vari posti. Ha venduto più di 60 mila copie, ed è già alla quarta ristampa. Finito questo poi, a parte occuparmi della famiglia, seguirò e sistemerò tutta la mia parte poetica, quella che non ho mai edito. Ho più di 300 poesie da parte. L’anno venturo invece ricomincerò a fare nuova musica».

E allora nell’attesa del concerto del 14 giugno al Pala De Andrè, noi continuiamo a seguire il suo insegnamento: quello spontaneo e genuino: ridere, ridere, ridere ancora, che non si è fatto mancare nemmeno nell’arco dell’intervista.

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