venerdì
22 Maggio 2026

Il ministro Giuli in visita a Ravenna, tra San Vitale e musei. «Affascinato dall’omaggio a Byron»

“Grato, ammirato e mai pago di tanta cultura, bellezza, e ospitalità. Con effetto. Alessandro Giuli”. Lo ha scritto il ministro della Cultura Alessandro Giuli sul libro degli ospiti, all’uscita della visita ai Musei Byron e del Risorgimento di Ravenna, accompagnato dal Presidente della Cassa di Ravenna e ideatore dei Musei, Antonio Patuelli, dalla presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Mirella Falconi Mazzotti, dal vicepresidente Franco Gabici, dal segretario generale Giancarlo Bagnariol, dalla direttrice dei Musei Alberta Fabbri e, tra le autorità presenti, dal sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni, dal prefetto Raffaele Ricciardi e dalla soprintendente di Ravenna Federica Gonzato.

Il ministro si è trattenuto a lungo nelle singole sale, dichiarandosi più volte affascinato: ha attivato più volte le singole interattività, in particolare con i contenuti multimediali delle opere di Byron, rivolgendo molte domande sui cimeli e sulla ricostruzione storica, in particolare sui documenti che attestano il legame di Byron con la Carboneria.

«Alla fine – si legge in una nota della fondazione Cassa – il Ministro Giuli non ha nascosto la sua ammirazione sia per le ricchissime collezioni di opere prime, cimeli, documenti e testimonianze esposte, sia per il linguaggio museografico e le narrazioni multimediali, tra le più moderne e inclusive al mondo». La sua visita a Ravenna, che si è protratta a lungo nonostante l’agenda fittissima di impegni, è poi proseguita con una visita alla Tomba di Dante e ai Chiostri Danteschi, sempre guidato dalla presidente Falconi Mazzotti.

In precedenza il ministro Giuli, guidato dalla soprintendente Gonzato, aveva visitato il Museo Nazionale di Ravenna con il direttore Andrea Sardo, la basilica di San Vitale ed il Mausoleo di Galla Placidia, accompagnato dall’arcivescovo di Ravenna e Cervia Lorenzo Ghissoni.

Crollo alla diga del Ronco, la perizia del tribunale sui lavori: «Errori basilari dell’ingegneria»

Progetti carenti, verifiche mancanti e scelte esecutive inadeguate. Sarebbero queste, secondo i periti nominati dal tribunale di Ravenna, le cause che portarono al crollo della diga sul fiume Ronco a San Bartolo il 25 ottobre 2018, tragedia nella quale perse la vita Danilo Zavatta, tecnico 52enne della protezione civile. Le conclusioni della superperizia sono state illustrate in aula il 13 maggio, come riportano i quotidiani locali Resto del Carlino e Corriere Romagna, nel processo per omicidio colposo e crollo colposo di costruzioni. Imputate nove persone (progettisti, tecnici, dirigenti della protezione civile e responsabili di una società costruttrice) coinvolte nella realizzazione di una centrale idroelettrica in corrispondenza della diga: Daniele Tumidei, legale rappresentante della Gipco srl e concessionario della centrale idroelettrica (qui la nostra intervista); Angelo Sampieri, progettista esecutivo della Go4it; Silvano Landi, capocantiere; Massimo Casanova, imprenditore; Franco Frosio, tecnico Go4it; Andrea Bezzi, Davide Sormani e Mauro Vannoni della Protezione civile; e Claudio Miccoli, dirigente regionale e attualmente candidato sindaco a Faenza per Lega, Forza Italia e Dc.

Secondo quanto riferito dai professori e ingegneri Luca Pagano e Domenico Pianese, il collasso sarebbe stato provocato da un fenomeno di sifonamento, cioè il filtraggio dell’acqua nel sottosuolo, sviluppatosi a valle della chiusa a causa dello scavo realizzato per la costruzione del canale idroelettrico. Per i consulenti, nei progetti mancavano verifiche fondamentali sulla permeabilità del terreno e sulle caratteristiche del sottosuolo, oltre a specifiche opere di contrasto al sifonamento.

I periti hanno parlato in aula di principi basilari dell’ingegneria idraulica ignorati durante la progettazione. «Sono cose che uno studente al terzo anno conoscerebbe», hanno spiegato, sottolineando come l’attenzione si fosse concentrata quasi esclusivamente sulla stabilità della struttura visibile, trascurando invece gli effetti dell’erosione e delle infiltrazioni sotto terra. Anche la vecchia chiusa di San Bartolo, costruita negli anni Cinquanta, secondo i consulenti rappresentava «un ottimo suggerimento» perché già dotata di presidi anti-sifonamento.

Tra gli elementi contestati ci sono inoltre alcune scelte adottate durante i lavori. In particolare la realizzazione di una paratia con pali distanziati sul lato della strada statale 67 Ravegnana, ritenuta «inadeguata» a contrastare erosione e infiltrazioni. Critico anche il cosiddetto “pozzettone”, un foro di circa un metro lasciato aperto sul fondo del canale e indicato dai periti come possibile origine di un primo episodio di sifonamento già documentato prima della tragedia. Secondo la consulenza sarebbero stati inoltre omessi controlli necessari e le palancole sarebbero state installate senza adeguati calcoli sulla profondità.

La perizia affronta anche il sopralluogo del giorno del crollo, durante il quale morì Zavatta mentre osservava i movimenti anomali del letto del Ronco. Per gli esperti sarebbe stato necessario predisporre una verifica funzionale con uno specifico piano di sicurezza e postazioni protette per gli osservatori. L’attività, invece, sarebbe stata «declassata a semplice sopralluogo», senza un’adeguata programmazione da parte di collaudatori o commissioni tecniche.

In aula la pm Lucrezia Ciriello fa sintesi dello studio consegnato al giudice: «È mancata la cognizione di quello che si andava a costruire, dall’inizio alla fine. Possiamo dirlo?». La risposta dei periti è netta: «Sì».

Nel processo sono parti civili i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Carlo Benini, oltre all’agriturismo “La Ravegnana” penalizzata dalla successiva chiusura della strada per 10 mesi (avvocata Carlotta Benini) e l’associazione Italiana Esposti sostanze cancerogene e infortuni sul lavoro (avvocata Federica Mariani).

A Faenza si demolisce la scuola materna alluvionata, anche per ragioni di sicurezza

Sono iniziate mercoledì le operazioni di abbattimento della scuola dell’infanzia “Il Girasole” di Faenza, l’edificio scolastico di via Calamelli rimasto irrimediabilmente compromesso dopo essere stato colpito da acqua e fango durante l’alluvione del maggio 2023. L’intervento, affidato dall’Unione della Romagna Faentina, si protrarrà per circa dieci giorni lavorativi.

Il progetto esecutivo approvato prevede la demolizione integrale della struttura, incluse le fondazioni e le componenti impiantistiche. La scelta di procedere è stata dettata anche da ragioni di sicurezza pubblica con l’obiettivo di tutelare e prevenire intrusioni o accessi abusivi nell’immobile danneggiato. Una volta completato l’abbattimento e rimossi tutti i detriti, l’area risulterà libera e pronta per ospitare il cantiere della nuova scuola, che verrà ricostruita nel medesimo lotto, in posizione sopraelevata (ne parlavamo a questo link).

In Piazza Kennedy arriva Umnia, un ristorante di alta cucina completamente vegetale

«Un’esperienza completamente nuova, ti fidi?». Si presenta così sui social Umnia, ristorante dalla proposta interamente vegetale che si prepara a inaugurare in centro a Ravenna affacciato sulla centralissima Piazza Kennedy. L’apertura al pubblico è in programma nelle prossime settimane, dopo una serie di cene pilota riservate agli amici: «Non lo definirei un “ristorante vegano” – spiega il titolare Piergiorgio Zuccaro – ma piuttosto un ristorante in cui la scelta di una cucina cento per cento vegetale rappresenta un valore aggiunto». Per Zuccaro si tratta della prima esperienza nella ristorazione, ma il legame con il mondo plant-based parte da lontano. Dal 2017 è ceo di Umnin, l’azienda di famiglia che produce a Ponte Nuovo alimenti completamente vegetali, utilizzati anche come materia prima all’interno del ristorante: «Non ci siamo mai aperti alla grande distribuzione per non scendere a compromessi sui prezzi e salvaguardare la qualità del prodotto – spiega Zuccaro – il nostro modello si basa sulla vendita diretta al cliente tramite e-commerce e rivenditori selezionati. L’apertura di Umia rappresenta la “chiusura del cerchio”, l’evoluzione del percorso iniziato dai miei genitori».

L’idea è ambiziosa, e la sfida alla città è aperta: «Dicono che Ravenna sia una città chiusa, ma quando supera le diffidenze iniziali ti dà tutto – continua il titolare -. Da pugliesi arrivati in Romagna nei primi anni 2000, ne abbiamo avuto prova durante il lancio dell’azienda. Anche amici che inizialmente consideravano il vegano solo una moda, oggi sono i nostri primi clienti. Il ristorante nasce proprio per ribadire questo messaggio: la cucina vegetale non solo è possibile, ma può essere davvero buona».

Nella cucina a vista di via Mafalda Savoia 9 (nei locali rinnovati dell’ex pizzeria Scaì e poi Acqua e Sale) Stefania Camurri, chef esperta di cucina vegetale, e il sous-chef Leonardo Colavito, dai banchi di Masterchef 12. «Quando ho conosciuto Stefania, nel suo ristorante di Carpi, non ho avuto dubbi. Mi hanno colpito la sua passione e l’esperienza maturata in giro per il mondo, dove ha “rubato” ingredienti e sapori dalla Giamaica al Brasile. A Ravenna, ha definito la sua prima esperienza in cucina con i prodotti Umnin “una gita a Gardaland” – continua il titolare -. Di Leonardo mi ha colpito invece l’umiltà e l’apertura verso nuove tecniche ed esperienze, pur non avendo una formazione specifica nella cucina vegetale, non si è tirato indietro e ha accettato la sfida con entusiasmo». In sala, il marito di Camurri, Fabio Catellani. Zuccaro si occuperà invece dell’accoglienza dei clienti.

Sotto i video di lancio sui social, tra le parole degli chef e le prime immagini dei piatti, c’è già chi parla di Stella Michelin: «La stella sarebbe un bel premio finale, ma il nostro obiettivo è trasmettere la bontà e il vero gusto della cucina vegetale -. Conclude Zuccaro -. Vogliamo conquistare soprattutto il cliente onnivoro: quello che entra nel nostro ristorante senza aspettative particolari e solo alla fine della cena si rende conto di aver vissuto un’esperienza cento per cento vegana».

Sport e inclusione al Safari di Ravenna, con il progetto “Per un calcio integrato” del Cesena Fc

Ravenna, 9 maggio 2026 – Si è svolto oggi al Safari Ravenna un evento ideato in sinergia con Pietro Pezzi Sitting Volley, Junior Basket Ravenna insieme al C.S.I. Ravenna e il progetto “Per un Calcio Integrato” del Cesena FC.

Una giornata di “Sitting Volley” al Safari di Ravenna per promuovere l’inclusione sportiva: «Si tratta di una disciplina sportiva di squadra, che si svolge senza ausili o strumenti particolari. Chiunque può sedersi e competere – afferma Federico Blanc, capitano della Pietro Pezzi Sitting Volley -. Siamo particolarmente contenti di avere l’opportunità di far provare questo sport che promuove uguaglianza e all’accettazione di ogni diversità».

Lo scorso sabato 9 maggio, il parco ha infatti ospitato gruppi di atleti con disabilità e non, che hanno dato modo ai ragazzi di mettersi alla prova tra basket, calcio e sitting volley. La giornata si inserisce nel progetto sociale “Per un calcio integrato” promosso dal Cesena Fc. «Da oltre dieci anni, il nostro club si impegna nella promozione dello sport e dello stile di vita sano come strumenti fondamentali per il benessere, l’integrazione e l’inclusione – spiega continua Corrado Di Taranto, Direttore Generale del Club -. Per un calcio integrato è un progetto educativo e sociale nato con l’obiettivo di sviluppare autonomia, consapevolezza e autostima nei giovani con disabilità intellettive e motorie». All’iniziativa hanno collaborato Junior Basket Ravenna e il Centro Sportivo Italiano di Ravenna, associazione fondata sul volontariato, che promuove lo sport come momento di educazione, di crescita, di impegno e di aggregazione sociale.

Subito dopo la pausa pranzo, il Safari ha organizzato una visita guidata con keeper esperti all’interno del Parco, dando la possibilità ad atleti e istruttori di comprendere numerose dinamiche del mondo animale cogliendo similitudini e differenze con tutto ciò che vivono quotidianamente dentro e fuori dal campo.

«Da anni sosteniamo con convinzione alcune realtà sportive che sul nostro territorio investono in attività di responsabilità sociale. Con questa iniziativa, indirizzata nello specifico verso persone con disabilità, abbiamo l’obiettivo di diffondere concretamente un messaggio di unione, condivisione e integrazione, nella convinzione che il mondo animale possa trasmettere e rafforzare gli stessi valori che lo sport insegna» conclude la famiglia Casartelli, titolare del Parco.

In arrivo al porto una nave con 131 persone soccorse in mare, una è deceduta a bordo

Il porto di Ravenna è stato assegnato come destinazione alla nave Ocean Viking della ong Sos Mediterranée che ha a bordo 131 persone recuperate nel Mediterraneo in due operazioni di salvataggio compiute tra il 12 e 13 maggio. L’arrivo a Ravenna, secondo gli ultimi aggiornamenti, è previsto per le 8 del 18 maggio. Non è ancora definito il punto di attracco. Sarà secondo sbarco di migranti a Ravenna nel 2026 e il 264simo in tre anni e mezzo: il primo fu il 31 dicembre 2022 proprio con la stessa Ocean Viking, l’ultimo è stato quello della Solidaire il 16 febbraio scorso. In totale finora sono scesi a terra 2.319 migranti.

I 131 a bordo della Viking, come detto, sono stati soccorsi in due operazioni distinte. Mercoledì mattina sono stati tratti in salvo 56 migranti che si trovavano in una imbarcazione in vetroresina in difficoltà nella zona di ricerca e soccorso libica. Uno dei naufraghi non respirava e poco dopo è deceduto, nonostante le cure ricevute a bordo dal personale medico della Ong. Il morto, secondo le testimonianze raccolte dal team di bordo e riportate sul sito di Sos Mediterranée, avrebbe subito violenze fisiche in Libia prima della partenza e sarebbe rimasto incosciente per ore prima del salvataggio. Gli altri 75 migranti sono stati salvati il giorno precedente: erano rimasti in mare per cinque giorni e quattro notti, molti in condizioni di ipotermia e disidratazione.

Vigevano vince anche gara 3 e Faenza saluta i playoff ai quarti di finale

Dopo i due ko in trasferta in Lombardia, anche sul campo di casa del Pala Bubani la Tema Sinergie Faenza è stata battuta da Vigevano in gara 3 dei quarti playoff del campionato di basket di serie B nazionale e dice addio al sogno promozione. La gara giocata ieri sera, 14 maggio, è finita 67-82 (13-22; 28-45; 46-62). Bella l’immagine finale: un Pala Bubani animato dai cori di entrambe le tifoserie, riunitesi a fine partita per una foto collettiva.

Rispetto alle prime due partite, l’Elachem impone subito la propria aggressività passando a condurre 10-2, ma soprattutto blocca il gioco dei faentini, costretti a ricorrere ai tiri liberi per segnare, non trovando altre soluzioni. Un divario che diventa 21-8 poi la Tema Sinergie reagisce, colpendo in contropiede e difendendo con maggiore attenzione. Romano è il mattatore e proprio un suo canestro vale il 23-31, ma basta una piccola distrazione e Vigevano ritorna avanti. È un 2+1 di Kankleris a regalare il 45-28 dell’intervallo. L’Elachem mette così una prima ipoteca sulla vittoria e nel secondo tempo continua a condurre con un vantaggio in doppia cifra fino alla fine, ma Faenza non molla mai e con l’aggressività e lo spirito combattivo lotta fino all’ultimo secondo.

Tabellino
Tema Sinergie Faenza 67
Elachem Vigevano 82
(13-22; 28-45; 46-62)
TEMA SINERGIE FAENZA: Camparevic ne, Bianchi ne, Rinaldin, Vettori 17, Van Ounsem 8, Romano 19, Longo, Di Pizzo 8, Fragonara, Santiangeli 12, Al Alosy ne, Fumagalli 3. All.: Pansa
ELACHEM VIGEVANO: Diouf 2, Kancleris 24, Cucchiaro 10, Gajic 11, Zacchigna 11, Corgnati, Boglio 5, Fantoma 4, Verazzo 4, Lucchini ne, Mazzantini. All.: Salieri
Arbitri: Rinaldi – Melai – Toffano
Note. Tiri da 2: Faenza: 17/29, Vigevano: 23/39; Tiri da 3: Faenza: 5/26, Vigevano: 7/22; Tiri liberi: Faenza: 18/25, Vigevano: 15/24; Rimbalzi totali: Faenza: 36, Vigevano: 35
Uscito per falli: Di Pizzo

Bambino seguito da uno sconosciuto dopo l’uscita da scuola, chiede aiuto in un negozio: denuncia ai carabinieri

Un bambino di undici anni, che stava rientrando a casa a piedi dopo l’uscita da scuola, è stato seguito da un ragazzo che si è poi allontanato quando l’undicenne ha chiesto aiuto ai proprietari di un negozio sulla strada. È successo stamani, 14 maggio, in centro a Ravenna. La madre del ragazzino ha presentato una denuncia ai carabinieri. I vertici della scuola hanno segnalato l’episodio nelle chat interne per invitare a prestare attenzione nei prossimi giorni al momento dell’uscita.

L’adolescente ha raccontato di essere stato avvicinato all’uscita da un ragazzo sconosciuto con molti tatuaggi che gli avrebbe chiesto se sapesse tornare a casa da solo. La risposta è stata sì e l’undicenne si è incamminato per poi accorgersi che l’altra persona aveva preso la stessa direzione. Non ci sono stati contatti tra i due e nessun atto aggressivo, ma il bambino si è sentito spaventato e ha chiesto l’aiuto di un negoziante che ha chiamato il 112.

Cucciola di cane abbandonata accanto al cassonetto: due mesi di indagini, 29enne denunciato

Ci sono voluti quasi due mesi di indagini, ma la polizia locale di Ravenna è convinta di essere arrivata all’identità di chi a marzo abbandonò una cucciola di simil razza Maltese di cinque mesi, senza microchip, accanto ai cassonetti dei rifiuti in via Rotta. Il presunto responsabile è un 29enne che è stato denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. L’animale, affetto da problematiche sanitarie che le impedivano la normale deambulazione, era avvolto in una coperta e in grave ipotermia: ora sta bene e il canile municipale, dove è stato curato, ha già ricevuto numerose richieste di adozione.

Le indagini sono state condotte dall’Ufficio Ambiente e Benessere Animale dopo una segnalazione alla sala operativa. Oltre al cane gli agenti avevano rinvenuto alimenti per cuccioli, una ciotola, medicinali veterinari e altri accessori, tutti acquisiti ai fini investigativi. L’individuazione del presunto autore dell’abbandono è stata possibile grazie all’analisi dei filmati di un impianto di videosorveglianza, che ha ripreso il ventinovenne mentre posizionava l’involucro vicino ai cassonetti, pochi minuti prima del ritrovamento. Ulteriore riscontro è arrivato dall’analisi delle chat telefoniche, scambiate dal giovane nelle ore precedenti all’abbandono e acquisite dagli investigatori.

Carambola fra tre veicoli sulla Ravegnana: due feriti lievi e traffico in tilt

Scontro fra tre veicoli in via Ravegnana a Ravenna, a poca distanza da ponte Assi, nel pomeriggio di oggi, 14 maggio. La carambola si è conclusa con due auto e un furgone ammucchiati sull’argine del fiume Ronco che scorre parallelo alla strada. Due conducenti sono rimasti feriti leggermente e portati in ospedale, uno a Cesena e uno a Ravenna, mentre un terzo ha rifiutato le cure del 118.

L’incidente è avvenuto verso le 17. Al momento pare che un’auto in viaggio verso Forlì abbia invaso la corsia apposta urtando una vettura in marcia verso Ravenna. Il terzo veicolo viaggiava verso Ravenna e non ha potuto evitare l’impatto.

L’incidente sta causando pesanti ricadute sulla viabilità cittadina per una strada particolarmente trafficata in uscita e entrata dalla città nell’orario di punta. La polizia locale è sul posto per i rilievi e gestire il traffico che ora si muove a senso unico alternato.

Ex ippodromo, La Pigna: «Più controlli e telecamere contro degrado e bullismo»

Torna l’attenzione sull’area dell’ex ippodromo e del nuovo bike park, con un intervento di Veronica Verlicchi e Gigliola Fellini, rispettivamente consigliera comunale e territoriale della Lista Civica La Pigna, chiedono all’Amministrazione comunale misure urgenti per garantire sicurezza, decoro e piena fruibilità dello spazio recentemente riqualificato.

Le due esponenti sollecitano un rafforzamento dei pattugliamenti, soprattutto nei momenti di maggiore afflusso di famiglie e ragazzi, e l’installazione di un sistema di videosorveglianza: «Servono interventi concreti e non più rinviabili», dichiarano le due esponenti della Lista. Tra le criticità segnalate dai cittadini vengono richiamati episodi di degrado, bivacchi, rifiuti e anche casi di bullismo e comportamenti intimidatori nei confronti di giovani frequentatori del bike park. Particolare attenzione viene rivolta alle ex scuderie e agli spogliatoi, definiti aree ancora esposte a situazioni di abbandono e accessi impropri. «Questi spazi devono essere messi in sicurezza e riqualificati in modo definitivo», sottolineano.

La Pigna annuncia anche un’interrogazione in Consiglio comunale per chiedere conto degli interventi effettuati negli ultimi mesi, delle eventuali criticità rilevate dalla Polizia Locale e dei progetti futuri per il potenziamento dei controlli e della sicurezza nell’area.

Università: a Ravenna due nuove lauree magistrali dedicate al patrimonio culturale

L’Università di Bologna amplia l’offerta formativa del Dipartimento di Beni Culturali del Campus di Ravenna con due nuovi corsi di Laurea Magistrale: “Scienze archeologiche e bioarcheologiche in ambiente terrestre e marittimo” e “Teorie e tecniche per lo studio delle opere d’arte”. Si tratta di due corsi fortemente orientati alla valorizzazione, tutela e studio del patrimonio culturale, sia archeologico sia artistico, attraverso metodologie innovative e un approccio interdisciplinare.
«Due corsi innovativi, internazionali nel metodo e profondamente radicati nell’eredità culturale del Dipartimento di Beni Culturali e del territorio – fanno sapere da Unibo -. Entrambi i corsi hanno sede nel Campus di Ravenna, città storicamente legata alla conservazione del patrimonio culturale e sede di laboratori, scavi, istituzioni culturali e progetti internazionali con cui gli studenti potranno confrontarsi tramite attività pratiche, tirocini e collaborazioni scientifiche. Le lauree magistrali sono aperte a laureati dei principali ambiti umanistici, storico-artistici, archeologici, letterari e dei beni culturali, con specifici requisiti di accesso».
Il corso di Scienze archeologiche e bioarcheologiche in ambiente terrestre e marittimo forma professionisti altamente specializzati nell’archeologia terrestre e subacquea, nella bioarcheologia e nelle scienze fisico chimiche applicate alla conservazione preventiva dei beni archeologici e antropologici. L’offerta didattica spazia dall’archeologia dei paesaggi alla storia dell’ambiente, dalle tecniche di scavo alla documentazione digitale, includendo attività pratiche in cantieri nazionali e internazionali e laboratori di eccellenza. Tra gli sbocchi professionali: archeologo/a, archeologo/a navale e subacqueo/a, osteoarcheologo e bioarcheologo, esperto di diagnostica, documentazione e comunicazione scientifico-divulgativa del patrimonio. «Il percorso è disegnato per chi desidera portare alla luce nuove storie, leggere il paesaggio con gli occhi del tempo e operare in istituzioni museali, parchi archeologici, enti di ricerca e progetti internazionali – spiega Unibo -».
Il corso di Teorie e tecniche per lo studio delle opere d’arte propone una formazione avanzata nello studio critico, tecnico e scientifico delle opere d’arte, integrando storia dell’arte, analisi materiale delle opere, museologia e gestione del patrimonio. Particolare rilievo è dato alla Technical Art History, metodologia internazionale d’avanguardia che permette di indagare materiali, tecniche esecutive e processi creativi attraverso laboratori e studio diretto delle opere.
Il nuovo corso prepara figure quali technical art historian, registrar, storico dell’arte, conservatore museale e specialisti della conservazione e documentazione. «Un percorso pensato per chi desidera lavorare in musei, gallerie, soprintendenze, case d’asta, fondazioni e contesti culturali globali che si occupano delle opere d’arte», dichiara l’Università.

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