sabato
16 Maggio 2026

I geometri: «Non c’è ancora una scadenza per chiedere indennizzi per l’alluvione»

Il collegio provinciale si è riunito per la stesura di un documento da inviare al commissario Figliuolo per i chiarimenti necessari sulla procedura delle perizie

Faenza (foto Marco Parollo)Per la presentazione delle domande di famiglie e imprese della Romagna per il rimborso dei danni dell’alluvione di maggio 2023 non sono ancora state fissate scadenze. Al momento è già pronto il portale online per l’invio delle domande corredate di perizia tecnica asseverata ma i dettagli del documento non sono ancora chiari e i tecnici invitano i cittadini ad attendere il chiarimento dei dubbi prima di presentare le domande per evitare di commettere imprecisioni che possano invalidare le richieste di contributo. La precisazione arriva da Marco Calderoni, presidente del collegio geometri della provincia di Ravenna, ma vale di fatto anche per tutti gli altri ordini professionali che possono compilare le perizie.

Sono ancora molti i chiarimenti necessari per la procedura. E infatti il 24 novembre nell’aula magna dell’istituto tecnico geometri di Ravenna si è svolto un incontro fra i geometri della provincia (circa 150 iscritti presenti) per discutere e valutare proprio le problematiche relative all’applicazione delle ordinanze del commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo inerenti la richiesta dei contributi a seguito degli eventi alluvionali, in particolare la 11/2023 che riguarda le attività produttive e la 14/2023 che riguarda le famiglie (entrambe consultabili a questo link). L’obbiettivo dell’incontro è stato la creazione di un documento congiunto con i quesiti da sottoporre alla struttura commissariale per poter far luce sulle tante zone d’ombra ancora presenti nella normativa. Nelle prossime settimane continuerà il confronto a carattere provinciale tra i professionisti.

Diversi cittadini si stanno rivolgendo ai tecnici (soprattutto geometri e ingegneri) per avere le perizie. Le domande in effetti sono presentabili dal 15 novembre, ma la comprensibile volontà di fare presto da parte di chi è stato alluvionato si scontra con lo scenario della struttura commissariale che ancora non ha definito i dettagli richiesti dai tecnici. Per questo i geometri hanno voluto sottolineare che non ci sono scadenze e queste non verranno fissate a tempi brevi, proprio per dare tempo alla cittadinanza.

Uomini a scuola di sentimenti. «Non ero in me, mi sentivo un analfabeta emotivo»

Incontri curati da psicologi per diminuire i conflitti tra i generi. Un pensionato: «Ho imparato a disinnescare alcune risposte automatiche». E in una lettera anonima: «Esprimere le mie emozioni mi aiuta a vivere meglio con me stesso»

Pexels Anete Lusina 5723194

Veri e propri corsi dedicati ai “sentimenti degli uomini” per prevenire la violenza psicologica e la gestione della rabbia, diminuire i conflitti e aumentare la consapevolezza dei sentimenti tra i generi. A organizzarli sul territorio è “Psicologia Urbana e Creativa”, progetto nato dieci anni fa con l’intento di «portare la psicologia in città e nei luoghi dove c’è maggior necessità».

L’iniziativa è finanziata dal Comune di Ravenna con i fondi dei piani di zona della Regione e coinvolge 15 psicologi del territorio, autori di corsi dedicati principalmente alla violenza famigliare e di genere. Gli psicologi vengono formati attraverso il metodo norvegese “Alternative to Violence”, pensato per fornire aiuto e sostegno al cambiamento per gli uomini aggressivi. Il modello prevede incontri singoli e di gruppo atti a indagare l’origine delle proprie emozioni senza esserne sopraffatti, partendo dall’analisi dei propri vissuti.

«Agli uomini è concesso arrabbiarsi, mentre le donne vengono educate ad un’attitudine più remissiva – commenta la psicologa e psicoterapeuta ravennate Giancarla Tisselli, ideatrice dei percorsi “Io mi sento” –. Imparano fin da bambini la “grammatica della violenza”, mentre in questi corsi ci dedichiamo all’apprendimento della “grammatica della pace, dell’umano e delle buone relazioni”».

Durante i dieci anni di attività il corso ha aiutato circa 500 uomini, eterogenei per età ed estrazione sociale: nelle classi studenti universitari si mescolano a pensionati, medici, imprenditori, professori e docenti universitari, camionisti, cuochi, muratori, vigili e guardie giurate. I partecipanti ai corsi spesso si iscrivono sotto il consiglio delle proprie compagne o famiglie, ma si contano anche numerose adesioni spontanee: «Ogni uomo disposto a mettere in discussione se stesso e il proprio retaggio culturale trae sicuri vantaggi dalla frequentazione di questi corsi, da un nuovo modo per incanalare nervosismo e rabbia alla comunicazione assertiva e empatica».

Gli incontri iniziano con la condivisione di esperienze di vita da parte del gruppo, che vengono poi analizzate e riformulate sotto nuova luce. A questo si aggiunge la visione di video e la pratica di esercizi propedeutici al contenimento della rabbia e alla gestione delle proprie emozioni.

Tra gli uomini aiutati in questi anni c’è Giacomo, studente universitario di Bologna: «È stata la mia psicologa ad indirizzarmi verso questa realtà ravennate – ci racconta –. Stavo vivendo una relazione tossica, da entrambe le parti, e solo grazie a questo corso ne sono uscito. Fare la spola tra Bologna e Ravenna una volta a settimana può sembrare stressante, ma mi sembrava l’unico modo per capire cosa mi stesse succedendo. Non ero in me, mi sentivo un vero e proprio analfabeta emotivo. Ho imparato a dare un nome a ciò che provavo e ho capito che quella che credevo “rabbia” era solo l’unione di tante emozioni che non riuscivo a decodificare. Questa nuova consapevolezza, la capacità di sviscerare i miei sentimenti non mi ha aiutato soltanto nella mia successiva relazione sentimentale, ma anche in famiglia e con gli amici, con i quali avevo sempre trovato difficile instaurare un’apertura dal punto di vista emotivo. Renderei questo corso obbligatorio, richiede ai partecipanti il coraggio di ribaltare tutto quello che per loro è sempre stato certezza, ma spero che sia proprio la mia generazione a mettersi in gioco per scardinare dinamiche famigliari violente e retrograde e per instaurare una certa profondità anche nelle amicizie maschili. Dopotutto non si può passare la vita parlando di calcio, no?».

Alla testimonianza di Giacomo si affianca quella di Tino, insegnante in pensione: «Vivo solo da anni, ma ho pensato che questo tipo di corso potesse aiutarmi a conoscere meglio me stesso, riuscendo magari a perdonarmi per alcuni errori commessi in passato. Provengo da una famiglia siciliana di vecchia matrice, dove era facile arrivare alle mani per educare i figli. In gioventù tendevo a prevaricare sulle mie compagne, fino alla relazione con una donna più grande ed emancipata di me, profondamente femminista. Lì ha avuto inizio il mio percorso di cambiamento, e grazie a questo corso ho imparato a disinnescare alcune “risposte automatiche” iraconde o violente in risposta agli stimoli negativi».

C’è anche la lettera di un corsista anonimo: «Qualche anno fa ho partecipato alla presentazione del libro della dottoressa Tisselli, Dalla rabbia alla gentilezza. L’ho trovato molto interessante e mi sono iscritto ai suoi incontri, di prevenzione della violenza psicologica. Grazie a questi corsi ho metabolizzato l’esistenza di una violenza invisibile che inizialmente non danneggia il corpo, ma la parte interiore di noi, distruggendoci emotivamente. Questa distruzione emotiva può sfociare in rabbia o addirittura in violenza. Il maltrattamento psicologico è provocato da abusi verbali, come il negare, svalorizzare, colpevolizzare, pretendere, bloccare ed interrompere il discorso, rifiutare e non rispondere alle domande, e altri. Ecco, io davanti a richieste e domande, mi chiudevo e negavo ogni risposta, dopo il corso, cerco di dare risposte e di farlo senza giudizio. Imparare ad esprimere i sentimenti ed emozioni mi aiuta a vivere meglio con me stesso e con gli altri. Oggi, all’interno delle mie relazioni, cerco di rispettare l’alterità, chiedere, non imporre, accettando che la persona con cui mi relaziono, possa dire di no. Cerco di capire il suo no, mettendomi se occorre in discussione. Ammetto che questo non riesce sempre, comunque partecipando a queste iniziative, ho sicuramente aggiunto nella mia “cassetta degli attrezzi del vivere”, un utensile importante».

Tra i quindici psicologi responsabili dei corsi ci sono anche due uomini, Michele Piga, attivo anche al centro antiviolenza di Forlì, e Daniele Righini, impegnato anche come psicologo nel carcere di Rimini. Si tratta di figure professionali altamente formate sull’argomento della violenza di genere e dell’elaborazione delle proprie emozioni. «Crediamo sia importante per i pazienti confrontarsi su questi argomenti anche con figure professionali di sesso maschile», dichiara l’associazione.

Gli incontri, in partenza nei prossimi mesi con un nuovo ciclo, si svolgono a cadenza settimanale per un periodo di circa due mesi.

L’ex ministro Minniti a Ravenna per riflettere sulla geopolitica del Mediterraneo

In occasione dei premi di laurea dedicati alla memoria di Samuel Paty. Tra gli ospiti anche lo storico francese Marc Lazar

Pagani Minniti Marchi
L’ex ministro Minniti tra Pagani e Marchi

Un importante evento a livello internazionale, per riflettere sulla geopolitica nel Mediterraneo in un momento particolarmente delicato, alla presenza di personalità di rilievo. Nel pomeriggio di mercoledì 29 novembre, a partire dalle 17.30, Ravenna ospita infatti l’evento “Mediterraneo, mare di conflitti, mare di speranze”, che si chiuderà con la consegna dei primi premi di laurea dedicati alla memoria di Samuel Paty, insegnante francese assassinato nel 2020 da parte di un giovane integralista islamico di nazionalità cecena.

L’iniziativa, aperta al pubblico, al ridotto del teatro Alighieri, è organizzata dal Corso di Laurea Triennale di “Storia, Società e Culture del Mediterraneo” dell’Università di Bologna-sede di Ravenna, Dipartimento di Beni Culturali, coordinata dal professor Michele Marchi.

L’evento inizierà con i saluti istituzionali, mentre il tema “Perché un premio di laurea “Samuel Paty”?” sarà affrontato dallo stesso Marchi.

Seguirà poi un dialogo, intitolato “Al di qua e al di là del Mediterraneo”, coordinato da Alberto Pagani dell’Università di Bologna (già parlamentare), a cui parteciperanno uno dei più influenti storici francesi contemporanei, Marc Lazar (Sciences Po – Paris/Luiss Guido Carli Roma) e l’ex ministro Marco Minniti (Fondazione MedOr).

Infine, iI presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Ernesto Giuseppe Alfieri, procederà alla consegna dei due premi di laurea “Samuel Paty”, alle due tesi selezionate fra quelle recentemente discusse dai primi sette laureati del Corso di Laurea Triennale di “Storia, Società e Culture del Mediterraneo”.

Gli americani Helmet al Bronson per l’unica data in Emilia-Romagna

La storica band di Page Hamilton presenta il nuovo album al club di Madonna dell’Albero

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Un pezzo di storia dell’alternative rock mondiale arriva Ravenna in una delle uniche due date in Italia. L’appuntamento con il concerto (l’unico in regione) degli Helmet, band americana guidata da Page Hamilton, è per domani (martedì 28 novembre) al Bronson di Madonna dell’Albero.

Gli Helmet tornano in Italia per la prima volta in quattro anni per presentare il loro nuovo album, LEFT, che arriva sette anni dopo Dead To World, acclamato dalla critica come “il miglior album degli Helmet dai tempi della reunion”.

Formatisi a New York nel 1989, conosciuti per il loro sound e per le potenti esibizioni dal vivo, gli Helmet hanno lasciato un segno indelebile nel rock-metal alternativo con la loro miscela di riff di chitarra pesanti, melodie intricate e testi che fanno riflettere.

Al Rasi gli omaggi delle Albe ai maestri Pasolini, Testori e Bertolucci

Il 28 e 30 novembre e il 2 dicembre (in doppia replica) gli spettacoli di Ermanna Montanari e Marco Martinelli

5 Fotogrammi Foto Di M Caselli Nirmal
“5 Fotogrammi” Foto Di M Caselli Nirmal

Sono un omaggio a coloro che sono stati i maestri delle Albe, ossia Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori e Bernardo Bertolucci, i tre spettacoli (uno in doppia replica) che si succederanno al teatro Rasi di Ravenna a partire da domani, martedì 28 novembre, ideati da Ermanna Montanari e Marco Martinelli, fondatori e direzione artistica del Teatro delle Albe.

Il primo appuntamento in programma è quello con Pasolinacci e Pasolini. Quattro movimenti di ascolto in programma il 28 alle 21, in cui Montanari e Martinelli raccontano il “loro” Pasolini, maestro di riferimento fin dall’adolescenza, negli anni Settanta, illustrando come la sua poesia e il suo cinema abbiano illuminato la loro arte e l’agire irriducibile delle Albe. Il poemetto Una disperata vitalità fa da controcanto allo specchiarsi dei due artisti nella vocazione “eretica” e “corsara” di Pasolini. Li affianca il musicista Daniele Roccato, che con il suo contrabbasso intarsia la narrazione, reinventando i classici, da Johann Sebastian Bach a “Bella ciao”.

Pasolinacci e Pasolini – chiaro riferimento al film Uccellacci e Uccellini, che la coppia considera il vero testamento di Pasolini – è stato creato per il programma “Il teatro di Radio3” di Laura Palmieri ed è stato trasmesso in diretta dalla Sala A di via Asiago a Roma alla presenza di Marco Belpoliti e con la partecipazione degli allievi registi dell’Accademia Silvio d’Amico.

Al termine dello spettacolo, sempre al Rasi, Paolo Galletti e Franco Nasi presenteranno la rivista Riga 46. Arne Næss, di cui Nasi è anche curatore.

Giovedì 30 novembre, alle 21, toccherà a A te come te. Scritti giornalistici di Giovanni Testori, che alla voce di Ermanna Montanari affianca il canto di Serena Abrami. Lo spettacolo, ideato e diretto da Montanari e Martinelli – regia del suono Marco Olivieri, produzione Albe/Ravenna Teatro, Teatro de Gli Incamminati – è stato realizzato per la prima volta nel 2014 e vede oggi un nuovo allestimento scenico e un adattamento sonoro. Uno sguardo all’intellettuale che, alla fine degli anni Settanta, prese il posto che era stato di Pasolini sulla terza pagina del Corriere della Sera. Tre articoli legati da un filo preciso, quello della violenza sulle donne. A scandire i racconti, i canti intonati da Serena Abrami, la cui voce porta l’eco lontana di liturgie armene mescolate a sonorità folk del Nord dell’Iran.

Lo spettacolo sarà anticipato, alle 18, sempre al Rasi, dalla presentazione del libro Al prete ignoto. L’ecclesiologia implicita di Don Lorenzo Milani (ed. Studium) alla presenza dell’autore Giuseppe Fornari.

Sabato 2 dicembre alle 21 e domenica 3 alle 15.30, andrà in scena 5 fotogrammi per Bernardo Bertolucci, spettacolo di Ermanna Montanari e Marco Martinelli con Montanari, regia del suono di Marco Olivieri, prodotto da La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, in collaborazione con Albe/Ravenna Teatro. Un ricordo in forma di miniatura, intessuto dai due co-fondatori delle Albe, a partire dall’autobiografia artistica del grande cineasta e intarsiato con immagini e frame dei suoi film. Un percorso in 5 frammenti che richiama il ritmo impresso da Bertolucci al suo racconto, con un procedere per salti temporali e immaginativi che inizia da Casarola, paesaggio dell’anima, e sconfina nella Campiano di Montanari attraverso la germinazione dal poemetto Luṣ, di Nevio Spadoni, raccontato nel dialetto romagnolo delle Ville Unite che l’attrice usa come lingua di scena, portandola in giro per il mondo.

Presentando alla biglietteria del Teatro Rasi il biglietto di uno di questi tre spettacoli si ha diritto ad un ingresso a 5 euro per uno dei titoli rimanenti.

Biglietti: intero 18 euro (ridotto 16, under-26 10).

Violenza di genere, «tra gli adolescenti spesso è il maschio il più fragile»

Lo psicologo Mittino è entrato alle medie di Cotignola per iniziative rivolte a genitori e studenti: «Li faccio parlare di emozioni senza nominarle»

MITTINO

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la scuola media Luigi Varoli di Cotignola ha organizzato una serie di incontri con Filippo Mittino, psicologo e psicoterapeuta socio dell’istituto il Minotauro di Milano. Il 21 e 22 novembre le classi terze dell’istituto hanno partecipato a un laboratorio di scrittura emozionale.

«Porto avanti questo laboratorio itinerante dal 2012 – spiega lo psicoterapeuta -. L’idea di base è quella di parlare di emozioni senza nominarle mai. Si parte dalla creazione di un Haiku: credo che le rigide regole della costruzione poetica stimolino il pensiero e la ricerca di parole mirate ed evocative. In secondo luogo, si legge ad alta voce la propria poesia davanti alla classe, condividendo emozioni e stimolando l’empatia. Durante questi esercizi emerge un mondo molto più complesso e variegato di quello che noi attribuiamo agli adolescenti. Hanno un’idea solida di futuro, voglia di trovare un compagno, un lavoro, fare dei figli. Hanno piena consapevolezza della loro crescita e delle difficoltà annesse, ma non hanno un vero spazio per essere ascoltati, per questo agli occhi degli adulti sembra che non abbiano niente da dire».

Martedì 22 novembre alla biblioteca Luigi Varoli si è tenuto un incontro aperto al pubblico e dedicato principalmente a genitori e insegnanti, sul tema della violenza di genere e tra giovanissimi, condotto sempre da Mittino: «In questi incontri preferisco soffermarmi sui ruoli e sulle dinamiche interne alla relazione, piuttosto che sui generi di “uomo” e “donna”: le nuove generazioni sono molto fluide e la violenza basata sul genere non sembra essere un aspetto preoccupante tra i giovanissimi. Nelle relazioni tra gli adolescenti di oggi è spesso la ragazza a essere più decisa mentre il ragazzo più fragile e portato all’interiorità. Credo che l’aspetto più importante sia quello di educare i giovani alla comprensione dei propri sentimenti e di fornire agli adulti le “giuste lenti” per leggere il mondo dei propri figli, sempre più lontano da quello delle generazioni precedenti».

L’adesione agli incontri però, rimane prevalentemente femminile, precisa lo psicologo, auspicando un’apertura maggiore dal pubblico maschile: «Nel campo della formazione è importante mantenere un’attitudine sia maschile che femminile, in modo da poter guidare i giovanissimi con un aspetto materno e protettivo e al tempo stesso paterno ed estroverso. Spesso si tende, per questioni culturali, a vedere anche nella figura della terapeuta donna un aspetto esclusivamente materno, per questo è importante per i professionisti uomini spendersi in questo campo, oltre che a caldeggiare l’interesse di padri e del pubblico maschile».

Alla Classense Sandro Campani con la sua guida sentimentale per cercatori di funghi

Nel Bosco Degli Uomini Irrisolti Con Sandro Campani Ebcecea4 7048 11ea A3a7 C915114e2721 842 1200Mercoledì 29 novembre alle 17.30 alla Biblioteca Classense di Ravenna, nell’ambito della rassegna “Il Tempo Ritrovato”, sarà ospite lo scrittore Sandro Campani per parlare di “Alzarsi presto, il libro dei funghi (e di mio fratello)” (Einaudi).

Una guida sentimentale per cercatori di funghi e di ricordi.

Andare a funghi è camminare con uno scopo. E anche questo libro è una camminata, che comincia quand’è ancora buio e finisce quando il buio sta tornando. È la storia di due fratelli che seguono le orme del padre nel bosco, esplorandolo in tutte le stagioni, tra le querce o nelle faggete. È la condivisione di un alfabeto naturale. È insegnare ai cani il segreto del tartufo, e allenarli ad arrivarci senza lasciare traccia

Il Ravenna pareggia a Forlì e allunga in testa alla classifica del campionato

Giallorossi in formazione rimaneggiata, caricati da oltre 600 tifosi al seguito

Ravenna Forli Derby
La tribuna dei tifosi ravennati allo stadio Morgagni di Forlì

Il Ravenna Fc pareggia 0-0 il derby di Forlì (con gli ultimi minuti giocati in dieci per l’espulsione di Nappello) e allunga in testa alla classifica del girone D del campionato di calcio di serie D, complice il ko del San Marino, secondo in classifica, a Certaldo. Sconfitta anche l’Imolese, terza.

Oltre 600 i tifosi che hanno seguito la capolista (scesa in campo con una formazione rimaneggiata) allo stadio Morgagni.

Ora il Ravenna comanda il girone con 28 punti, due in più del San Marino e quattro in più rispetto alla coppia Imolese-Lentigione. Domenica prossima i giallorossi ospiteranno al Benelli il Progresso, quintultimo, mentre il San Marino riceverà lo stesso Forlì.

 

Lo strano caso dell’Ortazzo-Ortazzino, oasi naturali contese tra pubblico e privato

Il Parco del Delta con l’appoggio di Comune e Regione stanzia 437mila euro per la prelazione su due porzioni dell’area, ma la proprietà è convinta che i tempi siano già scaduti

Bevano

L’ente pubblico che tutela il Parco del Delta del Po intende comprare la quasi totalità di Ortazzo e Ortazzino, due oasi naturali protette che si estendono per un totale di circa 500 ettari nel comune di Ravenna sulla costa adriatica tra la foce del torrente Bevano e Lido di Classe. Prati, dune, boscaglie, pinete e zone umide: la proprietà è privata da mezzo secolo e sono considerati siti con caratteristiche uniche per la biodiversità ambientale. Per l’operazione che punta all’acquisto c’è l’appoggio anche di altri due enti pubblici: agli 87mila euro stanziati dal Parco, infatti, se ne aggiungono 255mila dalla Regione e 95mila dal Comune per un totale di 437mila euro. Ma la vicenda potrebbe avere strascichi giudiziari e una conclusione non così rapida per via di una divergenza di vedute tra gli enti e la proprietà delle aree.

La cordata pubblica, infatti, è convinta di poter far valere un diritto di prelazione su una compravendita tra privati definita a ottobre 2022 e finalizzata a marzo 2023, nell’ambito della procedura di liquidazione volontaria avviata sei anni fa dalla società Immobiliare Lido di Classe con sede a Roma che aveva comprato l’area agli inizi degli anni Settanta con il progetto di realizzare un villaggio turistico con stabilimenti balneari e un porticciolo alla foce del Bevano (il pretore ordinò invece il sequestro dell’area sulla base della Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale firmata nel 1971 in Iran). Lo scorso marzo è stata acquistata dalla Cpi Real Estate Italy, una Spa italiana controllata da Cpi Property Group, società immobiliare che oggi ha sede in Lussemburgo dopo essere stata fondata in Repubblica Ceca dal magnate Radovan Vitek già coinvolto nelle vicende legate al nuovo stadio della Roma.

«Il Parco ha affidato un incarico al professor Marco Dugato – afferma il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale – e dalla sua analisi è emerso che l’informazione sulla vendita e i comportamenti del venditore in nessun modo hanno rispettato i precisi dettami previsti dalla legge e anzi sono stati palesemente finalizzati a evitare l’esercizio della prelazione». Secondo i privati, che hanno concluso l’affare per 580mila euro, invece è stato fatto tutto a norma e dicono di aver atteso sei mesi sebbene per legge ne avrebbero dovuti concedere solo tre (vedi box grigio in basso).

Si tratta di una superficie di quasi 500 ettari – compresa una parte della pineta di Lido di Classe – che rappresenta una delle più belle e più selvagge aree del Delta del Po, suddivisa in tre zone denominate con la classificazione A, B e C, sottoposte a vari gradi di tutela: una zona A “di protezione integrale”, una zona B “di protezione generale” e una zona C “di protezione ambientale”. Il Delta intende acquisire solo le porzioni A e B cioè quelle con i vincoli di tutela più rigidi. «Le aree A e B – si legge in una nota della Regione – rientrano tra quelle che la legge quadro sulle aree protette consente di riscattare, mentre la restante area C non può per legge essere oggetto di prelazione e rimarrà al momento di proprietà privata». La stima di 437mila euro per i terreni in zona A e B è basata sul valore complessivo di 580mila euro della compravendita di otto mesi fa. Il Comune di Ravenna però ha già espresso la volontà dell’acquisizione anche dell’area C.

De Pascale, parlando con il quotidiano Il Resto del Carlino, ha riassunto le presunte mancanze del venditore: la comunicazione del venditore al Parco non conteneva l’indicazione delle particelle catastali per l’esatta identificazione delle aree A e B in vendita, non indicava il prezzo del rogito e le modalità di versamento.

Ortazzo

Se effettivamente non è stato rispettato il protocollo, probabilmente dovrà stabilirlo un tribunale in sede civile. Ma al di là dei cavilli burocratici, i fatti dicono che il Parco era a conoscenza di tutto. Massimiliano Costa è il direttore e il 25 ottobre del 2022 ha inviato una lettera alla Regione, alla Provincia e al Comune da cui è tratto questo passaggio: «Il 19 ottobre 2022 abbiamo ricevuto dall’Immobiliare Lido di Classe in liquidazione (proprietaria di Ortazzo e Ortazzino dagli anni ‘70, ndr) un’informativa relativa alla cessione di aree rientranti nel Parco con richiesta di manifestare eventuali diritti di prelazione. Intendiamo esercitare il diritto e pertanto si richiede alla Regione la disponibilità a finanziare questo intervento strategico». Lo stesso Costa poi in una riunione del comitato esecutivo del Parco avvenuta il 21 agosto 2023, come si legge dal verbale dell’assemblea, ha ricordato che «la Regione non ha risposto». Non solo. I tre mesi di tempo per la prelazione scadevano il 19 gennaio 2023 e il 6 dicembre 2022 c’è stato un incontro in Regione che ha toccato il tema: «La Regione – ha detto sempre Costa nella stessa riunione del comitato esecutivo – non ha concesso il finanziamento perché non ci sarebbero i presupposti». Insomma, difficile vederci un ostacolo dei venditori. Il direttore Costa però sostiene anche che il Parco ha inviato due comunicazioni al liquidatore dell’Immobiliare Lido di Classe, una a novembre 2022 e una a febbraio 2023, per manifestare l’interesse all’acquisto ma sono rimaste lettera morta. Da qui la decisione di affidarsi a un legale.

La situazione si è ulteriormente complicata di recente. Un altro preliminare di vendita è stato firmato l’8 settembre scorso per un nuovo passaggio di proprietà di Ortazzo e Ortazzino, questa volta per un milione e 60mila euro. Il venditore, la società Cpi Real Estate Italia, come da prassi ha notificato al Parco le tempistiche per esercitare la prelazione: c’è tempo fino all’11 dicembre. Questa però non interessa agli enti pubblici. «Il Parco – spiega il sindaco – sta azionando il proprio diritto di riscatto sulla vendita già avvenuta e ai valori ad essa riferiti; qualsiasi ulteriore vendita che la proprietà dovesse tentare, non avrebbe alcun effetto poiché il riscatto viene esercitato dal Parco in riferimento alla prima vendita, non su altri atti».

La domanda che continua a rimbalzare senza risposta nella vicenda Ortazzo-Ortazzino è perché società immobiliari private facciano affari su aree vincolate rigidamente. «Non abbiamo mai pensato, nemmeno per un secondo, a un possibile sviluppo immobiliare su un singolo centimetro quadrato dell’area», ha dichiarato al Corriere Romagna il 21 ottobre scorso il ravennate Mirko Bertaccini, general manager di Cpi Property Group che controllava Cpi Real Estate Italy, la società che a marzo ha acquisito l’area e ora la sta rivendendo con una maggiorazione del prezzo dell’80 percento.

Il direttore del Parco del Delta, Massimiliano Costa, in una riunione del comitato esecutivo di agosto 2023 aveva formulato alcune ipotesi sulle possibili intenzioni alla base delle trattative. «I terreni in questione potrebbero essere venduti ad aziende agricole, che potrebbero richiedere all’Ue indennizzi per il mancato reddito agricolo, in quanto parte delle aree sono ancora indicate in catasto come seminative essendo antiche risaie. In virtù dei vincoli in quei terreni non è possibile alcuna pratica agricola, ma nulla toglie che la proprietà, grazie alla non aggiornata classificazione catastale, possa avanzare richiesta di indennizzo per l’impossibilità a coltivare a favore delle aree tutelate. Un beneficio che andrebbe a costituire una specie di rendita, costante e non insignificante». Una settimana dopo queste parole, Cpi Real Estate ha firmato un preliminare di vendita alla società Gobbino, che è un’azienda agricola ferrarese.

Fonti qualificate sull’argomento assicurano che la pratica è improbabile visti i rigidi controlli dell’Ue contro i cosiddetti “finti contadini”.

Ortazz

Incidente tra tre auto a Cervia: chiusa l’Adriatica per due ore

[+++AGGIORNAMENTO+++ L’Adriatica ha riaperto alle 17 di domenica 26 novembre]

A causa di un incidente stradale, temporaneamente interdetta al traffico la strada statale 16 “Adriatica”, in entrambe le direzioni, all’altezza del km 171,600 a Cervia.

Nel sinistro – le cui cause sono ancora in corso di accertamento – sono rimasti coinvolti tre veicoli.

Sul posto sono presenti le squadre Anas e le Forze dell’Ordine per gli accertamenti della dinamica, la gestione dell’evento e il ripristino della viabilità nel più breve tempo possibile.

Il servizio clienti “Pronto Anas” è raggiungibile chiamando il numero verde gratuito 800.841.148.

Il filosofo femminista: «Il problema non sono gli uomini, ma l’idea di maschile»

Le riflessioni di Lorenzo Gasparrini sulla violenza di genere: «Le società cambiano in fretta, ma i paradigmi culturali no. La politica? non si fa carico di soluzioni a lungo termine»

Gasparrini

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il centro di aiuto Demetra di Lugo ha organizzato un incontro con Lorenzo Gasparrini, “filosofo femminista”, divulgatore e autore di diversi libri – “Ci scalderemo al fuoco delle vostre code di paglia” (D Editore, 2023) è l’ultimo in ordine di uscita.

Gasparrini, di cosa si occupa un filosofo femminista?
«Di questioni di genere e di quanto queste impattino sulla società come complesso e sull’esistenza di ciascuno». 

Come è nato il suo interesse per il femminismo e le tematiche di genere?
«Quando ero uno studente di filosofia mi sono imbattuto in alcuni testi di filosofe femministe e ho scoperto che non solo dicevano cose importantissime sul mio genere, contrariamente a quello che sentivo dire, ma anche che questi argomenti erano pesantemente osteggiati dalle persone all’interno dell’università. Questo mi ha portato ad abbandonare presto la carriera accademica e a iniziare a fare divulgazione. E ho constatato che c’è un’enorme voglia di parlare di questi argomenti». 

Anche da parte degli uomini?
«Come no, certo. Se c’è stato un progresso in questi anni, questo è dato dalla fine dell’indifferenza su questi argomenti. Anche quando c’è polemica o discussione va bene, perché vuol dire che l’argomento smuove ed è l’inizio di un possibile dialogo».

Negli ultimi anni gli episodi di femminicidio sembrano essersi intensificati, o almeno si ha la sensazione che se ne parli molto di più. Cosa è cambiato rispetto al passato?
«La differenza è che adesso lo sappiamo riconoscere. Abbiamo una parola per nominarlo, tanto per cominciare. Abbiamo riconosciuto che è una specifica forma di violenza e di omicidio che conta non per il genere della vittima, ma per il motivo del gesto. Il fatto che un uomo arrivi a pensare che è giusto uccidere la propria compagna perché non si comporta come ritiene che una donna dovrebbe comportarsi è indice di una storia sociale di cui bisogna occuparsi. È evidente che se c’è anche solo un uomo che uccide per quel motivo ce ne saranno cento che picchiano, e per ognuno di questi ce ne saranno altrettanti che minacciano e ricattano… Eccola la piramide, l’iceberg di cui il femminicidio rappresenta la punta».

Le leggi non sono sufficienti per arginare il fenomeno?
«Se si vuole assottigliare la punta bisogna agire dal basso. Inoltre, servono leggi non solo nel senso punitivo e repressivo, ma che stimolino pratiche sociali diverse per fare fronte a questo problema». 

Ad esempio?
«Introdurre nel sistema dell’istruzione, a tutti i livelli – dalla scuola elementare all’università – l’insegnamento di queste tematiche. Per farlo, però, bisogna avere a disposizione tante persone preparate, e ad oggi non ce ne sono abbastanza per coprire tutte le scuole dell’obbligo. Si tratta di soluzioni a lungo termine, cosa che spesso spinge la politica a non farsene carico».

Quali sono le cause di questa cultura maschilista dilagante?
«Le società cambiano molto velocemente, ma i nostri paradigmi culturali no. Il problema non sono gli uomini di per sé, è l’idea di maschile che mi porto avanti culturalmente».

In questi giorni sta avendo grande risonanza mediatica l’appello di Elena, sorella di Giulia Cecchettin, in cui si fa riferimento, tra le altre cose, alla “cultura dello stupro”. Che cosa significa?
«È una cultura nella quale lo stupro è considerato qualcosa che può accadere perché visto come qualcosa che attiene alla sfera sessuale e frutto di irrazionalità, di un impulso. È importante ricordare, invece, che lo stupro è un meccanismo di potere, ed è l’apice di una serie di comportamenti e abitudini, come il complimento non gradito o la battuta fuori luogo, che da tanto tempo noi consideriamo come normali».

In alcuni uomini prevale la tendenza a prendere le distanze da tutto questo. Spesso si sente dire: “Io non sono violento, quindi non è un problema mio”. Perché questo pensiero è sbagliato?
«È importante dire a più uomini possibili che questa risposta non c’entra niente. Non importa quello che tu fai o non fai, importa il fatto che non fai niente. Se vedi una situazione di pericolo, qualunque essa sia, è tua responsabilità sociale dare l’allarme, intervenire. Se non fai niente sei parte del problema». 

Può il linguaggio giornalistico contribuire ad alimentare la cultura dello stupro?
«In Italia c’è ancora un problema di lessico corretto da usare in certe situazioni, cosa che non si riscontra allo stesso modo in altri Paesi. Non riusciamo a capire che espressioni come “bravo ragazzo” o “onesto lavoratore” non fanno altro che spostare l’attenzione del lettore là dove non dovrebbe andare. Chi fa giornalismo ha un potere enorme e deve usarlo correttamente, così come deve assumersi una responsabilità, altrimenti contribuisce a questo mancato progresso».

Orchestre rinomate e interpreti d’eccezione all’Alighieri con “Ravenna Musica”

L’associazione musicale Angelo Mariani ha presentato la sua stagione di punta, “Ravenna Musica”, un cartellone con orchestre rinomate e interpreti d’eccezione, a cura del direttore artistico Romano Valentini.

Otto gli appuntamenti di musica classica in abbonamento che si dipaneranno da martedì 13 febbraio a mercoledì 8 maggio, e si svolgeranno tutti al Teatro Alighieri.

Orchestra Leonore
Orchestra Leonore

L’inaugurazione è affidata all’Orchestra Leonore, più volte ospite della stagione negli anni passati, con la partecipazione del pianista Andrea Lucchesini, vincitore del Concorso Dino Ciani che gli ha conferito fama internazionale. Sarà solista nel Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Chopin.

Martedì 20 febbraio un altro gradito ritorno, il violoncellista Enrico Dindo, dalla brillante carriera internazionale, iniziata dopo aver conquistato nel 1997 il Primo Premio al Concorso “Rostropovich” di Parigi. Sarà affiancato dall’orchestra da camera da lui fondata nel 2001, I Solisti di Pavia. Fra i brani in programma il Concertino per violoncello e archi op. 43bis di Weinberg e la composizione da “Quatour pour la fin du temps” n. 5 Louange a l’éternité de Jesus per violoncello e archi di Messiaen.

Mercoledì 6 marzo sarà di scena il primo dei due pianisti solisti previsti dal cartellone: Nelson Goerner. Argentino, classe 1969, è riconosciuto come uno dei più grandi pianisti della sua generazione. Ha vinto nel 1990 il Primo Premio al Concorso Internazionale di Ginevra che ha dato l’avvio alla sua carriera internazionale. Fra i brani che proporrà anche i 10 preludi op. 23 di Sergej Rachmaninov e “Islamey”, Fantasia Orientale op. 18 di Milij Balakirev.

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Alexandra Dovgan @ Oscar Tursunov

Mercoledì 13 marzo prenderà posto al pianoforte Alexandra Dovgan, pianista russa di soli 16 anni. Il grande pianista Grigory Sokolov ha detto di lei: «È un raro caso: la definizione di “bambini prodigio” non è adatto alla pianista Alexandra Dovgan, perché questo miracolo non ha nulla di infantile. Ascoltandola sentirete suonare un adulto, una personalità». Si misurerà con un ampio programma che comprende alcuni dei più grandi compositori per pianoforte Bach, Beethoven, Rachmaninov.

Domenica 24 marzo – unico concerto in programma alle ore 15.30 mentre tutti gli altri saranno alle ore 21 – dopo il felice esperimento dell’anno scorso, si rinnova l’appuntamento dedicato alle famiglie. Quest’anno verrà proposta la celebre favola musicale per voce narrante e orchestra “Pierino e il lupo” di Prokofiev nell’esecuzione dell’Orchestra del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Ravenna diretta da Federico Ferri e la partecipazione come voce recitante di Michele Guerra.

Domenica 7 aprile arriva il duo formato dalla violinista Anna Tifu, vincitrice nel 2007 del prestigioso concorso internazionale George Enescu, e dal pianista Giuseppe Andaloro, insignito del Primo Premio al Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano. Con pagine di Prokofiev, Ravel e de Sarasate.

Nicola Valentini Direttore
Nicola Valentini

Venerdì 26 aprile l’Orchestra Filarmonica “Vittorio Calamani” completa la sua collaborazione triennale con l’Associazione Mariani. Guidata quest’anno dal talentuoso direttore ravennate Nicola Valentini, insieme a composizioni di Mendelssohn, Haydn, Schubert, eseguirà in prima esecuzione assoluta un brano del compositore Federico Gardella commissionato dall’Associazione Mariani.

Infine mercoledì 8 maggio a chiudere “Ravenna Musica” torna sul palcoscenico dell’Alighieri l’Orchestra da Camera di Mantova, nata nel 1981 e vincitrice nel 1997 del Premio Abbiati della critica musicale quale miglior complesso da camera. Si esibirà insieme al violinista ungherese Kristof Barati, uno degli interpreti del momento, dotato di un’ampia gamma espressiva e una tecnica impeccabile, solista nel Concerto per violino e orchestra n. 5 in la maggiore K 219 “Türkish”di Mozart.

Accanto alla sua stagione in abbonamento, l’Angelo Mariani propone altri due concerti: venerdì 2 febbraio al Teatro Alighieri il gruppo Floyd Machine celebra i Pink Floyd e ripercorre la carriera del celeberrimo gruppo rock inglese; giovedì 14 marzo l’Orchestra Theresia eseguirà sotto la bacchetta di Alfredo Bernardini la suggestiva composizione di Haydn “Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce”.

Abbonamento agli 8 concerti di “Ravenna Musica 2024” da 13 a 180 euro a seconda del settore e dell’età. Conferme abbonamenti da sabato 25 novembre; vendita nuovi abbonamenti da lunedì 8 gennaio.

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