sabato
16 Maggio 2026

A Faenza arriva dagli Uffizi il polittico della Beata Umiltà di Lorenzetti

La Pinacoteca Comunale esporrà in mostra il capolavoro della pittura gotica, in prestito dal celebre museo fiorentino

PalaFaenza entra a far parte degli Uffizi Diffusi. Nell’ambito del grande piano di diffusione dell’arte sul territorio lanciato due anni fa dal celebre museo fiorentino, un capolavoro del gotico, il Polittico della Beata Umiltà di Pietro Lorenzetti, lascerà Firenze per essere protagonista, nella Pinacoteca Comunale della città romagnola, di una mostra in corso dal 31 ottobre al 3 marzo 2024.

L’esposizione, finanziata interamente grazie al generoso contributo di privati, offrirà anche l’occasione di ammirare, per la prima volta, i risultati del complesso restauro dell’opera, appena terminato dopo quattro anni di lavoro.

Il Polittico della Beata Umiltà agli Uffizi consta di 14 tavole su fondo oro (oltre alla predella), 11 delle quali raffigurano episodi della vita e dei miracoli della santa faentina, canonizzata nel 1722 e co-patrona della città: con straordinaria vivacità il pittore descrive le gesta e il carattere di questa donna eccezionale, sempre al servizio del prossimo, intellettuale autodidatta, guaritrice, attiva al punto di costruire in prima persona il proprio monastero facendo il manovale.

In uno degli episodi è raffigurata mentre, ispirata da una visione, attraversa il fiume Lamone per recarsi a pregare in un luogo isolato: lo stesso corso d’acqua che nella scorsa primavera è stato causa della tragedia dell’alluvione.

Santa Umiltà è una figura particolarmente significativa per Faenza, e proprio in questo anno terribile l’arrivo del Polittico intende porsi come buon augurio e segno di speranza e ripresa per tutti i cittadini. Per questo il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e il sindaco Massimo Isola hanno fortemente voluto questo progetto, così simbolico della solidarietà tra istituzioni.

L’opera verrà esposta nella sala del Medioevo e Rinascimento della Pinacoteca Comunale di Faenza, inaugurata nel dicembre 2021.

Rossini Open torna a Lugo, ma in quattro nuovi spazi

Dopo l’alluvione il Teatro Rossini è inagibile, così il festival si propaga in città e nel forese. Partenza il 22 ottobre alla Chiesa del Carmine con la Filarmonica Toscanini e Carolin Widmann

Carolin Widmann, Violin By Lennard Ruehle (1)
Carolin Widmann

Il festival “Rossini Open” nacque nel 2021 e riportò il Teatro Rossini, dopo diversi anni, tra i beneficiari del Fondo Unico per lo Spettacolo del Ministero della Cultura. Poi nel 2022 “Rossini Open” tornò in teatro, con la riapertura del teatro lughese dopo i necessari lavori di restauro e adeguamento antisismico.

“Rossini Open” edizione 2023 conosce un’ulteriore declinazione e adeguamento, a seguito dell’attuale inagibilità del Teatro Rossini causata dall’alluvione del maggio scorso. Il Rossini è di nuovo un cantiere e lo rimarrà per alcuni mesi, ma l’attività musicale non si ferma, “esce” dal teatro e si propaga in quattro nuovi spazi cittadini e del forese, per un totale di quindici eventi che si svolgeranno dal 22 ottobre al 20 dicembre 2023: l’Oratorio di Sant’Onofrio che ospiterà 7 eventi, la Chiesa del Carmine (4 eventi), il Teatro di San Lorenzo (2 concerti) e l’Antica Pieve di Campanile in località Santa Maria in Fabriago (2 concerti).

Nonostante la forzata riduzione del cartellone e degli organici coinvolti, rimane invariata la filosofia di “Rossini Open”, il dialogo tra diversi generi musicali, dal classico al contemporaneo fino al rock e al jazz, e tra diverse forme d’arte come la poesia e la musica, con un’attenzione particolare anche alla voce di musicisti legati al nostro territorio, mantenendo un legame naturale col grande repertorio cameristico, lirico e sinfonico.

In tal senso si giustifica il concerto inaugurale del 22 ottobre con la presenza della prestigiosa Filarmonica Toscanini di Parma, con la partecipazione straordinaria della violinista e direttrice tedesca Carolin Widmann. Notevole il programma creato appositamente con un organico orchestrale adatto al palcoscenico della Chiesa del Carmine, con due rare opere di Fanny Mendelssohn e Clara Schumann affiancate a opere dei loro più famosi parenti: il fratello Felix Mendelssohn e il marito Robert Schumann. Ecco dunque in apertura le Tre Fughe su temi di J. S. Bach di Clara Schumann nella versione per orchestra d’archi di Andrea Luca Beraldo e l’Adagio ma non troppo dal Quartetto per archi n. 1 in mi bemolle maggiore di Fanny Mendelssohn, (Michaela Costea, spalla della Toscanini ne sarà il violino concertatore) quindi i due grandi Concerti per violino e orchestra di Mendelssohn (in do minore op. 64) e Schumann (in re minore) con Carolin Widmann al violino e alla direzione. Proprio questi due concerti sono oggetto della sua ultima incisione (2016) per la leggendaria etichetta ECM con la Chamber Orchestra of Europe. Anche in questo caso la stella tedesca dell’archetto dirigeva dallo strumento.

Ancora alla Chiesa del Carmine, venerdì 27 ottobre protagonista sarà lo storico organo Callido (1797), uno dei migliori organi del grande costruttore veneto, che fu spesso suonato da Gioachino Rossini allorché abitava a Lugo e studiava coi fratelli Malerbi. A interpretare l’integrale delle rare musiche originali per organo di Giacomo Puccini sarà l’organista cremonese Paolo Bottini, titolare dell’organo del Duomo di Cremona, grande concertista e studioso del suo strumento, organista liturgico per vocazione che nel corso del biennio 2012-13 ha prestato servizio quale organista supplente al petit Cavaillé-Coll della chiesa della Trinità a Parigi, ove fu titolare il grandissimo Olivier Messiaen. Sempre a Parigi, ha ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione di organista liturgico rilasciato dalla diocesi. Concertista sin dal 1997, Bottini è particolarmente attento nella ricerca di programmi originali nonché nella valorizzazione delle qualità orchestrali degli organi.

Lunedì 6 novembre ci si sposterà nel vicino Oratorio settecentesco di Sant’Onofrio per ascoltare il concerto di due grandi talenti formati con il Maestro Mauro Minguzzi alla Scuola “Giuseppe e Luigi Malerbi” di Lugo: stiamo parlando di Sofia Donato e Riccardo Martinelli, due giovanissimi interpreti che hanno vinto numerosi concorsi pianistici internazionali e che spesso si sono esibiti sullo stesso palcoscenico condividendo il successo del pubblico. Sofia Donato suonerà la Fantasia op. 28 di Mendelssohn, lo Scherzo in mi bemolle minore op. 4 di Brahms e i Sei Pezzi per pianoforte di Respighi, mentre Riccardo Martinelli si confronterà con la Sonata in fa maggiore Hob. XVI: 23 di Haydn, la Sonata n. 2 in sol minore op. 22 di Schumann e la Sonata Tragica op. 39 n. 5 di Medtner.

Giovedì 9 novembre di nuovo al Carmine sull’organo Callido, ecco l’organista Irene De Ruvo, specializzata in organo barocco a Basilea con J. Z. Zehnder e titolare di cattedra a Cosenza, impegnata in un singolare programma intitolato “Le radici nella musica popolare” con musiche cinque e seicentesche di Francesco Feroci, Domenico Zipoli, Johann Kaspar Kerll, Girolamo Frescobaldi, Christian Erbach, Johann Froberger, Bernardo Storace e Giovanni Battista Dalla Gostena. Autore quest’ultimo di cui Irene De Ruvo ha inciso l’opera organistica nel 2016 per la raffinata etichetta belga Arcana.

Sabato 11 novembre nell’Antica Pieve di Campanile in località Santa Maria in Fabriago (il Campanile risale all’XI secolo) ecco il concerto Teleion – frammenti di musica greca antica con la voce di Camilla Lopez e il pianoforte di Matteo Ramon Arevalos. Ossia una rarissima serata di archeologia musicale in cui i due artisti (la Lopez formatasi al Teatro delle Albe e nella compagnia Fanny&Alexander, Arevalos di formazione classica e poi dedito a esplorazioni musicali nei più diversi repertori) propongono una loro ricostruzione e reinterpretazione della musica greca a partire dallo studio profondo dei pochi frammenti greco antichi rimastici (una trentina in tutto) e l’analisi dei testi antichi (da Platone ad Aristotele) in cui è citata l’arte musicale. Il risultato è un’affascinante proposta che lega la musica più antica a uno dei luoghi più antichi del territorio e che incanterà gli spettatori in un ambiente veramente unico.

Sabato 18 novembre all’Oratorio di Sant’Onofrio concerto straordinario del pianista imolese Pietro Beltrani interamente dedicato alla musica di Sergej Rachmaninov, in occasione del 150esimo anniversario della nascita. Apprezzato anche come jazzista, allievo di Giorgio Farina e perfezionatosi con Franco Scala e Piero Rattalino all’Accademia di Imola, Pietro Beltrani è ormai considerato fra i più interessanti interpreti del compositore russo, di cui ha inciso nel 2019 il Rach3 (il celebre terzo concerto per pianoforte e orchestra) e l’integrale delle trascrizioni pianistiche. Compact disc quest’ultimo che ha ricevuto il consenso incondizionato della critica internazionale e le “Cinque Stelle” della rivista “Musica”.

Mercoledì 22 novembre all’Oratorio Sant’Onofrio serata di poesia e musica con il violoncellista Michele Marco Rossi che incontra Valerio Magrelli, tra i più importanti e conosciuti poeti italiani viventi. Millennium Poetry è un “viaggio sentimentale” – come lo definisce lo stesso Magrelli – nella storia e nell’evoluzione della poesia italiana, dalle origini dell’Indovinello Veronese ai versi della contemporaneità, di cui Magrelli è affermato protagonista. Già ampiamente apprezzato dal pubblico dei lettori quanto da quello televisivo per i suoi numerosi interventi a carattere divulgativo e di immediato impatto, Magrelli incontra uno degli esponenti più rappresentativi del pensiero musicale contemporaneo, Michele Marco Rossi, in un percorso congiunto che attraverso i versi dei grandi poeti e le note dei compositori di tutte le epoche traccia una linea, uno spaccato dell’esperienza umana.

Domenica 26 novembre nell’Antica Pieve di Campanile a Santa Maria in Fabriago, esibizione del formidabile Quartetto Mirus formato da Massimiliano Canneto e Federica Vignoni (violino), Riccardo Savinelli (viola) e Luca Bacelli (violoncello), alias uno dei migliori quartetti italiani della scena internazionale formato nel 2008 da quattro strumentisti dell’Orchestra Mozart, l’ultima creatura musicale di Claudio Abbado. Quasi un omaggio al grande direttore milanese scomparso nel 2014 sembra l’impaginato del concerto a “Rossini Open”: dopo l’ascolto dei Tre Pezzi per quartetto d’archi di Igor Stravinskij e il Quartetto op. 95 di Beethoven, il Quartetto Mirus interpreterà “La Morte e la Fanciulla”, cioè il Quartetto n. 14 in re minore D. 810 di Franz Schubert, uno dei più grandi capolavori per quartetto d’archi, composto nel 1824, pubblicato postumo nel 1831, che ha sempre goduto popolarità, soprattutto per il secondo tempo, il mirabile “Andante con variazioni” sul tema liederistico già utilizzato nel febbraio del 1817, su testo del poeta tedesco Matthias Claudius (1740-1815), in Der Tod una das Mädchen, (La morte e la fanciulla), che ha dato poi il titolo all’intera composizione. Un pensiero di rassegnata tristezza grava sul tema principale della variazione, indicato da Schubert con queste parole pronunciate dal personaggio simbolico della morte, consolatrice di ogni umano affanno: «Non aver paura, non ti faccio male. Riposerai dolcemente sulle mie braccia».

Sempre all’Oratorio di Sant’Onofrio mercoledì 29 novembre si potrà ascoltare il programma “…tra Cielo e Terra, Musica di infinito e di istanti” col duo formato dal flautista Massimo Ghetti e dalla pianista Annalisa Mannarini, entrambi apprezzati docenti alla Scuola a indirizzo musicale “Innocenzo da Imola” e ideatori di programmi innovativi. Come quello proposto al “Rossini Open”, ben descritto in una nota dagli stessi interpreti: «Alla musica che trascende il tempo si unisce il senso terreno dell’istante, ma non per questo effimero. La sospensione del tempo è solo un pretesto per godere della luce di questa bellezza mutevole, sfuggente». Ecco dunque singolari accostamenti di musiche originali o trascritte di J. S. Bach, L.Bernstein, A. Casella, L. Maya, N. Rota, C. Corea, M. Pilati, P. Metheny, H. Hancock.

Lunedì 4 dicembre all’Oratorio di Sant’Onofrio giunge il Trio d’ance della Filarmonica Arturo Toscanini formato da Gian Piero Fortini oboe, Daniele Titti clarinetto e Davide Fumagalli fagotto. Il trio si è costituito all’interno della compagine orchestrale da cui prende il nome. È formato dalle tre prime parti che, oltre a vantare una importante formazione individuale, collaborano con Accademie e Conservatori italiani. Nasce sul modello degli ensemble, di fiati che, a partire dal ‘700, animavano le corti e i salotti nobiliari dei quali si apprezzava moltissimo il suono deciso, a volte scuro, di questi strumenti. Nei loro frequenti concerti, si cimentano con un repertorio vario e diversificato comprendente la musica del ‘700 e le musiche originali composte nel XX secolo, frutto dell’estro per lo più dei compositori francesi creatori di una importante letteratura per questo tipo di ensemble, di cui mettono in evidenza le enormi potenzialità coloristiche, e inoltre arricchiscono i loro programmi con autori crossover tra classica e jazz. In programma il Divertimento n. 1 in do maggiore e “Una donna a quindici anni” dal Così fan Tutte di Mozart, il Tema e Variazioni su “Là ci darem la mano” WoO 28 da Don Giovanni di Mozart, “Ma dall’arido stelo divulsa” da Un ballo in Maschera e la Parafrasi da concerto su temi de Il Trovatore di Giuseppe Verdi di Emilio Ghezzi.

Giovedì 7 dicembre sempre all’Oratorio Sant’Onofrio, è la volta del Quartetto Böcklin dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, formato da Clarice Binet e Alice Parente al violino, Francesco Zecchi alla viola e Maria Chiara Gaddi al violoncello. Intensissimo il programma proposto, che accosta il Quartetto per archi n. 8 in do minore op. 110 di Dmitri Shostakovich al celebre Quartetto n. 12 in fa maggiore op. 96 “Americano” di Antonin Dvorak.

Domenica 10 dicembre all’Oratorio di Sant’Onofrio esibizione del violoncellista lughese Antonio Cortesi, diplomato al Conservatorio di Cesena e all’Accademia di Imola con Orfeo Mandozzi e Marian Chen all’Accademia di Pinerolo, frequentatore di molteplici master class con Enrico Dindo, Hans Jorgen Jensen, Giovanni Gnocchi, Natalia Gutman, Luigi Piovano, Francesco Dillon e Jakob Spahn. Violoncellista in varie orchestre come la Giovanile Cherubini, l’Alpen Synphonie Orchester e la Corelli di Ravenna, da qualche tempo Cortesi ha messo a punto un singolare recital che prende il titolo “A delicate revolution”, in cui alterna proprie composizioni ad alcune pagine per violoncello solo di Johann Sebastian Bach (Suites), Domenico Gabrielli (Ricercare n. 1), Dimitri Kabalevsky, Max Richter (Monologue) e Dmitri Kabalevsky (Lied& March).

Mercoledì 13 dicembre ci si dirige al Teatro di San Lorenzo per il primo di due concerti “crossover”, in cui il principio della “contaminazione” è perfettamente speculare: col Nonetto History of Rock (corno e archi) nato in seno alla Giovanile Luigi Cherubini ascolteremo celebri brani dei Rolling Stones, Queen, Pink Floyd, ADCD e Rem, riarrangiati in versione classica dal contrabbassista Claudio Cavallin.

Venerdì 15 dicembre col noto cantante e compositore John De Leo (ex front man del gruppo pop-rock Quintorigo) succederà l’opposto: un brano classico come l’Adagio della Sonatine di Ravel, viene rielaborato e declinato come pezzo rock con la inconfondibile voce di John De Leo insieme alla Grande Abarasse Orchestra.

Quindicesimo e ultimo evento di “Rossini Open” è in programma mercoledì 20 dicembre con il Corelli Ensemble e il Coro Ecce Novum diretto da Silvia Biasini per l’esecuzione di Stabant Matres del compositore pesarese Paolo Marzocchi: la locandina recita “parabola spirituale per cinque voci soliste, tre attrici, coro misto e ensemble strumentale, musica di Paolo Marzocchi, testi di Guido Barbieri. È una intensa opera contemporanea in cui il classico Stabat Mater viene declinato al plurale, Stabant Matres. Interpreti i soprani Valentina Coladonato, Manuela Rasori, Clara La Licata, Benedetta Gaggioli e il mezzosoprano Simona Mastropasqua con le attrici della Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”. Ma nessuno meglio dell’autore del testo, il critico musicale e storico della musica Guido Barbieri, può descrivere lo spettacolo, che ha debuttato con grande successo al Ravenna Festival nel luglio scorso: «Lungo la genealogia di Gesù, con cui si apre il Vangelo di Matteo, nella linea che lo riconduce a Davide, ci sono quattro donne: Tamar, sposa di Giuda; Rahab, moglie di Salmon, che genera Booz; Rut, sposa di Booz e madre di Obed, padre di Iesse che infine genera re Davide; e Betsabea che con questi genera Salomone. Alle antenate che mai hanno visto il Salvatore si aggiunge poi Maria. Con una produzione del tutto originale e nell’intreccio di canto, recitazione e musica, si evocano queste antiche madri, che non appartengono al popolo di Israele e, tranne Betsabea, arrivano dagli strati più umili della società – assumendo talvolta anche i panni di prostitute. Gli esegeti biblici non hanno dubbi: Cristo è figlio del “popolo eletto”, ma per discendenza matrilineare rappresenta tutta l’umanità, senza distinzione di censo, di appartenenza e di identità».

Inizio concerti ore 20.30 / Prezzo biglietti: € 10,00

Vendita biglietti: dal 18 ottobre online sul sito www.vivaticket.com e presso i puni vendita vivaticket. Le sere di spettacolo dalle ore 19.30 presso le sedi dei concerti.

Info: www.teatrorossini.it / tel. 0545.299542 / biglietteria@teatrorossini.it

«Sempre meno occupati e più precari: Ravenna deve puntare sull’industria»

La segretaria della Cgil Marinella Melandri: «Il turismo invece non porta valore aggiunto. L’alluvione ha dimezzato le giornate di lavoro in agricoltura, ci saranno conseguenze»

Cgil Ravenna Roma

«Era davvero da tanto tempo che non mi capitava di rispondere che non ci sono più posti nei pullman per partecipare a una manifestazione. Credo sia un segnale di una rinnovata voglia di partecipazione, dopo anni di individualismo estremo». Ce lo diceva Marinella Melandri, dal 2020 segretaria provinciale della Cgil di Ravenna, alla vigilia della manifestazione nazionale del sindacato del 7 ottobre a Roma, con 9 pullman e altre centinaia di persone partite in treno e in auto dal Ravennate per “difendere e attuare la Costituzione, i suoi valori e i suoi principi”, contro «l’autonomia differenziata che divide il paese e contro la riforma costituzionale che introduce il premierato con legge maggioritaria, sottraendo il valore del Parlamento».

Melandri, il “merito” è del Governo?
«Anche, sì. Perché se da un lato c’è un Paese anestetizzato, dall’altro c’è chi sta prendendo coscienza di certe scelte e di quanto potranno incidere sulla nostra società e non vogliono restare solo a guardare».

Parlando di lavoro, quali sono le priorità sulle quali il Governo dovrebbe intervenire, secondo lei?
«La vera emergenza è la sicurezza sul lavoro. La tragedia di oltre tre morti al giorno non è accettabile. E su questo aspetto non c’è stata alcuna risposta da questo governo. L’altro tema poi è l’emergenza salariale: in Italia abbiamo gli stipendi che hanno perso maggiore potere d’acquisto in Europa negli ultimi vent’anni».

Cosa ne pensa della battaglia del “salario minimo” rilanciata poche settimane fa anche da Elly Schlein alla festa dell’Unità?
«Diciamo che ha il merito di aver messo il  tema al centro di un dibattito. Il salario minimo è indispensabile ma da solo può essere controproducente e va accompagnato a una serie di provvedimenti a sostegno della contrattazione, che in Cgil abbiamo sempre pensato potesse “bastare”, mentre invece oggi la diffusione del precariato ha indebolito anche questo esercizio. Ma senza soglia minima e senza regole il rischio è che possano proliferare contratti pirata, sottoscritti da sindacati di comodo».

Qual è dal vostro osservatorio la situazione del mondo del lavoro in provincia?
«In questi anni – e il trend è confermato anche nel primo semestre del 2023 (con circa 800 contratti di lavoro in meno, rispetto al primo semestre del 2022, ndr) – prosegue una riduzione dell’occupazione come lavoro dipendente e si accelera il processo di precarizzazione. Ci sono sempre meno occupati, in pratica, e tra gli occupati sono sempre meno quelli a tempo indeterminato».

C’è chi dice che sono i giovani a non volere più il posto fisso…
«La verità è che fanno molta fatica a trovare un lavoro regolarmente remunerato e adeguatamente riconosciuto. E quindi si accontentano di quello che offre il mercato, spesso un contratto a chiamata, senza nessuna prospettiva. Stiamo assistendo anche alla riduzione dei contratti di apprendistato, che erano invece utili. È vero che i giovani hanno una propensione a un maggiore dinamismo, sono più propensi a fare esperienze di diverso tipo, ma il loro è un precariato involontario, glielo assicuro».

È difficile trovare lavoratori, come spesso lamentano le imprese del settore industriale?
«È vero che spesso l’offerta non è coerente con la domanda. Ma va detto che altrettanto spesso l’impresa cerca personale già formato, senza volersi prendere l’impegno in prima persona. Il tema si sta affrontando, trovando anche soluzioni, non solo a scuola, però, dove credo sia più corretto formare le persone dal punto di vista umano, non solo lavorativo. Meglio specifici percorsi post diploma, come stanno nascendo».

Anche da queste parti vanno deserti i concorsi pubblici?
«Sicuramente sono cambiati i tempi. Oggi non è più appetibile il lavoro nella pubblica amministrazione, soprattutto per le lauree professionalizzate, dove è più redditizio lavorare in proprio. Questo dice molto sul disinvestimento che nel tempo è stato fatto nel pubblico».

A livello locale quali sono le criticità più importanti?
«Innanzitutto ci sono criticità enormi nel comparto agricolo, che è difficilmente controllabile. Abbiamo sentore di lavoro nero, ma non abbiamo evidenze, e quando le abbiamo facciamo denuncia. Servirebbe un potenziamento dell’ispettorato del lavoro. È un settore con ancora una forte presenza straniera e c’è poca consapevolezza delle regole. Con l’alluvione le cose sono peggiorate e ci è stata comunicata una riduzione del 50 percento delle giornate lavorative: ci saranno effetti anche nell’indotto. C’è poi il turismo con il suo contesto di precarietà e di scarso rispetto delle regole. In questo campo serve un salto di qualità: il nostro modello di accoglienza non regge più. La Riviera romagnola sta scaricando i prezzi bassi (rispetto alla concorrenza) su chi lavora».

Qual è la situazione al porto?
«Il tema degli appalti e dei subappalti è sempre complicato da affrontare, ma abbiamo alle spalle un lavoro ultradecennale che ha coinvolto tutti i soggetti e che ha dato frutti importanti. Ora quel modello sarebbe da esportare  in Marcegaglia e al petrolchimico. Ma se al petrolchimico c’è comunque una consapevolezza importante, in Marcegaglia questa manca. Si tratta di un lavoro pericoloso, in uno stabilimento con alta concentrazione di appalti e molto turnover di personale. Noi abbiamo notizia quasi settimanalmente di incidenti, ma l’errore umano va prevenuto. È importante per noi essere stati ammessi come parte civile al processo per l’ultimo infortunio mortale: potremo comprendere e conoscere quali sono gli elementi che non hanno funzionato».

Cosa ne pensa del settore dell’energia e dell’offshore? Siete favorevoli ai discussi progetti del rigassificatore e della cattura e stoccaggio di Co2?
«Il tema della salvaguardia dell’occupazione in questo comparto è ormai quasi passato, ormai è ridotta al lumicino. Qui oggi il tema è invece quello della prospettiva. In una realtà come quella ravennate che vuole e deve essere industriale – perché abbiamo visto come il turismo non sia in grado di creare valore aggiunto – è necessario evolvere verso un modello industriale di avanguardia. Un modo per riconvertire manodopera in settori qualificati che danno valore aggiunto al territorio e trattamenti economici importanti a chi ci lavora. L’impianto di cattura di Co2 è un’opportunità per ridurre le emissioni, anche se non è l’unica soluzione da perseguire. In alcuni settori, quelli cosiddetti hard to abate è difficile immaginare ora fonti alternative e serve quindi puntare sulla transizione tecnologica per salvare i posti di lavoro. Così come il rigassificatore: se è vero che c’è un’emergenza gas, dove lo estraiamo non cambia molto: almeno qui ci sono già competenze, ci saranno nuovi posti di lavoro e non disperdiamo ulteriore gas nel trasporto».

Sutter: «A Gaza in corso un genocidio, in Italia si semplifica troppo il conflitto»

L’ex dirigente comunale è membro del consiglio di amministrazione di un’associazione che opera nella Striscia, ha più volte visitato il paese e ora è in contatto con gli operatori del centro: «Presto una raccolta fondi»

Sutter
Raffaella Sutter (a sinistra) con un’operatrice del centro di Gaza City

Ex dirigente comunale a Ravenna, sociologa, con una breve parentesi in politica nella stessa città (si candidò a sindaca nel 2016 in una lista che per la prima e ultima volta ha raccolto tutte le forze a sinistra del Pd), Raffaella Sutter si occupa da anni di cooperazione internazionale e in particolare di progetti in corso nella Striscia di Gaza. Dal 2021 è nel consiglio di amministrazione di Educaid, una Ong di Rimini per cui aveva fatto da valutatrice indipendente in passato e con cui aveva collaborato anche in veste di dipendente comunale. Il Comune di Ravenna infatti partecipa e finanzia i progetti di Educaid in Palestina dal 2003.

Quando la contattiamo ci racconta subito la forte preoccupazione di questi giorni, innanzitutto per l’incolumità di chi opera e beneficia dei progetti di Educaid, in gran parte disabili coinvolti in progetti di peer-counseling. «Il nostro centro ha sede proprio a Gaza City e ci lavorano circa trenta persone, una cinquantina in tutta la Striscia. Sto avendo contatti quotidiani con alcuni di loro, ma non so per quanto ancora. Ormai è rimasto un solo operatore che permette il collegamento a internet e in molte zone manca la luce, quindi i dispositivi si scaricano. Da quello che sappiamo l’edificio dove abbiamo sede è ancora in piedi, ma i palazzi tutt’intorno sono stati bombardati e molti anche dei nostri operatori stanno cercando di sfollare a Sud come richiesto da Israele, ma per persone disabili o anziane è ancora più difficile».

Sutter ci racconta come tra le prime vittime ci sia stato un loro giovane utente che era rimasto gravemente ferito dai soldati israeliani alcuni anni fa e che aveva a fatica ritrovato un’autonomia. Un’altra operatrice è stata tra i pochi sopravvissuti del bombardamento al convoglio che stava sfollando e che ha provocato oltre settanta morti. «Come Educaid abbiamo innanzitutto deciso di anticipare ai nostri operatori e alle operatrici lo stipendio di questo mese e stiamo cercando di trattare con i nostri fornitori per assicurare anche agli assistiti alcuni beni di prima necessità, come l’acqua non solo per lavarsi, ma anche per bere. E stiamo pensando anche a una campagna di raccolta fondi, la situazione è drammatica e non sappiamo come evolverà. In questo momento a Gaza non stanno arrivando aiuti di alcun tipo».

Quasi tutte le persone con cui Sutter è in contatto, vivendo a nord, hanno avuto la casa bombardata e famigliari morti o feriti. E l’evacuazione a sud è comunque complessa. «In realtà – ci racconta Sutter – Israele sta bombardando anche a sud, nei campi profughi nati nel 1948 e gestiti dall’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati. E comunque non si può pensare che oltre un milione di persone si aggiunga al milione e mezzo che già vive a sud, in una situazione già di grande affollamento. Si parla di fino a sessanta persone stipate in una sola aula delle scuole Unrwa trasformate in centri di accoglienza».

Una situazione drammatica causata dalla reazione di Israele al feroce attacco di Hamas di sabato 7 ottobre. Ed è quindi inevitabile chiedere a Sutter, che conosce bene questi territori e li frequenta da vent’anni, quale sia secondo lei il rapporto tra il gruppo politico estremista e da molti definito terrorista e la popolazione palestinese che sta ora pagando un prezzo altissimo. «Non è facile rispondere a questa domanda, l’ambiguità c’è per il semplice fatto che Hamas è l’unica realtà politica e amministrativa di Gaza ormai. Del resto per anni Israele ha fatto accordi con Hamas sui valichi per far passare il cibo e i beni di prima necessità, per esempio. Hamas, finanziata dal Qatar, è stata l’unica realtà a occuparsi della vita di una popolazione repressa, perseguitata, imprigionata. Anche se è vero che ha limitato la libertà di espressione, imposto censure e usato forme di repressione, per tante persone è comunque l’unica realtà che si è occupata dal popolo palestinese, dimenticato invece dal resto del mondo. Basti pensare che anche tante Ong hanno lasciato la Striscia negli ultimi anni».

Ora però Hamas ha provocato, se non forse auspicato, un attacco di Israele a Gaza senza precedenti con gli abominevoli attacchi a migliaia di civili israeliani, incluse famiglie con donne e bambini. «Sì, credo che Hamas sapesse che sarebbe successo tutto questo e lo volesse, anche per fermare gli accordi di Abramo. Ho tanti contatti israeliani, in particolare con persone delle zone colpite. Un aspetto che forse non viene abbastanza sottolineato è che sono stati attaccati kibbutz di tradizione anarchico-socialista, favorevoli al dialogo e alla soluzione pacifica. Sono stati colpiti esponenti della sinistra israeliana e attiviste israeliane per la pace. Credo che non sia secondario né casuale. Non a caso proprio da quelle zone in questi giorni sono in tanti a chiedere a Netanyahu di non invadere Gaza. Penso anche che in Italia troppe persone non conoscano la situazione e di sicuro si è ignorata l’enorme protesta che negli ultimi mesi ha portato centinaia di migliaia di persone a manifestare contro Netanyahu, che ora è anche accusato di non aver saputo proteggere la popolazione. Interi comparti dell’esercito stavano rifiutando di obbedire agli ordini prima del Progrom di Hamas». E se per ciò che è successo in Israele Sutter usa la parola Progrom, per la reazione israeliana su Gaza non esita a parlare di genocidio. «È quello che sta accadendo e per questo anche tanti israeliani, la sinistra israeliana, non appoggiando l’operazione in corso. In Italia non ne teniamo abbastanza conto».

Timori di radicalizzazioni nel nostro territorio? Di qualcuno che possa pensare di rispondere alla “chiamata alle armi” di Hamas in una sorta di scontro di civiltà? «Il rischio di un esaltato c’è sempre, come c’era con Isis o Al Qaeda, ma in Italia credo e spero sia meno diffuso che altrove. Noi abbiamo una storia diversa, abbiamo tanti italiani musulmani, quindi no, non temo una particolare recrudescenza. Ma è vero che abbiamo tutti la tendenza a considerare sia il popolo palestinese sia quello israeliano come due monoliti compatti, mentre non lo sono, serve una visione più complessa del quadro e il fatto che tutte le forze politiche siano schierate così uniformemente con il governo israeliano mi sembra un problema. Anche a livello locale si potevano dire e fare cose diverse». Il riferimento è alla bandiera d’Israele esposta in municipio a Ravenna martedì 10 ottobre durante il consiglio comunale. «Premesso che secondo me sul municipio andrebbe appesa solo la bandiera della pace, avrei capito se il sindaco avesse annunciato all’inizio del consiglio comunale l’intenzione di esporre per 24 ore la bandiera e magari fare cinque minuti di silenzio per le vittime dell’attacco di Hamas, ma accanto a questo credo si potesse ricordare l’impegno per la popolazione di Gaza dove peraltro il Comune sostiene da anni progetti di cooperazione internazionale». Peraltro una presentazione proprio di Educaid con ospiti dalla Palestina doveva essere organizzata a maggio ed è stata poi rinviata per l’alluvione. L’idea era di proporla ora in autunno, ma adesso potrebbe ovviamente subire un nuovo rinvio.

Educaid

Educaid è un’associazione no profit e una organizzazione non governativa che ha sede a Rimini e si occupa di vari progetti a carattere educativo e sociale nel mondo. Nella striscia di Gaza e nella West Bank, in Palestina, dal 2003 si occupa in particolare di persone con disabilità, bambini e adulti, con progetti finanziati dall’Unione Europea, da Aics (Agenzia italiana cooperazione e sviluppo) ma anche dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Ravenna (con un contributo di circa mille euro l’anno).

Si calcola che la popolazione con disabilità a Gaza sia pari a circa il 2 percento. In molti casi si tratta di vittime di bombardamenti israeliani che hanno subito amputazioni degli arti o gravi lesioni (in particolare dopo gli attacchi del 2008 e del 2014, quando oltre alle migliaia di vittime ci furono moltissimi feriti). Gli assistiti di Educaid sono circa un migliaio e grazie a questo progetto riescono a ritrovare spesso un’autonomia nella vita familiare e sociale. L’associazione infatti nel Centro per la vita indipendente delle persone con disabilità a Gaza fornisce servizi di riabilitazione e consulenza e si occupa sia di progettare e realizzare protesi, fornire sedie a rotelle e ausili, sia di attrezzare le abitazioni per renderle accessibili anche alle persone disabili. Il tutto in un’ottica di “peer counseling”: gran parte degli operatori e delle operatrici di Educaid sono disabili che conoscono quindi in prima persone le difficoltà di ogni tipo, anche psicologica, di chi si trova in quella condizione.

Pane a prezzo bloccato fino al 31 dicembre in 94 forni della provincia di Ravenna

L’iniziativa riguarda almeno due tipi, con l’auspicio che venga estesa anche ad altri prodotti

CECCOLINI
Ceccolini

Il Sindacato panificatori artigiani di Confcommercio comunica che 94 panificatori della provincia di Ravenna, a seguito dell’appello del Governo, hanno deciso di mettere a disposizione della clientela almeno due tipi di pane a prezzo bloccato fino al 31 dicembre.

I panificatori possono valutare la possibilità di estendere tale blocco degli aumenti anche a più di due tipologie di pane e auspicabilmente ad altri prodotti di propria produzione.

Il sindacato provinciale ha messo a disposizione della categoria una locandina e il bollino da esporre sugli scaffali dei prodotti prescelti per l’iniziativa.

«La nostra federazione nazionale – afferma il ravennate Giancarlo Ceccolini, presidente del Sindacato Panificatori Artigiani della provincia e presidente nazionale della categoria – ha deciso di non aderire al patto proposto dal Governo non perché non ne condivida le finalità ma perché ritiene che la mancanza di chiarezza e di impegni precisi fin qui espressa dai firmatari possa tradursi esclusivamente in un’operazione di marketing a nostro danno. Al tempo stesso, proprio perché la Federazione Panificatori Nazionale condivide le finalità della proposta del Ministro Urso, ritiene doveroso da parte delle imprese della panificazione italiana mettere in campo un impegno chiaro, semplice e preciso, immediatamente comprensibile a tutti nelle sue modalità reali».

L’iniziativa del prezzo bloccato giunge nel momento del via libera all’aumento retributivo di 50 euro lordi mensili a partire dalle retribuzioni del mese di ottobre per i lavoratori del settore della panificazione. «L’aumento – commenta Ceccolini – era stato già discusso e deliberato dalla Federazione Panificatori e motivato dalla necessità di un adeguamento anche parziale delle retribuzioni, per venire almeno parzialmente incontro ai lavoratori del settore che, a causa del forte aumento dell’inflazione nell’ultimo anno, avevano visto fortemente ridotto il loro potere d’acquisto. Consapevole anche della sempre crescente difficoltà delle nostre imprese a reperire nuova mano d’opera, nonché dell’abbandono del posto di lavoro anche da parte di molti nuovi addetti, abbiamo ritenuto che fosse importante dare un primo segnale di attenzione verso i propri collaboratori, con questo primo incremento contrattuale che va considerato a titolo di superminimo e, come tale, assorbibile nell’ambito degli aumenti complessivi retributivi che saranno definiti dal prossimo Contratto nazionale di lavoro il cui rinnovo, al momento, non è stato ancora avviato».

Si perde mentre cerca funghi in pineta e chiama il 112: ritrovato dai carabinieri

Un 80enne rintracciato a Lido di Classe

Funghi Pineta

Era andato in pineta alla ricerca di funghi, ma si perde ed è costretto a chiamare i carabinieri per chiedere aiuto.

È successo nel pomeriggio di ieri (19 ottobre) a un 80enne, rintracciato poi dai carabinieri nella pineta di Lido di Classe, circa mezz’ora dopo la richiesta di aiuto pervenuta al 112.

L’anziano – giudicato dai militari in buone condizioni di salute – è stato quindi accompagnato fuori dalla pineta per il successivo ritorno a casa.

Esce a fine mese il quarto romanzo del ravennate Stefano Bon

Stefano Bon Ascolta Oltre Oceano

Esce a fine mese il nuovo romanzo del ravennate Stefano Bon, volto noto in città in ambito culturale anche per essere curatore delle rassegne letterarie Il Tempo Ritrovato e Scrittura Festival, oltre che per il suo passato da cantante rock negli anni ottanta e novanta.

Si tratta del suo quarto romanzo, il secondo consecutivo per la casa editrice ravennate Clown Bianco, due anni dopo Così come sei.

Il libro – che sarà disponibile in ebook già dal 22 ottobre – si chiama Ascolta oltre l’oceano ed è descritto nella cartella stampa come «un romanzo di formazione adulto, in cui durezza e fragilità si alternano per restituire al lettore l’arco di una vita come tante».

La stagione del Mama’s Club si apre con un doppio concerto

Sul palco Sara Zaccarelli con Mecco Guidi e la Piccola Orchestra Ochtopus

1 Sara Zaccarelli
Sara Zaccarelli

La nuova stagione del Mama’s Club si apre venerdì 20 ottobre (ore 21.30, ingresso 10 euro) con un concerto, nell’ambito del circuito SunEr di Arci, che vedrà protagonisti Sara Zaccarelli (voce) e Mecco Guidi (tastiere).

Sara, con la una voce eclettica e grandi capacità d’interpretazione, passa dalla malinconia dei blues tradizionali alla solarità del soul, con l’energia tipica del funk e il groove melodico dell’R&B. In concerto alterna standard soul e rhythm’n’blues, con qualche accenno al pop e al gospel. Questo duo porta l’ascoltatore in un viaggio tra la solarità e la bellezza immortale delle melodie degli dei del soul, tra i quali Salomon Burke, Otis Redding, Etta James e Aretha Franklin, con un tocco di spirito interpretando Eartha Kitt e Ray Charles, spingendosi fino ad Adele e Amy Winehouse.

Sabato 21 ottobre subito un altro concerto (ore 21.30, ingresso 12 euro), questa volta con la Piccola Orchestra Ochtopus e la sua musica dai Balcani. Si tratta di una formazione nata nel 1996 e composta da nove musicisti di Ravenna e dintorni (Annalisa Penso: voce, violoncello; Maria Agostini:corno francese; Stefano Franceschelli: fisarmonica; Enrico Errani: percussioni; Enrico Randi: contrabbasso; Fabrizio Sabia: chitarra classica; Gianluca Gardelli: chitarra acustica; Michele Pazzaglia: sax), che ha partecipato nel corsi di questi ultimi anni a numerosi eventi live e festival, vincendo, fra l’altro, alcune edizioni dell’”On the road Festival” di Pelago (FI). All’attività live ha affiancato una costante attività in studio che ha portato a realizzare cinque album (compilation e colonne sonore per documentari e cortometraggi). Nel 2016 il gruppo è stato premiato da Raul Casadei come vincitore del contest Romagna Mia 2.0.

Il desiderio di guardare al di là dell’Adriatico aleggiava da tempo in tutti i componenti del gruppo. Poi gli incontri portano novità, le novità portano la voglia di condividere sonorità diverse e le sonorità diverse portano a raggiungerle proprio là dove nascono: Spagna, Francia, paesi dell’Est, Balcani. La musica della Piccola Orchestra Ochtopus ha un unico protagonista: un primo attore che nel silenzio feroce dei soprusi, attraverso le urla assordanti delle repressioni, ma con la speranza ben piantata nel petto, ha viaggiato. E il viaggio porta spesso a raggiungere confini e ad attraversarli.

Dal 25 ottobre il nuovo autovelox di via Bellucci inizierà a fare le multe

In direzione Ravenna centro, in una strada dove è in vigore il limite dei 50 km all’ora

VIA BELLUCCI RAVENNASarà attivo, in modalità sanzionatoria, a partire dalla notte tra martedì 24 e mercoledì 25 ottobre, il nuovo autovelox fisso in fisso in via Bellucci, a Ravenna.

Il macchinario è posizionato – in direzione centro – approssimativamente all’altezza del civico 189 della adiacente via Destra Canale Molinetto. Il limite in questo tratto di strada è pari a 50km/h.

L’autovelox è stato installato nelle scorse settimane e la Polizia locale ha provveduto a svolgere le operazioni di taratura e verifica delle funzionalità.

Il Comune di Ravenna ricorda che il Codice della Strada prevede per l’infrazione al limite di velocità sanzioni differenziate. Chiunque superi i limiti massimi di velocità di non oltre 10 chilometri orari, è soggetto al pagamento di 42 euro (scontato a 29.40 euro se si paga entro 5 giorni dalla notifica del verbale), non vengono tolti punti dalla patente. Chi supera il limite massimo di velocità consentito di oltre 10 chilometri orari e di non oltre 40 chilometri orari, è soggetto al pagamento di 173 euro (scontato a 121.10 euro se si paga entro 5 giorni dalla notifica del verbale); vengono tolti 3 punti dalla patente. Chi supera i limiti massimi di velocità di oltre 40 chilometri orari, ma di non oltre 60 chilometri orari è soggetto al pagamento di 543 euro (non è ammesso il pagamento scontato); vengono tolti 6 punti e sospensione della patente da 1 a 3 mesi. Infine chi supera i limiti massimi di velocità di oltre 60 chilometri orari è tenuto al pagamento di 845 euro (non è ammesso il pagamento scontato); vengono tolti 10 punti e sospensione della patente da 6 a 12 mesi.

Ravenna e Faenza finiscono sul sito del quotidiano Le Figaro: «Un prezioso viaggio»

Grazie al tour per giornalisti organizzato la scorsa primavera dall’agenzia di promozione della regione

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I mosaici bizantini di Ravenna e le ceramiche di Faenza sono i protagonisti dell’articolo del giornalista Jean Tiffon pubblicato il 19 ottobre sul sito del celebre quotidiano francese “Le Figaro” (con oltre 23.5 milioni di visitatori unici mensili).

L’articolo – dal titolo “En Italie, entre Ravenne et Faenza, voyage précieux au pays de la mosaïque” (“In Italia, tra Ravenna e Faenza, un prezioso viaggio nella terra dei mosaici”) – è frutto di un educational organizzato da Apt Servizi Emilia-Romagna (l’azienda regionale di promozione turistica) nella primavera di quest’anno.

Partendo da Ravenna, nel cuore della Romagna, il reporter ne esalta l’antica storia e cita la biennale del mosaico attualmente in corso, con tanto di testimonianze di botteghe storiche e atelier di mosaicisti locali. Per quanto riguarda Faenza, il giornalista sottolinea il ruolo internazionale del Mic, cita Palazzo Milzetti e anche in questo caso racconta il lavoro dei ceramisti.

Ravenna e i suoi mosaici sono anche finiti anche sul sito Guide Routard, (la “Lonely Planet” francese di chi viaggia con zaino in spalla e in modo indipendente, con 2.3 milioni di visitatori unici), con una mini guida dal titolo: “Ravenne, capitale mondiale des mosaïques” (“Ravenna, Capitale mondiale del Mosaico”). A un’ora di treno da Bologna – scrive la Routard – Ravenna vanta ben otto Siti Patrimonio Unesco, tra cui il meno noto, il Mausoleo di Teodorico, famoso per la sua cupola di 300 tonnellate e il suo sarcofago di porfido rosso. L’articolo si conclude con l’invito a “riscaldare l’anima davanti a queste meraviglie in vetro blu, oro e verde”.

Si rompe un tubo nel cementificio: operaio salvato da due colleghi-eroi – FOTO

Due persone in ospedale per aver respirato polvere di cemento

Due lavoratori di un cementificio nella zona artigianale Bassette di Ravenna si trovano ricoverati in ospedale dopo aver inalato polvere di cemento per un incidente sul posto di lavoro nella mattinata di oggi, 20 ottobre.

Secondo le prime informazioni si è verificata la rottura di una tubatura: quattro le persone rimaste coinvolte ma solo due portate in ospedale dal 118 con il codice di massima gravità. Una di queste in un primo momento sarebbe rimasta sepolta dalla polvere di cemento e solo l’intervento di alcuni colleghi – che non hanno avuto paura di rischiare la vita – avrebbe permesso di liberarlo.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per bagnare il cemento e limitare la fuoriuscita della polvere.

Presenti anche Arpae, carabinieri e la polizia locale.

I lavori di ripristino dei locali allagati nel Pavaglione cominceranno a marzo 2024

L’annuncio del Comune in un incontro con le attività commerciali e le associazioni di categoria

Lato PavaglioneI lavori per il ripristino dei locali del Pavaglione di Lugo danneggiati dall’alluvione di maggio potranno iniziare tra marzo e aprile del 2024, cioè dopo un anno dagli allagamenti. Lo ha reso noto il Comune nel corso di un incontro tra l’amministrazione Comunale e i commercianti del Pavaglione e le associazioni di categoria.

Gli assessori ai Lavori Pubblici Veronica Valmori e alle Attività Produttive Luciano Tarozzi, con il vice segretario generale Andrea Gorini e il dirigente dell’Area servizi al Territorio Fabio Minghini, hanno illustrato la proposta per il ripristino dei locali. All’incontro era presente anche il perito assicurativo del Comune che ha contribuito a chiarire e a rispondere ad alcuni quesiti. Il risarcimento sarà definito entro dicembre prossimo e a quel punto il Comune sarà in grado di affidare i lavori. Saranno le singole attività a valutare se più opportuno eseguire i lavori nel periodo estivo.

L’incontro è stato utile anche per segnalare prime questioni puntuali da parte dei commercianti che verranno prese in carico dal Comune. Tra gli aspetti rilevanti quello della durata degli interventi di ripristino che tendenzialmente si devono adattare alle attività commerciali. Nell’incontro è stato chiarito che per il periodo di eventuale chiusura del negozio non dovrà essere corrisposto il canone di locazione.

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