Di Maio candidato convince a metà, ma le primarie non sono piaciute agli attivisti

Critici Guerra, Tardi e Gatti. Più morbido l’ex capogruppo Vandini: «I due possibili aspiranti premier erano lui e Di Battista»

Luigi Di MaioIl Movimento 5 Stelle incorona Luigi Di Maio a Rimini ma le acque a Ravenna rimangono, se non agitate, confuse. L’investimento del candidato premier, ufficialmente arrivata da primarie on line ma di fatto arrivata dall’alto, non convince molti militanti ravennati. A partire da coloro che si sono seduti o si trovano in consiglio comunale.

La lista di ispirazione grillina a Palazzo Merlato è CambieRà e la capogruppo, Michela Guerra, non è proprio convinta delle primarie: «Mi pare una presa per i fondelli, io non ho votato come credo la stragrande maggioranza di militanti o simparizzanti. Delusa? Diciamo che dopo le amministrative dello scorso anno nulla mi può più deludere». Come molti ricorderanno, alle elezioni del 2016 Guerra doveva essere candidata del Movimento ma una rottura interna al Meet Up ravennate portò Grillo e Casaleggio a togliere il simbolo, costringendola a correre con una propria lista civica.

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La pensa come lei anche Samantha Tardi, consigliera comunale di CambieRà: nei giorni scorsi su Facebook ha espresso tutto il suo disappunto spiegando che non avrebbe votato alle primarie e dicendo di stare valutando anche per quanto riguarda le politiche. Tardi ha poi condiviso un articolo di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, che ha criticato le primarie dei grillini.

Di Maio sembra non piacere nemmeno a Lorenzo Gatti, ex consigliere comunale del Movimento 5 Stelle e militante di lunga data. In uno status “sofferente” sul popolare social network scrive un lungo post in cui critica il nuovo candidato premier e conclude amaramente: «Non ti sceglierei nemmeno per fare il rappresentante di classe all’asilo nido».

Alla fine il meno critico è l’ex capogruppo, Pietro Vandini, tuttora impegnato nel Meet Up. «Le primarie si potevano evitare, così non sono state una gran cosa. Però credo che sia stato giusto scegliere Di Maio, io personalmente sarei stato indeciso tra lui e Alessandro Di Battista. Dato che nessun parlamentare di primo piano si è candidato, credo che il candidato giusto sia Di Maio». Vandini riassume anche la situazione del Movimento ravennate: «Non sappiamo ancora nulla del simbolo, staremo a vedere con queste elezioni. Se mi candido? Non lo so, davvero. Rispetto allo scorso anno sono cambiate alcune cose personali e lavorative e al momento non ci penso. Deciderò quando sarà ora».

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