Lega all’attacco: in 6 mesi spesi 195mila euro per l’assistenza sanitaria a profughi

I dati forniti dall’assessorato regionale alla Salute per gli immigrati ospiti nelle strutture di accoglienza in provincia di Ravenna. Superata la spesa dell’intero 2016

MedicoNel primo semestre del 2017 le prestazioni sanitarie fornite dal servizio pubblico agli immigrati ospiti nelle strutture di accoglienza in provincia di Ravenna sono costate 195mila euro, una cifra che già supera la spesa sostenuta nell’intero 2016 quando si arrivò a 121mila euro. Nei primi sei mesi dell’anno appena concluso sono stati 570 le persone che hanno beneficiato dell’assistenza sanitaria, nell’anno precedente invece furono in totale 1.110. In totale in provincia di Ravenna da gennaio 2014 a giugno 2016 la spesa è stata di 435mila euro (2.609 persone assistite). I dati vengono dall’assessore alla Salute della Regione Emilia-Romagna, Sergio Venturi, che ha risposto a un’interrogazione presentata in consiglio regionale dal leghista Massimiliano Pompignoli e sono stati diffusi dal segretario della Lega Nord Romagna, Jacomo Morrone.

La risposta di Venturi specifica quali prestazioni sanitarie rientrano nelle spese: «Tutti i soggetti provenienti dall’hub di Bologna, già sottoposti a prima visita medica, vengono solitamente sottoposti a una seconda visita medica. Il medico richiede una radiografia toracica, per escludere segni di malattia tubercolare, per tutti coloro che non l’hanno eseguita all’hub e richiede eventuali altri accertamenti qualora ne ravvisi la necessità. I migranti sono inoltre sottoposti alle vaccinazioni secondo il calendario consigliato dall’assessorato regionale, eseguite in ambulatori dedicati del dipartimento di Sanità pubblica. I ricoveri e le prestazioni di specialistica ambulatoriale sono erogati secondo le necessità dei singoli individui e il relativo costo è ricompreso nella rilevazione».

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Le cifre fornite dalla Regione riguardano anche le altre due provincie della Romagna: 445mila euro per Forlì-Cesena e 230mila per Rimini, sempre considerando il periodo dal 2014 a giugno 2017. Ma, come specifica l’assessore, vanno tenuti presenti quattro fattori per comprendere meglio i numeri: nel corso del 2017 l’Ausl ha migliorato i criteri di calcolo delle ore di impegno del personale; solo dal secondo semestre 2015 è possibile rilevare le prestazioni di laboratorio; a Ravenna c’è stato un incremento consistente di ricoveri da attribuire a una più precisa rilevazione; fino al 2016 solo Ravenna aveva il mediatore culturale.

«Ciò che più sgomenta è la crescita iperbolica di queste cifre – commenta il segretario del Carroccio romagno, Morrone –. Numeri da capogiro che non hanno fatto altro che lievitare nel corso degli ultimi quattro anni. Il nostro sistema sanitario si accolla anche le spese per le prestazioni ambulatoriali di specialistica che invece per un semplice cittadino romagnolo sono a pagamento. E chi ne ha usufruito maggiormente? Perlopiù adulti di sesso maschile ma anche tantissimi minori, quest’ultimi in particolare sono sempre di più soprattutto nella provincia di Forlì-Cesena. L’Ausl di Romagna ha fatto da stampella allo sciame di migranti ospiti nei centri di accoglienza del territorio non facendogli mai mancare, tra i molti privilegi, le risorse per una sanità gratuita».

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