Nel 2011 candidato sindaco, nel 2018 escluso dalle primarie: Vandini lascia l’M5s

Da una decina danni vicino alle posizioni grilline, l’ex capogruppo in consiglio comunale era tra i promotori della lista Cambierà che nel 2016 non ottenne il simbolo a 5 Stelle: «Prendo atto che non mi ritengono utile e me ne vado. Preferiscono chi dice sempre sì e sta zitto come in altri partiti…»

Vandini Grillo

Pietro Vandini con Beppe Grillo in piazza del Popolo a Ravenna durante la campagna elettorale del 2011 per le elezioni comunali

Aveva i requisiti richiesti e si è presentato alle parlamentarie grilline ma non è stato ammesso tra i candidati senza una spiegazione, in cabina elettorale il 4 marzo ha annullato la scheda per il rinnovo del Parlamento e oggi, 7 marzo, ha cancellato la sua iscrizione al Movimento 5 Stelle: Pietro Vandini lascia i pentastellati dopo quasi dieci anni in cui è stato capogruppo in consiglio comunale a Ravenna nella passata legislatura dopo la candidatura a sindaco nel 2011. «Ho preso atto che il Movimento non mi ritiene utile per i suoi scopi. Non posso fare altro che comportarmi di conseguenza e andarmene».

La richiesta di essere ammesso alle parlamentarie voleva essere un banco di prova concreto: «Volevo misurare la reazione degli iscritti locali attraverso una votazione online che negli ultimi due anni non è mai stata utilizzata. Penso ad esempio al 2016 quando c’erano due liste sul territorio che chiedevano il simbolo per le amministrative di Ravenna e invece di far scegliere gli iscritti, si è deciso di non dare il simbolo a nessuno». Due anni fa Vandini era tra i promotori di una delle due liste, quella che poi si presentò come Cambierà con la candidatura di Michela Guerra.

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Ma Vandini ha avuto risposte ancora prima di confrontarsi con il giudizio degli elettori: «Non mi hanno fatto candidare, è stato sufficiente per capire qual era la situazione». A lasciare l’amaro in bocca è anche la modalità con cui sono state fatte le cose: «Proprio chi fa della democrazia un caposaldo della proprio linea politica poi nei fatti si muove all’oscuro. Ogni volta in cui c’è stata la sensazione che dando la parola agli iscritti sarebbe venuta fuori una scelta non gradita ai vertici del movimento si è scelto di non far partecipare gli iscritti».

Da candidato sindaco a reietto del Movimento in sette anni. Cosa è successo? «Negli anni in cui ho avuto un ruolo non mi sono mai adeguato alla modalità del silenziatore. Se credo nella squadra in cui sono mi adeguo ai bisogni ma non resto zitto quando ci sono questioni da affrontare, sono fatto così anche nell’ambito lavorativo. Invece mi sono reso conto che si preferisce gente che tace e dice sempre sì. In questo non vedo molta differenza dall’atteggiamento di altri partiti».

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